Politica

San Marino. DEMOS: tre segnali che il campo riformista non può ignorare

In questi giorni si sono concentrati tre episodi che, presi insieme, dicono qualcosa di importante su come San Marino stia gestendo — o non gestendo — alcune questioni decisive per il futuro del paese. Li commentiamo con la franchezza che ci è propria, rivolgendoci in particolare alle forze riformiste.

𝟭. 𝗜𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗯𝗼𝗻𝗱: 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗲𝘂𝗳𝗼𝗿𝗶𝗮, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲

San Marino ha collocato un nuovo bond da 350 milioni di euro a 5 anni con un tasso leggermente inferiore al 3,7%, a fronte di una domanda di mercato di 7,55 miliardi — oltre venti volte l’offerta. Il governo ha commentato con toni trionfalistici.

𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗮𝗹𝗺𝗮.

Il tasso del 3,7% su 350 milioni significa quasi 13 milioni di interessi annui che escono dal sistema San Marino verso investitori prevalentemente europei — banche, fondi pensione e gestori esteri. Gli investitori istituzionali sammarinesi, i fondi pensione locali, i servizi sociali e i principali imprenditori del paese sono rimasti sostanzialmente esclusi dal collocamento. Quei 13 milioni li pagheranno i residenti sammarinesi con le tasse.

𝗟𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝗽𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘃𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶. Troppa domanda significa anche tasso troppo generoso. Chi lavora per i mercati internazionali non lavora certo nell’interesse dei cittadini sammarinesi.

Va inoltre ricordato che il sistema San Marino non ha oggi un problema di liquidità — i dati della raccolta bancaria lo dimostrano. Ha un problema di debito. E il debito in questi anni non è sceso. Il vecchio bond al 6,5%, emesso nel 2023 e in scadenza a gennaio 2027, non risulta essere stato riacquistato in misura significativa dai detentori originari. Dunque, almeno fino a quella data, lo Stato pagherà interessi su entrambe le emissioni.

Gioire per il rinnovo del debito è comprensibile sul piano tecnico. 𝗡𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼, 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝗴𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗼, non il suo rifinanziamento a condizioni migliori per la finanza internazionale.

𝟮. 𝗟’𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗔𝗦𝗦: 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲

Esprimiamo piena solidarietà al Direttore 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗙𝗼𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶 per l’aggressione subita nel proprio ufficio. Un atto inaccettabile, che condanniamo senza riserve.

Detto questo, non possiamo ignorare il contesto. Stando a quanto riportato, l’aggressore ha agito dopo che gli erano stati staccati i contatori per bollette non pagate da mesi. Non lo giustifica. Ma ci racconta qualcosa che come comunità 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲. Le famiglie in difficoltà con le utenze non sono casi isolati. Chi non paga spesso non lo fa per scelta, ma per impossibilità. E la risposta dello Stato — il distacco, senza rete di accompagnamento, senza ricerca di soluzioni — lascia queste persone senza uscita. 𝗜𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗽𝗶𝘀𝗼𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗲̀ 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲.

Chiediamo al governo di affrontare questo tema con 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘀𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗶: tutele per le famiglie in difficoltà, 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲, e un sistema che sappia distinguere chi non può pagare da chi non vuole farlo.

𝟯. 𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮

Nel comunicato diffuso in questi giorni, la maggioranza afferma di non poter accettare lezioni sulla giustizia da Repubblica Futura, attribuendo a quella esperienza di governo la responsabilità delle difficoltà attuali del sistema giudiziario.

Demos non intende difendere nessuno. RF ha commesso errori, e lo abbiamo già detto. Ma la storia della giustizia sammarinese degli ultimi vent’anni non si lascia racchiudere in una narrativa in cui esistono soltanto colpevoli e vittime a seconda di chi sta al governo in quel momento.

Le difficoltà della giustizia sammarinese affondano le radici in decenni di gestione politica che hanno coinvolto quasi tutte le forze che si sono alternate al potere, incluse quelle oggi alla guida del paese. Usare a 10 anni di distanza RF come capro espiatorio per coprire responsabilità condivise non è fare chiarezza: è fare propaganda.

Le forze riformiste che siedono in maggioranza o che si definiscono tali 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Farlo non è lealtà alla coalizione: è complicità in una ricostruzione narrativa storica pretestuosa che danneggia la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Demos crede che San Marino 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ — 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗮, 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 — 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗼𝗱𝗼. Le forze riformiste hanno gli strumenti e la responsabilità per farlo. 𝗘̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝘀𝗮𝗿𝗹𝗶!

𝗜𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