San Marino. Prima serata sull’Europa per capire gli effetti sulla libera circolazione di cittadini, imprese e servizi. L’alternativa non è l’indipendenza, ma l’isolamento
di Angela Venturini.
Ci sono alcuni punti fermi che ormai sono pienamente accettati e condivisi dalla grande maggioranza della politica e dei cittadini. Primo: la necessità di una vera integrazione europea di San Marino; secondo, l’urgenza di cogliere quel portafoglio di opportunità che imprese, lavoratori, cittadini sanno di poter trovare appena fuori dalla porta di casa.
L’Europa, le sue sfide, i cambiamenti, le dinamiche di integrazione sono stati il tema della prima serata voluta dal governo per approfondire i vari problemi, anche con la presenza dei partiti di maggioranza e di opposizione. Al tavolo dei relatori: i Segretari di Stato Luca Beccari (Esteri), Marco Gatti (Finanze), Rossano Fabbri (Industria) e Matteo Ciacci (Territorio); Gerardo Giovagnoli per il PSD, Fabio Righi per DML. In platea, una varia rappresentanza delle categorie sociali: dagli industriali agli agricoltori, agli artigiani, ai sindacati e semplici cittadini.
Su tutti, l’interrogativo riguardo ai tempi, che sembrano continuamente slittare. Ma il Segretario Beccari ha spiegato con chiarezza che, al momento, con la trattativa conclusa, la palla è dall’altra parte del campo. In sostanza, sono gli organismi europei, con le loro procedure, a dover portare fino in fondo la questione, con altri due passaggi dopo il voto positivo del Parlamento. Di buon auspicio anche la presidenza cipriota, favorevole all’associazione di San Marino e Andorra. La speranza è di una firma conclusiva entro il mese di aprile.
Cosa cambia per le aziende? Tantissimo perché, nonostante il progressivo accoglimento di numerose direttive europee, non siamo europei e quindi, siamo in condizioni di svantaggio. Questo vale anche per le medio/piccole aziende artigiane, che temono la competitività. Un timore comprensibile, ma ingiustificato perché, ormai da diverso tempo, gli operatori italiani operano a San Marino con facilità, mentre è molto più difficile per i sammarinesi operare in Italia. Il gap verrà colmato proprio dalla libera circolazione delle persone e dei servizi.
Riguardo al T2, documento doganale che grava sull’export sammarinese e che in fase di trattativa non è stato possibile superare, i rappresentanti di governo hanno assicurato l’intenzione dell’Europa di trattare l’argomento a parte, al fine di risolvere anche questa situazione.
Rassicurazioni concrete sono venute anche per chi teme l’invasione degli stranieri. Innanzi tutto, l’Accordo vale per i cittadini europei, quindi non ci sarà un’apertura delle frontiere per i cittadini del resto del mondo. Inoltre, proprio in ragione della sua ridotta entità territoriale, per San Marino è stata prevista una deroga sul libero ingresso fissando una quota annuale. Attualmente San Marino accoglie ogni anno oltre 200 residenti/cittadini per ricongiungimenti familiari, lavoro e residenze speciali. Praticamente, non cambierà nulla.
Con l’arrivo di tanta nuova gente, si assisterà a nuove speculazioni immobiliari? È stato parere unanime che il massimo delle distorsioni si sia visto negli anni trascorsi. Il nuovo strumento di Pianificazione Strategica Territoriale è ispirato alle più moderne (ed europee) dinamiche di gestione dei sistemi territoriali, che lasciano alla sovranità statuale le scelte in materia urbanistica, ma vincolate ad una nuova visione di tutela dell’ambiente, del paesaggio, dei fiumi e delle foreste. Riguardo alle produzioni agricole, San Marino è all’avanguardia, perché ha già ottenuto il “bollino verde bio”
Altro aspetto sensibile è quello che riguarda il mondo bancario e finanziario, che ad oggi non è competitivo con l’esterno a causa di costi di gestione che non riescono ad essere adeguatamente ripartiti su un mercato troppo piccolo. Va da sé che l’apertura all’esterno offrirà molte nuove opportunità. Per arrivare a questo obiettivo, le banche dovranno adottare nuovi criteri di adeguatezza, governance e liquidità. Su quest’ultimo punto in particolare, sono già stati fatti notevoli passi in avanti perché le banche sono tutte in attivo e hanno una liquidità già assestata su parametri europei.
Molto vivace il dibattito tra i partiti, per le diverse sfumature di approccio alla dimensione europea. Da una parte Giovagnoli, che ha spiegato come l’Accordo sia l’espressione della volontà dei sammarinesi palesata da tutti i governi degli ultimi 12 anni. Una strada negoziata passo dopo passo e che, anche dopo la firma, consentirà a San Marino di esprimere il suo parere preventivo sulle disposizioni che si andranno a prendere, nonostante non sia uno Stato membro.
Più scettico Fabio Righi che, pur concordando sulla necessità di una sempre maggiore integrazione europea, non vede nell’atteggiamento politico del governo, né nelle sue azioni, un approccio pragmatico e oggettivo sulle effettive conseguenze che andranno a riverberarsi sul sistema locale, né la piena consapevolezza di cosa significherà, domani, doversi adeguare ogni giorno con l’Europa.
La rassicurazione venuta, a più voci, è che all’Europa interessa solo di non compromettere con pratiche illegali la coerenza e l’equilibrio esistente all’interno del mercato unico.
Un messaggio dunque molto esplicito, che dovrebbe far capire a tutti come la stagione dei famosi tre capisaldi sammarinesi, che tanti guai hanno riservato al sistema economico/finanziario e all’immagine dello Stato, è definitivamente finita.


