San Marino. Mammografie, l’Asdos risponde a Iss e Segreteria: “I fatti raccontano una realtà diversa”
Leggiamo con stupore il comunicato della Segreteria di Stato per la Sanità e dell’Istituto Sicurezza Sociale secondo cui non sarebbe stata presa alcuna decisione e non sarebbe esistito alcun obiettivo di budget finalizzato alle mammografie. I fatti raccontano una realtà diversa. L’ipotesi di allungare gli intervalli dello screening mammografico non è nata da una discussione accademica o da un semplice approfondimento scientifico.
E’ stata formalmente inserita dalla Dirigenza sanitaria all’interno degli obiettivi di budget sottoposti alle strutture competenti. Questo è un fatto. Se un obiettivo viene assegnato, significa che qualcuno ha assunto una decisione organizzativa e gestionale, non è quindi che si stia ragionando in via teorica. Gli obiettivi di budget non vengono predisposti per esercizio intellettuale, ma rappresentano indirizzi concreti che l’unità operativa complessa è chiamata a perseguire. A conseguenza di questa presa di posizione del Direttore Sanitario, i Professionisti della Radiologia, hanno infatti ritenuto necessario predisporre una relazione tecnica clinico-scientifica con i dati della UOS di Diagnostica Senologica a supporto del mantenimento dello screening mammografico annuale per dimostrarne i benefici in contrapposizione alle criticità derivanti da un eventuale allungamento degli intervalli.
Quello che come Associazione rileviamo e biasimiamo è il fatto che non si è partiti da una valutazione clinica e scientifica per poi definire eventuali obiettivi organizzativi, ma al contrario: prima si è individuato l’obiettivo di risparmio e successivamente la necessità di dimostrarne l’inopportunità sotto il profilo sanitario. Se i professionisti della UOC Radiologia non avessero espresso la loro preoccupazione, oggi probabilmente non staremmo discutendo di una semplice ipotesi, ma di una misura già in fase di applicazione. Per questo respingiamo il tentativo di riscrivere quanto accaduto. Nessuno vuole creare allarmismi, ma nemmeno si può far finta che obiettivo formalmente inserito nei documenti di budget non sia mai esistito. Se oggi la Segreteria di Stato e l’ISS dichiarano pubblicamente che non intendono ridurre la prevenzione e che le mammografie annuali non saranno toccate, ne prendiamo atto con favore, è esattamente il risultato che auspicavamo. Significa che l’intervento dei professionisti e il dibattito pubblico sono stati utili e sarebbe stato più corretto riconoscere quanto accaduto, anziché sostenere che il problema non è mai esistito.
Per ciò che concerne il continuo richiamo ai modelli adottati in Italia, dove in molte realtà, lo screening mammografico viene effettuato con intervalli più lunghi, riteniamo che prima di assumere altri sistemi come riferimento sarebbe opportuno chiedersi cosa accade concretamente. Molte donne italiane, infatti non sentendosi sufficientemente tutelate dall’intervallo previsto dal servizio pubblico, scelgono di effettuare i controlli aggiuntivi a proprie spese rivolgendosi al settore privato. E questo il modello che vogliamo a San Marino? Vogliamo una sanità in cui chi ha disponibilità economiche può permettersi controlli più frequenti e chi non le ha deve semplicemente attendere? Oppure vogliamo continuare a garantire a tutte le donne, indipendentemente dal reddito, gli stessi elevati livelli di prevenzione che hanno caratterizzato la sanità sammarinese negli ultimi anni?
Per noi la risposta è chiara: la prevenzione deve restare un diritto garantito a tutte, non un servizio che alcune possono integrare pagando di tasca proprio. Non vorremmo che, anche a San Marino si affermasse il principio per cui chi può pagare si controlla ogni anno e chi non può pagare aspetta due anni. Le donne sammarinesi non chiedono privilegi, ma sono fermamente convinte che la prevenzione non deve dipendere dal portafoglio. Un’ultima considerazione: ci viene rimproverato di aver creato allarmismo. Ma chi ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di un tumore, sa bene che non si tratta di allarmismo bensì di preoccupazione legittima. Alle donne che hanno affrontato una diagnosi, un intervento chirurgico, le terapie e la paura di una malattia che cambia la vita non si può chiedere di restare indifferenti quando viene messo in discussione uno strumento di prevenzione che negli anni ha contribuito a salvare vite umane. Siamo preoccupate, certo. E abbiamo tutto il diritto di esserlo, perché per noi non si tratta di una questione burocratica o amministrativa. Si tratta della nostra salute, della nostra vita e della vita delle donne che verranno dopo di noi. Mettendo insieme tutti gli argomenti emersi il messaggio che l’Associazione Sammarinese Donne Operate al Seno – Sant’Agata –ASDOS può essere sintetizzato in alcuni punti chiari L’obiettivo di budget esisteva ed era stato formulato. Se non fosse intervenuta la Radiologia, quella proposta sarebbe potuta andare avanti. Non è allarmismo: è la legittima preoccupazione di donne che hanno vissuto o vivono con il tumore al seno La prevenzione non è un costo ma un investimento. I risparmi vanno cercati altrove, non sugli screening Non vogliamo un modello in cui chi ha i soldi si controlla ogni anno nel privato e chi non li ha aspetta due anni San Marino deve puntare sull’eccellenza, non adeguarsi agli standard minimi di altri sistemi sanitari.
Associazione Sammarinese Donne Operate al Seno- Sant’Agata


