Cultura ed Eventi

Alla Gambalunga di Rimini, Christian Raimo presenta “L’invenzione del colore”

Un padre che ritorna nei sogni, un segreto familiare legato alla storia del cinema, una generazione che cerca ancora le parole per raccontarsi. È da questa materia intima e insieme collettiva che nasce L’invenzione del colore, il nuovo romanzo di Christian Raimo, protagonista dell’incontro in programma lunedì 11 maggio 2026 alle ore 17.30 alla Sala della Cineteca della Biblioteca Gambalunga di Rimini, nell’ambito della rassegna “Libri da queste parti”, realizzata in collaborazione con la Cineteca comunale. A dialogare con l’autore sarà Marco Leonetti, direttore del Museo Fellini e della Cineteca comunale.
Il libro è stato presentato da Luciana Castellina tra i titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026, confermando l’attenzione della critica verso una delle voci più significative della narrativa e del dibattito culturale contemporaneo. L’invenzione del colore è il romanzo di un’Italia recente attraversata da nostalgie, tensioni sociali e desideri di rinascita. È il racconto di una classe operaia che ha conosciuto il paradiso dello sviluppo industriale e ne ha poi sperimentato il declino, di generazioni che faticano a parlarsi se non nei momenti di fragilità, di affetti familiari rimasti a lungo sospesi e improvvisamente riscoperti. Fin dall’infanzia il protagonista sa che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa destinato a cambiare la storia del cinema: un segreto familiare che ritorna a ossessionarlo quando, ormai cinquantenne, comincia a sognare il padre morto da dieci anni. Da qui prende avvio una ricerca insieme intima e storica, una sorta di “giallo familiare” che diventa romanzo di formazione fuori tempo massimo. Professore di liceo alle prese con relazioni sentimentali irrisolte e con il rapporto spesso paradossale con i propri studenti, Christian si ritrova a inseguire le tracce paterne lungo la memoria privata e collettiva del Novecento, come se la storia personale e quella pubblica scorressero sullo stesso grande schermo. Tra ricordi d’infanzia negli anni Ottanta, film popolari e capolavori del cinema internazionale, militanza politica, crisi economiche e trasformazioni sociali, il romanzo attraversa temi come il lavoro, la malattia, l’amore, la scuola e la fede, interrogandosi su ciò che è stato perduto e su ciò che può ancora essere reinventato. Al centro resta la Technicolor, l’azienda alla quale il padre ha dedicato la propria esistenza e che ha contribuito a trasformare l’immaginario visivo globale, segnando anche il destino della sua famiglia.
Con una scrittura intensa e riflessiva, Raimo costruisce una narrazione che è insieme indagine biografica, racconto generazionale ed esplorazione morale, restituendo il ritratto di un tempo incerto ma ancora attraversato dalla possibilità di nuove forme di consapevolezza e rinascita.

Christian Raimo è nato e cresciuto a Roma. Ha pubblicato per minimum fax: due raccolte di racconti: Latte (2001) e Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004), con Nicola Lagioia ha curato l’antologia La qualità dell’aria, Le persone, soltanto le persone (2014), cura con Alessandro Gazoia l’antologia L’Età della febbre (2015). Ha scritto il libro per bambini La solita storia di animali?, illustrato dal collettivo Serpe in seno (Mup, 2006). È un collaboratore stabile del «Manifesto», del «Sole 24 Ore» e di «Rolling Stone». Con Einaudi ha pubblicato: insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – il romanzo 2005 dopo Cristo (2005), Equilibrio di forze instabili (2011), Il peso della grazia (2012), Tranquillo prof, la richiamo io (2015), La parte migliore (2018) e Contro l’identità italiana (2019). È redattore di «minima&moralia» e di «Internazionale».