San Marino. AR sulla vicenda BSM: Se tutto fosse andato a buon fine, sarebbe stata una cosa positiva. La commissione d’inchiesta dopo le indagini del tribunale
di Angela Venturini.
La chiarezza innanzi tutto: sia per le vicende che contraddistinguono il cosiddetto piano parallelo, sia per quanto è successo in Consiglio. Questo l’obiettivo della conferenza stampa organizzata dal Gruppo Consiliare di Alleanza Riformista e dal Segretario di Stato Rossano Fabbri.
“Per dare una corretta lettura dei fatti – esordisce Gian Nicola Berti – dobbiamo immaginare che se fosse andato tutto bene, sarebbe stata una cosa positiva”. Si riferisce evidentemente alla tentata scalata di BSM da parte di un gruppo straniero: “Dal punto di vista della stabilità economico finanziaria del nostro sistema, il fatto di avere avuto un imprenditore della UE, che investe a San Marino nella partecipazione di una banca, sarebbe stata una notizia utile per la Repubblica. Se le cose non vanno così, poi nascono elementi di negatività, sulla base dei quali partono delle indagini approfondite che, prima fanno pensare alla corruzione, poi si arriva a ipotizzare un piano parallelo. Il condizionale è obbligatorio, perché l’indicativo ce lo può dare solo il tribunale, oppure chi conosce i fatti”.
La preoccupazione che nutrono i rappresentanti politici è la stessa dei cittadini, anche per la forza difensiva delle istituzioni sammarinesi che traspare dalle note del tribunale. Riguardo a quanto successo in Consiglio, dove è stato affrontato un apposito comma, Berti rivela che l’ODG della maggioranza era in corso di preparazione quando è stato stabilito che non c’era più tempo. Così è rimasto solo quello di opposizione per la votazione finale. Ma anche nel testo della maggioranza era stata indicata la costituzione di una commissione consiliare di inchiesta. Che subito dopo ha preso consistenza per iniziativa di AR, ma con modalità di esercizio ben diverse da quelle prospettate dall’opposizione. “Noi crediamo che la politica debba avere dei doveri di coerenza, di competenza e di rispetto per i poteri dello Stato” sottolinea Berti, spiegando che in questo momento è il tribunale che deve agire, non si può e non si deve sovrapporre nulla ad un’indagine giudiziaria. “Sarebbe oltremodo pericoloso farlo, perché c’è il rischio di inquinamento delle indagini. Se la politica vuole giudicare se stessa, può volere dire che intende autoassolversi o autocondannarsi. Comunque, c’è un conflitto di interessi”. Solo alla conclusione delle indagini, in presenza o meno di un rinvio a giudizio, ma con la caduta del segreto istruttorio, si può procedere con eventuali ulteriori approfondimenti da parte della politica.
Dello stesso parere Denise Bronzetti: “C’è un interesse della politica ad evidenziare le responsabilità politiche, ma va fatto nei tempi giusti”. Maria Luisa Berti aggiunge qualcosa sul PDL presentato la scorsa settimana: “È un progetto di legge di norma qualificata, non costituzionale, vedremo se ci sarà la volontà di portarlo in tempi brevi alla prima lettura e se ci potrà essere una sorta di condivisione con quello dell’opposizione, per dare dimostrazione che di fronte a vicende particolarmente gravi, ci può essere collaborazione”
Il Segretario di Stato Rossano Fabbri ribadisce: “La posizione di AR è chiarissima riguardo a quanto successo in maggioranza. L’accertamento va fatto, nei modi e nei tempi giusti”. Riguardo al precedente caso costituito dalla commissione consiliare su Banca CIS, l’esempio non è appropriato. Gli esponenti di AR spiegano che, nel frattempo, sono cambiate tantissime cose. Prima di tutto c’è stata la riforma dell’ordinamento giudiziario, che ha dato autorevolezza e indipendenza al sistema. Ma anche le condizioni oggettive sono molto diverse, sia per le fibrillazioni del mondo politico esistenti in quel momento, sia per la natura stessa della vicenda, all’interno della quale era emersa anche la figura controversa di un giudice.


