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San Marino. Il PS sulle istanze d’arengo: o si approvano o si respingono, adesso invece si manipolano

Nei giorni scorsi la Commissione Consiliare competente ha discusso la proposta di legge avanzata a seguito dell’approvazione, avvenuta il 22 settembre 2025 da parte del Consiglio Grande e Generale, dell’Istanza d’Arengo sulla maternità surrogata.

Lo scopo della proposta introduce nell’ordinamento penale sammarinese il reato di surrogazione di maternità, anche se commesso all’estero. Nel corso dell’esame le posizioni della maggioranza si sono fortemente diversificate e solo il futuro iter della legge chiarirà se sono solo tattiche o strumentalizzazioni.

Durante il dibattito un rappresentante del PDCS ha affermato: “Questo è il corretto funzionamento dello Stato di diritto: esiste uno strumento attraverso il quale i cittadini presentano una Istanza, il Consiglio la valuta e, una volta approvata, il Governo deve darvi esecuzione.”  Vero. Sacrosanto! Ma allora, come si spiega il fatto che ci sono un numero imprecisato di Istanze d’Arengo approvate anche a larga maggioranza dal Consiglio Grande e Generale ma inevase a distanza di mesi e addirittura di molti anni, nonostante ciò che prevede la legge? Quello che si sostiene è vero, verissimo, ma il principio sancito dalla legge non può valere solo secondo discrezione; l’Istanza d’Arengo è uno strumento di democrazia diretta e non uno strumento per usare due pesi e due misure a seconda delle convenienze e neanche qualcosa che si può aggirare con ordini del giorno che ne snaturano la richiesta originale, pratica molto in uso attualmente.

Anni addietro una autorevole rappresentante consiliare, dalla sua posizione di Segretario di Stato per gli Affari Interni era solita affermare: “Le Istanze d’Arengo o si approvano o si respingono.”  Era un modo per significare che la volontà popolare va sempre rispettata e non può in nessun modo essere manipolata. Invece, ora, siamo arrivati al punto in cui il Consiglio Grande e Generale non rispetta più neppure le proprie decisioni e non succede nulla, non è prevista nessuna sanzione per coloro i quali trasgrediscono i dettami della legge.

E a proposito di democrazia diretta non parliamo del Referendum, una vera e propria corsa ad ostacoli rispetto al percorso burocratico previsto, a cominciare dalla raccolta delle firme in numero percentuale doppio a quello richiesto ad esempio in Italia; se poi il Collegio dei Garanti, così come recentemente è avvenuto per l’Accordo di associazione di San Marino all’U.E., richiede cose che neppure la legge prevede e nel giudizio in punta di diritto accomuna un accordo internazionale già completato nel suo iter e già vigente, ad un negoziato internazionale ancora in corso, lo strumento del Referendum è come se non esistesse.

Nei paesi democratici il concetto invece è che la democrazia diretta deve essere agevolata dal punto di vista burocratico. Ridurre gli ostacoli formali e le complesse procedure di ammissione, permette ai cittadini di esercitare in modo reale la propria sovranità, evitando che gli strumenti partecipativi diventino solo teorici. Ecco, a San Marino la democrazia diretta esiste sulla carta e ce ne possiamo vantare in campo internazionale, ma nella pratica, se il Governo di turno non vuole, e questo da noi accade spesso, è come se gli strumenti di partecipazione popolare fossero solo miraggi della democrazia.

Il Partito Socialista invece, anche di fronte alla superficialità con la quale si assumono decisioni i cui effetti ricadono su tutti i cittadini, ritiene che la democrazia diretta e il Referendum in particolare, debbano essere rivalutati con il dovuto rispetto nei confronti dei cittadini e nelle prossime settimane presenterà alcune iniziative e proposte affinchè ciò possa concretamente avvenire.