L’ombra della Sindone, thriller del riminese Edoardo Crisafulli
Quel telo conservato a Torino raffigurante un uomo morto fra indicibili sofferenze è realmente la Sacra Sindone o è invece una copia abilmente contraffatta e l’originale si trova in mano a loschi figuri che ne fanno un’arma di ricatto alla Chiesa cattolica? E, soprattutto la Sindone che si ritiene autentica, è davvero il lenzuolo in cui fu avvolto Gesù dopo la deposizione dalla croce o hanno ragione quelli scienziati che con l’esame al carbonio 14 l’hanno datata nel Medioevo?
Sono le domande chiave che corrono lungo la narrazione de L’ombra della Sindone, (Vallecchi, 2025), il thriller mandato in libreria dal riminese Edoardo Crisafulli. Lo scrittore fa di mestiere il direttore degli Istituti di cultura italiana sparsi per il mondo: adesso è in Kazakistan, ma è stato a Kiev, anche durante due anni di guerra, in Libano, in Siria e in Terra Santa, particolare molto importante ai fini dei contenuti del romanzo.
Tutto parte dalla morte misteriosa in Vaticano di un padre francescano, Quirico Malatesta: Quirico è un reale francescano della Custodia di Terra Santa, mentre Malatesta tradisce, come in altri punti del romanzo, l’identità riminese dell’autore. Il Malatesta è un cattolico tradizionalista, ferocemente anti-modernista, ma soprattutto il più grande esperto di Sacra Sindone esistente sulla faccia della Terra. All’Uomo della Sindone, ai suoi misteri, ai suoi dolori ha dedicato ben tre libri. Sulla morte che presto si rivela un omicidio indagano una coppia di giornalisti del giornale Lo Scandalo (un nome che è tutto un programma), acerrimo concorrente de Il Misfatto Quotidiano (anche questo un nome che promette bene). La giornalista si chiama Veronica, è romana, separata dal marito, credente delle feste comandate, madre inquieta di una figlia preadolescente, Emanuela, che presto si innamorerà dell‘inchiesta di mamma, rivelandosi in certi punti più geniale della genitrice. Il collaboratore, ed anche protettore, di Veronica è Marione, un omone che parla come mangia, riminese, una sorta di Watson in salsa romagnola. Sull’omicidio le autorità inquirenti tendono ad accreditare un movente passionale. Malatesta era gay e se la faceva con l’assistente, un giovane filippino. Ma i due non abboccano, vanno avanti, e si trovano, giorno dopo giorno (la vicenda si svolge dal 1 al 12 aprile, e gli ultimi giorni coincidono con il Triduo Pasquale) davanti a nuovi omicidi collegati al primo: il filippino, don Michele, ecc. Si convincono sempre di più che il Malatesta fosse a conoscenza di un segreto grosso, tale da mettere a rischio le fondamenta della Chiesa. I due giornalisti provano a collegare in un unico filo rosso il caso Malatesta e tutti gli scandali e i fatti misteriosi accaduti in Vaticano: la scomparsa di Emanuela Orlandi, l’omicidio presunto di Giovanni Paolo I, i misfatti della banca vaticana, il fenomeno della pedofilia con in primo piano il caso Mc Carrick, e forse ne dimentichiamo qualcuno. I due giornalisti, aizzati da un direttore che è la quintessenza del giornalismo scandalistico produttore di fake, si convincono che il Vaticano sia una sorta di cloaca massima, nella quale fa eccezione papa Francesco (sì proprio lui, Jorge Bergoglio) che ha deciso di fare pulizia, non riuscendoci però pienamente. L’emblema di questa gerarchia cinica e corrotta è nel romanzo tale cardinale Borgia, che nelle sue azioni rispetta pienamente la nomea del cognome che porta.
I fatti, i colpi di scena, lo sviluppo della narrazione, li seguirà il lettore. Il quale si accorgerà che Crisafulli, evidentemente ben ammaestrato dal vero padre Quirico, mostra di conoscere a fondo la storia della Sindone e di ciò in cui crede la Chiesa cattolica, anche se a volte più che la propria fede mostra i suoi peccati. Anticipiamo solo che l’autore ha avuto la felice intuizione di non concludere il romanzo svelando il mistero che legava fra loro scandali e fatti delittuosi passati in rassegna nel romanzo. Il mistero, con la m minuscola, rimane.
Nell’ultimo capitolo i protagonisti decidono di andare in Terra Santa, passando da Torino, sperando di trovare lì la soluzione del mistero. Non possono e allora ripiegano sulla chiesa dei santi Girolamo e Vitale a Reggio Emilia. E perché mai? Perché in quella chiesa è custodita una apprezzabile riproduzione fotografica della Sacra Sindone di Torino ed è spesso luogo di mostre e iniziative sul prezioso lino. E chi la sapeva questa? Crisafulli ha davvero studiato tutto ciò che c’era da studiare. La visita alla chiesa di Reggio Emilia si trasforma per Veronica in una sorta di pellegrinaggio, in una meditazione sul mistero della Passione di Cristo. Non c’è bisogno di un segno reale per risvegliare la fede, basta anche una fotografia in dimensioni reali del segno per far sgorgare un deciso «Io credo». Nelle ultime pagine del libro scompare il thriller, si può dire che il mistero che si rivela, sorprendendo, è quello con la M maiuscola. Veronica medita: «Il Dio incarnato è abbacinante come il sole che picchia in Sicilia d’estate. Ecco cosa ci distingue dalle altre religioni abramitiche, nostre sorelle: Dio si è fatto uomo per noi».
Veronica si commuove e torna alla fede guardando il volto del Dio incarnato. («Quel viso stupendo non può ingannarci: ostenta il carisma dei profeti della grazia di Dio»). Un volto, era ciò che lei cercava.
Il volto, il Sacro Volto. Per la presentazione a Firenze del romanzo, l’artista riminese Alessandro La Motta ha realizzato alcune interpretazioni del volto di Gesù, (una delle quali qui a fianco) non basandosi però sull’Uomo della Sindone ma sui Sacri Volti, sculture lignee antiche, venerate in molte città italiane.
Valerio Lessi


