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San Marino. La Reggenza inaugura la nuova sede della Protezione Civile. Il Segretario Ciacci ai Volontari: “Grazie, grazie, grazie!”

di Angela Venturini.

L’emozione e l’orgoglio. Ma c’è anche tanta commozione all’inaugurazione della nuova sede dell’Unione Volontari della Protezione Civile. Un vecchio capannone usato come autorimessa dei pullman che, dopo quattro mesi di lavoro è diventato una prestigiosa sede per tutte le attrezzature, le macchine, gli strumenti e per l’intera operatività dei Volontari. I quali hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro tante professionalità per rifare pavimenti e solai, per imbiancare, lucidare, montare le scaffalature e gli armadi, ma anche per garantire sicurezza e agibilità. Sull’altro fronte, la parte pubblica, che grazie alla Segreteria Territorio e al suo apparato amministrativo ha portato avanti le procedure per l’occupabilità e la destinazione d’uso. Due facce di una medaglia che insieme hanno costruito una cornice istituzionale per il Volontariato di Protezione Civile.

A coronare tutto questo, gli Ecc.mi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva, intervenuti alla cerimonia di taglio del nastro, sabato mattina 25 aprile.

Accanto a loro, autorità civili, religiose e militari. A cominciare dai Segretari di Stato Matteo Ciacci e Teodoro Lonfernini; i Capitani di Castello; il Vescovo Domenico Beneventi, che ha benedetto la sede e tutti i suoi occupanti; tantissimi i rappresentanti della Protezione Civile della Regione Emilia Romagna e della Regione Marche. A dimostrazione di una collaborazione continua e vicendevole, che si è trasformata nel tempo in considerazione e rispetto per la serietà e l’impegno con cui San Marino, pur nella sua piccolezza, ha saputo affiancarsi ai suoi vicini di casa sia nelle tante emergenze, sia in progetti ed iniziative. Tutto questo, grazie ad Accordi Bilaterali, che si sono susseguiti nel tempo e che hanno costruito il contesto di legalità entro cui operare. L’amicizia e la stima sono state consequenziali. Basti ricordare che, quando ci sono emergenze quali le recenti alluvioni, i sammarinesi escono in colonna mobile con i Volontari del Coordinamento di Rimini.

A portare il primo saluto ufficiale: Fabio Berardi, che in qualche maniera è stato il fondatore della Protezione Civile Sammarinese, e che tuttora è una valida spalla per il Capo Pietro Falcioni e per il Presidente dell’Unione Pier Marino Bedetti. “L’inno che abbiamo appena ascoltato – ha esordito – non è solo una circostanza. Nei campi di accoglienza viene suonato all’inizio e alla fine di ogni giornata per dire alle persone ospitate, che spesso hanno perso tutto, che lo Stato è vicino a loro e le aiuterà”. La bandiera, l’inno, la divisa, sono simboli che trasmettono sicurezza alle persone: i Volontari lo sanno e cercano di interpretare al massimo delle loro possibilità questo ruolo.

Sono circa 200 i Volontari Sammarinesi della Protezione Civile, divisi in 7 reparti, ciascuno con la sua mansione, sempre pronti ad unirsi in squadre per raggiungere il luogo dove è necessario il loro aiuto, su preciso ordine del Capo. In tempo di pace, l’impegno più importante è la formazione, per imparare l’uso delle attrezzature, per agire in piena sicurezza personale e degli altri; ma anche per trasmettere ai cittadini i comportamenti più corretti da tenere in caso di calamità naturali o tecnologiche.

È una realtà in crescita costante – ha detto il Segretario al Territorio Matteo Ciacciche sta interpretando al meglio le prerogative etiche e solidaristiche sammarinesi, che ci derivano dalla nostra storia. Sono la parte più bella di noi. Grazie, grazie, grazie!”

Parole piene di orgoglio anche da parte del Capo della Protezione Civile Pietro Falcioni: “Questa è una casa per tutti i Volontari – ha sottolineato – che donano agli altri la cosa più preziosa che abbiamo: il tempo. Questo è un centro di logistica, un presidio di sicurezza, ma anche uno spazio di incontro per le generazioni, quelle di oggi e quelle che verranno”.  

Parole come miele per una platea piena di divise gialle, che aspettano solo di scrivere altre pagine di solidarietà.