Politica

Accordo San Marino Ue: “I nodi vengono al pettine”

Dopo i primi quattro stop dell’Accordo di associazione all’Unione Europea di San Marino e Andorra, registrati fino all’8 giugno scorso, si aggiunge il nuovo nulla di fatto decretato in occasione del COREPER del 10 giugno. Nonostante lo zelante Presidente cipriota avesse tentato l’elevazione della problematica al COREPER, senza la necessaria unanimità nella riunione EFTA, la Bulgaria ha ribadito il veto a procedere anche nella ulteriore riunione del 10 giugno 2026. Il problema è enorme, perché collegato alla tentata compra-vendita della Banca di San Marino e alla posizione della politica estera sammarinese; cioè una politica estera poco dignitosa, arrendevole e genuflessa nei confronti degli organismi dirigenti dell’Unione Europea. Il risultato pratico è che ora San Marino, in modo inappropriato, ha invocato addirittura l’entrata in vigore provvisoria dell’Accordo, rinunciando ad ogni potere contrattuale e sposando l’inerme posizione di attesa delle decisioni altrui che da mesi ormai ci caratterizza.

Pensate quale sia la superficialità di tale posizione, quale leggerezza nel gestire la Politica Estera della più antica Repubblica del Mondo; pensate che, anche se si superasse l’attuale stallo, dovremo comunque poi sottostare al giudizio dei 27 parlamenti dei Paesi che fanno parte dell’U.E., e quindi quale danno si verificherebbe qualora, una volta attivato l’Accordo in via provvisoria e unilaterale, così come verrebbe il nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri, ci trovassimo anche solo uno dei 27 Paesi contrario all’Accordo così come congeniato. Sarebbe un vero disastro, perché la natura mista dell’accordo imporrebbe l’unanimità dei Paesi aderenti all’U.E. Viene da chiedersi, se ancora oggi si discute sulla natura dell’Accordo cosa è stato trattato in tutti questi anni? Quando si è chiuso il negoziato, nell’inverno del 2023, di che cosa avevano parlato i nostri negoziatori se ancora oggi, 2026, alla vigilia del 2027, non sappiamo con certezza se l’Accordo è misto o di semplice competenza della Commissione U.E.?

L’aleatorietà della politica estera sammarinese di questi ultimi anni è ormai più che evidente e, grazie ai molti autogoal prodotti dall’attuale maggioranza sulla materia, che sono assai numerosi, oggi la Repubblica di San Marino è esposta a danni di immagine e di credibilità percepiti ovunque. La narrativa della Segreteria di Stato adottata in questi anni, coadiuvata degnamente da alleati obnubilati dal potere, fa acqua da tutte le parti. I nodi vengono al pettine e ormai, questa precaria narrativa, non regge più rispetto all’impatto con la realtà. Oggi probabilmente si capisce perché tutta la trattativa è stata tenuta riservata, lontano dai cittadini che non hanno ricevuto la dovuta, costante e puntuale informazione in corso d’opera; la posizione sammarinese è sempre stata timorosa, debole e rinunciataria.

Ecco perché il Governo e la maggioranza si sono schierati contro il diritto dei cittadini di esprimersi attraverso un Referendum che decidesse a maggioranza del proprio destino. I nostri Gruppi, che hanno trovato nella difesa dell’identità e della sovranità di San Marino il comune denominatore, continueranno, anche con nuove iniziative, nella loro battaglia tesa a denunciare i pericoli che la nostra Repubblica correrà nell’accondiscendere ad un accordo che impone di accogliere da subito migliaia di norme, leggi e raccomandazioni europee e ogni futura normativa eventualmente prodotta dall’U.E., rinunciando alla possibilità, anche con l’Unione Europea stessa, di raggiungere accordi bilaterali su tematiche specifiche, senza nessun altro obbligo.

Pro San Marino – I Capifamiglia – Partito Socialista