Eterna Marylin. Quattro film con Marylin Monroe restaurati nelle sale per tutta l’estate
Cent’anni fa, il 1 giugno 1926, nasceva a Los Angeles (la stessa città dove la sua vita si interruppe tragicamente il 4 agosto 1962 con la prematura morte dovuta ad un’overdose di barbiturici, in circostanze mai del tutto chiarite), Marylin Monroe, eterna diva, icona cinematografica, e persino opera d’arte grazie alla celebrazione di Andy Warhol nella serie di serigrafie – alcune le potete ammirare nella mostra ferrarese a Palazzo dei Diamanti dedicata all’artista, in corso fino al 19 luglio – realizzate dopo la morte dell’attrice, elaborate dallo scatto promozionale di Gene Korman per il film “Niagara” di Henry Hathaway del 1953.
Per festeggiare al meglio la ricorrenza la Cineteca di Bologna rende disponibili per le sale cinematografiche per il mese di maggio e, a seguire, anche nel periodo estivo (per cui occhio ai programmi delle arene all’aperto) quattro titoli restaurati che mostrano la sua grande versatilità, efficace sia nel registro comico che drammatico e dotata nel ballo e nel canto, il che le permise di interpretare i ruoli più svariati, dalla sua prima apparizione accreditata nel film “Dangerous Years” di Arthur Pierson del 1948, fino all’incompiuto (restano 37 minuti di girato con la celebre, e scandalosa per l’epoca, scena del bagno della Monroe nuda) film di George Cukor “Something’s got to give” del 1962, interrotto per l’improvvisa morte della protagonista, film travagliato per le sue continue assenze che le costarono il licenziamento con il tentativo di sostituirla con altre attrici (Lee Remick, Kim Novak e Shirley McLaine) ma con il diniego dell’attore coprotagonista Dean Martin non disposto a continuare senza Marylin.
I titoli sono tra i più rappresentativi della carriera dell’attrice: si parte da “Gli uomini preferiscono le bionde”, commedia musicale diretta da Howard Hawks nel 1953 che lanciò la carriera della bionda Marylin e della bruna Jane Russell, in un divertente carosello di “caccia al marito” con la prima attratta dalla bellezza e la seconda della ricchezza. Il film, tratto da un romanzo e musical teatrale entrambi opera di Anita Loos, contiene uno dei numeri musicali più famosi della Monroe, ovvero “Diamonds are the Girl’s Best Friends”, ripresa in più occasioni da star come Madonna nel video di “Material Girl”, riprendendo il celebre vestito rosa del film, Nicole Kidman (la canta nel musical “Moulin Rouge!” di Baz Luhrmann), Beyoncé per lo spot di Emporio Armani e ancora Christina Aguilera nel film “Burlesque” e Margot Robbie in una scena di “Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Hayley Quinn”).
Segue la doppietta irresistibile firmata da Billy Wilder, che meglio di altri ne seppe sfruttare il talento comico e resistette con pazienza ai ritardi e alle amnesie dell’attrice. Parliamo di “Quando la moglie è in vacanza” del 1955 e “A qualcuno piace caldo” del 1959, due titoli che non ci si stanca mai di vedere e poterli riammirare sul grande schermo è certo una ghiotta occasione. Il primo è tratto da una commedia teatrale di George Axelrod con il marito (Tom Ewell, già interprete della versione teatrale) rimasto solo a casa durante le vacanze estive che pregusta la scappatella con la vicina di casa, sexy ed ingenua come pochi, salvo poi ravvedersi di fronte all’innocenza della ragazza, in un micidiale meccanismo di smontaggio del maschio e delle sue (evanescenti) prodezze amatorie. Anche in questo film un momento indimenticabile come la celebre scena della gonna svolazzante per il getto d’aria dalla grata della metropolitana (anche se, come ricorda Wilder, l’aria che proviene dalle grate è calda e quindi non poteva certo rappresentare frescura per la ragazza accaldata…), un’immagine fortemente erotica che si prende gioco dei censori dell’epoca e che fece vedere i sorci verdi al regista durante le riprese per via della folla (si calcolarono ventimila persone assiepate sul set) e delle gelosie dell’allora marito della Monroe, Joe di Maggio (divorzieranno di lì a poco), che distoglieva lo sguardo ad ogni ciak, rivolgendo sguardi assassini al regista.
Per il secondo, che valse il Golden Globe a Marylin e vinse l’Oscar per i costumi firmati da Orry-Kelly, l’idea derivò da un soggetto, rielaborato dal fido sceneggiatore di Wilder I.A.L. Diamond, di Robert Thoeren e Michael Logan per un film tedesco del 1951 (“Fanfaren der Liebe” di Kurt Hoffmann) e dal sanguinoso fatto di cronaca della strage di San Valentino, efferato crimine perpetrato dagli uomini di Al Capone il 14 febbraio 1929. Proprio la strage è il punto di partenza della rocambolesca e spassosa vicenda dove due musicisti jazz (Jack Lemmon e Tony Curtis. Curiosità: per il ruolo di Jerry, Billy Wilder voleva all’inizio Frank Sinatra e per Zucchero aveva pensato a Mitzi Gaynor), testimoni dell’eccidio si travestono da donne per evitare i vendicativi gangster e finiscono per esibirsi con un’orchestra tutta al femminile dove la cantante (con ukulele) è nientemeno che Marylin. Girato in bianco e nero, il film di grande successo (in Italia fu secondo in classifica dietro a “La dolce vita” di Fellini), nonostante la condanna della Catholic Legion of Decency e le critiche avanzate per i temi “scottanti”, resta memorabile per situazioni e battute, compresa l’ultima, celeberrima “Nessuno è perfetto” pronunciata da Joe E. Brown davanti ad un esterrefatto Jack Lemmon e resta anche famoso per i numerosi ciak dovuti alla memoria labile dell’attrice (i record sono 47 per la frase “It’s me, Sugar” e 30 per “Where’s the Bourbon?), risolta con l’ausilio di lavagnette disseminate sul set.
Finale con “Gli spostati” di John Huston (1961), crepuscolare e malinconico western “moderno” scritto da Arthur Miller, allora consorte della diva, l’ultimo effettivo con la Monroe ad uscire in sala. Affiancata da Clark Gable e Montgomery Clift, Marylin Monroe qui riveste il ruolo di Roslyn, ragazza bella ed ingenua, appena divorziata che stringe amicizia con il cowboy Gaylord (Gable) e il meccanico ed aviatore Guido (Eli Wallach), oltre all’entrata in campo di un giovane partecipante ai rodei, Pearce (Clift) e una cavalla selvaggia da domare. Oltre ad essere l’ultimo film uscito in sala della Monroe, fu l’ultimo film interpretato da Gable che affrontò le riprese già malato e scomparve dodici giorni dopo l’ultimo ciak e anche uno degli ultimi lavori di Montgomery Clift che morirà nel 1966 dopo aver lavorato in soli altri tre film.
Paolo Pagliarani


