Politica

Consiglio Grande e Generale: report della seduta di martedì 21 aprile

Consiglio Grande e Generale, sessione 15, 16, 17, 20, 21 e 22 aprile 2026

Martedì 21 aprile 2026
Seduta pomeridiana del Consiglio Grande e Generale caratterizzata da un confronto particolarmente acceso sul progetto di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul caso del pedofilo sammarinese, proseguito con toni duri tra maggioranza e opposizione e concluso con la bocciatura dell’articolato. Nel prosieguo dei lavori, l’Aula ha approvato la proroga per l’ampliamento dell’aviosuperficie di Torraccia e la vendita di un immobile dell’Iss, per poi avviare l’esame del progetto di legge sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive. I lavori sono stati quindi sospesi e riprenderanno nella giornata successiva.
Il dibattito si è concentrato inizialmente sul comma relativo alla commissione d’inchiesta proposta dalle forze di minoranza. Le opposizioni hanno ribadito la necessità di uno strumento parlamentare pieno per accertare responsabilità politiche. Fabio Righi (D-ML) ha parlato di una commissione tecnica “costituita in violazione dell’ordine del giorno dell’Aula”, definendo la relazione prodotta dal gruppo scelto dalla maggioranza “tecnicamente nulla”, mentre Maria Katia Savoretti (Rf) ha accusato il Governo di “non voler individuare responsabilità evidenti”. Sulla stessa linea Gian Matteo Zeppa (Rete), che ha evidenziato una “superficialità all’interno dell’organismo” e si è detto perplesso sul fatto che “nessuno dei nove Segretari” abbia reagito alla notizia della condanna.
Le critiche si sono concentrate soprattutto sul periodo trascorso tra giugno e agosto 2025. Matteo Casali (Rf) ha sottolineato che “chiedersi dove fosse questo individuo non richiede creatività ma buon senso”, mentre Andrea Menicucci (Rf) ha parlato di mancata applicazione del “principio di precauzione”. Gaetano Troina (D-ML) ha invece denunciato l’assenza di una linea politica chiara, chiedendo “quali siano i prossimi passi del Governo”.
Dalla maggioranza e dal Governo è arrivata una netta difesa dell’operato. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha respinto con forza le accuse parlando di “responsabilità gravissime che non esistono” e denunciando il rischio di “alimentare allarme sociale”. Il Segretario Rossano Fabbri ha ribadito che “nessuna autorità sammarinese era stata notificata” della vicenda prima della richiesta di estradizione, sottolineando la necessità di intervenire sullo scambio di informazioni tra Stati. Più articolata la posizione del Segretario Lonfernini, che ha richiamato i limiti normativi e la segretezza degli atti, osservando che “nessuna iniziativa poteva essere attuata in precedenza”.
Il confronto politico si è ulteriormente irrigidito con accuse reciproche. Giovanni Maria Zonzini (Rete) ha parlato di “mossa dell’armadillo” per indicare una volontà di insabbiamento, mentre Enrico Carattoni (Rf) ha denunciato “una gestione sciatta” e l’assenza di risposte su tre punti chiave della vicenda. Dall’altra parte, Gian Nicola Berti (Ar) ha criticato duramente l’opposizione, accusandola di “fare polemica” e sostenendo che “quello che serve non è una commissione d’inchiesta ma proposte concrete”.
Sul piano procedurale, la maggioranza ha difeso la commissione tecnico-amministrativa, ritenendo sufficiente l’integrazione con la relazione del membro di opposizione. Il Segretario Fabbri ha evidenziato che il commissario di minoranza potrà “smentire i fatti acclarati” nella relazione già depositata, mentre per l’opposizione questo rappresenta un limite strutturale. Troina ha infatti osservato che “un organismo collegiale deve operare dall’inizio alla fine”, mentre Casali ha sottolineato che “una commissione politica deve valutare anche il non fare”.
Dopo la bocciatura dell’articolo 1, si è aperta una nuova fase di scontro politico sul metodo dei lavori. La maggioranza ha contestato la scelta delle opposizioni di proseguire comunque nell’esame dell’articolato, definendola una forzatura rispetto alla prassi consiliare. Manuel Ciavatta (Pdcs) ha parlato di un confronto “privo di senso”, sottolineando che “una volta bocciato l’articolo istitutivo viene meno il senso stesso del provvedimento”, mentre Maria Luisa Berti (Ar) ha richiamato “il buon senso e la correttezza istituzionale” chiedendo il ritiro del testo. In subordine ha annunciato la presentazione di una mozione d’ordine per il non esame dei successivi articoli del progetto di legge, ai sensi dell’articolo 29 del regolamento consiliare. Di diverso avviso le opposizioni, che hanno rivendicato la legittimità della prosecuzione dei lavori: Gaetano Troina ha osservato che “non esiste alcuna norma che stabilisca che la bocciatura del primo articolo infici l’intera legge”, mentre Fabio Righi ha invitato a “riaprire un confronto” per ridefinire il provvedimento.
L’Aula ha quindi respinto a maggioranza tutti gli articoli del progetto di legge, senza riuscire a completarne l’analisi. Alle 17:00 infatti, come da ordine del giorno, il Consiglio ha affrontato il comma relativo all’aviosuperficie di Torraccia, approvando la proroga dei termini per l’inizio e la fine dei lavori. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci ha spiegato la necessità di aggiornare le scadenze per “uno slittamento dei tempi dovuto a procedure tecniche e amministrative”, ribadendo la volontà di procedere con “un progetto condiviso con il territorio”.
Dall’opposizione sono emerse perplessità sulla visione strategica. Matteo Casali (Rf) ha parlato di “visione disomogenea e confusionaria”, evidenziando contraddizioni all’interno della maggioranza, mentre Fabio Righi (D-ML) ha chiesto chiarezza sul progetto complessivo e sugli eventuali investimenti esterni: “Dove siamo arrivati? Cosa stiamo facendo?”. Gian Carlo Venturini (Pdcs) ha ricondotto il ritardo a questioni tecniche e giudiziarie, ricordando che la pubblica utilità era stata approvata quasi all’unanimità negli anni scorsi. La proroga è stata approvata con 39 voti favorevoli.
L’Aula ha quindi autorizzato la vendita di un immobile dell’Iss. Il Segretario Ciacci ha illustrato una procedura “lineare” conclusa con aggiudicazione a 140.000 euro, ma dall’opposizione sono arrivate critiche sul valore e sull’opportunità dell’alienazione. Casali ha parlato di “decisione sbrigativa”, mentre Emanuele Santi (Rete) ha definito il prezzo “decisamente basso”, sollevando anche dubbi sull’identità dei beneficiari. Più equilibrata Michela Pelliccioni (indipendente), secondo cui lo Stato “non può farsi carico di ogni ristrutturazione”, mentre Maria Luisa Berti (Ar) ha invitato a considerare maggiormente le logiche di mercato. Anche questo provvedimento è stato approvato con 39 voti favorevoli.
Infine, è proseguito l’esame in seconda lettura del progetto di legge sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive. Il Segretario Rossano Fabbri ha illustrato il provvedimento come misura preventiva per “evitare situazioni di rischio prima che sfocino in reati”, introducendo il cosiddetto Daspo sportivo. Il relatore di maggioranza Andrea Ugolini (Pdcs) ha parlato di uno strumento “essenziale ed attuale”, mentre l’opposizione, pur condividendo l’impianto generale, ha evidenziato limiti applicativi.
Matteo Casali, relatore di opposizione, ha sottolineato che “la sola introduzione del Daspo non risolve i problemi”, mentre Emanuele Santi ha osservato che per eventi come il Rally Legend “rischia di essere inutile” a causa della difficoltà di controllo del territorio. Anche Antonella Mularoni (Rf) ha criticato la mancata accoglienza degli emendamenti, pur riconoscendo che il provvedimento “serviva da tempo”. Secondo Giovanni Maria Zonzini (Rete) il provvedimento “non è sbagliato ma inadeguato” perché non affronta il nodo della dimensione degli eventi, proponendo l’introduzione di un tetto massimo di partecipanti.
Dalla maggioranza è stato invece ribadito il valore complessivo della norma. Barbara Bollini (Pdcs) ha definito il testo “uno strumento necessario”, mentre il Segretario Andrea Belluzzi ha inquadrato la misura in un più ampio percorso di coordinamento e sostenibilità degli eventi, sottolineando che “questo provvedimento da solo non basta ma è parte di un lavoro più ampio”. Matteo Rossi (Psd) ha evidenziato come rappresenti “un forte deterrente” non solo per grandi eventi ma anche per comportamenti scorretti nello sport giovanile. Rossi ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione internazionale, sottolineando che “non vogliamo importare gentaccia perché i nostri eventi devono essere qualificati”.
Il dibattito proseguirà domani pomeriggio alle 13:30.

Di seguito un estratto dei lavori
Comma 18: Progetto di legge qualificata “Istituzione di una Commissione d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche e/o amministrative relative alle gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori” (presentato dai Gruppi Consiliari Repubblica Futura, Domani-Motus Liberi e Movimento Civico R.E.T.E.) (II lettura)

