Cultura ed Eventi

Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento. Fino a giugno a Perugia

Giotto rimutò l’arte del dipingnere di greco in latino e ridusse al moderno e ebe l’arte più compiute ch’avessi mai più nessuno. Cennino Cennini, Il libro dell’arte (fine XIV secolo)

Qui cambia la visione del mondo. Cambia per forza di santità e di arte. Quasi che le due cose, fortunatamente e prodigiosamente nella nostra straziata e sempre nuova civiltà, non possano viaggiare separate, e si chiamino, come sorelle, come compagne, l’una nutrendo l’altra. L’una ammirando l’altra. E se Giovanni divenne Francesco anche ammirando un crocifisso dipinto (e chissà quante altre immagini di artisti oscuri o celebri), accade poi che gli artisti guardando lui diventino qualcosa d’altro da prima. Ecco la intuizione manifesta e operante fino a segrete profondità che sostiene il gran lavoro che genera quanto qui, tra esposizione e catalogo, avviene. Quasi che il “cambiamento” sia nella natura medesima di santità e arte, come se tra conversione e turbamento di ricerca esistesse una particolare amicizia e, se pur lontana, risonanza. (…)

Davide Rondoni, Presidente del Comitato nazionale per la Celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi (dal catalogo della mostra)

La mostra Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, ospitata dalla Galleria Nazionale dell’Umbria in occasione dell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, rappresenta un appuntamento di altissimo profilo scientifico e culturale, capace di restituire al pubblico uno dei momenti fondativi della civiltà figurativa europea.
Il progetto espositivo ricostruisce con rigore e ampiezza di sguardo il passaggio epocale che, tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, vide affermarsi nel cantiere francescano di Assisi una nuova idea di immagine, di spazio e di racconto, destinata a incidere profondamente sullo sviluppo successivo dell’arte. In questo contesto, la figura di Giotto emerge quale protagonista di una rivoluzione visiva che trova nell’esperienza francescana il proprio terreno di elezione, ma che si irradia con forza in tutta l’Umbria e oltre, generando una stagione di straordinaria fertilità artistica con nuovi protagonisti che si affacciano all’orizzonte della pittura: dal Maestro Espressionista di Santa Chiara, alias Palmerino di Guido, fino al più raffinato Puccio Capanna, passando per tanti altri artisti ancora anonimi come il Maestro di Figline, al quale la mostra dedica particolare attenzione. (…)

Francesca Valentini, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria (dal catalogo della mostra)

GIOTTO E SAN FRANCESCO
Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
a cura di Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi

14 MARZO – 14 GIUGNO 2026
PERUGIA, GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA

Nell’immagine: Maestro di Figline, Compianto sul Cristo morto (part.) Museo Fogg