Politica

Programma Economico 2027, il report della III Commissione del 30 luglio

Commissione Consiliare Permanente Finanze, Bilancio e Programmazione; Artigianato, Industria, Commercio; Turismo, Servizi, Trasporti e Telecomunicazioni, Lavoro e Cooperazione

Sessione

Giovedì 30 luglio 2026, pomeriggio

All’ordine del giorno, nella seduta pomeridiana di giovedì 30 luglio 2026 della III Commissione Consiliare Permanente, vi è il comma numero 2 con il riferimento in merito alla presentazione del Programma Economico 2027 da parte del Segretario di Stato per le Finanze ed il Bilancio, Marco Gatti.

Gatti sostiene che il programma supera la vecchia impostazione descrittiva per trasformarsi in un piano fondato su obiettivi concreti, individuando quattro pilastri: Accordo di Associazione con l’Unione Europea, transizione energetica, adeguamento agli standard internazionali in materia di antiriciclaggio e rafforzamento del sistema bancario e finanziario. Sul fronte europeo afferma che “l’Accordo di Associazione rappresenta la pietra angolare della futura crescita del sistema Paese grazie alla piena integrazione nel mercato unico”, sottolineando che anticipare il recepimento delle norme europee significa non perdere opportunità di sviluppo. Ampio spazio è dedicato anche alla transizione energetica, ricordando che la produzione fotovoltaica copre oggi circa il 20% del fabbisogno nazionale e che l’obiettivo è incrementarla con nuovi impianti pubblici e privati. Nel quadro economico, il Segretario rivendica indicatori positivi: PIL in crescita del 3,5% nel 2024, con una previsione del 3,5% anche per il 2025, del 3% nel 2026 e del 3,4% nel 2027, a fronte di una crescita italiana stimata tra lo 0,5% e lo 0,8%. Evidenzia inoltre l’aumento delle esportazioni (+2,4%), un tasso di disoccupazione al 4,7%, un avanzo primario pari al 2,4% del PIL nel 2025, il quinto anno consecutivo di utili per il sistema bancario, crediti deteriorati netti scesi all’11%, raccolta diretta aumentata di 459 milioni di euro, liquidità salita dal 65% al 68% e un coefficiente di solvibilità del 18,8%. Gatti conclude affermando che, se non interverranno cambiamenti significativi nella seconda parte dell’anno, il Governo prevede di chiudere il bilancio 2026 in pareggio finanziario, nonostante i maggiori oneri derivanti dall’operazione di rifinanziamento del debito pubblico. 

Per Gaetano Troina (D-ML) il documento continua ad assomigliare più a una fotografia dello stato dell’economia che a un vero programma di governo. “Mancano le priorità, i cronoprogrammi, gli indicatori misurabili, le stime degli effetti economici, i costi, le coperture finanziarie e le nuove procedure amministrative”, osserva, sostenendo che il Governo individua nell’Accordo di Associazione il fulcro della politica economica senza chiarire quali saranno concretamente costi, benefici e tempi di attuazione. Esprime inoltre forti dubbi sul livello di preparazione della Pubblica Amministrazione in vista del recepimento dell’acquis comunitario e chiede maggiore chiarezza anche sulle politiche relative all’intelligenza artificiale e alla sandbox normativa, che a suo giudizio restano ancora prive di applicazioni concrete.

Anche Nicola Renzi (RF) ritiene che il Programma economico debba essere ripensato, sostenendo che “il documento mantiene un’impostazione da collage e non riesce a ricomporsi in una visione organica e unitaria”. Pur condividendo l’idea che il futuro del Paese passi attraverso l’Accordo di Associazione, chiede al Governo una posizione chiara sulle grandi riforme indicate da anni anche dal Fondo Monetario Internazionale, come IGR, pensioni e IVA, oltre a un cronoprogramma sul debito pubblico e maggiori dettagli sulla strategia energetica, compresa l’eventuale realizzazione di un termovalorizzatore. Renzi si domanda inoltre se la crescita economica degli ultimi anni sia frutto dell’azione dell’esecutivo o della favorevole congiuntura post-pandemia e invita il Governo a chiarire il livello di preparazione di San Marino rispetto al recepimento delle normative europee, richiamando l’esempio di Andorra.

Dai banchi della maggioranza Luca Gasperoni (PDCS) riconosce invece che il Programma rappresenta “comunque un passo avanti”, soprattutto per la qualità dei dati statistici, ritenuti fondamentali per programmare il futuro. Dedica particolare attenzione al tema energetico, ricordando la necessità di predisporre un nuovo Piano energetico nazionale dopo il 2026, di proseguire gli investimenti nel fotovoltaico e nell’autonomia energetica e di aprire una riflessione anche sul possibile ricorso alla termovalorizzazione dei rifiuti. Tra gli aspetti positivi evidenzia inoltre il progetto che potrebbe affidare a Poste San Marino la consegna dei pacchi Amazon destinati ai cittadini sammarinesi, con benefici sia per il servizio sia per le entrate derivanti dalla monofase.

Sulla stessa linea Sandra Stacchini (PDCS), che respinge le critiche dell’opposizione sostenendo che il Programma è “molto ricco” e contiene “più di quaranta punti di interesse e numerose misure a favore della cittadinanza”. Nel suo intervento richiama, tra le priorità per il 2027, l’introduzione della fatturazione elettronica interna, l’avvio operativo dell’ICEE, il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione, il potenziamento del fascicolo sanitario elettronico, l’ampliamento del Casale La Fiorina, l’estensione della raccolta porta a porta, le nuove normative per imprese e holding e il progetto Amazon, che definisce una possibile “vera rivoluzione anche per le casse dello Stato”.

Luca Della Balda (Libera) concentra il proprio intervento su due temi. Da un lato chiede di modificare il Codice ambientale per consentire, in prospettiva, lo sviluppo di un sistema di trattamento dei rifiuti finalizzato alla produzione di energia, ritenendo che l’attuale divieto di importazione rappresenti un ostacolo a qualsiasi riflessione sul termovalorizzatore. Dall’altro propone l’introduzione di una normativa moderna sulle holding di partecipazione, ispirata ai modelli di Paesi come Lussemburgo, Irlanda e Paesi Bassi, sostenendo che potrebbe attrarre capitali, creare nuova occupazione qualificata e rafforzare la competitività del sistema sammarinese in vista dell’Accordo di Associazione.

Emanuele Santi (Rete) torna a criticare l’impostazione del documento, definendolo “più una fotografia della situazione attuale, con analisi certamente interessanti, che un vero programma economico”. Secondo Santi, negli ultimi due anni l’azione del Governo è stata assorbita dalle emergenze – dai casi DES e Bulgari fino ai decreti – più che dalla costruzione di una strategia di sviluppo. Richiama poi alcuni dati sul sistema bancario, osservando come la raccolta complessiva sia salita da poco più di 5 miliardi nel 2019 a quasi 7 miliardi di euro, grazie soprattutto al raddoppio della raccolta indiretta, mentre gli impieghi siano scesi da 2,6 miliardi a circa un miliardo di euro. Per Santi questa liquidità non viene sufficientemente utilizzata per sostenere famiglie e imprese sammarinesi. Solleva inoltre interrogativi sul memorandum con Banca d’Italia, sulla preparazione della Pubblica Amministrazione al recepimento dell’acquis comunitario, sui progetti energetici, sulla sperimentazione con BYD e sull’attuazione della riforma IGR, concludendo con un appello al Governo affinché rinnovi gli sconti sui carburanti attraverso la Smac Card.

Per Tommaso Rossini (PSD) il Programma contiene numerosi obiettivi importanti, ma le priorità devono essere individuate con chiarezza. Tra queste indica anzitutto il recepimento dell’acquis comunitario, affinché “il Paese arrivi preparato al momento della firma e possa partire immediatamente senza ulteriori ritardi”. Sottolinea poi la necessità di proseguire gli investimenti per l’autonomia energetica, valorizzare il sistema scolastico e sanitario, investire nella formazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale e rafforzare la promozione internazionale di San Marino attraverso turismo, innovazione e strumenti come la Sandbox.

Anche Luca Boschi (Libera) riconosce un miglioramento del documento rispetto al passato, pur auspicando un Piano ancora più concreto. Invita però a non limitare il concetto di sviluppo alla sola economia, ricordando che “per la politica lo sviluppo non è soltanto economico: è anche sociale”. Secondo Boschi, negli ultimi quindici anni la priorità dei Governi è stata inevitabilmente quella di mettere in sicurezza i conti pubblici e il sistema bancario, mentre oggi occorre accelerare sul chiarimento dei rapporti con Banca d’Italia e sull’Accordo di Associazione, così da consentire alle banche di tornare a finanziare famiglie e imprese con maggiore efficacia.

Sara Conti (RF) concentra il proprio intervento soprattutto su ciò che, a suo giudizio, manca nel Programma economico. In apertura segnala l’assenza di alcuni interventi presenti nella precedente edizione del documento, a partire dall’interramento dei cavi, che “nel Piano economico dello scorso anno mi sembrava fosse indicato e che invece non ritrovo in questo documento”. Evidenzia inoltre come non compaiano più riferimenti al nuovo ospedale e alla ristrutturazione della casa per ferie di Pinarella di Cervia, opere che ritiene ancora prioritarie. Sul fronte energetico invita ad affrontare con serietà il dibattito sul termovalorizzatore e sulle altre possibili fonti di produzione, comprese le nuove tecnologie nucleari, chiedendo però che ogni scelta sia supportata da analisi tecniche e condivisa con il Consiglio. Critica anche il fatto che progetti come l’ampliamento dell’invaso del Torello vengano illustrati prima in conferenza stampa che in Commissione. 

Il Segretario di Stato Alessandro Bevitori risponde anzitutto alle osservazioni sul progetto di interramento dei cavi, chiarendo che non compare nel Programma economico perché l’iter è ormai concluso e resta soltanto da aprire il cantiere. Spiega che si è in attesa della comunicazione di Terna per l’avvio dei lavori e precisa che “non dovremo versare un euro in più rispetto a quanto è già stato pagato circa dieci anni fa”. Sul fronte energetico illustra il progetto di ampliamento del bacino del Torello, spiegando che il dragaggio consentirà di portarne la capacità da circa 60 mila a 230 mila metri cubi, sufficienti a coprire il fabbisogno idrico del Paese per oltre tre mesi. Annuncia inoltre il progetto per un impianto fotovoltaico da 10 megawatt su un’area di circa 14 ettari, in grado di coprire un ulteriore 7-8% del fabbisogno energetico nazionale. Quanto al tema dei rifiuti, respinge le accuse di annunci estemporanei e spiega che il Governo ha incaricato l’AASS di elaborare diverse soluzioni tecniche per arrivare a una gestione più autonoma, valutando anche il recupero energetico, mentre sull’accordo con SOCAR sottolinea che consentirà di assicurare forniture di gas a prezzi competitivi riducendo la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati internazionali.

Nelle conclusioni, il Segretario di Stato Marco Gatti ribadisce che il Governo sta già lavorando in vista dell’Accordo di Associazione, adeguando progressivamente la normativa interna agli standard europei senza attendere la firma. Sulla riforma IGR spiega che è ancora presto per valutarne gli effetti, ma evidenzia come il gettito stia andando meglio delle previsioni, mentre conferma che non è prevista una riforma delle pensioni e che l’IVA non sarà introdotta in questa legislatura, limitandosi allo studio degli impatti e a possibili correttivi del sistema monofase. Difende quindi la gestione della finanza pubblica e del sistema bancario, sostenendo che i risultati economici siano anche frutto dell’azione del Governo: “la mia risposta è che sicuramente va dato merito alla Democrazia Cristiana, che è presente da due legislature”, ricorda, citando una crescita del PIL del 3,5% nel 2024 e nel 2025, del 3% nel 2026 e una previsione del 3,4% nel 2027. Sul sistema bancario riconosce che gli impieghi sono ancora limitati rispetto alla raccolta, ma lo attribuisce ai nuovi requisiti prudenziali europei. Conferma infine l’impegno ad accelerare sul clarify addendum con Banca d’Italia dopo la firma dell’Accordo di Associazione e annuncia che il Congresso di Stato ha deciso di prorogare fino al 31 agosto il decreto sugli sconti ai carburanti.

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Segue al comma 3 l’esame del progetto di legge “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero”. In estrema sintesi, il testo abbassa alcuni parametri necessari per il riconoscimento delle associazioni datoriali, introducendo criteri più flessibili per consentire alle realtà esistenti di mantenere la registrazione, e aggiorna il trattamento economico dei componenti del Comitato Garante, fissando un compenso annuo di 7.500 euro, disciplinandone anche la responsabilità per dolo o colpa grave. 

Il Segretario di Stato per il Lavoro Alessandro Bevitori chiarisce che il provvedimento non nasce da un’iniziativa del Governo, ma da una richiesta condivisa di tutte le organizzazioni sindacali e datoriali. “Non si tratta quindi di una legge elaborata dal Governo, bensì del risultato condiviso dall’intero mondo economico e produttivo oggi rappresentato”, afferma, spiegando che l’obiettivo è garantire la continuità delle associazioni esistenti e risolvere anche il tema dell’adeguamento dei compensi del Comitato Garante, rimasti invariati per molti anni.

Dalle opposizioni non emerge una contrarietà al merito del testo, quanto piuttosto al metodo seguito. Gaetano Troina (Domani Motus Liberi) esprime rammarico per l’assenza di un confronto preventivo con le forze di minoranza, sostenendo che “con le opposizioni non c’è stato il minimo confronto su questo provvedimento” e auspicando un cambio di approccio nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Annuncia inoltre la presentazione di due emendamenti finalizzati a rafforzare i principi di libertà sindacale e rappresentanza. Per Iro Belluzzi (Libera), invece, il Segretario di Stato si è limitato a recepire una richiesta avanzata congiuntamente dalle parti sociali. Ricorda il lungo percorso che portò all’approvazione della legge del 2016 e osserva come l’esigenza di abbassare alcuni requisiti rappresenti anche un segnale politico. Emanuele Santi (Rete) ritiene corretto garantire la rappresentanza a tutte le associazioni, ma invita a interrogarsi sulle ragioni che rendono necessario modificare i parametri fissati dieci anni fa. “Se oggi si abbassano i requisiti significa che, rispetto a dieci anni fa, qualcosa è cambiato”, osserva, sottolineando come il Parlamento debba approfondire le cause di questa scelta e non limitarsi a ratificare un accordo raggiunto tra le parti sociali. Anche Nicola Renzi (Repubblica Futura) riconosce la necessità di intervenire per evitare problemi di rappresentatività alle associazioni, ma condivide le critiche sul percorso seguito. A suo avviso sarebbe stato preferibile coinvolgere tutte le forze politiche prima dell’arrivo del testo in Commissione, pur confermando che il suo gruppo non intende ostacolarne l’approvazione. 

Domani Motus Liberi presenta due emendamenti (entrambi respinti) con l’obiettivo di chiarire alcuni aspetti della Legge n. 59 del 2016 senza modificarne l’impianto. Il primo in particolare, illustrato da Gaetano Troina (D-ML), interviene sui permessi sindacali, precisando modalità e termini per la loro concessione e chiarendo il ruolo delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti aziendali. Troina sottolinea che “non vengono introdotti nuovi diritti, nuovi istituti o maggiori oneri a carico delle imprese o della pubblica amministrazione”, ma solo un adeguamento terminologico per superare alcune incertezze interpretative emerse nell’applicazione della norma. Il confronto si sposta poi sul metodo. Nicola Renzi (Repubblica Futura) ricorda che i lavori della Commissione possono proseguire soltanto grazie alla presenza dell’opposizione, annunciando l’astensione del suo gruppo sia sul progetto di legge sia sugli emendamenti. Sulla stessa linea interviene Emanuele Santi (Rete), che evidenzia come la maggioranza non disponga in quel momento del numero sufficiente di commissari per approvare autonomamente il provvedimento. Sul contenuto delle proposte interviene il Segretario di Stato Alessandro Bevitori, che ne riconosce l’interesse ma invita alla prudenza. Ricorda infatti che il progetto di legge nasce da un equilibrio raggiunto tra organizzazioni sindacali e datoriali e ritiene opportuno sottoporre ogni ulteriore modifica al loro esame prima di intervenire sulla normativa. “Mi sentirei più tranquillo ad intervenire su questa normativa soltanto dopo un confronto con le organizzazioni sindacali e datoriali”, spiega, impegnandosi a portare le proposte all’attenzione della Commissione Lavoro e delle parti sociali.

Il progetto di legge è messo in votazione e approvato con 8 voti favorevoli e 4 astenuti.