Fabio Righi (D-ML): La mia sarà una replica molto rapida a seguito del dibattito che ha caratterizzato questo comma sulla commissione d’inchiesta per il cosiddetto caso del pedofilo. Nel mio primo intervento ho rivolto una serie di considerazioni al Congresso di Stato, alla Segreteria e ai colleghi consiglieri, ma una domanda in particolare è rimasta inevasa: cosa accade oggi? Cosa succede nel momento in cui la commissione tecnico-amministrativa ha lavorato priva di un suo membro? La decisione del Congresso di Stato ha infatti superato il mandato del Consiglio Grande e Generale, che chiedeva di istituire un organismo composto da tre membri, di cui due di maggioranza e uno di opposizione. Ad oggi, nonostante i vari interventi nel merito della vicenda, resta il fatto che questa commissione è stata costituita in violazione dell’ordine del giorno dell’Aula; è stata mandata avanti per scelta del Congresso con i soli due componenti di maggioranza i quali, non essendo stati avvisati della successiva nomina del membro di opposizione, hanno depositato la relazione finale. Ora si riapre il termine per integrare quel lavoro, ma noi dovremmo prenderlo per buono così com’è, nonostante sia contrario al mandato del Consiglio? Qui c’è un problema di fondo su come si risolva questa situazione. Il Consiglio, che ha il potere di delegare questa funzione, ha votato un mandato preciso che il Congresso ha violato, e questi sono i fatti. Dal nostro punto di vista quella relazione è stata prodotta da una commissione illegittimamente costituita e quindi tecnicamente nulla, a meno che non si voglia dare un’interpretazione di comodo. Al di là delle interlocuzioni con la parte italiana per uno scambio di informazioni più rapido ed efficace, tema su cui concordiamo, vogliamo denunciare come quest’Aula sia stata esautorata dai propri poteri. Il Congresso di Stato si è arrogato poteri non attribuiti e oggi ci troviamo con una relazione che è espressione di una sola parte. I dubbi si accumulano sulla gestione distorta del potere e sul piegare le istituzioni all’occorrenza e al volere di qualcuno. Non è un attacco personale al Segretario Canti, ma una critica alla gestione complessiva; il sospetto che si vogliano piegare norme e principi per interessi di parte è sempre più forte e i fatti dimostrano che forse abbiamo un problema di compromissione dell’ordine democratico del Paese.
Maria Katia Savoretti (Rf): Vorrei dire al Segretario che ieri ha ringraziato tutta la maggioranza per essere intervenuta, ma a me non sembra che gli interventi siano stati molti: ne abbiamo contati 5 su 44. Avrebbe invece dovuto ringraziare l’opposizione, visto che dai nostri banchi sono intervenuti tutti ponendo diverse domande a cui, purtroppo, non abbiamo ricevuto risposte. Questo non è il modo corretto di procedere. Prendiamo atto della volontà del Governo di non voler fare nulla e di non voler individuare le responsabilità che, a nostro avviso, sono evidenti. È chiaro che non volete una commissione d’inchiesta perché la vostra commissione tecnico-amministrativa, come abbiamo detto ieri, non produrrà alcun effetto reale. Noi invece chiediamo una commissione politica attraverso il nostro progetto di legge perché ci sono responsabilità pesantissime. Non stiamo facendo un attacco personale: il fatto commesso è gravissimo e altrettanto grave è che voi, per diversi mesi, non abbiate fatto nulla e non vi siate preoccupati di cosa stesse facendo quella persona. Avete fornito giustificazioni inaccettabili sulle lacune normative, perché qualcosa dovevate e potevate fare comunque. Usare termini come “negligenza” o “superficialità” di fronte a sentenze così tremende per abusi sui minori mi fa rabbrividire. L’Aula avrebbe dovuto agire diversamente, ed è quello che ci proponiamo di fare con il nostro progetto di legge. Ci spiace che continuiate a sostenere che non sia successo nulla o che tutto sia stato fatto nel migliore dei modi.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Innanzitutto voglio ringraziare personalmente l’onestà intellettuale del collega Luca Lazzari perché ha ricordato molto bene che anche la nomina da parte della maggioranza è arrivata in ritardo, proprio perché tutto nasceva da un ordine del giorno vago a cui il Congresso di Stato ha dovuto dare seguito con una delibera per parametrizzare questo gruppo tecnico-amministrativo. Almeno qualcuno tra i pochi interventi di maggioranza ha riportato correttamente gli eventi. Segretario, io rimango molto perplesso sul suo operato e vedo molte difficoltà; le sue dichiarazioni di ieri fanno il paio con quelle pericolose di venerdì. Lei prende iniziative di sua spontanea volontà che considero rischiose e anche in Commissione Giustizia ha dimostrato di non avere limiti. Ieri la sua maggioranza sosteneva che non ci fosse stata alcuna deliberazione, ma la delibera che lei ha portato a conoscenza della Commissione era già effettiva per il terzo mandato; doveva essere una sua iniziativa spontanea e invece, come le ricordo, sono stato io a dover riaprire il comma su questa partita. Lei è molto solo e prego i membri del Congresso e la sua maggioranza di fare quadrato intorno a lei perché le sue parole al microfono hanno un peso. Prendo assolutamente le distanze da chi, nella maggioranza, ha derubricato quanto accaduto a una mera questione amministrativa. Parliamo di una sentenza per violenza sessuale aggravata e continuata sui minori; non è affatto una questione amministrativa e trovo grave che qualcuno abbia cercato di minimizzarla. Oltre a evidenziare la sua difficoltà e a invitarla a usare il microfono in maniera consona senza dire baggianate, mi resta il dubbio su come evolverà la situazione tra i tre membri e se ci sarà una relazione unica o una contro-relazione. Ma il mio cruccio più grande è un altro: lei ha riferito in Congresso di Stato e, tolto lei, c’erano altri nove Segretari. Com’è possibile che nessuno di quei nove, quando lei ha riferito della richiesta di estradizione, abbia detto nulla? Questa superficialità all’interno dell’organismo è evidente e il dibattito di ieri ne è la diretta conseguenza.
Matteo Casali (Rf): Anche per quanto mi riguarda, gli sparuti interventi di maggioranza di ieri hanno destato molta perplessità. Credevo di essere l’unico ad aver percepito le minimizzazioni, ma il consigliere Zeppa mi conferma che sono arrivate chiaramente. Abbiamo sentito parlare di “atteggiamenti” come se non dovessimo farla troppo lunga, ma ricordo che il reo è stato condannato a 4 anni e 4 mesi per violenza sessuale aggravata e continuata; gli atteggiamenti c’entrano ben poco. Abbiamo sentito parlare di supposte ragioni di “delicatezza” per preferire la commissione amministrativa a quella d’inchiesta, ma è una motivazione labile: sarebbe come dire che non bisogna fare indagini giudiziarie per delicatezza. Qualcuno ha poi detto che bisogna portare rispetto per i due commissari nominati dalla maggioranza, ma nessuno ha sollevato dubbi sulla loro onorabilità. Rilevo però che la soluzione se l’è data il Segretario da solo, sostenendo che la relazione certifica che lui è a posto. Bisogna finirla con questa farsa per cui non si può criticare una legge o un atteggiamento politico per non mancare di rispetto ai tecnici o ai commissari; se i professionisti sono così rispettati, allora le commissioni le potrebbe fare la maggioranza in autonomia, ma evidentemente non è così. Qualcuno ha detto che il Congresso avrebbe potuto interessarsi “in modo creativo” al mestiere di questo soggetto, ma io dico che dal 18 giugno al 6 agosto 2025 tutti sapevano della condanna e le forze di polizia ne monitoravano le abitudini. Chiedersi dove fosse questo individuo non richiede uno sforzo di creatività, ma di buon senso e un minimo principio di cautela e garanzia. Anche i numerosi disguidi riguardanti la mancata comunicazione al commissario di minoranza meriterebbero un approfondimento: è strano che un membro del Congresso, il cui comportamento potrebbe essere oggetto di valutazione, invece di fare di tutto per insediare la commissione nella sua completezza, causi ritardi e disguidi. Per me questo è motivo sufficiente per istituire una commissione d’inchiesta.
Gaetano Troina (D-ML): Spendo anch’io qualche parola in replica perché ad oggi non sono riuscito a capire quali siano i prossimi passi del Governo, al netto della sorte di questo progetto di legge che spero faccia il suo corso e trovi approvazione. Vorrei capire cosa intenda fare il Governo a fronte di quanto emerso. Abbiamo questa commissione tecnico-amministrativa che ha lavorato in modo monco e ora ci viene riferito che è stato riaperto il termine per dare tempo al componente delle opposizioni di fare il suo lavoro. Immaginate l’imbarazzo di questo povero professionista che deve ricominciare tutto da capo per capire cosa abbiano fatto gli altri due che hanno già interloquito con gli uffici. Al di là del lavoro di questo professionista, quali sono le intenzioni del Governo? Dalla prima parte della relazione trasmessa emergono proposte interessanti: intendete darvi seguito o rimarremo inerti accontentandoci di queste osservazioni? Se l’atteggiamento è quello di dire “abbiamo fatto la commissione e gli approfondimenti, potevamo fare meglio ma chiudiamola qui”, a noi non sta bene. Vorremmo capire le vostre intenzioni su questo progetto di legge perché finora non ci sono state riunioni per valutare mediazioni o ridefinire passaggi. Continuate con un atteggiamento di totale chiusura su ogni fronte, sostenendo di aver ragione solo voi. Questo è controproducente e contrario alla prospettiva di dialogo che dovrebbe esserci in un Parlamento. Onestamente mi chiedo cosa veniamo a fare qui se le cose ve le confezionate da soli e noi dobbiamo farcele andare bene così come le avete pensate voi.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): Questo dibattito somiglia molto a quello sulla commissione d’inchiesta per la vicenda della Banca di San Marino, non per gli argomenti ma per il comune denominatore del Governo: quella che potremmo definire la “mossa dell’armadillo”, ovvero la volontà di insabbiare vicende scomode. Ci sono elementi estremamente inquietanti che meriterebbero un approfondimento parlamentare, come ricordava prima il consigliere Matteo Casali. Cosa è successo nel periodo tra la condanna definitiva con richiesta di estradizione e il momento in cui l’individuo è stato finalmente assicurato alla giustizia in Italia? Perché ha continuato a insegnare in una scuola? Ci si potrebbe domandare se sia opportuno che una persona rinviata a giudizio o condannata in primo grado debba lavorare in una scuola, pur nel rispetto della presunzione di innocenza. Ma la domanda che dovrebbe farsi la commissione d’inchiesta che voi non volete è questa: se le forze di polizia monitoravano le abitudini del soggetto, possibile che non si siano accorte che tra queste c’era quella di recarsi al lavoro in una scuola? Come mai nessuno è intervenuto a fronte di questa evidenza? E mi chiedo anche se il nostro Paese non debba prevedere meccanismi di pubblica sicurezza idonei a mettere queste persone in condizione di non nuocere, evitando il paradosso per cui un condannato per violenza sessuale sui minori resti libero di circolare e lavorare a contatto con i bambini finché resta entro i nostri confini. Questo problema va affrontato indipendentemente dalle pesanti responsabilità politiche che si intravedono nel caso specifico. La volontà del Governo e della maggioranza di non svolgere approfondimenti denota un intento di insabbiamento e mette in luce una lunga coda di paglia.
Andrea Menicucci (Rf): Intervengo in replica per rispondere ad alcune suggestioni arrivate dal Segretario Canti e da qualche temerario consigliere di maggioranza che ha rotto il silenzio di ieri. Il Segretario, fuori microfono, ha detto di non voler ringraziare per gli “insulti” ricevuti. Bene Segretario, noi non l’abbiamo insultata: l’abbiamo criticata ferocemente per il suo operato, ma non abbiamo mancato di rispetto alla sua persona. Chiunque al nostro posto avrebbe operato la stessa critica. La contestazione non riguarda solo le modalità di insediamento della commissione tecnico-amministrativa, irrispettose verso i professionisti chiamati a lavorare, ma è legata a quel gap temporale tra il 18 giugno, quando lei fu informato dalla Procura di Ancona, e il 23 agosto, data dell’arresto in Italia. Per due mesi non è successo nulla. Lei si è autoassolto sostenendo di aver rispettato le normative, ma chiunque abbia a cuore il bene della Repubblica e dei cittadini avrebbe adottato un banale principio di precauzione, verificando con prudenza i ruoli lavorativi di quel soggetto all’interno e all’esterno della Pubblica Amministrazione. Si tratta di reati con un altissimo disvalore e serviva la massima fermezza, che invece è mancata. Chiediamo una commissione d’inchiesta sulle responsabilità politiche perché quella tecnica ha parlato solo dell’ambito amministrativo. In quei due mesi l’intero Congresso sapeva tutto: vogliamo verificare se il comportamento del Segretario e dei colleghi sia stato imprudente o negligente, anche senza ipotizzare il dolo.
Enrico Carattoni (Rf): Da questo dibattito percepisco un profondo imbarazzo da parte della maggioranza, che non sembra pronta a staccare la spina a questo Governo e deve quindi trovare un modo per far passare la nottata. Questo silenzio e l’assenza di interventi di sostanza nella giornata di ieri non trovano altra giustificazione; se ci fosse stata la volontà di difendere l’operato del Governo, sareste intervenuti in massa. La verità è che la commissione tecnico-amministrativa non ha affatto stabilito che il vostro operato andasse bene, perché con la delibera di Congresso lei, Segretario, ha cambiato le carte in tavola, togliendo alla commissione il compito di verificare eventuali negligenze dell’Esecutivo o dell’amministrazione. Ho ascoltato l’intervento del consigliere Emanuele Santi e mi sono preoccupato: se aveste la certezza di non avere responsabilità, sareste stati i primi a dire “facciamo la commissione d’inchiesta”. Invece avete insistito su uno strumento che, come ho già detto, non esiste per legge; perseverare è diabolico. Non esiste una legge che istituisca le commissioni tecnico-amministrative o ne definisca i poteri, eppure siete incorsi in questo pastrocchio, impedendo persino al membro dell’opposizione di lavorare. Trovo inoltre inaudito che lei abbia voluto ingerire nella nomina dei membri: se l’ordine del giorno era del Consiglio, spettava all’Ufficio di Presidenza muoversi, non a lei che era un soggetto potenzialmente suscettibile di valutazione. Non si è mai visto che una persona il cui operato deve essere verificato decida i membri della commissione, i compensi e i poteri tramite delibera. Questa è l’ulteriore dimostrazione delle enormi storture di tutta questa vicenda, di cui lei è il principale responsabile.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Intervengo volentieri, colleghi dell’Aula, per una serie di ragioni. Innanzitutto, se dovessi dare un giudizio sul dibattito che ha caratterizzato questa seduta consiliare fin dal suo inizio, alimentato certamente da interventi assolutamente provocatori, direi che provo un sentimento di profondo disgusto, davvero molto marcato. Dobbiamo smetterla di richiamare continuamente il messaggio iniziale che i Capitani Reggenti hanno rivolto all’Aula proprio all’avvio del loro mandato, perché nei fatti non siamo minimamente in grado di rispettarlo; e in questo includo anche me stesso, chiedendo scusa alle Loro Eccellenze a nome di tutti quanti. È una situazione disturbante perché, nonostante si tratti di vicende che non ci riguardano affatto in prima persona, sento dire che nei casi che abbiamo trattato — tra la questione del cosiddetto “piano parallelo” e quella della pedofilia — esisterebbe una responsabilità politica, a partire da quella del Congresso di Stato. Io invece non ho ascoltato altro che accuse di responsabilità gravissime che, lo dico chiaramente, non esistono. Il sottoscritto e i colleghi del Congresso di Stato dovremmo alzare il livello della risposta nei vostri confronti, tacciandovi di essere dei soggetti che alimentano allarme sociale all’interno della comunità proprio attraverso lo strumento della rappresentanza popolare. Ci si stanca, sapete? La pazienza ha un limite, anche nel linguaggio verbale. Pensi bene a questo, collega Antonella Mularoni, perché il profondo imbarazzo è stato condiviso da tutti noi. Sapere che un cittadino della nostra comunità si è macchiato di fatti così gravi e aberranti è motivo di totale imbarazzo, e lo abbiamo comunicato immediatamente alla cittadinanza mettendoci la faccia in diverse conferenze stampa a seguito dei lavori del Congresso di Stato. Abbiamo interrogato gli uffici e le autorità, ed è emerso chiaramente che esiste una procedura che mostra la sua debolezza nello scambio tra le autorità italiane e quelle sammarinesi; su questo non c’è ombra di dubbio e abbiamo chiesto di lavorare proprio per correggere questo punto. La commissione tecnico-amministrativa dovrebbe funzionare in questi termini e dovremmo accoglierla tutti quanti con favore. Invece cosa succede? Proprio come per la vicenda del “piano parallelo”, è evidente che il desiderio di fare speculazione politica è molto più alto della reale capacità di intervenire su problemi così aberranti.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Vorrei tornare per un momento al primo settembre 2025, citando un articolo del Resto del Carlino. Si leggeva che, “negli ultimi tre anni e fino ad aprile 2025, Steven James Raul ha continuato ad allenare i nostri figli come se nulla fosse. Questa era la denuncia di un gruppo di genitori di una dozzina di bambini di una scuola calcio del riminese, di stampo parrocchiale, dove James avrebbe allenato bambini di 9, 10 e 11 anni per molto tempo dopo gli episodi del 2021, senza che nessuno sapesse nulla sul suo conto”. Io credo che questo basti a confermare le ragioni di un procedimento penale che, a differenza della stragrande maggioranza dei casi, non ha visto l’adozione di misure cautelari; se ci fossero state, la notizia sarebbe finita sui giornali e l’avremmo saputo prima. Abbiamo già norme interne che impediscono di prestare attività lavorativa nel pubblico impiego dopo un rinvio a giudizio per reati che comportano pene superiori all’anno. Questo ci dimostra come persino l’Italia non sia riuscita a intervenire durante la definizione del procedimento penale, proprio perché ci si scontra con i diritti fondamentali dell’uomo che, purtroppo, anche in presenza di reati aberranti e gravissimi come questi, hanno inibito la possibilità di intervenire fino alla sentenza definitiva. Noi a San Marino lo abbiamo fatto ben prima, sia nello sport che come Governo, introducendo una norma che obbliga a dichiarare questi reati già dalla sentenza di primo grado, affinché i soggetti possano essere allontanati. Allora mi chiedo: dove sta la speculazione che l’opposizione sta facendo su un argomento così delicato? È per questo motivo che il Congresso di Stato interviene con forza: l’imbarazzo non è solo dell’opposizione o della maggioranza, ma di tutta l’Aula e dell’intero Congresso. Voi vi concentrate esclusivamente su quello che è successo dal 18 giugno al 6 agosto, dimenticando che ci sono stati quattro anni e mezzo precedenti in cui questo signore è rimasto tranquillamente a contatto con i bambini. Di questo sembra non interessi niente a nessuno; non vi interessa capire come porre rimedi affinché situazioni simili giungano all’attenzione delle autorità amministrative e della politica ben prima del passaggio in giudicato della sentenza. Vi interessa solo sapere perché dal 18 giugno al 6 agosto non si è agito, senza considerare che in Congresso la notizia è arrivata solo il 2 luglio. Questo non è un modo legittimo di intervenire. Il Congresso ha ben chiaro cosa non abbia funzionato e si aspetta che questa indagine amministrativa ci indichi la strada; vogliamo che l’obbligo del giudice inquirente di segnalare i rinvii a giudizio per reati gravi al dirigente della Funzione Pubblica venga esteso anche al giudice dell’esecuzione quando riceve un fascicolo per l’estradizione. Questo intervento sarebbe risolutivo, perché sappiamo che per i procedimenti penali interni le garanzie e i presidi funzionano correttamente. È con questo spirito che bisognerebbe agire.
Gian Nicola Berti (Ar): Purtroppo l’occasione di stare zitti è un’opportunità che viene colta raramente nel nostro Paese. Io ho preferito restare in silenzio finora e avrei voluto continuare a farlo, se non fosse per tutte le castronerie che avete detto in quest’Aula; le ho ascoltate tutte e sono davvero troppe. Eccellenza, mi rivolgo a lei perché sicuramente avrà memoria storica di quel periodo. Il collega Rossano Fabbri ha richiamato gli articoli di giornale su quanto accaduto fuori territorio, ma io ricordo bene cosa è successo qui dentro e voglio guardare in faccia i membri dell’opposizione per ricordare loro come il Segretario Rossano Fabbri portò un progetto di legge per impedire alle persone condannate di continuare a insegnare calcio o svolgere attività sportive con i minori. Chiese la procedura d’urgenza e proprio voi dell’opposizione ce l’avete negata, perché a voi non frega assolutamente nulla del benessere dei bambini; a voi interessa solo fare polemica in quest’Aula consiliare. Adesso sembra quasi che il Segretario Stefano Canti debba passare per il colpevole di chissà quale reato di pedofilia, perché tra poco la vostra chiave di lettura sarà questa. Io credo che il modo in cui avete portato avanti il dibattito sia profondamente sbagliato. Quello che serve non è una commissione d’inchiesta, ma proposte concrete per evitare che le anomalie del recente passato possano ripetersi. Una soluzione vi era già stata proposta dal Segretario Fabbri e la vostra risposta è stata quella di osteggiarla. La logica della coerenza non vi appartiene e non potete venire qui a dare lezioni né al Segretario Canti, né a qualunque altro membro del Congresso o della maggioranza che agisce in buona fede, perché ne siete completamente privi.
Emanuele Santi (Rete): Rispetto agli ultimi due interventi, devo ricordare che quando fu portato quel progetto di legge per frenare la violenza in ambito sportivo, noi come opposizione aprimmo una discussione per capire se la sospensione dovesse avvenire al rinvio a giudizio o solo alla condanna definitiva. Mi ricordo bene che proprio la sua forza politica, Gian Nicola Berti, insieme al Segretario Fabbri, vi faceste paladini del garantismo dicendo di intervenire solo dopo la condanna definitiva. Noi invece presentammo un emendamento proprio citando questo caso, proponendo la sospensione già al rinvio a giudizio, ma voi lo avete rifiutato perché in quel progetto volevate sospendere chi commette violenza di genere solo dopo l’ultimo grado di giudizio. Riguardo invece alle altre questioni, ho sentito riferimenti pietosi. Il punto fermo è che il Segretario Canti, in una sua relazione, ha ammesso di essere venuto in Congresso di Stato il 2 luglio; in quella data dieci Segretari di Stato sono venuti a conoscenza del fatto che questa persona, ad aprile, era stata condannata in via definitiva. E voi, dal 2 luglio al 26 agosto, non avete fatto nulla. Segretario Fabbri, Segretario Lonfernini, venite a fare la morale a noi, ma voi non avete alzato un dito né la voce per dire che bisognava agire subito. Quell’uomo lavorava nella scuola! Un Governo serio, dopo una mancanza del genere, sarebbe andato a casa. Restare inerti per due mesi è inammissibile. Qui c’è un problema di fondo: a nostro avviso qualcuno sapeva già dal 2021 e non ha fatto nulla, anzi, gli ha permesso di prendere posto nella scuola. I nomi servono e per questo serve una commissione d’inchiesta specifica; bisogna conoscere i nomi di chi ha permesso tutto questo. Io vi ho lasciato parlare per rispetto, cosa che voi non state facendo interrompendomi. Vogliamo riprendere i verbali del 2021, del 2022 e del 2023 per vedere se sia arrivata qualche comunicazione e chi abbia consentito a questo soggetto di continuare a lavorare nella Pubblica Amministrazione, a frequentare gli oratori, i campi da calcio e le cucine degli asili. La responsabilità è vostra, esclusivamente vostra. Forse non avete mosso un dito perché a certe persone ben appoggiate politicamente non si può dire di no, e allora si permette loro di continuare a lavorare come se nulla fosse. Se non ha nulla da temere, Segretario Lonfernini, visto che ha dei figli, dovrebbe essere il primo a sostenere la commissione d’inchiesta e portare la verità in quest’Aula. Voti la commissione d’inchiesta e poi vedremo i nomi e i cognomi; è inutile cercare di scappare dal tema.
L’emendamento dei gruppi consiliari di Repubblica Futura, Domani – Motus Liberi e Rete per il cambio di rango del progetto di legge da legge qualificata a legge costituzionale è approvato all’unanimità.
Articolo 1 (Istituzione della Commissione)
Emanuele Santi (Rete): Come ha ricordato lei, Eccellenza, durante l’Ufficio di Presidenza, e grazie all’approfondimento della Segreteria Istituzionale che vogliamo ringraziare, è emerso che affinché il Parlamento possa autoattribuirsi poteri d’inchiesta tipici dell’autorità giudiziaria, la copertura deve avvenire necessariamente tramite legge costituzionale. Anche se il regolamento consiliare cita le leggi qualificate, per dare una cornice di poteri d’indagine più solida abbiamo accettato di buon grado il cambio di rango e ringraziamo la maggioranza per averci permesso di trattare questo progetto come legge costituzionale. Ribadisco che istituire questa commissione d’inchiesta parlamentare è fondamentale per fare piena luce su fatti gravissimi. La commissione tecnica voluta dal Governo e dalla maggioranza, nata da un ordine del giorno di settembre 2025 e formalizzata con delibera solo a gennaio 2026, non ci soddisfa. Durante gli incontri con il Segretario Canti, avevamo fatto presente che non erano chiari né i poteri né le modalità d’azione di quell’organismo. Come si può chiedere a un professionista di svolgere un lavoro senza che abbia contezza dei poteri attribuiti? La commissione tecnico-amministrativa è stata istituita con una delibera del Congresso di Stato arrivata solo il 13 gennaio, un ritardo che la maggioranza stessa ha ammesso. Una volta compreso il profilo richiesto, abbiamo indicato il nostro nominativo l’11 febbraio, ma la delibera di nomina è arrivata solo il 3 marzo e il nulla osta definitivo il 16 marzo. Proprio quel giorno, i primi due commissari di maggioranza hanno depositato la loro relazione da soli. È chiaro che una relazione che porta la firma di soli due membri su tre non può andare bene, specialmente se affronta solo elementi amministrativi. Le falle nel sistema delle autocertificazioni e dei controlli le denunciamo da anni e valuteremo ogni proposta del Governo in merito, ma qui la questione non è amministrativa, è politica. Il Congresso di Stato sapeva dal 2 luglio di questo condannato e per due mesi non ha fatto nulla; vogliamo capire cosa sia successo dal 2021 al 2025, chi sapeva e chi gli ha permesso di lavorare nelle scuole, negli oratori e nei campi da calcio. Le responsabilità politiche del Congresso di Stato sono evidenti e devono emergere.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Intervengo molto brevemente perché la narrativa dell’opposizione continua a seguire una direzione distorta, ed è giusto riferire correttamente a chi ci ascolta come siano andate le cose. Se si voleva davvero fare chiarezza, il membro dell’opposizione sarebbe stato nominato per tempo; abbiamo sentito giustificazioni poco credibili su questo ritardo. Alla fine la nomina è arrivata e, con delibera del 3 marzo, a quel membro è stata data la facoltà di presentare la propria relazione entro 60 giorni, la quale verrà poi analizzata insieme a quella dei membri di maggioranza. C’è una grande differenza di visione: l’opposizione vuole una commissione di natura politica, mentre il Governo ritiene che non ci siano i presupposti per un organismo di quel tipo. Non vorremmo dover andare a scavare nel 2021 per vedere chi c’era alla Segreteria degli Interni e scoprire che magari le mancanze nascono proprio da lì; anche se riteniamo che nemmeno la Segreteria di allora c’entri nulla. Purtroppo le regole che governano i procedimenti penali fino alla condanna definitiva sono legate ai diritti fondamentali dell’uomo e la presunzione di innocenza in questo caso ha prevalso. Le comunicazioni che auspichiamo tra i due Stati oggi non esistono nemmeno tra procure dello stesso Stato; abbiamo visto che a Rimini l’imputato continuava a frequentare gli ambienti sportivi, mentre a San Marino aveva smesso anni prima. In un tribunale italiano, se non c’è definitività, un’altra procura non troverà l’aggiornamento sulla pendenza di altri procedimenti penali. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare insieme: verificare tramite canali diplomatici e politici la possibilità di far comunicare le autorità sammarinesi e italiane su reati gravi, pur in assenza di sentenze definitive. Con questa voglia di intervenire faremo un buon lavoro, ma il Governo non ci sta a essere tacciato di complicità o silenzio in questa situazione.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Approfitto di questi minuti per riprendere il filo del ragionamento generale, piuttosto che soffermarmi solo sull’articolo 1 della legge che è stata presentata. Allora, caro consigliere Emanuele Santi, facciamo così: io riconosco che lei ha delle ragioni assolutamente oneste e nobili nel portare avanti questa battaglia, siamo d’accordo su questo? Penso che lei possa convenire con me. Ecco, visto che io apprezzo la sua onestà intellettuale, desidererei ricevere da parte sua lo stesso tipo di sentimento. Perciò la prego, anche quando sostiene tesi che a suo dire sono molto convincenti, ricordi che magari potrebbero essere sbagliate; lei non ha la verità in tasca e non possiede tutte le conoscenze del mondo, proprio come non le ho io. La pregherei quindi di rispettare la sensibilità del Congresso di Stato ed evitare di offenderla continuamente. In questo momento, però, voglio darle una notizia quasi sensazionale: in questo momento ci sarà sicuramente qualche cittadino sammarinese che sta compiendo delle azioni che in futuro potrebbero generare degli effetti negativi; lei vuole dare la responsabilità al Governo anche per questo? Siamo forse noi i responsabili diretti di ogni singola azione che compiono i cittadini sammarinesi ovunque essi si trovino nel mondo? Io credo proprio di no. Sto banalizzando molto la questione, quasi da farla sorridere, ma lo faccio perché quello che lei sta portando avanti è altrettanto banale: è banale voler elevare a ogni costo il senso di responsabilità politica del Congresso di Stato su questa vicenda. Guardi, se lei e i colleghi dell’opposizione aveste letto con attenzione la relazione tecnico-amministrativa che vi è stata consegnata — e il mio collega Stefano Canti mi ha appena confermato che l’avete a vostra disposizione — avreste visto che, dopo una lunga disamina dei fatti, a pagina 33 viene rappresentato chiaramente che nessuna autorità sammarinese era stata notificata della pendenza del procedimento penale italiano, né della condanna, prima dell’invio irrituale della richiesta di estradizione. Pertanto, nessuna iniziativa poteva essere attuata in precedenza. Inoltre, proprio in ragione della natura riservata delle informazioni contenute in quella richiesta, non potevano essere poste in essere ulteriori iniziative nemmeno in un secondo momento. Del resto la separazione dei poteri dello Stato, che voi richiamate continuamente, dovrebbe valere anche per il Congresso di Stato, no? Gli uffici amministrativi che hanno fatto lavorare questo disgraziato, questo malato, come potevano avere gli strumenti per evitarlo, visto che non c’era assolutamente nulla a suo carico che impedisse l’iscrizione alle graduatorie o il lavoro nel pubblico e nel privato? Ma di che cosa state parlando quando chiedete di alzare il livello delle responsabilità politiche? Questo secondo me è procurato allarme, e purtroppo lo state facendo su tutti gli argomenti che riguardano il nostro Paese. Lo trovo davvero imbarazzante.

Gian Matteo Zeppa (Rete): A me pare davvero di essere dentro una di quelle bellissime commedie dei Monty Python; non so se li avete mai visti. Caro Segretario Lonfernini, è del tutto inutile venire qui a fare la parte del pacificatore dell’Aula quando siete proprio voi i primi ad aumentare il livello di tensione, perché partiamo da due presupposti completamente diversi. E il Segretario Rossano Fabbri, che vedo là in fondo, farebbe bene a venire dentro invece di stare fuori. Vede, Segretario Fabbri, siccome lei ieri non c’era, ha citato di nuovo un dato sbagliato perché probabilmente non ha ascoltato il dibattito: lei dice che la delibera è del 3 marzo, e va benissimo, ma è stata legittimata — come ha ammesso il suo stesso collega — solo il 16 di marzo. Non allarghi le braccia, perché la legittimazione è del 16 marzo, proprio quando la relazione dei due membri nominati dalla vostra maggioranza era già stata redatta e completata. Quindi non venite qui a raccontare mezze verità a scapito della realtà dei fatti. Guardate che a fare il “bulletto di periferia”, ad alzare la voce e a fare i prepotenti siamo capaci tutti, e io so farlo anche molto bene se serve; ma qui bisogna venire con i dati reali. Le questioni sollevate dal Segretario Lonfernini e da lei, Segretario Fabbri, secondo me non hanno ragione di esistere. Se foste onesti intellettualmente dovreste ammetterlo. Segretario Lonfernini, lei fa le pagelle a tutti ma non accetta che noi le facciamo a lei? Cos’è, procurato allarme anche questo? Un allarme alla sua intelligenza? Abbia pazienza. Se lei dal suo pulpito discetta sugli interventi di noi consiglieri, allora è chiaro che partiamo da visioni opposte. Voi avete delegato tutto a una commissione tecnica, ma io vi ripropongo la domanda a cui nessuno ha ancora risposto: quando il Segretario Canti ha riferito in Congresso di Stato della richiesta di estradizione, voi dieci colleghi di Governo che cosa avete fatto? Avete alzato la cornetta per verificare dove lavorasse questa persona? Per favore, Segretario Fabbri, io accetto la sfida e vengo nel suo campo: torniamo pure al 2021. Non faccia insinuazioni banali da bulletto di periferia; nel 2021 la Segreteria agli Interni era sostenuta da Rete e se ci sono stati degli errori in quell’anno o in quelli successivi, ne risponderemo noi e ne risponderà chi era Segretario di Stato allora. Che problemi ci sono? Cerchiamo di mantenere un minimo di decoro, perché l’altra volta uno di voi ha interrotto il collega Canti ed è dovuto uscire dall’Aula. Quando i consiglieri intervengono dovete stare zitti, abbiamo il diritto di parlare e di replicare.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Per noi che siamo ormai abituati a ricevere questo tipo di atteggiamento da parte dell’opposizione, questa storia è diventata come la favola di “al lupo, al lupo”. Se mai dovesse arrivare una segnalazione davvero importante, credo che non vi ascolterebbe più nessuno, perché come potete notare è dall’inizio della legislatura che usate aggettivi come “scabroso” e “scandaloso” per ogni minima cosa; se arrivasse qualcosa di serio, non vi crederebbe più nessuno. Sono comunque persuaso che il Consiglio sia contento che il consigliere Zeppa abbia ripreso il dono della parola; è stato quattro anni in maggioranza senza riuscire ad aprire bocca o ad assumersi una responsabilità, mentre ora lo vedo molto più a suo agio all’opposizione, dove quantomeno si muove con un certo dinamismo. Per quanto riguarda invece la norma sulla commissione, la delibera a cui mi riferivo non è quella del 16, ma quella del 3 marzo, dove è stato semplicemente rappresentato che è stato dato un termine di 60 giorni per il deposito della relazione da parte del commissario di minoranza, che voi avete nominato con un colpevole ritardo. Non capisco cosa c’entri il fatto che sia stata legittimata il 3 o il 16 e non vedo quale ragionamento obiettivo la porti a specificare questa data, come se cambiasse il mondo. Che sia stata legittimata il 16 o valga dal 3 marzo, il commissario nominato dall’opposizione ha comunque 60 giorni di tempo per depositare la sua relazione. Io ho detto semplicemente questo e nient’altro, e non vedo quale utilità ci sia nel puntualizzare la data del 16: cosa cambia? Ha i suoi 60 giorni, depositi pure la sua relazione e ne terremo debito conto per fare un ottimo lavoro di implementazione delle normative mancanti, così da evitare che casi simili si ripetano. Dopodiché, se vuole, posso anche spiegarle nel dettaglio cosa è successo in Congresso, non ho alcun problema a farlo.

Sara Conti (Rf): Cercherò di mantenere un tono pacato, anche se noto che i Segretari di Stato sono i primi a scaldarsi in quest’Aula. Purtroppo si è perso ancora una volta il punto centrale della questione: resta un buco, un gap di ben due mesi nei quali il Congresso di Stato era già a conoscenza della condanna di questo soggetto in Italia per violenza aggravata e continuata sui minori e non ha fatto assolutamente nulla, limitandosi ad aspettare che intervenisse l’arresto. Allora è del tutto inutile che veniate qui a raccontarci le favole, perché siete bravissimi a rigirare la frittata ma il punto resta solo questo. Noi chiediamo l’istituzione della commissione d’inchiesta perché non ci basta la parte tecnico-amministrativa; vogliamo sapere per quali ragioni politiche il Congresso di Stato non ha reagito a una notizia che era arrivata alla Segreteria competente già a giugno e al Congresso il 2 luglio. Inutile continuare ad accusare l’opposizione di essere sempre contraria a prescindere. Se è vero, come dite voi Segretari di Stato, che questa situazione così delicata ha fatto tremare l’intera comunità e ha toccato la sensibilità di tutti noi, allora è altrettanto vero che il Congresso sapeva e per due mesi è rimasto inerte. Questa è l’unica ragione per cui chiediamo la commissione d’inchiesta e non servono altre parole, perché questo è il cuore del problema. Potete pure farci la ramanzina dal vostro pulpito dicendo che l’imbarazzo dovrebbe essere nostro, ma spiegateci esattamente per quale motivo. Secondo noi l’imbarazzo dovrebbe essere di quel Congresso di Stato che, davanti a una notizia del genere, è rimasto fermo. Noi abbiamo tutta l’intenzione di portare avanti le nostre ragioni e chiediamo con fermezza che questa commissione d’inchiesta venga istituita per fare il proprio lavoro.

