San Marino. Santi (Rete) sul governo: “Di giorno predica trasparenza, di notte fa affari con le solite lobby”
di Angela Venturini.
“Questo governo, che ha appena superato il giro di boa, ostenta una calma apparente ma è soggiogato da pressioni interne ed esterne al Paese, che non riesce a dominare”. Il capogruppo consiliare di Rete, invece, è ancora sotto la positiva influenza adrenalica dell’ultima assemblea. Nella lunga chiacchierata a margine dei lavori consiliari, Emanuele Santi rievoca le cruente battaglie politiche sul pedofilo (un soggetto che si era macchiato di reati gravissimi in Italia, che aveva trovato rifugio e lavoro in un asilo nido a San Marino) e quelle sul DES, che addirittura si trascinavano dalla precedente legislatura attraverso un’inquietante sommatoria di atti illegali. Senza dimenticare la questione bulgara, sulla quale sta lavorando la Commissione consiliare di inchiesta, mentre la banca che avrebbe dovuto risolvere i suoi problemi attraverso un percorso di vendita, si trova ancora negli stessi problemi di prima.
“Un governo che è stato travolto da scandali che hanno riportato a galla la questione morale” insiste Santi. “Il peggio è che molte di queste vicende se l’è proprio andate a cercare. Altroché questioni private, una parte della politica ci è entrata con entrambi i piedi”. Una situazione così complessa che, fino allo scorso giugno, aveva creato forti tensioni sia nel governo, sia nella maggioranza. Le opposizioni, tutti i giorni, a far grancassa. Tanto che, l’unico rimedio individuato, è stata la proposta di riduzione dei tempi di parola, nel contesto delle modifiche del Regolamento consiliare. “Quando un governo e una maggioranza arrivano a togliere la parola alle opposizioni, significa che sono in seria difficoltà” commenta Santi.
Poi finalmente si sblocca il percorso di firma dell’Accordo con la UE, ovvero l’obiettivo principe del programma di governo e lì, come per magia, si stemperano tutti i malumori. “Il problema non è tanto la firma, di cui ancora non si sa esattamente quando ci sarà – spiega Santi – ma il fatto che dal 2023, quando è stato chiuso il negoziato, ad oggi, non è stato fatto niente: nessun passaggio per l’accoglimento dell’acquis comunitario; nessuna preparazione per la PA, nessun approfondimento per i cittadini e le parti sociali sugli effetti dell’ingresso nel mercato comune. Prima o poi firmeremo, ma saremo davvero pronti?”
Ce n’è anche per il Segretario alle Finanze, bocciato da un OdG consiliare dello scorso luglio, sul sistema bancario, presentato dalla maggioranza e reso pubblico. “Veniva evidenziato tutto il non fatto: il memorandum con Bankitalia, un progetto sul sistema bancario, una ristrutturazione della vigilanza. Obiettivi che sono rimasti solo nelle intenzioni, a cui si aggiunge il famoso Clarifying Addendum sulla vigilanza, imposto dall’Italia” puntualizza l’esponente di Rete. Che non manca di rimarcare che, in questi giorni, c’è una presa di posizione molto forte, da parte di un partito di maggioranza, proprio sugli stessi argomenti.
Quello che vuol fare emergere, dunque, è che la strada non è tutta liscia, né tutta piana, nonostante l’ostentazione di sorrisi e una calma, che è solo apparente. “È sempre più evidente il tentativo di ritornare a quella «San Marino da bere», che pensavamo di avere cancellato” dice Santi. Sottolinea come si continui a portare avanti affari, clientelismi, interessi privati e non quelli del Paese. “Però va tutto bene: questa è la narrazione. Specialmente la DC continua a raccontare che si stanno risolvendo anche i vecchi problemi e che il Paese è diventato virtuoso. Ma l’affare BSM è emblematico: tangenti pagate e incassate per agevolare un progetto di vendita”.
Continua: “Non racconta, la DC, che i 350 milioni presi a debito, sono stati spesi quasi tutti. I 100 milioni incassati in più dell’IGR negli ultimi anni (siamo quasi a 200 milioni all’anno), frutto in gran parte della tenuta del settore manifatturiero, avrebbero dovuto produrre un qualche avanzo di bilancio. Il che non è successo perché la spesa è fuori controllo. Consulenze, prima di tutto, ma anche un saldo di oltre 400 dipendenti pubblici in più: erano circa 3900 nel 2023, oggi siamo a 4300”.
A Rete non è piaciuto neppure il metodo con cui sono stati portati avanti i progetti per la presunta autonomia energetica, come l’impianto fotovoltaico a Brescia e l’accordo con l’Azerbaijan per il gas. Troppi lati oscuri, che avrebbero potuto essere spiegati in un confronto tra le forze politiche. Invece è stato tenuto tutto nell’opacità. C’è poi il settore delle automobili, continuamente attenzionato anche dall’Italia per truffe milionarie. Il settore delle bevande, dove i fatturati sono esplosi, ed è totalmente fuori controllo. Il settore delle criptovalute, terreno pericolosissimo, dove San Marino è molto esposto. E infine il settore delle opere d’arte. “È un governo che di giorno parla di trasparenza e di sviluppo, predica l’entrata in Europa, poi di notte è condizionato dai soliti gruppi affaristici, che la trasparenza proprio non la vogliono. È il motivo per cui si lasciano le maglie sempre troppo larghe in qualsiasi intervento. Per tutti questi elementi, parliamo di questione morale: come prima, più di prima”.
Santi non è tenero neppure nei confronti di altri partiti di governo, Libera in primis, descritta come superficiale anche nella sua narrazione. “Dico questo perché la legge sulla casa non sta funzionando, i prezzi degli affitti e delle vendite sono sempre più alti. La legge sul Piano Strategico Territoriale è destinata ad essere un flop, perché non va a toccare gli interessi dei grandi speculatori e perché non ha messo un argine allo strapotere della CPT. Potenzialmente ci saranno più distorsioni che nel passato perché il cartello dei lobbisti non è stato scalfito”.
È una delle ragioni per cui anche la legge sulla famiglia nella realtà non darà nessun incremento alle nascite. Per fare buon peso, Santi ci aggiunge lo strumento dell’ICEE, non ancora applicato, e la mancanza di volontà a ridurre il precariato.
“Rete ha portato molte proposte in Aula, usando tutti gli strumenti possibili a un partito di opposizione. Abbiamo più volte insistito a colpire i grandi proprietari immobiliari che non affittano le case. C’è una legge in tal senso, in vigore dal 1995 e mai applicata. E poi ci stanno molto a cuore stipendi e pensioni, continuamente erosi dall’inflazione e dal caro prezzo. È ora di arrivare ad una rivalutazione automatica”.


