San Marino. Attiva-Mente sul 1° Maggio: il lavoro che libera, non quello che separa
Nel celebrare la Festa dei Lavoratori, vale la pena ricordare che il diritto al lavoro riguarda pienamente anche le persone con disabilità, ma non come concessione per una categoria “a parte”, ma con la stessa centrale con cui ci si approccia per le altre persone. E’ una questione di democrazia, giustizia, dignità e piena cittadinanza. Il lavoro, quando è accessibile, equo, dignitoso e realmente aperto a tutti, non garantisce soltanto un reddito. Offre autonomia, relazioni, riconoscimento sociale, possibilità di scelta. Consente di partecipare pienamente alla comunità, di costruire un proprio progetto di vita e, in definitiva, di emanciparsi da dipendenze imposte più dalle barriere che dalle condizioni personali. Per questo il diritto al lavoro e il diritto alla Vita Indipendente camminano insieme: quando uno viene negato o svuotato, anche l’altro si indebolisce.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità lo afferma con chiarezza, collegando il diritto all’occupazione (Articolo 27) al diritto di vivere nella comunità con la stessa libertà di scelta degli altri (Articolo 19). Non può esserci vera autodeterminazione se una persona resta esclusa dal mondo del lavoro, confinata in percorsi chiusi o privata di opportunità concrete. Eppure, ancora oggi, troppe persone con disabilità incontrano ostacoli che nulla hanno a che vedere con il merito, con le competenze o con la volontà di realizzarsi: pregiudizi culturali, sostegni inadeguati, assenza di accomodamenti ragionevoli, aspettative basse, sistemi che proteggono ma non emancipano. Si celebra qualche caso simbolico, ma non si costruisce un modello virtuoso, partecipato e stabile nel tempo. Non è solo una questione di leggi, ma anche di cultura e linguaggio.
Continuare a ridurre tutto al solo “inserimento lavorativo dei disabili” significa restare ancorati a una visione parziale e superata, nella quale alcune persone devono essere semplicemente collocate dentro un sistema per altri e pensato da altri. L’inserimento lavorativo, in sé, ha valenza perché è uno strumento utile in determinati percorsi, ad esempio in ambito terapeutico, riabilitativo o di accompagnamento graduale, ma non esaurisce affatto il tema. Il punto oggi è più ampio e più ambizioso: garantire il diritto al lavoro delle persone con disabilità, in condizioni di uguaglianza, con strumenti adeguati, dentro contesti accessibili e capaci di valorizzare competenze e talenti.
Non sono le persone a doversi adattare a un sistema sbagliato: è il sistema che deve finalmente cambiare. A livello internazionale questo messaggio è sempre più chiaro. Si rafforza il legame tra lavoro inclusivo e Vita Indipendente, riconoscendo che accesso al mercato del lavoro aperto, supporti personalizzati e accomodamenti ragionevoli sono strumenti concreti di libertà e partecipazione. Purtroppo, mentre altrove si discutono modelli moderni e innovativi, in alcuni contesti il lavoro delle persone con disabilità continua a essere trattato come un tema secondario e rinviabile. A San Marino sull’inclusione lavorativa e Vita Indipendente la sterile attesa regna sovrana: il nostro Paese sconta ritardi difficili da giustificare, rispetto ai quali la politica sembra aver smesso perfino di imbarazzarsi. Servono politiche attive vere, servizi competenti, responsabilità collettiva, collaborazione con le imprese, formazione, accompagnamento personalizzato e una visione finalmente moderna del tema. Servono soprattutto strumenti che permettano a ciascuno di costruire il proprio Progetto di Vita, dentro una comunità che non escluda il lavoro da quell’orizzonte. Nel giorno dedicato ai lavoratori chiediamo meno retorica e più opportunità reali, meno porte chiuse, più strumenti e più futuro. Perché il lavoro, se è davvero un diritto, deve esserlo per tutti. E perché senza inclusione lavorativa non c’è piena cittadinanza.
c.s. Attiva-Mente


