Diritto naturale e norme positive nel tempo delle nuove sfide etiche. Il convegno venerdì 12 alla sala Montelupo di Domagnano
Diritto di decidere della vita del bambino nel proprio grembo, diritto di farsi uccidere quando si ritiene la propria vita non più degna di essere vissuta, diritto di applicare la pena capitale a chi vi è stato condannato, diritto alla genitorialità a qualsiasi età e in qualsiasi condizione o ricorrendo alla maternità surrogata, tutti diritti “positivi”, ossia che discendono da leggi “poste” dagli uomini, anche democraticamente, cioè interpretando il mutevole “comune sentire” della quota maggioritaria del popolo sovrano…
Ma tutto ciò che è legale è per ciò stesso Giusto? O esiste una serie di norme universali e immutabili, inscritte nella natura umana (diritto naturale) a cui il diritto effettivamente vigente (diritto positivo) dovrebbe solo conformarsi, declinandole nel tempo e nello spazio? Tommaso d’Aquino, nel 13° secolo scriveva che la lex naturalis è «participatio legis aeternae in rationali creatura», ossia è il modo in cui l’ordine cosmico creato da Dio si manifesta nella creatura umana dotata di ragione.
La lex humana (o humanitus posita) dovrebbe quindi comporsi di tutti i precetti particolari che la ragione ricava dalla legge naturale per regolarsi nelle diverse situazioni. Ne consegue, argomentava D’Aquino, che “una legge cattiva non è una legge”; “l’uomo è tenuto a obbedire ai principi secolari nella misura richiesta dall’ordine della giustizia e pertanto se non hanno un principato legittimo, ma usurpato, oppure comandano cose ingiuste, i sudditi non sono tenuti a obbedirli”. Ed ecco il tema (attualissimo) dell’obiezione di coscienza quale strumento riconosciuto alla singola persona per sottrarsi dall’applicazione di norme che contrastano con i principi etici, ma anche e soprattutto il monito rivolto ai popoli a risvegliare la propria coscienza per opporsi a leggi che, quandanche varate da Parlamenti democraticamente eletti o condivise dai più, siano comunque contrarie al diritto naturale (si pensi ad esempio alle leggi razziali, alle leggi eugenetiche, alle leggi sulla schiavitù ecc.)
A tale ultimo proposito, già un millennio prima di Tommaso d’Aquino, il giurista Ulpiano (quello dei 3 principi del diritto: honeste vivere, alterum non laedere e suum cuique tribuere), sosteneva che la schiavitù fosse contraria allo ius naturalis benché prevista dallo ius gentium, in quanto nello stato di natura a nessun uomo è consentito di predominare sull’altro. Venendo invece ai nostri tempi, Papa Leone XIV sta richiamando i Paesi al rispetto del diritto naturale nelle loro legislazioni: “…un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente”. Ciò dimostra quanto sia ancora attuale l’antico dualismo tra giusnaturalismo (è legge ciò che è giusto) e giuspositivismo (è giusto ciò che è legge).
Di questo si parlerà al convegno organizzato dall’associazione culturale Uno di Noi, in collaborazione con l’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro della nostra Diocesi (nella ricorrenza di San Tommaso Moro) e con il patrocinio della Segreteria di Stato alla Giustizia, alla Previdenza e alla Famiglia, venerdì 12 giugno alle ore 21 alla Sala Montelupo di Domagnano. Il convegno, rivolto in particolare a giuristi, politici, governanti e amministratori locali, avrà per relatori accreditati esponenti del mondo accademico e della magistratura, cui seguirà un dibattito aperto per cercare di rispondere alla cruciale domanda: “è giusto ciò che è legge o è legge ciò che è giusto?”.
C.s. – Associazione Uno di Noi


