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Il circuito chiuso di San Marino: quando gli stessi nomi si ripetono e le domande reali restano senza risposta

Georgi Goteveualive.net

La vicenda della famiglia Bacciocchi, durata tredici anni, e la “rapina in banca” ai danni di Starcom mettono in luce lo stesso schema di rivendicazioni non verificate e interessi sovrapposti

All’ombra delle sue torri medievali e della sua immagine accuratamente coltivata di microstato europeo stabile e a bassa tassazione, la Repubblica di San Marino si trova ad affrontare una serie di controversie che sollevano interrogativi scomodi sul funzionamento pratico del suo sistema giudiziario. Due casi, uno nazionale e di lunga data, l’altro recente e internazionale, illustrano uno schema ricorrente: complesse relazioni finanziarie con la Banca di San Marino che iniziano come transazioni negoziate, trasferiscono un valore sostanziale alla banca o alle sue affiliate, per poi sfociare in procedimenti frammentari in cui le questioni contrattuali o contabili centrali non vengono mai esaminate a fondo nel merito. I critici descrivono il risultato come una “cricca” – una fitta rete di relazioni professionali, istituzionali e personali in una giurisdizione di circa 34.000 persone, dove gli stessi avvocati, giudici e figure di controllo si susseguono.

Il caso più datato riguarda Livio Bacciocchi, avvocato, notaio e imprenditore sammarinese, e la sua famiglia. Il caso più recente coinvolge l’investitore bulgaro Assen Christov e il suo gruppo Starcom Holding, il cui tentativo di acquisire una quota di controllo della Banca di San Marino è stato pubblicamente definito dall’investitore come una “rapina in banca”. Entrambe le controversie vedono protagonista la stessa banca, gli stessi consulenti legali, alcuni degli stessi magistrati e un apparato di vigilanza la cui trasparenza è stata contestata dalle parti che hanno subito i provvedimenti esecutivi.

Il dossier Bacciocchi: tredici anni senza esaminare il contratto principale

Secondo una dettagliata relazione redatta a partire da sentenze, documenti contabili e atti processuali, la controversia trae origine da un accordo quadro del 5 aprile 2011 tra Bacciocchi, sua moglie Monica Fantini, Imm-Capital SpA, Leasing Sammarinese SpA e BSM Immobiliare SpA (società interamente controllata da Banca di San Marino). L’accordo era concepito come una soluzione complessiva per complessi rapporti di locazione e garanzia. Prevedeva valutazioni indipendenti degli immobili, compensazioni reciproche, risoluzione dei contratti di locazione per mutuo consenso e una clausola compromissoria. Al momento della firma, non era ancora possibile determinare né il debitore finale né un eventuale importo residuo.

Lo stesso giorno, è stato firmato un riconoscimento di debito separato per esattamente 6.596.200 euro a favore di BSM Immobiliare. Bacciocchi sostiene che né lui né il suo rappresentante ne abbiano compreso il significato autonomo, che non fosse previsto né compatibile con il meccanismo dell’Accordo quadro e che non esistesse alcun rapporto giuridico o economico indipendente con BSM Immobiliare che potesse aver generato un debito di tale entità. Il riconoscimento di debito gli è rimasto sconosciuto per oltre due anni. Solo nel novembre 2013 BSM Immobiliare se ne è avvalsa per ottenere il sequestro cautelare e avviare un procedimento sommario documentale.

Secondo il rapporto, ne è seguito un modello sistematico di esclusione procedurale. Per anni l’articolo 59 della legge n. 85/1981 ha impedito l’utilizzo in tribunale di documenti non registrati. La registrazione dell’accordo quadro richiedeva il pagamento di una tassa superiore a 1,5 milioni di euro, somma che Bacciocchi non è stato in grado di sostenere dopo i successivi sequestri e trasferimenti di beni. Le richieste di patrocinio a spese dello Stato volte a superare tale ostacolo sono state respinte, anche a seguito dell’intervento della Banca di San Marino nella procedura di ammissibilità, che ha segnalato beni già oggetto di proprie misure esecutive. Le contestazioni di costituzionalità sono state respinte o rinviate alla sentenza definitiva. Quando, nel 2023, l’obbligo di registrazione è stato finalmente abolito e l’accordo è stato prodotto, i tribunali lo hanno dichiarato irrilevante o hanno ritenuto le questioni sottostanti precluse dal principio del giudicato, nonostante precedenti sentenze che avevano espressamente preservato il diritto di Bacciocchi di sollevare la questione della validità sostanziale del riconoscimento in sede ordinaria.

