San Marino. Le opposizioni vedono ostacoli e sabotaggi sulla commissione di inchiesta per la vicenda bulgara. Forse il problema non è nel gruppo esterno, ma è tutto dentro
di Angela Venturini.
“Il dato politico è che, ieri, la maggioranza e l’intero governo hanno fatto quadrato intorno al Segretario agli Esteri. Hanno detto: noi andremo avanti. È nel loro diritto. Tra l’altro noi siamo un’opposizione, non forte nei numeri, ma ci chiediamo: andate avanti per fare cosa?”
Così comincia il capogruppo di Repubblica Futura Nicola Renzi nel corso di una conferenza stampa dei Gruppi di opposizione per riferire quanto è successo in comma comunicazioni sul tema dell’Accordo UE e anticipare il dibattito sulla commissione di inchiesta, perché in qualche modo questi due i temi sono alquanto legati.
Continua: “Ci sembra sempre di più che ci sia uno scollamento totale fra quello che accade nel mondo (non c’è bisogno di arrivare fino a Sofia) e quello che ci racconta il governo”. Ricorda l’atteggiamento propositivo e di sostegno sempre tenuto da RF al lavoro fatto dal governo rispetto al percorso di trattativa con la UE. “Non abbiamo messo ostacoli e non abbiamo mai fatto mancare la nostra leale collaborazione al Segretario Beccari. Ma crediamo che oggi sia il momento di capire cosa sta succedendo davvero”. Pone in fila due ordini di argomenti: l’Accordo, la cui firma imminente viene raccontata ormai da qualche anno; e cosa sta succedendo sulla cosiddetta questione bulgara. Puntualizza: “Abbiamo notizie da tutte le parti, il Segretario Canti ci insegue con le pen drive piene di fascicoli di indagine, ma non crediamo che sia questo l’approccio giusto. L’impostazione giusta è la commissione di inchiesta”. Torna anche a specificare che solo questo è il percorso serio, istituzionale e che non confonde i piani, perché lascia alla magistratura la titolarità degli aspetti penali e alla politica il dovere di fare chiarezza sulle sue responsabilità.
Rileva: “Questa è la seconda battuta d’arresto dell’Accordo d’Associazione. La prima è stata con il clarifying addendum e ancora, purtroppo, non abbiamo notizie né pubbliche, né private, su quali siano effettivamente i rapporti con l’Italia sul sistema bancario e finanziario”. L’ultima battuta la riserva alla commissione di inchiesta, anche se il comma si aprirà domani e solo lunedì si entrerà nel vivo dei PDL in esame. “Purtroppo partirà con lo stigma della proporzionalità e non con la formula paritetica come si è sempre fatto in passato”.
Giovanni Zonzini, segretario di Rete, non fa cenno alcuno al battibecco avvenuto in Aula con il segretario della DC Gian Carlo Venturini, ma sottolinea la profondissima preoccupazione (al netto degli equilibri politici) sui passaggi essenziali che la politica si trova di fronte. “Preoccupazione, scoramento e anche un po’ di rabbia – aggiunge – perché siamo consapevoli che questa impasse sull’Accordo ha una genesi tutta democristiana. La questione che gira intorno a BSM nasce, infatti, nel sottobosco politico, affaristico e familiare di quel partito.”
E poi, ci mette il carico: “Questa circostanza li fa imbufalire perché non vogliono che si dica che un affare interno alla DC è diventato uno scandalo (per via delle tangenti), poi un caso di Stato quando è venuto fuori il cosiddetto piano parallelo, e infine un intrigo internazionale. Questo, per noi, è indicativo di una profonda irresponsabilità e inadeguatezza di quella classe dirigente a gestire le sorti del Paese”. Nonostante le critiche feroci, Zonzini precisa che il suo partito rimane leale alla Repubblica ed è sempre a disposizioni per eventuali iniziative in grado di superare le difficoltà odierne. “Speriamo che il Segretario Beccari, prima di fare altri passi, abbia la bontà di raccogliere i cocci che ha lasciato a terra”.
Tranchant sulla commissione di inchiesta: “Vediamo come un’ammissione di colpevolezza i deliberati sabotaggi e i ritardi voluti dalla DC e dai suoi entusiasti alleati, che hanno come obiettivo lo spostare nel tempo l’accertamento delle responsabilità politiche, nella speranza che la gente se ne dimentichi”.
Fabio Righi, capogruppo di DML, in prima battuta ricorda la posizione sempre tenuta dal suo partito sul percorso europeo e che, in tempi non sospetti, aveva già chiesto un passo indietro del Segretario Beccari come un’assunzione di responsabilità in considerazione del fatto che, con il coinvolgimento diretto di amici e parenti, è difficile pensare che la politica non sapesse nulla della famosa vicenda bulgara. Quindi, mette a fuoco alcuni concetti finora non esplorati dalla politica “Molto probabilmente il problema non viene da fuori – dice – il problema ce l’abbiamo dentro. Il tentativo di spendere il concetto che il Paese sia sotto attacco e che ci dobbiamo tutti difendere dallo spauracchio esterno, sta lasciando il tempo che trova”.
Prosegue: “Parliamo di Starcom come di un gruppo che per sbaglio è passato di qui. Ma stiamo parlando di una multinazionale quotata sul mercato europeo, che ha tutta una serie di vincoli e di regole da rispettare. Non può dire parole a vanvera. Se mette in fila determinate cose, noi non possiamo fare finta di niente. E qui c’è tutta la superficialità di una classe politica che non ha ancora capito cosa sta succedendo”. Righi sottolinea che quando dall’esterno si vedono connivenze politiche dentro ad un affare economico, le responsabilità vengono individuate in maniera chiara. “Se non riusciamo ad esprimere credibilità, è chiaro che il percorso si ferma”. Per il resto conferma la posizione storica di DML sul processo di integrazione europea, che andrebbe bene se le cose fossero fatte in maniera corretta. Non c’è un piano di sviluppo e il governo non è in grado di farlo. “Finché non ci scrolliamo di dosso questo modo di fare e chi lo pratica, non riusciamo ad avere un Paese in grado di competere con l’esterno. Chiediamo che si prenda coscienza di questo, che ci sia un passo indietro e si torni alle urne”.


