Politica

San Marino. La legge sul fine vita seguirà le vecchie regole, poi non sarà più così. Il Consiglio avrà solo la funzione di notaio

In questi giorni il Consiglio Grande e Generale è chiamato ad affrontare in seconda lettura la legge sul fine vita. È una legge delicatissima. Una di quelle leggi sulle quali non esistono soltanto posizioni di partito. Entrano in gioco la coscienza personale, la sensibilità, i valori, l’esperienza e le convinzioni morali di ciascun Consigliere.

Ed è proprio questa legge a dimostrare, meglio di qualsiasi dibattito teorico, quanto sia grave la recente modifica del Regolamento consiliare. La legge sul fine vita seguirà ancora le vecchie regole. Questo significa che tornerà davanti ai sessanta Consiglieri e che il Consiglio potrà esaminarla articolo per articolo. Ogni Consigliere potrà assumersi la propria responsabilità davanti ai cittadini. Ma con il nuovo Regolamento Consiliare approvato il mese scorso dalla Maggioranza, per le future leggi ordinarie, non sarà più così. Il lavoro decisivo sugli articoli e sugli emendamenti viene trasferito nelle Commissioni in sede redigente e al Consiglio Grande e Generale resterà sostanzialmente il voto finale sul testo.

Ma il Consiglio non è un notaio chiamato a mettere un timbro alla fine di un procedimento, è il Parlamento della Repubblica. È composto da Consiglieri eletti direttamente dai cittadini, nell’ambito di una lista e di un programma ben preciso, con dei valori di riferimento ben determinati e chiari, con i possibili e legittimi distinguo sulle questioni etiche, proprio perché quei cittadini siano rappresentati nel momento in cui si scrivono le leggi. Un cittadino vota una persona perché quella persona porti nelle istituzioni le sue idee, la sua sensibilità e le sue istanze. Se al Consigliere viene tolta la possibilità di incidere realmente sulla costruzione della legge nel luogo in cui siedono tutti i rappresentanti eletti, viene indebolita anche la rappresentanza del cittadino che lo ha votato.

Il caso del fine vita lo rende evidente: immaginiamo che questa legge fosse discussa con il nuovo sistema. Un tema profondamente personale, sul quale anche due o più Consiglieri appartenenti allo stesso partito possono avere posizioni differenti, verrebbe definito articolo per articolo da una Commissione composta soltanto da una parte dei sessanta rappresentanti eletti. Gli altri Consiglieri arriverebbero in Aula quando il lavoro sostanziale è già stato compiuto.

Per DOMANI – Motus Liberi questo significa depotenziare il ruolo del Consigliere e, con esso, quello del Consiglio Grande e Generale. La maggioranza ha giustificato questa riforma con la necessità di velocizzare i lavori, ma una democrazia non si misura soltanto in ore risparmiate.

Una legge fatta più velocemente non è necessariamente una legge fatta meglio.

D-ML ha sempre sostenuto la necessità di rendere il Consiglio più efficiente, più organizzato e più produttivo, ma efficientare non significa svuotare. Semplificare non significa sottrarre ai Consiglieri il luogo principale nel quale possono confrontarsi e incidere sulle leggi. Il Consiglio Grande e Generale rappresenta i cittadini e ridurne il ruolo significa ridurre il ruolo dei cittadini. Per questo consideriamo la sede redigente come procedura ordinaria una scelta profondamente sbagliata e un grave arretramento nella qualità democratica delle nostre istituzioni. Il dibattito sul fine vita ci offre oggi un esempio concreto di ciò che perdiamo domani.

Sessanta Consiglieri non sono sessanta voti da sommare alla fine, sono sessanta rappresentanti dei cittadini chiamati a partecipare alla costruzione delle leggi della Repubblica. Per questo riteniamo necessario rivedere urgentemente questa procedura, a tutela e nell’interesse della collettività.

DOMANI – Motus Liberi