Di seguito una sintesi dei lavori

2. Riferimento in merito alla presentazione del Programma Economico 2027 da parte del Segretario di Stato per le Finanze ed il Bilancio, ai sensi dell’articolo 15 della Legge 18 febbraio 1998 n.30 e successivo dibattito 

Segretario di Stato Marco Gatti: Il Programma economico 2027 consolida il rinnovato valore strategico assunto negli ultimi anni. Dando continuità alla linea programmatica già intrapresa, supera definitivamente la vecchia impostazione puramente descrittiva del passato per confermarsi come uno strumento dinamico di visione e pianificazione anticipatoria. In piena armonia con quanto previsto dall’articolo 13 della Legge 18 febbraio 1998 n. 30, il documento individua le linee direttrici della politica economica e finanziaria che il Governo intende attuare nel 2027 e nel medio termine, concentrando l’attenzione sulle priorità e sugli interventi concreti e strutturali necessari per il Paese. Il Programma economico 2027 si colloca in una fase storica caratterizzata da profondi cambiamenti dell’economia internazionale, da una crescente complessità geopolitica e da trasformazioni strutturali che stanno ridefinendo gli equilibri economici, produttivi e finanziari a livello globale. Dopo il lungo ciclo di espansione trainato dalla globalizzazione, dalla stabilità monetaria e da condizioni finanziarie particolarmente favorevoli, oggi l’economia mondiale si confronta con un contesto molto più esposto all’incertezza e alla volatilità. Le tensioni geopolitiche, la frammentazione degli scambi internazionali, la ridefinizione delle catene del valore, la transizione energetica e ambientale e la rapida evoluzione tecnologica e digitale rappresentano fattori destinati a incidere strutturalmente sulle prospettive di crescita dei prossimi anni. In questo scenario le principali economie stanno orientando le proprie politiche verso il rafforzamento della sicurezza strategica, della resilienza industriale e dell’autonomia energetica e tecnologica. Parallelamente, il permanere di pressioni inflazionistiche superiori ai livelli registrati nel decennio precedente ha determinato un mutamento delle condizioni monetarie internazionali, con tassi di interesse in crescita e una maggiore attenzione alla sostenibilità dei debiti pubblici e privati. Anche l’Europa affronta una fase di trasformazione complessa, nella quale la necessità di sostenere la competitività del sistema economico europeo si accompagna alle sfide dell’invecchiamento demografico, della transizione ecologica e digitale e del rafforzamento della capacità industriale e tecnologica dell’Unione. In questo contesto assumono crescente rilevanza le politiche orientate agli investimenti strategici, all’innovazione, alla formazione del capitale umano e alla capacità di attrarre competenze e capitali. Per una piccola economia aperta come la Repubblica di San Marino queste dinamiche rappresentano contemporaneamente elementi di vulnerabilità e opportunità di sviluppo. La dimensione contenuta del sistema economico comporta una maggiore esposizione agli shock esterni e all’andamento dei mercati internazionali, ma costituisce anche un fattore favorevole in termini di flessibilità istituzionale, rapidità decisionale e capacità di adattamento. In questo quadro San Marino è chiamata a consolidare il percorso di rafforzamento economico e finanziario intrapreso negli ultimi anni, proseguendo nelle politiche di stabilizzazione e modernizzazione del Paese. La sostenibilità della finanza pubblica, il rafforzamento del settore bancario e finanziario, il sostegno alla competitività delle imprese, la promozione degli investimenti e dell’innovazione e il consolidamento del posizionamento internazionale della Repubblica costituiscono obiettivi strategici essenziali per garantire una crescita equilibrata e duratura. Accanto a queste sfide, il 2027 impone l’inserimento di alcuni pilastri strategici del programma economico. L’integrazione europea, il completamento dell’Accordo di Associazione e il progressivo recepimento dell’acquis comunitario rappresentano la pietra angolare del futuro economico della Repubblica. Questo passaggio richiederà un importante sforzo di adeguamento normativo da parte della Pubblica Amministrazione e del settore privato, ma aprirà prospettive inedite di accesso al mercato unico, abbattendo le barriere non tariffarie e consentendo alle imprese sammarinesi una piena equiparazione negli scambi e nei servizi. Sarà fondamentale accompagnare questa transizione con misure dedicate ai settori più vulnerabili alla concorrenza esterna. Un’altra priorità riguarda la transizione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti. In coerenza con gli obiettivi europei di sostenibilità e in un contesto internazionale ancora instabile, San Marino è chiamata a rafforzare il proprio percorso verso una maggiore autonomia e resilienza energetica. Assumono quindi particolare rilevanza gli interventi di efficientamento del patrimonio edilizio, lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, la diversificazione delle fonti e il sostegno agli investimenti nella green economy e nell’economia circolare. Si tratta di scelte che incidono direttamente sulla competitività del sistema produttivo, sulla sostenibilità della crescita e sulla capacità del Paese di affrontare le trasformazioni economiche e industriali in atto. Particolare rilevanza assumeranno anche la digitalizzazione dell’economia e lo sviluppo delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, che stanno modificando profondamente i modelli produttivi, organizzativi e amministrativi. Diventa quindi prioritario implementare programmi di formazione continua per la riqualificazione della forza lavoro, evitare disallineamenti nel mercato del lavoro e creare un quadro normativo ed etico favorevole capace di attrarre startup tecnologiche e nicchie di eccellenza digitale. San Marino può valorizzare le proprie caratteristiche di sistema istituzionale agile e dinamico, favorendo sperimentazione, innovazione e semplificazione amministrativa per creare un contesto favorevole allo sviluppo di attività ad alto valore aggiunto. Anche le dinamiche demografiche, caratterizzate dal progressivo invecchiamento della popolazione, impongono una riflessione sulla sostenibilità del sistema di protezione sociale e sanitaria. Il bilancio dello Stato dovrà coniugare il rigore fiscale con investimenti mirati nel welfare, nella digitalizzazione della sanità e nel sostegno alle famiglie, elementi fondamentali per mantenere elevata l’attrattività e la qualità della vita nel territorio sammarinese. In questo contesto generale il Programma economico 2027 persegue una strategia fondata su alcuni obiettivi prioritari: consolidare la stabilità economica e finanziaria del Paese, rafforzare la competitività del sistema produttivo, sostenere l’occupazione e la qualificazione del capitale umano, promuovere innovazione e internazionalizzazione e rafforzare le relazioni economiche e istituzionali con l’Europa e la comunità internazionale. L’azione del Governo sarà orientata a favorire uno sviluppo sostenibile, inclusivo e resiliente, capace di affrontare le trasformazioni in corso salvaguardando la coesione sociale e la solidità delle istituzioni economiche e finanziarie della Repubblica. In un contesto internazionale in continua evoluzione, la capacità di anticipare i cambiamenti, cogliere le opportunità offerte dalle nuove dinamiche economiche e rafforzare la credibilità del Paese costituirà un elemento determinante per garantire a San Marino prospettive di crescita stabile e duratura nel medio e lungo periodo. Per quanto riguarda i punti più significativi del Programma economico 2027, i quattro pilastri sono molto chiari. Il primo è sicuramente l’Accordo di Associazione, che rappresenta la pietra angolare della futura crescita del sistema Paese grazie alla piena integrazione nel mercato unico. Il recepimento delle quattro libertà consentirà di sviluppare quei comparti economici che oggi incontrano maggiori limiti di crescita proprio perché San Marino è ancora considerata Paese terzo rispetto all’Unione Europea. Il primo tra questi è il settore finanziario, oggi penalizzato dall’impossibilità di operare in libera prestazione di servizi per la mancanza del passporting europeo. L’Accordo di Associazione consentirà invece di lavorare a pieno titolo. Pur essendo previsto un periodo transitorio massimo di quindici anni, la sfida del Paese dovrà essere quella di anticipare il più possibile questi tempi, perché ogni anno perso significa perdere opportunità di crescita. Parallelamente sarà necessario proseguire con gli adeguamenti della Pubblica Amministrazione e con il recepimento delle normative europee. Recepire una direttiva non significa copiarla integralmente, ma tradurne i principi all’interno del proprio ordinamento nel modo più efficace e coerente possibile. Il secondo pilastro riguarda la sicurezza energetica e la transizione energetica. In questo settore sono già stati avviati importanti investimenti, in particolare attraverso l’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi, sia sul territorio sia fuori territorio, con particolare attenzione al fotovoltaico, che oggi rappresenta la tecnologia più avanzata nell’ambito della clean economy. L’Azienda continua inoltre a valutare nuove tecnologie, mentre cresce anche il contributo dei privati, che stanno investendo sempre più nella transizione energetica. Oggi la produzione fotovoltaica copre circa il 20% del fabbisogno nazionale e l’obiettivo è continuare ad aumentarla attraverso nuovi impianti pubblici e privati. Un’altra sfida fondamentale riguarda l’adeguamento agli standard internazionali in materia di antiriciclaggio. Tra il 2029 e il 2030 prenderà avvio il sesto ciclo di valutazione e il Paese dovrà arrivarci preparato. Per questo già dal 2027 sarà necessario adeguare il quadro normativo alla sesta direttiva antiriciclaggio e aggiornare il National Risk Assessment, cioè la valutazione nazionale dei rischi, elemento centrale nella futura valutazione di Moneyval, perché consente di dimostrare come il Paese individua i propri rischi e quali misure intende adottare per mitigarli. L’ultimo pilastro riguarda il sistema bancario e finanziario, che negli ultimi anni ha mostrato un costante miglioramento. Gli attivi di sistema nel 2025 sono cresciuti dell’1,8% rispetto al 2024. Il sistema registra un utile positivo per il quinto anno consecutivo, pari a circa 32 milioni di euro, e tutti gli istituti chiudono il bilancio in utile. È migliorata anche la qualità del credito, con i crediti deteriorati netti scesi all’11%, un primo importante traguardo anche se resta ancora strada da fare per avvicinarsi alla media europea del 2-4%. Crescono inoltre sia la raccolta diretta, aumentata di 459 milioni, sia la liquidità di sistema, salita dal 65 al 68% nell’aprile 2026. Anche il coefficiente di solvibilità è salito al 18,8% e i bilanci della Banca Centrale sono tornati in utile. L’ultimo bilancio approvato registra un risultato positivo di 11 milioni di euro, frutto anche di una migliore gestione degli investimenti e del mutato scenario dei tassi di interesse, oggi tornati positivi dopo gli anni dei tassi negativi. Questo ha consentito alla Banca Centrale di ristrutturare il proprio portafoglio e ottenere un ottimo risultato d’esercizio nel rispetto dei criteri di prudenza. Anche l’andamento generale dell’economia conferma un quadro positivo. Il PIL è cresciuto del 3,5% nel 2024; per il 2025 è attesa una conferma dello stesso dato; per il 2026 la stima è intorno al 3% e per il 2027 è prevista una crescita del 3,4%. Se confrontati con quelli italiani, pari allo 0,8% nel 2024, allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% previsto per il 2026 e il 2027, questi dati dimostrano che l’economia sammarinese sta crescendo in maniera significativa. Questo non significa potersi fermare, ma continuare a lavorare nella stessa direzione. Sono in crescita anche le esportazioni, aumentate del 2,4% tra il 2024 e il 2025. Anche il livello di occupazione continua a crescere e il tasso di disoccupazione, riferito al dato generale e non a quello in senso stretto, a maggio 2026 si attestava al 4,7%. Per quanto riguarda lo stato della finanza pubblica, il consuntivo 2025 evidenzia un avanzo primario pari al 2,4% del PIL, in crescita rispetto all’1,5% registrato nel 2024. Si tratta di un risultato dovuto in particolare al buon incremento del gettito dell’imposta sui redditi e ottenuto nonostante nel 2025 non fosse ancora pienamente entrata in vigore la riforma fiscale, rappresentando quindi un ulteriore segnale del buon andamento dell’economia. Sul fronte della gestione del debito pubblico, come già illustrato in altre occasioni, nel 2026 è stato completato il rollover del debito. Questa operazione ha consentito innanzitutto di mettere il Paese al riparo da quelli che oggi rappresentano i principali rischi derivanti dall’instabilità internazionale, in particolare dall’aumento dei tassi di interesse adottato per contenere l’inflazione. Le guerre in corso hanno infatti determinato un incremento del costo dei carburanti, che incide in maniera significativa sui trasporti. In Italia gran parte delle merci viene movimentata su gomma e l’aumento del costo del carburante si riflette inevitabilmente sui costi di trasporto, che successivamente vengono trasferiti sul prezzo finale dei prodotti. Inoltre, è difficile immaginare che un eventuale calo futuro del prezzo dei carburanti si traduca rapidamente in una riduzione dei prezzi al consumo: normalmente questo non accade, o comunque avviene molto raramente. Per quanto riguarda il bilancio 2026, se nel secondo semestre non interverranno cambiamenti drastici rispetto all’attuale andamento, prevediamo di raggiungere il pareggio finanziario di competenza. Sarebbe quindi un risultato positivo, nonostante quest’anno il bilancio debba sostenere maggiori oneri finanziari legati proprio all’operazione di rollover del titolo di Stato. 

Gaetano Troina (D-ML): È sempre difficile discutere questo documento, perché ogni anno ci ritroviamo, purtroppo, a fare più o meno le stesse considerazioni dell’anno precedente. È vero che quest’anno ci sono alcune differenze rispetto al Programma economico dello scorso anno, ma, dal nostro punto di vista, l’impostazione rimane sostanzialmente la stessa. Il Segretario, all’inizio della sua illustrazione, ha affermato di aver superato la vecchia impostazione descrittiva per trasformare il programma in uno strumento strategico. In realtà, dalla nostra analisi del documento emerge un testo di circa 145 pagine nel quale viene descritto il contesto internazionale, vengono riportate statistiche, riepilogate le attività delle Segreterie e indicati alcuni obiettivi. A nostro avviso, però, mancano le priorità, i cronoprogrammi, gli indicatori misurabili, le stime degli effetti economici, i costi, le coperture finanziarie e le nuove procedure amministrative. Anche quest’anno, quindi, ci troviamo a dire che questo documento assomiglia molto più a una relazione annuale sullo stato dell’economia, a una fotografia della situazione attuale, piuttosto che a un vero Programma economico. Manca, ad esempio, una stima di quanto dovrebbe crescere il PIL nel 2027, quali settori dovrebbero trainare questa crescita, quanto dovrebbero aumentare esportazioni, produttività e investimenti e, soprattutto, quale modello economico si intenda costruire per San Marino. È una questione che sottolineiamo costantemente e, in generale, non ci sembra che il Governo voglia realmente compiere una scelta precisa in questa direzione. La vera novità che abbiamo registrato, anche esaminando il programma di Governo della legislatura, è che l’Accordo di Associazione è diventato il presupposto di tutta la politica economica della maggioranza ed è stato individuato come la pietra angolare dello sviluppo economico del Paese. Tuttavia, oltre ai benefici che ci vengono prospettati, non siamo ancora riusciti a capire in che modo gli interventi di accompagnamento all’attuazione dell’accordo incideranno concretamente sullo sviluppo economico, quanto costeranno, come saranno finanziati e per quanto tempo dureranno. Continuiamo a ripeterlo, anche a costo di sembrare ripetitivi: non ci pare esista ancora un’idea precisa dei costi e dei benefici complessivi di questa operazione. Colgo anche l’occasione per fare una considerazione. Ho seguito con attenzione la trasmissione andata in onda ieri sera su San Marino RTV, nella quale sono stati approfonditi questi temi, e ho ascoltato con interesse anche l’intervento del Segretario Beccari. Continuo però a esprimere una forte preoccupazione per quanto riguarda l’attività preparatoria della Pubblica Amministrazione rispetto a tutto ciò che dovrà essere recepito. Ad oggi, al di là di qualche incontro formativo – mi risulta quattro – durante i quali è stata illustrata la storia dell’Unione Europea, la sua nascita, i suoi fondatori e i principi che ne hanno guidato prima la Comunità e poi l’Unione, sostanzialmente non è stato fatto molto. Fanno eccezione alcuni dipartimenti che, evidentemente, si sono mossi autonomamente o hanno compiuto uno sforzo maggiore rispetto ad altri. Nel complesso, però, la Pubblica Amministrazione non mi sembra affatto pronta. Per questo rinnovo la domanda già posta dalla collega Andruccioli, che non ha ancora ricevuto risposta: se, come dite, a settembre verrà firmato l’Accordo di Associazione, cosa succederà il giorno dopo? Perché l’impressione è che, al di là della soddisfazione per un passaggio storico e delle inevitabili celebrazioni, non esista ancora un’idea chiara di come procedere concretamente. E il tempo non è molto. Ad oggi non ho ancora ricevuto una risposta convincente su questo punto. Cambiando argomento, nel documento vengono affrontati temi sicuramente attuali, come l’intelligenza artificiale e la sandbox dedicata a questo settore. La mia domanda è molto semplice: oggi a San Marino non esiste alcuna regolamentazione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Cosa si intende fare? Esistono idee concrete? Il mondo sta correndo a una velocità impressionante. È notizia di questi giorni che le aziende che sviluppano queste tecnologie fanno quasi fatica a stare al passo con la rapidità con cui l’intelligenza artificiale evolve, ragiona, si autoregola e arriva perfino a darsi dei limiti. Noi, invece, continuiamo semplicemente a parlarne. Magari la utilizziamo anche, ma nel nostro ordinamento non esiste ancora alcuna disciplina specifica. Credo sia arrivato il momento di affrontare seriamente questo tema anche a livello politico, avviando riflessioni e formulando proposte concrete. Lo stesso vale per la sandbox. Al di là dell’approvazione del progetto e di alcuni annunci sui mezzi di informazione, non ho ancora visto alcuna sperimentazione concreta in procinto di partire per testare realmente questo nuovo strumento. Cosa intende fare il Governo? Ci sono richieste da parte di imprese o aziende interessate a utilizzare la sandbox? Si stanno valutando progetti specifici, come quello del gruppo cinese con cui stiamo sperimentando l’autobus a guida innovativa? Queste sono soltanto alcune delle domande che avrei voluto porre sul Programma economico. Continuo però ad ascoltare programmi, idee, progetti, richiami all’Accordo di Associazione e agli obiettivi futuri, ma di proposte realmente concrete, fino ad oggi, ne ho viste poche. 

