Politica

Accordo di associazione e posizione della Bulgaria: il dibattito infiamma il Consiglio (report della seduta di mercoledì 13 maggio 2026)

Consiglio Grande e Generale – sessione 13, 14, 15, 18, 19, 20 e 21 maggio 2026

Mercoledì 13 maggio 2026

Il tema dell’accordo con l’Unione europea e della posizione della Bulgaria è stato al centro della prima giornata di lavori in Consiglio Grande e Generale.  Nel comma Comunicazioni si sono alternati interventi di forte sostegno all’operato del governo e del Segretario agli Esteri Luca Beccari e dure critiche delle opposizioni, che hanno parlato di “campanello d’allarme politico e diplomatico” e chiesto maggiore trasparenza sulle relazioni tra il dossier europeo e la vicenda della tentata acquisizione di Banca di San Marino da parte del gruppo bulgaro Starcom. Sullo sfondo anche il dibattito sulle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, sulla gestione del debito pubblico e sulle modifiche al regolamento consiliare.

In apertura gli Eccellentissimi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva hanno ricordato la figura di Ubaldo Biordi, già Capitano Reggente e consigliere per diverse legislature, scomparso il 2 maggio scorso. 

Nel suo intervento il Segretario di Stato agli Affari Esteri Luca Beccari ha ricostruito le ultime tappe del negoziato spiegando che, dopo i precedenti rallentamenti dovuti alle posizioni di Francia, Spagna e Germania, “l’elemento di novità che emerge oggi è questa posizione della Bulgaria — non contraria, ma comunque di attesa”. Beccari ha sottolineato che San Marino non intende “interferire con l’attività della magistratura” né trattare politicamente questioni legate alla vicenda Starcom: “Abbiamo fatto della trasparenza, della legalità e dello Stato di diritto dei principi inviolabili”. E ancora: “Se Starcom ci chiama a confrontarci in un arbitrato, noi ci confronteremo serenamente nelle sedi arbitrali, ma non abbiamo nulla da negoziare”. 

Duri i toni dall’opposizione. Sara Conti di Repubblica Futura ha parlato di “incidente politico grave” sostenendo che il rinvio “non può essere trattato come una mera formalità burocratica”. Conti ha accusato il governo di non aver saputo tenere distinti il piano diplomatico e quello privatistico legato alla vendita della banca: “Quando si intrecciano interessi economici così forti e il negoziato più importante per il futuro di San Marino, la politica ha il dovere assoluto della prudenza”. 

Sulla stessa linea Emanuele Santi di Rete, che ha definito “normale essere molto preoccupati” dopo il Coreper del 6 maggio. “Non possiamo continuare a camminare nel buio”, ha detto, chiedendo di chiarire se le riserve bulgare siano realmente collegate alla vicenda Starcom. Santi ha quindi presentato un ordine del giorno per costituire una delegazione parlamentare incaricata di incontrare il Parlamento bulgaro e comprendere le ragioni del blocco.

A difesa del governo si sono schierati numerosi esponenti di maggioranza. Giovanni Francesco Ugolini del Pdcs ha rivendicato il “grande lavoro” del Segretario Beccari e invitato l’aula “a non alimentare polemiche e tensioni che giovano solo a chi, all’esterno, non vuole il bene di San Marino”. Anche Gerardo Giovagnoli del Psd ha parlato di “situazione asimmetrica” nella quale San Marino non è presente ai tavoli decisionali europei e quindi non dispone di informazioni ufficiali sulle motivazioni della Bulgaria. Per Giovagnoli “quella che alcuni leggono come debolezza è in realtà un indice di grande forza”, riferendosi alla scelta di non interferire con magistratura e autorità indipendenti. 

Francesco Mussoni del Pdcs ha invece richiamato la necessità di un fronte politico compatto: “Su un tema così vitale come quello dell’Europa non è emerso da quest’aula un messaggio unificante”, invitando maggioranza e opposizione “a recuperare questa unità sul tema politico dell’Unione Europea”. Dal Psd Luca Lazzari ha sostenuto che “il percorso europeo non nasce affatto da un vezzo ideologico, ma dalla necessità storica di correggere gli errori del passato”, ricordando che “il nostro settore manifatturiero vive già di fatto dentro il mercato europeo”. Silvia Cecchetti ha invece difeso l’azione diplomatica del governo affermando che “la diplomazia non è affatto uno scherzo” e che “non si può dire che sia colpa del Segretario Beccari se qualcuno si sfila all’ultimo momento”.

Mirko Dolcini di D-ML ha osservato che “se la problematica fosse stata puramente tecnica, qualcuno avrebbe potuto avvisare le controparti”, mentre Dalibor Riccardi di Libera ha ribadito che “questo accordo con l’Unione Europea è assolutamente cruciale per il futuro del Paese”. Lorenzo Bugli del Pdcs ha invitato il Consiglio “a custodire e portare avanti con estrema serietà” il dossier europeo. Gaetano Troina di D-ML ha accusato il governo di vivere “alla giornata, aspettando di vedere cosa succede”, mentre Miriam Farinelli di Repubblica Futura ha richiamato il valore dell’informazione sostenendo che “senza un flusso informativo libero e pluralista la sovranità popolare rischia di diventare puramente formale”. 

Aida Maria Adele Selva del Pdcs ha invitato l’aula “a non lasciarsi andare a facili allarmismi”, ricordando che “una settimana non cambia la sostanza delle cose”. Gian Nicola Berti di Ar ha invece difeso il Segretario Beccari sostenendo che “ha portato a compimento quel percorso europeo iniziato anni fa”. Matteo Rossi del Psd ha parlato di “contingenza di politica estera difficile” ma ha ribadito che “non mette davvero in crisi il nostro percorso europeo”. Giuseppe Maria Morganti di Libera ha invece lanciato un monito: “La Repubblica di San Marino non piegherà il proprio Stato di diritto per questioni che possano pregiudicare i rapporti internazionali”.

Dall’opposizione Enrico Carattoni di Rf ha accusato il governo di aver perso “l’occasione di prendere in mano le redini del proprio governo per guidare il Paese verso questo traguardo”. Maddalena Muccioli del Pdcs ha invitato invece a “trasmettere un messaggio di fiducia verso l’esterno”, sottolineando che la firma dell’accordo “non deve essere vista né come un punto di arrivo né di partenza, ma come un passaggio intermedio fondamentale”.

Iro Belluzzi di Libera ha ribadito la necessità di “una diplomazia capace di sminare il terreno dalle mine che qualcuno sta cercando di gettare sul nostro percorso”. Maria Katia Savoretti di Rf ha accusato la maggioranza di “voler comandare in modo arrogante e prepotente”, criticando anche la proposta di modifica del regolamento consiliare.

Andrea Menicucci di Rf ha parlato di “tredici annunci” sulla firma dell’accordo sostenendo che “questo modo di procedere abbia minato la credibilità delle istituzioni”. Dal fronte del governo, il Segretario Andrea Belluzzi ha reagito alle critiche parlando di “toni disfattisti” e sostenendo che “San Marino è un Paese che oggi può permettersi di sedersi al tavolo e negoziare aumenti contrattuali dopo anni in cui non era stato possibile farlo”.

Nicola Renzi di Rf ha accusato il governo di aver “sottovalutato” la vicenda bulgara e ha attaccato alcuni esponenti dell’esecutivo per dichiarazioni considerate improprie sulle indagini giudiziarie. Giovanni Maria Zonzini di Rete ha parlato di “affari di famiglia” e di “intreccio politico-finanziario” all’interno dell’Ente Cassa di Faetano, provocando la reazione del Pdcs. Gian Carlo Venturini ha respinto le accuse invitando Zonzini “a vergognarsi” per le ricostruzioni giudicate strumentali. Ne è seguito un duro botta e risposta personale culminato con la replica di Zonzini: “Forse è davvero il caso che io me ne vada da questo Paese, seguendo l’esempio di tanti altri giovani”.

Michela Pelliccioni, indipendente di minoranza, ha invitato alla cautela sulle interpretazioni politiche della posizione bulgara: “Mi rifiuto categoricamente di fare il gioco di chi cerca di intraprendere la strada della confusione”, sottolineando però come “ci siano degli schemi che si ripetono ciclicamente” tra dossier europeo e vicende bancarie. 

Nel dibattito è entrata anche la questione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo contro San Marino. Il Segretario di Stato Stefano Canti ha difeso la scelta del governo di ricorrere alla Grande Camera spiegando che “le sentenze della Corte Edu si rispettano, ma si possono certamente commentare”. Canti ha precisato che il ricorso alla Grande Camera “non è un atto politico contro la Corte Europea”, ma la volontà di tutelare la Repubblica su “questioni interpretative che incidono sulla nostra sovranità giurisdizionale”. Critiche sono arrivate da Repubblica Futura, che ha contestato il costo dell’incarico affidato all’avvocato Marcello Clarich e l’opportunità politica dell’iniziativa.

Ampio spazio anche alle questioni economiche e finanziarie. Il Segretario per le Finanze Marco Gatti ha difeso il recente rollover del debito pubblico parlando di “operazione straordinaria” con richieste superiori ai 7 miliardi a fronte di 350 milioni collocati. “I mercati ci hanno premiato”, ha detto, sostenendo che il risultato rappresenta un riconoscimento della credibilità internazionale di San Marino. Sulla stessa linea Sandra Stacchini del Pdcs, che ha parlato di “fiducia conquistata” grazie alla stabilizzazione dei conti pubblici. Di segno opposto gli interventi delle opposizioni: Antonella Mularoni ha accusato il governo di “spendere male” le risorse raccolte a debito, mentre Matteo Casali di Rf ha denunciato l’assenza di una strategia energetica e chiesto chiarimenti sull’impianto fotovoltaico bresciano. Anche Giovanna Cecchetti, indipendente di maggioranza, ha richiamato il tema della responsabilità istituzionale sostenendo che “questo percorso di associazione all’Unione Europea rimanga assolutamente aperto e venga considerato strategico”. Cecchetti ha invitato ad “evitare esasperazioni che rischiano soltanto di danneggiare il nostro cammino”, respingendo “narrazioni puramente strumentali” sulle sentenze della Cedu e sulla vicenda Starcom.

Il confronto si è esteso anche alle riforme istituzionali e alla prospettata modifica del regolamento consiliare. Le opposizioni hanno parlato di “bavaglio” e “deriva antidemocratica”. Gian Matteo Zeppa di Rete ha evocato il rischio di trasformare il Consiglio in “un organo di mera ratifica governativa”. La maggioranza ha invece sostenuto la necessità di rendere più efficienti i lavori parlamentari. Manuel Ciavatta del Pdcs ha affermato che “ridurre gli interventi da otto a cinque minuti non è censura”, mentre Massimo Andrea Ugolini ha parlato di “ottimizzazione dei tempi”.

Sul fronte politico generale si sono registrati toni molto accesi. Fabio Righi di D-ML ha chiesto esplicitamente le dimissioni del Segretario Beccari sostenendo che “da due anni assistiamo a imbarazzi e scandali che hanno risvolti internazionali senza precedenti”. Immediata la replica dello stesso Beccari, che ha accusato Righi di “arroganza” per essersi presentato come “l’unico in grado di capire realmente come stiano le cose”. Il Segretario agli Esteri ha poi rivendicato la trasparenza mantenuta finora nel confronto con il Consiglio: “Se io vi fornisco dei riferimenti temporali è perché sono quelli che le stesse autorità europee mi comunicano”.

In chiusura dei lavori è stato discusso l’ordine del giorno presentato da Rete per costituire una delegazione parlamentare diretta in Bulgaria, respinto a maggioranza. Nel dichiarare il voto contrario a  nome delle forze governative, Gerardo Giovagnoli ha spiegato che “non si può confondere il ruolo del governo con quello del Parlamento”, sostenendo che una simile iniziativa rischierebbe di “avallare quella che oggi è solo un’ipotesi”.

I lavori riprenderanno domani pomeriggio alle 13:00.

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 1 – Comunicazioni

Eccellentissimi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva: Comunicazione 1. Il 2 maggio scorso è scomparso Ubaldo Biordi membro per diverse legislature del Consiglio Grande e Generale e di altri organismi. Ha ricoperto la Suprema Magistratura di Capitano Reggente nel semestre ottobre 1981-aprile 1982 e nel semestre ottobre 1985- aprile 1986. Per rendere omaggio alla sua memoria ricordiamo un forte attaccamento ai principi e ai valori unitamente all’impegno che negli anni ha profuso a servizio della nostra comunità e del nostro paese. Facendoci interpreti dei sentimenti di questo Consiglio e del popolo, rinnoviamo ai familiari di Ubaldo Biordi le espressioni del più profondo e sincero cordoglio.

Comunicazione 2. Ai sensi dell’articolo 2, ultimo comma, della legge numero 72 del 1995 e della legge qualificata numero 1 del 23 aprile 2018, e dopo aver sentito il parere dell’Ufficio di Segreteria del Consiglio Grande e Generale espresso nella giornata dello scorso 23 aprile, le Istanze d’Arengo che sono state presentate durante l’Arengo semestrale del 5 aprile 2026 sono state dichiarate tutte ammissibili all’esame di questo Consiglio. L’unica eccezione riguarda la numero 38, sulla quale si deciderà in seguito.

Comunicazione 3. Ai sensi dell’articolo 91, comma 1, del regolamento consiliare, è nostra intenzione assegnare alla quarta Commissione Consiliare Permanente la mozione che è scaturita dalla trasformazione dell’interpellanza presentata l’8 settembre 2025 dai gruppi consiliari di opposizione. Parliamo nello specifico del progetto di riconversione dell’ex Cinema Turismo in un auditorium per la musica. 

Comunicazione 4. Nella seduta del 28 aprile scorso della quarta Commissione Consiliare Permanente, il Segretario di Stato competente ha riferito, secondo quanto previsto dall’articolo 7, secondo comma, della legge 24 maggio 1995 numero 72 e del regolamento consiliare, in merito ai provvedimenti che sono stati adottati a seguito dell’approvazione di alcune Istanze d’Arengo. La prima istanza è la numero 8 del 5 ottobre 2025, affinché siano introdotti ulteriori strumenti a tutela delle famiglie, come ad esempio il prolungamento del congedo di maternità, gli aiuti per l’acquisto di beni di prima necessità e il potenziamento degli asili nido statali. La seconda è l’istanza numero 1, sempre del 5 ottobre 2025, per una modifica normativa riguardante in particolare il maturamento del trattamento pensionistico relativo ai lavoratori che offrono assistenza continua a persone anziane o con disabilità. Infine, l’istanza numero 25 del 5 ottobre 2025, affinché, con riferimento al concetto di maternità, venga applicato il principio di ripartizione solidaristica dei costi che derivano dall’astensione obbligatoria.

Comunicazione 5. Nella seduta del 30 aprile scorso della prima Commissione Consiliare Permanente, il Segretario di Stato competente ha riferito, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della legge 24 maggio 1995 numero 72 e del regolamento consiliare, sui provvedimenti che sono stati adottati a seguito dell’approvazione dell’istanza d’Arengo numero 9 del 5 ottobre 2025. Tale istanza era stata presentata da alcuni cittadini sammarinesi per richiedere l’introduzione, all’interno del codice della strada, di una regolamentazione specifica inerente ai ciclisti.

Comunicazione 6. Nella seduta della prima Commissione Consiliare Permanente del 30 aprile scorso è stato approvato un ordine del giorno per impegnare il Congresso di Stato a trasmettere alla Commissione Consiliare speciale per le riforme istituzionali il compito di rafforzare le misure di controllo sulla finanza pubblica. L’obiettivo è quello di introdurre il Collegio di controllo della finanza pubblica, così come previsto dalla legge costituzionale numero 4 del 2004.

Comunicazione 7. Nella seduta della prima Commissione Consiliare Permanente del 4 maggio scorso è stato approvato un ordine del giorno per impegnare la Segreteria di Stato per gli Affari Interni e per la Giustizia a svolgere una ricognizione della normativa vigente in materia di incompatibilità. Lo scopo è quello di predisporre una proposta di intervento normativo organico e di riferire alla prima Commissione sullo stato di avanzamento del recepimento delle raccomandazioni del GRECO.

Comunicazione 8. Nella seduta della quarta Commissione Consiliare Permanente dell’8 maggio scorso è stato approvato un ordine del giorno per dare mandato alla Segreteria di Stato alla Sanità di trasmettere al Comitato Esecutivo dell’ISS l’indirizzo a procedere a una revisione dell’assetto organizzativo e delle procedure dei servizi per i minori e le famiglie. L’intento è quello di promuovere modelli operativi integrati tra l’Unità per la Tutela Minori e il Servizio Minori, rafforzando in modo significativo la collaborazione tra gli stessi. Inoltre, viene richiesto di riferire alla quarta Commissione consiliare permanente in merito agli esiti derivanti dall’applicazione dell’articolo 33 della legge numero 129 del 2022 entro il 30 luglio 2026, e di aggiornare sugli sviluppi di eventuali interventi di riorganizzazione conseguenti al recepimento di tale ordine del giorno entro il 30 novembre 2026.

Marco Gatti Segretario di Stato: Volevo dare comunicazione che il Comitato sammarinese di bioetica ai sensi dell’articolo 6 comma 8 della legge 3 marzo 2023 numero 39 ha depositato la propria relazione che quindi è a disposizione di tutti i consiglieri. 

Luca Beccari Segretario di Stato: Io credo che sia di fondamentale importanza intervenire immediatamente su un tema che, immagino, caratterizzerà gran parte di queste comunicazioni e che riguarda lo stato di avanzamento del nostro percorso di associazione con l’Unione Europea. Come sapete, nella scorsa settimana, durante la fase di avvicinamento alla discussione in sede di Coreper per il nostro accordo, e precisamente nella giornata precedente durante i lavori del Council Working Party, è stata confermata la disponibilità di quasi tutti i Paesi a procedere con la votazione; tuttavia, è emersa la posizione della Bulgaria. Di conseguenza, non essendosi formata l’unanimità necessaria, la presidenza ha dovuto rinviare la discussione a una prossima seduta del Coreper che, secondo quanto emerge anche dalle fonti di stampa, è prevista per la prossima settimana, ovvero per il 20 di maggio. Nel caso in cui questa votazione si possa finalmente tenere e abbia, come auspichiamo, un esito positivo, ci sarà il passaggio immediato in un comitato del Consiglio dei Ministri per arrivare poi alla tanto attesa firma dell’accordo. È del tutto evidente che in questi mesi, e in particolare negli ultimi sei o otto mesi, si sono alternati diversi momenti di stallo. Il nostro percorso non è riuscito ad arrivare alla votazione in sede di Coreper perché diversi Stati hanno sollevato delle questioni: ricordo la posizione della Francia riguardo alla competenza mista o esclusiva, così come la posizione della Spagna sullo stesso tema, o il caso della Germania che ha dovuto espletare delle lunghe procedure interne prima di poter dare luce verde all’accordo. Abbiamo quindi subito diversi rallentamenti che non hanno permesso di concludere velocemente, nonostante le intenzioni della Commissione e delle presidenze di turno — prima quella danese e oggi quella cipriota — fossero proprio quelle di chiudere il percorso in tempi brevi. La prima cosa che mi sento di dire è che questa volontà e questa intenzione rimangono forti da parte delle nostre controparti, che continuano a lavorare per la formazione di questo consenso. L’elemento di novità che emerge oggi è questa posizione della Bulgaria — non contraria, ma comunque di attesa — che si ritrova peraltro in un momento di transizione politica, dato che il nuovo governo ha giurato solamente nei giorni scorsi. Questi fattori hanno ulteriormente rallentato il nostro cammino e, come ho avuto modo di sottolineare anche nella conferenza stampa del Congresso di Stato, è evidente che San Marino percepisca con ansia e con una febbrile attesa questo momento. Ogni volta si crea in tutti noi l’aspettativa di essere finalmente arrivati alla meta e ogni rallentamento, inevitabilmente, genera preoccupazioni, discussioni e dibattiti nel Paese. Quello che differenzia questo momento da situazioni simili di qualche mese fa, e che alimenta le tensioni in quest’aula e tra i cittadini, è il fatto che questa posizione di stallo sia associata a un’attività di pressione esterna. Non mi sembra che siano state smentite le notizie riguardanti l’interesse del gruppo Starcom, o comunque un’attività volta a influenzare il proprio governo per porre uno stop al nostro accordo di associazione, al fine di tutelare un loro interesse privato legato a un investimento a San Marino. Io credo che sia da chiarire e ribadire fin da subito la nostra posizione, che è la stessa che abbiamo sostenuto dall’inizio di questa vicenda. Sebbene quello del gruppo Starcom sia un tentativo palese di condizionamento, noi siamo un Paese — e penso di parlare a nome di tutti, non solo della maggioranza o del governo — che nutre una grandissima ambizione verso l’accordo di associazione, considerandolo una priorità nazionale e un investimento politico fondamentale. Ma di certo non saremo un Paese disposto a interferire con l’attività della magistratura o a porre in essere quelle azioni auspicate dagli investitori per risolvere i loro problemi. Noi abbiamo fatto della trasparenza, della legalità e dello stato di diritto dei principi e dei valori inviolabili; per quanto l’interesse nazionale sull’accordo sia altissimo, mai andremo a trattare una questione che può essere discussa solo nelle aule di tribunale. Se Starcom ci chiama a confrontarci in un arbitrato, come del resto ha già fatto, noi ci confronteremo serenamente nelle sedi arbitrali, ma non abbiamo nulla da negoziare. San Marino non ha fatto concessioni indebite, non ha revocato concessioni arbitrariamente né ha espropriato alcunché; si continua a confondere strumentalmente l’esito di un’azione giudiziaria con una teoria di espropriazione statale dell’investimento che non ha alcun fondamento. Noi continuiamo a parlare con i nostri interlocutori istituzionali: la Commissione Europea, il Consiglio Europeo, il Parlamento Europeo e i singoli Stati. Io mi auguro fortemente che questo stop sia solo tecnico, dovuto alle vicende di turnover nel governo bulgaro, e che la Bulgaria continui a confermare il sostegno che ha sempre espresso verso il nostro percorso. Non voglio nemmeno pensare che si possa legare l’associazione di San Marino all’Unione Europea alla difesa di un investimento privato in cui il governo non ha alcuna parte e dove è in corso un’attività giudiziaria basata su prove ed elementi precisi. Se le cose dovessero andare diversamente, ovvero se ci fosse uno stop politico all’accordo per difendere questo investimento, allora anche la postura di San Marino dovrebbe necessariamente cambiare. Noi non entriamo in Europa per avere una via preferenziale per fare ciò che in Europa non si può fare; siamo lì per creare un blocco economico e sociale più forte, per giocare con le stesse regole e crescere insieme. Uno stop a questo percorso, basato su simili premesse, sarebbe un controsenso totale rispetto ai principi che hanno dato inizio a questo negoziato.

