I CapiFamiglia. Andorra si preoccupa del referendum, e San Marino?
Nell’articolo di Tribuna Politica Web dedicato al dibattito che si sta aprendo in Andorra sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea c’è un elemento che, a nostro avviso, merita una riflessione anche a San Marino.
Ad Andorra il referendum sull’Accordo è previsto nel percorso di approvazione e la discussione sul momento in cui svolgerlo è diventata una questione politica, anche perché potrebbe incidere sulla campagna elettorale del 2027. Non è il referendum ad essere considerato un problema. È il suo possibile effetto sulla competizione elettorale.
Ed è proprio questo il punto.
Se ad Andorra si discute di quando fare il referendum perché potrebbe influenzare le elezioni, a San Marino non possiamo certo pensare che sarà diverso. L’Accordo sarà uno dei temi della prossima campagna elettorale, con o senza referendum.
A San Marino, invece, perché il referendum continua a sembrare quasi una complicazione da evitare? Anche qui riteniamo necessaria una precisazione rispetto a quanto riportato nell’articolo.
Non è corretto parlare genericamente di una politica sammarinese tutta favorevole all’Accordo. È il Governo che lo sostiene e a portare avanti con decisione il percorso verso la firma, la ratifica e l’applicazione provvisoria.
Ma nel Consiglio Grande e Generale esistono posizioni diverse e, anche all’interno della maggioranza, ci sono consiglieri che hanno manifestato apertura rispetto alla possibilità di una consultazione popolare.
Nella Commissione Esteri del 10 settembre è stato inoltre richiamato un sondaggio secondo il quale il 62% dei cittadini vuole il referendum. Non conosciamo metodologia, campione e modalità di rilevazione e quindi non intendiamo trasformare quel dato in una fotografia definitiva dell’opinione pubblica. Ma nemmeno possiamo far finta che non esista. La richiesta di referendum è stata portata formalmente all’interno della Commissione e non può essere liquidata come una richiesta di pochi cittadini.
Nella stessa seduta il Segretario di Stato Luca Beccari ha confermato il percorso verso la firma e la successiva applicazione provvisoria dell’Accordo, indicando l’inizio del 2027 come orizzonte per la sua applicazione.
Ma perché tutta questa urgenza? A chi giova?
Poi è arrivata la conferma della data.
Il 19 ottobre prossimo San Marino dovrebbe firmare l’Accordo a Bruxelles, insieme ad Andorra e alla Commissione Europea. Una firma che il Governo presenta come il punto di arrivo di dieci anni di negoziati, una tappa fondamentale e una grande conquista per San Marino, dicono.
Ma proprio da quel momento inizierà la fase nella quale l’Accordo dovrà essere sottoposto alla ratifica e, secondo il percorso indicato dal Governo, avviato verso l’applicazione provvisoria.
Ed è qui che il confronto con Andorra diventa ancora più interessante. Il Governo andorrano non si è limitato ad annunciare la volontà di fare un referendum. Ha predisposto un apposito regolamento per disciplinarlo e lo ha inserito nel percorso istituzionale legato all’Accordo.
Il regolamento è stato approvato il 30 luglio. E oggi il Governo di Andorra conferma che, dopo la firma e il successivo passaggio al Parlamento Europeo, il percorso prevede la convocazione del referendum consultivo.
Quindi abbiamo due Paesi che stanno affrontando lo stesso Accordo, approvato dall’Unione Europea nello stesso procedimento e destinato a essere firmato nell’ambito dello stesso percorso europeo.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato il 16 luglio la firma e l’applicazione provvisoria dell’Accordo con Andorra e San Marino.
Eppure i due Paesi hanno scelto di affrontare il rapporto con i propri cittadini in modo diverso.
Ad Andorra il referendum è parte del percorso.A San Marino lo si evita come la peste. Perché?
E allora, come CapiFamiglia, un’altra domanda vogliamo porla.
Possibile che per chi sostiene questo percorso il referendum sia un argomento così difficile da capire? (Perché questa frase ci ricorda qualcosa?)
Ma forse il problema non è capire. Forse il problema è lasciar decidere.
E qui arriviamo al punto. Il 2027 non è un orizzonte lontano.
È l’anno nel quale, secondo la tabella di marcia indicata dal Governo, l’Accordo potrebbe iniziare concretamente a produrre le sue conseguenze.
Ma le prossime elezioni ordinarie a San Marino sono invece previste nel 2029.
E allora perché aspettare il 2029 per sapere cosa pensano i cittadini di questa arroganza governativa, quando possiamo chiederlo prima che l’Accordo inizi a produrre i suoi effetti?
È questa la domanda. Non dopo. Non quando l’Accordo sarà già entrato nella vita del Paese.
Prima.
Prima che inizi a produrre i suoi effetti, i cittadini devono avere la possibilità di dire la propria.
Perché ad Andorra il referendum è stato inserito nel percorso istituzionale dell’Accordo.
A San Marino, invece, continua a fare paura.
E c’è una cosa che, per quanto ci si possa impegnare, nessun Governo può evitare per sempre.
Le prossime elezioni. Perché almeno ogni cinque anni, se non prima, saranno comunque i cittadini a dover esprimere il proprio giudizio sulle scelte compiute da chi li ha governati, e sappiamo che questa volta lo faranno.


