Cultura ed Eventi

Commedie ritrovate e teatri scomparsi: il successo dei testi semidialettali del ‘700. Oltre il pregiudizio: il dialetto come lingua colta (e comica) tra Cesena e Verucchio

Presentato sabato scorso nella Sala Consiliare di Verucchio il volume “Intermezzi semidialettali verucchiesi e cesenati del ‘700” edito da Pazzini, quinto volume di una rassegna interamente dedicata al vernacolo locale

a.ve.

Il dialetto non è una cosa da contadini, da gente ignorante che non ha studiato. È una lingua vera e propria, con sfumature diverse a seconda delle località, dei costumi, delle tradizioni. Nei secoli scorsi, anche i nobili e il patriziato parlavano il dialetto perché volevano farsi capire dal resto della popolazione. Anzi, nei loro teatri (ogni palazzo o villa ne aveva uno) venivano rappresentate commedie dialettali. A Cesena, nel ‘700 si contavano ben 7 teatri, qualcuno era di legno, ma riuscivano a mettere in scene rappresentazioni praticamente quotidiane. Frequentatissime, proprio perché erano in dialetto, che tutti gli scrittori usavano con sapienza perché, con i suoi equivoci e i suoi malintesi, faceva ridere. L’italiano non faceva ridere, non aveva nessun potere comico. E poi, il dialetto aveva un’altra valenza più sottile, un significato recondito perché spesso veniva usato “non per farsi capire”, ma per farsi “non capire” magari utilizzando sfumature di un’altra località, non conosciute dal pubblico in sala.  

Ci sono storie davvero affascinanti sul variegato mondo dei dialetti e alcune sono state rese note, con grande maestria, in occasione della presentazione del libro: “Intermezzi semidialettali verucchiesi e cesenati del ‘700” edito da Pier Giorgio Pazzini. È il quinto volume di commedie dialettali romagnole inedite del Settecento, riscoperte, tradotte e commentate da un gruppo di ricercatori e storici locali: Lisetta Bernardi (referente per la biblioteca e l’archivio storico di Verucchio), Ennio Grassi (già docente universitario, saggista e grande conoscitore della cultura locale e della storia del teatro italiano), Vincenzo Sanchini (già Preside e docente, appassionato cultore del dialetto romagnolo). Una rassegna di deciso interesse, come ha dimostrato il sold out della Sala Comunale e la presenza dell’Assessora Maria Antonietta Pazzini, che ha illustrato la continuità e l’impegno del Comune nel promuovere e sostenere questo progetto.

Accanto ai relatori, altri due studiosi ed esperti di dialetto e cultura locale, nella fattispecie Franco Dell’Amore, che ha scritto la prefazione al nuovo volume e ha raccontato il fortunoso ritrovamento di alcuni manoscritti presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena; e Davide Pioggia, che ha studiato nel dettaglio l’evoluzione del dialetto e ha fornito una spiegazione delle trasformazioni del vernacolo assolutamente originale e di grande interesse.

A completare la presentazione, il gruppo culturale cesenate “Te, ad chi sit e fiol?” che ha interpretato magistralmente una delle commedie pubblicate nel libro. Con grande divertimento di tutti e applausi a scena aperta.