Sara Conti (Rf): Io credo che oggi commentare l’esito del Coreper del 6 maggio sia assolutamente inevitabile e ringrazio il Segretario di Stato per questo intervento doveroso. A nostro avviso, Segretario, non stiamo affatto discutendo di un semplice rinvio tecnico, ma siamo davanti a un vero e proprio campanello d’allarme politico e diplomatico che riguarda il futuro stesso della Repubblica di San Marino. Lo slittamento della firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea — rinviata, se tutto andrà bene, al prossimo 20 maggio — a causa della riserva posta dalla Bulgaria non può essere trattato come una mera formalità burocratica. Si tratta di un incidente politico grave che coinvolge il dossier più importante per il nostro Paese negli ultimi decenni, ed è proprio per questo che i cittadini meritano chiarezza e non semplici rassicurazioni di circostanza. Noi abbiamo sempre sostenuto una linea molto chiara su questo punto: la vicenda relativa alla vendita di Banca di San Marino doveva restare confinata nell’ambito privatistico, senza interferenze politiche, senza esposizioni pubbliche e senza dichiarazioni che potessero in qualche modo alimentare l’idea di un’intromissione della politica nella vendita. Lei, Segretario, ci dice che bisogna tenere distinti i piani e ha perfettamente ragione, ma il problema è che voi non state dimostrando di riuscirci in alcun modo. Avreste dovuto tenere separati il piano diplomatico da quello politico, così come il piano politico da quello privatistico della vendita della banca; invece, come sappiamo bene, le cose sono andate diversamente, tanto da farci sospettare che ci siano fin troppi interessi personali in tutta questa operazione. Basta andare a rivedersi le dichiarazioni pubbliche, le uscite mediatiche e le prese di posizione del tutto improvvide di persone molto vicine alla Democrazia Cristiana e al governo, inclusi gli interventi del Segretario Gatti che abbiamo più volte criticato. Io credo, con tutta l’umiltà possibile, che quando si intrecciano interessi economici così forti, rapporti internazionali con potenti gruppi stranieri e il negoziato più importante per il futuro di San Marino, la politica e il governo abbiano il dovere assoluto della prudenza. Invece abbiamo assistito all’esatto contrario. Noi avevamo espresso subito la nostra preoccupazione, dicendo chiaramente che l’epilogo di quella vicenda rischiava di produrre pesanti conseguenze diplomatiche sull’accordo di associazione, ma ci è stato risposto che era tutto sotto controllo, che i rapporti con il governo bulgaro erano distesi e che non esisteva alcun rischio. Oggi invece scopriamo che non era vero. E sia chiaro a tutti che da parte nostra non c’è alcuna soddisfazione nell’aver avuto ragione, perché quando il governo perde credibilità su un dossier fondamentale come quello europeo, non perde solo la maggioranza, ma perde tutto il Paese. Noi oggi avremmo voluto applaudire la firma dell’accordo e riconoscere un risultato storico raggiunto grazie a un lavoro che ha attraversato ormai cinque legislature, trovando sempre il sostegno di tutti i governi e dell’intero arco parlamentare. Saremmo stati sinceramente felici di stringerle la mano, Segretario, per festeggiare insieme un passaggio che riteniamo fondamentale per la Repubblica. Sarebbe stata una bella giornata per tutti, e invece siamo ancora qui a discutere dell’ennesimo rinvio, dell’ennesima fragilità diplomatica e dell’ennesima dimostrazione di inadeguatezza politica nella gestione del dossier europeo. Che cosa intendete fare adesso? Non basta continuare a ostentare serenità e compattezza in conferenza stampa o ripetere che l’accordo era nel programma di governo. Non basta ripetere come un mantra che va tutto bene mentre il Paese percepisce esattamente il contrario. Voi continuate a raccontarci di solidità e successi, mentre San Marino sta attraversando sfide che dovrebbero far tremare il governo e la maggioranza. Noi siamo all’opposizione, ma tremiamo per quello che vediamo davanti a noi. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato il nostro Paese per violazione dei diritti umani e dello stato di diritto, ma voi ci dite che va tutto bene. Il governo annuncia il ricorso in Grande Camera affidando la difesa a un professionista che non si è mai occupato di queste materie, con una delibera di spesa che è solo l’antipasto dei costi che dovremo sostenere, ma ci dite che va tutto bene. Un soggetto condannato per abusi aggravati e continuati su minori ha lavorato per mesi nelle scuole della Repubblica prima che qualcuno si accorgesse di allontanarlo, ma ci dite che va tutto bene. Continuiamo a fare debito senza una strategia industriale, senza un progetto di sviluppo e senza una visione economica capace di generare una crescita strutturale, ma ci dite ancora che va tutto bene. Pende sul Paese la minaccia di un arbitrato internazionale da 150 milioni di euro da parte di Starcom, ma va tutto bene. Le famiglie sammarinesi vedono erodersi ogni giorno il proprio potere d’acquisto e cresce la difficoltà ad arrivare a fine mese, così come l’incertezza sul futuro dei nostri giovani, ma voi continuate a dire che va tutto bene. Allora io vi chiedo: cosa deve succedere ancora perché abbiate il coraggio di dire che qualcosa non va? Qual è il limite? Il problema non è solo che state sbagliando, ma che continuate a comportarvi come se nulla fosse accaduto. Ed è questo che oggi preoccupa davvero il Paese, perché un governo può sbagliare, ma un governo che non riconosce mai i propri errori diventa un pericolo per la credibilità delle istituzioni. Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza che hanno la forza di chiedere conto a questo governo: per voi va davvero tutto bene così? Vorrei che lo diceste chiaramente ai sammarinesi, perché queste problematiche sono solo alcuni degli ostacoli che abbiamo davanti. Noi continueremo a sostenere il percorso europeo perché crediamo sia un’opportunità storica, ma proprio per questo non possiamo tacere davanti a una gestione politica che si è dimostrata superficiale, arrogante e inadeguata. Smettete di dire che va tutto bene, perché fuori da quest’aula i cittadini hanno capito perfettamente che non è così e si aspettano che vi occupiate dei problemi reali invece di nutrire gli interessi di pochi.

Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs): Io penso che non ci fossero dubbi sul fatto che in questo comma comunicazioni avremmo avuto l’occasione di discutere di uno degli argomenti più rilevanti del nostro intero dibattito politico, ovvero l’accordo di associazione con l’Unione Europea. A dire il vero, in questo ultimo anno l’approccio su questo tema non è mai stato instabile; al contrario, è stato sempre coerente e oggettivamente positivo. Le forze politiche si sono trovate quasi nella loro totalità in sintonia sulla necessità di arrivare finalmente a una conclusione dell’accordo. D’altronde non va affatto nascosto, anzi è bene ricordarlo, che uno dei punti più qualificanti dell’accordo di governo tra le forze di questa maggioranza, un vero e proprio cardine del nostro programma, è proprio l’accordo di associazione. Allo stesso tempo va ricordato che nessuna forza politica, a partire dal governo e dal Segretario agli Affari Esteri fino ai singoli componenti di questo Consiglio Grande e Generale, ha mai negato le difficoltà; tutti abbiamo sempre evidenziato che si sarebbe trattato di un percorso duro, difficile e complicato, pieno di passaggi tecnici e politici estremamente delicati, ma comunque un percorso da non mettere mai in discussione. Che si trattasse di una strada in salita ne sanno qualcosa anche i colleghi che hanno ricoperto in precedenza l’incarico di Segretario per gli Affari Esteri, e mi riferisco in particolare ad Antonella Mularoni e Nicola Renzi. Sono colleghi che si sono adoperati con tutte le loro competenze e le loro energie per spianare la strada e favorire una conclusione positiva del negoziato; non c’è dubbio che specialmente il collega Nicola Renzi abbia lavorato con estrema tenacia su questo obiettivo. Nessuno oggi vuole cercare alibi o giustificazioni perché, come dicevo, questo è un traguardo che appartiene a tutti noi. Mi preme però sottolineare, cercando di essere il più obiettivo possibile, quelli che sono i fatti. Come non ricordare che, nel momento in cui il mio partito, la Democrazia Cristiana, ha assunto nuovamente la responsabilità di governo e la guida della Segreteria agli Affari Esteri, la situazione del Paese era tutt’altro che favorevole. Questi sono fatti e non parole: dobbiamo ricordare l’immagine che il Paese dava in quel momento, quando eravamo costretti ad accedere al debito solo per riuscire a pagare gli stipendi, le pensioni e per mantenere il nostro livello di stato sociale. È un fatto che la credibilità internazionale di San Marino fosse incerta, con un rating che non era mai stato così basso e con il Fondo Monetario Internazionale che incalzava continuamente il governo chiedendo riforme strutturali e risparmi. E come non ricordare il disastro che era emerso all’interno di Banca Centrale, con situazioni e persone finite al centro di indagini che hanno poi portato a processi e condanne, con vicende che devono essere ancora ulteriormente chiarite. Non possiamo dimenticare il debito accumulato e la gestione a mio avviso maldestra di Cassa di Risparmio, per non parlare della vicenda legata al CIS che ha causato danni enormi alla collettività. Il governo, la Democrazia Cristiana e il nostro Segretario agli Affari Esteri sono ripartiti proprio da lì, riprendendo con molta pazienza il bandolo della matassa. Oggi io credo che il Paese sia tornato a essere credibile e lo dicono i fatti: abbiamo un rating in crescita, il riconoscimento costante da parte del Fondo Monetario e una ritrovata solidità dei conti pubblici, anche se su questi ultimi bisogna sempre mantenere un’attenzione altissima. Abbiamo una disoccupazione molto bassa e, anche se è ovvio che non tutto vada ancora come dovrebbe e che servano passi più coraggiosi con progetti di crescita e un’attenzione maggiore verso le fasce più deboli, secondo me abbiamo assolutamente bisogno dell’accordo di associazione. Noi come partito abbiamo piena e totale fiducia nel lavoro del nostro Segretario agli Affari Esteri Luca Beccari. Non possiamo non riconoscergli l’abnegazione, la tenacia e la pazienza con cui sta portando avanti questo dossier e penso che l’aula non debba essere cieca: bisogna identificare il grande lavoro che sta facendo, dando il massimo non solo su questo argomento ma su tutta la linea della politica esterna. Non c’è mai stata una polemica sulla sua Segreteria, che è sempre presente in modo costante ed efficace in tutti gli organismi internazionali, ridando credibilità alla nostra politica estera in un contesto mondiale mai così difficile e confuso. Raggiungere la firma dell’accordo sarebbe, prima che per lui, un punto di realizzazione fondamentale per l’intero Paese da sottolineare con forza. Per questo io invito il Consiglio Grande e Generale a non alimentare polemiche, tensioni o discussioni quotidiane basate solo sulla provocazione; questo giova solo a chi, all’esterno, non vuole il bene di San Marino. Questo è il momento di sostenere il percorso e mantenere il massimo appoggio possibile. So bene che sarebbe facile fare polemica, potrei farlo anch’io su diverse situazioni dove forse si poteva fare meglio o dove si doveva prestare maggiore attenzione, come ad esempio sulla vicenda di Banca di San Marino. Su quell’argomento ci sarà tempo e modo di discutere, anche perché il Consiglio Grande e Generale ha già intrapreso una strada precisa con la Commissione d’inchiesta e mi auguro che il tempo sia galantuomo. Ma ora, sulla conclusione dell’accordo di associazione, secondo me dobbiamo stare tutti quanti dalla stessa parte. Non dobbiamo dimenticare che questo è uno spartiacque decisivo per la credibilità di tutta la nostra classe politica; io non lo dimentico affatto.

Emanuele Santi (Rete): Io credo che, dopo la riunione del Coreper del 6 maggio e le notizie che ne sono derivate riguardo alle riserve poste dalla Bulgaria sulla firma dell’accordo, sia normale essere molto preoccupati. Solo qualche settimana fa il Segretario Beccari ci aveva rassicurati, così come del resto ha fatto negli ultimi due anni e mezzo, ma purtroppo il dato politico oggi è che l’accordo non è stato ancora firmato. La cosa che mi ha colpito di più, e lo dico onestamente, è stata vedere pochi giorni dopo la conferenza stampa del Congresso di Stato con tutti i nove Segretari schierati all’unisono a dire “avanti con l’Europa fino al 2029”. Io penso che quando un governo ha bisogno di dire “avanti con l’Europa”, dopo quindici anni che stiamo portando avanti questo percorso tutti insieme, significhi che c’è qualcosa che non va. Dire che si va avanti fino al 2029 suona quasi come una minaccia ai cittadini; saranno loro a dirvi se avete lavorato bene o male, ma se il Congresso sente il bisogno di fare un’uscita del genere significa che, nel linguaggio della politica, questo dossier si è profondamente inclinato e forse sta affondando. Se dite che andrete avanti fino al 2029 è perché qualcosa sta traballando pesantemente. È ormai evidente a tutti che siamo davanti a continui rinvii: prima doveva essere il Coreper di febbraio, poi quello di marzo, poi quello di aprile. C’è stata la questione della Francia, poi quella della Spagna e ora è il turno della Bulgaria, che di fatto sta bloccando le cose da sei mesi. È chiaro che anche dentro la maggioranza qualcosa si sta incrinando. Questo governo era nato due anni fa con l’obiettivo dichiarato di portare a casa la firma, proprio come quello precedente, ma oggi ci troviamo ancora in una fase di stallo. Noi ci rammarichiamo di questo, anche perché è mancata la comunicazione interna, ma qui la questione è politica ed è grossa come una casa. Se la Bulgaria ha posto delle criticità e ha chiesto un rinvio, noi dobbiamo sapere esattamente perché: è solo una ragione tecnica legata all’insediamento del nuovo governo bulgaro? In quel caso basterebbe aspettare una settimana e tutto procederebbe. Oppure, come temo, è una situazione politica legata alla vicenda Starcom? Io non vorrei dare troppo peso al comunicato arrivato oggi da parte di questo finanziere bulgaro che, puntualmente prima di ogni Consiglio, ribadisce la sua posizione sostenendo che il veto della Bulgaria sia legato alla sua questione personale da risolvere. Però, Segretario, lei ce lo deve dire in modo chiaro: noi dobbiamo sapere con certezza se queste due cose sono collegate. Non possiamo arrivare al 20 maggio senza sapere se la Bulgaria voterà a favore o contro, e soprattutto se un eventuale voto contrario dipenda dall’affare Starcom. Se il voto di una nazione sovrana su un accordo internazionale che riguarda San Marino potesse davvero essere influenzato dalla vicenda di un privato, saremmo davanti a un fatto gravissimo che richiederebbe considerazioni molto profonde. Non possiamo continuare a camminare nel buio, arrivando ogni volta alla vigilia della scadenza tremando perché non sappiamo di che morte dobbiamo morire. Noi presenteremo un ordine del giorno per dare un mandato chiaro in questa direzione. Da una parte c’è la magistratura che deve fare il suo corso e nessuno deve interferire, ma dall’altra bisogna dire che in questo Paese c’è chi, con certe vicende, ha ostacolato l’accordo stesso. La mia forza politica lo dice da due anni: a parole si vuole l’Europa, ma nei fatti si è fatto di tutto per far saltare il banco. Avevamo avvertito che la trattativa con l’impresa bulgara, proprio mentre andavamo verso la firma, avrebbe comportato dei rischi enormi. Non veniteci a dire che è una faccenda tra privati, perché la politica ci è entrata con tutti e due i piedi e la stessa Democrazia Cristiana si è letteralmente spaccata su questo, tra chi voleva difendere il bulgaro e chi no; ci sono le chat che lo dimostrano chiaramente. Io sono molto preoccupato perché questo soggetto ci ha chiesto 150 milioni di euro di danni. Mi sembra che ci siamo messi in una posizione dove rischiamo di perdere comunque: o perdiamo l’Europa o perdiamo 150 milioni. Se la condizione posta dalla Bulgaria è “o ci date i soldi o facciamo saltare l’accordo”, siamo in un vicolo cieco. Temo che alla fine si farà la volontà di chi l’accordo voleva farlo saltare fin dall’inizio. Per questo chiedo di leggere l’ordine del giorno: il Consiglio Grande e Generale, appresa con preoccupazione la notizia dell’ulteriore rinvio della firma e delle riserve espresse dalla Bulgaria nelle riunioni del 6 e del 12 maggio, ritiene fondamentale intraprendere un’azione diplomatica e politica per chiarire gli aspetti ostativi. Impegniamo l’Ufficio di Presidenza a costituire d’urgenza una delegazione consiliare con un rappresentante per ogni forza politica, affinché attivi immediatamente i canali necessari per incontrare ufficialmente il Parlamento bulgaro. Il mandato è quello di chiarire quali siano le riserve tecniche o politiche che impediscono la firma. Noi oggi chiediamo trasparenza: deve essere il Parlamento a prendere un’iniziativa forte, andando a parlare direttamente con i colleghi bulgari per capire le reali condizioni ostative, visto che il governo non sembra in grado di chiarire questa situazione.

Mirko Dolcini (D-ML): Io penso che da qui, e ancor più dai banchi dell’opposizione, non sia possibile conoscere con assoluta certezza quali siano le dinamiche profonde che stanno governando questo ennesimo stop, questa impossibilità, speriamo temporanea, di procedere con il Coreper. Però noi abbiamo il dovere di provare a unire i puntini. Se la problematica fosse stata puramente tecnica, legata magari al recente cambio di governo in Bulgaria come ci è stato suggerito, io credo che chi governa quel Paese o chi segue gli affari internazionali avrebbe potuto avvisare le controparti, rassicurando Andorra e San Marino. Avrebbero potuto dire: “Guardate, abbiamo solo bisogno di un paio di settimane per approfondire i dossier, poi procederemo senza problemi”. Invece è successo l’esatto opposto: la comunicazione dello stop è arrivata solo poche ore prima della riunione del Coreper, ed è un fatto che deve farci riflettere molto seriamente. In questi anni, e lo dico non rivolgendomi al Segretario per gli Affari Esteri ma a chi nella maggioranza ha sempre spalleggiato questa situazione, ci è stato ripetuto costantemente che l’accordo doveva essere firmato a ogni costo, senza nemmeno valutarne bene i costi e i benefici, perché non esistevano alternative. Secondo questa visione, San Marino non aveva altra strada. Ma allora io mi chiedo: se oggi l’accordo rischia davvero di non essere firmato, come possono queste persone pensare di continuare a governare o a studiare soluzioni per il Paese, se per anni hanno sostenuto che non ci fossero alternative a questa firma? Io sono il primo a dire che, se fosse vero che la nostra politica estera viene tenuta in scacco da un privato, potente o meno che sia, sulla base di pretese non legittime, allora dovremmo fare sistema come Paese. Sarebbe un’azione da contrastare e combattere con ogni forza. Ma se questa situazione fosse reale, qualcuno ci dovrà spiegare perché siamo arrivati a questo punto; forse anche l’apparato giudiziario dovrebbe chiarire aspetti che non possiamo permetterci di ignorare. Però attenzione a non giudicare l’impatto dell’accordo solo sulla base di un’azione legittima o meno di terzi. Un’altra riflessione che mi viene spontanea è questa: ci è stato detto che queste situazioni, al di là del caso bulgaro, non possiamo governarle perché sono decisioni sovrane di altri Paesi. Queste dinamiche non ci appartengono e sfuggono al nostro controllo. Ma se non riusciamo a incidere minimamente su queste decisioni oggi, prima della firma, come pensiamo di poterle governare dopo, quando avremo firmato un accordo in cui San Marino non avrà alcun potere decidente ma solo un potere consultivo? Quale sarà la nostra reale forza contrattuale e diplomatica se non riusciamo nemmeno a chiudere un accordo che inseguiamo da anni? Senza contare che dovremo affrontare anche il capitolo del protocollo finanziario, di cui non conosciamo ancora i contenuti precisi: che forza avremo per valutare quelle clausole se firmiamo un accordo “al buio” sapendo che poi dovremo comunque accettare anche il resto? Se il percorso fino alla firma è così accidentato e pieno di stop improvvisi, come pensate che sarà l’effettivo cammino di integrazione dopo? Gli strumenti a nostra disposizione e le nostre capacità saranno le stesse di oggi. Mi chiedo davvero come faremo a portare avanti l’integrazione se non riusciamo ad arrivare linearmente nemmeno alla firma del trattato. E aggiungo un ultimo punto: in quest’aula, a parte Domani Motus Liberi, nessuno sembra volere un referendum per interpellare la cittadinanza. Io credo invece che sia un diritto del popolo decidere del proprio bene o del proprio male, senza lasciarsi dettare la linea da soggetti o Stati terzi.

Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Io noto nel dibattito che sta emergendo due atteggiamenti diversi: da una parte vedo con interesse l’aspetto politico, ma dall’altra avverto con dispiacere da cittadino le varie facce dell’opposizione. C’è chi gioca una partita puramente disfattista e chi invece sembra preoccuparsi sinceramente, anche se poi i contenuti degli interventi sono spesso contraddittori, perfino quando trattiamo temi estremamente delicati che riguardano il futuro del nostro Paese. Mi rivolgo soprattutto a chi assume toni disfattisti, lanciando messaggi che sono completamente fuori dalla realtà, forse solo per sponsorizzare politicamente certi comunicati esterni che arrivano alla cittadinanza. Lanciare messaggi così negativi è un atto politico che va denunciato. Quando qualche tempo fa parlavamo del rating di San Marino e della performance che ha avuto la collocazione del nostro debito sui mercati, parlavamo di dati reali. Questi dati significano che San Marino è un Paese che ce la sta facendo, nonostante i disastri compiuti in passato da chi oggi ci critica. Questa è la realtà: siamo un Paese che oggi può permettersi di sedersi al tavolo e negoziare aumenti contrattuali nell’industria, nei servizi, nel commercio e persino nella Pubblica Amministrazione, dopo anni in cui non era stato possibile farlo. Questo governo, in continuità con quanto fatto nella precedente tornata, sta portando avanti questi negoziati perché oggi le risorse ci sono. San Marino ce la sta facendo, alla faccia di chi gioca altre partite o segue altri disegni. Anche sul tema dello stato di diritto vedo che qualcuno prova a tifare affinché Strasburgo diventi qualcosa di diverso da quello che è, quasi un quarto grado di giudizio, dimenticando che noi stiamo facendo la nostra parte per rispettare i parametri internazionali. Invece di occuparvi seriamente dei rapporti del Greco, vedo che qualcuno preferisce ridere, ma è un riso che nasconde la verità: quel tipo di giustizia a voi piace. Noi invece ci preoccupiamo seriamente degli aspetti legati allo stato di diritto e, a tal proposito, voglio comunicarvi che stiamo varando un sistema per recepire le ventuno raccomandazioni del Greco. Alcune di queste riguardano direttamente anche voi consiglieri e il vostro ruolo. Tra le novità, introdurremo un nuovo percorso di consultazione pubblica che permetterà ai cittadini di accedere e partecipare quando nascono nuovi progetti di legge, proprio in osservanza a quanto richiesto dagli organismi internazionali. Lavoriamo sulla democraticità del nostro Paese integrando il sistema di consultazione sulla pagina del Congresso di Stato; nei prossimi giorni illustreremo in una conferenza stampa come funzionerà esattamente. Un’altra comunicazione importante riguarda l’ICE: domani partirà la convocazione dell’Osservatorio. Proprio stamattina ho incontrato l’ABS per definire tecnicamente come alimentare l’applicativo ICE con i dati bancari. Una volta varati i regolamenti, saremo pronti a partire, iniziando dal sistema del diritto allo studio. Questo ci permetterà di definire i livelli e valutare i dati che arrivano dalle dichiarazioni, strumenti che saranno fondamentali per costruire le prossime riforme o per rendere operative quelle già in discussione in queste settimane.

Marco Gatti Segretario di Stato: Io credo che questo Consiglio sia iniziato con molta tristezza e un eccessivo disfattismo. Abbiamo sentito parlare solo di disastri e di scenari catastrofici, ignorando completamente quella che è la realtà odierna di San Marino. Solo qualche settimana fa abbiamo concluso un’operazione di mercato straordinaria: quando qualcuno investe i propri soldi, significa che scommette sulla tenuta e sulla serietà di un Paese. Avevamo richiesto 350 milioni e abbiamo ricevuto offerte per oltre 20 volte quella cifra, arrivando a superare i 7 miliardi di richieste totali. E questo è successo nonostante fosse già nota la questione bulgara e nonostante l’investitore bulgaro avesse già annunciato azioni di disturbo sia verso il proprio governo che a livello di arbitrati. La risposta del mondo finanziario, di chi mette i propri capitali, è stata venti volte superiore alla nostra richiesta. Questo accade perché chi guarda i fatti oggettivi dall’esterno si rende conto che San Marino sta percorrendo con decisione la strada che ha scelto anni fa: quella della legalità, della trasparenza e dell’applicazione rigorosa del diritto internazionale e delle normative contro il riciclaggio e i reati finanziari. Questo è il lavoro che stanno facendo le nostre autorità in totale autonomia, ed è una medaglia che dobbiamo rivendicare con orgoglio. Questo ci dà una grande autorevolezza nel percorso di associazione con l’Unione Europea, perché dimostriamo di essere un Paese che non si piega di fronte alle minacce. L’accordo è fondamentale per noi, ma non ci piegheremo a nessuno. Se la minaccia è quella di dover trovare soluzioni politiche che interferiscano con le vie giudiziarie, beh, sappiate che il governo non lo farà mai. Mi pare che l’investitore ci stia chiedendo proprio questo: un’azione politica contro il tribunale. Noi abbiamo fornito spiegazioni trasparenti a tutti i Paesi europei, Bulgaria compresa, chiarendo come stiano realmente le cose. È vero che il dato politico oggi è che il governo bulgaro si è appena insediato, quindi il ritardo potrebbe essere effettivamente dovuto a una necessità tecnica di informativa per dare un nuovo mandato all’ambasciatore; lo scopriremo molto presto perché una simile necessità non può protrarsi a lungo. Ma il punto vero è capire cosa vogliamo noi per il nostro Paese: vogliamo uno Stato che adotta le leggi per poi derogarvi quando fa comodo a qualcuno, oppure un Paese che tutela la sana economia e la finanza in linea con gli impegni presi con la comunità internazionale e con l’Unione Europea? Noi passeremo al vaglio di valutazioni rigorose, specialmente per il protocollo finanziario e l’applicazione delle norme antiriciclaggio e di Basilea, così come stiamo già superando gli esami del Greco. Oggi siamo di fronte all’applicazione di norme che abbiamo introdotto noi stessi e di cui dobbiamo attendere l’esito giudiziario; di fronte a elementi sospetti, il sistema sammarinese ha avviato le verifiche necessarie ed è questa la risposta che un Paese serio deve dare. La miglior risposta che un governo può dare a un imprenditore è collaborare con le autorità competenti e rispondere alle rogatorie, non certo fermare le verifiche in corso. I mercati ci hanno premiato proprio per questo: per la nostra politica estera, per la tenuta dell’economia e per come la nostra imprenditoria sta reagendo alle criticità internazionali. Se continuiamo a dire che abbiamo mille problemi non siamo onesti e trasmettiamo ai cittadini una percezione completamente diversa da quella che si ha di noi all’estero. In questo momento bisogna fare squadra e decidere in che campo giocare: vogliamo stare con la Repubblica di San Marino che rispetta le norme europee e internazionali, o vogliamo stare nel campo di chi, dopo aver fatto un investimento su cui deve dare spiegazioni all’autorità, chiede al proprio Paese di intervenire politicamente per bloccare le indagini? Dal mio punto di vista la scelta è chiarissima: il governo sta a fianco delle proprie autorità perché crede nella correttezza del loro operato, poi saranno i giudici a decidere l’esito. La maggioranza ha già deciso da che parte stare, ora vedremo quale posizione sceglieranno gli altri.