Nicola Renzi (RF): E’ vero, questo documento forse meriterebbe di essere rivisto. Ricordo che nella passata legislatura, quando chiedevamo quali fossero le idee generali del Governo o quale fosse la sostenibilità del debito, ci veniva risposto che tutto era contenuto nel Programma economico. In questa legislatura ce lo dicono un po’ meno, ma il Programma economico sta diventando sempre più un documento difficile da maneggiare. Ci siamo passati un po’ tutti: normalmente si chiedeva a un Segretario di Stato, generalmente quello alle Finanze o quello con delega agli Affari politici, di tirare le fila del documento e poi arrivavano i contributi delle varie Segreterie di Stato, che venivano assemblati quasi come un collage. Forse l’aspetto che emerge maggiormente ancora oggi è proprio questo: il documento mantiene un’impostazione da collage e non riesce a ricomporsi in una visione organica e unitaria. Faccio alcuni esempi e pongo alcune domande, perché credo che questa analisi possa essere utile. Prima però due premesse. La prima è un ringraziamento alla Presidente: quando non siamo d’accordo lo diciamo, ma in questo caso condivido la scelta di discutere il Programma economico entro luglio e non semplicemente di depositarlo entro luglio per poi esaminarlo mesi dopo. La seconda è che concordo con il Segretario su un punto, forse l’unico: da oggi in avanti lo sviluppo del Paese, la sua sostenibilità e tutto ciò che riguarda il nostro futuro dovranno essere letti nell’ottica dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e delle opportunità che esso offrirà, insieme naturalmente anche agli obblighi che ne deriveranno. Su questo dobbiamo essere onesti. Tuttavia, la mia forza politica è convinta che, se sapremo coglierle, le opportunità saranno molte di più degli obblighi. Fatte queste premesse, entro nel merito. Da almeno sette o otto anni il Fondo Monetario Internazionale ci rivolge tre raccomandazioni fondamentali sul fronte delle entrate dello Stato: la riforma dell’IGR, la riforma pensionistica e l’introduzione dell’IVA. Non voglio esprimere un giudizio sulla bontà di queste riforme; mi interessa capire quale sia la posizione del Governo. Dal Programma economico non sono riuscito a comprenderlo chiaramente e lo avevo già chiesto anche in altre occasioni. La riforma dell’IGR produrrà davvero i risultati attesi? Quanto inciderà l’aumento dell’1% previsto per le imprese e quali saranno gli effetti complessivi delle altre misure introdotte? Sul tema delle pensioni, dobbiamo aspettarci in questa legislatura un nuovo intervento di revisione della riforma pensionistica, come era stato in qualche modo lasciato intendere nella scorsa legislatura, oppure no? E ancora: qual è la visione del Governo rispetto all’introduzione di un sistema IVA? Sono tre questioni fondamentali. Un altro tema riguarda il debito irredimibile. In quanti anni il Governo intende completare il percorso già avviato con le emissioni obbligazionarie interne per trasformare il debito irredimibile di Cassa di Risparmio in debito riconosciuto dello Stato, inserendolo definitivamente nel bilancio pubblico? Qual è il cronoprogramma concordato con il Fondo Monetario per arrivare alla soluzione di questa partita? Per quanto riguarda l’energia, oggi abbiamo assistito alla conferenza stampa sull’invaso del Torello e ci è stato detto che l’impianto di Brescia entrerà in funzione a dicembre. Attendiamo che ciò avvenga. Ma, al di là di questo, ci interessa capire un’altra cosa. Abbiamo sentito parlare anche dell’ipotesi di un inceneritore, o termovalorizzatore. Il Governo sta già valutando questa possibilità? Sono stati avviati studi? Con quali partner? Noi non siamo pregiudizialmente contrari a un termovalorizzatore, non facciamo battaglie ideologiche. Però riteniamo che debba essere una scelta seria, inserita in una strategia complessiva sull’energia, sull’approvvigionamento energetico e sulla gestione dei rifiuti, tema che oggi è tutt’altro che risolto, visto che ancora discutiamo se introdurre o meno una raccolta differenziata spinta e integrata. Per quanto riguarda la sostenibilità del bilancio, credo che le domande sulle tre riforme siano centrali. È vero che sono stati compiuti passi avanti e questo va riconosciuto, ma continuiamo a non vedere una linea programmatica chiara da qui ai prossimi dieci anni. C’è poi il tema dello sviluppo economico. La domanda che credo si pongano molti sammarinesi è semplice: l’economia va bene grazie a questo Governo oppure nonostante questo Governo? Dopo il Covid abbiamo avuto una forte ripresa e una straordinaria resilienza della nostra economia. È un dato positivo. Ma se mi si chiedesse di citare una legge di questo Governo che abbia determinato quella crescita, farei fatica a individuarla. Credo piuttosto che abbiamo beneficiato di una congiuntura favorevole successiva alla pandemia, che ha dato grande respiro al nostro sistema economico, con effetti positivi sull’occupazione e sullo sviluppo. Vorrei poi ricordare alcuni episodi che hanno segnato il percorso di questa legislatura. Abbiamo avuto il caso del DES, o comunque la vicenda che è esplosa in questa fase politica, e successivamente quella dei Bulgari. A questi si è aggiunta anche la questione Amazon. Il problema non è che operatori di livello internazionale si avvicinino a San Marino; il problema è che il Paese non sembra ancora avere gli strumenti per relazionarsi in maniera adeguata con realtà di questo livello, siano esse assolutamente credibili come Amazon oppure molto più discutibili, come accaduto in altre esperienze. Infine, vorrei affrontare il tema della Commissione per le riforme istituzionali. Ne sento parlare spesso e, da Presidente della Commissione stessa, devo dire che non riesco a capire se debba continuare a vivere oppure no. È rimasta ferma per quattro mesi e non ho ancora capito il motivo. Probabilmente dovrò fare anche qualche riflessione personale e trarne le conseguenze. Tuttavia oggi sento dire che proprio in quella Commissione si dovrebbe discutere anche del recepimento della normativa europea. Io rivolgo un appello alla maggioranza: fateci capire quale sia l’idea. A me interessa poco dove si svolgerà il confronto; ciò che conta è definire lo strumento con cui recepire l’acquis comunitario adattandolo alla realtà sammarinese. Se avete già individuato una soluzione e una modalità operativa, ditelo chiaramente. Non c’è nemmeno bisogno di convocare la Commissione per le riforme istituzionali: adottiamo quella soluzione e andiamo avanti. Allo stesso tempo voglio ricordare l’esperienza di Andorra. Durante le visite istituzionali e i confronti avuti con gli esponenti andorrani sono rimasto colpito dal loro livello di preparazione. Ci hanno illustrato circa settanta leggi che ritengono necessarie per adeguare il loro ordinamento all’Accordo di Associazione e ci hanno detto che molte di queste sono già pronte per essere adottate. Ecco, la domanda che rivolgo al Governo è questa: noi oggi siamo allo stesso livello di analisi e di preparazione? Mi auguro sinceramente che la risposta sia sì. Se sarà così, da parte nostra arriverà un grande applauso al Governo. 

Luca Gasperoni (PDCS): Vorrei accendere un paio di focus su questo Programma che, nonostante le critiche ricevute in precedenza, rappresenta comunque un passo avanti. L’ho riscontrato soprattutto per quanto riguarda i dati e le statistiche, aspetto nel quale il Programma precedente era sinceramente molto carente. Si sta quindi iniziando un percorso di maggiore trasparenza e di maggiore chiarezza sul piano statistico, e questo ci aiuta perché, se dobbiamo elaborare proposte, previsioni o programmi per il futuro, è indispensabile sapere con precisione di cosa stiamo parlando. Il primo tema su cui voglio soffermarmi è quello energetico. Credo che ormai questo argomento sia diventato centrale in tutti gli Stati, perché l’energia è il motore di tutto. Dobbiamo quindi porci alcune domande. Per molti anni siamo rimasti in panchina su questo tema, nel senso che non è mai stata affrontata la questione fondamentale: San Marino, dal punto di vista energetico, produce pochissimo e soprattutto non dispone di materie prime, come gas e idrocarburi. Per questo, rispetto ad altri Paesi, ha bisogno di una strategia diversa. I punti fondamentali sono innanzitutto la transizione energetica, che San Marino sta comunque affrontando. Oggi l’unica vera fonte di produzione energetica interna è il fotovoltaico, che copre una quota compresa tra il 5 e il 10% del fabbisogno nazionale. Il Segretario potrà sicuramente fornire dati più precisi, ma credo sia giusto riconoscere anche il valore dell’impianto acquistato fuori territorio. È stata una prima scelta strategica importante, che consentirà di aumentare la produzione di energia, pur se al di fuori dei confini della Repubblica. Vedremo se in futuro ci saranno altri bandi o ulteriori acquisizioni che possano portarci a una maggiore indipendenza energetica, almeno per quanto riguarda l’energia elettrica. Rimane poi la questione degli idrocarburi. Come sappiamo, siamo ostaggio della volatilità dei mercati, aggravata negli ultimi tempi anche dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz. Questo ci pone in una situazione di difficoltà. Dobbiamo però riconoscere che San Marino dispone di strumenti come la Smac Card, che consentono di contenere almeno in parte il prezzo dei carburanti e di attenuarne l’impatto. Anche sotto questo profilo siamo quindi relativamente avvantaggiati. C’è poi il Piano Energetico Nazionale, che scadrà nel 2026. Sarà quindi necessario predisporre un nuovo piano che guardi almeno ai successivi quattro anni, proiettandoci verso il 2030. Credo che questo rappresenti un passaggio importante. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con il recente accordo firmato a Baku sul gas, che dovrebbe mitigare la volatilità dei prezzi e ridurre anche i costi legati all’intermediazione. Si tratta di un vantaggio significativo. Abbiamo poi un’altra risorsa fondamentale, che è l’acqua. Come ha già ricordato il Segretario in Commissione, è previsto l’ampliamento del bacino imbrifero del Torello, intervento che rappresenta un ulteriore tassello positivo. Allo stesso modo, l’eventuale ingresso nel consorzio della diga di Ridracoli potrebbe costituire un’importante opportunità, soprattutto nei periodi estivi, mettendoci maggiormente al riparo da possibili carenze idriche. C’è infine un altro grande tema che nel Programma viene affrontato solo marginalmente, cioè quello dei rifiuti. Anche nell’ultimo Consiglio Grande e Generale si è aperto il dibattito sul termovalorizzatore. Credo che il nuovo Piano energetico, da predisporre a partire dal 2027, dovrebbe affrontare anche questa questione. Occorre capire di quali rifiuti stiamo parlando, quale capacità produttiva potrebbe avere un eventuale impianto e quale contributo potrebbe offrire. Questo documento potrebbe rappresentare il punto di partenza per aprire una riflessione seria su possibili scenari futuri. Intanto è importante mettere il tema sul tavolo; poi sarà la politica a compiere le necessarie valutazioni. L’ultimo aspetto sul quale desideravo soffermarmi, e che nel Programma è passato forse un po’ sotto traccia, riguarda il ruolo di Poste come multiutility pubblica. Ho letto alcuni passaggi molto interessanti sullo sviluppo della filatelia e della numismatica, con possibili nuove emissioni. Considerando anche il forte interesse che oggi esiste per il mercato dell’oro, potrebbe esserci uno spazio di sviluppo interessante anche per la Repubblica di San Marino. Il punto che però mi interessa maggiormente riguarda il servizio di consegna dei pacchi Amazon. Dal documento emerge che sarebbero state avviate interlocuzioni dirette con Amazon affinché Poste possa fungere da centro di raccolta dei pacchi destinati ai cittadini sammarinesi, completando direttamente la consegna all’utente finale. Questo avrebbe un duplice vantaggio: da un lato verrebbe mantenuto il livello di servizio che rappresenta uno dei punti di forza di Amazon; dall’altro San Marino potrebbe incassare la monofase, che oggi invece viene persa perché i pacchi arrivano attraverso l’Italia e vengono assoggettati all’IVA italiana. Credo che questo possa rappresentare un’opportunità concreta sia per Poste sia per le finanze pubbliche. 

Sandra Stacchini (PDCS): Anch’io, come il collega Gasperoni, plaudo alla qualità di questo Piano economico rispetto a quelli degli anni precedenti, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto statistico. Faccio anche un appunto al collega Troina, che chiedeva l’inserimento di un cronoprogramma: stiamo parlando di un documento riferito a un solo anno, il 2027, quindi ritengo che un cronoprogramma possa essere superfluo. Il Piano è in realtà molto ricco. Escludendo gli interventi sul territorio, che sono elencati in maniera dettagliata e compiuta, ci sono più di quaranta punti di interesse e numerose misure a favore della cittadinanza. Vorrei ricordare quelli che, a mio avviso, sono i diciotto punti principali che dovranno essere realizzati nel corso dell’anno. Innanzitutto, la fatturazione elettronica interna, che completerà la tracciabilità dei ricavi e si affiancherà all’adozione del software SMAC su tutti i punti di pagamento. Questi strumenti diventeranno un’infrastruttura per la certificazione delle operazioni di vendita, per un migliore accertamento fiscale e per una maggiore competitività del sistema economico. Nel 2027 entreremo poi nella fase attuativa dell’ICEE, con l’avvio della raccolta dei dati presumibilmente anche ai fini di bonus, come ad esempio quello relativo al rimborso dei libri. Sempre nel 2027 avremo il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione, che avrà un impatto sia sul piano organizzativo sia su quello economico. Dovrà inoltre essere realizzata un’Autorità statistica autonoma e sappiamo tutti quale importanza rivesta questo obiettivo anche a livello internazionale. Dovranno essere liberati spazi nei cimiteri e sarà avviata una campagna di estumulazione delle tombe più datate. Sarà poi attuato un programma strutturato di formazione e sensibilizzazione contro il cyberbullismo e il disagio giovanile. Su questo tema, di particolare rilevanza sociale, occorrerà definire con attenzione tempi e modalità. Proseguiranno anche la digitalizzazione e l’ampliamento delle funzioni del fascicolo sanitario. Personalmente non ho mai compreso come sia possibile dover ritirare di persona i certificati di malattia o come le attività del servizio donatori non siano ancora integrate. Auspico quindi che il fascicolo sanitario diventi sempre più uno strumento completo. È fondamentale anche l’ampliamento del Casale La Fiorina per la residenza degli anziani, anch’esso inserito nel Programma 2027. È superfluo ricordare quanto questo intervento sia urgente e prioritario per il Paese, considerate le lunghe liste d’attesa per l’ingresso. Sempre in ambito ISS, sono previsti nuovi orari per i servizi ospedalieri, che dovranno essere operativi anche nel pomeriggio, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e avviare la libera professione dei medici. È inoltre prevista la creazione di spazi sociali e ricreativi intergenerazionali, coordinati da personale sociosanitario. L’Accordo di Associazione consentirà anche di superare il problema del mancato cumulo pensionistico per i medici e porterà alla realizzazione di una tessera europea di assicurazione malattia, che permetterà di ricevere cure in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si tratta di un passaggio fondamentale per tutti i cittadini residenti. Per quanto riguarda i rifiuti, è prevista l’estensione della raccolta porta a porta a tutti i Castelli, insieme agli investimenti rivolti all’autonomia energetica, tema ricordato anche dal collega Gasperoni. Sul fronte delle imprese sono previste la realizzazione di una Camera arbitrale internazionale presso la Camera di Commercio, una normativa sul noleggio dei veicoli, una sulle holding e una sul diritto d’autore. Dovranno inoltre essere introdotti interventi normativi fondamentali in materia di crisi d’impresa, oggi assenti nella Repubblica e assolutamente necessari. Sarà necessario agire anche sulla normativa FONDISS per incrementare i rendimenti del fondo attraverso una gestione diversa. C’è poi il tema Amazon, ricordato dal collega Gasperoni, con la possibilità di consegnare i pacchi destinati ai sammarinesi attraverso Poste San Marino, che potrebbe fungere anche da tramite per il pagamento della monofase sui pacchi esenti da IVA. Personalmente ritengo che questa misura possa rappresentare una vera rivoluzione anche per le casse dello Stato. È infine in elaborazione una nuova normativa per l’edilizia sociale, la cui prima lettura dovrebbe arrivare nel 2026, insieme alla realizzazione di nuove abitazioni, come quelle previste nel condominio di Acquaviva. Questi, a mio avviso, sono i punti più importanti ed era giusto ricordarli. 