Le denunce penali per frode nell’attuazione dell’Accordo sono state ripetutamente archiviate come questioni puramente civili, senza che venissero avviate le indagini richieste. Nel maggio 2025, dopo che l’ex revisore legale unico di BSM Immobiliare aveva testimoniato che i bilanci del 2011 della società non riportavano alcun credito nei confronti di Bacciocchi, e dopo che una perizia giurata di un commercialista aveva concluso che la richiesta di 6,5 milioni di euro non trovava “alcun fondamento” nei bilanci, è stata presentata una nuova denuncia. Questa è stata archiviata in meno di un mese senza esaminare le nuove prove; la stessa decisione ha dato inizio a un procedimento per calunnia (falsa accusa) contro lo stesso Bacciocchi.

Nel frattempo, il riconoscimento e i relativi strumenti di leasing sono stati trattati come titoli autonomi. I beni sono stati sequestrati, le azioni revocatorie confermate, la casa di famiglia posta sotto sequestro e l’esecuzione forzata estesa a un immobile residenziale in Italia. Il rapporto afferma che nessun tribunale sammarinese ha mai esaminato l’Accordo Quadro nel merito o stabilito se il riconoscimento autonomo corrisponda a un debito esistente con una valida base giuridica e contabile.

Il caso Starcom: 15 milioni di euro investiti, poi congelati.

La controversia più recente si concentra sul tentativo di Starcom Holding, nel 2025, di acquisire una partecipazione del 51% in Banca di San Marino da Ente Cassa di Faetano (ECF). Dopo l’approvazione del consiglio di amministrazione e degli azionisti, Starcom ha trasferito circa 15 milioni di euro, in parte a titolo di deposito cauzionale, il resto trattenuto presso la banca stessa in attesa del perfezionamento dell’operazione. Nell’ottobre 2025 la Banca Centrale ha negato l’autorizzazione, sono stati avviati procedimenti penali (per corruzione privata, abuso di fiducia e sospetti di riciclaggio di denaro, in parte legati alla partecipazione di Starcom nella banca tedesca Varengold) e i fondi sono stati congelati.

Christov ha definito pubblicamente la vicenda una “rapina in banca”: una transazione concordata in cui l’investitore ha inizialmente depositato ingenti capitali nel sistema sammarinese, salvo poi vedersi immobilizzare il denaro e bloccare l’operazione. Da allora, Starcom ha ottenuto lo sblocco progressivo delle somme sequestrate, pur sostenendo che ulteriori importi rimangono bloccati in relazione alle richieste di risarcimento avanzate dalla banca e dall’ECF, e ha presentato un’istanza di risarcimento danni ai sensi del trattato sugli investimenti, chiedendo almeno 150 milioni di euro. L’investitore ha inoltre pubblicato atti giudiziari e lettere aperte in cui accusa un ristretto gruppo di esercitare un’influenza strumentale su alcune componenti del sistema giudiziario e della vigilanza finanziaria.

Nomi ricorrenti e apparenza di imparzialità

Diversi nomi compaiono in entrambi i fascicoli. L’avvocato Matteo Mularoni ha redatto l’Accordo Quadro del 2011 per conto del gruppo bancario e in seguito lo ha rappresentato nel procedimento civile contro Bacciocchi, dove la rilevanza dell’Accordo è stata negata. È stato anche citato da Christov in relazione a questioni riguardanti Banca di San Marino; Mularoni ha respinto le accuse definendole false e ha dichiarato di essere da tempo estraneo al comitato consultivo della banca. I magistrati Roberto Battaglino e Francesco Santoni hanno emesso importanti misure cautelari nel procedimento Starcom; Battaglino ha anche avviato il fascicolo per calunnia del 2025 contro Bacciocchi, mentre Santoni si è occupato degli aspetti civili del contenzioso relativo all’Accordo Quadro.