Matteo Casali (Rf): Provo anch’io a riportare la discussione su toni un pochino più pacati. Si dice da parte di alcuni membri del Congresso che per la commissione d’inchiesta politica non ci sarebbero le prerogative, e un Segretario ha persino affermato che non ci sarebbe “uno straccio di prova”. Lo stesso Segretario ha poi letto uno stralcio della relazione tecnica che certificherebbe l’assenza di responsabilità; peccato però che quella commissione sia composta da commissari nominati esclusivamente dalla maggioranza. La spaccatura che si è generata a seguito dei famosi disguidi non è affatto cosa da poco. Qui ci viene detto: “che importa? Il commissario di minoranza depositerà la sua relazione”, ma partire già d’ufficio con due relazioni distinte depotenzia enormemente il lavoro. Quella commissione è nata già zoppa perché aveva solo prerogative amministrative, ed è ulteriormente indebolita dal fatto che non ha potuto lavorare con un organico completo fin dall’inizio. Non si può dire semplicemente che si integrerà il lavoro in seguito; è un organismo il cui operato è stato inficiato in partenza da questi disguidi. Tra l’altro, ci sono state ricostruzioni parziali: la maggioranza ha ammesso ritardi nella nomina e il fatto che la discussione sulla commissione d’inchiesta, contro il regolamento, non sia stata calendarizzata subito, cosa che avrebbe potuto chiarire immediatamente se questa commissione politica si sarebbe fatta o meno. Anche i famosi 20 giorni di “interrogatori” per il commissario delle opposizioni e la mancanza di tempestività nel suo insediamento pesano molto. Una commissione amministrativa, per sua natura, non indaga la responsabilità politica. Se emergesse che tra il 18 giugno e il 6 agosto, mentre tutti sapevano — dal Congresso al Tribunale — le cose dal punto di vista amministrativo si sono svolte regolarmente perché le comunicazioni sono state fatte, la commissione si fermerebbe lì. Ma una commissione politica deve dare un giudizio sull’operato di quelle persone che, pur avendo magari seguito le carte, non hanno adottato il principio di cautela di fare una semplice telefonata. Questo una commissione amministrativa non lo rileva perché non ha quei poteri. Una commissione politica invece può e deve dare un giudizio sul fare, sul non fare e sull’operato complessivo. Io sono molto interessato a sapere come si è comportato il Congresso di Stato: persone che sanno vita, morte e miracoli di ogni minima sciocchezza e che alzano il telefono per un concorso o per un posto di lavoro, come hanno fatto a non alzare il telefono per sapere dove fosse questa persona? Questa è una delle tante domande a cui solo una commissione politica può rispondere.

Fabio Righi (D-ML): Ho seguito il dibattito fino a questo momento e mi verrebbe da dire che dovremmo valutare di inserire nel nostro ordinamento il quinto emendamento americano, quello che prevede il diritto a non autoincriminarsi, perché ogni volta che qualcuno apre bocca si aggiungono dei pezzi a questa storia. Dico questo perché abbiamo appena appreso un ulteriore passaggio, o meglio una replica che mi preoccupa molto e che conferma la necessità di questa commissione d’inchiesta. Al di là del merito, qui continua a emergere l’ammissione al microfono di una gestione della cosa pubblica che va fondamentalmente contro la legge, ma si allargano le braccia dicendo che tutto sommato va bene così e attribuendo a noi responsabilità che non esistono. Mi spiego meglio: è stato appena sdoganato il concetto per cui non importa se la delibera del Congresso che istituiva la commissione fosse contraria all’ordine del giorno che prevedeva tre membri. Quella commissione non è partita legittimamente e il lavoro prodotto rischia di essere nullo perché c’è stata una trafila di documentazione violata. Tra l’altro, è stata legittimata proprio lo stesso giorno in cui i membri nominati hanno depositato l’elaborato finale. C’è un problema serio, perché la legittimazione delle delibere ne determina la produzione degli effetti; il che significa che quella commissione ha lavorato in mancanza di un provvedimento del Congresso che fosse effettivamente produttivo di effetti. Al netto di tutto, il problema è a monte perché questa è la modalità che state utilizzando su ogni pratica. Noi non possiamo accettare, come opposizione ma prima ancora come membri di questo Consiglio e come cittadini, che le nostre istituzioni siano costantemente gestite al di fuori delle norme di legge. La commissione d’inchiesta non serve solo per la questione tecnico-amministrativa o per capire il buco di due mesi tra l’informazione ricevuta e l’intervento; io comincio a pensare che questo Paese debba essere commissariato. Anche rispetto alle tematiche trattate la settimana scorsa, dove avete detto che andava tutto bene nonostante i fatti dicessero il contrario, la situazione è surreale. Ci dite che facciamo procurato allarme, ma se non ve ne siete accorti, qui siamo quasi sotto colpo di Stato. Nessuno ha ritrattato quella posizione; il Paese dovrebbe essere in uno stato d’allarme lanciato da uno dei tre poteri, salvo poi veder smentita quell’affermazione dallo stesso organo due mesi dopo. Secondo me le istituzioni sono andate in tilt, voi non sapete più come gestire questa situazione e ogni giorno che passa il nostro sistema viene distrutto. Noi di questo siamo preoccupatissimi.

Antonella Mularoni (Rf): Voglio dire solo poche parole molto brevi. A me sembra proprio che il procurato allarme non venga dai banchi dell’opposizione. Dall’inizio di questa legislatura pare che i toni da procurato allarme vengano semmai dai banchi del Congresso di Stato, e sempre più spesso, probabilmente perché vi sentite così deboli da dover reagire aggredendo. Io me li ricordo bene gli interventi che sentivo per radio sul sistema bancario e finanziario quando la Democrazia Cristiana era all’opposizione: quello sì che era vero procurato allarme. Cari signori, noi abbiamo molto più a cuore di chiunque altro in quest’Aula il benessere della nostra infanzia e dei cittadini, e cerchiamo solo di proporre delle soluzioni. Voi vi siete inventati una commissione amministrativa, che non è prevista da alcuna legge, pur di non fare la commissione d’inchiesta; diciamocelo chiaramente, questo è il punto. Nessuno contesta la qualità professionale dei membri scelti, non è questo il problema; il punto sono le scelte politiche che fate, perché dove non vi interessa approfondire, l’approfondimento non viene consentito, nonostante si tratti di fatti gravissimi per la nostra realtà. Certo, queste cose avvengono anche altrove e purtroppo nei Paesi vicini ci sono femminicidi ogni giorno, ma non possiamo dire che siccome altrove va peggio allora noi andiamo bene così. Dobbiamo guardare a quello che possiamo fare noi per la nostra convivenza. San Marino si vanta spesso di sapere tutto e di avere tutto sotto controllo; potrei citare esempi emblematici di Segretari di Stato, presenti e passati, che vanno addirittura a dirigere lavori che dovrebbero essere in capo alle aziende. Quindi sapete tutto, ma quando ci sono questioni così importanti allora improvvisamente non sapevate nulla. Ecco, nell’ultimo periodo non potete proprio dirlo: potreste dire che siete stati disattenti, che avete sottovalutato o che non ve ne siete accorti, ma non che non potevate fare nulla. Dovevate almeno interrogarvi su dove lavorasse questa persona. Mi fa piacere sentire che ci sono delle misure allo studio; avete fior di avvocati in maggioranza e spero che vengano adottate al più presto. La Segreteria alla Giustizia acceleri i contatti con l’Italia per avere contezza di ciò che i nostri cittadini compiono fuori territorio, visto che per noi è la quotidianità. È fondamentale avere queste informazioni. Infine, riguardo al modo di rispondere del Governo, io sono stata Segretario di Stato e non mi sono mai permessa di aggredire l’Aula e i consiglieri di opposizione in questo modo; Segretario Teodoro Lonfernini, ricordi che solo nei sistemi non democratici non c’è dibattito e nessuno dice niente.