Luca Della Balda (Libera): Io vorrei soffermarmi su due punti. Il primo è legato alla transizione energetica e al tema del termovalorizzatore o, comunque, della lavorazione dei rifiuti finalizzata alla produzione di energia. A San Marino abbiamo un grosso vincolo a monte, rappresentato dal Codice ambientale: il Decreto Delegato n. 44 del 2012 vieta infatti l’importazione dei rifiuti nel territorio sammarinese. Si tratta, a mio avviso, di una norma eccessivamente restrittiva, che deve essere eliminata o quantomeno modificata, perché esistono diverse tipologie di rifiuti. La legge non distingue tra rifiuti pericolosi e non pericolosi, tra quelli destinati allo smaltimento e quelli destinati al recupero, né tiene conto della loro provenienza dall’Italia o da altri Paesi. Se vogliamo iniziare a parlare seriamente di termovalorizzazione o di lavorazione dei rifiuti finalizzata alla produzione di energia pulita e rinnovabile, dobbiamo prima intervenire su questo testo normativo. Mi auguro che ciò venga fatto, perché l’attuale sistema economico offre possibilità di trattamento e riciclo dei rifiuti capaci di favorire lo sviluppo delle aree nelle quali sorgono questi impianti. Spero quindi che anche San Marino si adegui in questa direzione. Il secondo aspetto che vorrei sottolineare, cercando di essere pragmatico e andando oltre le ottime osservazioni e il quadro positivo tracciato dal Programma economico, riguarda la possibilità di sviluppare a San Marino una normativa specifica sulle holding di partecipazione. Ne ho già parlato con alcuni componenti della Commissione e con altri colleghi consiglieri. Si potrebbe predisporre una disciplina ispirata alle migliori pratiche europee, come quelle adottate in Lussemburgo, nei Paesi Bassi, in Irlanda e nel Liechtenstein. Una normativa di questo tipo potrebbe portare a San Marino ricchezza e patrimoni certificati, controllati e puliti, sviluppando allo stesso tempo un settore capace di creare lavoro qualificato all’interno del territorio. Se valutata anche in relazione a eventuali crisi bancarie, questa disciplina potrebbe consentire la riconversione e la destinazione di numerosi operatori verso questo nuovo settore. Credo quindi che una normativa sulle holding di partecipazione, soprattutto nella prospettiva dell’Accordo di Associazione, potrebbe permettere a San Marino di raggiungere livelli superiori rispetto a quelli attuali. 

Emanuele Santi (Rete): Rispetto alla relazione, vorrei fare alcune considerazioni su questo documento che, a mio avviso, rappresenta più una fotografia della situazione attuale, con analisi certamente interessanti, che un vero programma economico. Ce lo diciamo ogni anno: spesso il Programma economico assomiglia più a un libro dei sogni e saremmo già soddisfatti se anche solo il 10% di quanto vi è contenuto venisse effettivamente realizzato. Mi auguro che questa sia davvero l’intenzione del Governo e che ci siano la volontà e la possibilità di concretizzarlo. È però evidente che negli ultimi anni l’attività politica sia stata assorbita soprattutto dalla gestione delle emergenze e delle vicende che si sono susseguite: prima la questione del DES, poi quella dei decreti, successivamente il caso Bulgari. Insomma, l’attenzione del Governo è stata rivolta più a risolvere, o comunque a cercare di risolvere, queste problematiche piuttosto che a definire vere strategie di sviluppo. Credo che anche i colleghi della maggioranza debbano riconoscere che questi primi due anni di legislatura sono stati fortemente condizionati da queste vicende.  Vorrei poi soffermarmi su alcuni dati contenuti nel Programma economico. Il primo riguarda la raccolta bancaria. Mentre la raccolta diretta è rimasta sostanzialmente stabile – passando da circa 3 miliardi e 600 milioni nel 2019 a circa 3 miliardi e 700 milioni oggi – ciò che è cresciuto in maniera significativa è la raccolta indiretta, passata da 1 miliardo e 600 milioni nel 2019 a oltre 3 miliardi e 200 milioni nel 2026. Questo significa che a San Marino si sono sviluppate molte più gestioni patrimoniali e che numerosi operatori hanno trasferito nel sistema sammarinese patrimoni, titoli e investimenti finanziari. È un dato positivo che ha portato la raccolta complessiva del sistema bancario a quasi 7 miliardi di euro, rispetto ai poco più di 5 miliardi del 2019. Tuttavia, questo incremento è dovuto quasi esclusivamente al raddoppio della raccolta indiretta.  A questo dato, però, si contrappone quello degli impieghi. Nel 2019 gli impieghi lordi ammontavano a circa 2 miliardi e 600 milioni, mentre oggi si attestano intorno a un solo miliardo di euro. Questo significa che, a fronte di una raccolta diretta di circa 3 miliardi e 700 milioni, il sistema bancario impiega nell’economia soltanto un miliardo. Non voglio esprimere giudizi, ma ritengo che questo sia un tema sul quale l’Aula debba interrogarsi. Oggi il sistema bancario dispone di una liquidità che sette o otto anni fa non aveva, quando era gravato dagli NPL e da una situazione completamente diversa. Oggi quella situazione si è ribaltata: c’è una forte disponibilità di liquidità che, a mio avviso, non viene valorizzata adeguatamente e che spesso viene destinata a operazioni fuori territorio. Credo che questo meriti una riflessione.  Sempre sul sistema bancario, manca ancora il memorandum con Banca d’Italia. Sappiamo che, sul tema della vigilanza, l’Italia ha richiesto un clarify addendum. Vorrei fare una richiesta. Non ero presente alla Commissione che si è svolta alcune settimane fa e, pur essendo commissario, non ho avuto accesso all’ordine del giorno approvato dalla maggioranza. Non è pubblicato e ritengo che questo non sia accettabile. Chiederò copia ai colleghi dell’opposizione, ma credo che quel documento debba essere reso pubblico. Sul memorandum con Banca d’Italia si gioca una partita fondamentale, anche in vista dell’Accordo di Associazione, perché la vigilanza bancaria rappresenta uno degli elementi strategici per il futuro del nostro sistema finanziario. Inoltre resta aperta la questione della Banca di San Marino: vorremmo capire a che punto sia l’operazione di vendita e se vi sia realmente un nuovo investitore interessato. Al di là di questo specifico caso, ritengo indispensabile fare piena chiarezza sul memorandum con Banca d’Italia e sul clarify addendum.  Per quanto riguarda l’Accordo di Associazione, vedo due aspetti fondamentali. Il primo riguarda il recepimento della normativa europea. Se domani si firmasse l’accordo, mentre altri Paesi hanno già predisposto il percorso legislativo necessario, noi non siamo ancora pronti. Ricordo bene che il nostro ordinamento costituzionale non prevede un recepimento automatico della normativa europea. Dovremo quindi intervenire sia sul piano normativo sia sulle modalità con cui recepiremo l’acquis comunitario. Se non siamo preparati nemmeno sotto questo profilo, è difficile immaginare che saremo pronti per l’attuazione dell’accordo.  Il secondo aspetto riguarda la Pubblica Amministrazione. Oggi abbiamo visto soltanto qualche relazione generale, ma la realtà è che la macchina amministrativa non è pronta a sostenere l’impatto dell’Accordo di Associazione. Più che limitarci alle celebrazioni per questo importante passaggio storico, dovremmo iniziare concretamente a lavorare sull’attuazione dell’accordo. Su questo siamo in ritardo: non è stato fatto poco, è stato fatto praticamente nulla.  Ci sono poi alcune questioni di stretta attualità che, a mio avviso, meritano attenzione. Oggi abbiamo letto dell’intesa sottoscritta con il Comune di San Leo per l’ampliamento del bacino del Torello e per la realizzazione di un impianto fotovoltaico su terreni dell’AASS. Sono iniziative che potrebbero anche essere meritorie, ma noi non conosciamo i contenuti economici, gli aspetti tecnici o quelli operativi. Le apprendiamo dalle conferenze stampa o dal telegiornale, mentre questa dovrebbe essere la sede nella quale discuterle. So che questo tema rientra più propriamente nelle competenze della Commissione IV, ma il Segretario ha anche la delega all’energia e credo sia opportuno fornire chiarimenti. Nel Piano energetico nazionale approvato si parlava di fotovoltaico interno; oggi ci troviamo invece con due impianti realizzati fuori territorio. Vorremmo semplicemente capire quale strategia si intenda seguire.  Lo stesso vale per il progetto BYD. Abbiamo appreso dalla stampa che l’azienda dovrebbe avviare una sperimentazione tramite la sandbox, realizzare un centro di omologazione e un’infrastruttura di ricarica veloce. Ma quali saranno i costi per lo Stato? Quale sarà l’entità dell’investimento? Quali aree saranno coinvolte? Non è curiosità: è il livello minimo di informazione che quest’Aula dovrebbe avere.  Analogo discorso vale per il contratto del gas con SOCAR Azerbaijan. Sono passati due mesi dall’annuncio, ma non conosciamo le condizioni dell’accordo, il business plan, le modalità di trasporto del gas, i costi di vettoriamento o altri elementi essenziali. Sentiamo parlare di condizioni vantaggiose e di sicurezza degli approvvigionamenti, ma senza alcun dato concreto.  Vorrei poi richiamare la riforma dell’IGR approvata nell’ottobre 2025. Dal 1° gennaio 2027 entrerà pienamente in vigore e quella legge demandava a numerosi regolamenti l’attuazione di aspetti fondamentali: la disciplina delle perdite fiscali, la gestione dei titolari effettivi, la tenuta dei registri, gli oneri deducibili e soprattutto tutta la parte relativa ai controlli prevista dall’articolo 35. Chiedo quindi se tutti questi regolamenti siano stati predisposti, perché la riforma non si esaurisce con l’approvazione della legge, ma richiede tutti gli strumenti applicativi previsti.  Concludo con il tema dei carburanti. Oggi mi aspettavo il decreto relativo agli sconti sulla benzina. In Italia benzina e gasolio hanno ormai superato abbondantemente i due euro al litro. A San Marino, con la Smac Card, siamo ancora sotto questa soglia grazie agli sconti in vigore fino a luglio, ma dal mese di agosto, senza nuovi interventi, rischiamo di tornare oltre i due euro al litro. In questo momento, considerato il caro vita e le difficoltà che molte famiglie stanno vivendo, ritengo necessario un intervento deciso sui carburanti, almeno per i mesi di agosto e settembre, in attesa che la situazione internazionale si stabilizzi. Attraverso la Smac Card abbiamo gli strumenti per intervenire autonomamente. Mi auguro quindi che il Governo adotti rapidamente un provvedimento in questa direzione.

Tommaso Rossini (PSD): Ci sono effettivamente tante voci e tante situazioni contenute in questo Programma economico. Vorrei soffermarmi soltanto su alcuni aspetti che hanno maggiormente attirato la mia attenzione e che, in parte, sono già stati richiamati dai colleghi. Il primo riguarda il recepimento dell’acquis comunitario, considerato che ci stiamo avviando verso la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Mi auguro che le prime energie vengano dedicate proprio a questo obiettivo, affinché il Paese arrivi preparato al momento della firma e possa partire immediatamente senza ulteriori ritardi. Sarà quindi necessario predisporre la Pubblica Amministrazione, gli uffici e anche le imprese ad affrontare questa importante svolta che, auspichiamo, arriverà già nel prossimo autunno. Un altro tema fondamentale è quello dell’approvvigionamento energetico, sia per quanto riguarda l’energia sia per quanto riguarda i carburanti, nell’ottica di raggiungere un’importante indipendenza energetica. L’autonomia completa del Paese è probabilmente un’utopia, ma gli investimenti effettuati nel parco fotovoltaico fuori territorio, quelli che si stanno programmando e le collaborazioni con soggetti come Romagna Acque, così come il potenziamento dell’invaso del Torello, vanno certamente nella giusta direzione. Considerato che il nostro territorio è limitato, credo sia opportuno continuare a sviluppare partnership con enti della Romagna e anche delle vicine Marche, che stanno investendo molto nella sostenibilità. San Marino potrebbe diventare un partner importante in questo percorso. Un altro tema che ritengo centrale e del quale si è parlato poco riguarda gli interventi sulle scuole. Molti edifici scolastici, dagli asili nido fino alle scuole superiori, hanno ormai molti anni e necessitano di manutenzione e ammodernamento. È quindi fondamentale continuare a investire su queste strutture. Non possiamo poi mettere in secondo piano la sanità. Che si tratti di un nuovo ospedale, di nuovi reparti o comunque di un potenziamento dei servizi, è importante mantenere alta l’attenzione su questo settore, orientandosi verso una soluzione sostenibile e adeguata alle dimensioni del nostro territorio. Personalmente ritengo che San Marino non debba cercare di essere specializzato in ogni disciplina, ma possa concentrarsi su alcuni settori nei quali il territorio circostante sia meno specializzato, costruendo una rete di collaborazione con Emilia-Romagna, Marche e Toscana. C’è poi tutto il tema della digitalizzazione, ormai imprescindibile, ma che deve essere accompagnato da un percorso di formazione e di consapevolezza. L’utilizzo del digitale, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie è sempre più diffuso, ma dobbiamo comprendere gli strumenti che utilizziamo e insegnare soprattutto ai giovani a farne un uso corretto. Per questo ritengo fondamentale investire nella formazione. Nell’ultimo Consiglio Grande e Generale è stato approvato un ordine del giorno che impegna anche l’Università a svolgere una ricerca sull’utilizzo delle piattaforme digitali e dei dispositivi elettronici. Già oggi vediamo bambini di pochi mesi utilizzare gli smartphone. È una situazione preoccupante e, se non formiamo e informiamo adeguatamente i genitori e chi si occupa dell’educazione dei più piccoli sui possibili effetti negativi di questi strumenti, non possiamo poi sorprenderci se, crescendo, i ragazzi ne diventano dipendenti. La formazione e l’informazione rappresentano quindi il primo vero investimento da fare. Un altro aspetto importante riguarda il turismo. La partecipazione all’Expo di Belgrado rappresenta certamente un’opportunità e credo che su questa strada si debba continuare. Non dobbiamo limitarci a promuovere San Marino come un Paese ricco di storia e tradizioni, ma dobbiamo valorizzare anche il nostro know-how, le nostre imprese e strumenti innovativi come la Sandbox e San Marino Innovation, che possono offrire opportunità concrete agli investitori internazionali interessati a sviluppare attività nella Repubblica. Infine, il tema dell’ambiente e dei rifiuti deve essere incentivato non solo per ragioni di sostenibilità ed efficienza energetica, ma anche di decoro urbano. Mi auguro che le nuove isole ecologiche non si trasformino in ciò che oggi vediamo spesso lungo le strade. Posso dire, anche per esperienza personale, che la raccolta differenziata porta a porta rappresenta una vera scuola di educazione civica, perché insegna concretamente ai cittadini come differenziare correttamente i rifiuti e a gestirli nelle giuste quantità. Nel complesso ritengo che il Programma economico contenga molti obiettivi importanti. Mi auguro che si riescano a individuare con chiarezza le vere priorità del Paese, così da proseguire nel percorso di crescita, ora che San Marino sembra finalmente uscire dalla fase più difficile vissuta negli ultimi dieci-quindici anni. 

