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Varsavia conferma i GDC protagonisti in Europa: Cangini riconfermato Financial Auditor di EDS, Sismondini presidente

Il 31 luglio e il 1° agosto Varsavia ha ospitato la Summer University e il Congresso di European Democrat Students (EDS), l’organizzazione che riunisce le forze giovanili democratiche e cristiano-democratiche di tutto il continente. Per i GDC c’erano il Segretario Emanuele Cangini e Sofia Ceccaroli, in rappresentanza di una comunità che a Varsavia ha trovato conferma di sé stessa.

Il Congresso non è stato un rito formale. Si sono approvate modifiche statutarie, discusse e votate mozioni, eletto il nuovo Consiglio Direttivo: il lavoro concreto con cui un’organizzazione decide che direzione darsi. Ed è qui che arriva il primo risultato che ci riguarda da vicino: Emanuele Cangini è stato riconfermato Financial Auditor di EDS. Non è un dettaglio tecnico, è un segnale: i GDC hanno una voce, un ruolo, una credibilità costruita nel tempo dentro le istituzioni giovanili europee.

Di questo, come GDC, siamo orgogliosi. Accanto a questo, una notizia che ci scalda in un altro modo. Francesco Sismondini, di Studi Centro, è stato riconfermato Presidente di EDS per il suo secondo mandato. Sismondini non è dei nostri per tessera di partito, ma è un amico vero dei GDC, e la sua riconferma è la vittoria di un intero mondo giovanile che crede nelle stesse cose in cui crediamo noi. A lui vanno le nostre congratulazioni più sincere, con la consapevolezza che i traguardi più importanti, in Europa, si costruiscono insieme, al di là delle sigle. Nel corso dei lavori, il bureau di EDS ha voluto congratularsi anche per un risultato che riguarda da vicino la nostra terra: l’approvazione dell’Accordo di Associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione Europea, riconosciuto come un passaggio storico e strategico.

Ma forse la cosa più importante da dire non riguarda le cariche o le nomine. Riguarda il perché ha senso, oggi, che esistano organizzazioni come EDS. Viviamo in un tempo in cui il mondo torna a dividersi in blocchi contrapposti, in cui la democrazia arretra in aree che sembravano acquisite, in cui il caro vita erode la fiducia di intere generazioni, in cui la guerra è tornata a bussare alle porte d’Europa invece che restare un ricordo dei libri di storia. Di fronte a tutto questo, il dialogo tra giovani democratici europei non è un esercizio di stile: è uno degli argini che abbiamo.

Per questo Varsavia non è stata solo una trasferta congressuale. È stata la conferma che una rete internazionale fondata su democrazia, libertà, solidarietà e integrazione europea si costruisce partecipando, non stando a guardare. E allora la domanda, alla fine, tocca a ciascuno di noi: cosa posso fare io, da qui, per il mio Paese e per l’Europa in cui voglio vivere?