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Santanché lascia il Turismo, Meloni prende l’interim: il bilancio di tre anni e mezzo tra slogan, polemiche e casi giudiziari

Si chiude con un passaggio di consegne pesante, e tutt’altro che ordinario, una delle esperienze ministeriali più discusse dell’attuale legislatura. Dopo le dimissioni di Daniela Santanché, il Ministero del Turismo passa temporaneamente nelle mani della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha assunto l’incarico ad interim aprendo di fatto una nuova fase per un dicastero che, negli ultimi tre anni e mezzo, è stato spesso più al centro delle polemiche che del consenso.

A ricostruire il bilancio dell’esperienza di Santanché è anche Artribune, che in un approfondimento firmato da Livia Montagnoli ha ripercorso i momenti simbolo, le scelte più controverse e il peso politico di un mandato iniziato il 22 ottobre 2022, con la nascita del governo Meloni, e conclusosi in un clima tutt’altro che sereno. Secondo Artribune, quello di Santanché è stato un ministero che “ha lasciato il segno”, ma non sempre nel modo auspicato.

Fin dall’inizio, infatti, la cifra politica e comunicativa dell’ormai ex ministra è stata chiara: dare al turismo una centralità politica forte, trasformandolo in una vetrina identitaria del governo. Una strategia che sul piano dell’immagine ha trovato il suo emblema nella campagna “Italia. Open to Meraviglia”, probabilmente il progetto più noto – e più contestato – dell’intera gestione Santanché. Lanciata nell’aprile 2023 dal Ministero del Turismo insieme a ENIT, la campagna puntava a rilanciare il brand Italia all’estero attraverso una reinterpretazione pop della Venere di Botticelli trasformata in influencer contemporanea. ENIT la presentò come una nuova grande operazione di promozione internazionale, con un investimento complessivo annunciato da 9 milioni di euro.

Ma quello che doveva diventare il manifesto del nuovo corso si trasformò quasi subito in un boomerang. La campagna fu travolta da ironie, meme, critiche estetiche e dubbi sulla sua efficacia, fino a diventare un caso mediatico nazionale. Artribune fu tra le testate che seguirono da vicino l’evoluzione della vicenda, raccontando prima il clamore e poi il progressivo svuotamento dell’operazione. In particolare, la testata sottolineò come la “Venere influencer”, al centro dell’impianto promozionale, fosse stata di fatto abbandonata sui social proprio durante la stagione estiva, cioè nel momento in cui avrebbe dovuto spingere di più la promozione turistica del Paese.