Il forum dell’Associazione San Marino-Italia sui giovani: “Due Repubbliche. Un territorio. Molte prospettive”
Le risposte di oltre 200 giovani, il demografo Alessandro Rosina, l’economista Stefano Zamagni, sei storie di vita da tre continenti, le voci di istituzioni e imprese in sala
Nel 2025 a San Marino sono stati celebrati 92 matrimoni e sono nati 166 bambini; dieci anni prima erano 187 e 296. A Rimini i nati sono scesi a 795, il valore più basso della serie storica, e l’età media di una sposa ha raggiunto i trentanove anni e mezzo. L’Italia, nel 2024, ha visto partire ventunomila laureati under 35 più di quanti ne siano rientrati.
I numeri si assomigliano perché le vite si assomigliano. Fra il Titano, la Valmarecchia, la costa e il Montefeltro le famiglie hanno rami da entrambe le parti del confine, le imprese assumono da entrambe le parti, i ragazzi frequentano le stesse scuole e le stesse università, e ogni mattina migliaia di persone attraversano la linea per andare al lavoro, in un senso e nell’altro. Due giurisdizioni, una comunità.
Ed è proprio in ciò che le distingue che si nasconde una possibilità rara: da una parte uno Stato sovrano, con la libertà di decidere in fretta e di sperimentare; dall’altra un distretto romagnolo e alto-marchigiano con la scala, le filiere, le università e le reti di un grande sistema produttivo. Messe insieme, le due metà compongono qualcosa che nessuna delle due può costruire da sola.
Da qui nasce il convegno promosso dall’Associazione San Marino – Italia in collaborazione con l’Agenzia per lo Sviluppo Economico – Camera di Commercio di San Marino, giovedì 12 novembre, dalle 10.30 alle 12.45, al Centro Sociale di Dogana. L’ipotesi di lavoro, che gli studi più recenti rendono credibile, è che la partenza dei giovani e il calo delle nascite abbiano, fra le molte spiegazioni, una radice in comune: una persona di trent’anni cerca nello stesso luogo un lavoro che le dia prospettive di crescita, persone con cui costruire una vita e un futuro che senta suo, e quando ne trova solo una parte rinvia la scelta o la compie altrove.
Per verificarlo, l’Associazione ha rivolto ai giovani fra i 20 e i 40 anni — a chi è rimasto, a chi è partito, a chi è tornato, a chi è arrivato da fuori — un’indagine fatta di domande concrete. Se cercassi un lavoro all’altezza dei tuoi studi, sapresti a chi rivolgerti, su entrambi i lati del confine? Potresti crescere cambiando azienda senza cambiare casa? Che cosa hai trovato fuori che qui mancava, e che cosa ti farebbe considerare un ritorno? Il confine, nella vita di ogni giorno, è un’opportunità in più, è indifferente o è un ostacolo? Che cosa renderebbe realistico mettere su famiglia qui? E la domanda che separa l’affetto dalla scelta: se fossi nato altrove, sceglieresti questo territorio per viverci? Hanno risposto in più di duecento, dalla Repubblica di San Marino, dalle province di Rimini e Pesaro-Urbino e dai luoghi del mondo in cui oggi vivono. È una raccolta ragionata di esperienze, che distingue ciò che manca da ciò che esiste ma resta sconosciuto: problemi diversi, con rimedi diversi.
I primi risultati aprono la mattinata, presentati dal presidente dell’Associazione Denis Cecchetti. Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano, li legge in «Meno nascite, più partenze. I numeri di un cambio d’epoca». Sei giovani cresciuti nel territorio, collegati da Paesi diversi di tre continenti o seduti in sala, raccontano a Sara Chiaruzzi, coetanea degli intervistati, le loro strade: chi è rimasto, chi è partito, chi è tornato, chi è arrivato. Stefano Zamagni, economista dell’Università di Bologna, spiega perché alcuni territori attraggono futuro e altri lo disperdono. Nella parte finale, condotta dal giornalista Sergio Barducci, intervengono le istituzioni e le imprese sammarinesi e romagnole presenti in sala. Chiude Denis Cecchetti con «Due sponde, un futuro condiviso».
Quando giovani e adulti, comunità civile, economica e istituzionale guardano gli stessi fatti nella stessa sala, nasce una comprensione che ciascuno, da solo, può soltanto intuire. Chi sarà a Dogana il 12 novembre vedrà il territorio con occhi nuovi, e saprà di aver preso parte a un inizio.