Miriam Farinelli (Rf): Volevo dedicare questo mio intervento a un argomento che mi sta profondamente a cuore e che ritengo centrale per ogni nostra azione, sia dentro che fuori da quest’aula, in ogni momento della nostra giornata. Parlo dell’informazione perché, nei sistemi democratici, essa non è un semplice accessorio del funzionamento politico, ma svolge un ruolo essenziale e strutturale; è una condizione necessaria affinché la democrazia stessa possa esistere. Io penso che senza un flusso informativo libero, pluralista e realmente accessibile, i cittadini non siano messi nelle condizioni di formarsi opinioni consapevoli né di esercitare con pienezza i propri diritti politici. Secondo me, la sovranità popolare rischia di diventare qualcosa di puramente formale se non è accompagnata dalla possibilità vera e concreta di conoscere e valutare i fatti, le decisioni della politica e le diverse alternative disponibili. La democrazia non deve essere intesa soltanto come un meccanismo elettorale, ma come un processo continuo di partecipazione pubblica che dipende in maniera determinante dalla qualità del flusso informativo nella sfera politica. La libertà di stampa rappresenta una delle garanzie fondamentali e, attraverso i mezzi di comunicazione, svolge una funzione vitale di mediazione tra le istituzioni e i cittadini. Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che il ruolo dell’informazione può presentare delle criticità quando pochi soggetti, magari senza troppi scrupoli, arrivano a controllare una larga parte del sistema mediatico; questo compromette il pluralismo e propone una visione della realtà parziale, orientata da specifici interessi economici o politici. Anche il mondo digitale, con la sua estrema rapidità e la competizione costante, può finire per diminuire l’accuratezza delle notizie, diventando una minaccia concreta per il corretto funzionamento democratico. Quando i cittadini assumono decisioni basandosi su dati distorti o, peggio ancora, manipolati, è l’intero processo democratico a risultare indebolito. Io credo che i giornalisti abbiano una responsabilità enorme: il rispetto dell’etica professionale, la verifica rigorosa delle fonti e la distinzione netta tra fatti e opinioni sono elementi imprescindibili per costruire un’informazione credibile. Questi valori si trovano nel cuore del sistema informativo e, quando si esercitano la ricerca della verità e il rispetto dei fatti, non si seguono semplici tecnicismi, ma si creano le condizioni per rafforzare la fiducia pubblica. Il ruolo dell’informazione è centrale proprio perché costituisce lo strumento principale attraverso cui i cittadini possono esercitare i propri diritti. Nel nostro Paese, che è piccolo per dimensioni territoriali, l’informazione assume una funzione conoscitiva particolare perché permette un aggiornamento costante sui fatti pubblici, sulla sfera politica, sulle decisioni istituzionali e sulle principali questioni economiche e sociali. A San Marino c’è una maggiore vicinanza tra cittadini, istituzioni e operatori dell’informazione, il che favorisce una trasparenza che, seppur difficile, permette di conoscere meglio i propri rappresentanti. Purtroppo, però, queste stesse condizioni possono generare rischi di concentrazione del potere informativo e conflitti di interesse. I social media e le piattaforme online hanno ampliato enormemente l’accesso ai contenuti, ma hanno anche introdotto la diffusione della disinformazione e la difficoltà di distinguere tra fonti affidabili e non; è qui che il giornalismo professionale deve trovare spazio, garantendo qualità e trasparenza. Io penso che la sola garanzia della libertà di stampa non sia sufficiente per assicurare un sistema informativo sano. La concentrazione della proprietà dei media nelle mani di pochi privati, imprenditori o politici, rappresenta uno dei rischi più insidiosi, perché il pericolo che l’informazione venga piegata a finalità diverse dall’interesse pubblico è molto presente. Negli ultimi anni la diffusione delle fake news — notizie false o distorte costruite appositamente per manipolare l’opinione pubblica — è diventata una sfida enorme. La facilità con cui certi contenuti vengono creati e amplificati sui social, sommata alla difficoltà di distinguere le menzogne dalla verità, costituisce un processo preoccupante. La disinformazione non è un fenomeno nuovo, ma nell’era digitale ha acquisito una portata e un’efficacia senza precedenti. In conclusione, io credo che la qualità dell’informazione e quella della democrazia siano indissolubilmente legate: investire in un sistema libero, plurale e responsabile non è solo una scelta politica, ma una condizione fondamentale per affrontare le sfide del XXI secolo, e questo è un atto che dobbiamo al nostro popolo.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Io credo che la beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto sia stata convincere il mondo che lui non esistesse. Secondo me questa frase di Baudelaire, resa celebre dal film “I soliti sospetti”, è la sintesi perfetta della nostra società e dei rapporti umani. Risulta fin troppo semplice attribuire a una presunta entità esterna dei comportamenti che sono invece precisi atteggiamenti umani. Io penso che si stia beffando l’intera comunità facendole credere che non esistano confini netti tra la rettitudine e la moralità, o tra ciò che è bene e ciò che è male. I nostri comportamenti, gli atteggiamenti pubblici e certi comunicati stampa che cercano di cristallizzare univocamente un’idea sono la prova che non c’è alcun diavolo esterno a cui dare la colpa: i diavoli siamo noi stessi e i nostri atti sono il riflesso che lasciamo nello specchio. In questo ultimo periodo sono persuaso dall’idea che siamo davanti a un monumentale castello di menzogne, costruito non per necessità, ma per un bieco calcolo cinico di chi crede che la verità sia una merce scambiabile con il consenso facile. Lo schema del diavolo non è un errore tattico, ma l’ennesima strategia di sopravvivenza di un potere che ha perso la bussola morale. Ed ecco che scatta la reazione: si individua un obiettivo apparentemente secondario per sviare l’attenzione, come il comunicato del Pdcs sugli emendamenti al fine vita, usati solo per mettere in difficoltà la propria stessa maggioranza senza nemmeno citare l’opposizione. Ci si trincera dietro banali schermaglie ideologiche perché non si vogliono affrontare insieme i dossier importanti, e così si cambia argomento, mostrandosi come il “buon sammaritano” compassionevole mentre si cela una natura autoritaria. Si parla d’altro come se nel “regno di Tangentino” non fosse successo nulla, o peggio si straparla, come ha fatto Stefano Canti Segretario di Stato venti giorni fa riguardo alla chiusura delle indagini sulla vendita di Banca di San Marino e Starcom. Tutto questo accade mentre il negoziato con l’Unione Europea pare andare a farsi benedire proprio a causa dell’opposizione della Bulgaria. Abbiamo assistito all’inusuale scena di un Segretario di Stato che, oltrepassando il tempo consentito, ha voluto far sapere pubblicamente che le indagini sui “tagliagole bulgari” stanno per concludersi; è stato un atto voluto, proprio mentre Starcom annunciava un arbitrato internazionale contro San Marino. Quelle parole hanno una valenza extrapolitica e giovano a quegli ambienti sammarinesi, professionali e politici, che non vedono di buon occhio l’adeguamento all’Europa e preferiscono vivere nel torbido, brindando per l’ennesimo rinvio del 5 maggio. Il Segretario Canti è solo una pedina dello scacchiere come tante altre e le sue parole non sono state dettate da ingenuità politica; si innestano in questo contesto ibrido e sono assolutamente funzionali di un progetto di devastazione San Marino. In questo scenario si inseriscono strutture di una socialità abietta dove persino la violenza sui minori è trattata come un impiccio burocratico. È vomitevole vedere la politica delegare queste piaghe a commissioni tecniche, lavandosi le mani sulla pelle dei cittadini: è l’eutanasia della responsabilità politica per non guardare in faccia le vittime. La politica è pronta a litigare sulle risultanze per non affrontare i temi scottanti, e lo scontro sarà feroce senza che emerga alcuna responsabilità. Mentre il diavolo continua a far finta di non esistere, alcuni membri della maggioranza chiamano l’opposizione per illustrare il vero dossier: il cambiamento del regolamento consiliare. È paradossale che vi concentriate su questo ignorando i problemi sistemici; la priorità è diventata la riduzione dei tempi di intervento, alla faccia della commissione speciale per le riforme che doveva affrontare tutto collegialmente. La combinazione di riduzione dei tempi, “tagliola” e impossibilità di ripresentare emendamenti crea una pericolosa deriva di “democratura” alla Orban. Questo progetto rischia di trasformare il Consiglio in un organo di mera ratifica governativa, annullando il mandato del singolo consigliere. Applicare la ghigliottina in un contesto così piccolo è uno strumento liberticida e antidemocratico che toglie alle minoranze l’unico strumento di pressione rimasto: il tempo per illustrare le proprie ragioni. La forza di una democrazia si misura dalla capacità di includere le minoranze, non dalla velocità di approvazione; se questa proposta passa, il Consiglio cesserà di essere il cuore della Repubblica per diventare un ufficio di ratifica. In conclusione, il diavolo si è seduto tra noi, ha preso il microfono e ha chiamato “efficienza” la fine della nostra libertà. Chiudo sull’Unione Europea: siamo in una guerra diplomatica contro un privato cittadino bulgaro che mina la nostra sovranità, e io credo che voi l’abbiate sottovalutata un bel po’, come certifica il comunicato uscito poco prima dell’inizio di questo Consiglio.

Dalibor Riccardi (Libera): Io voglio fare un ragionamento serio partendo dal riferimento puntuale e preciso che è stato fatto all’inizio di questa sessione riguardo alla contingenza politica attuale. Per quanto riguarda la riserva che è stata posta dai parlamentari bulgari, la quale sta di fatto impedendo di procedere con il voto sul nostro percorso di associazione, io penso che il Segretario Beccari abbia esplicitato in maniera molto chiara, trasparente e puntuale quelle che possono essere le motivazioni. Chiaramente, se dovesse emergere che le ragioni sono diverse da quelle esposte, allora potrebbe cambiare anche il nostro modo e il nostro approccio verso la questione. Noi lo abbiamo ripetuto più volte e continueremo a farlo: per Libera questo accordo con l’Unione Europea è assolutamente cruciale per il futuro del Paese. Proprio per questo motivo, noi siamo fermamente a fianco del Segretario Beccari, del governo e della maggioranza nel perseguire questo obiettivo, e sosteniamo con grande forza il suo lavoro con l’auspicio di riuscire a portarlo a compimento il prima possibile. Io ho sentito diversi interventi dei colleghi dell’opposizione che, facendo giustamente il loro lavoro, si chiedono se in questo Paese vada davvero tutto bene e se la narrativa della maggioranza sia rispondente alla realtà. Secondo me non va tutto bene, ma credo anche che i numerosi dossier aperti nelle varie Segreterie dimostrino che si sta cercando di lavorare costantemente per trovare delle soluzioni concrete. Lo testimoniano gli atti che vengono portati avanti, a partire ad esempio dal tema dell’approvvigionamento e della transizione energetica, dove in questa legislatura sono stati fatti dei passi in avanti significativi e altri se ne stanno cercando di fare. Penso anche al fatto che all’interno di questo Consiglio Grande e Generale avremo la possibilità di valutare il progetto sul piano strategico territoriale. Questo piano cercherà di dare nuove soluzioni immobiliari aumentando l’offerta sul mercato, perché noi comprendiamo bene che oggi la situazione è ancora molto onerosa per molti cittadini; ci auguriamo che, aumentando l’offerta, si possa in qualche modo arrivare a un calo dei prezzi, sia per quanto riguarda gli affitti che per le vendite degli immobili. Oltre all’accordo di associazione con l’Unione Europea, vorrei citare anche il lavoro che il governo e la maggioranza stanno svolgendo sulla riforma in ambito scolastico. L’obiettivo è quello di implementare e aumentare gli indirizzi a disposizione della scuola secondaria superiore, e io sono convinto che questi nuovi slanci possano dare opportunità reali ai nostri giovani. Vorrei menzionare anche il lavoro fatto sulla riforma IGR; è un tema che potrebbe sembrare scontato ma non lo è affatto, considerando che la riforma precedente risaliva a molti anni prima. Questo intervento ha portato a un risultato tangibile, ovvero il miglioramento del rating del nostro Paese. La conseguenza diretta è che pagheremo meno interessi sul debito nei prossimi anni e avremo quindi a disposizione più risorse per fare investimenti nelle infrastrutture e sul territorio. Io penso che questi siano alcuni dei punti fondamentali sui quali siamo impegnati come governo e maggioranza. Vorrei anche rispondere a chi insinuava dei dubbi riguardo alla conferenza stampa in cui il governo ha dichiarato l’intenzione di continuare questa legislatura fino al 2029. Dal mio punto di vista la questione è molto chiara: se si portano a casa i risultati, per quanto riguarda me e la mia forza politica, non c’è alcun problema a proseguire fino al termine naturale della legislatura. È ovvio che, se i risultati dovessero stentare ad arrivare o non arrivassero affatto, ognuno sarà giustamente libero di fare le proprie valutazioni politiche. Secondo me i temi che riguardano altri contesti servono soltanto a strumentalizzare la situazione o a cercare di destabilizzare il quadro politico e giuridico attuale. Io penso che ogni tanto ci diamo la zappa sui piedi da soli con certi interventi che sento sia dentro che fuori da quest’aula. Come hanno richiamato anche gli Eccellentissimi Capitani Reggenti nel loro discorso inaugurale del mese scorso, al Paese servono altri modi di comunicare, di lavorare e di dare soluzioni reali. Io credo che questo governo e questa maggioranza si stiano impegnando seriamente per dare queste risposte; tutto il resto, secondo me, sono solo chiacchiere al vento che servono a poco o a nulla rispetto ai risultati e ai percorsi che dobbiamo perseguire per il bene del nostro Paese.

Lorenzo Bugli (Pdcs): Io penso che abbiamo trascorso sessioni consiliari intere, dedicando magari anche giornate specifiche a questi temi, ma non possiamo assolutamente permetterci di continuare a trascinare il dibattito solo su certi argomenti strumentali. Secondo me abbiamo bisogno di costruire perché, come è stato detto più volte e come hanno richiamato anche i giovani democratico cristiani nel loro recente comunicato stampa per la giornata dell’Europa, questo è senza ombra di dubbio il tempo dei costruttori. Serve senso di responsabilità: dobbiamo ammettere che non va tutto bene, che dobbiamo lavorare sodo e migliorare, ma soprattutto dobbiamo imparare ad ascoltarci davvero. Oggi c’è un aspetto di fondamentale importanza che va sottolineato e riguarda la questione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Nel corso degli ultimi due anni il nostro percorso è stato rallentato, proprio come spiegava bene il Segretario di Stato Luca Beccari, da Paesi come la Francia, la Spagna e la Germania, che hanno avanzato richieste di approfondimento e di chiarimento, presentando valutazioni tecniche e politiche complesse. Tutto questo è accaduto, ma è sempre avvenuto in maniera formale, trasparente e istituzionale.

Io credo che oggi, proprio perché ci troviamo davanti a un’assenza di chiarezza con la Bulgaria, quest’aula debba restare unita, proprio come ha saputo fare in passato votando tanti ordini del giorno all’unanimità. Invece di proporre ordini del giorno che sembrano voler quasi commissariare il Segretario, io penso che dovremmo invitarlo formalmente a intervenire per ottenere questo chiarimento necessario. Mi chiedo quale immagine si possa dare della Repubblica di San Marino se un Parlamento decide di volersi sostituire a un Segretario di Stato al quale sono stati dati mandati su mandati, sempre con piena fiducia e con la richiesta di proseguire con responsabilità per migliorare l’informazione e la divulgazione dell’accordo. È stato detto mille volte e io concordo con il consigliere Dolcini sul fatto che sia necessario lavorare ancora di più sulla comunicazione, ma è altrettanto vero che dobbiamo essere responsabili. Io trovo che sia davvero brutto, e lo dico con franchezza al collega Dolcini, sentire di un consigliere che magari va nelle TV di Stato estere a sostenere che a San Marino manchi l’informazione o che venga violato il senso democratico della partecipazione attraverso il referendum. Lo dico perché ci sono norme costituzionali precise che non permettono certe procedure e ci sono stati chiarimenti inequivocabili da parte del Collegio Garante che spiegano molto bene questa situazione. Quindi io dico che dobbiamo essere responsabili anche in questo: le critiche devono essere giuste e costruttive, ma devono soprattutto essere portate avanti con serietà, senza andare sulle trasmissioni estere a dire certe cose. In Commissione Affari Esteri, ogni volta che al Segretario sono stati chiesti dei chiarimenti, lui li ha sempre forniti con estrema puntualità. Chi mi conosce sa bene che io sono sempre stato un consigliere critico e abbastanza pungente, anche all’interno della mia stessa forza politica e nei confronti dello stesso Segretario, ma bisogna saper riconoscere la verità. In quest’aula, il Segretario di Stato Luca Beccari ha sempre lavorato con l’obiettivo di unire tutti e il lavoro svolto in Commissione Affari Esteri è l’esempio concreto di un lavoro sempre fatto con coordinamento e condivisione. Questo accade perché c’è senso di responsabilità. In quella Commissione riusciamo a lavorare bene, mentre in quest’aula a volte sembra che si debba strumentalizzare tutto solo per prendere una pagina o un titolo di giornale, dimenticando che quello che diciamo non deve essere utilizzato per i like, ma deve essere utilizzato per costruire con forza. Io ci tengo molto a dire queste cose perché l’accordo di associazione con l’Unione Europea è il dossier più importante per il Paese e noi lo dobbiamo custodire e portare avanti con estrema serietà.

Secondo me è brutto vedere il gioco politico di una forza di opposizione che arriva a chiedere le dimissioni del Segretario Beccari, accusandolo di una mancata incisività nella chiusura dell’accordo, quando quella stessa forza ha sempre sostenuto che l’accordo andava fermato o bloccato, chiedendo il referendum e opponendosi al percorso. Io vedo un’incoerenza totale in questo: dov’è finito il senso di responsabilità su questo tema? Dobbiamo essere seri e se vogliamo essere seri e abbiamo dei dubbi sulla posizione della Bulgaria, allora come Parlamento invitiamo il nostro Segretario — a cui abbiamo sempre riconosciuto fiducia negli ordini del giorno, oppure eravamo tutti ciechi e sordi in quei momenti in cui parlavamo — a chiedergli ufficialmente conto della situazione. Il Segretario lo ha sempre fatto e ha portato a casa risultati importanti con la Spagna, la Germania e la Francia quando hanno chiesto chiarimenti in più a San Marino; facciamolo anche per la Bulgaria e smettiamola di strumentalizzare un dossier sul quale tutto il mondo ci ascolta e sul quale dobbiamo assolutamente ritrovare quel senso di responsabilità che questo Consiglio ha sempre espresso.

Gaetano Troina (D-ML): Io avrei voluto intervenire partendo da altri temi, ma l’intervento del collega che mi ha appena preceduto impone assolutamente una risposta. Prima di tutto, voglio chiarire che non c’è nessuna incoerenza nella posizione di Domani Motus Liberi; noi da sempre diciamo di non essere contrari all’accordo di associazione, ma sosteniamo la necessità di conoscere l’opinione del popolo prima di procedere con la ratifica. Questa è forse la duecentomillesima volta che lo ripetiamo e, se servirà, lo diremo altre trecentomila volte affinché lo capiate e smettiate di raccontare cose non vere a questi microfoni. Detto questo, non siamo stati noi a chiamare la televisione tedesca a San Marino per farci fare un’intervista: ci hanno cercato loro perché evidentemente trovavano interessante la nostra posizione. Nel servizio hanno intervistato diversi concittadini che, se lo avete visto, hanno espresso molte perplessità. Se voi avete questa certezza viscerale che tutto il Paese sia assolutamente d’accordo a procedere in questo senso, io mi chiedo che problema abbiate a fare un referendum. Se siete così sicuri che tutto San Marino voglia l’accordo, fatelo; noi lo abbiamo detto tante volte che se si procederà con la firma, depositeremo il progetto di legge di iniziativa consiliare per indire il referendum, perché la legge ce lo consente. Noi aspettiamo quel momento perché il referendum lo vogliamo fare davvero. Firmate pure, noi ve lo chiediamo: firmate, così finalmente lo facciamo questo referendum. Mettiamola così, ma non dite mai che noi non vogliamo l’accordo di associazione tra San Marino e l’Europa, perché non lo abbiamo mai detto. C’è poi la questione della situazione bulgara. Si continua a ripetere che sia una faccenda tra privati che deve rimanere tale, ma è evidente che ormai abbia un impatto politico sia interno che internazionale, altrimenti non saremmo qui oggi a discuterne. Non è più una questione tra privati; forse è nata così, ma poi la politica, come spesso accade a San Marino, ci si è infilata dentro a gamba tesa facendo solo dei gran casini. Questa è la verità e io penso sia importante dirlo. Noi avevamo già annunciato e poi depositato nella seduta del Consiglio di marzo un’interrogazione alla Segreteria agli Esteri per chiedere chiarimenti sull’incontro avvenuto con un esponente del governo bulgaro proprio su questa situazione. Il Segretario ci ha risposto confermando l’incontro e ha scritto che nel corso di quei contatti istituzionali non sono mai emerse ostilità né chiusure formali nei confronti del percorso europeo di San Marino. Ha parlato piuttosto di un quadro di incertezze e di informazioni parziali che ha reso necessario fornire spiegazioni puntuali sul contenuto dell’accordo e sulle procedure europee. Ci ha spiegato che le interlocuzioni sono state improntate a una logica esclusivamente diplomatica e chiarificatrice, in coerenza con il sostegno all’accordo ribadito anche dal Parlamento Europeo. In pratica ci ha detto: “Ci ho parlato, va tutto bene, c’erano dei dubbi e glieli ho spiegati, è tutto a posto”. E allora, se le cose stavano così, come si spiega il voto del Coreper di qualche giorno fa? Qui c’è chiaramente qualcosa che non va. L’incoerenza ce la mettete voi, non siamo noi gli incoerenti; noi ci limitiamo a mettere in fila i fatti per come li state gestendo. Questi sono i fatti, tutto il resto sono solo enunciazioni di principio ed è bene che la gente lo sappia. Continuiamo a venire in aula e a sentirci dire che dobbiamo sperare che al prossimo incontro vada tutto bene, che non ci siano più problemi e che dobbiamo stare a vedere cosa succede. Il collega che è intervenuto prima ha detto che questo è il dossier più importante che abbiamo, eppure il governo cosa ci dice? Ci dice “speriamo, speriamo”, alzando quasi le braccia al cielo in attesa di un miracolo. Ma dov’è il lavoro politico e diplomatico per risolvere questo problema? Davvero speriamo che l’accordo di associazione ci cada dal cielo? Io mi chiedo a cosa serva la politica se questo è l’approccio. Purtroppo questo è lo specchio esatto dell’andamento politico di questo Paese negli ultimi mesi: si vive alla giornata, si aspetta di vedere cosa succede e poi si cerca di metterci una pezza. Io vorrei sapere quali sono tutti questi dossier aperti e così importanti che giustificano l’esistenza di questa maggioranza, perché quasi tutti i provvedimenti che avete portato in Commissione avevano un’utilità pubblica molto discutibile, a parte forse due o tre. L’ultimo intervento che avete presentato riguardava gli aiuti alle famiglie; noi abbiamo cercato di proporre dei miglioramenti, ma quasi tutte le nostre proposte sono state bocciate, forse ne avete presa qualcuna giusto per dire che avete ascoltato l’opposizione. Si è persa l’occasione di dare una risposta coraggiosa a un Paese che ne ha un bisogno estremo. Ci sono famiglie che non ce la fanno più, a cui non bastano più le briciole perché non riescono a pagare le bollette o a sostenere il costo della spesa. I prezzi nei supermercati sono quasi raddoppiati e io mi chiedo come faccia la gente a vivere. Queste sono le risposte che diamo? E poi venite qui in aula a dirci che non possiamo perdere tempo a parlare del caso del pedofilo o di altre questioni gravi perché facciamo perdere tempo al Paese? Ma che modo è di ragionare? Se ci sono problemi gravi bisogna parlarne e risolverli. Il punto è che voi venite qui a risponderci a parole ma non risolvete nulla. Ho visto che è stata depositata la relazione della commissione tecnica amministrativa, ma temo che rimarrà chiusa in un cassetto finché non succederà qualcos’altro. Queste sono le soluzioni che date al Paese, bella roba davvero. E poi leggo che un’altra priorità è la modifica del regolamento consiliare per tagliare i tempi degli interventi; siccome le opposizioni sono troppo fastidiose e vi fanno perdere tempo a discutere di cose poco interessanti, allora preferite toglierci la possibilità di parlare. Certe cose è meglio che non si dicano, secondo voi, e allora meglio dare solo tre minuti di tempo così dobbiamo stare più stretti. È questo il vostro modo di far funzionare una democrazia? In tutto questo, con le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, c’è anche la questione dell’approvvigionamento energetico. Io non ho ancora notizie ufficiali su cosa stia succedendo a Brescia: l’impianto lo stanno costruendo o va tutto bene? Speriamo che anche qui cada dal cielo un impianto già pronto che porti energia a San Marino, ma tra quanto tempo succederà? Voi non vi rendete conto che questo è il modo in cui state gestendo il Paese, mentre noi dovremmo stare qui a dirvi “bravi”. Non ci convocate mai per un confronto sui temi di interesse rilevante; portate tutto qui all’ultimo minuto, spesso vediamo gli emendamenti all’ultimo secondo senza che vengano nemmeno spiegati, tanto la maggioranza vota e la legge è fatta. Questo è, purtroppo, il funzionamento del Consiglio oggi.

