Guerra in Medio Oriente, aggiornamento dell’11 marzo 2026
Il conflitto in Medio Oriente è entrato in una fase critica a meno di due settimane dall’inizio dell’Operation Epic Fury (28 febbraio 2026), l’offensiva congiunta guidata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Mentre i bombardamenti continuano a colpire Teheran e le infrastrutture strategiche, la minaccia di uno shock energetico globale si fa sempre più concreta.
Teheran ha lanciato un avvertimento diretto ai mercati globali: “preparatevi a pagare il petrolio 200 dollari al barile”. La minaccia è legata alla capacità dell’Iran di bloccare lo Stretto di Hormuz, dove transitano circa un terzo delle esportazioni mondiali via mare. Nonostante la Marina statunitense dichiari di scortare con successo le petroliere, l’Iran ha già colpito navi mercantili e piazzato mine nell’area, innescando il panico nelle borse.
Reazione del popolo e dei fronti contrapposti
Il regime si è ricompattato attorno alla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, succeduto ad Ali Khamenei (ucciso nei raid iniziali del 28 febbraio). Mentre l’Occidente sperava in una “liberazione” dall’interno, i bombardamenti hanno causato numerose vittime civili, tra cui bambine in una scuola, alimentando risentimento e una narrativa di difesa nazionale.
L’Iran definisce le proprie azioni “autodifesa” contro l’aggressione “sionista e imperialista”, minacciando di colpire qualsiasi porto regionale utilizzato dai nemici. Washington giustifica l’attacco come necessario per neutralizzare la minaccia nucleare iraniana, sostenendo che il regime fosse in uno stato di “resa incondizionata” di fatto.
La sorte di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida Suprema nominata dopo la morte del padre Ali Khamenei (ucciso nei raid del 28 febbraio) è rimasta ferita durante i bombardamenti iniziali. Fonti ufficiali iraniane, tra cui il figlio del presidente Pezeshkian, confermano che Mojtaba è sano e salvo, nonostante le ferite riportate alle gambe, all’addome e a un braccio. La sua mancata apparizione in pubblico dal momento della nomina è dovuta alla convalescenza in un luogo segreto e protetto per evitare ulteriori attacchi mirati da parte di Israele, che lo considera un bersaglio prioritario.
Chi comanda a Theran. Nonostante Mojtaba Khamenei sia formalmente la Guida Suprema, il potere operativo attuale è gestito in modo collegiale a causa delle sue condizioni di salute e della situazione bellica. Ali Larijani: secondo alcune testate, è colui che sta esercitando il potere effettivo. Il controllo del Paese è attualmente frammentato tra cellule parallele e l’influenza dei vertici dei Pasdaran (IRGC), che mantengono la gestione delle operazioni militari. Masoud Pezeshkian rimane formalmente in carica come Presidente, supportato dal Consiglio dei Guardiani per garantire la continuità istituzionale durante l’emergenza.
La crisi politica ha portato a decidere il ritiro dell’Iran dai Mondiali di Calcio 2026, poiché il governo ha dichiarato l’assenza delle condizioni necessarie per partecipare.
Guerra di numeri, minacce e propaganda
La guerra si combatte ferocemente anche sui social media tramite video e propaganda. Entrambe le parti diffondono immagini di attacchi riusciti. Teheran ha pubblicato video di droni che colpiscono la portaerei americana Lincoln, mentre l’IDF (Israele) mostra costantemente la distruzione dei depositi di carburante iraniani per dimostrare superiorità tecnologica.
Trump e la “guerra breve”: Donald Trump ha dichiarato che la guerra è “quasi conclusa” e che il petrolio presto calerà sotto i 100 dollari grazie al successo delle operazioni. Tuttavia, la possibilità di invio di truppe di terra rimane “sul tavolo”, contraddicendo l’idea di un conflitto lampo e facendo temere un’altra “guerra infinita”.
La geografia è diventata una condanna per i paesi limitrofi. Cipro si trova in una posizione di estrema fragilità strategica, venendo percepita come base logistica occidentale e quindi potenziale bersaglio. Stati come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Kuwait sono già stati bersaglio di droni e missili iraniani diretti contro le infrastrutture militari statunitensi ospitate sul loro territorio. In Libano, l’estensione del conflitto ha già prodotto oltre 800.000 sfollati.
a.ve.


