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Gemma Cesarini (Libera): “Se vogliamo che gli stipendi corrano, deve correre anche San Marino”

C’è una domanda che richiede una riflessione seria e condivisa, ovvero quanto sia diventato più oneroso vivere sul nostro territorio rispetto a pochi anni fa.

I dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica mostrano una dinamica chiara. Tra il 2018 e il 2024 il livello generale dei prezzi al consumo è aumentato del 14,5%. Nel 2025 è cresciuto di un ulteriore 2,3% rispetto all’anno precedente: nel complesso, tra il 2018 e il 2025, l’aumento è stato di circa il 17%.

In termini semplici: ciò che nel 2018 costava 100 euro, oggi costa mediamente circa 117 euro.

Alcuni aumenti hanno inciso in modo particolare sulle spese quotidiane. Nel 2025 alimentari e bevande analcoliche sono cresciuti del 3,7%, le carni del 6,5%, pane e cereali del 4,3%, mentre caffè, tè e cacao hanno registrato un aumento del 15,9%.

Dall’altra parte, l’Indagine sui consumi e sullo stile di vita delle famiglie sammarinesi rileva per il 2024 un reddito medio annuo familiare di 42.995 euro, appena il 2,8% in più rispetto al dato del 2018.

Reddito familiare e stipendio individuale non sono la stessa cosa e questi dati non possono essere utilizzati come misura diretta delle retribuzioni. Inoltre, le due indagini sul reddito hanno adottato metodologie diverse. Il confronto resta però significativo: il reddito medio familiare non è cresciuto allo stesso ritmo del livello generale dei prezzi. È questa la dinamica che dobbiamo guardare con attenzione quando parliamo di potere d’acquisto.

Se i redditi non tengono il passo con il costo della vita, o se gli adeguamenti arrivano troppo tardi, le famiglie finiscono per pagare il conto attraverso minori consumi, progetti rinviati o risparmi utilizzati per far fronte alle spese. E il risparmio significa sicurezza, casa, figli, futuro.

Per questo non basta chiedere aumenti salariali. Le retribuzioni devono recuperare il potere d’acquisto, ma contemporaneamente deve crescere anche la ricchezza prodotta dal Paese.

Non possiamo chiedere semplicemente che corrano gli stipendi. Dobbiamo fare correre insieme agli stipendi anche la produttività, gli investimenti, l’innovazione e la crescita.

È questo l’equilibrio da trovare: un’economia che produce più valore può pagare meglio il lavoro e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività delle imprese.

Un Patto per il potere d’acquisto e la produttività

Per questo si potrebbe ragionare su uno strumento stabile: un Patto per il potere d’acquisto e la produttività, che coinvolga istituzioni e parti sociali.

Non un automatismo che colleghi meccanicamente prezzi e stipendi, perché sarebbe difficile da applicare e non terrebbe conto delle diverse condizioni di imprese e settori. Piuttosto, un sistema permanente di monitoraggio e confronto sull’andamento di prezzi, redditi, retribuzioni e produttività.

L’obiettivo è semplice: individuare prima gli squilibri e affrontarli prima che diventino strutturali.

Se i prezzi crescono più dei redditi, bisogna discuterne. Se le retribuzioni crescono senza un aumento della produttività, bisogna interrogarsi sulla sostenibilità. Se invece le imprese crescono, investono e diventano più produttive, una parte maggiore di quel valore deve poter tornare anche a chi lavora.

Non un automatismo salariale, ma un automatismo del confronto.

Accanto a questa strategia di medio periodo servono però anche interventi concreti per affrontare il caro vita.

La sperimentazione dell’ICEE, quando sarà pienamente operativa, può permettere di indirizzare meglio le risorse pubbliche verso chi ne ha realmente bisogno, superando progressivamente gli interventi generalizzati.

Nel frattempo possiamo utilizzare meglio uno strumento che San Marino possiede già: la SMaC.

Non penso a un semplice aumento generalizzato dello sconto, né a un sistema che debba controllare ogni singolo prodotto acquistato. In un supermercato, dove nello stesso carrello possono esserci alimentari, prodotti per la casa e altri beni, sarebbe complicato legare la SMaC alla natura di ogni acquisto.

La SMaC potrebbe invece diventare, nella fase transitoria, uno strumento per sostenere direttamente il potere d’acquisto delle famiglie più in difficoltà, attraverso un credito aggiuntivo e temporaneo da utilizzare negli esercizi che decidono, su base volontaria, di aderire al progetto “SMaC al potere d’acquisto”.

Una misura semplice e verificabile, che potrebbe essere resa progressivamente più precisa attraverso lo sviluppo dell’ICEE. L’obiettivo non sarebbe alterare stabilmente i prezzi o scaricare nuovi costi sugli operatori, ma utilizzare un’infrastruttura già esistente per concentrare temporaneamente le risorse sulle famiglie che ne hanno maggiore bisogno e sostenere i consumi sul territorio.

Misure selettive e temporanee, quindi, non assistenzialismo permanente.

Ma la crescita non può fermarsi alle politiche salariali e al sostegno alle famiglie. Significa affrontare anche la questione demografica, creare opportunità perché i nostri giovani possano restare o tornare, rendere San Marino attrattivo per lavoratori e famiglie, sostenere le imprese che investono e cogliere le opportunità della maggiore integrazione europea.

La sfida non è scegliere tra stipendi più alti e imprese competitive, tra welfare e sviluppo, tra residenti e frontalieri. Dobbiamo costruire un sistema nel quale queste componenti possano rafforzarsi reciprocamente.

Perché il vero indicatore del benessere non è soltanto quanto guadagniamo, ma quanto possiamo permetterci di fare con quello che guadagniamo.

Se vogliamo che gli stipendi corrano, deve correre anche San Marino.

Gemma Cesarini – Consigliera di Libera