Nicola Renzi (Rf): Io sono sinceramente stupito perché veniamo in quest’aula e la maggioranza ci fa pure la lezione, dicendoci quello che dovremmo dire, quello che non dovremmo dire e quali comunicati stampa siano opportuni o meno. E ora volete pure modificare il regolamento consiliare così non parliamo più per niente e avrete finalmente raggiunto il vostro obiettivo. Secondo me questo non è l’approccio migliore, specialmente da parte di alcuni membri del Congresso di Stato. È sotto gli occhi di tutti che siamo davanti a una battuta d’arresto, l’ennesima di una serie, come quella del “clarifying addendum” che è stata pesantissima. In quel momento noi abbiamo chiesto, e credo sarebbe opportuno farlo più spesso, di smetterla con queste Commissioni Finanze segrete; dovremmo invece iniziare a discutere apertamente in questo Parlamento di quale debba essere il futuro del nostro sistema bancario e finanziario e di quali debbano essere le modalità di regolazione in virtù dell’accordo di associazione, ma voi preferite sempre il segreto. Oggi siamo di fronte a un altro blocco e intanto abbiamo visto persone andare alle serate pubbliche organizzate dal Segretario. Sono tre anni che ci dite che l’accordo di associazione sta per arrivare. Io le chiedo, caro Segretario Beccari, le abbiamo mai chiesto ossessivamente la data della firma? Vada pure a rivedere le nostre dichiarazioni. Oggi ci dite che dobbiamo aspettare il 20 maggio e noi aspettiamo, restando fiduciosi e speranzosi che il risultato si possa ottenere al di là di ogni gioco politico o retropensiero. Voi però venite in aula a chiederci addirittura da che parte stiamo; questa mi sembra davvero una bella pretesa e cerco di spiegarvi perché. Noi stiamo dalla parte dei sammarinesi liberi, di quelli che credono nei diritti uguali per tutti e che non si fanno intimidire; stiamo con chi è fiero della propria libertà di dire ciò che pensa, un diritto che purtroppo in questo periodo sembra vacillare. Mi pare che oggi vengano premiati solo quelli che diffondono fake news o bugie studiate ad arte per infangare l’avversario, mentre chi prova ad argomentare con spirito di collaborazione viene sistematicamente attaccato. Noi stiamo dalla parte di quei sammarinesi che credono davvero nella libertà e non nelle concessioni che voi cercate di alimentare. Riguardo ai condizionamenti esterni, io ho dovuto affrontare certe situazioni quando ero al governo: quando abbiamo allontanato certi personaggi, uscivano puntualmente articoli sui giornali italiani per attaccarmi. Mi chiedo se anche allora tutti abbiano fatto quadrato intorno alle istituzioni; purtroppo ricordo che qualcuno quei condizionamenti esterni li prendeva e li usava qui dentro per screditarmi, e questo me lo ricorderò per sempre. La verità poi, come sempre, viene fuori. Io penso che nessun politico, dal primo all’ultimo, debba mai andare dai giudici a fare pressioni a causa di condizionamenti esterni, ma purtroppo i condizionamenti peggiori ce li mettiamo noi, quelli interni. Si potrebbe fare una carrellata di esempi, come la relazione sui bulgari che ci ha letto il Segretario Canti, spiegandoci che questi soggetti già nel 2023 facevano cose allucinanti in altri Paesi. Peccato però che mentre stavate cercando di metterceli in casa, il Segretario Canti non abbia scritto nulla; avremmo preferito che ce lo dicesse prima invece di scriverci una relazione “ex post” su come usassero strumenti di distruzione di massa per i loro scopi. E poi sentiamo il Segretario affermare, per ribadire lo stato di diritto, di sapere lui quando finiranno le indagini, indicandoci addirittura la data di fine maggio. Ma vi sembrano cose normali queste? Vi sembra che facciano bene al Paese? Mi ricordo anche quando ci sono state le linee del partito di maggioranza, il PSD, con il “pollice alzato” del Segretario Belluzzi che ora viene qui a farci la morale. Ricordo la vignetta sulla “maggioranza bulgara”, una cosa simpatica che dimostra l’alto standing diplomatico che il Segretario Beccari porta nei confronti della controparte. Abbiamo sentito anche del Segretario Gatti che è andato più volte alle riunioni per dire che bisognava assolutamente vendere quella banca e abbiamo letto le lettere che il presidente dell’Ente Cassa di Faetano ha scritto a tutti i soci. Quello che mi fa veramente arrabbiare è che, di fronte a un atteggiamento equilibrato che abbiamo cercato di tenere, voi venite qui a farci la morale. Ma con che faccia lo fate? Io a vari consiglieri di maggioranza che mi chiedevano come sarebbe andata ho sempre detto che quella vendita non sarebbe mai dovuta andare in porto, perché era una realtà troppo grande da maneggiare per la nostra Repubblica. In un comunicato abbiamo scritto chiaramente che la vendita della banca è una questione privata, ma abbiamo chiesto al governo — e questo possono farlo solo il Segretario alle Finanze e quello agli Esteri — che questa trattativa non metta a rischio il percorso di integrazione nell’Unione Europea. Questa è stata la nostra posizione e, nonostante ciò, voi venite qui a farci le prediche in aula. È veramente meraviglioso. Per concludere, caro Segretario Belluzzi, io le dico che il Paese va avanti nonostante lei e nonostante questo governo, non certo grazie a voi. Questa è la piccola cosa che ancora non siete riusciti a capire.

Sandra Stacchini (Pdcs): Io vorrei fare un riferimento al dibattito che si è generato fuori e dentro quest’aula riguardo al rollover del debito pubblico, un tema che secondo me merita un approccio serio, concreto e soprattutto libero da letture ideologiche o da riflessi automatici di contrapposizione politica. Qui non stiamo facendo propaganda, stiamo discutendo della credibilità internazionale della Repubblica di San Marino. I fatti ci dicono una cosa molto chiara: i mercati hanno dato fiducia al nostro Paese, non alle semplici parole o agli slogan. Alla richiesta di 350 milioni di debito è seguita una domanda pari a 7,5 miliardi di euro, raggiungendo un tasso inatteso del 3,625% rispetto al 5% che avevamo ipotizzato nel bilancio di previsione e inferiore di tre punti rispetto alla precedente emissione. Questo è il punto politico centrale. C’è chi continua a portare avanti una narrazione disfattista di un San Marino isolato, senza prospettive e incapace di attrarre fiducia, ma oggi i risultati certificano l’esatto contrario. Il nostro “sistema Paese” è considerato credibile dagli investitori che fanno a gara per acquistare il nostro debito e che d’ora in poi saranno disposti ad acquistare anche titoli con scadenze più lunghe. Non è un risultato casuale, ma il frutto di un lavoro lungo e difficile fatto di stabilizzazione dei conti, di riforme e di rapporti internazionali ricostituiti. È un risultato che deriva da un miglioramento del rating che ci vede a un passo dal giudizio “A”, da una maggiore trasparenza e da una gestione del debito moderna. Secondo me le critiche dell’opposizione su questo punto mostrano tutti i loro limiti: uno Stato serio non elimina il debito con gli slogan, ma lo gestisce in modo sostenibile e credibile. Poter emettere titoli a condizioni favorevoli significa poter programmare e governare la finanza pubblica con strumenti ordinari e riconosciuti a livello internazionale. Quando i mercati ci premiano, stanno guardando alla stabilità istituzionale del Paese e alla capacità della politica di assumersi delle responsabilità. Trovo francamente poco utile quella parte del dibattito che sembra quasi tifare contro il Paese pur di colpire il governo, perché se ogni risultato positivo viene svalutato per convenienza politica, il messaggio che mandiamo all’esterno è quello di un Paese che non crede nemmeno in se stesso. Noi invece dobbiamo avere l’intelligenza di distinguere il confronto politico dall’interesse nazionale. Una parte dell’opposizione insiste sul fatto che dovremmo raccogliere capitali esclusivamente all’interno del Paese, ma per uno Stato piccolo affidarsi a un solo canale crea vulnerabilità. Un debito solo interno drena liquidità alle banche, può ridurre il credito a famiglie e imprese e presenta un’elevata concentrazione del rischio. La nostra strategia punta a diversificare il credito per ottenere condizioni migliori ed evitare shock di liquidità, costruendo gradualmente un mercato domestico senza sovraccaricarlo. Ciò che ritengo utile è costruire una distribuzione delle scadenze nel tempo per evitare picchi di rimborso. I risultati raggiunti non ci fanno dimenticare i problemi, le sfide restano enormi: dobbiamo consolidare la crescita, garantire la sostenibilità del welfare e rafforzare la competitività del sistema bancario. Ma proprio perché queste sfide esistono, avere accesso ai mercati rappresenta un vantaggio strategico fondamentale. Per troppo tempo San Marino ha vissuto in una logica difensiva e quasi impaurita; oggi dobbiamo avere la maturità di comportarci come uno Stato europeo moderno. La fiducia non si improvvisa, si conquista, e quando arriva va difesa. Per questo il mio giudizio su questa operazione è assolutamente positivo: dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta e porta più credibilità e autorevolezza alla nostra Repubblica.

Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Io voglio ricordare solo due cose al consigliere che mi ha citato. La prima è che per prendersi il merito di aver fatto cessare un’esperienza così negativa come quella del governo di cui lui ha fatto parte, ci vuole davvero un coraggio incredibile e una faccia tosta notevole. La seconda cosa che voglio ricordare è una chiacchierata che feci con il consigliere Zeppa proprio all’inizio di quella legislatura; io non ero stato eletto e lui giustamente mi criticava politicamente. Io gli risposi semplicemente che non ero stato eletto, che la cittadinanza mi aveva giudicato e che io accettavo quel giudizio. Bene, lei può raccontare quello che vuole, ma io mi sono sottoposto al giudizio della cittadinanza e sono stato nominato Segretario di Stato in ambiti su cui lei ritiene sempre di poter pontificare, come l’istruzione e la cultura. La cittadinanza, mi dispiace per lei, ha dato un giudizio molto diverso dal suo. Le voglio solo ricordare questo: io, come personaggio politico, mi rimetterò sempre al giudizio dei cittadini e non certo al suo.

Matteo Casali (Rf): I dossier di più stringente attualità politica corrono purtroppo il rischio di far passare sotto traccia temi decisivi e cogenti per la popolazione, già gravata dai problemi dell’inflazione, del caro vita e dell’erosione del potere d’acquisto dei salari. Di tutto questo il governo, troppo impegnato nella narrazione del “va tutto bene”, non si occupa affatto. Prendo spunto dall’ultima risposta a un’interpellanza del gruppo di Repubblica Futura per tornare a parlare di energia e di misure di tutela di fronte all’incombente crisi energetica. È ormai conclamato che a San Marino non esista un piano strutturato e condiviso per l’approvvigionamento energetico; pare si proceda alla giornata, come sostenuto ormai anche da parti della società civile produttiva. Abbiamo interrogato il governo sulle scorte, sui piani di approvvigionamento di beni di prima necessità e farmaci, e a che punto sia la realizzazione del famoso impianto fotovoltaico bresciano. Dalla risposta emergono elementi emblematici di una desolante mancanza di orientamento: le scorte di carburante assicurerebbero circa tre mesi di attività per i mezzi pubblici, ma non pare siano stati previsti piani di contingentamento per i privati cittadini. Il piano per i beni di prima necessità e i farmaci è, secondo il governo, ancora fumosamente allo studio. Per quanto riguarda il gas naturale, l’esecutivo sembra più fiducioso nel sistema di stoccaggio italiano di quanto lo sia l’Italia stessa, il cui governo non esita a mostrare preoccupazione e a cercare forniture alternative. Verso quel partner andrebbero ricercate sinergie concrete, perché la logica del “vuoi che un po’ di gas non ce lo assicurino” purtroppo non funzionerà. A dire la verità, pare proprio che nemmeno il “clarifying addendum” abbia giovato a qualcosa. Trovo sconcertante la risposta sull’esposizione dell’AASS alle variazioni di costo della materia prima: si sostiene che l’azienda non sia sottoposta a rischi perché la tariffa indicizzata scarica i maggiori costi sempre e comunque sull’utente finale. In altre parole, il rischio è tutto in capo al cittadino e lo Stato non entra in gioco. C’è poi una nota di colore: a fronte di dati che vedono le auto elettriche o ibride immatricolate nel primo trimestre del 2026 pari al 42% del totale, lo Stato possiede un parco auto di sole quattro vetture elettriche; non mi sembra un granché come esempio di transizione verso una mobilità sostenibile. Ma l’elemento più grave riguarda l’appalto per il parco voltaico bresciano: opere per circa 5,5 milioni di euro più IVA, soldi pubblici, che sarebbero state affidate dalla società Atlas Solar 12, controllata dall’AASS, a un’impresa italiana. È lecito chiedersi in base a quale norma e con quali garanzie per la collettività siano state affidate queste opere, che sono tra le più costose realizzate dallo Stato negli ultimi decenni. Il governo, invocando una presunta flessibilità, vuole in realtà avere sempre le mani libere; è gravissimo se, con lo stratagemma della società privata, si fosse arrivati a sdoganare l’affidamento di opere pubbliche milionarie senza gli obblighi previsti dalle leggi sugli appalti. Infine, una riflessione telegrafica sui temi dell’accordo UE e della giustizia. La sequenza di rinvii della finalizzazione dell’accordo sta diventando politicamente insostenibile per questo governo. Che l’ennesima impasse sia dovuta al cambio di governo di un Paese membro o all’opposizione per i nostri fatti giudiziari, trovo preoccupante che la nostra politica estera non sia in grado nemmeno di intuirlo e debba solo attendere gli eventi. Di certo non giova alla nostra immagine la decisione dell’esecutivo — che smentisce autorevoli voci di maggioranza — di ricorrere alla Grande Camera per le sentenze avverse pronunciate dalla CEDU. L’incauta decisione di chiedere il rinvio passa per un primo incarico di 24.000 euro a un avvocato italiano che, da prime verifiche, parrebbe esperto di altro e non di diritti umani. Questo compenso è destinato alla sola richiesta di rinvio, con buona pace dell’Avvocatura dello Stato e dei professionisti sammarinesi, ritenuti evidentemente non in grado di svolgere il compito. Tra offese al giudice sammarinese della Corte e azioni giudiziarie dall’esito improbabile, lo Stato di San Marino non sta degnamente rappresentando se stesso e temiamo che questo atteggiamento non aiuti affatto la conclusione dell’accordo di associazione.

Gerardo Giovagnoli (Psd): Io penso che la vera chiave di lettura di questo momento, che purtroppo si trascina ormai da diverse settimane, sia la profonda asimmetria in cui la Repubblica di San Marino è costretta a muoversi. Mi riferisco al fatto che noi ci troviamo ad agire in un ambito dove, all’interno delle riunioni in cui si valutano le vicende relative all’accordo di associazione, noi fisicamente non siamo presenti. È importante chiarire questo punto perché spesso, nell’informazione che circola, si fanno degli errori: non siamo affatto di fronte a un’interruzione del percorso, ma piuttosto a una mancata presa in carico definitiva della decisione sulla firma, e sono due cose profondamente diverse. Tutto questo succede in sedi di riunione come il Council Working Party o il Coreper; proprio perché in quegli organismi San Marino non è presente, così come non lo è Andorra, ci viene a mancare l’informazione principale, ovvero il motivo reale per cui la questione sia rimasta in sospeso. In passato abbiamo avuto il caso della Francia, dove il Presidente si era espresso con una lettera mettendo al centro una questione tecnica; successivamente c’è stata la Spagna, con vicende politiche che però non riguardavano l’accordo di associazione; e ancora la Germania, dove era chiaro che andasse completato un passaggio nelle loro istituzioni. Ecco, questa volta l’elemento che ci sta trattenendo viene indicato nella Bulgaria, ma senza che sia stata esplicitata una motivazione chiara. Secondo me questo è il primo dato di fatto da considerare: non essendoci una motivazione ufficiale, non possiamo fare altro che delle ipotesi, ma su questo terreno il gioco politico diventa pericoloso perché si innescano dei ragionamenti che rischiano di far deragliare la nostra discussione verso accuse ipotetiche tra le varie parti. Io credo che in questo stato di incertezza non si possa pensare di agire con l’accetta, come invece facciamo di solito tra di noi; non si può forzare la mano perché qui parliamo di diplomazia e di rapporti tra governi, un ambito che richiede un atteggiamento responsabile proprio come quello che è stato mantenuto oggi. Se facciamo un’operazione verità, dobbiamo dirci che questo è un percorso che dura da quasi quindici anni e che non può essere messo in discussione da una vicenda come quella della mancata autorizzazione al finanziamento di una banca. Secondo me non può essere questo a bloccare tutto, anche perché sarebbe totalmente incongruente e contraddittorio: il percorso di associazione all’Unione Europea va esattamente nella direzione di essere più conformi alle regole europee, e credo che gli altri paesi interlocutori rimarrebbero sorpresi se noi venissimo frenati proprio da un Paese che solleva un caso bancario. Noi abbiamo fatto un accordo di associazione proprio perché vogliamo andare verso la legalità europea e questo significa che, anche nei casi che riguardano le banche, le regole devono essere rispettate. Ma attenzione: non intendo le regole della politica, mi riferisco alle regole della giustizia, e su questo punto noi non possiamo assolutamente cedere. Mi fa piacere notare che molti lo hanno ribadito, anche dai banchi dell’opposizione, riconoscendo che le due cose viaggiano su piani diversi. Per questo motivo io penso che il riferimento fatto dal Segretario di Stato Luca Beccari non potesse essere di natura diversa: in questo momento si devono confermare gli impegni politici e gli obiettivi principali, che rappresentano il traguardo maggiore di questa legislatura. Dobbiamo farci carico di questa situazione asimmetrica agendo con cura dal punto di vista diplomatico, sapendo che gli organismi internazionali che finora ci hanno dato fiducia non hanno mai sollevato dubbi sul merito dell’accordo o sulla posizione del Paese. Io credo che la posizione di chi blocca l’accordo ad altri due Stati a causa di un investimento che non è andato in porto sia, dal punto di vista diplomatico, molto difficile da sostenere. Il nostro unico compito è verificare che le nostre leggi siano compatibili con gli standard internazionali e assicurarci che vengano rispettate internamente; non possiamo chiedere di più al Segretario di Stato, al governo o alla magistratura. Quella che alcuni leggono come una debolezza è in realtà un indice di grande forza: il fatto che la politica non intervenga con discrezionalità su questioni giudiziarie di questa natura è un segno di maturità che non è accaduto spesso nei decenni scorsi. Io credo che questo ci venga riconosciuto dagli altri Paesi: oggi hanno a che fare con una San Marino diversa, che non può essere tenuta per il bavaglio o condizionata dal fatto di tenere sospeso un investimento di qualche milione di euro. Io penso che la nostra destinazione rimanga assolutamente confermata: l’obiettivo è e deve restare l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Semmai, proprio in questo momento di incertezza, dovremmo confermare con ancora più forza tutti gli impegni che il governo si è assunto, non solo per la firma in sé, ma per la trasformazione profonda del Paese, così da essere realmente pronti e in linea con quello che sarà il nostro prossimo status di Stato associato. Tutto sommato, credo che l’impostazione data finora — e lo dico guardando anche al contributo della minoranza — confermi che oggi siamo un Paese molto diverso rispetto a quello di qualche decennio fa. In passato, al sorgere di problematiche simili, accadevano dei disastri che finivano per bloccare completamente ogni processo di evoluzione del sistema; oggi, invece, questo non sta avvenendo e il Paese dimostra una maturità diversa. Secondo me il governo deve andare avanti con decisione su questa impostazione. Io faccio il parlamentare e intendo continuare a svolgere il mio ruolo qui, nel mio Parlamento, senza andare a chiedere ad altri parlamenti stranieri cosa ne pensino delle nostre scelte o del nostro percorso.

Michela Pelliccioni (indipendente di minoranza): Io utilizzerò questo spazio in comma comunicazioni per fare alcune brevi considerazioni sull’argomento principale di oggi, ovvero lo stop che si è verificato nel percorso di associazione all’Europa. Ho ascoltato con molta attenzione le parole del Segretario Beccari, e un passaggio mi ha colpito in particolare: quando dice che siamo un Paese con una grande ambizione, che l’entrata nel percorso europeo è una priorità nazionale e che questo è un obiettivo condiviso da tutti. Io però, Segretario, voglio chiederle se lei sia davvero così sicuro di questa unanimità. Personalmente, per una serie di motivi che andrò a spiegare, non sono affatto certa che questa sia la priorità di tutti in questo momento, e forse non lo è stata nemmeno in passato; non sono sicura che tutti abbiano capito fino in fondo la portata di un evento così epocale per la nostra Repubblica. O forse, al contrario, l’hanno capito fin troppo bene e proprio per questo, per altre motivazioni, hanno deciso che non deve essere la loro priorità. Ho sentito critiche anche costruttive e capisco la preoccupazione di dover comprendere questo passaggio delicato, ma trovo davvero curioso che a chiedere la testa del Segretario Beccari siano proprio quelle forze politiche che attualmente non trovano una propria collocazione nel casellario politico; lo ritengo un fatto singolare che mi ha colpito molto. In particolare, mi ha colpito un comunicato stampa in cui, tra le varie proposte avanzate dai promotori, si suggerisce addirittura di presentarsi davanti alle autorità europee per dire che San Marino si ritira. Arrivati a questo punto del negoziato, l’idea principale sarebbe quella di ritirarsi dal percorso di associazione? Mi sembra quasi una barzelletta, soprattutto se consideriamo che l’obiettivo delle forze politiche dovrebbe essere la cura della cosa pubblica; elementi vitali come il rating e il debito pubblico sembrano venire meno nelle considerazioni di chi propone simili ritirate. Venendo al punto centrale, ovvero la riserva posta dalla Bulgaria, io voglio conoscere le motivazioni reali prima di esprimere qualsiasi considerazione, anche critica, nei confronti del Segretario Beccari. Mi rifiuto categoricamente di fare il gioco di chi cerca di intraprendere la strada della confusione, cercando l’ennesimo intreccio tra la politica e il mondo degli affari. Mi sembra una cosa abbastanza evidente, basta guardare il comunicato stampa apparso poco prima dell’inizio del Consiglio su un famoso sito: credo che quel testo voglia trascinare ancora una volta quest’aula in una spirale di incertezza e noi dobbiamo assolutamente evitare di creare questa confusione. Non posso però non evidenziare che purtroppo ci sono degli schemi che si ripetono ciclicamente: da una parte c’è il percorso UE, dall’altra la sostenibilità del mondo finanziario con il delicato passaggio della vendita di una banca di sistema. Mi chiedo come mai, in un momento così delicato in cui sono in corso trattative per mettere in sicurezza un istituto rispetto a una vendita, esploda puntualmente del clamore mediatico proprio a ridosso dell’inizio del Consiglio e in concomitanza con questo rallentamento del percorso europeo. Non vorrei che qualcuno dimenticasse che è successa la medesima cosa a ottobre, quando in un momento altrettanto critico si cercò di creare panico sul sistema e sui correntisti. Noi dobbiamo farci delle domande serie e su questi fatti, che io credo non siano affatto casuali, andrà fatta un’opportuna chiarezza. La politica ha già scelto di muoversi e in questa seduta consiliare porteremo a termine il primo passo con l’istituzione di una commissione d’inchiesta; certe risposte dovranno essere date per quanto riguarda la competenza politica. Tuttavia, è fondamentale non perdere di vista l’obiettivo principale: portare in sicurezza il Paese e uscire da logiche che appaiono fin troppo evidenti. Non so se il rischio maggiore si nasconda dentro o fuori da quest’aula. Riguardo all’ordine del giorno presentato, pur comprendendo l’intento di avere chiarezza, io penso che dobbiamo difendere la dignità di San Marino come Stato sovrano. In questo momento bisogna mantenere la barra dritta e aspettare che sia la Bulgaria a dare risposte ufficiali ai membri dell’Unione Europea; una volta avute quelle motivazioni, faremo le nostre valutazioni. Fare confusione tra i piani oggi sarebbe un grandissimo autogol; l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è andare “in ginocchio” da qualcuno a chiedere spiegazioni quando ancora non conosciamo le motivazioni ufficiali, che noi auspichiamo siano assolutamente logiche e di natura tecnica. Attendiamo quindi queste risposte, consapevoli che anche Andorra sta facendo il nostro medesimo percorso e che tutti gli Stati membri dovranno avere dei chiarimenti sui tavoli preposti.

Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Io vorrei innanzitutto ringraziare il Segretario Beccari e ribadire con forza la validità dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Non deve assolutamente passare il messaggio che questo accordo non abbia il valore che effettivamente possiede; quasi tutte le forze sociali e la maggior parte delle componenti del Paese lo vogliono, e questo è il miglior indice della sua importanza. Concordo con chi ha detto che dobbiamo aspettare il 20 maggio: il Consiglio sarà ancora convocato, quindi vediamo cosa succederà senza lasciarci andare a facili allarmismi. Una settimana non cambia la sostanza delle cose, anche se chiaramente avremmo preferito avere già la firma ufficiale. Dobbiamo attendere l’esito del Coreper, che è il comitato formato dagli ambasciatori dei 27 Paesi membri dove San Marino, non facendo parte dell’Unione, non può essere presente. Noi possiamo solo aspettare quello che questo comitato deciderà, ma voglio ricordare che l’iter negoziale ha subito un’accelerazione straordinaria proprio sotto la guida della Segreteria Esteri del Segretario Beccari, dopo anni e anni di lavoro che hanno coinvolto molti Segretari prima di lui. Bisogna darne atto: il fatto che ci siano riserve, per la maggior parte tecniche, non può dipendere più di tanto da noi. Cerco sempre di essere positiva e di mettere in evidenza quello che nel Paese sta andando bene, soprattutto sui temi economico-finanziari. Faccio riferimento al rollover del debito. Guardate, proprio scartabellando tra le mie scartoffie per venire in Consiglio, ho trovato un notebook di tre anni fa, del 13 maggio 2023, quando discutemmo i decreti per le emissioni del debito pubblico. All’epoca ce ne dissero di tutti i colori: che avevamo messo il cappio al collo al Paese e che non sapevamo cosa stavamo votando. Il tempo è galantuomo: se l’altra volta parteciparono 143 investitori, stavolta a fronte di 350 milioni richiesti abbiamo avuto offerte per 7 miliardi e mezzo. La proporzione parla da sola. La sostenibilità del debito è uno dei parametri principali per il Fondo Monetario Internazionale e il debito interno, purtroppo, non era in grado di dare le risorse necessarie per far ripartire l’economia dopo la situazione disastrosa di anni fa. Non è vero che va tutto male o che sbagliamo tutto; chi ci ascolta deve avere contezza dei risultati positivi, come il miglioramento del rating sovrano che significa maggiore affidabilità e credibilità del sistema economico-finanziario. Se il rating migliora, i costi a carico del bilancio dello Stato diminuiscono, a beneficio di tutti i cittadini. I dati confermano che San Marino è in crescita: confrontando il primo trimestre del 2026 con i tre anni precedenti, spicca l’aumento della forza lavoro, delle imprese e dei lavoratori. Questo è fondamentale anche per mantenere in equilibrio il rapporto tra pensionati e lavoratori e garantire il pagamento delle pensioni. Il mercato sta andando bene, specialmente nel manifatturiero, e l’accordo di associazione sarà vitale per consolidare questo benessere, non solo economico ma anche sociale e culturale.