Luca Boschi (Libera): Questo strumento, il Piano economico, sembra quasi assumere la forma di un vero e proprio programma di Governo. Anch’io ritengo auspicabile che possa diventare più asciutto e concreto, ma ringrazio il Segretario Gatti perché, rispetto allo scorso anno, mi sembra che si stia andando in quella direzione. Credo poi che esista un grosso equivoco, o comunque un aspetto non sufficientemente esplicitato, quando si parla di sviluppo. Tutti parliamo di sviluppo, ma per la politica lo sviluppo non è soltanto economico: è anche sociale. Il collega Stacchini ha elencato una serie di obiettivi che hanno una chiara valenza sociale, perché ampliare il Casale La Fiorina è un obiettivo sociale e parlare di sanità significa parlare di sviluppo sociale. Fermiamoci però, per il momento, sul piano economico. Fare sviluppo, in uno Stato, significa aumentare il PIL e, di conseguenza, il gettito. Negli ultimi quindici anni, Segretario Gatti, i Governi che si sono succeduti si sono trovati di fronte a una situazione economica tendenzialmente positiva, perché il PIL sammarinese, soprattutto dopo il Covid ma anche in precedenza, prima ha retto e poi è cresciuto, con percentuali anche notevolmente superiori a quelle italiane. Allo stesso tempo, però, da quindici anni abbiamo un grave problema finanziario. Utilizzando il classico esempio dell’azienda, se sono l’amministratore delegato di una società che sta aumentando le vendite ma si sta indebitando eccessivamente, devo concentrare l’attenzione sulla razionalizzazione e sulla riduzione del debito. Credo che negli ultimi quindici anni i Governi che si sono succeduti, con maggiore o minore successo e fortuna, abbiano focalizzato la propria azione proprio sulla razionalizzazione, sulla riduzione e sulla sostenibilità del debito. È per questo che da quindici anni parliamo così tanto di banche: il principale problema del Paese non era lo sviluppo, perché il PIL è rimasto costante o è cresciuto, ma era di carattere finanziario. Dovevamo risolvere una questione finanziaria ed è naturale che un buon amministratore concentri l’attenzione sulla parte più debole della propria organizzazione, in questo caso dello Stato. Questo significa che abbiamo guardato soltanto a quel problema? Non mi sembra. All’interno delle oltre cento pagine del documento e anche negli interventi che si sono susseguiti, compresi quelli dell’opposizione, è emerso quanto sia stato fatto per agevolare l’impresa privata. A volte, peraltro, è quasi meglio che la politica non intervenga direttamente sulle imprese, ma si limiti a eliminare i lacci e i lacciuoli burocratici che le penalizzano. Non è lo Stato che deve indirizzare e guidare le imprese private, che hanno dimostrato di sapersela cavare molto bene da sole. Parallelamente, però, bisogna mettere in sicurezza i conti dello Stato. Arriviamo così al tema centrale, rappresentato certamente dall’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, ma anche dalla risoluzione del clarify addendum, e quindi ancora una volta dal sistema bancario. Il commissario Santi ricordava che vi è circa un miliardo di impieghi a fronte di oltre tre miliardi di raccolta. Questo dato coincide perfettamente con quanto riferito dal Segretario Gatti, cioè con una liquidità pari al 68%. La liquidità, in sostanza, è data dalla raccolta diretta al netto degli impieghi. Il mondo bancario è cambiato. Non sono un esperto, soprattutto trovandomi davanti a persone molto più competenti di me, ma in passato una banca veniva valutata positivamente se aveva molte filiali e concedeva molti prestiti. Oggi sembra accadere esattamente il contrario. Anche banche presenti sul nostro territorio tendono a privilegiare gli investimenti sui mercati rispetto agli impieghi nell’economia locale. In un sistema come il nostro questo è penalizzante, perché un imprenditore o un cittadino sammarinese dovrebbe poter trovare più facilmente risposta in una banca del territorio, per tutta una serie di ragioni che conosciamo. Non è accettabile non avere una o più banche sammarinesi in grado di concedere mutui alle famiglie o finanziamenti alle imprese per costruire un nuovo capannone, investire nella formazione o sostenere altri progetti. Per quanto riguarda il percorso necessario per arrivare a una soluzione, Segretario, lei conosce bene la posizione di Libera, contenuta nel noto ordine del giorno che, a nostro avviso, dovrebbe essere pubblicato anche perché rappresenta un motivo di vanto per la maggioranza. La nostra posizione è quella di accelerare gli accordi con Banca d’Italia. Lo hai detto bene anche tu, Marco Gatti: quindici anni rappresentano una sorta di ultimatum. Se tra quindici anni avremo ancora questo sistema bancario, probabilmente anche l’economia non continuerà ad andare bene come è accaduto finora. Non possiamo permetterci che una leva fondamentale come quella finanziaria resti così debole, difficilmente accessibile e disponibile a condizioni peggiori rispetto a quelle offerte a Cerasolo, in Francia o negli altri Paesi dell’Unione Europea. Per noi questo passaggio è fondamentale e deve essere accompagnato da tutte le altre misure di sviluppo economico e sociale già ricordate nei precedenti interventi. Mi dispiace che il Segretario Bevitori sia momentaneamente uscito, anche se immagino che rientrerà. Nella precedente sessione della Commissione, durante il comma comunicazioni, ci aveva illustrato tutti, o comunque gran parte, degli interventi programmati in materia di energia, rifiuti e mobilità. Il Governo e la maggioranza sono dunque molto attenti alla componente finanziaria e alla tenuta dei conti dello Stato, ma parallelamente stanno avviando una serie di iniziative che potranno contribuire all’aumento del PIL e al miglioramento del livello di vita, quindi allo sviluppo sociale del nostro Paese. 

Sara Conti (RF): I miei colleghi hanno già parlato diffusamente di ciò che è contenuto in questo Piano economico. Io vorrei invece soffermarmi su quello che non c’è, o almeno su ciò che non sono riuscita a trovare, sperando che si tratti soltanto di una mia disattenzione. Mi riferisco innanzitutto, visto che è presente anche il Segretario Bevitori, all’interramento dei cavi, che nel Piano economico dello scorso anno mi sembrava fosse indicato e che invece non ritrovo in questo documento. Devo dire, con sincerità, che anche ascoltando l’intervento del commissario Stacchini questo Piano sembra più un elenco, quasi un libro dei sogni, che una vera programmazione di ciò che verrà effettivamente realizzato nei prossimi anni. Confrontandolo con quello dello scorso anno, è vero che alcuni progetti, in particolare quelli relativi al territorio, sono stati avviati. Quello che invece non ho trovato è il nuovo ospedale. Lo scorso anno se ne parlava, anche se in termini molto generici. Di questo progetto si è discusso molto, poi a un certo punto non se n’è più parlato e non si è capito se ciò sia avvenuto perché ci si è resi conto che un nuovo ospedale non è concretamente realizzabile oppure per qualche altra ragione. Non ho trovato neppure la ristrutturazione della casa per ferie di Pinarella di Cervia, che rientrava tra i progetti della Segreteria al Territorio. Si tratta evidentemente di un intervento necessario, se vogliamo mantenere attiva quella struttura. Non so quanti di voi, o dei vostri figli, vi siano stati, ma è chiaro che abbia bisogno di essere ristrutturata e modernizzata. La struttura è ancora operativa e ospita non soltanto ragazzi, ragazze e anziani del territorio, ma anche persone provenienti da fuori. Credo quindi che valga la pena tenerla in considerazione. Se vogliamo mantenerla aperta, deve essere adeguatamente manutenuta, messa in piena sicurezza e resa più confortevole per le persone che vi ospitiamo, che sono i nostri figli, i nostri nipoti, le persone con disabilità e gli anziani, quindi soggetti che hanno bisogno di particolare attenzione. Ritengo dunque che tra gli interventi di manutenzione e ristrutturazione da programmare debba rientrare anche questa struttura. Vorrei poi dire alcune parole sul tema dell’energia, perché non è certamente passata inosservata quella che, passatemi il termine, è stata la “sparata” del consigliere Stacchini in Consiglio Grande e Generale sul termovalorizzatore. Non abbiamo nulla in contrario a priori rispetto a questa ipotesi. Ne abbiamo parlato anche nei nostri gruppi di lavoro, così come abbiamo valutato altri possibili impianti in grado di aumentare l’autonomia energetica del territorio. È chiaro, però, che si tratta di un’opera molto complessa, che richiede valutazioni estremamente approfondite, da affidare ai tecnici. Se questa opzione fosse realmente sul tavolo, ci aspettiamo che venga condivisa anche con l’opposizione. Non è possibile che qualcuno arrivi in Aula e annunci che si sta per realizzare un termovalorizzatore senza che nessun altro ne sappia nulla. Delle due l’una: o questa informazione non è corretta, oppure si sta effettivamente portando avanti un progetto senza averlo condiviso con l’Aula parlamentare. Stiamo parlando di un intervento tutt’altro che secondario e sappiamo bene, avendoci lavorato e avendo studiato le possibili conseguenze, che la sua realizzazione non è affatto scontata. Ci sono numerosi interrogativi da chiarire. Ritengo invece corretto svolgere una seria analisi delle opzioni realmente praticabili per produrre energia all’interno del territorio, che si tratti di termovalorizzazione o anche di energia nucleare attraverso impianti di nuova generazione, che sembrano avere dimensioni sempre più contenute. Anche in quest’ultimo caso non sarebbe certamente semplice portare avanti un progetto, ma siamo assolutamente favorevoli ad aprire una discussione seria, attraverso un tavolo di lavoro, in Consiglio o nelle sedi che riterrete più opportune, accompagnata da una relazione tecnica. Non servono invece annunci estemporanei destinati a rimanere fini a sé stessi. Lo stesso discorso vale per l’ampliamento dell’invaso del Torello, del quale, come ricordavano anche i colleghi, siamo venuti a conoscenza attraverso una conferenza stampa. Ci risulta che neppure questa ipotesi sia così semplice da realizzare e che valutazioni analoghe siano già state svolte in passato. Vorremmo quindi ricevere maggiori informazioni anche su questo progetto. Ultimo, ma non per importanza, è il tema del recepimento dell’acquis comunitario. Mi sembra che gli si dedichi sempre troppo poco spazio, anche all’interno del Piano economico. Certamente qualcuno sarà stato soddisfatto di trovare una riga dedicata a questo tema nei programmi della Segreteria agli Interni, ma credo che una riga non sia sufficiente. Non significa che si debbano necessariamente scrivere due pagine sull’acquis comunitario, ma che bisogna avere piena consapevolezza della quantità di lavoro che dovremo affrontare quando sarà il momento di recepire le normative europee. Continuiamo a richiamare questo tema anche per sollecitare l’attività del Governo. Vogliamo che il Paese sia pronto e che sia la Pubblica Amministrazione sia le istituzioni dispongano di una roadmap chiara, capace di indicare come recepiremo la normativa europea nei tempi stabiliti, evitando di trovarci con l’acqua alla gola e di dover fare tutto in fretta e furia, come spesso siamo bravissimi a fare. 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Approfitto anche di questa occasione per ripetere alcune informazioni, perché spesso vengono fornite una volta in Consiglio, magari in presenza di alcune assenze, oppure in Commissione Sanità o in Commissione IV, e qualcuno può dire di non far parte di quella Commissione. È quindi utile sfruttare ogni occasione per svolgere la maggiore attività informativa possibile. Innanzitutto rispondo sulla questione del progetto di interramento dei cavi, che non rientra in questo Programma economico perché è già completamente definito. In questo momento stiamo attendendo la firma da parte di Terna, che ci comunichi quando verrà a San Marino per iniziare i lavori. L’ho già detto in altre occasioni: in passato Terna lamentava la mancanza di decreti, dell’impianto normativo o di altri adempimenti, ma va anche ricordato che qualcuno diceva loro che non dovevano e non potevano venire a San Marino. Oggi Terna ha tutto ciò che serve per poter comunicare: “Vengo domani a San Marino e apro il cantiere”. È già definito anche l’aspetto economico: non dovremo versare un euro in più rispetto a quanto è già stato pagato circa dieci anni fa. Non voglio fare polemiche su chi abbia pagato dieci anni fa un lavoro che deve essere avviato oggi. Il motivo per cui il progetto non è riportato nel Piano è dunque questo: manca soltanto l’apertura del cantiere. Non dobbiamo decidere se inserirlo o se portarlo avanti, ma soltanto stabilire la data di avvio. Per quanto riguarda l’energia, si è parlato anche della conferenza stampa che abbiamo tenuto oggi con il collega Gatti, relativa agli investimenti e agli impianti che intendiamo realizzare su terreni di nostra proprietà. Spesso a San Marino, anche tra i cittadini, c’è un po’ di disinformazione su questo punto. Si dice che San Marino non abbia un lago, un proprio bacino imbrifero o strutture di questo tipo. In realtà San Marino possiede un lago e un proprio bacino di accumulo e raccolta delle acque, situato su un terreno dell’Eccellentissima Camera in località Torello, nel Comune di San Leo. È vero che se ne parla da molti anni, ma quel lago non veniva dragato, cioè ripulito, da circa vent’anni. Qualcuno dovrebbe interrogarsi sul perché non sia stato fatto prima. Ora interveniamo per sistemarlo. La conferenza stampa di oggi si è svolta insieme al sindaco di San Leo e ai suoi tecnici. Il sindaco, in qualità di amministratore di quell’area, ci ha già rilasciato tutte le autorizzazioni di sua competenza. Questo ci permetterà di aumentare la profondità del lago di alcuni metri attraverso il dragaggio e di ampliarne la superficie. Abbiamo a disposizione le slide che mostrano la sagoma attuale del lago e come diventerà una volta terminato l’intervento, già autorizzato. Chi sostiene che incontreremo necessariamente dei problemi deve considerare che, se vogliamo passare dal dire al fare, come ama ricordare il collega Ciacci, bisogna procedere in questo modo: non basta pensare le opere, occorre che siano tecnicamente supportate. In questo caso il progetto lo è. L’intervento permetterà di aumentare di circa cinque volte la capacità del lago. Passeremo da un volume attualmente sfruttabile di circa 60.000 metri cubi a circa 230.000 metri cubi. È questo il progetto che verrà realizzato. Una capacità di 230.000 metri cubi equivale al consumo idrico del Paese per oltre tre mesi. Se riusciamo a coprire il fabbisogno idrico per circa tre mesi, possiamo dire di aver sostanzialmente completato l’autosufficienza idrica dello Stato, perché i problemi si verificano soprattutto nei periodi di siccità, durante i tre mesi estivi. Realizzeremo inoltre altri investimenti sul territorio per il recupero e la depurazione delle acque e per la raccolta delle acque piovane. Ritengo che anche un bacino imbrifero interno al territorio debba essere messo in programma. Intanto, però, con l’intervento sul Torello ci mettiamo al riparo rispetto al fabbisogno idrico e soprattutto evitiamo le odiate ordinanze di restrizione dei consumi che San Marino, da quanto ricordo, ha dovuto adottare periodicamente. In questo modo iniziamo a risolvere anche il problema dell’approvvigionamento idrico. Nell’area presentata oggi con il collega Gatti disponiamo inoltre di una superficie piuttosto vasta di proprietà dell’Eccellentissima Camera, pari a circa 14 ettari, che abbiamo pensato di utilizzare per realizzare un impianto fotovoltaico. In via prudenziale, considerando anche la potenza delle cabine disponibili, l’impianto potrebbe raggiungere una potenza di 10 megawatt, garantendo un ulteriore 7-8% di copertura del nostro fabbisogno energetico. Questo progetto non è ancora completamente autorizzato, ma il sindaco ci ha già fornito diverse rassicurazioni e gli studi di fattibilità hanno dato esito positivo. È quindi tecnicamente fattibile e sfruttabile. Abbiamo già ottenuto alcune autorizzazioni, anche se non ancora tutte quelle necessarie per aprire il cantiere. È comunque un progetto che vorremmo mettere in esecuzione nel più breve tempo possibile. Concludo con il Piano energetico nazionale, nel quale abbiamo voluto inserire anche il tema dei rifiuti. A differenza del passato, abbiamo deciso di affrontarlo perché dai rifiuti è possibile produrre energia. Mi dispiace sentir parlare di “sparate”, perché si tratta di argomenti molto seri che il dibattito politico dovrebbe affrontare con altrettanta serietà. Non sono certamente annunci estemporanei, ma ragionamenti che il Governo sta facendo. Abbiamo affidato all’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici il compito di approfondire il tema. Il nuovo sistema di raccolta è già stato definito e autorizzato dalla Commissione IV. Abbiamo già incaricato l’AASS di riorganizzare il servizio, attraverso l’estensione del porta a porta e l’introduzione di un sistema unico per tutto il Paese, superando la distinzione tra Castelli di serie A e Castelli di serie B. Questo percorso è già stato acquisito e autorizzato dalla Commissione competente. Una volta organizzata la raccolta, bisogna però affrontare anche la gestione dei rifiuti raccolti. È un tema che riguarda la sovranità, così come parliamo di sovranità energetica. Anche l’accordo sul gas è stato concluso in questa prospettiva. Insieme al collega Gatti abbiamo raggiunto un’intesa con Baku e con SOCAR per ottenere una maggiore indipendenza dai mercati. Abbiamo assicurato un quantitativo importante di gas a un prezzo estremamente competitivo, che ci consente di ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati. Anche sul tema dei rifiuti dobbiamo comprendere quale possa essere la soluzione migliore. Attualmente dipendiamo da soggetti esterni per il conferimento, attraverso l’accordo principale con la Regione Emilia-Romagna e attraverso intese con altre Regioni. Sono accordi validi e ben strutturati, ma riteniamo necessario valutare una gestione diversa, anche sfruttando le nuove tecnologie. In questo momento non esiste ancora una risposta definitiva. Abbiamo incaricato l’AASS di analizzare tecnicamente il tema e di presentarci un ventaglio di soluzioni che possa prevedere una gestione differente dei rifiuti, riducendo la dipendenza da soggetti esterni. Quando avremo i risultati degli studi tecnici, il Governo li esaminerà e successivamente la questione verrà affrontata insieme in Consiglio, per valutare quale possa essere la soluzione migliore. Questo è lo stato dell’arte anche per quanto riguarda il tema dei rifiuti, che è certamente collegato alla produzione di energia. 