Enrico Carattoni (Rf): Per riportare il dibattito sui temi dell’opposizione e rispondere alle aggressioni del Governo, vorrei ricondurre l’oggetto di questa commissione a tre macro-temi sui quali la popolazione chiede chiarezza. Il primo riguarda una circostanza che ammetterete essere inverosimile: come è possibile che dal 2021, momento dei fatti, fino al 2025, l’amministrazione e l’autorità giudiziaria sammarinese non siano mai venute a conoscenza di un’indagine a carico di un nostro cittadino residente dalla nascita? Non c’è mai stata una rogatoria o la comunicazione di un provvedimento? Questa è la prima questione da chiarire. Punto numero due: cosa è successo dal momento in cui il Segretario alla Giustizia ha saputo della richiesta di estradizione a metà giugno, fino al 2 luglio, data della comunicazione al Congresso? Sono stati chiesti pareri o dati mandati per ottenere informazioni? Terza verifica: dal 2 luglio in avanti, quali iniziative ha preso il Congresso per attenuare la pericolosità sociale di una persona condannata definitivamente all’estero? Questi sono i tre settori su cui vogliamo fare luce, al di là delle polemiche. Poi ci venite a dire che c’è la separazione dei poteri e che non potevate sapere della rogatoria, ma questa è un’affermazione inconcepibile: quando c’è una pena definitiva, l’estradizione non è più solo una questione giudiziaria ma diventa una questione politica. La Convenzione di Parigi prevede espressamente che l’autorità inoltri la richiesta al Ministero della Giustizia dello Stato ricevente, perché la consegna di un condannato è un atto politico. Quindi il Congresso e il Segretario ne sono stati informati doverosamente, come previsto dalle convenzioni internazionali in tutto il mondo. Il fatto che aggrediate le opposizioni con attacchi fuori luogo dimostra solo che nessuno qui dentro vuole dare risposte a queste tre banali domande. Se qualcuno avesse risposto chiaramente, le nostre richieste non ci sarebbero, ma è proprio questa assenza di verità che ci spinge a insistere.
Gaetano Troina (D-ML): Sulla scorta delle dichiarazioni dei colleghi, anch’io ho svolto qualche considerazione. Mi chiedo onestamente che senso abbia discutere di certe questioni, visto che l’atteggiamento della maggioranza e del Governo è sempre lo stesso: loro hanno ragione e noi dobbiamo solo stare zitti. Eppure, in situazioni del genere, dovreste essere i primi a dire che è necessario fare chiarezza, anche a vostro beneficio. Se le cose sono state fatte come si deve, la trasparenza servirebbe a rendere tutto chiaro e alla luce del sole. Se foste in buona fede, dovreste pensare: “Non abbiamo fatto niente di male, non abbiamo sbagliato nulla, quindi facciamo questa commissione d’inchiesta”. Facciamo emergere che non ci sono state mancanze da parte nostra e che, se ci sono stati problemi, si tratta di lacune sistemiche a livello di norme; ne beneficeremmo tutti come comunità, perché capiremmo quali sono i veri problemi. Invece, sia in questo caso che in quello dell’altra commissione d’inchiesta, proprio coloro che dovrebbero essere i primi a voler far emergere la verità sono quelli che ritardano l’avvio dei lavori, dicono che la commissione non serve o si mettono i bastoni tra le ruote da soli. Questo fa sospettare ancora di più che ci sia qualcosa che non va. Ammettiamo pure che possa avere un senso la commissione tecnico-amministrativa che proponete voi; per noi è insufficiente e, soprattutto, è uno strumento che non esiste e non è normato da nessuna parte. Oltretutto l’avete fatta partire prima ancora che la delibera fosse esecutiva, con solo due membri insediati. Continuate a dire che il ritardo è colpa dell’opposizione, quando per mesi vi abbiamo chiesto di spiegarci il perimetro d’azione di questi soggetti e sulla base di quali norme e poteri avrebbero dovuto muoversi. Le risposte ci sono arrivate molto tardi. Come si fa a trovare un professionista disponibile se non siamo nemmeno in grado di spiegargli il quadro normativo? Come fate a dare la colpa a noi se avete fatto partire i lavori con una fretta evidente prima dell’esecutività della delibera? Questo dimostra che avevate fretta di chiudere la questione e di lasciare in difficoltà il membro di opposizione. Lo ribadisco: gli avrete anche dato 60 giorni per presentare il suo documento, ma quel professionista lavora da solo. Non è un team che sviscera e approfondisce insieme: ci sono già due persone che hanno prodotto un documento e lui dovrà produrne un altro separatamente. Ditemi voi che valore può avere una relazione fatta in questo modo.
Maria Katia Savoretti (Rf): Qui è facile accusare sempre l’opposizione per togliersi dalle proprie responsabilità. È facile anche parlare di procurato allarme, ma non può essere sempre tutto colpa nostra. In questo caso avete fatto veramente tutto da soli, come in tante altre situazioni. Io mi chiedo: al momento in cui è arrivata la comunicazione della sentenza, chi c’era al Governo? C’eravate voi, non certo noi dell’opposizione. Chi era Segretario di Stato alla Giustizia quando è arrivata la notizia dell’arresto? Il Segretario Stefano Canti. C’era lui, non noi. Di che cosa accusate l’opposizione? Noi in tutto questo tempo abbiamo semplicemente posto delle domande al Segretario Canti, il quale magari adesso non ascolta perché è impegnato a parlare, ma eravate voi al Governo. Noi abbiamo saputo di questa situazione solo successivamente, quando ce l’avete comunicata, e da lì sono emerse tutte le lacune che avete cercato di giustificare. Siete voi che non volete questo progetto di legge perché non volete andare fino in fondo; preferite una commissione tecnico-amministrativa proprio per non scavare troppo. Quella che chiediamo noi con questo progetto, invece, è una commissione d’inchiesta politica e amministrativa che vada a verificare le reali responsabilità. L’unica cosa corretta da fare sarebbe stata attendere. Ieri il Segretario ha detto che non aveva fretta, quindi poteva benissimo aspettare la nostra nomina per la commissione creata sulla base del vostro ordine del giorno. Invece la fretta l’avete avuta e non avete aspettato. Come ha ricordato ieri il consigliere Luca Lazzari, anche la stessa maggioranza ha temporeggiato e non ha fatto le nomine immediatamente. C’è stato un piccolo ritardo da entrambe le parti, quindi il Governo avrebbe potuto tranquillamente attendere il nostro membro per realizzare una relazione unica. Purtroppo sappiamo che questo non è avvenuto ed è chiaro che volete solo tirare dritto, passare sopra a questa situazione orribile e chiudere tutto velocemente, come avete fatto per altre vicende. Ci dispiace molto.
Emanuele Santi (Rete): Ho ascoltato il dibattito e purtroppo hanno ribattuto solo i Segretari di Stato della maggioranza. È chiaro che c’è un’autodifesa d’ufficio dei membri del Congresso verso se stessi. Però le questioni sono molto semplici: il Segretario Canti il 2 luglio ha portato una relazione in Congresso di Stato evidenziando che c’era questo condannato in Repubblica e che era arrivata una richiesta di estradizione. Noi abbiamo detto che un Governo serio, che non avesse sottovalutato la vicenda, si sarebbe posto subito una domanda: “Cosa sta facendo questa persona? Dov’è?”. Era una domanda lecita. Bastava alzare una cornetta. Qui si usa il telefono per decidere di spostare un infermiere da un reparto all’altro o per concedere aumenti retributivi, ma davanti a una questione di Stato con un possibile condannato per pedofilia in giro per San Marino, il Governo all’atto pratico non ha fatto nulla. Non ha fatto quello che poteva fare e questo è un dato di fatto. Per verificare queste responsabilità abbiamo chiesto con forza, e continueremo a farlo, una commissione d’inchiesta. Bisogna accertare tutta la parte iniziale della vicenda: i fatti sono accaduti a metà del 2021 e questa persona ha affrontato tre gradi di giudizio in Italia nel 2022, 2023 e 2024, fino ad arrivare alla condanna definitiva nell’aprile 2025 per reati gravissimi di abusi e violenza sui minori. E noi ci accorgiamo solo dal nulla che continuava a lavorare in un asilo nido? Per noi questo non è accettabile. Tutta questa autoassoluzione del Congresso mi fa capire che probabilmente la responsabilità c’è ed è grossa. Non capisco perché non si debba fare piena chiarezza. Alla luce del dibattito, i dubbi che la vicenda sia stata insabbiata politicamente fin dal 2021 aumentano. In questo Paese, con una scorciatoia o una via traversa, si riesce a ottenere tutto, persino l’insabbiamento o il permesso a un condannato di proseguire la propria attività. Il problema è serissimo e non è un procurato allarme dell’opposizione. La nostra Repubblica ha corso un rischio gravissimo e vorrei anche chiedere se non ci siano stati casi di reiterazione, perché mi giungono voci che nel 2023 e 2024 ci siano stati altri episodi riferiti a questa persona. Se fosse così, sarebbe ancora più grave. Vogliamo vederci chiaro: chi è questa persona, cosa ha fatto e chi le ha consentito di operare a San Marino a contatto con i bambini. Se parlate con i genitori che hanno avuto i figli in quei campi scuola, vi assicuro che rabbrividiscono. Non è accettabile che queste situazioni possano reiterarsi per inerzia, superficialità o connivenza. Vogliamo capire come mai il Paese abbia permesso tutto questo.
L’articolo 1 è respinto a maggioranza.
Articolo 2 (Finalità)
Enrico Carattoni (Rf): Questo è il cuore del progetto di legge sulla commissione d’inchiesta. Se la maggioranza avesse un sussulto, l’articolo sarebbe del tutto accoglibile visto che il primo riguardava solo delle premesse. Questo articolo riguarda il cuore della richiesta perché l’oggetto delle indagini è circoscritto ai fatti dal 2021 in avanti. Non parliamo della responsabilità penale della persona, su cui c’è già una sentenza irrevocabile, ma della conoscenza o conoscibilità della vicenda da parte delle autorità dal 2021. Risulta incredibile, se non inverosimile, che un residente a San Marino segua un iter giudiziario all’estero senza che l’autorità giudiziaria sammarinese ne venga a conoscenza tramite una rogatoria o la notifica di un atto. Magari è stato chiamato in caserma, ma è una verifica che avremmo voluto fare. Secondo punto: cosa è successo tra metà giugno e il 2 luglio 2025? Per quale motivo il Segretario di Stato competente, ricevuta la domanda dall’autorità straniera, ha aspettato il 2 luglio per informare il Congresso? È stata richiesta l’urgenza? Sono stati chiesti pareri o fatte indagini interne all’ufficio del personale? Terzo punto: quali azioni ha messo in campo il Congresso per attenuare la pericolosità sociale di un individuo condannato con sentenza definitiva? Non si tratta della colpevolezza del singolo, ma dell’eventuale inerzia della Repubblica di San Marino rispetto a fatti così gravi. Dobbiamo chiarire perché non si sia riusciti a intraprendere un’iniziativa per tempo, visto che da metà giugno le autorità erano a conoscenza della situazione. In ogni legislatura il Congresso si prodiga a chiedere pareri all’avvocatura o a inventarsi denunce contro chi osa criticare il Governo fuori dall’Aula; com’è possibile che davanti a fatti enormemente più gravi non si sia richiesto un approfondimento? Se ci aveste dato risposte a settembre su questi tre punti, questo progetto di legge si sarebbe sgonfiato. Se siamo costretti a ripresentarlo oggi è perché quelle risposte non sono arrivate e continuano a mancare.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Vorrei fare qualche considerazione leggendo anche gli esiti del lavoro portato avanti dai commissari di maggioranza, arrivando poi alle osservazioni del consigliere Troina sul ruolo del commissario di opposizione. Rispetto ai fatti in oggetto, emerge che nessuna autorità sammarinese, prima dell’invio della richiesta di estradizione, era stata notificata della pendenza del procedimento penale italiano né della condanna. Pertanto, nessuna iniziativa poteva essere attuata. Questo è quello che risulta. Se oggi c’è qualche sentore diverso, bisogna togliere questo velo del “dire e non dire”. Se qualcuno sa qualcosa, se le voci di bar smentiscono i fatti, il commissario di opposizione ha ancora 60 giorni per depositare la sua relazione e far emergere la propria versione. Il consigliere Troina vuole far passare la nomina differita come un handicap, quando in realtà qualsiasi avvocato lo considererebbe un vantaggio: il commissario di opposizione può lavorare su quello che gli altri hanno già fatto, può chiedere integrazioni e può smentire i fatti acclarati dall’altra parte della commissione. Se i 60 giorni non fossero sufficienti, può anche chiedere una proroga. Se qualcuno sospetta che la notizia fosse arrivata in Repubblica prima di giugno 2025, ci sono tutti gli strumenti e la volontà del Governo per approfondire. Mi pare di capire che l’opposizione sospetti che qualcuno sapesse già prima, ma non si può venire in Aula a dire che abbiamo fatto le cose con fretta e furia. Se non avessimo proceduto con la nomina, ci avreste accusato di voler oscurare tutto. Il Congresso di Stato deve adempiere agli ordini del giorno del Consiglio; noi lo abbiamo fatto insediando la commissione con i membri che avevano fornito i nominativi, per poi integrarla successivamente. Questo mette il commissario di opposizione in una condizione più favorevole rispetto agli altri.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Sembra quasi che ci sia una contrapposizione di posizioni tra il collega Fabbri, il sottoscritto e i presentatori del progetto, ma non è così. Come dicevo prima, siamo tutti disgustati da questa situazione ed è ovvio che debbano emergere le responsabilità. Avete indicato un nominativo ed è un bene. Dagli atti della commissione leggiamo che il 16 giugno è arrivata una mail alla Gendarmeria dalla Procura di Ancona; a tal riguardo si precisa che le richieste di estradizione devono pervenire secondo la Convenzione di Parigi del 1957 tramite canali diplomatici. Le informazioni contenute in tali richieste sono coperte da segretezza e non possono essere condivise con altre autorità dello Stato senza l’autorizzazione espressa dell’autorità richiedente, tanto più che si trattava di una sentenza definitiva con mandato d’arresto pendente in Italia. Inoltre, la legge 93 del 2008 sulla pubblicità dei processi prevede una segretezza speciale per i procedimenti che riguardano i minorenni: magistrati, cancellieri e dipendenti del tribunale hanno l’obbligo di non divulgare o pubblicare gli atti del processo. Mi dite come fate a sostenere che qualcuno dovesse sapere? Sarebbe stato possibile solo violando le leggi e la corretta separazione dei poteri dello Stato. Si è detto che “tutti sapevano” nella comunità, che si sapeva chi era questo ragazzo e cosa faceva. Se qualcuno dei nostri concittadini sapeva, perché non c’è stato un procedimento di denuncia? Anche voi che vi mettete su quel piedistallo, se sapevate perché non avete agito? Oggi si dice che le responsabilità sono nostre, nonostante abbiamo leggi precise di comportamento, però “tutti sapevano”. Consigliere Santi, la invito di nuovo: se sa qualcosa di specifico me lo dica, e io denuncerò quella persona insieme a lei, anche qui dentro.
Gaetano Troina (D-ML): Indubbiamente il Segretario Fabbri ha messo in campo tutte le sue doti da avvocato, perché viene a dirci in quest’Aula che il componente nominato dalle opposizioni sarebbe addirittura avvantaggiato dal fatto che gli altri membri abbiano già lavorato; secondo lui, dovrebbe semplicemente sistemare quello che non va o correggere eventuali errori altrui. Ma non funziona così, non funziona affatto così. Le faccio un esempio calzante, visto che stiamo usando metafore tratte dalla professione forense: lei pensi a una perizia d’ufficio ordinata da un giudice, alla quale hanno il diritto di assistere, durante i lavori peritali, anche i consulenti di parte. Se però partecipa soltanto il perito di una delle parti, mentre l’altro non viene nemmeno messo in condizione di partecipare, e poi alla fine gli si dice: “Guarda, la perizia è finita, però ti diamo sessanta giorni per fare le tue osservazioni a posteriori”, lei capirebbe bene che non è una procedura corretta. Non funziona così, anche perché il perito di parte in quella sede ha il diritto, innanzitutto, di rilevare degli errori nel momento stesso in cui vengono commessi, intervenendo se viene fatto qualcosa che non dovrebbe essere fatto durante le operazioni peritali. Soprattutto, ha il diritto di porre le proprie domande e fare le proprie osservazioni in contraddittorio con gli altri; altrimenti ognuno dice la sua e alla fine non si sa chi abbia ragione. In questo caso avremmo una relazione che dice una cosa e, se anche il commissario nominato dall’opposizione ne dicesse un’altra, ci sarebbe solo un contrasto senza sapere dove stia la verità. Non si può agire in questo modo: se c’è un organismo che deve operare collegialmente, deve farlo dall’inizio alla fine, punto e basta. Noi abbiamo proceduto alla nomina solo quando siamo stati messi nelle condizioni di sapere cosa avrebbe dovuto fare questo commissario e con quali poteri; prima, semplicemente, non ne avevamo la possibilità. D’altra parte lo ribadiscono tutti i colleghi, mi sembra che anche la maggioranza ci abbia messo un po’ a nominare i suoi membri, o sbaglio? Come mai è successo? Io, tra l’altro, vorrei chiedere alla maggioranza come mai su un tema del genere nessuno intervenga e risponda soltanto il Governo. Su un progetto di legge di questa importanza e di questa delicatezza, tutti restano in silenzio e solo il Governo prende la parola per aggredire i consiglieri di opposizione che stanno spiegando le ragioni che hanno portato alla presentazione di questo provvedimento. La maggioranza dov’è? Li vedo qui seduti davanti a me: cosa dicono? Vi va bene come è stata gestita la situazione e la relazione che è stata prodotta? Vi va bene tutto così come è stato fatto? È troppo facile stare zitti e lasciare che il Governo si scanni contro l’opposizione. Segretario, mi consenta: i toni in quest’Aula hanno raggiunto dei livelli inaccettabili. Io non ho mai aggredito nessuno, non mi sono mai permesso di parlare sopra a qualcun altro mentre interviene, ma vedo che l’atteggiamento costante in quest’Aula è proprio questo. È diventato impossibile esprimere un’opinione in questo Parlamento senza venire costantemente aggrediti mentre si parla. Noi ve l’abbiamo rappresentato chiaramente, Eccellenze: questo è inaccettabile. È inaccettabile che in un Paese democratico una persona non si possa esprimere liberamente senza subire continui attacchi. Io sono una persona moderata e non alzo mai la voce, ma adesso basta.
Matteo Casali (Rf): L’articolo 2 chiarisce definitivamente la differenza tra lo strumento proposto e attuato parzialmente dal Governo e quanto invece proposto dall’opposizione, ovvero una commissione che indagasse anche le responsabilità di tipo politico. Voi membri del Governo vi ostinate a leggere brani di quella relazione che, tra l’altro, è “scappata dal recinto”, nel senso che è stata trasmessa per errore a tutti i consiglieri di quest’Aula mentre doveva rimanere riservata nell’ambito della commissione, vista la famosa proroga che era stata concessa. Eppure voi continuate a leggere brani di una relazione che ha due caratteristiche precise: la prima è che è stata prodotta da un organismo non completo rispetto alla sua originaria costituzione; la seconda è che si tratta di una relazione che eventualmente chiarisce solo responsabilità di tipo amministrativo, spiegandovi che da quel punto di vista nulla poteva essere diverso. Ma noi con questo articolo vogliamo chiarire le responsabilità di tipo politico, andando oltre quelle meramente amministrative dalle quali voi vi autoassolvete immediatamente; questo non è un procedimento corretto. Apro una parentesi: ricordo con un certo fastidio la sottolineatura fatta sulla prima comunicazione da parte degli organismi italiani, definita “irrituale” solo perché arrivata via mail. Noto che anche la commissione, tra parentesi, richiama questa irritualità. Io mi irrito per questa irritualità: esistono situazioni di tale gravità e di tale pericolo che non permettono certi formalismi. Ricordo un intero passaggio della prima relazione del Segretario Canti in Consiglio Grande e Generale proprio su questo punto; ma insomma, se la casa sta andando a fuoco, io non posso scandalizzarmi del modo in cui chi mi avvisa del rogo mi fa la comunicazione! Mi irrito per questo approccio. Quindi noi chiediamo una commissione che chiarisca, oltre agli aspetti tecnici, le eventuali responsabilità politiche antecedenti al 18 giugno 2025, data nella quale tutti gli attori sapevano e non hanno fatto nulla. Ci dite che dal punto di vista amministrativo non potevate fare niente? Ammettiamo pure che questo sia vero, ma noi vorremmo sapere se sia stato adottato quel minimo principio di cautela nel momento in cui tutti sapevate. Lo ripeto: in questo Paese non si muove foglia che la politica non voglia, dal posto di lavoro all’ultimo dettaglio, però in quell’occasione i membri del Congresso si sono trincerati dietro la procedura amministrativa dicendo di non poter fare diversamente. La nomina di una commissione politica paritetica, nel pieno esercizio delle proprie funzioni, può chiarire tanto gli aspetti amministrativi quanto quelli politici.
Emanuele Santi (Rete): Diciamo che l’articolo 2 di questo progetto di legge specifica le modalità e i compiti della commissione che proponiamo di istituire. È chiaro che l’impostazione tra Governo e maggioranza sia diversa, però consentitemi: oggi i Segretari Fabbri e Teodoro Lonfernini hanno citato parti della relazione prodotta dai due tecnici, che per carità sono professionisti stimati che avranno fatto un ottimo lavoro; però è evidente che se una relazione è firmata solo da una parte, chiaramente l’altra non è rappresentata. Voi fate gli avvocati e sapete bene che questo è un “vulnus” iniziale. Io, Segretario Canti, se fossi stato nei suoi panni — ed è vero che la nomina dell’opposizione è arrivata un mese dopo, ma ne abbiamo spiegato il motivo, legato all’incertezza sui compensi, sulle attribuzioni e sui perimetri d’azione — una volta ricevuto il nome avrei fatto una telefonata agli altri due tecnici. Avrei detto loro: “Guardate, vi diamo una proroga in Congresso di altri sessanta giorni, così potete lavorare insieme”. Il tempo tecnico di fare la delibera e, anziché a marzo, il lavoro lo avreste concluso ad aprile o a maggio. Insomma, da settembre erano già passati quattro o cinque mesi, non moriva nessuno se si aspettava un mese in più per fare le cose bene. Era una questione di forma, ma anche di sostanza, perché fare una relazione in due, nominati entrambi dalla maggioranza, non garantisce la rappresentanza di tutte le parti; è come se nei processi si facesse solo la relazione dell’accusa senza quella della difesa. Noi rileviamo questa cosa e io non vorrei che questo fosse stato proprio un intento preciso per creare una spaccatura tra la visione della maggioranza e quella dell’opposizione. Nelle commissioni tecniche ci può essere una visione comune, ma il membro nominato dall’opposizione potrebbe sollevare questioni di merito. Avete letto degli estratti, io non ho ancora avuto modo di leggere la relazione ma lo farò a breve: tuttavia, mi chiedo se siano stati fatti gli accessi in Tribunale, in Congresso di Stato e negli uffici amministrativi. Ci avete detto che hanno verificato e che non era possibile fare nulla, ma questi tecnici avevano potere d’indagine? Hanno fatto accessi per avere tutti i protocolli del Tribunale, della Segreteria alla Giustizia e del Congresso per capire le dinamiche? Perché è questo che vogliamo sapere: tutti gli aspetti legati alle procedure amministrative. Vogliamo capire come mai il soggetto fosse iscritto alle liste di collocamento, come mai abbia potuto fare l’autodichiarazione e perché questa non sia stata controllata, verificando se risultassero carichi pendenti o meno. Vogliamo sapere se queste verifiche siano state fatte davvero. Il nostro membro dell’opposizione farà il suo corso, però abbiamo anche saputo informalmente che su alcune sue richieste non è stato dato seguito; vedremo cosa verrà fuori. In ogni caso, serve una commissione d’inchiesta politica perché per noi, al di là delle questioni amministrative, i fatti restano di una gravità inaudita.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Intervengo solamente per chiedere un chiarimento rispetto al procedimento che stiamo portando avanti sull’esame dell’articolato. Francamente, dopo che è stato bocciato l’articolo 1 che istituiva la commissione consiliare d’inchiesta, mi chiedo che senso abbia andare avanti con l’analisi degli altri articoli che ne specificano le caratteristiche e le finalità. Quella commissione non può più essere istituita perché il primo articolo è caduto. Ora, capisco che da regolamento l’opposizione possa analizzare tutti gli articoli e lascio tranquillamente questa prerogativa, che però mi sembra semplicemente una perdita di tempo. Oltre al fatto che vengono ripetute le stesse questioni già proposte nel dibattito, mi sembra incongruente procedere con l’analisi dei dettagli di una commissione quando è stato eliminato l’articolo che la istituiva. Se capisco male mi scuso con tutta l’Aula e con la cittadinanza, ma se capisco bene chiederei un atto di responsabilità da questo punto di vista. Credo che procedere in questi termini significhi solo trascinare un dialogo inutile fino alle 17:00, orario previsto per la calendarizzazione. Se vogliamo parlare ancora un’ora non c’è problema, ma mi sembra un confronto privo di senso.
Fabio Righi (D-ML): Io provo a continuare nel tentativo di far sì che quest’Aula si riappropri un po’ della propria dignità, senza la pretesa che lo facciano i “capi bastone”. Spero che i consiglieri mi prestino attenzione e capiscano di cosa stiamo parlando, perché forse sarebbe meglio che vi fermaste, dato che anche negli ultimi interventi sono state dette cose fuori da ogni logica. Ci siamo dovuti sentir dire, applicando una logica da aula di tribunale, che sarebbe quasi un vantaggio aver nominato successivamente il membro della commissione perché così può meglio confutare quanto già scritto dagli altri. Ma questo è un tema che non dovrebbe avere colori politici! Ho capito bene? Sarebbe un vantaggio poter confutare quello che è stato detto dai membri della maggioranza? Ma scusate, qui sembra che vada tutto bene e che si possa buttare tutto in vacca, perdonatemi il termine. Questa affermazione è aberrante. È aberrante perché la logica con cui si approccia una commissione che deriva da un ordine del giorno di quest’Aula imponeva la nomina di tre membri; invece si è proceduto illegittimamente con una delibera che ha prodotto effetti nonostante non fosse stata legittimata. Si è arrivati a una relazione realizzata da un organo non legittimamente composto e si confonde quella commissione — che dovrebbe essere un organismo tecnico-amministrativo di soggetti terzi e imparziali rispetto alle dinamiche politiche — con una logica di difesa e accusa. Voi ditemi di che cosa stiamo parlando esattamente. Resto perplesso anche rispetto al richiamo fatto all’opposizione per un presunto “atto di responsabilità”. Io credo che la maggioranza e questo Governo siano già in ritardo di qualche mese nell’assumersi le proprie responsabilità, perché siamo arrivati a una situazione che è indifendibile. Vi state arrampicando sugli specchi, continuando a mischiare le carte su vicende che sono surreali. Io non vedo l’ora che arrivino le missioni degli organismi internazionali per raccontare cosa sta succedendo, perché non sappiamo più a chi dirle queste cose. Il problema, e torno a dirlo, è il fatto che le cose vengano gestite come se fossero proprietà privata; si violano le norme, non si rispetta niente e non esiste più un dialogo tra maggioranza e opposizione. Qualcuno dice: “Non possiamo mica aspettare che l’opposizione nomini il suo membro”. E invece sì, signori, questa è la democrazia! Voi dovete aspettare, dovete venire al tavolo e trovare il dialogo per capire cosa non ha funzionato. Altrimenti è la stessa logica di chi dice: “Arrivo a un bancomat, mi servono i soldi, non voglio perdere tempo e lo faccio saltare”. Ma è questa la vostra logica? In un Paese democratico non funziona così: non è che se mi servono i soldi rapino la banca, devo seguire la procedura per ottenerli. Scusate l’esempio esagerato, ma serve per farci capire. Invece la vostra logica è questa: tanto il potere ce l’avete voi e decidete voi se sparare o non sparare e come agire.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Cercherò di ergermi al livello dei Segretari di Stato che hanno risposto, ma faccio fatica perché sono cosciente dei miei limiti. Segretario Lonfernini, quando lei dice in un suo intervento precedente che “nessuno ha la scienza infusa”, allora io la invito caldamente a farsi dare il fascicolo che abbiamo chiesto sulla vicenda RAM e che hanno sia il Segretario Canti che i membri della Commissione Giustizia. Vedrà che ci sono quattro persone di San Marino che hanno avuto il coraggio di prendere subito una posizione durissima nei confronti del reo. E allora cerco di seguire il suo ragionamento: se queste persone, che avevano ruoli di responsabilità nel campus, hanno preso una fortissima posizione — come si evince chiaramente dal fascicolo — significa che avranno dovuto giustificare ai loro superiori gerarchici il perché Steven James Raul non fosse più una persona idonea a frequentare quegli ambienti. È successo il giorno dopo la denuncia. Quindi se lo faccia dare quel fascicolo, visto che nessuno ha la scienza infusa. Io l’ho già detto e non devo nascondere niente: quel soggetto allenava mio figlio ed era una persona che, per come l’ho conosciuta io, appariva assolutamente simpatica e disponibile; mai avrei pensato una cosa del genere, mai. Quando me l’hanno detto sono caduto dalla sedia perché pensavo a un’omonimia. Quindi non si tratta di dare adito a voci: ci sono stati dei particolari settori chiamati in causa e io presumo che sia andata così. Mi auguro che sia andata così, ma questo purtroppo non emerge seguendo il vostro ragionamento. La delibera per me è monca, così come lo è il percorso fatto dal Consiglio Grande e Generale, perché parla solo di verificare misure amministrative di prevenzione, modificare le autodichiarazioni e predisporre provvedimenti normativi ricostruendo la sequenza temporale degli atti. Sono tutte cose che io condivido, ma il problema è che nella delibera del Congresso di Stato non c’è un solo accenno alle responsabilità. La commissione tecnico-amministrativa non ha avuto il mandato di trovare eventuali colpe, non ne ha avuto nemmeno la possibilità. Non c’è scritto. È qui che mi rammarico: ci sono due modi differenti di vedere le cose, due approcci diversi che maggioranza e opposizione hanno anche a livello di logica. Se voi considerate solo la parte normativa, manca l’aspetto di inchiesta che c’è nella nostra proposta. Volevo semplicemente portare questo contributo e aggiungo che non accetto certamente lezioni di moralità dal Segretario Fabbri, che in quanto a “salti della quaglia” politici ne ha fatti parecchi.
Enrico Carattoni (Rf): Intervengo come proponente per la conclusione, ma guardi, a me fa specie che la maggioranza sia intervenuta solo per chiedere se intendevamo ritirare questo progetto di legge. Mi aspettavo che il consigliere Ciavatta dicesse qualcosa per dare un contributo al dibattito e invece è intervenuto solo per dire: “Visto che abbiamo respinto l’articolo 1, quando ritirate il progetto?”. Ebbene, noi il progetto di legge non lo ritiriamo, anche perché vogliamo vedere alla prova dei fatti se ci sarà la volontà e la convinzione di bocciare l’istituzione di una commissione d’inchiesta su questi eventi. Ancora una volta, le risposte alle tre famose domande che abbiamo posto non sono arrivate da parte del Governo. Noto che gli animi si sono accesi oltremodo e non ne capisco francamente il senso, dato che non c’è stata nemmeno una parola di scusa rispetto alla tragicomica gestione della relazione tecnica. Qui non c’è nemmeno bisogno di una commissione d’inchiesta per vedere la responsabilità grottesca di una gestione approssimativa: non capire che se ci sono sessanta giorni bisogna far sì che tutta la commissione possa lavorarci insieme è incredibile. Venire a dire che uno ne trae un vantaggio è assurdo; una commissione è un organo collegiale che deve lavorare insieme, non sono tre mandati separati. Semplicemente sono stati dati dei mandati a una commissione che avrebbe dovuto operare unitamente e, nel momento in cui viene nominato il membro dell’opposizione, gli si dice: “Guarda che gli altri due hanno già fatto la relazione alle tue spalle”. È evidente che qui una responsabilità del Governo c’è, o vogliamo far finta di niente? C’è stata una gestione sciatta di una situazione che poteva essere semplice come la costituzione di una commissione tecnica, e questo risulta veramente sotto gli occhi di tutti.
L’articolo 2 è respinto a maggioranza.
Articolo 3 (Nomina e composizione)
Emanuele Santi (Rete): Non vogliamo mancare di rispetto alle Loro Eccellenze, ma noi come forze di opposizione riteniamo doveroso illustrare i contenuti di questo progetto di legge per rendere partecipe la cittadinanza di quanto avevamo proposto; vorremmo quindi andare avanti con la discussione. L’articolo 3 riguarda la nomina e la composizione: la commissione è composta da dodici membri, di cui sei nominati dai gruppi consiliari di maggioranza e sei da quelli di opposizione. I membri sono nominati dal Consiglio Grande e Generale con maggioranza semplice. Questo articolo è molto chiaro già dalla sua lettura. Noi abbiamo proposto, così come per la commissione d’inchiesta sulla banca di San Marino, che questa fosse una commissione politica e che fosse composta pariteticamente. È chiaro che le commissioni d’inchiesta, per essere tali, devono garantire che certe dinamiche emergano correttamente. Io ne ho fatto parte molte volte e ho visto che in quelle sedi le bandiere contano meno: si rappresenta oggettivamente quello che si legge. Possono esserci discussioni o interpretazioni, ma è un dato storico che le ultime commissioni d’inchiesta siano uscite con una relazione approvata all’unanimità da maggioranza e opposizione. Questo perché, pur partendo da posizioni contrapposte, si arriva a visioni comuni: quando si accertano i fatti e questi sono scritti sulla carta, non c’è destra o sinistra, maggioranza o opposizione, ma una lettura oggettiva della realtà. Ho avuto l’onere e l’onore di partecipare all’ultima, quella sulle banche, ed è andata così. Per noi le commissioni d’inchiesta dovrebbero essere tutte paritetiche, da quella su Fincapital a quella su Banca Cis. In precedenza alcune erano state fatte con una superiorità numerica della maggioranza, ma per partire bene serve la pariteticità. Dodici membri era una soluzione, ma potevano essere anche otto in uno schema quattro più quattro; eravamo aperti al dialogo, ma questa impostazione dava garanzie a tutti. Di fronte alla commissione tecnica che avete voluto voi, con tre membri di cui due di maggioranza, io lo ripeto: Segretario, se fossi stato nei suoi panni avrei chiesto di sospendere un attimo e avrei prorogato i termini per farli lavorare insieme. Non gli è stato consentito e oggi abbiamo una relazione già pronta e fra un mese ne arriverà un’altra che magari dirà cose diverse. Una commissione d’inchiesta era necessaria sia per le questioni amministrative — e mi auguro che il Governo porti presto modifiche legislative — sia per fare chiarezza sui fatti. Le persone sono indignate e noi vogliamo capire se ci siano state coperture, negligenze o se qualcuno abbia omesso dei fatti che non sono stati portati alla luce.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Credo che se in un Parlamento di quarantaquattro consiglieri di maggioranza e sedici di opposizione non si riesca a fare un ragionamento corretto sulla composizione che rispecchi la volontà popolare, le distanze rimarranno ampie. L’opposizione, con sedici consiglieri, vorrebbe avere lo stesso numero di rappresentanti di chi rappresenta il 75% del Paese. Di commissioni da dodici membri ne abbiamo viste alcune e bisognerebbe fare una disamina su quanto abbiano prodotto, sulle conseguenze e sui costi sostenuti dallo Stato. Continuate a tenere impegnata l’Aula su un progetto già bocciato nei primi due articoli per farne capire la “ratio”, ma torno alle questioni più importanti: la delibera del Congresso di Stato stabilisce che la relazione del commissario di opposizione verrà iscritta all’ordine del giorno della prima sessione utile insieme a quella già depositata. Questo significa che, anche se dovessero emergere divergenze, entrambe verranno al vaglio del Consiglio Grande e Generale, che potrà decidere quali sono gli strumenti utili per andare avanti nei controlli. Lo dico anche al consigliere Zeppa: in quella sede ci sarà la possibilità di mettere in campo qualsiasi azione utile. Do atto che probabilmente il mondo dello sport qualcosa sapeva già nel 2021 o 2022, visto che il soggetto ci lavorava, e lì potrebbe emergere qualcosa di non autoritativo. Facciamo in modo che le relazioni dei commissari vengano integrate perché su questo il Paese è unito nel cercare ogni responsabilità.
Sara Conti (Rf): Per ripartire da dove ha concluso il Segretario Fabbri, il Paese è tutto unito per accertare le responsabilità tranne quelle che potrebbero coinvolgere i membri del Congresso di Stato; questa è la conclusione del dibattito di oggi. Tornando all’articolo sulla commissione paritetica, noi l’abbiamo detto più volte, anche riguardo alla vicenda della tentata vendita di Banca di San Marino: a nostro avviso le commissioni d’inchiesta devono essere paritetiche perché la relazione dovrebbe essere unica e le disparità di proporzione dovrebbero essere ridotte al minimo. La commissione deve indagare una verità che deve essere unica. Se invece sostenete che debba essere proporzionale, allora volete che la commissione produca solo la relazione della maggioranza. Che senso ha? E perché nel 2020 andava bene fare una commissione paritetica, nonostante la maggioranza avesse più di quaranta consiglieri, e oggi invece non va più bene in nome della volontà del popolo? Io credo che dobbiate far pace con il vostro cervello, cari Segretari di Stato, perché state dicendo cose che contraddicono le vostre stesse azioni del passato. Quindi, commissione paritetica sempre. Non pensiamo che la prima relazione tecnica sia imparziale; abbiamo la massima stima dei professionisti, ma l’esito è grottesco per la modalità con cui è stato trattato il terzo membro.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Spero che l’intervento da parte del Congresso di Stato non sia visto come un disturbo; stiamo dialogando. Finora non ho ascoltato altro che l’attribuzione di responsabilità al Congresso, che sta solo facendo il suo dovere intervenendo nel dibattito. L’articolo richiede una composizione di dodici consiglieri, ma io non credo ci sia la necessità di una commissione politica per fatti di questo genere; ho seri dubbi sull’utilità delle commissioni d’inchiesta politiche passate. Una commissione di dodici membri significa impegnare quasi un quinto del Consiglio Grande e Generale per un lavoro che la commissione tecnica ha già prodotto con due stimati professionisti. Poteva esserci il terzo, se fosse stato indicato per tempo, e avrebbero potuto confrontarsi in un ragionamento stretto a favore delle istituzioni. Invece qui praticamente ricostituiamo il Consiglio in miniatura. Per me non è normale voler altro rispetto alla ricerca della verità. Se foste stati ragionevoli, avreste proposto una commissione politica dove ogni parte indicava un soggetto di propria fiducia e avreste presentato un prodotto più maturo; ma non lo avete fatto. Se passasse questa linea avremmo una commissione politica numerosa su temi che, a mio giudizio, non lo richiedono.
Gian Nicola Berti (Ar): Obiettivamente mi stropiccio gli occhi leggendo il testo di questa pseudo-legge costituzionale e mi rendo conto che si balla mentre l’orchestra suona. Mi preoccupa il fatto che stiamo discutendo di una commissione d’inchiesta che non è stata istituita e di finalità che non sono state approvate. Stiamo discutendo del nulla; anche se per ipotesi votassimo tutti a favore, creeremmo il nulla. Io non so se siamo qui per creare il nulla o per avere senso di responsabilità verso i cittadini che ci pagano il gettone; io sento che qualcuno qui il gettone lo sta rubando. Mi assumo la responsabilità di quello che hanno fatto i Segretari, perché credo che non siano colpevoli di nulla. Mi metto insieme a loro perché probabilmente nei loro panni avrei fatto la stessa cosa: avrei risposto nel modo appropriato a una richiesta di estradizione. Hanno compiuto i loro doveri. Forse è mancata una visione prospettica, può darsi, ma il tema qui non esiste più perché la commissione non c’è. Stiamo cercando di nominare i membri di un istituto che non esiste. È un problema grosso e un cortocircuito istituzionale; trovo grave l’offesa all’intelligenza di chi continua a stare qui a votare un qualcosa che non può esistere.
Enrico Carattoni (Rf): Grazie Eccellenza. Io rimango davvero stupito dal fatto che questa presunta offesa all’intelligenza, richiamata poco fa dal collega Gian Nicola Berti (Ar), non sia stata percepita anche quando è stata votata un’altra commissione che di fatto non esiste: mi riferisco alla commissione tecnico-amministrativa, un organismo che non è previsto dal nostro ordinamento né dalle nostre leggi. Eppure, in quell’occasione, tutti voi della maggioranza eravate pronti ad alzare le mani, anzi, a schiacciare i bottoni con entusiasmo dicendo che andava tutto benissimo e che era giusto votare una commissione fantasma. Noi ve lo avevamo detto che sarebbe stato un problema, perché mancava una legge istitutiva e non venivano delineati i poteri necessari, ma ci avete risposto con assoluta certezza di stare tranquilli, che le cose sarebbero andate per il meglio. Ebbene, sono andate talmente bene che il pastrocchio che ne è derivato è proprio quello che abbiamo sotto gli occhi oggi. Il punto è un altro: oggi sentiamo dire anche dal Segretario di Stato Teodoro Lonfernini (Pdcs) che dodici membri sono troppi e che ne sarebbero bastati due. Ma guardi, Segretario, questo è un progetto di legge che era regolarmente all’esame dell’Aula consiliare e sul quale anche il Congresso di Stato avrebbe potuto proporre degli emendamenti, se lo avesse ritenuto opportuno e legittimo. Ma così non è stato. E vi dirò di più: noi eravamo disposti a un confronto serio. Se la volontà fosse stata quella di rendere la commissione più snella, magari prendendo un solo membro per ogni gruppo consiliare o cercando una forma diversa, noi saremmo stati pronti ad accogliere le vostre richieste. Il problema è che su questo tema si è voluto creare un muro contro muro che ha impedito un dibattito reale. Da parte della maggioranza non c’è stata alcuna volontà di discutere seriamente; abbiamo visto solo silenzio e una difesa a oltranza, con voi chiusi a riccio su ogni posizione senza voler minimamente dialogare con noi. Per questo considero la richiesta fatta oggi tardiva e, soprattutto, strumentale. Lo ripeto: se ci fosse stata una volontà diversa, avreste potuto presentare degli emendamenti e spiegarci la vostra idea di commissione d’inchiesta, definendo i numeri, i tempi e la forma che avreste voluto adottare. Non l’avete fatto. Avete scelto una via che si è rivelata fallace e profondamente sbagliata, e se oggi ci troviamo ancora qui a discutere questo progetto di legge è solo perché non avete voluto darci risposte né condividere un elemento di chiarezza con l’opposizione e con tutto il Paese su questo tema così delicato.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Grazie Eccellenza. Stiamo affrontando l’esame di una legge che, da qualificata, è stata trasformata in legge costituzionale. Io capisco bene i giochi della maggioranza, che ora chiede il ritiro del progetto o suggerisce di non parlare degli emendamenti, ma noi su questi articoli ci abbiamo lavorato seriamente. D’altronde, come ricordavano le Loro Eccellenze in sede di Ufficio di Presidenza, il rango è diventato costituzionale proprio per dare solidità al provvedimento, quindi ci teniamo a spiegarlo punto per punto. Qualcuno forse si era illuso che, una volta bocciato il primo articolo, non se ne sarebbe più parlato, ma dal mio punto di vista non è affatto così, e non lo dico per spirito polemico. Colgo però con favore l’apertura fatta dal Segretario Rossano Fabbri (Ar), perché si è intravisto uno spiraglio rispetto ai dubbi che avevamo sollevato in precedenza. Credo che sia fondamentale mostrare le questioni da due punti di vista differenti: quello della commissione tecnico-amministrativa e quello della commissione d’inchiesta richiesta dalle opposizioni. Si torna sempre sul solito discorso, ovvero che la commissione paritetica non andrebbe bene perché c’è un governo sostenuto da quarantaquattro consiglieri e così via. Signori, però non possiamo continuare a tirare fuori questa scusa ogni volta, lo avete già fatto per l’altra commissione d’inchiesta. È certamente legittimo che un governo con una maggioranza di quarantaquattro consiglieri pensi di non dover fare commissioni paritetiche, ma permetteteci di pensarla all’opposto, visto che storicamente le commissioni d’inchiesta sono quasi sempre state paritetiche, anche quando gli equilibri in Aula erano simili a quelli di oggi. In passato si è arrivati a relazioni approvate all’unanimità proprio grazie a questa struttura. Quindi, sebbene non ci sia nulla contro la legge nel fatto che il Governo rifiuti la pariteticità, io non mi strappo certo i vestiti per questo, ma resta una questione di impostazione politica che va discussa. Stiamo analizzando un progetto depositato molto tempo fa, su cui era calato il silenzio e che poi è stato delegato altrove; a mio avviso questo è stato un errore strategico. È vero che avremo la relazione tecnico-amministrativa, ma io mi chiedo, Segretari: è davvero meglio avere una situazione in cui la terza persona, ovvero il commissario di opposizione, si trova a dover interagire con altri due che hanno già finito il lavoro, rischiando di produrre una contro-relazione solitaria? Io vorrei evitare un esito simile. Per questo lancio un invito ai Segretari di Stato: fate un passaggio ulteriore e chiarite bene le vostre intenzioni, perché arrivare in Congresso di Stato o in Consiglio Grande e Generale con una relazione non univoca prodotta da un ente terzo, secondo me, rischia di fare ancora più male al Paese rispetto a quanto avvenuto finora.
Matteo Casali (Rf): Raccolgo l’invito e cercherò di rimanere il più possibile nel merito dell’articolo. Parliamo della nomina di una commissione paritetica e sento ancora riecheggiare le parole di chi contesta questo modello dicendo che i sammarinesi hanno già scelto da chi essere governati e che quindi no, le paritetiche non vanno bene. Ma forse occorre ricordare che le commissioni d’inchiesta non servono per governare il Paese; servono per arrivare a una ricostruzione dei fatti che sia il più possibile condivisa e oggettiva. Seguendo la logica che ci è stata proposta finora, specialmente dai membri del Congresso di Stato, allora avremmo dovuto nominare due commissioni distinte: una per la relazione di maggioranza e una per quella di minoranza, magari sorteggiando pure chi dovesse depositarla per prima per avere quel presunto “vantaggio” di cui si è parlato. Ma il punto non è il vantaggio di una parte sull’altra; il punto è che la commissione deve essere unica e deve essere paritetica per funzionare davvero. Questo articolo specifica inoltre che i membri devono essere scelti tra i componenti del Consiglio Grande e Generale. Perché chiediamo questo? Perché non ci accontentiamo di una nomina tecnica. Le responsabilità che devono essere accertate in questa vicenda sono di carattere squisitamente politico, quindi la commissione deve essere formata da politici, non da tecnici, dirigenti o esperti amministrativi. La finalità è politica e la composizione deve rispecchiare questa visione. Si dice poi che dodici membri siano troppi, che il 20% del Consiglio sia un numero esagerato. Ma come ha già detto un collega, se il problema è il numero, allora avanzate un emendamento e proponete di farla a dieci membri o a otto. Il problema vero è che a queste commissioni non ci credete affatto, o meglio, ci credete solo quando vi fa comodo e smettete di crederci quando non volete che si indaghi. Se la preoccupazione fosse stata davvero il numero, avreste proposto una modifica; io credo che le opposizioni avrebbero accettato di buon grado una commissione paritetica anche più piccola, magari quattro più quattro o cinque più cinque. Infine, voglio dire una cosa che ritengo fondamentale: non trovo tollerabile che ogni volta che l’opposizione assume una postura politica ferma, perché ritiene che certi temi siano di una gravità estrema e siano stati trattati con troppa leggerezza, ci si accusi di “rubare il gettone”. Questo tipo di atteggiamento è inaccettabile e lo respingo con forza: la nostra è una posizione politica legittima e non permetto che venga sminuita in questo modo.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Chiedo scusa, ma mi sento di dover ribadire quanto già espresso durante la discussione dell’articolo precedente. Posso anche concordare sul fatto che l’opposizione non debba essere accusata di rubare il gettone, perché mi rendo conto che sia un’affermazione pesante, ma dall’altra parte mi chiedo cosa debba pensare la nostra cittadinanza di fronte a una situazione simile. Stiamo continuando a dibattere su una legge particolare dopo che l’Aula ne ha già bocciato il primo articolo, che ne prevedeva l’istituzione, e il secondo articolo, che ne definiva le finalità. A me, onestamente, sembra una presa in giro e faccio fatica a non dirlo con la stessa oggettività con cui cerco sempre di intervenire. Capisco le ragioni e la postura politica delle minoranze, ma cosa significa questo comportamento dal punto di vista istituzionale? È vero che non è scritto esplicitamente nel regolamento che se cade il primo articolo la legge è automaticamente bocciata, ma la prassi costante in tutte le commissioni del passato è sempre stata questa: una volta bocciato l’articolo istitutivo, proprio perché viene meno il senso stesso del provvedimento, la legge viene ritirata dai proponenti. Non è mai stato necessario esplicitarlo in una norma perché è una questione di logica palese. Nel momento in cui questo non avviene, l’Aula non può non interrogarsi su quali saranno le future modalità di discussione degli articolati, sia qui che in commissione. Credo che a questo punto sarà necessario fare un ragionamento serio sul regolamento consiliare; se anche una prassi così chiara viene strapazzata in questo modo, io penso che non sia un buon modo di lavorare. Lo dico con riferimento a tutta l’Aula, ma in questo caso specifico mi permetto di dirlo soprattutto nei confronti dell’opposizione.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): La proposta di una composizione paritetica per una commissione d’inchiesta non deve essere vista come uno sfregio alle proporzioni dei gruppi consiliari presenti in quest’Aula. Su questo punto avevamo già discusso in merito alla commissione d’inchiesta sul cosiddetto “affare bulgaro”. Il tema vero, secondo me, è un altro: il Consiglio Grande e Generale ha, in linea di principio, una funzione di legislatore, quindi emana atti con forza di legge e ha il compito di indirizzo e sorveglianza sul Governo. Per queste attività ordinarie è naturale che contino le proporzioni emerse dal risultato elettorale, con la maggioranza che fa la maggioranza e la minoranza che fa la minoranza. L’attività d’inchiesta svolta dal Parlamento ha invece un carattere eccezionale e straordinario rispetto ai compiti ordinari. In un esercizio di potestà così particolare, specialmente quando una commissione è istituita con legge costituzionale e ha poteri istruttori analoghi a quelli dell’autorità giudiziaria, la pariteticità diventa una garanzia fondamentale. È una garanzia per entrambe le parti e assicura che la maggioranza non possa utilizzare in modo improprio strumenti d’indagine così potenti per imporre una propria verità di parte. Anche le commissioni d’inchiesta deliberano a maggioranza, quindi avere lo stesso numero di commissari tra le due parti è una tutela per la ricerca della verità, che è l’unico motivo per cui queste commissioni dovrebbero nascere. Se nessuna parte può imporre la propria visione a colpi di voti, si è costretti a trovare degli accordi e a basarsi sui documenti. In questo modo si stimola quella virtù che talvolta scarseggia nei lavori parlamentari, ovvero l’onestà intellettuale, accettando ciò che emerge dai fatti senza preconcetti. Voglio poi ricordare a tutti quelli che oggi si oppongono, specialmente nelle file della Democrazia Cristiana e degli altri partiti di maggioranza, che nel 2019 e nel 2020 eravate tutti a favore della commissione paritetica per il caso Banca CIS. Eppure le proporzioni in Aula erano identiche a quelle di oggi, con quarantaquattro consiglieri di maggioranza e sedici di opposizione. Trovo che ci sia una grave incongruenza nel vostro atteggiamento, che in qualche modo si spiega da sola: è evidente il motivo per cui allora eravate d’accordo e oggi, invece, non lo siete più.
Maria Luisa Berti (Ar): Sono arrivata in Consiglio Grande e Generale solo da pochi minuti per motivi di lavoro e devo dire che rimango francamente stupefatta. Mi viene riferito che su questo progetto di legge la maggioranza dei consiglieri ha già votato il rigetto del primo articolo, che è quello che ne detta le finalità e la “ratio” stessa, ovvero il cuore del provvedimento. Eppure, nonostante questo esito, i proponenti perseverano nel voler sottoporre all’Aula l’esame di tutti gli articoli successivi. Io ricordo molto bene che la prassi consolidata prevede che, nel momento in cui viene rigettato l’articolo cardine di un progetto di legge, il buon senso e la correttezza istituzionale impongano ai proponenti di ritirare il testo. Evidentemente qui mancano sia il buon senso che il rispetto per le istituzioni e per il corretto svolgimento dei lavori di quest’Aula. Per questo motivo, io propongo formalmente all’Aula di votare una mozione d’ordine per il non esame dei successivi articoli del progetto di legge, ai sensi dell’articolo 29 del regolamento consiliare. È l’unica via per ridare dignità ai nostri lavori.
Gaetano Troina (D-ML): Innanzitutto vorrei ringraziare il collega Gian Nicola Berti per il riconoscimento che mi ha espresso poco fa; lo apprezzo davvero perché lo considero un consigliere serio e lo ringrazio sinceramente. Vorrei però fare due precisazioni tecniche. Per prima cosa, non è affatto una novità in questa legislatura che si possano introdurre o discutere articoli anche “ex post”, magari riscritti in modo diverso o presentati “nemine contradicente” dopo una bocciatura. Se non vi piaceva il nostro articolo 1 per come era formulato, nulla vieta di riscriverlo e inserirlo più avanti. Non si può pensare di svilire in questo modo il lavoro fatto dall’opposizione. Se iniziamo a ragionare così, allora ogni volta che qualcosa non rispetta millimetricamente il regolamento, anche noi non saremo più disposti a ragionare su nulla e lo strumento del “nemine contradicente” smetterà di funzionare, perché non è questo il modo di procedere. Noi abbiamo presentato un progetto serio e la maggioranza si è degnata di intervenire solo per dirci che dovevamo ritirarlo. Dopo che abbiamo spiegato chiaramente che le questioni non sono state affrontate dal Governo nella maniera giusta, non possiamo certo stare zitti. Quindi, se il problema è la bocciatura dell’articolo 1, dato che non esiste alcuna norma nel regolamento che stabilisca che questo infici l’intera legge, io dico che è possibile reintrodurre l’istituzione della commissione in un passaggio successivo. Vi sfido su questo punto. E sul tema della commissione paritetica, vorrei capire che problemi avete ogni volta che si tocca qualcosa che vi riguarda da vicino. Non la volete e tirate in ballo la rappresentatività popolare, ma non funziona così. Se una commissione d’inchiesta riguarda azioni fatte da voi o a voi connesse, non è accettabile che siate voi, con i vostri numeri, a decidere a maggioranza sull’esito delle indagini. Permettetelo: la pariteticità ha senso proprio in questi casi per garantire che si vada davvero a fondo nelle questioni. Altrimenti la maggioranza fa tavola rasa e porta a casa solo i risultati che le fanno comodo. Questo non può essere il metodo. Visto che ci minacciate sempre di cambiare il regolamento, allora stabiliamo una volta per tutte che le commissioni d’inchiesta siano sempre paritetiche. Nel 2018 è stata fatta una scelta diversa, non so bene perché, ma non significa che debba rimanere valida per sempre. Facciamo che la regola valga per tutti, a prescindere dalle legislature, così è troppo facile invocare il regolamento o i precedenti solo quando vi fa comodo. La forzatura su questi temi è evidente, ora basta.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Intervengo per dire che, effettivamente, non avrei nulla in contrario rispetto a questo specifico articolo, ma sappiamo tutti molto bene che, anche approvandolo, non produrrebbe alcun tipo di esito concreto. Non sappiamo nemmeno per quale motivo questo gruppo di persone dovrebbe essere nominato, visto che non esistono più le finalità né l’obiettivo specifico del progetto di legge, essendo stati bocciati gli articoli precedenti. Per questo motivo, ritengo che il progetto non possa che essere ritirato. Se i proponenti non intendono farlo di loro iniziativa, credo che la proposta fatta poco fa dalla collega Maria Luisa Berti sia più che plausibile, ai sensi del comma 6 dell’articolo 29 del regolamento. Ritengo che la mozione d’ordine possa essere tranquillamente messa ai voti.
Fabio Righi (D-ML): Intervengo come proponente per le conclusioni e vorrei riportare l’attenzione sulla proposta costruttiva fatta dal collega Troina. Lui ha sottolineato come gli articoli, anche se non approvati inizialmente, possano trovare un nuovo inserimento attraverso una riformulazione “nemine contradicente”. Siccome mi pare di capire che ci sia la volontà da parte di tutti di fare chiarezza su questa vicenda, quale migliore occasione per la maggioranza? Troviamoci un attimo attorno a un tavolo, noi siamo disponibili anche a sospendere i lavori se necessario, per rielaborare insieme degli articoli che definiscano le esatte finalità e la costituzione di una commissione d’inchiesta che faccia piena luce su quanto accaduto. Riguardo alla mozione d’ordine proposta dalla maggioranza, se ritenete presentatela pure a norma di legge; qualcuno mi dice che è troppo tardi e non si può fare, ma i limiti della legge non vi hanno mai fermato finora, quindi se lo ritenete immagino che troverete il modo. Detto questo, il tema della pariteticità della commissione va ribadito con forza. Capisco l’imbarazzo che si è creato, sottolineato anche dal silenzio quasi totale di quest’Aula, ma vorrei sottolineare un concetto fondamentale: chiediamo la pariteticità perché la commissione deve analizzare fatti che riguardano responsabilità di chi oggi governa. L’approccio che questa maggioranza sta portando avanti, legando la composizione delle commissioni d’inchiesta al quoziente di rappresentanza in Aula, è molto curioso e denota un obiettivo preciso: non quello di fare chiarezza, ma quello di proteggere i propri componenti. Cercate di blindare i lavori d’inchiesta su fatti come quelli di oggi o di quelli discussi la settimana scorsa, evitando una composizione che permetta equilibrio e terzietà. È l’istituzione che cerca di proteggere se stessa nel momento in cui chi ricopre determinati ruoli compie atti che ne compromettono la credibilità. Ecco perché la pariteticità è per noi un punto fondamentale e non negoziabile, come lo è stato e lo sarà in altri contesti. È troppo facile venire qui a invocare la volontà popolare quando la commissione deve analizzare fatti di cui voi stessi siete gli autori. Io non credo affatto che la popolazione abbia votato per vedere le proprie istituzioni gestite in questo modo; se davvero volete rispettare la volontà dei cittadini, allora ridiamo la parola alla cittadinanza affinché possa esprimersi su tutto questo.
Come da ordine del giorno il comma viene interrotto alle 17:00 per ripartire dal comma 9.
Comma 9: Dichiarazione di pubblica utilità, permute e assegnazioni varie
Proroga termini di inizio e fine lavori di cui alla dichiarazione di pubblica utilità relativa all’ampliamento della pista dell’Aviosuperficie a Torraccia – Domagnano
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Riferisco in merito a questa pratica dopo il passaggio in Commissione per le Politiche Territoriali, che si è espressa il 12 febbraio 2026. Facciamo seguito alla delibera del Consiglio Grande e Generale numero 18 del 28 giugno 2023, con la quale erano stati fissati i termini per l’inizio e la fine dei lavori relativi alle opere di ampliamento della pista dell’aviosuperficie di Torraccia Domagnano. Vista l’esigenza di prorogare i termini stabiliti dalle delibere precedenti, si propone al Consiglio di fissare le nuove scadenze: il 31 dicembre 2026 per l’inizio dei lavori e il 31 dicembre 2031 per la loro conclusione. Si tratta di pratiche assolutamente di carattere tecnico, dovute allo slittamento dei tempi. Sul merito dell’ampliamento dell’infrastruttura c’è stata una discussione che ritengo proficua in Commissione Finanze congiunta, quindi qui si tratta semplicemente di andare a prorogare l’avvio del progetto. Ne abbiamo già discusso ampiamente e io penso, anzi noi come governo riteniamo sia necessario sviluppare un progetto complessivo che possa essere concordato attraverso un patto territoriale con l’area interessata, la cittadinanza e il comitato locale. In questo senso, stiamo lavorando anche per integrare nel prolungamento della pista la sede stessa dell’Autorità per l’aviazione civile, in modo che vengano sviluppati tutti quei controlli e quelle verifiche che sono assolutamente necessari per la crescita dell’area. In secondo luogo, ci occuperemo dei relativi finanziamenti. Vogliamo procedere con ordine, senza strappi o strumentalizzazioni, cercando di essere il più possibile concilianti rispetto a un’opera che è stata considerata da tutti di pubblica utilità. Proprio nell’ambito dell’ultima Commissione Finanze e Territorio si è valutato di andare avanti seguendo un ordine del giorno molto preciso. Stiamo proseguendo su questo iter che ritengo assolutamente adeguato, perché non possiamo permetterci passi affrettati. Abbiamo visto in passato come i progetti, anche se validi, se non vengono ampiamente condivisi finiscano per non partire; questo è un dato di fatto. Credo che l’approccio che stiamo portando avanti in sinergia con il Segretario Marco Gatti e il Segretario Federico Pedini Amati sia la modalità più opportuna. Abbiamo anche incontrato di recente il comitato e la Giunta di Castello, e mi pare che con questo metodo le cose possano essere realmente condivise.

