Cultura ed Eventi

“Kiss Me, Kate”. Quando Shakespeare incontrò Cole Porter

Riscopriamo un gioiello del musical, “Kiss Me, Kate” diretto da George Sidney 1953 – su APPLE TV e CHILI

Cosa accomuna l’autore di “Romeo e Giulietta” con il compositore di “Night and Day”? Nel 1948 debutta a Broadway una nuova commedia musicale, “Kiss Me, Kate”, con musiche di Cole Porter e libretto di Samuel e Bella Spewack. Considerato il capolavoro musicale di Porter, fu il primo musical ad essere insignito del Tony Award, il prestigioso premio teatrale americano, nel 1949 e fu baciato da enorme successo di pubblico raggiungendo con la prima versione ben 1077 repliche. Da allora è stato oggetto di numerose riprese e revival, anche in Italia (la prima edizione nella nostra lingua è datata 1959, andò in scena al Castello di San Giusto di Trieste all’interno del Festival dell’Operetta e nel cast c’era Ernesto Calindri, poi divenuto famoso, suo malgrado, per la pubblicità del Cynar).

Perché allora Shakespeare? Presto detto: “Kiss Me, Kate” si basa sulla trama de “La Bisbetica Domata”, uno dei testi più scoppiettanti del drammaturgo di Stratford-upon-Avon, e si muove nella realizzazione di uno spettacolo musicale dedicato proprio alla “Bisbetica” con il problema, di non semplice soluzione, di avere come star principali, Fred Graham e Lilli Vanessi, una coppia di attori divorziati e litigiosi, che replicano dietro le quinte le baruffe della messa in scena teatrale per risolvere le loro diatribe. Una trama gustosissima, arricchita dalla presenza di due gangster impegnati a riscuotere un debito non pagato proprio dal protagonista dello spettacolo che si trova così tra le mani un’altra bella gatta da pelare, e da altri comprimari che rendono ancora più stuzzicante e divertente il tutto.

Veniamo ora al film (in italiano “Baciami Kate!”, nel titolo originale del film sparisce la virgola) realizzato nel 1953 per la regia di George Sidney, esperto di musical (suoi anche “Due marinai ed una ragazza” del 1945 con Frank Sinatra e Gene Kelly, “Anna prendi il fucile” con Betty Hutton e Howard Keel, “il remake di “Show Boat” del 1951 con Howard Keel, Kathryn Grayson e Ava Gardner e “Pal Joey” del 1957 con Frank Sinatra e Kim Novak), inserito di diritto tra i migliori film della “golden-age” del genere.
Siamo negli anni Cinquanta, la guerra è alle spalle ed il pubblico sceglie con particolare affetto le commedie musicali, avendo a disposizione il meglio della produzione, la maggior parte a marchio MGM. Parliamo ovviamente di capisaldi quali “Un americano a Parigi” (1951) di Vincente Minnelli, “Cantando sotto la pioggia” del 1952 di Stanley Donan ed ancora titoli a firma Minnelli come il sognante e fiabesco “Brigadoon” del 1954 (tutti e tre i film citati vedono come protagonista Gene Kelly, acrobatico ballerino star indiscussa del decennio per il musical) e “Spettacolo di Varietà” del 1953 dove Fred Astaire, a cinquantaquattro anni, non è per niente intenzionato a lasciare lo scettro di “re del musical” e balla divinamente con una partner coi fiocchi come Cyd Charisse. Ma ci sono tanti altri titoli degni di nota e “Kiss Me Kate” è una gemma nell’ampio catalogo del musical nel periodo, con una particolarità che lo rese unico. Il film, infatti, fu girato in 3D e reso disponibile in stereoscopia per le sale attrezzate per la novità tecnologica (allora si usavano gli occhialini con le lenti polarizzate verdi e rosse), esperienza che a Rimini fu possibile replicare anni fa al Teatro Novelli durante un’edizione di “Riminicinema”, mai dimenticato festival cinematografico cittadino, che dedicò proprio una sezione ai film “in rilievo” e in technicolor degli anni Cinquanta, dal capostipite “Buana Devil” di Arch Oboler del 1952, all’horror “La maschera di cera” di André de Toth, passando per il sempre curioso e sperimentale Alfred Hitchcock che adottò la tecnica per “Il delitto perfetto” del 1954.

Riprendendo il film di Sidney ecco notare accorgimenti proprio dettati dalle esigenze della stereoscopia, dal foulard lanciato da Ann Miller verso il pubblico alle scenografie dello spettacolo teatrale per dare maggior senso di profondità al tutto. Musiche indimenticabili, da “Wunderbar” a “So in Love”, da “I Hate Men” a “Too Darn Hot” fino alla spiritosa “Brush up your Shakespeare”, con testo che gioca sui titoli e personaggi più noti del Bardo inglese, per un gioco, avvolto da colori scintillanti come dettava il Technicolor dell’epoca, tra teatro e dietro le quinte impagabile ed un cast che fa faville, dalla ricostituita coppia Howard Keel (che con la sua voce baritonale, la sua presenza fisica con altezza di 1,93 metri e un sorriso smagliante a tutta dentatura, si ritagliò ampio spazio nel musical, interpretando titoli come “Non sparare, baciami” di David Butler del 1953,  “Sette spose per sette fratelli” di Stanley Donen del 1954 e “Uno straniero tra gli angeli” di Vincente Minnelli del 1956) e la soprano Kathryn Grayson, già insieme nel citato “Show Boat”, remake in Technicolor de “La canzone di Magnolia” diretto da James Whale nel 1936, musical che contiene la popolarissima “Old Man River”, ad Ann Miller, la più brava all’epoca nel tip-tap, capace di battere oltre 500 passi (taps) al minuto, nel ruolo di Bianca, la sorella della bisbetica Caterina passando per la dinamica presenza di Bob Fosse, nel film Hortensio, che mostra a tutti di che pasta è fatto e con quali innovazioni coreografiche avrebbe dominato gli anni successivi, nei brevi segmenti da lui danzati (vedi sequenza “From This Moment On” che è un brano in realtà tratto da un altro musical di Porter, “Out of This World”) dove cambia le carte in ambito coreografico e spicca per eleganza e novità, affiancato dalla splendida Carol Haney che lo asseconda in modo eccelso. Senza dimenticare i due gangster interpretati da James Whitmore (molto cinema e televisione, tra cui una serie tv come “Tony e il professore” che lo vedeva al fianco del nostro Enzo Cerusico) e Kurt Kaznar, più un cameo, nei panni di un marinaio, del coreografo Hermes Pan.
Curiosità: per la versione cinematografica i testi di Porter furono quasi tutti “ripuliti” per evitare censure e quella a cui andò peggio fu proprio “Brush up your Shakespeare”, tagliata a metà per rimuovere i riferimenti sessuali (se la volete ascoltare per intero provate a ricercare su Youtube qualche adattamento teatrale, peccato non sia al momento disponibile l’ultima versione londinese, filmata dal vivo, con Adrian Dunbar proposta al Barbican nel 2024 ma la pazienza premia gli appassionati…). Ma anche “ripulito” resta un grande musical, provare per credere.

Paolo Pagliarani