Antonella Mularoni (Rf): Io non ribadirò le considerazioni già espresse dai miei colleghi di Repubblica Futura che hanno parlato prima di me, ma vorrei entrare più nel dettaglio di alcune questioni che mi lasciano un attimo perplessa. Faccio un appello al Segretario Beccari: nell’ultima Commissione Esteri, quando lei ha elencato gli ostacoli che potevano ancora rappresentare un problema per la firma dell’accordo — un obiettivo che a noi sta moltissimo a cuore e su cui abbiamo puntato anche in campagna elettorale — lei non ha menzionato minimamente la Bulgaria, dandola quasi per scontata. Non le nascondo la nostra sorpresa, perché già a livello di Parlamento Europeo c’erano state delle avvisaglie. È vero che il parlamento bulgaro era sciolto, ma nel Coreper siedono i rappresentanti dei governi; pensiamo all’Ungheria, che nonostante le elezioni recenti non ha sollevato problemi. Noi non vorremmo che foste rimasti gli unici a pensare che non ci sia un collegamento con la vicenda di Banca di San Marino. Purtroppo tutti gli indicatori ci dicono che un legame c’è; si tratta di una vicenda che vi siete creati da soli e che avete gestito dall’inizio alla fine. Se oggi siamo a questo punto perché abbiamo fatto entrare nel Paese soggetti troppo “forti” per noi che hanno poi creato dei problemi, la responsabilità è interamente della vostra gestione. Spero che anche il Segretario alle Finanze inizi finalmente a riconoscere le sue responsabilità. Noi vorremmo che di qui al 20 maggio non si stesse semplicemente ad aspettare dicendo “speriamo che stavolta vada bene”. Riusciamo ad attivare la diplomazia? La nostra missione a Bruxelles ha chiesto chiarimenti all’ambasciatore bulgaro? Abbiamo il diritto di sapere se ha ragione lei a dire che è solo una questione legata all’insediamento del governo bulgaro o se la ragione sia un’altra, perché la politica deve sapersi attrezzare. Chiedo inoltre: l’Italia cosa ne pensa di quello che sta succedendo? Ci sta aiutando? L’Unione Europea considera l’Italia il suo referente naturale per i rapporti con San Marino e mi sarei aspettata qualche informazione in più su queste interlocuzioni. Noi dobbiamo rimuovere ogni ostacolo sul piano istituzionale e cercare tutte le alleanze possibili affinché l’accordo vada in porto bene e presto. Se la vostra sottovalutazione porterà a un altro esito negativo a giugno, allora il governo dovrà andare a casa. Al Segretario alle Finanze vorrei dire che nessuno contesta il successo tecnico della collocazione del debito, ma le nostre preoccupazioni restano intatte. Quando fai debito pubblico sei meno libero perché sei nelle mani di chi ti dà i soldi; abbiamo i cassetti pieni di soldi altrui che dovremo restituire, e intanto voi li state spendendo male e senza remore. Penso ai Tavolucci, dove i lavori sono stati definiti “fatti benissimo” ma ad ogni soffio di vento bisogna transennare tutto; possibile che debba sempre pagare Pantalone? O al progetto del trenino, criticato persino dal vostro partito, fatto solo per accontentare i desideri dei singoli Segretari che poi si mandano “missili incrociati” sottobanco. Infine, trovo grave che abbiate commissariato l’Avvocatura dello Stato nominando avvocati italiani che ci costano una follia. Anche solo per chiedere un rinvio abbiamo assoldato un amministrativista italiano esperto in diritto d’impresa, una materia totalmente diversa, pagandolo 24.000 euro. Tutto questo manifesta una disistima totale verso le risorse umane di questo Paese. Non raggiungerete gli obiettivi per il Paese modificando il regolamento consiliare per non far parlare i consiglieri; vi siete chiusi nelle vostre logiche, a svantaggio delle giovanissime generazioni che si troveranno un debito sempre più pesante. Questo è ciò che mi preoccupa di più.

Gian Nicola Berti (Ar): Io penso che qualcuno in quest’aula sia decisamente risentito per i propri sistematici fallimenti politici, perché sentire tutta questa acredine nei confronti del Segretario Beccari mi sembra del tutto spropositata e fuori luogo. Innanzitutto, mi riferisco alla consigliera Antonella Mularoni, che evidentemente è molto interessata alle cause a Strasburgo contro la Repubblica di San Marino e probabilmente si sente a disagio per il fatto che lo Stato cerchi di difendersi. Abbiamo incaricato un valentissimo collega per fare ricorso alla Grande Camera contro una serie di violazioni contenute in alcune sentenze che vanno decisamente contro San Marino, ma soprattutto contro gli stessi principi della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo; questo è un aspetto che deve farci riflettere perché ci sono delle anomalie evidenti. La Corte di Strasburgo sembra avere la pretesa di sostituirsi al nostro tribunale invece di limitarsi a verificare il rispetto delle norme; noi crediamo fermamente che l’interesse del nostro Paese sia quello di difendere le proprie decisioni, le proprie istituzioni e la propria sovranità. Io trovo anche piuttosto singolare l’imbarazzo con cui Repubblica Futura e altre forze politiche continuano ad attaccare il Segretario Beccari, quando secondo me gli va riconosciuto il merito di aver portato a compimento quel percorso europeo iniziato proprio da Antonella Mularoni, la quale però all’epoca ottenne dall’Unione Europea solo una porta chiusa in faccia. Le dissero chiaramente di non presentare l’istanza di adesione perché sarebbe stata rigettata e da lì si avviò il percorso di associazione che per anni non ha portato a nulla. Invece il Segretario Beccari è arrivato a concludere questo accordo con i fatti e io credo che gli vada dato atto di aver raggiunto un risultato estremamente importante per il Paese. Per quanto riguarda le critiche che sentiamo quando riferisce in Commissione Esteri, io le trovo davvero singolari: prima lo criticano e poi, quando lui dimostra una grande disponibilità all’apertura e alla condivisione con tutte le forze politiche, forse non trova un ascolto attento e collaborativo nell’interesse del Paese. Mi sembra che manchi la volontà di fare gli interessi di San Marino, cosa che invece questa maggioranza e il Segretario Beccari stanno facendo con impegno, e lo dico con dispiacere. Noi non vogliamo fare prediche a nessuno, ma alcune riflessioni vanno fatte: abbiamo raggiunto l’obiettivo al cento per cento delle nostre possibilità e ora la palla è passata nell’altra metà campo, dove stiamo notando alcune situazioni su cui riflettere nel quadro generale. Io non voglio neanche lontanamente pensare che la riserva avanzata dalla Bulgaria sia legata alla vicenda di Banca di San Marino, perché i principi dell’Unione Europea sono molto più alti e non possono permettere che le sorti della politica internazionale siano legate agli interessi di un investitore privato, peraltro sottoposto a verifiche di legalità. Io credo che la Bulgaria sia uno Stato che vive i principi di sovranità e indipendenza del potere giudiziario proprio come noi; ci è stato detto che il cambio di governo ha richiesto tempo per nuovi assetti tecnici, ma non siamo noi a doverci giustificare. San Marino ha fatto tutto quello che doveva fare e lo abbiamo visto anche nell’ultima sessione, dove la Bulgaria inizialmente non aveva sollevato opposizioni. Forse il nuovo governo, meno europeista, vuole guardare ai percorsi con maggiore attenzione e questo giustifica l’approfondimento. Non dobbiamo avere la pretesa di insegnare la politica estera al Segretario Beccari, semmai è lui che potrebbe insegnarla a chi non è arrivato agli stessi risultati. Noi possiamo solo stare alla finestra e spiegare nel modo migliore quanto fatto da San Marino, ribadendo che questa vicenda non può influenzare l’accordo a nessun livello. Non dimentichiamo che la questione parte da segnalazioni sull’antiriciclaggio, un tema carissimo all’Unione Europea; noi ci schieriamo a favore della trasparenza e della legalità e crediamo che la Bulgaria capirà che stiamo solo seguendo le stesse regole che valgono per tutti.

Antonella Mularoni (Rf): Io intervengo per una replica con il sorriso, perché vedo che il collega Berti si agita molto e la cosa sembra dargli fastidio, il che mi dispiace per lui. Per prima cosa, io non ho motivi di conflitto di interessi perché, diversamente da altri in quest’aula — lei compreso — quando assisto dei clienti non parlo mai delle loro vicende in quest’aula e non le voto mai. Riguardo alle vicende in questione, basta aprire il sito della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo o farsi dare le sentenze dal Segretario Canti: vedrà chiaramente che gli avvocati che hanno assistito la persona nel caso in cui è stato chiesto il rinvio alla Grande Camera non sono io. Mi dispiacerà per lei, ma i dati sono pubblici e le consiglio di informarsi meglio prima di fare certe affermazioni. Io ho assistito quella persona solo in un caso davanti al Collegio Garante, che forse ha usato più saggezza di altri ed è finita diversamente. Seconda questione, e lei dovrebbe ricordarselo bene visto che siamo coetanei ed eravamo insieme in Consiglio, il percorso voluto fortemente dal Consiglio Grande e Generale nella legislatura in cui ero Segretario di Stato era proprio quello di non entrare nell’Unione Europea come Stato membro; la maggioranza delle forze politiche voleva invece concludere un accordo finalizzato a una maggiore integrazione. Io dico sempre le cose come stanno perché dire la verità è un grande vantaggio, mentre le bugie poi bisogna ricordarsele. L’Unione Europea ci disse chiaramente nel 2008 che non c’erano le condizioni politiche per farci entrare in quel momento, e così abbiamo iniziato un percorso diverso che non è affatto fallimentare come cercate di dipingerlo.

Giovanni Maria Zonzini (Rete): Secondo me siamo di fronte a un grande problema nato da piccoli affari, oserei dire quasi affari di famiglia, nel senso che tutto nasce all’interno del rapporto con l’Ente Cassa di Faetano. All’interno di quell’organismo sedevano, all’epoca dei fatti, parenti stretti di Segretari di Stato e di consiglieri della Democrazia Cristiana: parliamo di padri, mogli e sorelle; vale la pena ricordare che quel consiglio era presieduto proprio dal padre del Segretario di Stato per gli Affari Esteri. Un affare di famiglia che poi è diventato un affare di partito perché, da quanto emerge dai documenti resi pubblici, all’interno della DC c’era chi diceva di correre a vendere. Sono stati riportati messaggi in cui si chiedeva l’intervento del Comitato Credito e Risparmio e di vari Segretari, tra cui il Segretario Gatti, per sbrigarsi a vendere finché le cose non fossero cambiate. Dall’altra parte c’era chi, come il Segretario Dc, invece preferiva l’intervento della Banca di Stato; questo la dice lunga sull’indipendenza di certi ambienti che sembrano rispondere solo alla voce del padrone. Questi fatti hanno determinato risvolti giudiziari pesanti, con arresti per corruzione e indagini per riciclaggio e attentato alla libertà della Repubblica, che a loro volta hanno scatenato un intrigo politico internazionale. La Bulgaria qualche giorno fa ha interrotto e fermato il percorso di associazione di San Marino all’Unione Europea. Il Segretario Beccari dice di non voler credere che sia per l’affare di Banca di San Marino, e anche il consigliere Berti dice che non lo vuole credere, quasi dovessimo andare avanti con gli auspici e le preghiere. Io mi chiedo se stiamo sognando: ma davvero pensate che un governo cambi posizione diplomatica per l’interesse di un privato? Io chiedo al governo: Segretario Beccari, lei ha parlato con l’ambasciatore bulgaro o con il loro Ministero degli Esteri? Cosa vi hanno detto? Vi rispondono al telefono? Perché se lei manda lettere e non riceve risposta, anche questo è un segnale politico pesantissimo, forse peggiore di una cattiva risposta. Invece di fare elucubrazioni mentali su cosa muova la Bulgaria, sarebbe il caso di parlarci chiaramente. Tutto lascia intendere che ci sia una correlazione diretta tra la posizione del governo bulgaro e quella dell’imprenditore a cui il tribunale di San Marino ha sequestrato dei soldi; negarlo al momento mi sembra difficile. E per quanto riguarda gli altri Stati coinvolti, come l’Italia, la Francia o la Spagna, secondo voi a loro sta bene che un singolo Paese blocchi l’accordo per Andorra e San Marino a causa di un’indagine su un proprio cittadino? State facendo qualcosa o venite qui solo a dirci che “non volete credere” a quello che sta effettivamente succedendo? Il consigliere Gian Nicola Berti (Ar) dice che avete fatto il cento per cento della prestazione, ma io dico che siete riusciti solo a fare un pasticcio con la banca mettendo a repentaglio l’accordo europeo. Se questo è il massimo della vostra performance, allora forse è il caso di dire basta, perché avete fatto solo grossi danni e dovreste trarne le conseguenze. In questo contesto disastroso vediamo anche una maggioranza spaccata: il Partito Socialista, che è una forza di maggioranza, ha espresso contrarietà all’accordo e ha chiesto esplicitamente le dimissioni del Segretario Beccari. Vi rendete conto della gravità? Un partito della vostra coalizione le chiede di dimettersi, Segretario, forse sarebbe il caso di farlo davvero. Nel frattempo la fanfara governativa esulta per l’abbassamento del tasso di interesse, ma la verità è molto più semplice: i creditori si sentono più tutelati perché pochi mesi fa avete aumentato le tasse dirette ai sammarinesi. Avete tolto soldi dalle tasche dei cittadini per metterli nelle casse dello Stato, e quindi chi presta soldi lo fa a un tasso più basso; non è un colpo da maestro, è un mero esercizio ragionieristico sulla pelle della gente. Tra propaganda scalcinata e una maggioranza che implode, dire che durerete fino al 2029 mi sembra quasi una minaccia.

Gian Nicola Berti (Ar): Io intervengo molto semplicemente per ribadire che non ho mai votato alcunché in conflitto di interessi, come invece la consigliera Mularoni ha cercato maldestramente di insinuare. Secondo aspetto: il cliente che ha fatto ricorso contro San Marino a Strasburgo con esito positivo risulta essere ancora un suo cliente. Io non sapevo che l’avesse lasciata per il ricorso alla Corte Europea, visto che mi risulta che lei segua tutti i suoi ricorsi; in ogni caso, le faccio notare che il soggeto legato al piano parallelo non si rivolga a me, ma mi risulta che sia proprio un suo cliente.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Io ho ascoltato in questo dibattito diverse narrazioni, da quella drammatica di un Paese sull’orlo della bancarotta fino a consiglieri dell’opposizione che dicono di tremare al posto nostro. Io rispondo molto chiaramente che noi della Democrazia Cristiana non tremiamo affatto, e non trema nemmeno la maggioranza o il governo. Non perché siamo degli incoscienti, ma perché di fronte ai problemi ci siamo messi a studiare e ad affrontare le situazioni con competenza, pazienza e condivisione. I dati del bollettino di statistica ci dicono che il Paese sta meglio dello scorso anno e sicuramente meglio di sette anni fa: le imprese crescono, la raccolta bancaria è aumentata e le banche sono più solide. Tutto questo in uno dei momenti storici più difficili per l’Europa, tra guerre e crisi energetica che in passato ci avrebbero portato al fallimento. Anche se la legislatura finisse oggi, sarei sereno nel dire ai cittadini che vi lasciamo un Paese migliore di come l’abbiamo preso. Affrontiamo con questa stessa serenità anche l’ulteriore stop per l’accordo di associazione; se le ragioni fossero legate all’investitore bulgaro, io dico che un Paese non può discriminare qualcuno in base alla nazionalità. Se Banca di San Marino doveva ricapitalizzarsi e c’era un investitore, questo andava analizzato con gli strumenti della vigilanza, senza pregiudizi. Mi sembra un ragionamento ragionevole, anche perché chi oggi critica non ha mai detto nulla ufficialmente contro quell’investimento fino a pochi mesi fa. Sul debito estero e sul rollover, io penso che dire che non sia un successo avere 7 miliardi di euro disponibili per acquistarne 350 milioni sia assurdo. Chi di voi non ha fatto un mutuo per costruire casa e non ha tirato un sospiro di sollievo quando i tassi sono calati? Se lo Stato oggi paga la metà degli interessi, risparmiando circa 10 milioni di euro all’anno, dovremmo essere tutti contenti invece di fare i conti sui centesimi di una consulenza. Riguardo alla riforma fiscale, io ribadisco che fino a redditi di 35.000 euro nessuno ha pagato un euro di più; abbiamo chiesto un contributo maggiore solo ai redditi più alti e siamo stati onesti. Sulla questione della CEDU, io penso che si stia facendo un dramma inutile: l’Italia ha sessanta condanne all’anno, noi ne abbiamo avute due o tre riferite a un singolo cittadino. Se ci hanno condannato pagheremo e rispetteremo la sentenza, ma non è certo un dramma nazionale. Sul regolamento consiliare e il presunto bavaglio, la verità è che con le regole attuali non si riesce a lavorare in modo normale. Ridurre gli interventi da otto a cinque minuti non è censura, è un modo per efficientare i lavori; secondo voi la gente è felice di sentirci parlare per ore su ogni singola legge? Infine, voglio sottolineare un fatto concreto: ieri il nostro Paese ha accolto due studenti universitari palestinesi attraverso un progetto con l’Italia. Questa è la dimostrazione che gli interventi si fanno con i fatti e con la concretezza, non con l’ideologia.

Andrea Menicucci (Rf): Io voglio fare alcune considerazioni su alcuni dei temi legati all’attualità della nostra Repubblica perché ci troviamo a vivere una situazione difficile e delicata che presenta una serie di intrecci complessi tra la politica estera, la politica finanziaria e il rispetto dei principi legati sia alla legalità che allo stato di diritto. Secondo me tutti questi elementi convergono sul tema centrale di questo dibattito, ovvero l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Siamo ormai alla seconda legislatura in cui una compagine di governo dichiara in modo trasparente che il collante che tiene insieme la maggioranza è proprio il perfezionamento di questo accordo, nonostante le frizioni, gli imbarazzi e le difficoltà a tenere unite forze politiche tanto diverse tra loro. In queste due legislature ho contato ben tredici tra comunicati, interventi e interviste in cui il Segretario Beccari confermava l’imminenza della firma dell’accordo di associazione. Tredici annunci, l’ultimo dei quali è arrivato proprio prima di questa brusca battuta d’arresto che il nostro percorso ha vissuto. Io credo che questo modo di procedere, purtroppo, abbia minato non solo la credibilità del Segretario Beccari, ma anche la credibilità stessa delle nostre istituzioni e dell’intero Paese agli occhi degli interlocutori internazionali e dell’opinione pubblica. L’Unione Europea oggi è una realtà istituzionale compiuta ma che ha davanti a sé delle difficoltà crescenti e preoccupanti, e questo fa sì che tra i cittadini ci siano sentimenti contrastanti. Io penso che la politica e i tecnici avrebbero dovuto ascoltare e tenere in considerazione queste posizioni legittime invece di usare toni trionfalistici ad ogni minima possibilità di chiudere il negoziato. Ma il problema non sono stati solo gli annunci; io credo che il problema sia tutto ciò che è stato fatto a margine. L’accordo che sembrava in dirittura d’arrivo ha subito una battuta d’arresto il 6 maggio scorso a causa delle riserve poste dalla Bulgaria. Io vorrei sperare, come dice il Segretario, che si tratti solamente di una questione tecnica legata al cambio del governo in Bulgaria, ma secondo me è una speranza molto flebile. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: in questo periodo recente non è stata solo la Bulgaria a cambiare le proprie dinamiche governative. C’è stato anche il caso dell’Ungheria, che ha vissuto all’interno della sua maggioranza un cambiamento che definirei ancora più epocale di quello del parlamento bulgaro. Secondo me il fatto che le perplessità della Bulgaria siano emerse proprio all’indomani di quanto accaduto tra il gruppo bulgaro e la Repubblica di San Marino è indicativo dell’influenza che questa vicenda ha avuto. Il fatto politico più importante, però, è avvenuto dopo, durante la conferenza stampa del Congresso di Stato, quando il governo si è schierato al completo per annunciare compattezza verso il percorso europeo. Io penso che quella scelta politica evochi un’immagine negativa perché l’unità del governo su questo tema dovrebbe essere data per scontata. Invece, dentro il governo ci sono condotte che rendono difficile il perfezionamento dell’accordo. Quello che accade oggi non dipende solo dalla Segreteria Esteri, ma è chiaro che l’azione di tutti i Segretari ricade su di lei, Segretario Beccari. Ci sono Segretari che mantengono comportamenti che non credo siano ben visti ai vertici dell’Unione Europea. Ricordiamo che il veto più difficile da superare è stato quello dell’Italia, legato alle perplessità sulla nostra vigilanza finanziaria. Mentre la narrazione ufficiale diceva che i rapporti erano distesi, l’Italia ci imponeva il famoso “clarifying addendum” per regolarizzare i nostri controlli, nonostante il Segretario Gatti sostenesse che i dialoghi tra la nostra Banca Centrale, la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia fossero ai massimi livelli.  Anche altri Paesi come Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo si sono espressi in questo senso. Di fronte a questi rischi ancora aperti, noi come opposizione abbiamo chiesto di mantenere serietà e responsabilità proprio perché la partita era troppo importante per essere ancorata al vecchio retaggio del sistema bancario sammarinese. In questo contesto è avvenuta la famosa scalata all’istituto di credito da parte del gruppo bulgaro e anche in quel caso abbiamo chiesto serietà, oltre ad aver espresso chiaramente il nostro parere negativo sulla gestione della questione. Io credo inoltre che la Segreteria alla Giustizia abbia delle responsabilità per la linea che il Segretario Canti sta tenendo in relazione alle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche se la CEDU non c’entra direttamente con l’Unione Europea, gode di un’autorità preminente nel continente e le sue sentenze parlano di una giustizia che segue meccanismi distorti, di leggi retroattive e di leggi addirittura “contra personam”. Queste pronunce denunciano il mancato rispetto dello stato di diritto e l’erosione dei diritti fondamentali di chi ricorre alla Corte. L’Unione Europea, nei suoi trattati, applica proprio i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Eppure oggi leggiamo di una delibera da migliaia di euro per dare l’incarico di ricorrere contro queste sentenze a un professionista italiano che si occupa di diritto amministrativo e non di ricorsi CEDU. In conclusione, io penso che dovremmo smettere di guardare l’accordo di associazione come un dossier isolato: gli Stati membri non ci chiedono solamente di firmare delle carte, ma ci chiedono di essere un Paese realmente affidabile.