Matteo Casali (Rf): Prima di tutto vorrei fare una richiesta sull’ordine dei lavori: preferirei discutere separatamente le due pratiche, esaminandole una alla volta. Quindi adesso discutiamo questa e poi passeremo alla seconda. Entrando nel merito, ho la sensazione che, come al solito, il Segretario Ciacci ci stia offrendo una rappresentazione edulcorata della realtà. Abbiamo già visto come per lui sessanta richieste inevase diventino improvvisamente sessanta manifestazioni d’interesse; tutto ciò che rappresenta un ostacolo, nella sua narrazione, viene trasformato in un’opportunità. Penso che questo sia anche un pregio del Segretario, finché però non arriva a raccontarcela proprio grossa. Dire che sull’aviosuperficie di Torraccia ci sia un perfetto intendimento e una totale sinergia nella maggioranza e nel Congresso di Stato è una cosa che non sta in piedi. Sappiamo bene cosa è successo nell’ultimo Consiglio Grande e Generale: si è sfiorata la crisi di governo perché qualcuno voleva prendere i fondi dall’Arabia Saudita come se fosse l’ultima occasione possibile, magari pensando che con la “cresta” ci saremmo pagati pure l’ospedale. Quella era stata presentata come una visione strategica assoluta, sia per l’infrastruttura che per il finanziamento, ma poi in Aula tutto è stato smentito, anche da un successivo comunicato della maggioranza. Hanno detto sì alla visione strategica, ma assolutamente no ai fondi sauditi. Io sono molto perplesso sull’approccio a questa infrastruttura: una volta si parla di 600 metri, poi di 1000, poi si torna indietro; sembra una chiusura lampo che si allunga e si accorcia in base alle incertezze e alle differenti visioni tra le varie anime della maggioranza e del Governo. Manca, tanto per cambiare, una visione univoca e strategica sull’aviosuperficie. Il comma che discutiamo oggi è tecnico e riguarda lo slittamento della forchetta temporale per l’inizio e la fine dei lavori per quella che, a quanto si è capito, è la soluzione minima, ovvero il piccolo prolungamento già deliberato. Ci sarebbe da chiedersi se sia normale slittare il termine quando la precedente scadenza per l’inizio dei lavori è già stata bruciata. È quantomeno singolare fare una proroga dopo che la data di avvio è già passata. E poi mi chiedo: i lavori sono effettivamente iniziati? Non c’è stato ancora l’avvio, anche perché sappiamo che nella scorsa legislatura ci sono state situazioni strane, blitz notturni e colpi di mano. Io mi auguro che i lavori inizino solo quando ci sarà una visione davvero condivisa, senza agire in barba alle persone che abitano lì, magari andando giù a piantare un cartello solo per dare un inizio amministrativo e allungare ancora il brodo perché non si è ancora riusciti a fare il collage dei pezzi. Vedo una visione assolutamente disomogenea e confusionaria del Governo sugli asset infrastrutturali strategici. Voglio anche ricordare le perplessità degli abitanti e del comitato di Torraccia, che si sono opposti orgogliosamente a questo tipo di gestione. Noi abbiamo una visione piuttosto laica: non siamo contrari o favorevoli all’ampliamento per ideologia o convenienza politica. Tuttavia, i ragionamenti del comitato li sposiamo, perché non hanno mai detto di essere contrari a priori. Il comitato ha sempre chiesto due cose fondamentali: primo, la sicurezza della struttura, in particolare per i residenti della zona. È una richiesta sacrosanta che passa attraverso l’istituzione di una seria autorità di vigilanza che faccia controlli adeguati. Lo trovo legittimo e condivisibile. La seconda richiesta storica del comitato, che mi sento di sposare, è che a fronte di un investimento dello Stato e dei disagi per la popolazione limitrofa, ci debba essere un piano di sviluppo chiaro, con benefici precisi in termini di posti di lavoro e vantaggi per il sistema Paese. Sicurezza garantita da un’autorità e un business plan con un chiaro rapporto costi-benefici per l’intera comunità: mi sento di sostenere queste richieste, ma mi pare che tutto questo sia ancora molto lontano. La sensazione è che si stia solo buttando la palla in avanti di qualche mese o anno, sperando che poi Dio provveda.