Segretario di Stato Marco Gatti: Intanto ringrazio tutti gli intervenuti perché credo che sia stato comunque un dibattito utile, anche dove ci sono differenze di opinione. Cercherò di soffermarmi rapidamente sulle principali domande che sono state poste. Per quanto riguarda cosa accadrà dopo la firma dell’Accordo di Associazione, al consigliere Troina rispondo che noi stiamo lavorando da tempo come se la firma fosse già avvenuta. Tutti i provvedimenti normativi che oggi le Segreterie di Stato stanno portando avanti, così come già avveniva nella precedente legislatura, penso ad esempio alla riforma del mercato del lavoro, vengono predisposti affinché siano coerenti con i recepimenti che dovremo effettuare. Ci stiamo quindi allineando man mano che produciamo nuove norme, senza attendere necessariamente la firma, perché quella era considerata una questione di tempo. Era un obiettivo sul quale il Governo, ma credo l’intero Parlamento, aveva chiesto di accelerare il più possibile. Per questo il Governo si è impegnato affinché tutte le norme fossero coerenti con la normativa europea, adeguando quelle esistenti e facendo in modo che le nuove disposizioni non entrassero in contrasto con il percorso intrapreso. Sul Programma economico ognuno può avere la propria valutazione. Dal mio punto di vista è un documento tecnicamente ben leggibile che aiuta anche a comprendere quale sarà il Bilancio di previsione 2027, perché riguarda il 2027 e non rappresenta un programma pluriennale. È quello che oggi la legge prevede. Per quanto riguarda la riforma IGR, non abbiamo ancora dati definitivi perché è entrata in vigore il 1° gennaio e sta producendo effetti che richiedono ancora tempo per essere valutati. I dati che oggi abbiamo mostrano un andamento del mercato positivo. Le condizioni sembrano essere di crescita e anche le previsioni sul PIL confermano questo trend. Le entrate stanno seguendo un andamento persino migliore rispetto alle nostre stime iniziali, tanto che già nell’assestamento di bilancio, in prima lettura, abbiamo previsto un miglioramento del gettito rispetto a una previsione che era stata formulata con prudenza. Quando arriveremo alla seconda lettura, probabilmente nel mese di ottobre, avremo dati ancora più indicativi. Molti aspetti, tuttavia, potranno essere valutati soltanto dopo la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, perché la riforma prevede detrazioni o meno in funzione dei comportamenti dei contribuenti. Solo il 31 luglio del prossimo anno avremo quindi un quadro realmente completo. La nostra aspettativa resta comunque quella che le entrate previste si confermino, salvo eventuali stravolgimenti economici dovuti a fattori esterni. Per quanto riguarda le pensioni, nel Programma di governo non sono previste riforme pensionistiche. Sono invece previsti alcuni interventi correttivi per risolvere specifiche criticità. Il Segretario competente probabilmente porterà avanti questi piccoli aggiustamenti, come ad esempio il problema del professionista o dell’imprenditore individuale che ricopre il ruolo di Capitano Reggente e si ritrova con un vuoto contributivo. Si tratterà quindi di interventi puntuali e non di una riforma complessiva. Va anche detto che oggi il sistema pensionistico sta reggendo grazie alla buona tenuta dell’economia e al costante aumento della forza lavoro. Per quanto riguarda l’IVA, l’ho detto in tutte le sedi possibili: in questa legislatura non faremo la riforma dell’IVA. Stiamo però lavorando allo studio degli impatti, perché si tratta di una riforma sostanziale che favorisce alcuni settori ma può crearne difficoltà ad altri. Prima di intervenire su un’economia che oggi funziona bene è necessario analizzarne attentamente gli effetti. Il primo mandato dato è stato quello di effettuare una ricognizione completa di tutte le norme sulle imposte indirette, perché esistono ancora disposizioni in vigore che talvolta risultano perfino in contraddizione tra loro. Questo rappresenta il primo passo prima di affrontare una riforma. Contestualmente ho chiesto ai tecnici di valutare se, nel frattempo, sia possibile introdurre alcuni correttivi per mitigare gli effetti negativi che il sistema monofase produce su determinati settori, pur senza arrivare immediatamente all’introduzione dell’IVA. Per quanto riguarda l’irredimibile, va ricordato che non si tratta di un debito della Cassa di Risparmio, ma di un debito dello Stato nei confronti della banca, che in passato non era stato riconosciuto perché veniva trattato come un risconto. Con l’irredimibile quel debito è stato formalmente riconosciuto. Tant’è che il Fondo Monetario Internazionale ha smesso di chiedere il riconoscimento delle sopravvenienze passive della Cassa di Risparmio. Non abbiamo concordato con il Fondo Monetario il superamento dell’irredimibile: si tratta di una scelta politica. Come ricordava giustamente il commissario Boschi, la ripresa economica è iniziata quando abbiamo cambiato il modo di gestire sia la finanza pubblica sia il sistema bancario. Questo cambio di paradigma ha favorito l’intera economia. Alla domanda se l’economia stia andando bene grazie a questo Governo o nonostante questo Governo, la mia risposta è che sicuramente va dato merito alla Democrazia Cristiana, che è presente da due legislature. Se guardiamo il PIL globale, nel 2019 era intorno allo 0,8%; oggi registriamo una crescita del 3,5% nel 2024 e nel 2025, del 3% nel 2026 e una previsione del 3,4% per il 2027, in un contesto internazionale estremamente complesso, con due guerre in corso, rincari energetici e inflazione. Credo quindi che i risultati siano frutto anche dell’azione del Governo, naturalmente insieme al lavoro dell’intero sistema Paese. Tornando all’irredimibile, la nostra scelta è mettere la Cassa di Risparmio nelle condizioni di migliorare il proprio conto economico mantenendo al tempo stesso l’equilibrio nella gestione del debito pubblico. Sappiamo che trasformare l’irredimibile in un’altra forma di debito comporterebbe maggiori costi. Per questo, quando procediamo con nuove emissioni, cerchiamo contemporaneamente di ridurre il debito nominale, così da diminuire progressivamente anche il peso degli interessi. Dietro queste scelte esiste una precisa politica finanziaria. Sul tema dell’energia ha già risposto il collega. Per quanto riguarda invece la raccolta bancaria, il consigliere Santi ha ragione nel rilevare che un miliardo di impieghi su tre miliardi di raccolta diretta non rappresenta un dato eccellente. Tuttavia è cambiato completamente il mondo bancario. Oggi le banche devono rispettare i requisiti patrimoniali di vigilanza e non possono impiegare tutta la raccolta se non dispongono di un patrimonio adeguato. Avere troppa raccolta può addirittura diventare un problema. La parte che non può essere destinata agli impieghi viene investita nei mercati finanziari. Questa situazione deriva dalle regole europee e, se vogliamo entrare pienamente nel mercato europeo con il nostro sistema finanziario, non possiamo pretendere regole differenti. Ci stiamo progressivamente allineando e oggi i nostri parametri sono addirittura inferiori a quelli europei. È un limite che esiste e che fa sì che le banche stiano progressivamente perdendo il loro ruolo tradizionale, mentre crescono i fondi di investimento, che però lasciano maggiormente scoperte le piccole e medie imprese. Ci auguriamo che, quando avremo anche una voce più forte in Europa, si possa sostenere l’esigenza di riportare le banche a finanziare famiglie e piccole imprese. Un’altra priorità è certamente il clarify addendum. Condivido pienamente la necessità di accelerare i tempi. Per arrivare a questo risultato era però indispensabile prima sbloccare la firma dell’Accordo di Associazione. Una volta firmato, presumibilmente tra settembre e ottobre, tutti gli Stati e tutte le autorità dovranno dare piena attuazione agli impegni previsti dall’accordo. Dovremo intervenire rapidamente su alcuni aspetti, in particolare sul segreto d’ufficio previsto dalla nostra normativa bancaria, che presenta criticità evidenziate dall’EBA. Abbiamo quindi la necessità di adeguare la disciplina sammarinese agli standard europei affinché l’EBA possa esprimere una valutazione positiva. Solo in questo modo sarà possibile avere accordi generali di scambio di informazioni con le autorità estere, senza dover ricorrere ogni volta a procedure caso per caso. Infine, è stato chiesto un aggiornamento sul prezzo dei carburanti. Sì, oggi il Congresso di Stato ha valutato la situazione, anche alla luce delle recenti decisioni assunte dall’Italia, seppur di breve durata. Abbiamo quindi deciso di prorogare il decreto in scadenza il 31 luglio fino al 31 agosto. 

Gaetano Troina (D-ML): Riguardo alla replica del Segretario, che ho ascoltato con attenzione, vorrei fare alcune considerazioni. Quando sento dire che, se il Paese cresce, è solo merito della Democrazia Cristiana, devo dissentire. Il PIL non cresce soltanto per le scelte fatte sul piano finanziario, ma per una serie di fattori, in particolare per l’andamento del settore produttivo e commerciale, che negli ultimi anni ha attraversato una fase di crescita. Il merito è quindi di diversi fattori e di diversi soggetti che hanno operato su vari fronti. Detto questo, vorrei fare alcune considerazioni sul tema dell’energia. Ho appreso oggi con grande interesse quanto ci è stato annunciato riguardo alla realizzazione del nuovo impianto vicino al nostro territorio, che dovrebbe garantirci, se ho capito bene, un ulteriore 7% di produzione energetica. Vorrei però soffermarmi anche sul tema dell’approvvigionamento del gas. Non entro nel merito della scelta del partner individuato, ma quando si parla di forniture energetiche dall’estero bisogna sempre tenere conto di dinamiche internazionali molto delicate. Da quello che so, e chiedo di essere eventualmente smentito, l’Azerbaigian ha adottato politiche di approvvigionamento che hanno suscitato diverse perplessità a livello internazionale. Da quanto mi risulta, esporta il gas prodotto internamente ma, essendo aumentato il consumo interno, acquista gas dalla Russia per soddisfare il proprio fabbisogno. Vorrei quindi capire quale ragionamento sia stato fatto e per quali motivi sia stato scelto proprio quel partner rispetto ad altri. Un’ultima considerazione riguarda la crescita del Paese. C’è un tema che i nostri operatori economici sollevano da tempo: la grande difficoltà nel reperire manodopera qualificata sul territorio. Sempre più spesso si deve ricorrere ai lavoratori frontalieri e, negli ultimi anni, non abbiamo visto politiche orientate a favorire la formazione o il rientro di manodopera qualificata sammarinese per rispondere alle esigenze delle imprese. È un problema presente da molto tempo, soprattutto in alcuni settori, e vorrei capire quali intenzioni abbia il Governo su questo fronte. 

Emanuele Santi (Rete):  Innanzitutto ringrazio i Segretari per le risposte. Poi potremo discutere se condividerle o meno, ma almeno delle risposte sono state date. Vorrei però chiedere un chiarimento al Segretario Gatti sulla questione della riforma IGR. Lei ci ha detto che le previsioni di gettito sono in linea, ma non ha risposto se siano stati adottati tutti i regolamenti attuativi previsti dalla riforma, in particolare quello relativo ai controlli, che rappresentava uno degli elementi qualificanti dell’intervento. Vorrei sapere se questi regolamenti siano già stati emanati oppure se siano ancora in fase di predisposizione, anche perché la riforma è già pienamente in vigore. Abbiamo poi preso atto che non verrà realizzata la riforma delle pensioni e che non verrà fatta neppure la riforma dell’IVA. Sul tema del gas, mi rivolgo invece al Segretario Bevitori. Condivido le osservazioni del consigliere Troina e vorremmo avere un approfondimento, magari non in questa Commissione ma nella Commissione IV o in altra sede, sulla questione dell’accordo con SOCAR e sul gas proveniente dall’Azerbaigian. Oggi ci è stato detto soltanto che si tratta di un quantitativo importante a prezzi competitivi, ma vorremmo sapere quanto gas verrà acquistato, con quali modalità, come avverrà il vettoriamento e anche comprendere meglio la questione dell’eventuale acquisto di gas russo da parte dell’Azerbaigian. È un tema che merita un approfondimento. Per quanto riguarda invece il Piano energetico, continuate a sostenere che dai rifiuti si possa produrre energia. Oggi però esiste una legge che impedisce l’importazione dei rifiuti. Lo dico come stimolo. Lei ha la delega ai rifiuti e ha parlato dell’estensione del porta a porta. Estendere il porta a porta significa aumentare i costi e, nello stesso tempo, si parla di bruciare quei rifiuti. Queste due cose sembrano entrare in contraddizione. Già oggi, purtroppo, molto materiale che viene correttamente differenziato finisce comunque all’inceneritore. Questo è un problema reale e credo che lo sappiate bene. Vorrei quindi capire meglio quale sia il progetto: se si estende la raccolta differenziata porta a porta, quale sarà poi il ruolo di un eventuale termovalorizzatore sammarinese? Con quali rifiuti verrebbe alimentato? Con quelli prodotti internamente oppure con rifiuti importati? Credo che su questo tema si aprirà un dibattito molto ampio, anche all’interno della maggioranza. Rete ha già espresso la propria posizione, ma è evidente che non si possa affrontare un argomento di questa portata con un semplice accenno. È un tema enorme e merita un confronto approfondito. 

Nicola Renzi (RF): Non commento l’affermazione, un po’ da slogan, del Segretario Gatti, che legittimamente fa propaganda per la propria forza politica. Ci sta. Vorrei però dare l’idea di una forza politica che non dice dei no a prescindere. Purtroppo, dalle dichiarazioni che abbiamo ascoltato, emerge che i famosi 18 punti sono già diventati 17, perché oggi la vera notizia che il Segretario Gatti ci ha dato, e che immagino abbia condiviso anche con ANIS, è che la riforma dell’IVA non verrà fatta in questa legislatura. Questa è la notizia della giornata. Per quanto riguarda gli altri programmi, ci dite che il progetto del Torello è già autorizzato. Benissimo, lo verificheremo quando sarà realizzato e saremo i primi a esserne contenti se davvero riusciremo a superare l’emergenza idrica che ogni anno colpisce il Paese. Ci dite anche che verrà realizzato un nuovo grande impianto fotovoltaico. Vorrei però capire se la nostra rete elettrica sia effettivamente in grado di reggere una produzione di questo tipo. Se già con gli impianti esistenti puntiamo a superare il 20% di produzione da fotovoltaico, bisogna capire se la rete potrà sostenere un ulteriore incremento significativo. Dico questo perché molte delle idee illustrate sono anche percorribili, ma ci piacerebbe vederle supportate da studi concreti e non semplicemente enunciate in pochi minuti durante una Commissione. Altrimenti continuiamo a inseguire progetti che vengono annunciati senza comprenderne realmente la fattibilità. Se si investono risorse pubbliche per ottenere un ritorno concreto, noi non possiamo che esserne soddisfatti. Lo stesso vale per il termovalorizzatore: vediamo molti limiti sia tecnici sia giuridici, soprattutto rispetto all’eventuale importazione dei rifiuti. Ci piacerebbe quindi confrontarci con voi per conoscere i dati tecnici che avete a disposizione, invece di limitarsi ad aprire un dibattito generico tra favorevoli e contrari. Questo sarebbe un approccio più utile e realistico. 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Intervengo soltanto per replicare, o meglio per fornire qualche ulteriore informazione e approfittare di questo momento di confronto. Personalmente mi farebbe anche piacere avere più occasioni di dialogo, ma spesso sembra di assistere a un dialogo tra sordi. Si continua a dire che il Governo lancia “sparate” sul termovalorizzatore, ma nessuno ha detto questo. Se riascoltate quello che ho affermato pochi minuti fa, ho detto chiaramente che prima di affrontare seriamente questo tema servono i dati. È proprio per questo che abbiamo affidato all’AASS l’incarico di raccogliere tutti gli elementi tecnici necessari. Quello che diceva il commissario Santi è assolutamente corretto: se raccogliamo bene i rifiuti, dobbiamo capire quale sarà il quantitativo residuo di indifferenziato che potrebbe eventualmente essere destinato a un impianto di termovalorizzazione. Fino a quando non avremo questi dati è del tutto prematuro lanciarsi in qualsiasi valutazione. Per questo respingo l’idea che si sia parlato di “sparate”. Chiedo piuttosto di attendere le risultanze tecniche: quando avremo i dati li analizzeremo insieme e decideremo quale potrà essere la soluzione più conveniente. Oggi esiste una legge che vieta l’importazione dei rifiuti e sappiamo che un termovalorizzatore richiede quantitativi minimi per poter funzionare. Senza dati non possiamo andare da nessuna parte. Dobbiamo prima capire se un impianto di questo tipo sia realmente conveniente oppure no. Alcuni tecnici, in valutazioni preliminari ancora molto approssimative, ci dicono che probabilmente i quantitativi disponibili non sarebbero sufficienti, ma io non sono un tecnico e mi rimetto alle conclusioni che emergeranno da una relazione tecnica specifica. Per questo ritengo del tutto prematuro discutere oggi di questa ipotesi. Rispondo anche alla questione dell’Azerbaigian sollevata dal commissario Troina, che lo ha indicato come un Paese che acquista dalla Russia le proprie risorse energetiche. È noto che il Mar Caspio, sul quale si affaccia l’Azerbaigian, è ricchissimo di gas naturale e petrolio, che rappresentano i principali asset strategici di quel Paese. Basta consultare anche fonti facilmente accessibili per verificare che proprio grazie alle riserve del Mar Caspio l’Azerbaigian fornisce energia a diversi Paesi europei, contribuendo a ridurre la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca. È quindi l’esatto contrario di quanto è stato affermato. Inoltre, chi conosce la geopolitica del Caucaso sa bene che, pur trovandosi geograficamente in quell’area, insieme ad altri Paesi come la Georgia, l’Azerbaigian non è certamente allineato alle politiche di Mosca. Questo non significa definirlo un Paese nemico di qualcuno, ma semplicemente riconoscere che intrattiene ottimi rapporti con l’Unione Europea e più in generale con il mondo occidentale. 

