San Marino. DML sulla conclusione della missione FMI: non basta ridurre il debito, bisogna creare sviluppo
Il quadro tracciato dalla missione del Fondo Monetario Internazionale offre a San Marino una preziosa occasione per ragionare in maniera globale sulle proprie prospettive. La riduzione del debito pubblico sotto il 60% del PIL e la crescita stimata all’1,3% nel 2026 sono senza dubbio segnali positivi. Eppure, lo stesso Fondo prevede un rallentamento all’1% nel 2027, richiamando la necessità di nuove riforme, di una Pubblica Amministrazione più efficiente e di ulteriori interventi sulle fragilità del sistema bancario. Non basta, insomma, preservare gli equilibri raggiunti: essi devono trovare sbocco in riforme strutturali, capaci di aumentare per davvero il potenziale economico del Paese. Un risultato che può essere perseguito solo attraverso una pianificazione a lungo termine, abbandonando un approccio basato su misure “spot” e frammentarie che, ancora oggi, continua a prevalere.
Sostenere l’economia reale significa mettere mano a scelte concrete. La prima è una strategia nazionale per attrarre investimenti ad alto valore aggiunto, dall’innovazione ai servizi digitali, dai data center alle industrie avanzate, fondata su certezza del diritto e tempi rapidi: troppe opportunità sono state ritardate o perse tra esitazioni politiche e rallentamenti burocratici. La seconda è una Pubblica amministrazione più efficiente, come richiama lo stesso FMI: digitalizzazione e semplificazione non rappresentano un semplice taglio dei costi, ma un investimento nella competitività di imprese e cittadini.
C’è poi una questione che investe direttamente la quotidianità dei cittadini di San Marino, ovvero il potere d’acquisto. Il costo delle abitazioni, dei servizi e dei beni essenziali pesa sulle famiglie e sui consumi in maniera sempre più vigorosa. Sostenere i redditi disponibili, favorire l’accesso alla casa e promuovere occupazione qualificata significa rafforzare anche la domanda interna. In tale contesto, il sistema bancario deve tornare a rappresentare un interlocutore affidabile per nuclei familiari e imprese, in grado di finanziare attività produttive e nuovi investimenti. Questo richiede governance solida, trasparenza, vigilanza efficace e ulteriori progressi sui crediti deteriorati.
Chiediamo inoltre una programmazione della spesa pubblica legata a obiettivi misurabili: meno burocrazia, investimenti produttivi e verifiche trasparenti dei risultati. L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea può aprire opportunità importanti, ma il governo è chiamato a spiegare con chiarezza le sue implicazioni giuridiche e pratiche ai cittadini, i quali dovrebbero a nostro avviso avere la possibilità di esprimere la loro opinione sul tema attraverso una consultazione consapevole. L’Accordo, è evidente, non può sostituire le riforme interne, che vanno attuate a prescindere dai suoi tempi e i suoi esiti.
Lo diciamo da tempo: senza una prospettiva di lungo periodo e un approccio dettato dalla continuità nelle decisioni pubbliche, anche le migliori opportunità rischiano di restare solo sulla carta. Siamo convinti che il vero banco di prova non sia soltanto ridurre il debito, ma utilizzare la stabilità conquistata per costruire lavoro, benessere e competitività duraturi. La sfida ora è passare dai risultati di bilancio a una visione chiara e credibile di crescita per l’intera Repubblica. E, dunque, dalle semplici rassicurazioni ai fatti.
DOMANI – Motus Liberi