Fabio Righi (D-ML): Vorrei fare alcune veloci considerazioni che in realtà sono soprattutto domande, perché su questa vicenda ammetto che ci siamo un po’ persi. Oggi analizziamo una proroga dei termini rispetto all’inizio dei lavori di ampliamento di un’infrastruttura strategica come l’aviosuperficie. Su questo tema noi non abbiamo una posizione contraria; siamo favorevoli al potenziamento delle infrastrutture strategiche e non vogliamo nemmeno alimentare dibattiti su cose che dovrebbero essere scontate. Mi spiego meglio: se ampliamo un’infrastruttura, è ovvio che questa debba essere sicura, lo considero un concetto pleonastico. Nessuno immagina di fare dei progetti senza tenere conto della sicurezza, anche se con questa maggioranza può succedere di tutto, quindi è bene ribadirlo: l’infrastruttura deve essere ampliata garantendo la massima sicurezza. Qui però il problema non è solo l’ampliamento. Segretario, le rivolgo una domanda seria: dove siamo arrivati? Cosa stiamo facendo? Asfaltiamo la pista esistente? Diventa cento metri più lunga o cento metri più corta? Si sposta a destra o a sinistra? E il tema del rapporto con il fondo dell’Arabia Saudita, che investe in tutto il mondo in infrastrutture strategiche, è completamente tramontato? Siete riusciti a trovare una sintesi o dobbiamo certificare che abbiamo accompagnato alla porta un fondo di un Paese sovrano che investe ovunque, anche in Europa? Non parliamo di investimenti in Paesi dalla dubbia moralità o disallineati dal nostro ordinamento, eppure noi abbiamo questa costante capacità di allontanare ogni grande investitore internazionale. Vorrei delle risposte per capire qual è la strada, così da evitare di continuare ad avallare passi che portano a infrastrutture incomplete spacciate per grandi risultati. Segretario, lei parla di un approccio a “piccoli passi”, e io posso anche capirlo; ne parlavo anche fuori da quest’Aula. Forse questo è l’unico approccio che le è permesso, quello delle “minuterie”, perché evidentemente in una maggioranza in cui ogni progetto audace che porterebbe il Paese nel futuro viene bloccato o boicottato, come è successo a noi in passato sulla base di fake news costruite ad arte, lei non può fare diversamente. Ma la invito a riflettere: apparteniamo alla stessa generazione, lei è anche più giovane di me. Possiamo accettare di cadere nella dinamica del “poco alla volta”? Non dovremmo avere il coraggio di presentare progetti rivoluzionari che, se realizzati e non boicottati, possono portare il Paese nel futuro e dare un’opportunità reale ai nostri giovani? Capisco che lei forse non possa fare diversamente, ma dovrebbe interrogarsi sulla possibilità di costruire una dinamica diversa. Se un investitore internazionale vuole investire su un’infrastruttura strategica, noi dovremmo essere pronti a offrire progetti chiari per rivoluzionare il Paese e farlo crescere in poco tempo, viste le nostre dimensioni. Invece lei continua a parlare di piccoli passi e finiamo come nella barzelletta del treno: facciamo cento metri di binari che non portano da nessuna parte e costano quasi un milione invece di mezzo. Sulla pratica di oggi, che è amministrativa, dico che va bene prorogare, ma diventa fondamentale avere le idee chiare. L’aviosuperficie, anche solo potenziata per il traffico attuale o per i velivoli privati, sarebbe già qualcosa; ma quell’infrastruttura può assumere una strategicità che permetterebbe al Paese di fare un salto in avanti, ad esempio sulla sperimentazione delle nuove piattaforme di volo o sulla rotta Rimini-San Marino, che è disponibile anche per la sperimentazione. Ci sono infinite possibilità che vanno analizzate, regolamentate e supportate da idee chiare che oggi mancano. Spero in risposte concrete e che ci vengano date le condizioni per poter dare un contributo fattivo.

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Intervengo brevemente perché non comprendo tutta questa agitazione. Da una parte siamo tutti d’accordo perché, come ha ricordato anche il Segretario Matteo Ciacci, la dichiarazione di pubblica utilità relativa all’ampliamento della pista il 28 giugno 2023 è stata approvata con 48 voti favorevoli. Era un voto quasi all’unanimità. Il ritardo è dovuto a un problema prettamente burocratico, amministrativo e tecnico. Dopo l’inizio dei lavori e il rilascio della concessione edilizia, c’è stato un ricorso in tribunale da parte di alcuni proprietari, e i rallentamenti sono dovuti esclusivamente a quello. Il progetto è quello del Piano Particolareggiato approvato nel 2018; il tracciato della pista è già definito e una parte degli espropri è stata fatta nel 2010 e un’altra nel 2023. Il piano è sempre lo stesso ed è stato riconfermato nel 2018. Se oggi c’è questo problema tecnico-amministrativo per la concessione edilizia dovuto ai ricorrenti, la proroga dei termini diventa una necessità; ne abbiamo parlato anche in Commissione Politiche Territoriali alla presenza del collega Casali. I termini sono scaduti non perché non si volesse fare l’opera, ma solo perché c’era in corso un procedimento amministrativo e giuridico. Per quanto riguarda il finanziamento arabo, credo che l’opera sia già quasi interamente finanziata, mancano solo gli ultimi trecento metri. Durante la votazione dell’ordine del giorno nelle Commissioni Esteri e Finanze congiunte, è stato detto che nessuno mette in discussione la validità di un fondo sovrano, ma non riteniamo necessario ricorrere a un fondo arabo per chiedere uno o due milioni necessari a asfaltare trecento metri di pista, garantendo ovviamente la sicurezza per i residenti. Se poi il Governo individuerà altre infrastrutture per le quali valutare positivamente l’intervento di un fondo sovrano, si vedrà. Qui stiamo solo prorogando un termine scaduto per motivi tecnico-amministrativi e giudiziari. La pubblica utilità del 2023 è stata votata ampiamente: allora avevamo quarantotto voti favorevoli, mentre in altre legislature ne avevamo quarantadue.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Vorrei fare qualche velocissima considerazione e ringraziare tutti coloro che sono intervenuti. Rispetto agli interventi delle forze di opposizione, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che il progetto debba andare avanti con determinate prerogative. Ricordo sempre che questa è un’opera che ha già comportato una spesa di 4 milioni di euro solo per gli espropri effettuati in passato, senza che venisse posato neanche un centimetro di asfalto. Sono stati spesi 4 milioni tra espropri e incarichi ai professionisti, eppure non si è visto alcun risultato concreto. Giustamente vi siete riempiti la bocca parlando dell’importanza dei progetti, siano essi piccoli o grandi, ma l’esempio lampante di quanto la politica programmi senza poi avere la capacità di mettere a terra i progetti, per usare un termine caro al consigliere Righi, è proprio l’aviosuperficie di Torraccia. Voi ci avete provato, noi invece proviamo a realizzarla concretamente. Sul tema delle piccole e grandi opere rischio di essere logorroico, ma credo vada detta la verità: io non sono qui per farmi dettare la linea da qualcuno, ma penso che la politica sul territorio debba essere portata avanti nell’ambito del programma di governo e delle iniziative che stiamo promuovendo. Personalmente non credo ai mega progetti giganti; credo invece che il nostro Paese abbia bisogno di piccole e medie opere, che nella nostra realtà sono progetti anche da due o tre milioni di euro. Mi prendevate in giro quando dovevamo riqualificare Palazzo Begni perché cambiavamo gli infissi, ma vi invito a venire all’inaugurazione a fine anno, quando avremo ricavato nuove sedi istituzionali di altissimo livello che mancano al nostro Paese, dando finalmente lustro alle nostre istituzioni. Questo è un tema caro anche a forze politiche come Domani Motus Liberi. Devo forse fare l’elenco delle opere partite? Qualcuno mi dice che ripeto sempre lo stesso elenco, e lo faccio perché le opere devono iniziare e finire; i cantieri partono e devono essere portati a termine, così come deve succedere per l’aviosuperficie. Se creiamo infrastrutture adeguate per collegare i nostri Castelli, diamo vero slancio al territorio. Sono ripartiti i lavori alla frana e alla scala Malagola, le opere sulla Sottomontana, alla Baldasserona e la riqualificazione del pattinaggio. Abbiamo dato il via al treno biancoazzurro con la riqualificazione di Piazzale della Stazione e stiamo rimettendo in sesto Villino Bonelli dopo trent’anni di abbandono. Sono piccole opere rimaste ferme per troppo tempo che ora ripartono, così come ripartirà l’aviosuperficie con le giuste prerogative. Fare mega progetti senza il sostegno della cittadinanza non porta a nulla. I fatti dicono che sono stati spesi 4 milioni in espropri con zero centimetri asfaltati. Un giovane politico dovrebbe avere slancio, e vi ricordo che abbiamo portato anche la legge sulla pianificazione strategica territoriale. Ogni tanto bisognerebbe ricordarlo, perché oltre alle piccole opere c’è una visione d’insieme. Capisco che il mio intervento susciterà repliche stizzite, ma volevo stimolare il dibattito. Credo che se l’approccio è costruttivo si possa andare avanti; non abbiamo le mani legate, c’è una maggioranza che segue il programma di governo. Avevamo promesso pianificazione e opere, e le stiamo realizzando. Su questa pratica siamo tutti d’accordo e voi stessi avevate votato la pubblica utilità quando io ero all’opposizione. Ci sono tutti i presupposti per procedere con serietà, mettendo in sicurezza l’infrastruttura e accordandosi con la Giunta di Castello e il comitato di Torraccia, altrimenti rischiamo di spendere soldi senza concludere nulla, vanificando l’egregio lavoro svolto in quest’aula.

Antonella Mularoni (Rf): Di fronte all’entusiasmo del Segretario Ciacci, mi preme far presente che i lavori possono partire non perché sia arrivato lui come un fenomeno o per un dono divino, ma semplicemente perché la nostra normativa sugli espropri prevede che i proprietari dei terreni possano ricorrere in tribunale. Finora lo Stato non è intervenuto perché c’erano ricorsi pendenti; se riteniamo di essere uno Stato di diritto e rispettiamo la separazione dei poteri, dobbiamo attendere l’esito dei procedimenti legali. Questo lo dico giusto per inquadrare correttamente la tematica. Per il resto, come ha già detto il consigliere Casali, noi siamo assolutamente disponibili a tutto ciò che può far fare passi avanti al Paese. Tuttavia ribadiamo che le opere non si devono fare sulla testa dei cittadini, i quali si sono detti disposti a valutare qualsiasi progetto che abbia un senso compiuto e porti benefici reali. Le cattedrali nel deserto o le decisioni prese per principio, come voler allungare la pista sperando di attirare soldi dagli arabi, non sono argomenti soddisfacenti se non si dimostra l’utilità dell’opera. Mi dispiace che in questa legislatura non si parli mai delle potenzialità dell’aeroporto di Rimini-San Marino, che ha già una pista lunghissima e potrebbe essere il nostro scalo di riferimento principale, magari creando collegamenti con Torraccia. Quella è una pista che consentirebbe l’atterraggio di aerei di ogni dimensione. Se vogliamo pensare in grande, dovremmo cercare collaborazioni con compagnie internazionali per investire lì, anche perché per Torraccia i soldi dobbiamo metterli noi, visto che i potenziali investitori sono svaniti non appena hanno visto il piano di sviluppo. Chi investe fa i conti, solo noi non li facciamo. Lavoriamo sulla disponibilità che abbiamo a Rimini per alcuni decenni, invece di litigare per cento metri di pista a Torraccia. Se vogliamo davvero lo sviluppo, dobbiamo valorizzare gli accordi internazionali già esistenti.

Fabio Righi (D-ML): Ringrazio il Segretario Ciacci per la risposta, che considero importante perché sottolinea la differenza tra la sua gestione politica e quella del partito che rappresento. Piastrellare aree, recuperare zone franate o costruire nuove stanze sono cose importanti, ma noi non le inseriremmo mai tra i punti principali di un programma di governo. Siamo più in linea con ragionamenti come quelli ascoltati sull’aeroporto di Rimini-San Marino, perché crediamo che chi guida una Segreteria di Stato debba avere un approccio diverso, immaginando il mondo che verrà e spostando il Paese su nuovi binari, invece di gestire solo l’ordinario. Una volta dato l’input per recuperare una zona franata, ci sono le aziende che eseguono i lavori, così come ci sono ditte per tagliare l’erba o pavimentare. Questa è la vostra declinazione politica ed è utile che emerga chiaramente. Noi riteniamo che nel 2026 San Marino debba trovare una sua dimensione internazionale e confrontarsi con il resto del mondo; siamo una nazione che siede ai tavoli internazionali e deve immaginare un’economia del futuro che non dipenda dall’interior design di qualche ufficio. Al momento questo è quello che i timonieri propongono al Paese, e se ci sarà da scegliere il colore dei tamponi o i materiali, daremo il nostro contributo anche su quello.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Rispondo brevemente alla collega Mularoni e agli altri consiglieri di opposizione. Credo che la pratica sia assolutamente lineare, essendo stata adottata a seguito di una delibera della Commissione Politica e Territoriale per una procedura di pubblica utilità che richiede la proroga dei termini. Riguardo alla visione politica, ribadisco che un’impostazione pratica non è meno vincente di una visione a lungo termine; anzi, nell’elenco delle iniziative che stiamo portando avanti c’è una visione molto forte che continueremo ad adottare. Ringrazio tutti gli intervenuti e propongo di procedere con la proroga dei termini di inizio e fine lavori per l’aviosuperficie. L’auspicio è di impegnarsi seriamente per non ritrovarsi nel 2031 a dover votare l’ennesima proroga.

La proroga dei termini di inizio e fine lavori dell’aviosuperficie a Torraccia è approvata con 39 voti favorevoli e 0 contrari.

Vendita bene immobile di proprietà dell’Istituto per la Sicurezza Sociale in favore della società Titan Real Estate S.p.A., aggiudicataria del bando per la vendita a pubblica asta di beni immobili

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Il Consiglio Grande e Generale, vista la delibera del Congresso di Stato del 10 marzo 2026 e l’esito del bando del 4 agosto 2025, considerato che il fabbricato non riveste carattere di interesse pubblico, storico o strategico, è chiamato ad autorizzare la vendita dell’immobile sito a Gualdicciolo, in via Fabrizio da Montebello 47. Il prezzo complessivo è di 140.000 euro. Si tratta di una procedura molto lineare riguardante un immobile inutilizzato da almeno trent’anni. L’ISS ha predisposto il bando e richiesto il diritto di prelazione per il signor Forcellini, identificato come curatore dell’immobile, il quale però non lo ha esercitato nei trenta giorni previsti. Trattandosi di un valore superiore ai 25.000 euro, era doveroso procedere con un bando pubblico. L’Ufficio del Catasto ha effettuato una perizia stimando l’immobile 130.000 euro, e l’asta si è conclusa con una vendita a 140.000 euro. Il Comitato Esecutivo dell’ISS ha ribadito che il fabbricato non è strategico e ritengo possa essere utilmente impiegato dalla società acquirente per le proprie attività. Chiedo quindi al Consiglio di adottare la delibera per finalizzare la vendita con la maggioranza qualificata richiesta.

Matteo Casali (Rf): A noi questa operazione desta più di una perplessità, nonostante la linearità dichiarata dal Segretario Ciacci. Il Comitato Esecutivo dell’ISS dichiara laconicamente che l’immobile e il relativo terreno di 380 metri quadri non servono e possono essere alienati. Mi chiedo se, vista la fame di spazi dello Stato e dell’ISS, specialmente per i centri sanitari e i presidi territoriali, sia saggio privarsene. Ricordo le tensioni in Commissione per il nuovo centro sanitario di Murata tra i commissari di maggioranza; da un lato servono presidi, dall’altro vendiamo terreni. Quegli spazi potevano servire anche solo come deposito documenti per l’Archivio di Ca’ Martino. Non ci sono stati forniti i ragionamenti che hanno portato all’alienazione, ma solo una decisione sbrigativa. Anche sul prezzo ho dei dubbi: 140.000 euro per un lotto edificabile mi sembrano pochi e non rispecchiano l’emergenza casa che viviamo. Con quella cifra l’ISS ci compra forse un mese di aspirine. Quel bene, vicino a un parcheggio, poteva essere un presidio territoriale utile. Alienarlo per così poco ci priva di una risorsa. Infine, sarebbe legittimo sapere chi siano i beneficiari effettivi della Titan Real Estate prima di vendere un bene dello Stato.

Michela Pelliccioni (indipendente di opposizione): Intervengo per fare un ragionamento più ampio. Trovo le parole del collega Casali ponderate, ma non concordo su tutto. Parliamo di un immobile che necessita di pesanti ristrutturazioni e lo Stato non può farsi carico di ogni onere di questo tipo; valutare offerte private che attivino la riqualificazione non è sbagliato, dato che le risorse pubbliche sono limitate. Piuttosto mi chiedo perché lo Stato non attui ragionamenti simili per gli immobili nei centri storici che non appartengono a nessuno. La riqualificazione del territorio è prioritaria e se ci sono immobili di interesse si può ragionare, ma non tutto può essere a carico dello Stato. Su questa pratica specifica non trovo elementi critici proprio perché la necessità di riqualificare immobili onerosi non deve sempre ricadere sul pubblico.

Maria Luisa Berti (Ar): Non sono contraria alla vendita di questo immobile se gli enti competenti dichiarano che ci sono le condizioni per procedere. Faccio però una valutazione sulle modalità operative del mercato quando lo Stato è venditore. Anche se il prezzo è superiore alla stima dei tecnici, in una compravendita tra privati la valutazione sarebbe stata diversa. Bisognerebbe considerare l’interesse specifico dell’acquirente, che in questo caso è un soggetto confinante. Chi ha un interesse qualificato ad acquistare per espandersi potrebbe essere disposto a pagare un prezzo molto più alto rispetto alla stima base d’asta pur di non perdere l’affare. Spero che in futuro, quando si venderanno beni pubblici, si segua maggiormente la logica del mercato immobiliare privato per ottenere operazioni economicamente più vantaggiose per lo Stato.

Enrico Carattoni (Rf): Mi piacerebbe avere qualche riferimento oggettivo del prezzo al metro quadro per l’area, perché a me risulta che il valore sia eccessivamente vantaggioso, considerando che l’aggiudicazione è di poco superiore alla base d’asta. Inoltre, abbiamo discusso a lungo della mancanza di immobili per esigenze sociali e residenziali durante il dibattito sui profughi palestinesi. Sappiamo che mancano alloggi a canone vantaggioso per le famiglie e strutture per emergenze come la violenza di genere, dove non si possono avere liste d’attesa. Data l’esiguità del territorio e la scarsità di immobili, non sarebbe più opportuno che lo Stato conservasse questo bene, magari trasferendolo dall’ISS all’Eccellentissima Camera, per riadibirlo a edilizia sociale? Certo, servirebbe un investimento, ma forse invece di spendere per il trenino o Torraccia, potremmo costruire alloggi su quel terreno che non è piccolo. Venderlo a un prezzo eccessivamente basso a una società che vuole espandersi mi sembra un errore; dovrebbe prevalere l’interesse pubblico.

Emanuele Santi (Rete): Anche noi rileviamo criticità sul valore del bene. Vendere un terreno di 380 metri quadri con un fabbricato a 140.000 euro ci sembra un prezzo decisamente basso, specialmente se l’acquirente è il confinante. Per noi magari quell’immobile ha poco valore, ma per il confinante il valore aumenta ed è lì che lo Stato dovrebbe ottenere un prezzo congruo. A 140.000 euro è praticamente regalato. Inoltre, dieci giorni fa in commissione abbiamo parlato della necessità di co-housing e studentati; perché non sfruttare quest’area invece di lasciarla andare? Lo Stato deve pensare a fare economia e a recuperare i propri immobili per l’edilizia sociale. Mi chiedo poi perché non usarlo per ospitare profughi, come accennato tempo fa dal Segretario Beccari. Infine, rilevo un possibile conflitto di interessi: l’amministratore della società acquirente, Nicola Cavalli, risulta essere il socio dello studio professionale del Segretario Alessandro Bevitori. Un Segretario di Stato che perora la causa di una società amministrata dal proprio socio è un dato politicamente rilevante. Il prezzo non è coerente e il dubbio che sia un regalo è legittimo.
Gaetano Troina (D-ML): Mi unisco alle considerazioni dei colleghi perché questa vendita appare anomala. Dalle informazioni a nostra disposizione non è chiaro chi sia l’acquirente effettivo, dato che la Titan Real Estate è detenuta da una società di diritto italiano. È strano che, mentre ci facciamo mille problemi per cedere immobili a non residenti passando dal Consiglio dei XII, qui approviamo una delibera senza sapere chi siano i titolari effettivi. Vorrei una risposta dal Segretario su questo punto. Anche sul valore, ritengo che 140.000 euro siano pochi per una struttura che può essere facilmente demolita e ricostruita. L’istruttoria ci sembra carente e le stime basate solo sui dati catastali non riflettono i costi reali. Come opposizione siamo fortemente contrari perché non riteniamo questa vendita nell’interesse dello Stato.

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Intervengo brevemente perché credo che quell’edificio, trovandosi sulla via principale di Gualdicciolo dove transitano molti mezzi pesanti ed essendo circondato da aziende, non sia adatto a studentati o scopi simili. Credo che l’interesse dei vicini non fosse così elevato, ad eccezione del gruppo produttivo SCM che ha partecipato al bando. Se lo Stato deve tenere immobili per poi non ristrutturarli né utilizzarli, è meglio procedere all’alienazione tramite bando pubblico, come è stato fatto in questo caso seguendo la stima del Catasto. Ricordo che diverse leggi di bilancio invitano gli organismi dello Stato a fare una ricognizione dei beni non strategici per alienarli se non servono alle finalità istituzionali.

La vendita dell’immobile è approvata con 39 voti favorevoli e 0 contrari.