Luca Lazzari (Psd): Io intendo proporre una riflessione sul rallentamento che si è verificato proprio in questi giorni nel percorso verso la firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Secondo me si tratta di un rallentamento che va affrontato con estrema lucidità e senza alcuna minimizzazione, ma sono altrettanto convinto che questa situazione non debba portarci a una paralisi politica. Soprattutto, io penso che questo stallo non debba in alcun modo portare vantaggio a chi vorrebbe vedere una San Marino chiusa, provinciale e perennemente sospettosa nei confronti del resto del mondo. Per troppi anni questo Paese ha costruito gran parte del proprio modello economico su una opacità elevata a sistema, fatta di anonimato societario, segreto bancario e una serie di reati che altrove esistevano già da tempo mentre qui venivano ignorati. Secondo me l’idea alla base di quel modello era piuttosto limitata e, per certi versi, anche meschina: si pensava di poter prosperare stando ai margini delle regole comuni, ma quella non era affatto sovranità, era solo fragilità mascherata da una presunta furbizia. Io credo che il prezzo di quella stagione lo abbiamo pagato tutti duramente e lo abbiamo pagato con le famigerate “black list”, con la perdita di credibilità internazionale e con una massiccia perdita di ricchezza. Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, perché gran parte del nostro debito pubblico ha a che fare esattamente con il crollo di quel modello, ovvero con una scelta di posizionamento internazionale che si è rivelata profondamente sbagliata. Ed è proprio qui che dobbiamo essere molto chiari: secondo me il percorso europeo non nasce affatto da un vezzo ideologico, ma nasce dalla necessità storica di correggere quell’errore del passato. Io lo considero il completamento naturale della trasformazione di San Marino in un Paese moderno e pienamente integrato, oltre a essere una necessità economica vitale. Non dimentichiamo che il nostro settore manifatturiero produce circa il 40% del PIL e che quelle imprese vivono già di fatto dentro il mercato europeo, esportano in Europa, competono in Europa e seguono rigorosamente gli standard europei. Io penso che credere che San Marino possa prosperare restando fuori da quel sistema significhi non capire, o peggio non sapere, come funzioni realmente la nostra economia. L’accordo di associazione è lo strumento fondamentale per proteggerla. Per arrivare al punto in cui ci troviamo oggi, io credo che abbiamo dovuto ricostruire la nostra credibilità quasi passo dopo passo; è stata una strada dura, ma ce l’abbiamo fatta lavorando con serietà, armonizzando il nostro sistema e raggiungendo quegli standard internazionali che qualcuno, all’epoca, definiva erroneamente come delle imposizioni. Dentro questo percorso io vedo anche il ruolo centrale del tribunale, che ha contribuito a sottrarre San Marino dall’immagine di una giurisdizione compiacente dove tutto poteva essere accomodato nel silenzio. Secondo me la prova più evidente di questo cambiamento è esattamente il caso Starcom: questa vicenda dimostra che certe operazioni non possono più attraversare il sistema sammarinese nel silenzio generale, come invece sarebbe accaduto anni fa. Naturalmente questo produce tensioni, reazioni e conflitti, ma io penso che sia esattamente ciò che accade quando un Paese sceglie con coraggio di diventare uno Stato normale dentro lo spazio giuridico e politico europeo. Non è affatto un caso se questo cambiamento è stato riconosciuto ufficialmente dagli organismi internazionali, a partire dal GRECO, che ha attestato i miglioramenti sulla trasparenza istituzionale e sull’indipendenza della magistratura, fino al Moneyval, che ha riconosciuto il rafforzamento del sistema sammarinese nel contrasto al riciclaggio e nella cooperazione internazionale. Penso anche alla Commissione di Venezia, che ha scelto proprio San Marino come sede di una conferenza internazionale e ci ha riconosciuto un’esperienza significativa nel percorso di adeguamento allo stato di diritto. Proprio per queste ragioni, io trovo sconcertante e preoccupante vedere come alcuni ambienti cerchino di usare in modo strumentale singole sentenze della CEDU per provare a demolire la credibilità complessiva delle nostre istituzioni. Mi rivolgo in particolare a Nicola Renzi, che curiosamente ha voluto mettere nel calderone degli errori sul percorso europeo persino una vignetta del Psd. Io credo che Nicola Renzi sappia bene che in queste vicende, oltre alla dimensione internazionale, esiste purtroppo anche una dimensione paesana; lui stesso, nel suo doppio profilo di professore di latino ma anche di uomo della strada, dovrebbe sapere che la satira ha una sua dignità specifica, e citare quel periodico satirico in quest’aula mi è parso davvero del tutto fuori luogo. Al di là di questo, io voglio fare una domanda precisa al collega Renzi: in sede di arbitrato, lui ritiene davvero che la società bulgara userà le vignette del Psd oppure userà proprio le sentenze della Corte Edu per cercare di sostenere le proprie ragioni e indebolire le nostre? Allora io chiedo a Repubblica Futura il perché di tanta insistenza nel sottolineare e ingigantire queste sentenze, quando alla fine riguardano questioni interne al tribunale sulle quali si potrebbe mantenere un profilo di neutralità, tanto più che il percorso giudiziario non è ancora completato. Io pongo questa domanda non in modo retorico, perché sono certo che Repubblica Futura non intenda portare vantaggio a quello che oggi è un antagonista per tutto il sistema, ovvero il gruppo bulgaro, ma la riflessione è necessaria. Mi permetterà invece Giovanni Maria Zonzini un’osservazione sulla sua critica: io mi chiedo come si possa attaccare un politico di maggioranza solo per aver ipotizzato di usare una banca di Stato per un’operazione di sistema. Penso a strumenti come il cosiddetto “irredimibile”, che è stato creato proprio insieme alla banca di Stato; mi chiedo davvero quale sia il senso di una polemica portata a questo livello. Io credo che in certe posizioni ci sia una forma di responsabilità molto limitata. Non sono solo gli organismi internazionali a certificare il cambiamento di San Marino, ma lo fanno anche i mercati: i mercati non comprano titoli di debito di Paesi considerati instabili o inaffidabili, non regalano fiducia e non fanno beneficenza politica. Secondo me il successo del collocamento del nostro debito sui mercati internazionali ci dice una cosa molto concreta: oggi San Marino viene finalmente considerata una Repubblica seria, affidabile e stabile. Se parliamo di accordo con l’Europa, io credo che la parola del Psd abbia un peso particolare, perché il Psd è il partito che più di ogni altro ha costruito a San Marino la cultura dell’integrazione fin dalle origini del 2005. Questo merito storico va riconosciuto oggi anche ai compagni di Libera e degli altri fuoriusciti, perché il Psd si è assunto il rischio politico dell’europeismo quando farlo non era affatto comodo. Per questo noi non banalizziamo ciò che sta accadendo oggi; sappiamo benissimo quanto siano complesse queste dinamiche, tra gli equilibri degli Stati membri, le pressioni delle lobby economiche e questa tensione aperta con il gruppo bulgaro legata a una vicenda bancaria. Io voglio ricordare che il Psd era stato l’unica forza politica a invitare alla massima cautela già nel maggio del 2025, proprio perché era evidente che quella faccenda avrebbe potuto produrre conseguenze diplomatiche. A parte le posizioni singole, come quella di Giuseppe Maria Morganti che però interveniva come membro dell’Ente Cassa di Faetano, non mi pare che altre forze di maggioranza o opposizione avessero assunto posizioni chiare all’epoca. Noi lo abbiamo fatto perché sappiamo che oggi la finanza e i processi politici sono strettamente intrecciati. Per noi sarebbe facile oggi imboccare la strada del populismo e provare a trasformare queste difficoltà in una crisi politica, ma io penso che sarebbe da irresponsabili. Noi scegliamo la strada più difficile ma coerente con la nostra storia e corretta per il Paese: difendiamo il lavoro che il Segretario Beccari sta portando avanti, perché sappiamo quanta pressione e quanta esposizione internazionale comporti questa trattativa. Lo difendiamo perché in questi anni ha rappresentato ottimamente la Repubblica e riteniamo profondamente sbagliato che, davanti a ogni difficoltà, la politica sammarinese reagisca cercando immediatamente un colpevole interno da sacrificare. Il Segretario Beccari deve essere messo nelle condizioni di continuare il suo lavoro diplomatico per chiudere l’accordo e, se la firma dovesse slittare ancora, il Psd non chiederà le dimissioni di nessuno. Non lo faremo perché non intendiamo gettare alle ortiche vent’anni di faticosa ricostruzione internazionale mentre è evidente il tentativo di sovrapporre tensioni finanziarie e pressioni internazionali per destabilizzare il Paese.

Giovanna Cecchetti (indipendente di maggioranza): Io intervengo in questo comma comunicazioni che, inevitabilmente, non poteva che essere incentrato proprio sul percorso di associazione, specialmente dopo il rallentamento dell’iter avvenuto in sede di Coreper a causa della riserva espressa dalla Bulgaria. Questo ha comportato di fatto un rinvio della discussione alla prossima seduta. Secondo me bisogna ricordare, come ha fatto anche il Segretario nel suo intervento, che già in passato ci sono state questioni sollevate da altri Stati membri come l’Italia, la Francia e la Spagna che hanno rallentato il cammino. Si è trattato spesso di questioni legate alla natura della competenza dell’accordo oppure di questioni tecnico-giuridiche che hanno inciso sui tempi. Io penso che sia inevitabile che i tempi siano lunghi per un accordo di questa portata, il quale necessita di un lavoro diplomatico intenso, costante e di grande serietà per affrontare ogni singolo dubbio sollevato dalle controparti. Tuttavia, io credo che queste difficoltà tecniche non modifichino affatto la volontà politica di fondo, che è stata più volte confermata, ovvero quella di arrivare alla conclusione dell’accordo in tempi rapidi. È importante che questo percorso di associazione all’Unione Europea rimanga assolutamente aperto e venga considerato strategico non solo da noi, ma anche da tutti i nostri interlocutori internazionali. È del tutto evidente che il nostro Paese guardi a questo momento con una grandissima aspettativa e ogni rinvio, purtroppo, genera inevitabilmente preoccupazione nell’opinione pubblica. Proprio per questo motivo, io credo che sia assolutamente necessario evitare quelle esasperazioni che rischiano soltanto di danneggiare il nostro cammino. In questi giorni si è cercato in ogni modo di collegare il rallentamento del percorso europeo a vicende giudiziarie o a contenziosi economici che riguardano dei soggetti privati, ma su questo punto bisogna essere estremamente chiari. Non possiamo e non dobbiamo assolutamente confondere il piano giudiziario con quello istituzionale, perché una cosa è l’autonomia del tribunale e il lavoro della magistratura, mentre un’altra cosa è il percorso politico e diplomatico di San Marino verso l’Unione Europea. Legare l’accordo di associazione a questioni di altra natura, come in questo caso l’acquisizione di una banca sammarinese da parte della Starcom, significherebbe accettare una logica del tutto incompatibile con i principi dello stato di diritto e con i valori stessi sui quali si fonda l’Europa. Allo stesso tempo, io respingo fermamente alcune narrazioni puramente strumentali che vengono portate avanti dall’opposizione; mi riferisco, per esempio, alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che certamente meritano rispetto e attenzione perché riguardano i diritti dell’uomo, ma non possono e non devono determinare automaticamente la caduta di un governo. Se fosse così, avremmo costantemente delle crisi istituzionali permanenti in tutta Europa. Serve serietà anche nel modo in cui si affrontano questi temi così delicati, mentre invece qui non si perde mai l’occasione di chiedere la testa di questo o quel segretario o di chiedere di andare tutti a casa. Chi oggi si propone come maestro di politica estera, di economia e di istituzioni farebbe bene a ricordare seriamente da dove si è partiti. Ricordiamo tutti la condizione di forte criticità dei conti pubblici, la credibilità internazionale indebolita, le tensioni sistemiche sul fronte giudiziario e la generale perdita di fiducia nel Paese. Da allora abbiamo scelto un percorso opposto, puntando sulla ricostruzione della stabilità finanziaria, su un’apertura responsabile al mercato del debito estero e su un rafforzamento progressivo delle istituzioni, a partire proprio dal tribunale. Tutto questo ha portato, di conseguenza, al recupero della nostra credibilità internazionale. Anche le recenti operazioni di gestione del debito, con il rollover e la significativa riduzione del costo degli interessi, dimostrano che il lavoro svolto sta producendo dei risultati concreti e misurabili. Parallelamente stiamo portando avanti degli investimenti strategici e delle politiche di sostegno alle famiglie, mettendo in campo riforme che erano rimaste ferme da anni, come quella dell’IGR. Abbiamo sul tavolo altri dossier strutturali fondamentali, come ad esempio il piano strategico territoriale che affronteremo proprio in questa seduta consiliare in seconda lettura. Questo secondo me è il vero punto politico: questa maggioranza non scappa dai problemi, ma li affronta con consapevolezza, con responsabilità e con la ferma volontà di governare la complessità invece di subirla. Concludo ribadendo il pieno sostegno del mio gruppo al segretario e al grande lavoro strategico che si sta portando avanti sull’accordo di associazione.

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Io credo che sia assolutamente doveroso fare alcune considerazioni sul dibattito odierno che, come abbiamo visto, si è concentrato principalmente sulla vicenda dell’accordo di associazione europea. Parliamo di un accordo che ha trovato la sua conclusione nel 2023 dopo dieci anni di lunghi negoziati e che ora deve essere sottoposto al vaglio dei singoli Paesi e degli organismi della Commissione Europea. Oggi il pallino è in mano alla Commissione Europea e noi possiamo senz’altro sensibilizzare diplomaticamente i nostri interlocutori, ma ci sono attualmente cinque Paesi che devono valutare la questione. Io penso che il rallentamento dell’iter di approvazione dell’accordo debba essere analizzato con estrema obiettività e senza speculazioni, perché questo obiettivo va nell’interesse di tutto il Paese e non nell’interesse di qualche forza politica. Forse qualcuno all’opposizione sente il bisogno di far sentire la propria voce solo perché non ha nient’altro da dire o da rivendicare, mentre oggi il Paese sta decisamente meglio rispetto a quello che ci hanno lasciato loro. Io credo che in questo momento non sia affatto utile strumentalizzare i passaggi tecnici, perché un ritardo temporale non deve assolutamente diventare motivo di scontro politico. Dobbiamo ricordare che il percorso ufficiale per l’accordo di associazione è iniziato nel 2015, ma le interlocuzioni erano partite anche diversi anni prima. In questo tempo si sono avvicendati diversi governi e diversi Segretari di Stato, ma la conclusione è stata trovata finalmente grazie al lavoro importante e significativo che è stato svolto dall’attuale segretario. Allora io dico che è totalmente fuori luogo sentire dai banchi dell’opposizione certe urla al fallimento o richieste di dimissioni del Segretario agli Esteri che non hanno il minimo fondamento. Quale sarebbe la responsabilità del Segretario? Quella di aver concluso il negoziato o quella di essersi adoperato per smussare tutte le problematiche che sono emerse dopo la conclusione del lavoro con la Commissione Europea? Il problema con l’Italia è stato superato, così come sono stati risolti i problemi con la Francia e con la Spagna, e anche il rallentamento che c’era con la Germania è stato superato. Io sono assolutamente convinto che riusciremo a superare anche l’ostacolo con la Bulgaria, ma trovo fuori luogo certe affermazioni se vogliamo bene veramente al nostro Paese. A parte qualche forza politica di opposizione che continua a chiedere le dimissioni del Segretario Beccari, mi sembra che oltre il 90% delle associazioni sindacali e delle forze politiche abbia approvato questo lavoro. Già nel 2013 la gente era stata chiamata a esprimersi su questi temi e la maggioranza si era già orientata in modo chiaro. Quel referendum non è passato perché non è stato raggiunto il quorum; tuttavia i si sono stati superiori ai no. In quel momento abbiamo deciso che la strada più opportuna da percorrere fosse quella di un accordo di associazione. La Democrazia Cristiana, che in quel particolare contesto era contraria all’adesione come Stato membro, ha invece sempre sostenuto con convinzione l’accordo di associazione; perciò, secondo me, non ci sono elementi concreti che possano far pensare a certe assurdità che sento dire oggi in aula. Sempre restando in tema di assurdità, mi rivolgo al collega Zonzini: forse gli hanno fatto male i suoi periodi di studio negli Stati Uniti. Le cose che ha detto nel suo intervento sono davvero prive di senso. Quando lui afferma che sul rollover del debito abbiamo ottenuto un beneficio nel tasso solo perché abbiamo chiesto ai cittadini di pagare più tasse, dice una cosa assurda. Come ricordava il collega Ciavatta, fino a un reddito di 35.000 euro i cittadini non hanno pagato praticamente nulla in più; abbiamo solo introdotto dei correttivi sopra quella soglia. Io credo che il vero motivo sia che abbiamo finalmente recuperato una fiducia internazionale che era andata perduta nei tre anni del governo di Adesso.sm, quando non sapevano dove andare a sbattere la testa per trovare i soldi e sono arrivati a prosciugare l’Azienda dei Servizi, utilizzando 70 milioni di accantonamenti per tappare i buchi del bilancio dello Stato. In quegli anni non sono stati capaci nemmeno di andare a chiedere un prezzo per il debito; una volta dicevano che sarebbero andati in Russia, un’altra volta dagli arabi, pur di non parlare con l’Italia. Oggi invece si rendono conto che con l’Italia dobbiamo ragionare, giustificatamente, perché l’Europa e l’Italia sono la nostra casa. A proposito delle carte relative alla vicenda bulgara e a Banca di San Marino; forse, prima di costruire certi teoremi sui giornali, farebbe bene a leggerseli tutti i documenti e non solo quelli che gli fanno comodo. Credo che si debba vergognare lui e coloro che stanno leggendo i documenti in modo strumentale. Su quella questione io sono uno dei pochi che può dire la sua con estrema trasparenza, perché la mia posizione sulla vicenda bulgara è sempre stata chiara e coerente. Provi a chiedere a chi ha sospeso davvero la pratica dei colombiani che lei cita, provi a chiedere ai suoi colleghi come stanno le cose nei fatti. Si ricordi di quando, tra il 2009 e il 2010, eravamo in blacklist e i vertici di Cassa di Risparmio non sapevano come salvare una banca che era praticamente fallita. In quel momento fu fatto un intervento di sistema da parte di altre banche, tra cui proprio Banca di San Marino che prestò 160 milioni a Cassa. Se oggi ci sono delle difficoltà, bisogna leggere bene le carte: se per un’operazione di sistema fosse necessario trovare il modo di pagare una rata di mutuo da 500.000 euro per un ente, io non ci vedo nulla di scandaloso. Io penso che si debba vergognare chi legge i documenti a proprio piacimento invece di guardare alla realtà dei fatti. Sia chiaro che la Democrazia Cristiana ha voluto e continuerà a volere la Commissione d’inchiesta, perché su queste manfrine dobbiamo fare assoluta chiarezza. Riguardo alla vicenda bulgara e a Banca di San Marino, ci sono autorità come l’AIF, Banca Centrale e il Tribunale che hanno evidenziato delle problematiche; questi non sono lo Stato, sono organismi autonomi e indipendenti che decidono in base ai loro poteri in uno Stato democratico. Quello che conta è invece il dato positivo del rinnovo del debito: nonostante le tensioni internazionali, abbiamo ottenuto un risultato notevole. Anni fa era impensabile andare sul mercato e trovare investitori disposti a scommettere su San Marino, perché non c’era credibilità; all’epoca del governo Adesso.sm non si trovavano nemmeno 50 milioni, mentre oggi c’è questa possibilità. Questo ci permette di consolidare il bilancio e puntare alla riduzione del debito pubblico, che deve essere l’obiettivo di tutti noi. Dobbiamo proseguire su questo cammino di fiducia per dare sviluppo e prospettiva al Paese, lasciando perdere le stupidaggini di chi cerca solo di arrampicarsi sugli specchi perché non ha argomenti. 

Giovanni Maria Zonzini (Rete): Io ho ascoltato con molta attenzione l’invito del consigliere Venturini a vergognarmi e posso anche decidere di farlo, ma vorrei ricordargli alcune cose. Lui, che oggi è Segretario del Pdcs e mi invita alla vergogna, sedeva nei Congressi di Stato che vent’anni fa distribuivano licenze bancarie e di ogni altro tipo. Faceva parte di quelle maggioranze e di quel partito in un contesto dove, come ha dimostrato il tribunale, giravano fiumi di tangenti che coinvolgevano anche uomini della sua forza politica. Secondo me, Gian Carlo Venturini e il partito che rappresenta sono il simbolo stesso del clientelismo, dei favoritismi e dei concorsi truccati in questo Paese; non parlo di lui personalmente, ma del sistema di gestione della cosa pubblica basato sulla telefonata per l’avanzamento di carriera o sull’uso dello Stato per fini privati e familiari. Un esempio lampante è proprio la gestione dell’Ente Cassa di Faetano. Dalle chat emerge chiaramente che la sua lotta non era contro di noi, ma contro i membri del suo stesso partito, quelli che all’interno del CCR spingevano per vendere subito la banca prima che gli investitori cambiassero idea. Io posso anche riconoscerle che in quella specifica circostanza lei ha tenuto una posizione più corretta rispetto ad altri suoi colleghi, ma resta il fatto che la spinta per la vendita veniva proprio dall’interno della Democrazia Cristiana. In conclusione, io non so davvero chi tra me e lei debba vergognarsi di più. Su una cosa però siamo d’accordo: forse è davvero il caso che io me ne vada da questo Paese, seguendo l’esempio di tanti altri giovani che sotto la sua cappella non ci vogliono più stare.

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Replico brevemente alle accuse del collega Zonzini perché le sue considerazioni si commentano da sole. Mi cita in tanti casi, ma guarda caso io non ho mai avuto alcun procedimento penale a mio carico. Sulla questione delle licenze bancarie c’è stata una Commissione d’inchiesta: se pensa che io abbia sbagliato, mi trovi un solo procedimento, altrimenti è solo un attacco pregiudiziale contro la Democrazia Cristiana. Io cerco di rappresentare il mio partito nei limiti delle mie capacità; non sono un professore come lui che vola in America, io lavoro qui a San Marino come tutti gli altri. Sulla vicenda di Banca di San Marino credo che molti dovranno chiarire le loro posizioni, ma è inutile che tiri in ballo solo la Dc: nel Ccr sono state rappresentate tutte le forze politiche di maggioranza di tutte le legislature degli ultimi vent’anni.

Matteo Rossi (Psd): Io proverò a riportare il dibattito su un livello un po’ più dignitoso per quest’aula. Invito tutti i presenti e chi ci ascolta da casa a recuperare l’intervento del mio segretario Luca Lazzari, perché credo offra un’analisi politica oggettiva, precisa e priva di retropensieri o speculazioni. Lui ha centrato in pieno quelle che sono le difficoltà e le emorragie che il Paese sta vivendo in questo periodo, al di là delle appartenenze di governo o opposizione. Sentendo certi interventi oggi, mi sono chiesto più volte da che parte voglia stare davvero l’opposizione. Diciamocelo chiaramente: siamo dentro un turbine di vicende complesse che rischiano di travolgerci tutti e io penso che utilizzare queste situazioni solo per danneggiare la compagine di governo non sia degno dei partiti che stimo. Non si possono imputare tutte le sventure possibili a questo governo. Ci troviamo in una contingenza di politica estera che purtroppo è difficile, ma non ritengo che metta davvero in crisi il nostro percorso europeo. Il Psd, come ha ricordato il segretario, è stato tra i primi a credere in questo cammino, lanciando il tema della trasparenza e dell’Europa già nel 2009-2010 quando eravamo all’opposizione. Quello che sta accadendo oggi deve essere un insegnamento per tutti; probabilmente alcune cose andavano gestite diversamente per ottenere risultati migliori, ma siamo convinti che la vicenda bulgara si risolverà in tempi brevi. Riguardo ai ricorsi alla CEDU, io penso che non si debba strumentalizzare la questione per colpire l’elettorato. Come ha detto bene il collega Manuel Ciavatta, i ricorsi sono tantissimi in ogni Stato e la maggior parte delle sentenze va contro i governi di turno, inclusa l’Italia. La CEDU è nata per tutelare i diritti delle persone in caso di vulnerabilità degli ordinamenti; se ha deciso di condannare il nostro Paese, io credo che fare ricorso alla Grande Camera sia una facoltà sacrosanta garantita dalle norme e non ci sia nulla di cui strapparsi i capelli. Non si può stigmatizzare l’intero apparato della giustizia per alcune sentenze che, guarda caso, riguardano sempre la stessa persona. Mi pare che Repubblica Futura si infiammi quasi esclusivamente sulle vicende del tribunale e questo secondo me è indice di battaglie profonde che forse non appartengono nemmeno interamente al potere legislativo. Dobbiamo ricordare il percorso fatto: la normalizzazione avviata nella scorsa legislatura ha portato risultati incredibili, certificazioni internazionali e quella stabilità che i mercati hanno oggi premiato. La mia generazione si è trovata ad affrontare problemi più grandi di lei, con un Paese che era al minimo storico. Grazie a quel percorso normativo intrapreso con coraggio, oggi i risultati arrivano. Non dobbiamo meravigliarci per ogni cantiere aperto o esame che va bene, ma perbacco, possiamo dire una buona volta che alcune cose stanno funzionando?. L’opposizione ci accusa di spendere male i soldi, ma io vedo che siamo riusciti a liberare risorse per mutui e crediti agevolati per la casa, che erano stati interrotti. Questo è un grande risultato per i giovani che vogliono restare a San Marino. Proprio la scorsa settimana in Commissione abbiamo varato la legge sulla famiglia, liberando risorse per chi vuole costruirsi un futuro. Siamo riusciti a mantenere le tariffe di luce e gas a livelli estremamente competitivi rispetto all’esterno, permettendo alle nostre aziende di restare qui e ad altre nuove licenze di insediarsi, creando posti di lavoro e pagando contributi. Questo è stato fatto con la volontà di stabilizzare un sistema che era instabile. Grazie ai tassi vantaggiosi ottenuti sui mercati, possiamo ora attuare politiche di equità; come ha confermato Andrea Belluzzi Segretario di Stato, a settembre sarà operativo lo sportello ICEE presso l’Ufficio Tributario. Questo strumento di sostegno per le famiglie bisognose è un traguardo che i governi inseguivano da tre legislature e che noi stiamo portando a termine. Lavoreremo anche al rinnovo del contratto del pubblico impiego per tutelare il potere d’acquisto dall’inflazione. Noi daremo massimo sostegno e fiducia a questo governo, perché operiamo per il bene di tutti; mi auguro che anche l’opposizione voglia essere proattiva, nonostante quel regolamento consiliare che criticate tanto, ma che serve proprio a evitare che si discuta per ore su leggi di cui si è già bocciato il primo articolo.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Io noto che il dibattito si è diviso su due fronti: da un lato chi elenca tutti i mali attuali del Paese e dall’altro la maggioranza che rivendica i risultati positivi. Io penso che non tutti i mali siano stati generati da questo governo; molti ce li portiamo dietro fin dalla fine degli anni novanta, quando il Paese era usato come un bancomat per i benefici di pochi. È un sistema assurdo che è stato stigmatizzato già nel 2001, quando l’OCSE scrisse una lettera a cui il nostro Paese rispose in maniera barbina. Quello è stato l’inizio di tutti i mali: la concessione di 11 licenze bancarie, il rifiuto nel 2006 di un accordo di trasparenza con l’Italia e infine la vicenda Delta-Cassa del 2008. Tutto questo ha generato circa il 90% del debito pubblico che oggi ci pesa sulle spalle. Non voglio ignorare gli errori strategici fatti dal governo Adesso.sm, ma non vanno imputati solo a loro; gli errori partono da molto prima, da una gestione allucinante dell’economia durata vent’anni. Tuttavia, io oggi non posso accettare le critiche rivolte al Segretario Beccari. Nel suo intervento ha detto parole sacrosante che dobbiamo ascoltare con fierezza: la Repubblica di San Marino non piegherà il proprio Stato di diritto per questioni che possano pregiudicare i rapporti internazionali. Io sono perfettamente d’accordo e tutto il Consiglio dovrebbe fare quadrato intorno a questa posizione. Magari il tribunale o la Banca Centrale possono aver commesso errori, ma noi non possiamo piegare il nostro sistema a esigenze esterne. Questo è il messaggio più importante del Segretario degli Esteri e noi lo sosterremo con forza. Faccio un inciso sul rapporto tra Libera e il Partito Socialista: noi contestiamo apertamente la loro posizione sull’Europa, che è del tutto difforme dai patti elettorali che avevamo preso. Su questo punto siamo ai ferri corti e ci tenevo a chiarirlo. Dobbiamo concentrarci sulle difficoltà che potrebbero frenare l’accordo di associazione; dopo il “Clarifying Addendum” abbiamo preso l’impegno con l’Italia di elaborare un progetto sulla vigilanza bancaria e su questo dobbiamo muoverci con maggiore determinazione e celerità. Sappiamo tutti come funziona la diplomazia: gli altri Stati non ti dicono mai apertamente cosa pensano, ma te lo fanno capire con sfumature e mezze parole. L’unico caso eclatante di rottura diplomatica fu quello di Tremonti che ci redarguì pesantemente in conferenza stampa al Meeting di Rimini. Oggi forse c’è uno stile più simile a quello di Trump, basato sulle sparate, ma i veri rapporti diplomatici si leggono tra le righe. Anche un atteggiamento che sembra accondiscendente va analizzato a fondo. Io ribadisco che autorizzare una banca di quelle dimensioni, con quel passato e in quel momento specifico, secondo me era un errore gravissimo. L’ho detto venti volte e mi sono preso anche le critiche di chi mi accusava di parlare troppo. È vero, sono uno dei 400 membri dell’Ente Cassa di Faetano, ma non ho mai parlato lì dentro; parlavo come presidente di Libera e il mio partito era tutto con me su questa posizione. Oggi gestiamo una sorta di diniego diplomatico: non ci dicono di no, ma spostano il nostro dossier dal terzo al ventesimo posto nell’ordine del giorno. Nel 1957 gli Stati Uniti riconobbero il governo di Rovereta non con un atto ufficiale, ma facendolo partecipare a un trattato contro la proliferazione nucleare; ecco come si muove la diplomazia. Io penso che la vicenda Starcom sia all’origine dei problemi che discutiamo oggi, ma dico: fortuna che non sono entrati nel nostro sistema, perché i danni sarebbero stati molto più pesanti. Infine, come partito, non eravamo d’accordo sul ricorso alla Grande Camera della CEDU. Non perché non si debba perorare la nostra causa, ma perché i rischi sono enormi: se arrivasse una decisione negativa, saremmo costretti a cambiare molte cose nel nostro ordinamento con complicazioni politiche difficili da gestire. Chiudo riconoscendo al collega Zeppa la fantasia nell’aver citato il diavolo; il suo merito più grande è proprio quello di sapersi nascondere e convincere tutti che non esiste.