Segretario di Stato Marco Gatti: Intanto mi ero dimenticato di rispondere al consigliere Conti riguardo al nuovo Ospedale di Stato. È ancora presente nel Documento di Programmazione, dove naturalmente si parla della fase di progettazione, perché nel 2027 al massimo si potrà arrivare a quella. Il riferimento si trova sia a pagina 110 sia a pagina 120 del documento. Mi scuso perché prima mi era sfuggita questa osservazione. Per quanto riguarda invece l’intervento del consigliere Troina sulla manodopera, se ho capito bene la domanda riguardava la disponibilità di lavoratori sul territorio. È un problema reale e piuttosto diffuso. Lo Stato può intervenire promuovendo e finanziando percorsi di formazione, e questo lo sta facendo, ma non può ricercare direttamente la manodopera per conto delle imprese. Oggi è aumentato sensibilmente il numero dei lavoratori frontalieri proprio perché determinate figure professionali non sono presenti sul territorio e devono quindi essere reperite all’esterno. Nonostante questo, siamo praticamente in una situazione di piena occupazione, il che significa che le aziende sammarinesi esprimono una forte domanda di lavoro. È un dato che testimonia come l’economia, fortunatamente, continui ad andare bene. Resta comunque una problematica molto diffusa. Probabilmente, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alcune mansioni potranno essere assorbite dalle nuove tecnologie, ma certamente non tutte. È una questione che dipende anche dalle scelte di vita delle persone, perché non si può imporre a qualcuno di svolgere un determinato mestiere. Molto dipenderà dalle aspirazioni dei giovani e da come vorranno costruire il proprio percorso professionale. Oggi molti lavori legati alla manodopera e all’artigianato stanno progressivamente diminuendo e, in molti casi, non possono essere sostituiti dalle macchine. Probabilmente in futuro assisteremo anche a un ritorno verso alcune professioni, ma al momento la risposta consiste nel reperire la manodopera all’esterno. 

3. Esame in sede referente del progetto di legge “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” (presentato dalla Segreteria di Stato per il Lavoro) 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: L’argomento è piuttosto recente e ringrazio il Presidente per aver ottemperato con grande celerità agli adempimenti burocratici necessari per l’iter legislativo. Questo provvedimento, come avevo già cercato di spiegare quando ho richiesto la procedura d’urgenza, nasce dall’esigenza, manifestata in particolare dalle stesse parti sociali coinvolte, di intervenire per correggere una situazione che, allo stato attuale, rischierebbe di compromettere il quadro delle associazioni esistenti. Il progetto di legge depositato in prima lettura si compone sostanzialmente di due articoli, oltre a quello relativo all’entrata in vigore. Il primo riguarda i requisiti per la registrazione delle associazioni. Mi fa piacere che sia presente anche l’estensore della Legge n. 59 del 2016 che, come ricordavo in passato, prevedeva un periodo transitorio di dieci anni per consentire alle associazioni di adeguarsi ai parametri necessari per ottenere il riconoscimento. Purtroppo oggi emergono alcune criticità che riguardano l’attuale quadro associativo. Per questo motivo sono stato investito della questione, come Segretario di Stato, dall’intero sistema delle parti sociali. Si tratta quindi di una scelta che non nasce da una volontà politica del Governo, ma da una richiesta unanime di tutte le organizzazioni interessate. Nel corso dei vari incontri avevamo proposto una soluzione che garantisse la continuità delle associazioni esistenti, ma successivamente tutte le parti sociali, sia sindacali sia datoriali, si sono riunite e hanno predisposto un proprio testo normativo. Come ho già avuto modo di riferire, non si tratta quindi di una legge elaborata dal Governo, bensì del risultato condiviso dall’intero mondo economico e produttivo oggi rappresentato. Il testo che porto all’attenzione del Consiglio Grande e Generale è proprio quello definito all’unanimità dalle parti sociali e prevede, da un lato, regole che consentano la prosecuzione dell’attività delle associazioni attualmente esistenti e, dall’altro, affronta una questione aperta da molti anni relativa al Comitato Garante, in particolare alla ridefinizione del compenso spettante ai suoi componenti. Come avevo già evidenziato, il trattamento economico del Comitato Garante è rimasto invariato per un lungo periodo di tempo, nonostante l’evoluzione del contesto economico e l’aumento del costo della vita. Si è quindi ritenuto necessario un adeguamento anche sotto questo profilo, richiesta che proveniva anch’essa dalle associazioni sindacali e datoriali. 

Gaetano Troina (D-ML): Relativamente a questo progetto di legge ci siamo già espressi, almeno in parte, durante l’ultimo Consiglio Grande e Generale, quando è stato affrontato il comma relativo al provvedimento. Una delle cose che vogliamo ribadire è il rammarico per il fatto che, trattandosi di una norma particolarmente delicata e sensibile per il nostro sistema, non vi sia stato alcun confronto preliminare con le forze politiche di opposizione. Dal dibattito in Consiglio abbiamo appreso che è stata raggiunta l’unanimità di tutte le organizzazioni sindacali e datoriali, ma con le opposizioni non c’è stato il minimo confronto su questo provvedimento. È questo l’aspetto che dispiace maggiormente, perché, almeno su un tema di interesse generale come questo, ci sarebbe stata la possibilità di costruire un percorso condiviso o comunque di confrontarsi per migliorare il testo. Invece è stata seguita una strada diversa, la stessa che, in realtà, è stata adottata per quasi tutti i provvedimenti di questa legislatura. Per alcuni no, e non capisco il perché, ma in questo caso sì. Tengo anche a ricordare che, per un altro provvedimento, la Segreteria di Stato del segretario Bevitori aveva richiesto un confronto e io personalmente vi avevo partecipato. Su questo progetto di legge, invece, non è arrivata alcuna richiesta di incontro o di approfondimento. Comprendo che vi possa essere l’esigenza, da parte di alcune categorie, di rivedere i parametri che regolano la loro stessa esistenza, ma ritengo che questo sia un tema estremamente delicato. Se non ricordo male, questa legge è nata anche in seguito a un’importante vicenda che ha portato alla nascita della terza sigla sindacale nel nostro Paese, dopo un contenzioso significativo proprio sui requisiti necessari per essere riconosciuti rappresentativi e sul tema della consistenza numerica. Oggi non si interviene sulle sigle sindacali ma su altre categorie, per quanto ho compreso, tuttavia resta una materia molto sensibile e proprio per questo mi sarei aspettato un atteggiamento diverso. Auspico sinceramente che nel corso di questa legislatura ci sia un cambio di approccio rispetto a quanto visto finora, perché continuo a percepire un atteggiamento di superiorità, quasi come se le opposizioni fossero una presenza fastidiosa, utile soltanto quando serve garantire i numeri. È una dinamica che, a mio avviso, non favorisce il corretto equilibrio istituzionale e, ripeto, su un provvedimento di questo tipo mi sarei aspettato un confronto preventivo. Anticipo inoltre che, come forza politica, abbiamo depositato due emendamenti che non modificano il testo presentato dal Segretario di Stato Bevitori, ma intervengono sulla legge del 2016 senza alterarne l’impianto, proprio perché siamo consapevoli della delicatezza della materia. Si tratta di proposte nate da alcune segnalazioni ricevute e che hanno l’obiettivo di rendere la disciplina della rappresentanza sindacale maggiormente coerente con i principi di libertà sindacale e di effettiva rappresentanza dei lavoratori. Gli emendamenti riguardano in particolare due articoli, sui quali entrerò più nel dettaglio nel corso dell’esame dell’articolato. Ritenevo però necessarie queste considerazioni preliminari e rinnovo l’auspicio che si possa superare questa logica di contrapposizione permanente, perché il muro contro muro non porta alcun beneficio, se non quello di irrigidire ulteriormente le posizioni politiche e aumentare le distanze.

Iro Belluzzi (Libera): Vorrei fare alcune considerazioni su questo tema. Innanzitutto, commissario Troina, non credo che il Governo o il Segretario di Stato Bevitori abbiano volutamente escluso le opposizioni. Da quanto è stato riferito, il Segretario si è fatto semplicemente portatore di una modifica resasi necessaria a seguito di una richiesta esplicita avanzata congiuntamente dalle rappresentanze sindacali e datoriali. È in questi termini che va inquadrato il provvedimento. Vorrei poi correggere anche un passaggio relativo all’origine della legge del 2016. Ricordo bene quel periodo, quando ero responsabile della Segreteria di Stato per il Lavoro: su questa materia si aprì un confronto molto acceso, con posizioni anche fortemente contrapposte. Fu un passaggio estremamente complesso, ma il Governo di allora era animato dalla volontà di dotare la Repubblica di San Marino di una norma molto importante, che nemmeno la vicina Italia aveva, ossia una legge capace di disciplinare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali e consentire loro di esercitare la contrattazione collettiva. L’obiettivo della maggioranza e della Segreteria di Stato era quello di rispettare tutte le realtà presenti nel Paese: le organizzazioni datoriali più piccole, le sigle sindacali meno rappresentative e anche quelle che stavano nascendo. La legge non era stata costruita contro qualcuno, come dimostra il fatto che, a distanza di dieci anni, viene oggi valorizzata proprio attraverso la richiesta di rivedere quei requisiti che erano stati fissati in un contesto economico completamente diverso. All’epoca il Paese usciva dalla blacklist, veniva inserito nella white list e l’economia stava ripartendo. C’era la necessità di un confronto corale che permettesse alla Repubblica di riconciliarsi, crescere e lavorare insieme. Quel percorso ha comunque prodotto risultati importanti. L’unico elemento che oggi mi preoccupa è il dato politico che emerge da questa modifica. Se si rende necessario allentare i requisiti per il riconoscimento delle associazioni, significa che alcuni settori dell’economia, pur in un quadro generale di crescita, si sono ridimensionati e hanno perso forza. Penso in particolare al comparto turistico, perché mi pare che questa richiesta nasca proprio dalle esigenze dell’USOT. Il Segretario ha fatto bene a dare una risposta a questa esigenza, ma credo che Governo e maggioranza debbano prendere atto che probabilmente le politiche per il turismo non hanno raggiunto l’obiettivo di rafforzare un settore che è sempre stato strategico per il Paese. Un’ultima riflessione riguarda l’adeguamento dei compensi del Comitato Garante. È vero che l’inflazione e l’aumento del costo della vita rendono necessario aggiornare questi trattamenti economici. Tuttavia questo deve rappresentare anche uno stimolo per affrontare in modo più ampio il tema delle politiche dei redditi. Lo hanno ricordato anche i Segretari Ciacci e Bevitori: si aprirà una nuova stagione della contrattazione collettiva, così come quella relativa al pubblico impiego. Oggi, come maggioranza, siamo chiamati a dare una risposta alle richieste provenienti dalle organizzazioni intermedie e questo rappresenta solo uno dei temi che Governo, maggioranza, organizzazioni sindacali e datoriali dovranno affrontare nei prossimi mesi. 

Emanuele Santi (Rete):  È vero che si tratta di una legge richiesta dalle organizzazioni sindacali e soprattutto da quelle datoriali, ma resta comunque una legge dello Stato che siamo chiamati a votare noi e, proprio per questo, credo sia necessario fare alcune riflessioni. Anche dalla relazione illustrativa non era facile comprendere fino in fondo le motivazioni che hanno portato a modificare una legge che, nel 2016, fu il risultato di un confronto molto acceso. Quando si parla di rappresentatività non è mai semplice conciliare tutte le esigenze. La nostra posizione è chiara: chiunque voglia associarsi e rappresentare una categoria deve avere la possibilità di farlo. Tuttavia il punto centrale è un altro. Nel 2016 furono fissati parametri precisi per il riconoscimento delle associazioni e oggi quei parametri vengono modificati. Credo sia giusto interrogarsi sul perché. All’epoca, per registrare un’associazione datoriale, erano necessari almeno 150 iscritti e la rappresentanza in almeno sei settori. Oggi questi requisiti vengono abbassati a 135 iscritti e quattro settori. È evidente che questa modifica nasce probabilmente dal fatto che qualche associazione non riesce più a rientrare nei parametri previsti. Lo dico chiaramente: nessuno vuole escludere alcuna organizzazione, ma bisogna anche dire le cose come stanno. Questa è una questione che riguarda il mondo datoriale e sindacale più che la politica, ma è pur sempre una legge che vota il Consiglio Grande e Generale e quindi è giusto affrontarne anche gli aspetti politici. Se oggi si abbassano i requisiti significa che, rispetto a dieci anni fa, qualcosa è cambiato: forse alcuni comparti si sono ridimensionati, forse sono diminuite le imprese oppure alcune associazioni hanno perso iscritti. Sono riflessioni che dobbiamo fare. Lo stesso vale per l’altro parametro modificato, quello relativo alla rappresentanza in un singolo settore, che passa da 100 a 60 iscritti. Anche questo è un abbassamento significativo. Non mi interessa sapere quale associazione sia coinvolta e ribadisco che è giusto garantire la rappresentanza a tutti, ma è inevitabile chiedersi perché oggi sia necessario ridurre così sensibilmente i requisiti. Forse sono diminuite le imprese, forse si sono persi associati, forse alcuni comparti sono in difficoltà. Tutti questi elementi meritano una riflessione. È vero che il provvedimento nasce da un accordo tra le parti sociali, ma non per questo il Parlamento deve limitarsi a ratificarlo senza approfondirne i contenuti. Su questo condivido anche le osservazioni del collega Troina: alle opposizioni non è stato chiesto alcun confronto. È stata semplicemente presentata una procedura d’urgenza e ci siamo trovati a discuterne. Noi non ci opporremo all’approvazione del progetto di legge, ma è nostro dovere capire gli effetti delle modifiche introdotte e le motivazioni che le rendono necessarie. Se oggi si riducono i criteri per il riconoscimento delle associazioni significa che qualcuno non riesce più a rispettarli e credo sia giusto comprendere le ragioni di questa situazione, senza limitarci a dire che va tutto bene. Se c’è la necessità di abbassare quei parametri, bisogna anche interrogarsi sulle cause che hanno portato a questa scelta. È questo il ruolo che il Parlamento è chiamato a svolgere. 

Nicola Renzi (RF): La legge che oggi andiamo a modificare ha avuto una gestazione lunga e certamente non semplice, perché quando si affrontano temi così delicati il confronto è inevitabilmente complesso. È una legge che ormai ha una sua longevità e questo è già un dato significativo, perché significa che aveva solide basi. Oggi, però, emerge un’esigenza nuova: intervenire su alcuni parametri previsti da quella normativa. Parametri che non sono affatto secondari, perché consentono alle associazioni di essere riconosciute come tali e di esercitare la propria rappresentatività nei confronti degli iscritti. Senza queste modifiche, tale riconoscimento rischierebbe di diventare problematico. Da parte nostra non c’è alcuna contrarietà quando si tratta di favorire un confronto franco e aperto. Tuttavia ritengo che, soprattutto su questioni così delicate e che forse non sempre è opportuno affrontare esclusivamente nel dibattito parlamentare, sarebbe stato utile costruire un percorso condiviso già nelle fasi precedenti, anziché rincorrere gli eventi e arrivare all’ultimo momento nel tentativo di trovare una posizione comune. Ho l’impressione che le problematiche che questa modifica intende risolvere non siano emerse nelle ultime settimane o negli ultimi mesi, ma fossero note da tempo. Per questo motivo sarebbe stato preferibile informare preventivamente tutte le forze politiche delle criticità emerse e cercare insieme una soluzione condivisa. Nonostante queste considerazioni, ribadisco che non abbiamo alcuna intenzione di opporci in Commissione all’approvazione di questa modifica legislativa. 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Come ha detto anche il commissario Santi, questo è sostanzialmente un dibattito fotocopia di quello che si è già svolto in Aula consiliare. Le dinamiche sono le stesse, ma mi fa piacere riprendere questi temi anche perché oggi è presente l’estensore della legge, Iro Belluzzi, che nella precedente seduta non c’era, ed è quindi giusto affrontare la questione anche con lui. Il punto, in realtà, è molto semplice. Come ho già detto durante la seduta consiliare, non è obiettivo del Governo intervenire su questa legge. Per noi è una legge valida, ancora attuale e ben costruita, e questo è stato riconosciuto anche dagli interventi dei gruppi di opposizione. È una normativa che ha avuto una gestazione particolarmente complessa e che rappresenta il risultato di un lavoro importante, riconosciuto non solo da chi l’ha materialmente predisposta, ma da tutti coloro che hanno partecipato a quel percorso. Quello che voglio chiarire al commissario Santi è che oggi non cambiano i parametri perché sono cambiate le aziende o perché sono diminuiti i numeri. La legge del 2016 prevedeva espressamente un periodo transitorio di dieci anni. È questo il motivo per cui abbiamo richiesto la procedura d’urgenza. Forse non siamo riusciti a spiegarlo con sufficiente chiarezza, ma lo abbiamo ribadito più volte. La legge è entrata in vigore nel giugno del 2016 e il legislatore aveva stabilito dieci anni di tempo per consentire alle associazioni di adeguarsi ai requisiti previsti. Oggi siamo nel 2026, quei dieci anni sono trascorsi e alcuni dei soggetti interessati ci hanno rappresentato il problema. Questo è il tema, non altro. Non è cambiato il contesto economico e probabilmente i numeri sono anche cresciuti rispetto al 2016, ma la questione nasce semplicemente dalla scadenza del periodo transitorio previsto dalla legge. È questa la situazione che abbiamo illustrato con la massima trasparenza. Quando diciamo che la legge va bene e che il Governo non aveva alcuna intenzione di modificarla, lo diciamo con convinzione. L’intervento nasce esclusivamente da una richiesta unanime delle parti sociali. In casi come questo credo debba prevalere soprattutto il buon senso. Il confronto politico è indispensabile su temi come gli investimenti, l’autonomia energetica o la gestione dei rifiuti, ma su una richiesta condivisa all’unanimità dalle organizzazioni sindacali e datoriali ritengo che avremmo potuto dare tutti insieme una risposta immediata. Lo dico senza alcuna volontà polemica, ma credo che abbiamo perso un’occasione per dimostrare unità davanti alla cittadinanza. Avremmo potuto rispondere tempestivamente alle esigenze delle parti sociali e invece ci troviamo ancora a discutere, prolungando un disagio che per i soggetti interessati esiste già da tempo. 