Comma 17: Progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” (presentato dalla Segreteria di Stato con delega allo Sport) (II lettura)

Andrea Ugolini (Pdcs) Relatore di maggioranza: La Commissione Consiliare Permanente igiene e sanità, previdenza e sicurezza sociale, politiche sociali, sport, territorio, ambiente e agricoltura, ha esaminato in sede referente il Progetto di Legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” che rappresenta una misura di prevenzione amministrativa, volta a contrastare episodi di violenza e disordini connessi alle manifestazioni sportive. Un provvedimento concreto e finalizzato ad impedire che persone già segnalate e considerate potenzialmente pericolose possano accedere o avvicinarsi a luoghi ed eventi dove la loro presenza rischierebbe di provocare tensioni, disordini o episodi di violenza. Le manifestazioni sportive rappresentano talvolta infatti, uno degli ambiti più sensibili e suscettibili di comportamenti aggressivi o antisociali, sia da parte di singoli individui che di gruppi organizzati. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, garantendo condizioni adeguate per il regolare svolgimento degli eventi sportivi e per la tutela dei partecipanti, degli spettatori, degli operatori e degli organizzatori. Tale disposizione normativa nasce dall’esigenza crescente di mantenere elevati livelli di sicurezza attraverso misure preventive, in grado di scongiurare situazioni di pericolo prima che possano degenerare in reati o atti violenti. Durante i lavori della Commissione IV è bene evidenziare che, in sede di dibattito generale precedente all’esame dell’articolato, sono state formulate riflessioni e considerazioni sia da parte di esponenti dei gruppi consiliari di maggioranza che di opposizione in merito al Progetto di Legge in oggetto, concordi sulla necessità di regolamentare la problematica al fine di poter svolgere eventi sportivi il più possibile in sicurezza. L’analisi, il confronto ed il dibattito su ogni singolo aspetto di tale Progetto di Legge sono stati caratterizzati da dialogo e confronto, seppur con qualche visione contrapposta, che hanno contribuito a licenziare un progetto di legge che, oggi più che mai, risulta essere essenziale ed attuale. L’impianto normativo del Progetto di Legge non ha subito modifiche sostanziali dal testo depositato in prima lettura, ma si rappresenta che il proficuo confronto in aula ha portato all’accoglimento di alcune proposte. Non sono stati accolti alcuni emendamenti relativi alle dimensioni delle manifestazioni sportive, ai servizi di sicurezza aggiuntivi e di ordine pubblico, in quanto tali temi sono già all’esame del tavolo di lavoro per la revisione complessiva dei regolamenti per l’organizzazione e la partecipazione ad eventi pubblici. Al tavolo prendono parte rappresentanti della Segreteria di Stato per l’Industria con delega allo Sport, della Segreteria di Stato per gli Affari Interni, della Segreteria di Stato per il Turismo, delle Forze dell’Ordine e del Comitato Olimpico Nazionale Sammarinese.
Il presente Progetto di Legge si compone di undici articoli. Gli artt. 1 e 2 riguardano le finalità ed oggetto della Legge e le definizioni. L’articolo 3 recita che il Comandante della Gendarmeria o suo delegato può disporre il divieto di accesso, con provvedimento amministrativo, per coloro che risultino denunciati per aver partecipato a episodi di violenza su persone o cose, in occasione o a causa di manifestazioni sportive o che risultino aver tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o da creare turbative per l’ordine pubblico. L’accesso, ai soggetti raggiunti dal provvedimento amministrativo non solo è precluso nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive ma anche a quelli relativi alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono a tali manifestazioni nonché il divieto di ingresso nel territorio sammarinese, per i soggetti non residenti nella Repubblica di San Marino, durante le manifestazioni sportive e per il periodo di efficacia del provvedimento.
L’articolo 4 delinea le forme ed i contenuti del provvedimento amministrativo da notificare all’interessato. Tale provvedimento viene redatto in forma scritta e comunicato e notificato anche per via telematica producendo effetti dalla notifica all’interessato.
L’articolo 5 riguarda la durata del provvedimento amministrativo che non può essere inferiore ad un anno e superiore a cinque anni e può essere soggetto a modifica o revoca. In caso di condotta di due o più persone, la durata non può essere inferiore a tre anni ed in caso di violazione di precedenti provvedimenti, la durata può essere aumentata fino a otto anni.
Al fine di garantire la piena coerenza del testo normativo con le disposizioni che prevedono la collaborazione con enti esteri, in riferimento al comma relativo alla revisione annuale del provvedimento, nei confronti dei soggetti minori di diciotto anni, sulla base di relazioni rilasciate anche dall’UOC Servizio Minori e/o dall’UOS Tutela Minori, è stata introdotta la precisazione “o da equivalenti enti stranieri” specificando la possibilità che tali relazioni possano provenire, nei casi di collaborazione internazionale, anche da enti equivalenti esteri.
Gli artt. 6 e 7 afferiscono rispettivamente all’impugnazione e alla violazione del provvedimento. Il gravame non sospende l’esecuzione a tutela della sicurezza delle manifestazioni. La violazione del provvedimento è punita ai sensi dell’articolo 259 del Codice Penale, al fine di dare una risposta efficace nei confronti di chi non rispetta la misura, rafforzando il suo carattere deterrente.
L’art. 8 delinea che il provvedimento deve essere trasmesso, entro 48 ore dalla sua emanazione al Commissario della Legge il quale entro le successive 96 ore, se ne ricorrono i presupposti, provvede alla convalida. In difetto, il Commissario della Legge dichiara cessata l’efficacia del provvedimento.
L’art. 9 disciplina le modalità con cui gli organizzatori delle manifestazioni e le federazioni sportive, al fine di fornire informazioni, collaborano con le Forze dell’Ordine le quali sono incaricate dell’esecuzione dei provvedimenti e dei controlli necessari alla loro osservanza. Al comma 3 è stata introdotta la precisazione “ad eccezione delle disposizioni del Codice Penale”, laddove fosse necessario introdurre modifiche alla legge attraverso l’adozione di Decreti Delegati, previo confronto con le Forze dell’Ordine.
L’art. 10 modifica l’articolo 90 del Codice Penale (Particolari circostanze di aggravamento o di attenuazione), introducendo un’ulteriore circostanza aggravante, prevedendo che, per coloro che risultino colpevoli di atti di violenza “in occasione o a causa di manifestazioni sportive o durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono tali manifestazioni”, il giudice può applicare la pena di grado superiore.
Infine l’art. 11 disciplina l’entrata in vigore della Legge. Il Progetto di Legge è stato licenziato dalla Commissione referente il giorno 17 marzo 2026 con 10 voti favorevoli, 3 astenuti e nessun voto contrario.
Eccellenze, Onorevoli Consiglieri, rivolgo un ringraziamento particolare al Segretario di Stato per l’Industria con delega allo Sport Rossano Fabbri, per aver sottoposto all’attenzione del Consiglio Grande e Generale e della Commissione una tematica particolarmente sentita, un sincero ringraziamento alla Presidente della Commissione IV unitamente a tutti i Commissari per il lavoro svolto e la collaborazione prestata, con l’auspicio che il Progetto di Legge licenziato in Commissione possa, in tale sessione Consiliare, giungere alla definitiva approvazione.

Matteo Casali (Rf): Relatore di minoranza: Il progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” è stato con ogni evidenza adottato a seguito dei disordini occorsi durante lo svolgimento dell’ultima edizione della manifestazione motoristica “Rally Legend”, che ha fra l’altro provocato, nei giorni di svolgimento dell’evento, diffusi disordini, feriti a seguito dell’esplosione di un ordigno e l’incendio di una parte del bosco di Montecerreto. L’urgenza inizialmente manifestata dalla Segreteria di Stato proponente, poi disattesa dall’assenteismo dei Segretari relatori in sede di Commissione referente che ha costretto la Presidente ad un aggiornamento dei lavori e ad una successiva convocazione, dimostra infatti la condivisibile necessità di fornire rapidamente un forte segnale di contrasto contro tali deprecabili fenomeni; un’ulteriore conferma del rapporto di causa-effetto fra gli incidenti verificatisi e l’esigenza del progetto di legge è costituita dal fatto che non pare si siano verificati nel recente passato, fatta eccezione per l’evento di cui sopra, altri allarmanti disordini nel corso di manifestazioni sportive tali da giustificare l’asserita urgenza. Le forze di opposizione hanno comunque condiviso la necessità di fornire quel segnale forte che potesse introdurre, partendo dalle manifestazioni sportive, un indirizzo chiaro ed efficace sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico anche per le manifestazioni in generale e non solo necessariamente per quelle sportive. Tuttavia il progetto di legge, così come licenziato dalla Commissione IV, non solo disattende l’aspettativa di fornire un più generale indirizzo per ogni tipo di manifestazione, ma delude anche l’auspicata efficacia del provvedimento nei confronti di manifestazioni in luoghi aperti non confinati e con grande afflusso di pubblico, proprio come quella che ha motivato l’urgenza dello stesso provvedimento. Il progetto di legge si è infatti sostanziato nella sola introduzione nell’ordinamento sammarinese del divieto di accesso alle manifestazioni sportive (il cosiddetto “daspo”) per le persone ree di avere causato disordini in occasione di precedenti eventi. Altri importanti aspetti in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive, che per la verità dovrebbero essere tenuti presente anche per qualsiasi evento in generale, non sono stati minimamente considerati pur non essendo attualmente formalizzati in norme e regolamenti vigenti.
Ci si riferisce in particolare alla valutazione preventiva e al controllo, tanto da parte degli organizzatori che dalle Forze dell’Ordine, della dimensione attesa della manifestazione in territorio che, superata una certa soglia, non porta più alcuna ricaduta positiva, ma piuttosto disagi per la popolazione residente, per i fruitori della manifestazione, per gli stessi organizzatori e difficoltà per gli apparati dello Stato, quando non diviene addirittura causa di più ampi disordini; ci si riferisce ancora alla dotazione di mezzi, tanto da parte delle Forze dell’Ordine quanto da parte degli organizzatori, che una norma completa in materia dovrebbe seriamente regolamentare, sia in termini di risorse agli apparati statali che in termini di obblighi da parte dei promotori. Da questo punto di vista sarebbe da considerare la dotazione permanente per le Forze dell’Ordine di presidi tecnologici atti alla sorveglianza ed utilizzabili, oltre che per la sicurezza nel corso di manifestazioni, anche per altri scopi da diverse strutture statali in modo permanente: dalla Protezione Civile al rilievo del territorio, solo per citare qualche esempio. Occorrerebbe infine stabilire definitivamente che i costi per la garanzia dell’ordine pubblico durante le manifestazioni siano a carico degli organizzatori e si dovrebbe regolamentare la corretta e verificabile formazione del personale di sicurezza ausiliario reclutato dai responsabili degli eventi su richiesta delle Forze dell’Ordine. Quest’ultimo aspetto, sfortunatamente del tutto disatteso dalla norma licenziata, non solo porrebbe reali garanzie di accrescimento dei livelli di sicurezza nel corso delle manifestazioni sportive, come già accade ad esempio in ambito calcistico, ma preverrebbe i diffusi fenomeni di reclutamento clandestino degli addetti; costituirebbe inoltre occasione di ampliamento dell’offerta formativa per istituti come il Centro di Formazione Professionale che, inaugurando corsi per Stewart professionale, potrebbero soddisfare la domanda di qualificate prestazioni in ambito di sicurezza e sorveglianza anche non esclusivamente in territorio.
L’unica introduzione del “daspo” non risolverà i problemi causati da manifestazioni del tipo “Rally Legend”: è infatti ormai assodato che il divieto di accesso alle manifestazioni sportive ha una qualche efficacia in termini di deterrenza solo per sport caratterizzati da una forte affiliazione dell’appassionato e per eventi con cadenza fissa e fitta, come nel caso emblematico delle partite di calcio; per eventi annuali non caratterizzati da una particolare affiliazione ad un team sportivo, come una manifestazione motoristica in territorio, il divieto di accesso alla successiva manifestazione rappresenta uno scarso disincentivo a comportamenti impropri o delinquenziali; se per di più l’evento sportivo si svolge in un luogo aperto non confinato e se all’organizzatore non viene richiesto il minimo presidio per controllare in entrata i flussi di pubblico, l’inefficacia del divieto di accesso diviene del tutto evidente. Si aggiunga infine che il “daspo” potrà avere una qualche applicazione pratica solo nel caso dei residenti in territorio dato che, per quanto riguarda i non residenti rei di aver provocato disordini, esiste già il provvedimento di allontanamento e divieto di ingresso in territorio che il tribunale può comminare.
In definitiva, sul tema della sicurezza durante le manifestazioni sportive e sulle manifestazioni in generale, occorrerebbe varare un testo normativo unico con valore di legge che contemplasse, oltre al “daspo”, almeno gli aspetti sopra accennati e superasse gli eterogenei e stratificati Regolamenti in vigore: il Regolamento 10 agosto 2017 n. 8 che, non contemplando alcuna specifica in tema di sicurezza, era stato abrogato e sostituito dal Regolamento 27 novembre 2024 n. 19 più centrato sull’ordine pubblico e sul rischio potenziale connesso allo svolgimento di manifestazioni; quest’ultimo regolamento è stato tuttavia abolito a solo un mese di distanza dal Regolamento 27 dicembre 2025 n. 25 che si limita a riportare in vigore il Regolamento del 2017; abrogando fra l’altro il recepimento, effettuato proprio tramite il Regolamento del 2024, di un’Istanza d’Arengo sul divieto di svolgimento di manifestazioni motoristiche nei pressi del rifugio APAS che rimane quindi a tutt’oggi gravemente disattesa, ulteriore testimonianza, fra le ultime e recenti, del reale rispetto da parte del governo dell’istituto dell’Istanza d’Arengo. Il Regolamento 30 agosto 2016 n. 15 stabilisce infine il “Tariffario per l’utilizzo di sale, sedi e luoghi pubblici, per concorso alle spese per servizi di ordine pubblico e viabilità e per le prestazioni della squadra manifestazioni ed elettricisti dell’AASLP richiesti dai privati per eventi e manifestazioni”.
La redazione di un testo unico di legge del genere sopra auspicato pare possa essere oggetto dei lavori di un apposito tavolo che, ci ha riferito il Segretario, si è già riunito numerosissime volte. Col tavolo di lavoro in dirittura d’arrivo non avrebbe avuto senso l’adozione del provvedimento oggi in discussione se non per i dichiarati motivi di urgenza; ma le misure proposte non risolvono, come dimostrato, i temi dell’urgenza e allora sarebbe stato ben più opportuno concentrarsi sui lavori già in corso per fornire risposte auspicabilmente più complete. In ogni caso l’imminente esito del tavolo di lavoro, quale motivo di non accoglimento in Commissione delle proposte dell’opposizione, che invece i temi dell’urgenza avrebbero affrontati, ha costituito una grossa incoerenza di metodo.
Nel merito dell’articolato, soffermandosi sulle disposizioni più significative:
— All’articolo 1, il progetto di legge dichiara le proprie finalità, che, oltre a “stabilire i divieti di accesso alle manifestazioni sportive” dovrebbe contemplare anche le più generali “misure di prevenzione” atte a “tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché l’incolumità delle persone, la tutela della proprietà pubblica ovvero privata e del patrimonio”. Le finalità della norma sono ampiamente disattese a causa della sola introduzione del divieto di accesso alle manifestazioni sportive, strumento certamente insufficiente, da solo, al soddisfacimento delle più ampie e condivisibili finalità dichiarate;
— L’Articolo 3, 4 e 5 definiscono rispettivamente il “Divieto di accesso” alle manifestazioni sportive, la “Forma e il contenuto del provvedimento di divieto di accesso” e la “Durata del provvedimento”. A seguito di un emendamento accolto proposto dai Commissari di Repubblica Futura e condiviso dalle opposizioni è stata data esclusiva competenza a fini di revoca, per i minori destinatari del provvedimento, alla UOC Servizio Minori o alla UOS Tutela Minori o a equivalenti enti stranieri;
— L’Articolo 9 “Attività di controllo e collaborazione” contiene l’ormai usuale illimitata ed esorbitante delega al Congresso di Stato ad emettere Decreto Delegato al fine non solo di “aggiornare e armonizzare la normativa”, ma anche di “implementare gli ambiti di riferimento” della legge stessa. A seguito di respingimento di un emendamento soppressivo e delle proposte di una più specifica e condivisa formulazione della delega in oggetto, è stato accolto un emendamento, presentato dai Commissari di Repubblica Futura e condiviso da tutti i Commissari di minoranza, per almeno escludere il Codice Penale dalle normative modificabili in forza del mantenuto ampio mandato.
Si evidenziano i seguenti Articoli 10 bis, 10 ter e 10 quater proposti, fra gli altri, come emendamenti aggiuntivi al progetto di legge dai Commissari di Repubblica Futura e condivisi dalle forze di opposizione quali misure minime per affrontare le urgenti circostanze di cui in premessa:
— Articolo 10 bis “Dimensione delle manifestazioni sportive”, dove si introduceva l’obbligo per gli organizzatori di segnalare il pubblico atteso per la manifestazione sportiva nonché, su eventuale motivata richiesta del Reparto Comando della Gendarmeria, di proporre e porre in essere tutte le misure necessarie a regolamentare il numero degli accessi ai siti luogo della manifestazione;
— Articolo 10 ter “Servizio di Sicurezza Aggiuntivo”, nel quale, a seguito di motivata richiesta del Reparto Comando della Gendarmeria, gli organizzatori di eventi sportivi erano tenuti a proprie spese a provvedere ad un servizio di sicurezza aggiuntivo ed esclusivo opportunamente formato con l’obbligo di produrre la documentazione relativa alla formazione;
— Articolo 10 quater “Costi dei servizi di ordine pubblico”, nel quale si riprendeva l’art. 3 del Regolamento 15/2016 che quantifica il costo a carico degli organizzatori per i servizi specifici svolti dalle Forze dell’Ordine eliminando tuttavia l’attuale limite superiore di costo fissato in euro 3.600, irrisorio per la dimensione di talune manifestazioni.
Senza motivazioni plausibili gli emendamenti di cui sopra sono stati bocciati dalla Commissione su indicazione dell’Esecutivo.
Eccellentissimi Capitani Reggenti, Onorevoli membri del Consiglio Grande e Generale,
in conclusione il progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” che approda in seconda lettura in Consiglio Grande e Generale rappresenta una occasione non colta per porre urgentemente in essere, come da propositi espressi dai promotori, misure atte a contrastare, anche in attesa di provvedimenti più organici, i fenomeni di disordine pubblico e di pregiudizio per la sicurezza pubblica che hanno contraddistinto una recente manifestazione sportiva, unica plausibile ragione sottesa all’urgenza con la quale si è inteso contraddistinguere il provvedimento. Purtroppo le misure essenziali proposte dalle opposizioni che avrebbero potuto porre quei rimedi e che non possono concretizzarsi esclusivamente nella misura del “daspo” non sono state nemmeno prese in considerazione da maggioranza e governo. Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, all’introduzione del quale le forze di minoranza non si sono opposte esprimendo in Commissione un voto di astensione al PdL e rimettendo all’aula consigliare ogni definitiva valutazione, pur essendo uno strumento in più nelle mani delle istituzioni sammarinesi non può essere considerato minimamente risolutivo dei fenomeni ai quali istituzioni e cittadini hanno recentemente assistito. Non passi tuttavia la narrazione che le forze di minoranza intendano, con la proposta di una più ampia e dettagliata normativa, contrastare l’organizzazione in territorio di importanti manifestazioni sportive che hanno certamente portato negli anni significativi benefici alla Repubblica; occorre tuttavia, alla luce degli eventi non più sporadici anche recentemente verificatisi, che ogni manifestazione sportiva, ed un domani ogni manifestazione in senso lato, possa svolgersi in sicurezza e nel rispetto delle regole del vivere comune a tutela della cittadinanza, dei rappresentanti delle istituzioni e, non da ultimo, degli stessi organizzatori degli eventi.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: La legge che presentiamo oggi introduce una misura di prevenzione amministrativa fondamentale, pensata per contrastare gli episodi di violenza e i disordini che purtroppo possono verificarsi durante le manifestazioni sportive. Il nostro obiettivo principale è la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, assicurando che ogni evento sportivo si svolga in condizioni adeguate sia per chi partecipa sia per chi assiste. Questa norma nasce proprio dalla necessità di innalzare gli standard di sicurezza per tutta la nostra comunità, adottando strumenti preventivi che permettano di evitare situazioni di rischio prima che queste sfocino in veri e propri reati penali. La misura ha una finalità prettamente preventiva: vogliamo impedire che persone giudicate pericolose possano avvicinarsi ai luoghi degli eventi, evitando che la loro presenza generi tensioni o atti violenti. Come sappiamo, le manifestazioni sportive sono contesti particolarmente esposti a comportamenti aggressivi, sia individuali che di gruppo. Il provvedimento sarà emesso dal Comandante della Gendarmeria, o da un suo delegato, e consisterà nel divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono le gare, ma anche alle aree di sosta, transito o trasporto dei tifosi. È previsto inoltre il divieto di ingresso in territorio sammarinese per i non residenti o i soggetti privi di titolo di soggiorno durante le manifestazioni, per tutta la durata del provvedimento. In questo caso, l’atto deve essere trasmesso entro 48 ore al Commissario della Legge, che avrà poi 96 ore per convalidarlo; se i presupposti vengono meno, l’efficacia decade. La legge si applica a soggetti pericolosi, come chi è stato denunciato per violenze su persone o cose durante eventi sportivi, chi ha incitato alla violenza o chi ha subito condanne, anche non definitive, negli ultimi due anni per condotte simili. Il divieto non può durare meno di un anno né più di cinque, ma può essere modificato se cambiano le condizioni che lo hanno giustificato. In caso di azioni di gruppo, la durata minima sale a tre anni per chi ha diretto l’azione, e può arrivare fino a otto anni in caso di violazione di precedenti divieti. Per i minori di 18 anni la durata massima è di due anni, con revisione annuale. La violazione di queste norme sarà punita secondo l’articolo 259 del codice penale sull’inosservanza degli ordini dell’autorità, garantendo così un forte effetto deterrente. Le forze dell’ordine si occuperanno dei controlli, mentre organizzatori e federazioni dovranno collaborare fornendo informazioni e mezzi per l’attuazione delle misure. Credo che questo sia uno strumento moderno e proporzionato per creare un clima di serenità. Nel sottolineare come questo intervento rafforzi la tutela dell’ordine pubblico, confido in un accoglimento favorevole.
Voglio aggiungere un ringraziamento personale a tutta l’Aula e alle forze politiche: questo provvedimento ha iniziato il suo iter il 19 febbraio 2026, è andato in Commissione il 17 marzo e oggi, 21 aprile, siamo già alla conclusione. Aver completato l’iter in appena sessanta giorni è un esempio più unico che raro di efficienza, che dimostra come questo Parlamento sappia rispondere con prontezza quando un provvedimento è davvero urgente. E lo dico chiaramente: l’opposizione sta mentendo, sapendo di mentire, e ne dà prova nella sua relazione. Non ho riscontrato in Commissione i toni che sento oggi; lì l’atteggiamento era collaborativo. Venire qui a dire che la legge nasce solo per il Rally Legend è assurdo, visto che l’evento è a ottobre e avremmo avuto tutto il tempo di intervenire più tardi. In realtà, stiamo disegnando un piano d’azione coordinato dalla Segreteria agli Interni per implementare la sicurezza in ogni manifestazione. Il Daspo è solo un tassello specifico di un lavoro più ampio. L’opposizione ha chiesto in Commissione di introdurre strumenti anche di buon senso, ma che riguardano regolamenti diversi che non c’entrano nulla con il Daspo; non potevamo accettare di inserire norme sulle residenze o sui termini di allontanamento in questo testo solo per fare linearità, perché quegli argomenti appartengono a un tavolo parallelo che si occupa degli eventi in generale. Non è che non vogliamo affrontare i problemi, semplicemente ogni cosa va nel suo atto normativo corretto. Ringrazio ancora l’Aula per questa risposta così rapida, nonostante non sia stata concessa la procedura d’urgenza iniziale. Vedere un progetto di legge completato in soli sessantuno giorni è un risultato eccezionale.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ringrazio il collega Fabbri per aver portato questo provvedimento fino a questo punto e desidero sottolineare il contributo fondamentale dato dal Dipartimento Interni, dalla Segreteria all’Industria e allo Sport e da tutte le forze di polizia, che ringrazio sinceramente. Noi non siamo un Paese che vuole dire di no agli eventi, siano essi sportivi, culturali, ludici o spettacoli. Tuttavia, è innegabile che manifestazioni come il Rally Legend ci pongano davanti a sfide importanti. Vogliamo rinunciarvi? Io penso di no, anzi, io credo che dovremmo averne ancora di più di eventi di questa portata, magari anche grandi competizioni internazionali o concerti. Ma per rendere tutto questo sostenibile nella nostra comunità, è emerso chiaramente che serve un grande lavoro di coordinamento. Penso che la parola chiave sia proprio “sostenibilità”. Come ha notato anche il relatore dell’opposizione, questo provvedimento fa parte di una serie di azioni coordinate che coinvolgono le Segreterie al Turismo, alla Cultura e al Territorio. In un anno abbiamo centinaia di eventi, dalle feste di castello alle attività culturali, e coordinarli tutti in un’unica agenda ci ha permesso di notare criticità dovute alla contemporaneità degli appuntamenti. I problemi non sono solo di ordine pubblico, ma riguardano proprio la vivibilità dei cittadini. In questo contesto si inserisce il progetto odierno. Non voglio entrare troppo nel dettaglio degli articoli, cosa che hanno già fatto bene i colleghi, ma voglio soffermarmi su un punto: questo provvedimento da solo non basta, ma è profondamente sbagliato l’atteggiamento di chi critica e denigra tutto ciò che è stato fatto negli anni passati. Questo modo di fare toglie valore al Paese invece di dargliene. Credo che la strada giusta sia mettersi attorno a un tavolo per evitare certi disagi, dotando le forze dell’ordine di strumenti migliori. Ringrazio gli organizzatori dei grandi eventi che hanno compreso la complessità della situazione e stanno collaborando per migliorare le condizioni di lavoro e rendere tutto sostenibile. Stiamo introducendo droni, steward certificati — perché non ci si improvvisa in certi ruoli — e un coordinamento migliore con le milizie e i volontari, che sono preziosissimi. Vogliamo anche evitare che certi Castelli siano costretti a subire l’impatto delle gare ogni singolo weekend; ci stiamo impegnando per distribuire gli eventi meglio sul territorio e nel tempo. Questa è la visione che volevo rappresentare all’Aula e ai cittadini. Qualcuno ha invocato nuovi regolamenti: bene, siamo pronti al confronto anche in Commissione, ascoltando critiche e proposte se sono costruttive. Però, sia chiaro, non si cambia una situazione consolidata da un giorno all’altro; serve una politica di miglioramento progressivo, anno dopo anno. Già nel 2025 abbiamo fatto passi avanti, nonostante alcuni episodi spiacevoli, e per il 2026 investiremo ancora di più in sicurezza, droni e steward. Lavoreremo sugli orari, cercando di favorire il giorno rispetto alla notte, e sulle chiusure stradali, per permettere ai cittadini di muoversi tra un passaggio e l’altro delle prove speciali. Stiamo curando ogni dettaglio per la sicurezza di chi gareggia, di chi guarda con la famiglia e di chi, semplicemente, vuole vivere serenamente nel proprio castello. Non è onesto pretendere soluzioni radicali in un solo anno, serve un lavoro costante e una capacità di dialogo che spero di ritrovare in quest’Aula, invece della solita contrapposizione.