Parlando di persone legate da vincoli di parentela, Mularoni è certamente in cima alla lista. Prima di entrare in magistratura nel 2013, Santoni aveva collaborato con lo studio Mularoni – un precedente legame professionale che (sebbene il giudice sammarinese lo abbia ritenuto insufficiente come motivo di incompatibilità), in una giurisdizione di queste dimensioni, solleva inevitabilmente dubbi sull’apparenza oggettiva di imparzialità, anche in assenza di prove di un effettivo pregiudizio.

Anche gli organi di vigilanza sono stati coinvolti in entrambe le controversie. Le segnalazioni di Bacciocchi alla Banca Centrale e all’Agenzia di Informazione Finanziaria (AIF) riguardanti il ​​trattamento contabile e la presunta cessione del credito di 6,5 milioni di euro non hanno prodotto alcuna conclusione pubblicamente verificabile; una successiva richiesta di accesso ai documenti è stata respinta con la motivazione che la divulgazione avrebbe potuto pregiudicare la strategia processuale della banca. Nel caso Starcom, le stesse istituzioni hanno svolto un ruolo centrale nel rifiuto dell’acquisizione e nel congelamento dei fondi.

Perché lo schema è importante

San Marino non è un caso isolato, in quanto possiede potenti istituzioni finanziarie nazionali o strette reti professionali. Ciò che i due casi mettono in luce è l’effetto cumulativo di meccanismi procedurali che sistematicamente rinviano o impediscono l’esame delle questioni contrattuali e contabili decisive, consentendo al contempo alle misure esecutive di produrre conseguenze irreversibili. Barriere fiscali che impediscono a una parte di produrre il documento centrale, cosa giudicata che in seguito si afferma riguardi questioni mai effettivamente decise, denunce penali che vengono prima neutralizzate come “civili” e poi convertite in procedimenti contro il denunciante, e opacità di vigilanza che privilegia la strategia processuale di una banca vigilata rispetto a un riconosciuto interesse difensivo: tutti questi elementi, se ripetuti, trasformano l’accesso formale alla giustizia in un’inaccessibilità sostanziale.

In un microstato, la concentrazione dei ruoli è strutturale. I giudici possono agire anche come investigatori; lo stesso ristretto gruppo di avvocati e magistrati si ripresenta inevitabilmente; le storie personali e professionali sono brevi e intrecciate. Gli standard europei di indipendenza giudiziaria e l’apparenza di imparzialità richiedono pertanto livelli di trasparenza e garanzie verificabili di conseguenza più elevati. Le aspirazioni di San Marino a una più stretta associazione con l’Unione Europea rendono la questione più che locale. Investitori, controparti e cittadini devono poter dimostrare che un titolo multimilionario può essere fatto valere solo dopo che la sua origine e validità siano state esaminate in un autentico processo contraddittorio e che la segnalazione di presunte irregolarità non diventi essa stessa occasione di esposizione penale.

Né il rapporto Bacciocchi né la campagna pubblica di Christov stabiliscono responsabilità penali o provano una cospirazione. Entrambi, tuttavia, mettono a nudo una serie di anomalie procedurali oggettivamente verificabili e di sovrapposizioni di ruoli istituzionali, il cui effetto cumulativo è difficile da conciliare con il principio che la giustizia non solo deve essere fatta, ma deve anche essere vista come tale. Un esame indipendente – giornalistico, parlamentare e, ove opportuno, internazionale – rimane l’unico mezzo affidabile per stabilire se si tratti di sventure isolate o di sintomi di una più profonda chiusura istituzionale. Tuttavia, l’impressione dell’autore, a seguito di una serie di contatti, è che i media a San Marino vivano nel timore della cricca.