Emanuele Santi (Rete): vero che era previsto un periodo transitorio e che quel termine è ormai scaduto, però quello che ha detto il Segretario, a mio avviso, rafforza ancora di più la questione. Ci ha spiegato che dieci anni fa erano stati fissati determinati parametri e che le associazioni datoriali avrebbero dovuto raggiungerli. Se oggi non ci sono riuscite, però, non si può dire che non stiamo cambiando i numeri, perché questa legge modifica proprio quei numeri. Le situazioni possibili sono due: o sono diminuite le imprese oppure sono diminuite le imprese che scelgono di associarsi. Lei mi dice che le imprese non sono diminuite e ne prendo atto, ma resta il fatto che, con i parametri fissati allora, oggi qualcuno non raggiunge più i requisiti. Forse quei numeri erano stati fissati troppo in alto e oggi è necessario abbassarli. Va benissimo, ma diciamolo chiaramente: oggi riduciamo i parametri perché, altrimenti, qualche associazione non rientrerebbe più nei requisiti previsti dalla legge. È questo il punto. Nella relazione illustrativa, ad esempio, non era esplicitato che il requisito passava da 150 a 135 iscritti; l’ho dovuto verificare confrontando il testo con la normativa precedente. Normalmente, quando si modifica una disposizione, si indica con chiarezza cosa cambia. Qui si parlava genericamente della necessità di un adeguamento. Io sono piuttosto puntiglioso su questi aspetti e, pur non avendo alcuna contrarietà al provvedimento, ritengo corretto che le cose vengano spiegate per quello che sono. 

Luca Boschi (Libera): Solo una breve precisazione, Presidente. Mi sono confrontato con il commissario Santi anche su questo passaggio già durante il dibattito in Consiglio. È vero che la relazione illustrativa non riportava espressamente questi dati, ma il Segretario di Stato Bevitori, nel suo intervento introduttivo della scorsa settimana, aveva chiarito che esisteva una situazione in cui qualche associazione aveva difficoltà a rispettare i requisiti numerici previsti dalla legge. Glielo avevo fatto notare anch’io, senza alcuna polemica. Forse la relazione non era sufficientemente esplicita, ma nel suo intervento il Segretario aveva illustrato con chiarezza quella che era la situazione reale, senza nascondere nulla. Direi quindi di evitare ulteriori polemiche e di andare avanti, visto che mi pare ci sia una sostanziale condivisione del provvedimento.

Articolo 1: approvato con 7 voti a favore, 4 astensioni

Emendamento aggiuntivo di un articolo 1-bis proposto da D-ML: respinto

Gaetano Troina (D-ML): Do lettura dell’emendamento aggiuntivo, articolo 1-bis, recante modifica dell’articolo 17 della Legge 9 maggio 2016 n. 59. L’articolo 17 viene sostituito prevedendo che il datore di lavoro sia tenuto a concedere permessi sindacali, retribuiti e non retribuiti, ai lavoratori per i quali l’organizzazione sindacale interessata o il rappresentante sindacale aziendale ne faccia espressa richiesta, salvo particolari e comprovati impedimenti legati alle esigenze dell’impresa o dell’attività lavorativa, secondo quanto disposto dal contratto collettivo di settore. Viene inoltre confermato che, salvo diverse disposizioni previste dai contratti collettivi, i lavoratori che compongono la struttura sindacale aziendale dispongano complessivamente ogni anno di un monte ore di permessi retribuiti pari ad almeno due ore per ogni dipendente operante nel luogo di lavoro. La richiesta dei permessi deve essere presentata dall’organizzazione sindacale o dal rappresentante sindacale aziendale al datore di lavoro con almeno due giorni lavorativi di preavviso, secondo le modalità previste dal contratto collettivo applicabile. Per quanto non disciplinato dalla legge, resta fermo il rinvio ai contratti collettivi di settore. Preciso che i commi modificati rispetto al testo vigente sono soltanto il primo e il terzo, e per modifiche davvero limitate. L’obiettivo dell’emendamento è esclusivamente quello di evitare possibili incertezze interpretative nell’applicazione delle prerogative sindacali già previste dalla normativa, assicurando una disciplina pienamente coerente con il resto del testo di legge. Non vengono introdotti nuovi diritti, nuovi istituti o maggiori oneri a carico delle imprese o della pubblica amministrazione: si tratta semplicemente di un adeguamento terminologico resosi necessario a seguito di alcune problematiche emerse nell’interpretazione della norma. 

Nicola Renzi (RF):  Avrà pazienza il collega Troina se non intervengo strettamente sull’emendamento, ma vorrei rivolgere una considerazione alla maggioranza e soprattutto al Governo, che mi pare stiano mostrando un atteggiamento un po’ arrogante. Il messaggio che passa è: “Questa legge è stata concordata con le organizzazioni sindacali e datoriali, quindi voi limitatevi a votarla senza discutere”. Ecco, la democrazia funziona in modo diverso e, se ancora non lo avete capito, è bene che qualcuno ve lo ricordi. Tengo anche a sottolineare, per i cittadini e per i giornalisti che ci seguono, che questa legge, dopo non essere stata esaminata in Consiglio perché la maggioranza non aveva i numeri, oggi potrebbe essere discussa soltanto grazie alla presenza dell’opposizione. Se noi non garantissimo il numero legale, questa Commissione non potrebbe proseguire i lavori. In situazioni come questa, normalmente il Governo ringrazia, non assume atteggiamenti di supponenza. Detto questo, noi ci asterremo sia sulla legge sia sugli emendamenti. Auspichiamo che l’esame proceda rapidamente, anche perché io e il consigliere Conti abbiamo un altro impegno alle 19 e dovremo assentarci. In ogni caso non stiamo facendo ostruzionismo: al contrario, grazie alla nostra presenza questa legge può essere esaminata, perché diversamente la maggioranza non avrebbe i numeri necessari. 

Emanuele Santi (Rete): In passato siamo stati spesso accusati di fare ostruzionismo. È vero che talvolta il confronto politico si accende, ma anche la maggioranza e il Governo dovrebbero interrogarsi sulle ragioni per cui questo accade. Il dato oggettivo di oggi è che siete undici componenti e in questo momento siete presenti soltanto in sette. Questo significa che, se l’opposizione decidesse di lasciare la Commissione, non ci sarebbe il numero legale per approvare una legge che voi stessi considerate importante. Voglio che questo rimanga a verbale: se oggi il provvedimento viene approvato è grazie al fatto che l’opposizione resta in Aula, pur scegliendo di astenersi perché non è stata coinvolta nel percorso. Lo considero un elemento significativo, soprattutto alla luce delle tante discussioni sul regolamento e sull’ostruzionismo. Noi siamo qui, consentiamo lo svolgimento dei lavori e non abbiamo alcuna intenzione di prolungare inutilmente il dibattito. Permetteremo l’approvazione di una legge che ritenete importante, pur non avendo, da soli, i numeri necessari per portarla avanti. 

Luca Boschi (Libera): È un dato di fatto che in questo momento i lavori della Commissione possano proseguire anche grazie alla presenza dei commissari di opposizione, e questo non si può negare. Vorrei però ricordare che, in modo assolutamente sereno e collaborativo, durante le interlocuzioni informali avvenute nel corso dell’ultimo Consiglio Grande e Generale, quando ancora era possibile ipotizzare una convocazione del Consiglio nel mese di agosto, avevamo rappresentato alle opposizioni le difficoltà numeriche della maggioranza. Avevamo anche prospettato la necessità di chiedere una deroga ai quindici giorni per il deposito della relazione e, in quella circostanza, le opposizioni avevano manifestato disponibilità su entrambe le questioni. Oggi li ringrazio perché, restando in Commissione, consentono il regolare svolgimento dei lavori. Detto questo, tornerei però all’esame dell’emendamento, perché è quello il tema su cui siamo chiamati a confrontarci. 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Le proposte presentate dal gruppo di Motus Liberi meritano certamente un approfondimento. Come è stato ricordato anche nel dibattito generale, questa legge si fonda su equilibri che sono il risultato di un’importante fase di contrattazione e tutti ne siamo consapevoli. Non so se il gruppo di Motus abbia già sottoposto questi emendamenti alle parti sociali, e lo chiedo solo per evitare equivoci, perché una modifica di questo tipo richiederebbe inevitabilmente un confronto con i soggetti direttamente interessati. Gli spunti contenuti in questo emendamento, così come in quello successivo, sono sicuramente interessanti e possono costituire la base di un confronto futuro. Tuttavia, come rappresentante del Governo, mi sentirei più tranquillo ad intervenire su questa normativa soltanto dopo un confronto con le organizzazioni sindacali e datoriali. Se non c’è già stato un loro assenso, mi faccio personalmente carico di sottoporre queste proposte alle parti sociali nei prossimi incontri, ad esempio nell’ambito della Commissione Lavoro, dove tutte le rappresentanze sono presenti. 

Gaetano Troina (D-ML): Confermo che non c’è stato alcun confronto preventivo con le parti sociali. Si tratta di emendamenti elaborati autonomamente dalla nostra forza politica sulla base delle segnalazioni che ci sono pervenute. D’altra parte, mi permetto di osservare che nemmeno noi siamo stati coinvolti nella predisposizione delle modifiche richieste dalle categorie, per cui abbiamo ritenuto legittimo presentare liberamente le nostre proposte. Accolgo comunque favorevolmente la disponibilità del Segretario di Stato a sottoporle alle organizzazioni sindacali e datoriali. Se riterranno opportuno approfondirle, ben venga. Sono certo che ci sarà un’altra occasione per tornare a discutere di questa normativa. 

Emendamento aggiuntivo di un articolo 1-ter proposto da D-ML: respinto

Gaetano Troina (D-ML): Farò una lettura molto veloce dell’emendamento, anche perché l’articolo è piuttosto lungo. In realtà la modifica riguarda esclusivamente il comma 7, quindi, se siete d’accordo, mi limiterò a leggere soltanto quella parte. Il nuovo comma 7, relativo alle strutture sindacali aziendali, prevede che la carica di rappresentante sindacale aziendale possa essere ricoperta da un lavoratore scelto ed eletto tra quelli operanti all’interno del luogo di lavoro. 

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Come dicevo anche nel precedente intervento, questo emendamento apre una riflessione interessante sul tema delle strutture sindacali aziendali e probabilmente merita un approfondimento. Ritengo che possa essere opportuno affrontare questo argomento, pur ribadendo quanto già detto: la Legge n. 59 del 2016, a nostro avviso, è ancora oggi una buona legge e il lavoro svolto all’epoca mantiene piena attualità. Per questo motivo non era nelle intenzioni del Governo intervenire sul suo impianto. Tuttavia il lavoro svolto dal gruppo di Motus Liberi è certamente meritevole di attenzione e, anche con riferimento a questa proposta, mi farò promotore di un confronto con le parti sociali affinché possa essere analizzata. Alla prima occasione utile vi riferirò l’esito di questo approfondimento.

Articolo 2: approvato con 8 voti favorevoli e 4 astenuti

Articolo 3: approvato con 8 voti favorevoli e 4 astenuti

La legge è messa in votazione e approvata con 8 voti favorevoli, 4 astenuti. 

Relatore unico: Luca Della Balda (Libera).

1. Comunicazioni 

Emanuele Santi (Rete): Sarò molto breve, anche perché buona parte delle questioni è già stata affrontata durante il dibattito sul Programma economico, visto che i temi si intrecciavano tra loro e, considerata anche l’ora, il comma Comunicazioni è stato trattato in modo piuttosto rapido. Vorrei però riproporre all’attenzione della Commissione una questione. Non ero presente all’ultima seduta, quella nella quale si è concluso il comma relativo all’operazione di cartolarizzazione, rimasto aperto nella seduta precedente. In quell’occasione era stato respinto un nostro ordine del giorno e la maggioranza ne aveva approvato uno proprio. Ci sono due aspetti che vorrei evidenziare. Il primo è che io non conosco il contenuto di quell’ordine del giorno, perché sul sito non è stato caricato, nemmeno nell’area riservata. Essendo consigliere, dovrei poterlo consultare attraverso le credenziali di accesso. Il secondo riguarda invece la sua pubblicità. Riteniamo che quell’ordine del giorno debba essere reso pubblico, perché, pur essendo stato approvato al termine di una seduta segreta, non contiene elementi tali da divulgare quanto emerso nel dibattito riservato, ma rappresenta semplicemente un atto parlamentare che conferisce un mandato al Governo. Credo che non solo tutti i consiglieri, ma anche l’intero Paese debbano conoscerne il contenuto. Per questo reitero la richiesta già avanzata durante il dibattito precedente: riteniamo che, soprattutto su un tema così delicato, non sia opportuno mantenere riservate le determinazioni assunte da questa Commissione. 

Presidente della Commissione Silvia Cecchetti: Avevo già messo a verbale che avremmo affrontato questa questione nella seduta odierna e che avrei verificato il quadro regolamentare. Nulla impedisce alla Commissione di deliberare la trasformazione di quell’ordine del giorno da segreto a pubblico, ma il regolamento richiede che la decisione sia assunta all’unanimità. Pertanto, come avevo già anticipato, metterò in votazione la vostra richiesta, ricordando che il voto dovrà essere unanime affinché il documento possa essere reso pubblico. 

Nicola Renzi (RF): Anch’io avevo sollevato la stessa questione durante la seduta segreta dell’ultima Commissione e oggi la ripropongo. Non ritengo accettabile che una maggioranza approvi un ordine del giorno dai contenuti qualificanti, che indica una precisa linea d’azione, e poi scelga di mantenerlo riservato senza condividerlo con la cittadinanza. A mio avviso è un dovere renderlo pubblico e auspico che vi siano le condizioni per approvarne al più presto la desecretazione. Diversamente sarebbe un fatto molto grave. 

Iro Belluzzi (Libera):  Ribadisco la posizione che avevamo già espresso sia nella Commissione in cui quell’ordine del giorno fu approvato, sia successivamente in Consiglio Grande e Generale. Esiste un evidente vulnus che probabilmente dovrà essere affrontato anche nell’ambito delle riforme istituzionali. Non è accettabile che un ordine del giorno approvato da una Commissione parlamentare al termine di un dibattito riservato non possa essere reso pubblico. Se esiste un problema interpretativo del regolamento, occorre intervenire quanto prima e non lasciare questa decisione alle sensibilità del momento o alla necessità di un voto unanime della Commissione. Riaffermo quindi la nostra posizione favorevole alla pubblicazione dell’ordine del giorno e rivolgo un appello a tutti i commissari affinché si raggiunga l’unanimità necessaria per renderlo pubblico. Non aggiungo altro per non anticipare le posizioni di altri gruppi politici. 

Tommaso Rossini (PSD): Anche a nome del PSD confermo quanto avevamo già dichiarato nell’ultima Commissione: siamo favorevoli a rendere pubblico questo ordine del giorno. Se ne sta già parlando pubblicamente e stanno emergendo informazioni, quindi renderlo pubblico contribuirebbe a fare chiarezza e ad eliminare ogni dubbio sul suo contenuto. Inoltre, come è stato ricordato, si tratta di un documento approvato da questa Commissione e riteniamo corretto che possa essere conosciuto da tutti. 

Luca Gasperoni (PDCS):  Non siamo assolutamente contrari alla pubblicazione per il contenuto dell’ordine del giorno; le nostre perplessità riguardano piuttosto il metodo. La questione era già stata affrontata durante la seduta segreta e in quella sede era stata assunta una decisione. Successivamente il tema è stato riproposto in seduta pubblica, quindi vi sono state alcune forzature da più parti. Di fatto, un argomento trattato in seduta segreta è stato poi ampiamente richiamato nel dibattito pubblico e credo che anche su questo sarà necessario svolgere una riflessione. Detto ciò, confermo che anche il PDCS voterà a favore della pubblicazione dell’ordine del giorno. 

Viene messa in votazione la richiesta di rendere pubblico l’Odg della Commissione relativo all’esito del dibattito sull’Organismo di Sorveglianza e il clarifying addendum: approvata all’unanimità.