San Marino. “Dalla terra alla tavola” gli operatori agricoli raccontano la fatica di produrre, ma anche l’orgoglio delle cose fatte bene. Siamo un Paese col “bollino verde”
di Angela Venturini.
Il cibo non nasce sugli scaffali del supermercato, anche se alcuni sembrano non saperlo. Molti neppure immaginano che dietro a un piatto di pasta, o di insalata; dietro a una bistecca, o una fetta di pane, ci sia un lavoro silenzioso, fatto di fatica quotidiana, domeniche comprese, perché i campi e gli animali non vanno in ferie. Molta ignoranza e tanti stereotipi circondano il cibo, che solo una corretta informazione possono sfatare.
Si è parlato del mondo dell’agricoltura e dell’allevamento, della campagna e delle diverse produzioni, delle criticità esistenti, ma anche dei tanti progetti che hanno avuto successo, delle innovazioni, della salute e del benessere della persona legati al cibo sano e genuino nella conferenza pubblica: “Dalla terra alla tavola”, moderata da Matteo Selleri. Un evento promosso da OSLA-GLAAS, celebrato sabato presso la Sala Montelupo di Domagnano, sotto gli auspici della Segreteria Territorio. Un titolo azzeccatissimo che significa: filiera corta, processi e progetti che parlano di sensibilità all’ambiente, attenzione al sociale, di economia sostenibile.
A San Marino si contano 59 operatori che hanno sposato la filosofia “bio” per i loro prodotti; 2590 ettari di terreni coltivati a orti, colture officinali, cereali, uliveti, frutteti, tartufaie.
Tra i relatori: Michele Andreini (Osla), Pino Guidi (Glaas-Osla), Aida Maria Selva (Consorzio Terra di San Marino), Cristiano Riciputi (giornalista), Simona Casadei (specialista oncologa, esperta di nutrizione clinica), oltre al Segretario di Stato Matteo Ciacci, in qualche maniera il “braccio armato” dei progetti di innovazione e di sostegno per l’agricoltura. Perché se non ci sono le istituzioni con leggi e finanziamenti appropriati, ma anche con continuità di convinzione politica, si rimane solo alle parole e non si arriva ai fatti. Ma soprattutto occorre fare squadra e avere una visione comune. “Altrimenti – ha puntualizzato il Segretario di Stato – si perde tempo, non si ottengono risultati, che a loro volta portano i risultati”.
Leit motiv di tutti gli interventi, la coltivazione biologica, incentivando il cambiamento dalla coltura convenzionale, anche coinvolgendo le giovani generazioni. A San Marino sono stati fatti grandi passi in avanti: “Abbiamo coinvolto 43 ristoranti ad usare prodotti sammarinesi, cominciando dal vino – ha precisato Ciacci – e abbiamo incrementato i contributi a chi si appresta a fare il biologico. Ormai siamo un Paese col bollino verde!”
C’è tutto un mondo da scoprire sulla salubrità dei cibi o, sul loro contrario, sui veleni invisibili, come le tossine presenti in dosi massicce nei cibi ultra-processati. Ma il pericolo c’è anche dove non te l’aspetti, come nei prodotti di quarta gamma: le verdure pulite, lavate e vendute nei sacchetti di plastica. Il contatto con l’involucro consente alle nanoplastiche di entrare nel cibo e quindi nel nostro corpo, con il rischio, nelle lunghe durate, di avviare anche processi cancerogeni.
Insomma, dalla conferenza pubblica è venuto un messaggio chiaro e potente: i cibi sani, quelli bio, prodotti senza concimi chimici e antiparassitari, venduti a chilometro zero, non processati industrialmente, sono gli unici che fanno bene alla salute umana. Oltretutto, la loro produzione è uno strumento di salvaguardia dei terreni e dell’ambiente, senza spreco di risorse. Tornare al bio, è stato il richiamo, esattamente come facevano i nostri nonni.