Enrico Carattoni (Rf): Io credo che il collega Morganti abbia fornito più elementi lui in un solo intervento che tutto il resto del dibattito odierno, mettendo in fila le questioni con una chiarezza rara. Partendo dalle sue parole, io esprimo il mio profondo dispiacere nel vedere una conflittualità così alta su un tema, quello europeo, che fino a pochi mesi fa ci univa tutti. Negli ultimi vent’anni la politica sammarinese ha litigato su tutto, ma l’unico punto fermo era l’accordo di associazione con l’UE. Avevamo invitato Luca Beccari Segretario di Stato a non disperdere questo patrimonio di unità, condividendo seriamente le criticità con l’aula, ma dal 2024 qualcosa è cambiato.

A ridosso delle elezioni si parlava di una firma imminente, tanto che avevamo dato una delega per firmare anche in ordinaria amministrazione, perché quel treno andava preso. Poi si è passati di scadenza in scadenza: la presidenza danese, poi quella cipriota, senza che nessuno di noi chiedesse ossessivamente una data, perché sappiamo quanto sia complesso. Quello che chiedevamo era una condivisione reale dei problemi, a partire dalla tenuta del nostro sistema bancario. Ci era stato risposto che eravamo pronti, che avevamo una Banca Centrale all’altezza; qui si vive di dogmi. Poi però, a fine 2024, l’Italia ha sollevato dubbi proprio sul comparto finanziario. È arrivato il “Clarifying Addendum”: noi facciamo un accordo con l’Europa ma per le questioni bancarie dobbiamo andare a trattare con l’Italia perché non abbiamo la capacità di rispettare certi termini. Questo è un problema grave perché tocca il rapporto con la Repubblica Italiana, che ci era stato descritto come eccellente. Oggi arriviamo alla riserva espressa dalla Bulgaria, che ha fatto slittare la valutazione del Coreper. La si vuole far passare come una questione tecnica, ma il tema è un altro. Noi oggi non chiediamo le dimissioni del Segretario agli Esteri, perché sappiamo l’impatto che avrebbe, ma mi chiedo: viste le criticità bancarie già note, era proprio il caso che il governo e la maggioranza si mettessero con le mani in pasta fino al midollo in una trattativa come quella di Banca di San Marino? Come è stato possibile imbastire una cosa del genere senza un quadro chiaro, con il Segretario di Stato Canti che diceva che quegli investitori erano dei disgraziati e i Segretari che andavano nell’assemblea dell’Ente Cassa a spingere per la vendita? Noi non abbiamo mai interferito nei rapporti personali, a differenza di quanto fatto da altri in passato, ma io chiedo: siamo davvero sicuri che oggi il Paese stia meglio? Io non lo credo affatto. Siamo in una transizione incerta ed estremamente pericolosa, perché dentro al Congresso di Stato ci sono forze che hanno tentato in modo subdolo di ostacolare il percorso europeo. Solo un pazzo o un criminale poteva pensare che la vicenda di Faetano non avrebbe avuto ripercussioni generali. Chi vuole preservare il proprio piccolo orticello e non vuole aderire agli standard internazionali cerca di sabotare un percorso di cui San Marino ha assoluto bisogno. Io credo che uno dei principali responsabili sia il Segretario Marco Gatti, perché non ha mai lavorato seriamente per portare il sistema bancario a un livello di compliance europea e ha avuto un ruolo estremamente ambiguo nella vendita al gruppo bulgaro. Segretario Beccari, lei ha perso l’occasione di prendere in mano le redini del suo governo e del suo partito per guidare il Paese verso questo traguardo; mi auguro che ci riesca comunque, ma secondo me deve guardarsi più dalla sua maggioranza che dall’opposizione.

Maddalena Muccioli (Pdcs): Intervengo in questo comma comunicazioni che, vista la fase delicata che stiamo attraversando, si è comprensibilmente concentrato sulla questione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Io non intendo intervenire per difendere il Segretario di Stato per gli Affari Esteri perché non credo sia corretto; non è una figura che oggi debba essere difesa, dal momento che ha sempre svolto il suo operato in modo estremamente costruttivo e professionale, mantenendo un confronto costante con tutte le parti coinvolte, sia politiche che esterne a quest’aula. Quindi, non vorrei affatto che il mio intervento fosse interpretato come una difesa di parte in suo favore. Secondo me la firma dell’accordo non deve essere vista né come un punto di arrivo né come un punto di partenza, ma rappresenta piuttosto un passaggio intermedio fondamentale di un percorso che San Marino ha deciso di intraprendere ormai da diverse legislature e che sta portando avanti con decisione. Ci troviamo in una fase essenziale, ma pur sempre intermedia, e l’obiettivo finale non cambia nonostante questo momento di rallentamento dovuto a motivi che ad oggi non ci sono stati ancora chiariti perfettamente nel merito e nei contenuti. Io sono convinta che, non appena ci verranno forniti gli eventuali chiarimenti necessari, daremo tutte le risposte del caso. Penso sia assolutamente necessario che quest’aula riesca a trasmettere un messaggio di fiducia verso l’esterno; dico trasmettere e non semplicemente comunicare, perché esiste una differenza sostanziale tra il dare rassicurazioni a parole e il trasmettere la certezza che la classe politica sia perfettamente in grado di gestire tematiche così delicate. Secondo me dovremmo ricordarci che il nostro ruolo primario è quello di adottare soluzioni e iniziative legislative, lasciando fuori tutto ciò che non ci compete, perché altrimenti rischiamo solo di alimentare spirali negative che non sono costruttive per nessuno. In questa fase non c’è da parte mia, né credo da parte di altri, la volontà di difendere il Segretario agli Esteri senza fondamento. Per quanto riguarda le vicende che dovranno essere chiarite dal punto di vista diplomatico o da altri punti di vista, io penso che non spetti a noi parlarne qui dentro; lasciamo che i tribunali e le camere arbitrali facciano il loro lavoro. Noi dobbiamo preoccuparci di trasmettere sicurezza e confermare che la classe politica sammarinese è in grado di affrontare qualsiasi sfida. Mi riallaccio ai ragionamenti di altri esponenti della maggioranza: questa esperienza deve farci riflettere sul fatto che sarà sempre più essenziale un rapporto stretto non solo interno, ma anche con altri Stati come l’Italia, per valutare l’istituzione di una centrale rischi o di protocolli strutturati per lo scambio di informazioni che evitino questo genere di problematiche. Io non avrei mai chiesto al governo di fermare un investitore solo sulla base di un presupposto geografico perché non spetta a me; le responsabilità non devono essere accertate in quest’aula. Secondo me non si deve bloccare un potenziale investitore estero su queste basi, ma serve un protocollo che metta in sicurezza il sistema paese, dato che l’arrivo di investitori stranieri sarà sempre più frequente. Penso che dopo la firma dell’accordo sia fondamentale strutturare processi solidi, inattaccabili e che rappresentino una garanzia su cui contare. Infine, riguardo al rinnovo del debito pubblico e al raggiungimento del tasso di interesse che è stato registrato, io ritengo sia un obiettivo molto positivo che merita assolutamente una menzione. In un contesto storico di elevata incertezza globale e volatilità dei tassi, aver ottenuto quel risultato è stato un lavoro molto valido che non può passare in secondo piano. Concludo ribadendo che né il Segretario agli Esteri né le forze di maggioranza intendono trasmettere il messaggio che bisogna solo stare fermi ad aspettare; non ci manca l’approccio proattivo. Siamo in una fase in cui dobbiamo attendere eventuali osservazioni per poi adottare le azioni di risposta più efficaci possibili. Non penso sia corretto chiedere o farsi dire date previste per la firma, proprio perché la firma è un punto intermedio che va trattato con la serietà e l’approfondimento necessari.

Iro Belluzzi (Libera): Io voglio fare alcune considerazioni partendo dalla posizione espressa dal collega Morganti riguardo alla valorizzazione del lavoro svolto dal Segretario Beccari. In Libera siamo pienamente consapevoli del valore di questo operato e lo dico con onestà intellettuale guardando a tutto ciò che è accaduto. Io mi auguro sinceramente che l’allarme o l’allarmismo sul rischio di non giungere alla firma dell’accordo siano vuoti e non reali, anche se siamo tutti consapevoli di come funzionino gli organismi internazionali. Dovremmo averlo imparato in questa fase storica in cui il mondo è stravolto da guerre e conflitti di posizione. Spesso l’Europa non riesce a trovare una risoluzione univoca perché basta il veto di un singolo membro, e lo stesso accade all’ONU; questo deve farci riflettere sulle modalità democratiche con cui vengono prese le decisioni in quegli organismi. Secondo me dobbiamo mettere in campo una diplomazia capace di sminare il terreno dalle mine che qualcuno sta cercando di gettare sul nostro percorso. Il problema più importante nasce dalla vicenda del gruppo bancario e dal cosiddetto piano bulgaro nel nostro territorio. Io vorrei che ricordassimo le scelte fatte dal Paese in passato, come nel 2008 quando il Psd propose il cosiddetto “cambio di passo” per uscire dall’impasse della mancata firma del 2006. In quel momento la politica scelse autonomamente di adeguarsi allo scambio automatico di informazioni. Secondo me San Marino oggi deve fare la stessa cosa: dobbiamo andare diretti verso un coordinamento forte per verificare ciò che avviene nella Repubblica. La posizione di Libera è che il governo debba andare dal governo italiano per definire lo scambio di informazioni e i rapporti tra Banca Centrale e Banca d’Italia, garantendo quella vigilanza che ci viene chiesta con parole mezze dette e mezze non dette. Solo così riusciremo a uscire da questa situazione asfittica in cui vivono le nostre banche. A me non faceva paura il fatto che il gruppo bulgaro fosse “troppo grande” per San Marino; il problema è che le nostre strutture, pur dotate di bravi professionisti, non erano supportate da una rete come quella del sistema italiano o della BCE. La nostra posizione era chiara: non devono entrare soggetti esterni se non c’è prima la firma dell’accordo, che presuppone una vigilanza congiunta delegata all’Italia tramite il “Clarifying Addendum”. Per me non esistono banche troppo grandi se sono vigilate a livello europeo o italiano, anche se siamo un Paese associato e non parte attiva dell’Unione. Guardiamo al Liechtenstein, che ha un sistema bancario da 500 miliardi: quello è un elemento di crescita e libertà dove non c’è una contiguità troppo forte tra politica e istituzioni. Io penso che dobbiamo rifuggire da queste commistioni pericolose. Mi preoccupa molto chi, per puro scontro politico o per chiedere le dimissioni del Segretario Beccari, soffia sul fallimento del percorso europeo; in un Paese isolato i gruppi di potere avrebbero voce ancora più forte per incidere sulla democrazia e sulla vita dei cittadini. Secondo me va ribadita con sempre maggior forza la netta separazione tra i poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario. Non deve esserci alcuna commistione o condizionamento, perché un Paese è democratico e credibile solo quando ognuno svolge la propria funzione nel rispetto reciproco. In una realtà piccola di 34.000 abitanti e 60 chilometri quadrati, il rischio di sovrapposizioni e di contatti impropri è troppo alto; dobbiamo prestare massima attenzione affinché lo Stato di diritto non naufraghi in sistemi poco chiari di mancata separazione tra i poteri dello Stato moderno.

Stefano Canti Segretario di Stato: Intervengo nuovamente sul tema delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo alla luce del dibattito politico di oggi. Desidero ribadire la posizione che questo governo ha espresso sin dall’inizio e che continuerà a mantenere con coerenza e senso istituzionale: le sentenze della Corte Edu si rispettano, ma si possono certamente commentare. Secondo me, nell’interesse del Paese, è necessario attivare ogni strumento utile per fornire un’interpretazione che rifletta le nostre peculiarità. Rispettare una sentenza significa anche analizzarla o contestarne alcuni passaggi attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento europeo; ecco perché il Congresso di Stato ha deciso di chiedere il rinvio alla Grande Camera. Si tratta di una decisione assunta nella piena legittimità delle nostre prerogative, motivata dalla rilevanza delle questioni giuridiche coinvolte. Per questa ragione abbiamo conferito mandato all’Avvocatura dello Stato, affiancata dall’avvocato Marcello Clarich, un professionista di riconosciuta esperienza nel diritto amministrativo e pubblico europeo, affinché San Marino possa rappresentare nel modo più autorevole possibile le proprie ragioni. Ci tengo a ribadire che non si tratta di un atto politico contro la Corte Europea, ma di una precisa volontà di chiedere un approfondimento ulteriore su questioni che investono principi fondamentali a difesa di San Marino e delle nostre istituzioni. In queste settimane abbiamo assistito purtroppo a letture troppo semplificate e talvolta strumentali delle sentenze da parte di alcune forze politiche e dei media; dobbiamo assolutamente evitare personalizzazioni o campagne che possono danneggiare l’immagine della Repubblica. Voglio chiarire un punto fondamentale: le decisioni della Corte Edu non affermano affatto che San Marino sia uno Stato privo di democrazia o di garanzie, non mettono in discussione lo Stato di diritto né dichiarano il venir meno dell’indipendenza della magistratura sammarinese. Le sentenze riguardano specifiche vicende processuali e singole valutazioni. Trasformare queste decisioni in una delegittimazione generale delle istituzioni sarebbe profondamente sbagliato e rischierebbe di arrecare un danno ingiusto alla nostra reputazione internazionale. San Marino ha compiuto negli ultimi anni un percorso importante di riforme riconosciuto dagli organismi internazionali, dal GRECO alla Commissione di Venezia. Certamente l’ordinamento non è perfetto, ma proprio perché crediamo nello Stato di diritto, riteniamo che il confronto debba restarsi sul piano giuridico, evitando derive polemiche o ricostruzioni che alimentino all’esterno un’immagine distorta della Repubblica. Commentare una sentenza non significa attaccare la magistratura, così come difendere lo Stato in sede internazionale non significa negare la Convenzione. Secondo me è doveroso tutelare la posizione della Repubblica ogni qualvolta emergono questioni interpretative che incidono sulla nostra sovranità giurisdizionale. Infine, sull’incarico affidato al professor Clarich per affiancare l’Avvocatura in questo delicato ricorso, trovo singolare che veniamo criticati per la spesa; vorrei ricordare che quando lo incaricò Repubblica Futura nel governo di “Adesso.sm”, allora andava tutto bene e non c’era nulla da ridire.

Silvia Cecchetti (Psd): Io sento il dovere di unirmi ai ringraziamenti verso il Segretario Beccari e il Segretario Canti per i riferimenti che hanno portato oggi in quest’aula. Io credo, in particolare, che il Segretario Beccari abbia dato una risposta fondamentale alla nostra popolazione, perché a volte ho l’impressione che noi qui dentro ci dimentichiamo che i nostri concittadini ci ascoltano, così come ci ascoltano gli altri Paesi e gli Stati terzi. Quando affrontiamo dibattiti di questo genere ci assumiamo delle responsabilità enormi e secondo me il Segretario Beccari ha fatto bene a fornire un riferimento chiaro, preciso e soprattutto diplomatico. Bisogna capire che la diplomazia non è affatto uno scherzo e i rapporti con le altre nazioni non possono essere ridotti a piccoli cabotaggi o a banali scontri tra partiti, maggioranza e opposizione, o tra chi valuta l’accordo in modo più o meno positivo. Qui si tratta di dare un messaggio forte all’esterno della Repubblica, ma soprattutto di parlare con chiarezza ai nostri concittadini. Siccome il tema centrale di oggi è l’accordo di associazione, noi abbiamo l’obbligo di essere coerenti: se in quest’aula abbiamo ribadito più volte che tutte le forze politiche ritengono doveroso sottoscrivere questo accordo per il bene e lo sviluppo economico del Paese, allora dobbiamo comportarci di conseguenza. Dobbiamo far capire ai sammarinesi che questo rallentamento nella firma non può essere imputato a questo Parlamento, né alla maggioranza e nemmeno all’opposizione. Qualcuno ha sostenuto che il clima sia mutato dopo le elezioni, ma io vorrei ricordare a tutti che il clima è cambiato esclusivamente per cause esterne. Cominciamo dalla prima: quando eravamo ormai pronti a sottoscrivere l’accordo, è emersa la problematica del “Clarifying Addendum”. Per chi ci ascolta da casa, è bene spiegare che l’Italia ha sollevato la necessità di definire insieme lo sviluppo futuro del sistema bancario e finanziario sammarinese. Questo passaggio ha inevitabilmente rallentato l’iter, ma il nostro governo si è attivato immediatamente e, fino a quel punto, eravamo tutti d’accordo. Il secondo passaggio che ha frenato la firma riguarda la natura stessa dell’accordo: inizialmente doveva essere di natura esclusiva, ma poi è sorto un dibattito sul fatto che si trattasse invece di un accordo misto. Anche questa non è stata una scelta di questo governo, ma nonostante ciò la maggioranza e l’intero Parlamento sono rimasti uniti, accettando la natura mista pur di velocizzare i tempi e arrivare quanto prima alla sottoscrizione. Il Segretario Beccari ha mantenuto una posizione di assoluta coerenza e unità con questo Parlamento su tutti i punti sollevati. Arriviamo ora all’ultimo ostacolo, ovvero la posizione della Bulgaria. Io trovo sinceramente dispiacente che ci sia chi, proprio in questo momento di difficoltà, cerchi di approfittarne per attaccare il governo o la maggioranza, mettendo in secondo piano l’accordo di associazione che pure tutti avevamo detto di volere. Non si può dire che sia colpa del Segretario Beccari se qualcuno si sfila all’ultimo momento; chi lo fa sta solo mettendo l’opportunità politica di far cadere un governo davanti all’interesse superiore del Paese. Secondo me è il caso di dire che l’occasione fa l’uomo ladro, ma i cittadini devono sapere che non si agisce così su un tema vitale come questo. L’opposizione deve vigilare sulle inefficienze, certo, ma non può rimangiarsi l’importanza dell’accordo alla prima difficoltà esterna solo per scopi di parte. Capisco che il Partito Socialista, essendo dichiaratamente contrario, faccia il suo gioco, ma per tutti gli altri non lo trovo un comportamento corretto. Sulla questione della Corte Edu, io penso che sia un elemento fondamentale per noi. Abbiamo migliorato il nostro diritto proprio grazie al percorso fatto con la Corte e agli stimoli che ci hanno dato, ma questo non significa che le nostre istituzioni debbano essere messe costantemente sotto accusa. Bisogna distinguere il rispetto dei principi generali dal merito delle singole sentenze che riguardano i diritti delle persone. Se diciamo ai cittadini che mettiamo i singoli casi davanti alla reputazione delle istituzioni, rischiamo di dare un messaggio distorto. Secondo me il governo ha fatto bene ad essere proattivo e a chiedere il rinvio alla Grande Camera per verificare se vi sia stato rispetto delle procedure, perché la nostra immagine e la nostra reputazione internazionale vengono prima di tutto. Io non sono di quelle che dice che va tutto bene perché certamente dobbiamo fare di più e lavorare meglio, ma quando si parla di istituzioni dobbiamo restare uniti. Dobbiamo esserci tutti insieme per la firma di questo accordo, che per noi è vitale, e per difendere l’equilibrio del sistema giudiziario, perché abbiamo già provato sulla nostra pelle cosa significhi rischiare grosso quando quell’equilibrio viene a mancare.

Francesco Mussoni (Pdcs): Io ho ascoltato con molta attenzione il dibattito e devo ammettere che inizialmente pensavo di non intervenire, ma le riflessioni dei colleghi Morganti e Cecchetti mi hanno spinto a fare un ragionamento che ritengo necessario. Io penso che su un tema così vitale come quello dell’Europa non sia emerso da quest’aula un messaggio unificante; secondo me è un errore il fatto che, mentre un soggetto estero ci bersaglia con comunicati proprio in apertura del Consiglio, questa assemblea non riesca a trovare quell’unità politica e quel messaggio forte di sostegno al proprio rappresentante di governo che deve condurre la trattativa. Io credo che, se anche ci fosse un problema, dovremmo mettere il nostro rappresentante politico nelle condizioni di andare avanti con la massima forza possibile. Questo è ciò che fa una classe politica matura e un gruppo parlamentare forte che crede in un obiettivo istituzionale fondamentale per il Paese, proprio perché sono quattordici anni che stiamo seguendo questo percorso. Allora io dico che nelle sedute precedenti c’è stato un errore di fondo: l’aula non si è unita sull’ordine del giorno del “sistema Paese” per contrastare l’azione di un soggetto terzo. Il mio è un invito accorato a recuperare questa unità sul tema politico dell’Unione Europea. Non si tratta tanto di difendere personalmente il Segretario, come ha detto bene la collega Maddalena Muccioli, perché lui non ne ha bisogno avendo dimostrato serietà, coerenza e la capacità di raggiungere l’obiettivo con la chiusura del negoziato. Ho apprezzato molto il ragionamento onesto del consigliere Giuseppe Maria Morganti e vorrei rilanciargli l’assist: noi dobbiamo avere la lucidità e il distacco necessari per accelerare su quei dossier che ci sono stati evidenziati e che potrebbero, anche se non dichiaratamente, ostacolare questo cammino. Il mio è un invito a trovare, al di là delle convenienze politiche, la sintesi per dare un segnale di compattezza sul percorso di associazione, affinché l’azione del “piano parallelo” sia contrastata con decisione dalla nostra classe dirigente.

