Italia e Mondo

Vittoria in Germania per l’AfD: conquistata un’altra regione. A Berlino trionfa la sinistra, mentre la Cdu non supera la soglia di sbarramento

Due settimane dopo, l’estrema destra dell’AfD si appunta un’altra vittoria, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore: e sono tre, tutte all’Est, le regioni che consegnano il titolo di primo partito ad Alternative für Deutschland. Ma non è il bis della Sassonia-Anhalt, non c’è possibilità di governo né un leader capace di accendere i riflettori: perché solo la Spd di Manu Schwesig, che ha fallito la remuntada ma conservato lo scettro di «queen-maker», ha i voti e le alleanze per governare.

Ma è la Cdu la vera notizia. È lei la grande sconfitta della giornata. Il conteggio delle ultime schede certifica che per la prima volta i cristiano-democratici di Friedrich Merz sono stati esclusi da un Parlamento regionale, mancando la soglia minima del 5 per cento: hanno raggiunto il 4,9.

L’altro voto, a Berlino, è stato per loro meno doloroso, ma comunque una sconfitta. Nella capitale, la Cdu aveva il sindaco uscente — travolto dagli scandali, tra cui quello di essere andato a giocare a tennis con la compagna-collega (per cui l’anno prima aveva lasciato la moglie) nel pieno di un terribile blackout, nel mezzo del più gelido inverno: ebbene, in città la Cdu ha perso un terzo dei voti, finendo staccata dalla Linke (25,7% contro il 18,8%). E anche il risultato della capitale, dove «La Sinistra» (Linke) doppia la Spd, è senza precedenti: uno shock nazionale che preannuncia una rivoluzione culturale-politica, il cambio dei rapporti di forza (o almeno di attrazione) a sinistra. 

La strategia di Merz

Per tamponare il tracollo, Friedrich Merz ha provato a giocare d’anticipo. Ha annunciato un intervento subito dopo le 18, alla chiusura dei seggi. Era chiaro a tutti, negli ultimi giorni, che un cattivo risultato avrebbe messo in discussione la sua leadership e la sua poltrona. Così il cancelliere si è presentato davanti alle telecamere e ha provato a prendere in mano la «narrativa»: dicendo, in prima persona, che andrà avanti.

Ha riconosciuto la sconfitta senza mezzi termini: «Non possiamo abbellire il risultato in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. È un disastro». E, alla luce dei primi exit poll, ha giudicato «dignitoso» l’esito di Berlino, dove ha ammesso che il candidato Cdu è dovuto subentrare in corsa al sindaco in disgrazia.

Poi ha provato a usare la gravitas: i tempi, ha detto, richiedono «coraggio, fermezza e pazienza». E ha attaccato con la parte più programmatica della sua agenda. Si prosegue con il programma di governo: riforme, riforme, riforme. È quello il suo mantra, è quella la sua missione, fosse anche dal bunker: «Abbiamo uno Stato diventato troppo complicato». Il tono del dibattito, ha detto, è diventato «più aspro e inconciliabile», «la fiducia nelle istituzioni del nostro Paese diminuisce e viene attivamente minata dai partiti radicali di destra e di sinistra». Però, secondo Merz, «non si torna indietro nel passato». Dice di voler portare la Germania nel futuro, lontano dal «veleno autoritario». E per questo, in conclusione, si prenderà la «responsabilità da capo della Cdu e da cancelliere».

Si vedrà nei prossimi giorni, quando i risultati finali si assesteranno e si leggeranno in modo più limpido, se ha convinto i rivoltosi e i diffidenti. In serata, anonimi ma potenti leader dei Land hanno fatto già trapelare ai giornali che la rassicurazione non basta. Che la battaglia sulla leadership — fosse anche solo della Cdu —non è finita.

Le due elezioni

In Meclemburgo-Pomerania anteriore, le ultime proiezioni danno l’AfD al 38,4%, la Spd al 35,4, davanti alla Linke (6,5) e ai Verdi (5,6). Sarebbero fuori dal Parlamento sia la Cdu (4,9%) che i russo-bruni BSW di Sahra Wagenknecht, al 4,8%. Questo dovrebbe rendere agile il governo di Manu Schwesig, che si ritroverà l’AfD all’opposizione e governerà da sinistra, imbarcando anche i Verdi.

A Berlino, invece, la Linke guidata da Elif Eralp festeggia una storica vittoria: tranne nella piccola Turingia, non è mai finita prima in un’elezione. Rispetto all’ultimo voto nella capitale, solo 3 anni fa, ha più che raddoppiato i consensi (+13,3). La Linke (25,8) quindi è prima davanti alla Cdu (18,9) e all’AfD (16,1); seguono i Verdi (14,3) e la Spd (12,1). Fuori anche qui la BSW. Non sarà semplice, per la Linke, convincere la Spd a un’alleanza; scontato invece il sì dei Verdi. Resta possibile, sulla carta, anche un governo Cdu-Spd-Verdi. Ma al quartier generale della Linke, ieri sera, erano convinti che i socialdemocratici, alla fine, accetteranno di andare con loro.

corriere.it