Gaetano Troina (D-ML): Non ho partecipato direttamente ai lavori in Commissione, ma il mio gruppo è stato rappresentato dal collega Dolcini che interverrà più avanti; tuttavia, desidero svolgere alcune brevi considerazioni su questo provvedimento. Devo dire che il dibattito è iniziato nel peggiore dei modi: il collega Matteo Casali ha letto la relazione dell’opposizione e subito è stato additato come un mentitore. Io non so più come dirlo, ma non penso che questo sia l’approccio giusto quando si esamina una norma. Se si scende sempre sul personale, non si riesce mai a discutere del merito dei provvedimenti. Oggi, onestamente, è andata proprio male. Entrando nel merito, ho ascoltato con attenzione il Segretario Belluzzi, di cui apprezzo la pacatezza, ma trovo che gli eventi a cui ha fatto riferimento non c’entrino molto con questa normativa. Faccio fatica a immaginare come si possa applicare il Daspo a eventi culturali o manifestazioni pacifiche. La legge parla chiaro: si applica a eventi sportivi e serve per tenere lontane persone notoriamente violente. Sappiamo tutti, e la cittadinanza ne è testimone, che certi eventi sportivi hanno portato sul territorio episodi che hanno messo in seria difficoltà l’ordine pubblico e le forze dell’ordine. I colleghi mi riferiscono che in Commissione si è parlato quasi esclusivamente del Rally Legend. Ora, non voglio aprire quel capitolo, ma se il tema centrale era quello, mi chiedo dove fosse l’urgenza reale e perché la maggioranza abbia portato il provvedimento in fretta e furia, per poi mancare di organizzazione e non riuscire ad attivare la procedura d’urgenza. Addirittura in Commissione non era presente il Segretario relatore per fornire spiegazioni. Insomma, la genesi di questo provvedimento è stata discutibile. Non si capisce perché neghiate oggi che sia stato pensato proprio per quel tipo di manifestazioni; è palese che sia così. Non riesco a vedere altre applicazioni pratiche se non per i rally o magari le partite di calcio, insomma per quegli eventi che muovono folle da fuori territorio. Vi chiedo per cortesia, se la vostra intenzione è davvero quella di avere un confronto positivo, di cambiare tono e approccio nel rivolgervi ai consiglieri, perché altrimenti qui dentro non si può discutere più di niente.

Emanuele Santi (Rete): Ho partecipato alla discussione in Commissione e vorrei ribadire quanto espresso in quella sede. Quando arriva un progetto sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive non possiamo che essere d’accordo; lo abbiamo dimostrato appoggiando all’unanimità anche la legge di Rossano Fabbri per allontanare i molestatori dagli ambienti sportivi. Poi magari abbiamo visioni diverse, come sul fatto che per noi la sospensione dovrebbe scattare già al rinvio a giudizio, ma la finalità è condivisa. San Marino mancava di un provvedimento come il Daspo per allontanare i facinorosi e siamo favorevoli a colmare questa lacuna. Però non siamo ipocriti: questo ragionamento è nato proprio dopo l’ultimo Rally Legend. E non è successo solo nel 2025; già nel 2023 e nel 2024 c’erano state criticità gravissime. Nel 2025 la rabbia è esplosa perché si è verificato di tutto: una bomba molotov ha fatto otto feriti e per miracolo non c’è stato il morto. Abbiamo visto gente camminare sopra il tetto della panda della Gendarmeria; se qualcuno arriva a tanto, significa che le forze dell’ordine sono state soverchiate e la situazione è fuori controllo. Abbiamo avuto incendi in vari capannoni che hanno richiesto ore di intervento. Ci siamo chiesti tutti se San Marino sia ancora capace di sostenere un evento simile. Io stesso sono un appassionato di rally, ma in quei giorni sembra che le regole civili e della strada vengano annullate, come se valesse tutto. Sosterremo il progetto, ma non possiamo negare che per il Legend il Daspo rischi di essere inutile. Funziona bene negli stadi o nei palazzetti dove ci sono i tornelli e i controlli agli ingressi, ed è giusto usarlo per evitare che chi è stato allontanato da Rimini o Pesaro venga a fare danni qui. Ma il rally si svolge in un ambiente troppo vasto e dispersivo; anche se metti i biglietti agli ingressi, basta infilarsi in un campo e sei sulla prova speciale. Con 40.000 persone è umanamente impossibile controllare tutto. Segretario, lei ha attaccato l’opposizione per la relazione di Matteo Casali, ma quella relazione è condivisa da tutti noi. In Commissione ci siamo astenuti solo perché volevamo approfondire alcuni elementi in Aula, ma il progetto in sé ci va bene. Il problema è che i nostri emendamenti sono stati respinti, come quello sui costi della sicurezza. Crediamo che le spese per garantire la sicurezza reale debbano essere a carico degli organizzatori e non dello Stato. Bisogna anche interrogarsi se questo evento sia ancora adatto alle dimensioni della nostra Repubblica; non è accettabile che per cinque giorni il Paese sia fuori controllo. Forse serve un numero chiuso o accessi solo per accreditati, bisogna parlarne con le forze di polizia. Se non organizziamo un sistema diverso, l’anno prossimo saremo ancora qui a dire che il Daspo non ha funzionato. Un’altra critica riguarda la durata: due anni di Daspo nel calcio sono tanti, ma nel rally significano saltare una sola edizione o poco più. Avevamo proposto di portarlo a cinque anni, ma l’emendamento è stato respinto. Se c’è la disponibilità, lo modifichiamo adesso, così da dare un segnale serio. Segretario, lei ha usato termini inaccettabili contro Casali, mentre noi eravamo venuti con spirito costruttivo. Ci siamo astenuti per lasciare aperta la porta a miglioramenti in Aula, ma se il presupposto è l’attacco frontale, diventa difficile lavorare. Io ho cercato di essere coerente e pacato: se c’è la volontà di accogliere le nostre riflessioni per mettere a posto il provvedimento, noi siamo disponibili.

Barbara Bollini (Pdcs): Intervengo dopo Emanuele Santi e devo dire che mi trovo in difficoltà, perché io vedo lo sport come qualcosa che unisce. È vero che ci sono stati casi particolari, ma questo non riguarda solo il Rally Legend: la violenza va colpita ovunque, che si tratti di calcio, pallavolo o motori. Questa legge è uno strumento necessario che San Marino non aveva, serve a tutelare chi fa sport e chi lo guarda. Possiamo sempre migliorare, ma io non vedo le persone che vengono qui come dei violenti pronti a lanciare bombe; dobbiamo trasmettere un messaggio diverso. I fatti dell’anno scorso sono stati gravi e non dobbiamo ignorarli, ma dobbiamo rimediare senza dipingere il Legend come un covo di criminali. Per San Marino lo sport è fondamentale a livello agonistico, sociale e internazionale. Nonostante le dimensioni della nostra Repubblica, abbiamo ottenuto grandi risultati grazie all’impegno di atleti, famiglie e volontari, che ringrazio di cuore. Investire nello sport significa investire nella salute, nell’inclusione e nell’immagine del Paese, oltre ad essere una risorsa economica preziosa. Le manifestazioni attirano media, spettatori e staff, con ricadute positive per alberghi, ristoranti e servizi. Per questo lo sport è strategico. Questo strumento ci permetterà di gestire i grandi eventi con più sicurezza. La norma prevede che le autorità possano vietare l’accesso agli impianti a chi è responsabile di aggressioni o violenze, con esclusioni da uno a cinque anni. La sicurezza deve essere la priorità per proteggere spettatori, atleti e volontari, adeguandoci agli standard europei. In conclusione, ringrazio il Segretario Fabbri per la sua dedizione, il relatore Andrea Ugolini e tutta la Commissione per l’ottimo lavoro. Invito il Segretario a continuare con determinazione su questa strada per migliorare costantemente la sicurezza.

Antonella Mularoni (Rf): In apertura voglio esprimere lo stesso rammarico del collega Troina. Ho trovato del tutto fuori luogo l’attacco preventivo fatto dal Segretario Fabbri contro un’opposizione che non aveva ancora parlato. Lei ci accusa di avere poca considerazione, ma in Commissione avete respinto quasi tutti i nostri emendamenti, tranne due sciocchezze. Siamo venuti con spirito costruttivo e ci siamo astenuti proprio perché riteniamo che il Daspo servisse da tempo, come in Italia. Non siamo affatto contrari al Daspo. Segretario, le assicuro che le relazioni le leggiamo e forse siamo più preparati noi di certi membri del Governo. Lei deve avere rispetto per il nostro lavoro; se prepariamo emendamenti e non ne accogliete nessuno, è nostro diritto esprimere critiche in un sistema democratico. Non abbiamo la verità in tasca, ma nemmeno voi, quindi un po’ di umiltà non guasterebbe. Questo attacco personale denota solo debolezza e mancanza di argomenti. Detto ciò, riteniamo il provvedimento utile come impostazione, ma si è persa l’occasione di migliorarlo rifiutando i nostri contributi. I Segretari intervenuti si sono pure contraddetti: Rossano Fabbri dice che il Rally Legend non c’entra, mentre Andrea Belluzzi ha ammesso onestamente che i fatti dello scorso anno sono stati la causa scatenante. Non c’è nulla di cui vergognarsi a dire che si interviene velocemente affinché certi incidenti non si ripetano. L’urgenza c’è, siamo a maggio e bisogna prepararsi. Siamo preoccupati perché il Legend è diventato un evento troppo grande per il nostro territorio; per questo volevamo norme più stringenti sulla sicurezza, con costi a carico degli organizzatori. Prendiamo atto che si lavorerà sugli orari e sulle zone colpite, perché in certi weekend la situazione è invivibile tra traffico, rumore e strade chiuse. Spero che facciate una selezione degli eventi, privilegiando quelli significativi invece di accogliere tutto ciò che fuori confine non è più ammesso, facendoci pure pagare i costi delle forze dell’ordine. Non c’è stato equilibrio negli ultimi anni e si sono favoriti gli organizzatori a discapito dei cittadini. Torneremo sugli emendamenti perché certe situazioni non devono più accadere. Infine, chiedo se il Governo stia pensando a un limite massimo di persone gestibili; con migliaia di spettatori che arrivano, le nostre forze dell’ordine da sole non possono farcela, specialmente se rifiutate la collaborazione con la sicurezza privata. In quei giorni sembra di essere in una terra di nessuno dove tutto è possibile; spero che la riflessione annunciata porti a un’organizzazione più equilibrata per il futuro.

Matteo Rossi (Psd): Io mi auguravo che all’inizio di questo dibattito non ci si soffermasse così tanto sulla questione del Rally Legend. Dalle prime battute, infatti, sembra quasi una discussione incentrata esclusivamente su quell’evento, piuttosto che un’analisi nel merito di un provvedimento che ritengo invece molto interessante, opportuno e ben strutturato. Questo progetto di legge si inserisce perfettamente nella scia di tutta una serie di interventi che la Segreteria di Stato per lo Sport e il Governo in generale stanno portando avanti in questa legislatura; interventi che stanno qualificando molto l’operato dell’Esecutivo sul fronte sportivo e che denotano una particolare attenzione per un argomento di grande importanza. Non dimentichiamo che la Repubblica di San Marino vanta tantissimi sportivi e moltissime iniziative legate allo sport, per cui questo è un filone che sicuramente apprezziamo molto. È chiaro che il provvedimento arriva in un momento storico particolare, dove abbiamo tutti ben presenti gli effetti provocati dal principale evento non solo sportivo, ma anche turistico e, per certi versi, culturale del Paese. Anche se non sono un esperto o un appassionato di rally, ho avuto la fortuna di visitare il paddock e gli stand dove si possono ammirare anche auto d’epoca; quindi c’è indiscutibilmente una grande valenza culturale e sociale nel Rally Legend. Tuttavia, è innegabile che quanto avvenuto negli ultimi anni ci abbia posto degli interrogativi seri su come rendere questa manifestazione più sicura e attrattiva, sia per il turismo che vuole godersi l’evento sportivo in sé senza correre pericoli eccessivi, sia per chi investe in questo progetto. Non mi riferisco solo allo Stato, che contribuisce enormemente per tutto ciò che riguarda l’ordine pubblico, la viabilità e i servizi di sicurezza, ma anche alle aziende private che investono in eventi del genere e che chiaramente non vogliono che certe condotte si verifichino. Gli incendi, i petardi, la gente che cammina sui tetti o addirittura sopra il tetto della Panda della Polizia Civile sono episodi che ci hanno lasciato tutti indignati; per questo ritengo che, al di là dell’evento in sé, un forte deterrente sia rappresentato proprio dal Daspo. Ma attenzione, non è uno strumento applicabile solo a un singolo evento, anche se si tratta del più grande. Mi vengono in mente situazioni che possono sembrare di rilievo secondario, come certi atteggiamenti dei genitori durante le partite di calcio dei bambini; sono comportamenti vergognosi e inguardabili, soprattutto per l’educazione dei figli e per l’etica sportiva che lo sport dovrebbe veicolare, specialmente a livello giovanile. Ecco, questo è un deterrente che speriamo possa educare qualcuno a non tenere più certi atteggiamenti. Sappiamo che esiste la giustizia sportiva con tutto l’iter che può portare a multe e sanzioni, ma con il Daspo uno ci pensa due volte prima di rischiare di non poter più andare a vedere la partita del proprio figlio. Un altro elemento di grande modernità, sottolineato all’articolo 1, è la possibilità di stipulare convenzioni e rafforzare la collaborazione tra le nostre forze dell’ordine e quelle di altri Stati, compresa l’Interpol. Questo significa che se uno ha ricevuto un Daspo fuori territorio non potrà venire a San Marino a creare disordini. Credo sia un grande segnale: non vogliamo importare gentaccia perché i nostri eventi devono essere qualificati e non vogliamo che si trasformino in barbarie. Allontanare i più facinorosi è la prima cosa che un sano governo dovrebbe fare e questo provvedimento va proprio in quella direzione. Il testo distingue giustamente tra residenti e non residenti: se un non residente compie atti degni di Daspo, il Comandante della Gendarmeria ha la possibilità di proibirgli l’ingresso in territorio sammarinese, una grande differenza rispetto al Daspo italiano che, date le dimensioni diverse, si limita all’evento sportivo. Per i residenti a San Marino, invece, il divieto si applica specificamente all’evento in sé. Come ho detto prima, ci sono tanti aspetti interessanti e vengono previsti tutti gli strumenti di garanzia: la forma scritta, la motivazione notificata e la possibilità di impugnare il provvedimento per far valere le proprie ragioni. Molto importante sul fronte della deterrenza è poi l’articolo 7: se chi ha ricevuto il Daspo cerca di fare il furbetto, magari infilandosi tra un campo e una vigna per eludere i controlli, e viene beccato, allora scatta il campo penale e si rischia grosso. Abbiamo introdotto anche un aspetto educativo molto qualificante per gli under 14, ragazzi che magari in questi eventi si lasciano trascinare dalla foga o dalla calca che anima gli istinti più primordiali; in collaborazione con il Servizio Tutela Minori e i servizi sociali abbiamo previsto elementi di grande apertura. Fondamentale è poi la collaborazione con le federazioni sportive per evitare ogni cortocircuito. Infine, l’articolo 9 prevede una delega che ritengo pertinente per eventuali correttivi tecnici necessari in collaborazione con la Gendarmeria, il che non mi crea alcuno scalpore. In conclusione credo che questo provvedimento arrivi al momento giusto, magari sollecitato da fatti di cronaca che abbiamo visto tutti, ma non deve alimentare uno scontro fazioso tra maggioranza e opposizione. I provvedimenti sono sempre migliorabili, ma creare uno scontro politico su questo tema è inutile. Mi appello a quanto detto dal collega Gaetano Troina: il dialogo deve essere bipartisan, civile e disteso su un argomento del genere. Mi congratulo con chi ha ideato questa norma e con chi sta portando avanti con rapidità questi provvedimenti in ambito sportivo, che in questa legislatura stanno andando veramente spediti. Tutto questo trova il nostro totale compiacimento.

Giovanni Maria Zonzini (Rete): A differenza del collega che mi ha preceduto, io vorrei dire qualcosa proprio sul Rally Legend, anche alla luce di alcuni dati emersi da un’interrogazione che abbiamo svolto all’indomani dei fatti dell’ultima edizione. Non voglio andare fuori tema, ma questo provvedimento è stato presentato proprio a ridosso dell’ultimo Rally Legend, che è stata un’edizione particolarmente problematica per l’ordine pubblico. Ricordo, in ordine sparso, alcuni eventi del 2025: un incendio boschivo causato da un bengala lanciato dal pubblico, altri incendi minori sempre nell’ambito della manifestazione e i disordini con la polizia. Come ricordava prima il collega Santi, abbiamo ancora davanti l’immagine dei teppisti che saltavano sopra l’automobile della Gendarmeria. Abbiamo avuto, poco fuori dal nostro confine ma comunque connesso all’evento, l’assalto con tanto di incendio a un capannone, oltre a una serie di fatti minori ma comunque preoccupanti. La realtà è che se l’anno scorso non c’è scappato il morto è più per fortuna che per altro, e lo può confermare chiunque abbia visto come veniva gestito il pubblico a bordo strada dove passavano le macchine. Noi non siamo contro il Rally Legend o contro eventi importanti come quello, tuttavia riteniamo che la dimensione degli eventi che ospitiamo debba essere proporzionata alle nostre capacità di gestione. Invito tutti i colleghi a leggersi la risposta all’interpellanza dell’ottobre 2025: emerge che l’edizione del 2025 seguiva un’edizione del 2024 che già aveva creato gravi preoccupazioni, al punto che le forze di polizia inviarono una relazione parlando esplicitamente di “disordini”. A fronte di quella relazione furono prese misure di sicurezza aggiuntive molto dispendiose, che però si sono rivelate del tutto inefficaci nel 2025. Oltre a essere costose — abbiamo speso quasi 40.000 euro solo per gli straordinari tra Polizia Civile e Milizia Uniformata, oltre ai 100.000 euro di contributi — non hanno risolto il problema. Certo, ci sono dei benefici economici, come il raddoppio delle presenze negli alberghi e l’aumento del transato Smac nei ristoranti e negli alimentari, ma riteniamo che quei benefici si potrebbero conservare anche mettendo un tetto massimo al numero di partecipanti. Il nostro Paese non è in grado di gestire correttamente 100 o 120.000 persone in tre giorni; sarebbe stato sufficiente inserire in questo provvedimento delle misure idonee affinché lo Stato possa imporre un tetto massimo, rendendo le manifestazioni proporzionate alle nostre dimensioni geografiche, demografiche e gestionali. Non si dica che questo va contro la sostenibilità economica degli organizzatori, perché se prendiamo per buone le loro dichiarazioni dei redditi, risulta che operano praticamente in perdita o con utili risibili. Per questo, Segretario Fabbri, il fatto di non essere intervenuti su questo tema è un problema; se c’è ancora la volontà di discuterne, andrebbe prevista la possibilità di fissare dei tetti massimi, e non solo per il Rally Legend. Sono molto preoccupato per quest’anno, perché nonostante abbiate aumentato la sicurezza tra il 2024 e il 2025, la situazione è stata peggiore o comunque non affatto rosea. Se l’escalation è questa, nel 2026 rischiamo la tragedia. Bisogna prendere misure adeguate e questa legge, pur non essendo sbagliata in ciò che scrive, è semplicemente inadeguata ad affrontare quel tipo di problema. Ci saremmo aspettati una legge capace di affrontare non solo il Daspo, che va benissimo, ma tutte le criticità connesse alla più importante manifestazione sportiva del Paese per afflusso. Per questo riteniamo il provvedimento insufficiente. Tuttavia, ci poniamo in termini costruttivi: se nel corso dell’esame dell’articolato vi fosse l’intenzione di intervenire nelle direzioni che abbiamo indicato anche in Commissione, saremmo ben lieti di presentare emendamenti congiunti. Concludo ribadendo la nostra disponibilità, ma sottolineando che il provvedimento, così com’è, risulta inadeguato ad affrontare i problemi che il Paese ha di fronte. Mi auguro davvero che l’edizione del 2026 del Rally Legend non veda scapparci il morto.

I lavori vengono sospesi alle 20:00. Riprenderanno alle 13:30 di domani mercoledì 22 aprile