Maria Katia Savoretti (Rf): Io ho sentito un consigliere di maggioranza attribuire grandi meriti al governo per la crescita del sistema bancario e finanziario, ma onestamente nutro profondi dubbi in proposito. Secondo me ci troviamo davanti a un governo e a una maggioranza che non vogliono governare, ma vogliono comandare in modo arrogante e prepotente. Lo abbiamo visto chiaramente dal modo in cui siamo stati convocati per la presentazione di un progetto di legge di modifica del regolamento consiliare; sebbene dicano che si tratti solo di una bozza, quel testo evidenzia la volontà di tappare la bocca all’opposizione. Sappiamo bene che esiste già una commissione per le riforme istituzionali che lavora da oltre un anno su questi temi, quindi non ci saremmo mai aspettati un simile percorso dalla maggioranza, che troviamo del tutto inopportuno. Fortuna che c’è l’opposizione che continua a fare le sue battaglie contro certi metodi. Voglio poi riportare l’attenzione su quanto accaduto il 4 maggio in Commissione, dove è emerso ancora una volta come la maggioranza e il governo siano bravi a usare due pesi e due misure. In un Paese democratico questo non dovrebbe avvenire, ma è evidente che sia più facile far girare la ruota a proprio favore bocciando le proposte dell’opposizione solo perché considerate antipatiche. Mi riferisco al progetto di legge di Repubblica Futura sulle incompatibilità degli incarichi per i direttori di dipartimento e gli addetti di segreteria; in Commissione abbiamo sentito la solita cantilena secondo cui lo spirito della norma è condivisibile, ma viene bocciata perché occorre intervenire a “tutto tondo”. Avete avuto diciotto mesi dal deposito del progetto, avvenuto il 25 novembre 2024, per fare questo intervento globale, ma evidentemente non ne avevate la minima intenzione. Invece si sarebbe potuto iniziare a fare qualcosa di concreto, anche perché è strano vedere chi difende sempre la “sammarinesità” permettere poi che il sindaco di un comune italiano sia contemporaneamente segretario particolare di un Segretario di Stato. In questo caso la sammarinesità non conta perché è più comodo accusare l’opposizione di voler colpire una singola persona. Io l’ho detto chiaramente al Segretario: la questione è l’inopportunità di una nomina che ricopre incarichi amministrativi fuori territorio e allo stesso tempo ha un’influenza crescente nella nostra amministrazione pubblica. Chissà come mai il governo non si è posto gli stessi scrupoli quando ha respinto la nomina di Andrea Zafferani o quando ha proposto di modificare i requisiti per la Commissione di controllo della finanza pubblica. Il risultato è che si va avanti solo a colpi di ordini del giorno che finiscono chiusi in un cassetto, mentre il tempo passa anche sul fronte dell’accordo di associazione. È una vera “via crucis”: dal novembre 2023 il Segretario di Stato per gli Affari Esteri continua a promettere firme imminenti che poi slittano regolarmente. Siamo passati dagli annunci di inizio anno alla conferenza stampa di maggio, fino ai riferimenti del Meeting di agosto e alle comunicazioni di novembre, dove si diceva che la firma sarebbe arrivata entro l’anno. Poi a febbraio 2026 è arrivato l’opuscolo informativo per i cittadini, ma siamo giunti a maggio e abbiamo subito l’ennesimo stop. Purtroppo siamo ancora fermi al palo senza notizie certe e sarebbe stato opportuno sapere cosa ne pensa il governo dei rapporti con l’Italia, che è un Paese fondamentale per le nostre relazioni europee, ma nessuno ci dice più nulla. Sarebbe ora che la maggioranza si assumesse le sue responsabilità, perché di compatto in questo Congresso di Stato vedo veramente poco; servirebbero più serietà, coerenza e onestà.

Fabio Righi (D-ML): Io intervengo all’esito di questo comma comunicazioni e voglio mettere subito in chiaro che per noi fare politica non è affatto un gioco tra maggioranza e opposizione; siamo molto seri quando portiamo certe posizioni in aula, specialmente oggi. La mia forza politica ha rappresentato sugli organi di stampa, non essendoci sedute consiliari fissate in quel momento, la necessità di valutare le dimissioni del Segretario Luca Beccari. Non lo abbiamo detto per strumentalizzare il salto del Coreper di qualche settimana fa, ma perché siamo al culmine di una serie di situazioni politiche e responsabilità gravissime. Forse dovreste prendere in considerazione l’idea di mollare la presa, perché da due anni assistiamo a imbarazzi e scandali che hanno risvolti internazionali senza precedenti. Penso alla questione del Distretto Economico Speciale con le autorizzazioni firmate di pugno o ai passaggi di politica estera che vengono sistematicamente smentiti. Sull’accordo di associazione prima ci è stato detto che doveva essere necessariamente a tre, poi Monaco ha mollato e Andorra è andata in tilt, ma ci dicevate che era tutto a posto. Poi è intervenuta l’Italia con il “Clarifying Addendum” sulla vigilanza bancaria, una questione cruciale su cui non abbiamo ancora risposte, eppure ci dite che dobbiamo firmare lo stesso. In Commissione Esteri siete stati voi a darci le date del 5 e del 6 maggio e ora ci dite che bisogna incrociare le dita e sperare. Riguardo al caso bulgaro, ho ascoltato il collega Francesco Mussoni dire che bisogna fare quadrato, ma qui si piegano le istituzioni e le leggi per fini privati e quando esplode il caso internazionale dobbiamo dire che siamo tutti bravi? Io non devo difendere nessuno, ma i soggetti con cui parliamo sono una società quotata in un Paese europeo, non gente che passa per strada. Siete voi che avete portato questa vicenda in aula nel momento in cui è stata gestita da amici e parenti che hanno palesato un intreccio tra mondo privato, istituzionale e regolatorio. Io sono terrorizzato dalle affermazioni sentite oggi perché ho la certezza che non abbiate capito nulla dell’arbitrato ICSID e della sua sfera di competenza; quando dite che il problema non esiste perché il Tribunale è autonomo, dimostrate di non capire che quell’arbitrato riguarda atti dello Stato ritenuti illegittimi. Tremo ancora di più sull’Europa: noi non siamo contro l’integrazione, ma il 98% della nostra economia è già in Europa, quindi cosa si deve aprire ancora? Il problema è l’accordo così come lo portate avanti voi, chiudendo i dossier in fretta per avere l’argomento politico in campagna elettorale senza negoziare seriamente. Ci avete detto per mesi che non era possibile fare valutazioni di impatto, ma parliamo di milioni di euro in infrastrutture e competenze che oggi mancano. Chiedete ai dipendenti pubblici se i corsi di formazione che hanno fatto serviranno davvero a gestire l’accordo; la verità è che è un disastro e non siamo in grado di recepire la normativa che sta arrivando. Per non parlare del referendum: dite alla gente che si farà tra sei anni, ma noi non siamo liberi se il Paese non può esprimersi. Depositeremo il progetto di legge per promuovere il referendum di iniziativa consiliare. Voi tagliate il nastro per una pista di pattinaggio mentre servono risposte concrete sulla transizione energetica e sui problemi del parco fotovoltaico di Brescia che è costato milioni di euro. Siamo arrivati a un punto in cui dovete prendere atto di questa situazione drammatica e servirebbe un percorso di costruzione trasversale per un progetto di sviluppo utile al Paese, perché gioire per il fatto di fare debito è una cosa mai sentita nella storia.

Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Io ho ascoltato l’intervento del collega Fabio Righi e mi pare di capire che finalmente, dopo mesi, la sua forza politica si dichiari apertamente contraria alla firma dell’accordo con l’Unione Europea. Noi da mesi votiamo ordini del giorno e manifestiamo una posizione univoca sull’importanza fondamentale del percorso parafato dal Segretario Luca Beccari, ma dalle parole di Righi emerge che Domani Motus Liberi non ci sta. Riguardo alla richiesta di referendum, io voglio ricordare che noi siamo stati eletti democraticamente dai cittadini proprio per assumerci la responsabilità di approvare quello che pensiamo all’interno di quest’aula. È troppo facile nascondersi dietro la retorica del referendum; bisogna avere il coraggio di dire se quell’accordo negoziato va bene o no, assumendosi le proprie responsabilità politiche. Il percorso avviato dal Segretario Beccari è sempre stato alla luce del sole e il Consiglio è stato aggiornato costantemente. Noi ci affidiamo agli interlocutori istituzionali: il Commissario Šefčovič è venuto a San Marino pochi mesi fa esprimendo una chiara volontà di arrivare alla sottoscrizione. Il Segretario sta cercando di smussare gli aspetti tecnici che possono palesarsi, ma mi dispiace vedere come il percorso venga strumentalizzato enfatizzando comunicati stampa esterni fatti apposta per frapporsi a questo cammino. Noi dovremmo dire chiaramente che non ci interessa quello che pensano certi soggetti privati e che andremo avanti fino in fondo. Secondo me, proprio perché rispettiamo lo Stato di diritto e la separazione dei poteri, un’iniziativa giudiziaria che riguarda un assetto privato non può interferire con le dinamiche della Repubblica e con gli accordi internazionali. Per quanto riguarda il regolamento consiliare, siamo venuti al tavolo in modo rispettoso per proporre modifiche procedurali necessarie; è diventato inascoltabile sentire la stessa cosa ripetuta venti volte tra le varie letture. Vogliamo solo ottimizzare i tempi e trovare un equilibrio di efficienza.

Luca Beccari Segretario di Stato: Dovrei parlare per una giornata intera se volessi replicare puntualmente a tutte le volte in cui sono stato chiamato in causa durante questo dibattito. Prima si parlava dell’arroganza della maggioranza, ma io penso che l’unica vera arroganza sentita oggi sia quella del consigliere Fabio Righi, il quale è riuscito, forse per la prima volta in quest’aula, a dare sostanzialmente degli imbecilli a tutti, dichiarandosi l’unico in grado di capire realmente come stiano le cose. Io mi fermo qui su questo punto, perché su tutto il resto sarebbe davvero fiato sprecato. Sinceramente non voglio farmi trascinare nel tentativo, messo in atto da qualche esponente dell’opposizione, di stressare questa vicenda incalzando continue prese di posizione. Mi viene detto che nessuno ha mai chiesto le date della firma, ma io mi chiedo quante volte, nelle varie commissioni o nelle interviste alla televisione di Stato, mi siano stati chiesti riferimenti temporali precisi. Secondo me la mia unica colpa, se così vogliamo chiamarla, è stata quella di aver cercato sempre di mettere al corrente tutti, compresa l’opposizione, anche dei dettagli tecnici più minuti di questa vicenda. In diplomazia solitamente non si agisce così, perché i miei colleghi negli altri Paesi non hanno questo grado di trasparenza e non rivelano dettagli su dossier che si stanno ancora perfezionando. Noi però, in un contesto di massima chiarezza, abbiamo sempre cercato di fornire dei riferimenti che non sono certo invenzioni mie personali, perché sarei un pazzo a sparare date a caso. Se io vi fornisco dei riferimenti temporali, è perché sono quelli che le stesse autorità europee mi comunicano, pur sapendo che hanno un margine di incertezza e non sono affatto scritti nella pietra. Quando un Paese membro porta avanti una posizione nazionale sulla natura dell’accordo, che sia mista o esclusiva, io mi chiedo come si possa parlare di fallimento della diplomazia sammarinese. Vi invito a guardare i dibattiti su altri accordi dell’Unione Europea, come quello con il Mercosur, che sono rimasti bloccati per dodici anni proprio sul tema della competenza. Se la situazione dipendesse solo da noi, o se non stessimo facendo ciò che è funzionale a sbloccarla, allora il discorso sarebbe diverso. Avete citato il Clarifying Addendum, ma c’è chi ancora non ha capito che non è un atto necessario per firmare l’accordo, ma serve a rafforzare la cooperazione di vigilanza tra San Marino e l’Italia. Quando l’Italia ha posto la questione, noi ci abbiamo messo solo tre mesi per arrivare a un’intesa. Ricordo che anche il collega Nicola Renzi, tra la fine del 2018 e il 2019, parlava di una concreta possibilità di firmare l’accordo, ipotizzando persino un accordo stralcio; non credo che se lo inventasse per dare colore al dibattito, ma riportava ciò che si discuteva con la controparte. Io faccio lo stesso: vi riporto quello che so e che mi viene comunicato. Se questo però deve diventare una lista di annunci che vi turba, allora non vi darò più alcun riferimento temporale e smetteremo di confrontarci su questi aspetti. La cosa che conta davvero è che San Marino, nonostante sia un piccolo Paese con le sue criticità, sta tenendo una postura internazionale che ci qualifica. Noi non stiamo mercificando l’accordo di associazione; per noi è una priorità assoluta, ma non negoziamo su prassi che non ci appartengono, nonostante le continue sollecitazioni che riceviamo dagli investitori bulgari. Cosa succederà la prossima settimana al Coreper? Non possiamo saperlo con certezza, ma non saremo noi a forzare questioni che non hanno ancora avuto una formalizzazione. In Bulgaria c’è un governo in transizione che si è impegnato a prendere una posizione nel più breve tempo possibile. Io non ho preso contatti con le autorità bulgare ieri sera; sono tre mesi che dialogo con loro, anche se nel frattempo sono cambiati tre governi. Mi fa specie ricevere interpellanze inquisitorie da Domani Motus Liberi perché avrei osato prendere contatti diplomatici, per poi sentirmi accusare di avere una politica estera inefficace. Mettiamoci d’accordo: la polemica ci sta, ma ci vuole onestà intellettuale. Io, come titolare di una Segreteria che è al centro della diplomazia, non posso muovermi “a sentimento” come può fare un consigliere di opposizione; io devo basarmi sulle reazioni ufficiali delle controparti. Finché il governo bulgaro non esprime una posizione politica ufficialmente contraria all’accordo, la nostra postura rimane quella di rispettare quanto comunicato in sede EFTA. I nostri ambasciatori sono attivi e hanno avuto interlocuzioni in tutte le sedi, come ci ha confermato la stessa Commissione Europea l’altro giorno. Al momento non c’è motivo di modificare l’agenda e speriamo che si arrivi presto a una presa di posizione bulgara. Infine, io non accetto la demagogia fine a se stessa e non accetto frasi infelici come quelle del consigliere Zonzini sugli affari familiari. Visto che nutrite una morbosità particolare per queste vicende, vi invito a rileggere attentamente le ottomila pagine di indagini: cercate pure se esiste anche solo in una nota un riferimento alla mia persona o un mio intervento diretto o indiretto in quella vicenda. 

Ordine del giorno presentato da Rete

Emanuele Santi (Rete): Io rileggo l’ordine del giorno per chi non avesse prestato la necessaria attenzione nel momento in cui è stato presentato.
Il Consiglio Grande e Generale, appreso con preoccupazione la notizia dell’ulteriore rinvio in sede di Coreper in data 6 maggio 2026 della firma dell’accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione Europea ha preso che in tale circostanza la Bulgaria ha espresso riserve rispetto alla firme dell’accordo; rilevato che la Bulgaria avrebbe confermato tali riserve anche in occasione della riunione EFTA del 12 maggio 2026; rilevato che la decisione finale sulla firma dovrebbe essere assunta nel Coreper previsto per il 20 maggio 2026; ritenuto fondamentale intraprendere un’azione diplomatica e politica volta a chiarire quali siano gli aspettivi ostativi individuati dalla Bulgaria nell’accordo; impegna il Congresso di Stato, per il tramite del Segretario di Stato per gli Affari Interni, a proporre la discussione dinanzi all’Ufficio di Presidenza entro il 15 maggio 2026 dell’argomento di cui sopra al fine di costituire con urgenza una delegazione consiliare composta da un rappresentante per ciascuna forza politica presente nel Consiglio Grande e Generale, attivare immediatamente i canali diplomatici necessari per organizzare un incontro ufficiale con una rappresentanza del Parlamento bulgaro, conferisce alla delegazione il mandato di chiarire quali siano gli aspetti ostativi individuati dalla Bulgaria nell’accordo e, qualora presenti, quali siano le eventuali riserve tecniche e politiche riferite a San Marino in relazione alla firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.
Io non voglio affatto riaprire polemiche. Questo ordine del giorno ha un intento ben preciso: noi pensiamo che, al di là dei regolamenti futuri, come Parlamento dobbiamo riappropriarci del nostro diritto di esercitare appieno il ruolo di parlamentari. Io guardo le facce dei colleghi di maggioranza ultimamente, soprattutto sulla storia dell’accordo con l’Unione Europea, e secondo me è evidente che non ci siano state dette tutte le informazioni o che, comunque, ci abbiano riferito solo mezze verità. Allora io mi chiedo perché non dovremmo fare una delegazione parlamentare per andare a fare un incontro ufficiale con il Parlamento bulgaro; potremmo chiedere direttamente a loro quali siano questi elementi ostativi. Magari ci risponderanno una bugia o qualcosa di non vero, è probabile, ma oggi ci troviamo in una situazione di incertezza e ho letto dichiarazioni di diversi membri della maggioranza che chiedono a loro volta chiarezza. Solo una settimana fa il Segretario Beccari ci diceva che tutto stava procedendo bene e che i problemi con la Bulgaria erano stati risolti, definendoli come questioni puramente tecniche legate al fatto che il nuovo governo si fosse insediato da pochi giorni. Benissimo, ma noi come Parlamento possiamo sapere come stanno davvero le cose? Altrimenti stiamo facendo un puro atto di fede in attesa del 20 maggio. Io penso che dovremmo sapere prima di quella data qual è la posizione reale del Parlamento bulgaro, specialmente alla luce del fatto che ieri, 12 maggio, all’organismo EFTA la Bulgaria ha riconfermato le proprie riserve. Secondo me non è affatto una provocazione; probabilmente avremmo dovuto pensarci anche prima. Chi fa parte delle varie delegazioni internazionali, come quella del Consiglio d’Europa, poteva muoversi in anticipo e organizzare incontri con i colleghi parlamentari, proprio come avverrà domani o dopodomani con il Parlamento tedesco. Potevamo farlo con la Spagna o con la Francia quando emersero i loro dubbi; dobbiamo riappropriarci della nostra funzione di trattare questioni che a volte possono essere affrontate in modo diverso rispetto al livello governativo. Io voglio sapere se questo investitore bulgaro ha davvero un potere così pervasivo da poter decidere per la Bulgaria le sorti di un accordo di San Marino. Se il 20 maggio ci fosse un diniego, cosa facciamo? Restiamo attaccati alla radiolina ad aspettare se alzano o meno la manina? Io penso che il Parlamento debba affiancare l’azione del Segretario con un’iniziativa propria. Facciamo questo atto unitario e diamo mandato a un gruppo rappresentativo di tutte le forze politiche per andare a discutere con il Parlamento bulgaro per quanto di nostra competenza. Aspettare passivamente di sapere come va a finire da “Radio Bruxelles” ci rende totalmente inermi. Secondo me non si tratta di andare a fare una trattativa, su questo concordo con il Segretario, perché la condizione ostativa non può essere riavere quei 15 milioni di euro. Forse però avremmo dovuto spiegare meglio fin dall’inizio che quei soldi sono stati sequestrati preventivamente perché ritenuti frutto di un reato; se avessimo chiarito che le somme sotto sequestro vengono depositate per legge in Banca Centrale in modo cautelativo e non per un esproprio, forse non sarebbe nata tutta questa questione. O forse, come diceva bene il collega Morganti, sarebbe stato meglio firmare prima l’accordo e poi procedere con la cessione della banca, ma questa ormai è un’altra storia che spero la commissione d’inchiesta aiuterà a chiarire.

Luca Beccari Segretario di Stato: Trattandosi di un’iniziativa consiliare spetta al Consiglio scegliere se intraprenderla o meno, ma come governo possiamo certamente esprimere il nostro parere. Secondo me è verosimilmente impossibile che, pur mettendoci tutta la buona volontà di questo mondo, si riesca ad arrivare in soli tre giorni a fissare un incontro ufficiale tra delegazioni parlamentari con qualunque Paese, tanto più con la Bulgaria dove si è appena insediato non solo il governo ma anche il nuovo Parlamento. Io credo che non si debba continuare a ridere su questo punto, perché non è affatto vero che aspettiamo con ansia febbrile attaccati alla radiolina per sapere cosa succederà il 20 maggio. In quella data possono accadere fondamentalmente tre cose: o la questione si risolve pienamente e saremo tutti soddisfatti, oppure la Bulgaria non sarà ancora nella posizione di prendere una decisione definitiva e allora la discussione slitterà al Coreper successivo, che si riunisce ogni settimana. Oppure, come terza opzione, potrebbe emergere una posizione politica netta che cambierebbe la nostra postura, aprendo considerazioni completamente diverse anche sul piano parallelo. Io penso che in quel caso dovrebbero essere giustificate diverse condotte, e non parlo solo di problemi sammarinesi. Noi continueremo a mantenervi aggiornati sulle evoluzioni della vicenda, anche solo per dovere di trasparenza nei confronti della cittadinanza che ci ascolta fuori da quest’aula. Posso assicurare che abbiamo informato le controparti in modo estremamente dettagliato, spiegando con precisione la natura del sequestro delle somme; purtroppo sembra che fuori dai nostri confini ci siano interlocutori che non vogliono proprio capire che il fatto che i soldi siano custoditi in Banca Centrale non costituisce un esproprio. Oltre alle interlocuzioni politiche, stiamo continuando a chiedere con forza che la Bulgaria e gli altri Paesi interessati rispondano finalmente alle rogatorie che sono state inviate. Io credo che la risoluzione giudiziaria di questa vicenda dipenda proprio dalla cooperazione internazionale. Io mi sono seduto a tanti tavoli in cui San Marino veniva giudicato per il livello della sua cooperazione e ricordo bene quando ci contavano i giorni che impiegavamo per rispondere a una rogatoria, considerandoci non pienamente conformi se tardavamo. Io penso che in questi anni abbiamo dimostrato di saper fare cooperazione giudiziaria e tra autorità di vigilanza in modo eccellente; oggi pretendiamo che San Marino riceva lo stesso tipo di collaborazione. Mi permetterà poi di dirle, consigliere Santi, che gli ordini del giorno hanno sempre delle premesse e uno svolgimento; secondo me questo documento non è affatto innocente, ma ha un obiettivo politico estremamente chiaro che non possiamo ignorare.

Fabio Righi (D-ML): Io ne approfitto per fare questa dichiarazione di voto e per puntualizzare alcuni aspetti che ritengo assolutamente attinenti a questo ordine del giorno. Secondo me è doveroso sottolineare un punto: non è che noi abbiamo la pretesa di dire che abbiamo capito tutto mentre gli altri non hanno capito niente, però a noi generalmente piace approfondire e studiare le cose seriamente. Sentirsi dire oggi che il tema dell’arbitrato internazionale quasi non avrebbe competenza perché c’è un fatto giudiziario in corso, mi fa capire che forse non è stata compresa la natura della procedura. Dire di non volersi nemmeno sedere a un tavolo a procedura avviata è una scelta che dal nostro punto di vista può creare dei problemi enormi, perché sono elementi che possono essere utilizzati proprio per rafforzare l’azione contro lo Stato. Comunque, andate pure avanti così se pensate di fare tutto benissimo; del resto, parlo con chi ritiene che fare dei master all’estero sia quasi un demerito. Riguardo al punto dell’ordine del giorno, io penso che sia tutt’altro che una provocazione. Lo dico in modo molto chiaro: in quest’aula è venuta meno la fiducia in chi sta svolgendo l’azione diplomatica. Ci chiediamo come possa avere credibilità chi deve condurre queste trattative, alla luce delle interazioni a livello parentale e non solo che sono emerse. Tutta la vicenda bulgara coinvolge i parenti di chi? Dei nostri? Secondo me negli altri Paesi queste storie le conoscono bene e ridono quando andiamo a raccontare che va tutto bene e che noi non sappiamo nulla. Io penso che non sia assolutamente credibile che i vertici della forza politica principalmente coinvolta non sapessero cosa stava succedendo, specialmente viste le lettere che sono state scritte. La proposta di fare una delegazione che intervenga in questa dinamica ha certamente una finalità politica, ma non dobbiamo mica nasconderci dietro un dito: è ovvio che sia così, dato che ne stiamo discutendo in quest’aula proprio per i risvolti politici pesantissimi che la vicenda ha su una forza precisa, ovvero la Democrazia Cristiana. Tutto il Paese sa come stanno le cose. Io speravo che il Segretario Canti ci fornisse ulteriori informazioni sulle indagini, ma al di là di quello noi siamo qui per parlare di responsabilità politiche che devono emergere, anche se fosse solo per incapacità di gestione della situazione. Io penso che l’ordine del giorno vada preso in seria considerazione perché, nonostante le critiche che facciamo, siamo preoccupati per come viene condotto il negoziato; le cose fatte male rischiano di cadere da tutte le parti e non rendersene conto è un danno ancora più grosso per il Paese. Noi continueremo a fare interrogazioni e interpellanze per vederci chiaro; non è vero che negli altri Paesi non si danno i dettagli, qui i dettagli emergono proprio perché siete coinvolti fin sopra i capelli. Se a volte mi infervoro mi scuso, ma veder martoriato questo Paese, per cui la mia famiglia mi ha insegnato che si può dare la vita, mi fa davvero arrabbiare molto.

Gerardo Giovagnoli (Psd): Io voglio dire che apprezzo lo spirito con cui è stato presentato questo ordine del giorno, nel senso che riconosce l’importanza fondamentale dell’accordo di associazione e il fatto che siamo ormai all’ultimo passaggio prima della firma. Tuttavia, secondo me il dispositivo non può essere assolutamente supportato perché non si può confondere il ruolo del governo con quello del Parlamento; in questo caso mi riferisco sia al nostro ruolo che a quello bulgaro. Ad oggi non esiste ancora un’espressione ufficiale del governo bulgaro, figuriamoci quanto possa essere coinvolto il loro Parlamento; ufficialmente non lo è e non credo lo sia nemmeno dal punto di vista politico. Con questa impostazione finiremmo sostanzialmente per avallare quella che è solo un’ipotesi, ovvero che un imprenditore stia condizionando le scelte di un governo straniero. Io credo che, finché non c’è un’espressione effettiva della controparte, non possiamo attribuire responsabilità alla nostra diplomazia. Consigliere Righi, il fatto di non sapere tutto non dipende da una nostra incapacità, ma dal fatto che chi ha intrapreso un’azione all’estero non sta ancora spiegando ufficialmente il perché. Io penso che lei, se si fosse trovato al governo, avrebbe trovato mille modi per non appiattire il piano parlamentare su quello governativo. Credo che un’azione del genere non possa essere intrapresa, anche perché non abbiamo precedenti rapporti strutturati con il Parlamento bulgaro; non esiste nemmeno un gruppo di amicizia interparlamentare e arrivare subito con una richiesta del genere sembrerebbe quasi un’azione di guerra diplomatica. Dobbiamo anche considerare che quel Parlamento si è appena insediato e non possiamo escludere che il ritardo dipenda da motivazioni puramente tecniche. Per queste ragioni la maggioranza, per cui esprimo questa dichiarazione di voto, esprime parere contrario. Noi possiamo esprimerci come Parlamento su quello che deve fare il nostro governo, ma impegnarci ad agire direttamente su un altro Parlamento è una scelta che ritengo poco opportuna e fatta con una certa imperizia.

L’ordine del giorno presentato da Rete è respinto a maggioranza.

I lavori vengono sospesi alle 20:00. Riprenderanno alle 13:00 di domani giovedì 14 maggio