Il mondo in bancarotta idrica. L’autunno non scaccia lo spettro della siccità: in Emilia-Romagna manca il 70% dell’acqua e Ridracoli svuota le riserve
L’autunno è iniziato, ma la grave crisi idrica che colpisce l’Italia e in particolare l’Emilia-Romagna non è affatto superata: le scarse precipitazioni attuali mantengono i fiumi in forte sofferenza e i principali bacini registrano un deficit drammatico, con una mancanza d’acqua che sfiora il 70% della capacità complessiva delle riserve regionali. La combinazione tra un’estate torrida e un inizio di stagione autunnale avaro di piogge significative sta prolungando uno stato di severità idrica che minaccia l’approvvigionamento idropotabile e l’agricoltura.
Le cause del deficit e un autunno che non sblocca la crisi. Il passaggio dalle ondate di calore estive ai mesi autunnali non ha portato il beneficio sperato. Le ragioni di questo persistente allarme risiedono in una concatenazione di fattori climatici e strutturali: Precipitazioni insufficienti, le deboli e sporadiche piogge degli ultimi mesi non sono state in grado di penetrare in profondità nel terreno o di ricaricare le falde sotterranee. Fiumi ai minimi storici: le portate dei corsi d’acqua principali, compreso il distretto del Po, rimangono ampiamente al di sotto delle medie storiche, prolungando le criticità estive. Temperature sopra la media: un prolungato azzeramento o ritardo delle nevicate sui crinali appenninici impedisce la creazione di quella riserva solida fondamentale per il rilascio graduale di acqua nei mesi successivi. Forte pressione estiva: Il consumo idrico record registrato nei mesi precedenti a causa del caldo estremo ha prosciugato preventivamente i bacini.
Focus Emilia-Romagna: l’allarme alla Diga di Ridracoli. La situazione è particolarmente critica in Romagna, dove i livelli dei bacini hanno raggiunto la soglia di preallarme. L’osservato speciale è la Diga di Ridracoli, l’infrastruttura chiave che garantisce l’approvvigionamento idropotabile alle province di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e alla quale è collegata anche la Repubblica di San Marino per forniture in casi di emergenza.
L’invaso è drammaticamente sceso al 31% della sua capacità complessiva, contenendo appena 10,2 milioni di metri cubi d’acqua a fronte dei normali volumi di riserva. La Regione Emilia-Romagna, in stretto coordinamento con Romagna Acque e le amministrazioni comunali, ha attivato una fase di monitoraggio continuo. Senza interventi strutturali immediati o piogge battenti entro dicembre, il rischio di un allarme idrico generalizzato diventerà concreto per tutta la popolazione romagnola.
Di fronte a una risorsa che scarseggia, le istituzioni e gli esperti invitano all’adozione immediata di buone pratiche quotidiane per limitare gli sprechi e preservare le scorte rimaste. Ma soprattutto serve un cambio di mentalità anche nella gestione delle città, dove asfalto e cemento hanno pesantemente alterato gli equilibri naturali. Si parla di depavimentazione, ma bisognerà attendere parecchio prima che gli annunci diventino realtà. Sarebbe molto importante riempire strade, parchi e viali di quante più piante possibile. E tanti fiori sulle finestre e sui balconi di ogni casa.


