San Marino. La CSdL sulle politiche industriali: la CES favorevole a rafforzare il “Made in Europe”
La CSdL segue costantemente l’attività della Confederazione Europea dei Sindacati (CES), a cui è affiliata, e ritiene di condividere con l’opinione pubblica il proprio giudizio positivo rispetto alla posizione espressa dalla CES sulla necessità di rafforzare la politica industriale europea. A maggior ragione con l’Accordo di Associazione alle porte e considerando che il mercato europeo è quasi esclusivamente quello cui si rivolgono le imprese sammarinesi, occorre che Governo e parti sociali prestino la massima attenzione alle politiche economiche e sociali messe in atto dagli Organismi dell’UE.
La CSdL, da sempre sostenitrice dell’integrazione europea, ritiene che una UE capace di difendere il lavoro, le proprie competenze e le proprie attività produttive non sia solo necessaria per le persone che il sindacato rappresenta, ma che vada a beneficio di tutti. A sua volta, San Marino, pur nelle sue dimensioni, può inserirsi nel contesto economico europeo puntando su qualità, innovazione, professionalità e sostenibilità. Per farlo servono investimenti e politiche pubbliche, non liberalizzazioni.
In proposito, con un recente rapporto, la CES ha preso posizione in merito al dibattito acceso in sede UE su come invertire la tendenza che vede una progressiva perdita di competitività dell’economia europea. Storicamente, c’è chi sostiene una politica industriale meno tutelante, protettiva e incisiva, prendendo a riferimento paesi che riconoscono meno diritti contrattuali e sociali ai lavoratori e regole meno stringenti sulla qualità dei prodotti, e chi indica altri modelli, anche difensivi, per tutelare lavoro e imprese europee. La CES ha giustamente scelto di schierarsi con questi ultimi, proponendo la propria visione.
Peraltro, Paesi come Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Indonesia utilizzano politiche che favoriscono la produzione nazionale e sostengono attivamente le proprie industrie, molto più di quanto avviene nei paesi della UE. Ciò ha creato una situazione di svantaggio per l’Europa.
La CES chiede di rafforzare il principio “Made in Europe”, favorendo produzione, investimenti e occupazione europei. L’obiettivo è ricalibrare gli incentivi, aumentandoli ove necessario e opportuno, alle attività produttive nei paesi della UE e favorire il mercato interno, contrastando la deindustrializzazione e la dipendenza dall’estero nell’approvvigionamento di beni e servizi.
La CES ricorda che tra il 2019 e il 2023 sono stati persi oltre 850.000 posti di lavoro solo nel settore manifatturiero europeo e la situazione potrebbe peggiorare, anche a causa dei piani di riduzione del personale annunciati da grandi aziende.
Favorire la produzione europea e l’occupazione interna, secondo il rapporto della CES, non significa necessariamente diventare protezionisti o chiudersi al commercio internazionale. L’obiettivo è, piuttosto, tutelare le proprie attività produttive e i diritti dei lavoratori, creando un sistema in cui anche le aziende straniere possano operare e accedere agli incentivi e/o vendere i propri prodotti in Europa, rispettando precisi standard attraverso tutta la filiera e non solo, ad esempio, limitandosi all’assemblaggio finale all’interno dell’UE per ottenere il marchio CE.
Per la CES, un’Europa che rinunci al binomio di qualità e capacità produttiva della propria industria in nome di un mercato senza condizioni non è un’opzione. Anche la CSdL sostiene il progetto europeo aperto agli scambi e agli investimenti internazionali, ma capace di chiedere reciprocità e di difendere il lavoro. A nostro avviso, pur non facendo parte degli Organismi dell’UE, con l’Accordo di Associazione San Marino potrà e dovrà inserirsi in questo progetto, utilizzando al meglio gli ambiti di consultazione previsti.
Il comunicato integrale in lingua inglese della CES è consultabile sul sito CSdL sotto al presente comunicato.
CSdL


