Politica

San Marino. Le opposizioni sulla modifica del Regolamento consiliare: quella legge è uno scempio

Un PDL ordinario non può modificare una legge di rango superiore, solo per compiacere la maggioranza e dare spazio ai manovratori esterni. Il Paese è in pericolo

di Angela Venturini.

Una questione preliminare di legalità, che diventa questione politica e, soprattutto, una questione di rispetto della democrazia. Che in questi tempi in cui l’indifferenza democratica è dilagante, è cosa non da poco. L’ha sollevata il Consigliere di RF Andrea Menicucci, in apertura di comma sul dibattito per la legge di modifica del Regolamento consiliare, la quale non rispetta la gerarchia delle fonti. Ovvero: una legge qualificata non può essere modificata da una legge ordinaria, che è di rango inferiore. La materia è molto delicata, perché riguarda le regole d’ingaggio, o regole del gioco che dir si voglia, da rispettare in Aula.

“L’ultimo Regolamento consiliare è stato adottato nel 2018 con una legge qualificata, sostenuto da un forte coinvolgimento di tutte le forze politiche. Tanto che la modifica fu votata all’unanimità” spiega Menicucci nel corso di una conferenza stampa convocata ad horas dalle opposizioni. “Significa che una legge qualificata ha bisogno di una procedura rinforzata per eventuali modifiche. Per come è stato presentato, l’attuale PDL fa riferimento ad una legge ordinaria. Io non l’accetto”. Prosegue: “Mi sono sentito di sollevare l’obiezione prima di tutto per una questione politica, poi c’è anche un rilievo tecnico perché questa legge nulla può contro una legge superiore, ma non c’è un attacco alla Reggenza, come qualcuno ha voluto sottolineare. Anzi, c’è proprio la volontà di tutelare la Reggenza di fronte ad un passaggio legislativo che non è rispettoso della democrazia”.

Di conseguenza, è stato chiesto da RF e dalle opposizioni di verificare la veridicità dell’obiezione; nel caso, di ritirare la legge e poi ripresentarla nella dovuta forma, perché così non è accettabile. Menicucci va oltre e tocca metodo e contenuti: “Non c’è stato confronto, né coinvolgimento, il testo è stato blindato alla sua presentazione e questo è apparso a tutti come un vero e proprio attacco alla democrazia”. In pratica, vengono toccate tutte le dinamiche dell’esercizio democratico, a cominciare dalla riduzione dei tempi e dall’inserimento di sistemi di sbarramento per la presentazione di emendamenti. “Questo è un palese tentativo di imbavagliare le opposizioni, perché portano avanti battaglie su questioni che evidentemente sono scomode per qualche gruppo dirigente”.

Altrettanto severo il capogruppo DML Fabio Righi:Non è la prima volta che in questa legislatura si forzano le regole perché la maggioranza ottenga il suo gradimento. Ma il precetto per cui il fine giustifica i mezzi, non vale in democrazia perché vorrebbe dire che chi vince le elezioni può fare tutto quello che vuole. Le regole sono il confine insuperabile del nostro stato di diritto”.  Spiega anche che probabilmente l’errore è avvenuto in buona fede, ma una volta rilevato, andrebbe corretto e non reiterato perché tanto va bene lo stesso. Insomma, non è una questione di lana caprina. “Ci sono regole che potrebbero sembrare formali – insiste – e che invece determinano la sostanza”. Come del resto avviene anche in tribunale. “Se verrà accettato che questa legge è ordinaria, come penso debba avvenire, stiamo facendo un dibattito perfettamente inutile perché la legge dovrà essere ripresentata. Se invece passasse il concetto che nello stato di diritto tutto è possibile, non siamo più in democrazia, ma in forme di governo diverse. La maggioranza ha il dovere di ascoltare e confrontarsi l’opposizione, perché anche l’opposizione è stata eletta”.

Non ci sta al presunto allineamento con i tempi europei, dove in Aula si può parlare tre minuti a testa. Primo, perché in quella sede ci sono 720 parlamentari e poi perché gli approfondimenti veri si fanno in altre sedi. Infine, cala l’asso: “Come possiamo pretendere che i cittadini rispettino le leggi se le nostre istituzioni, per prime, non le rispettano?”

Il capogruppo di Rete Emanuele Santi invita tutti ad andare sul sito del Consiglio e verificare in quale categoria è stata inserita la legge. “Con una legge ordinaria non si può modificare una legge qualificata” torna a spiegare. “La maggioranza non ha riconosciuto un errore sostanziale, e per avallarlo continua a sostenere che l’acqua va in su”. Già in altri casi, ricorda Santi, la forza dei numeri ha avuto ragione contro le leggi e oggi si tenta addirittura di silenziare un’opposizione che ha messo a nudo la maggioranza su fascicoli pesantissimi come il DES, il pedofilo, il killer dei cani, il caso bulgaro. “Queste cose danno molto fastidio alla maggioranza. Crediamo che il nostro Paese, oggi, sia governato da poteri esterni al Consiglio, che hanno la convenienza a silenziare il Parlamento e continuare a prendere le decisioni più importanti fuori dall’Aula”. Alla fine, rileva Santi, rimane solo l’ipocrisia di due anni di commissione per le Riforme istituzionali, dove si è sempre parlato dei massimi sistemi, per arrivare a sorpresa in Consiglio con un PDL che riguarda solo il Regolamento consiliare. “I microfoni del Consiglio, negli anni sono stati il megafono per denunciare tantissime malefatte: dai lotti di Valdragone, alle vicende della Carisp, della Banca Centrale, del tribunale, e così via. Questo è compito dei Consiglieri, di maggioranza e di opposizione: denunciare problemi e distorsioni. Quelli che oggi vogliono silenziare l’Aula, significa che non hanno imparato la lezione. Ma all’opposizione, prima o poi, ci vanno tutti, mentre il giochino fa comodo solo a chi, da fuori, tira i fili e usa il Parlamento come mera sede ratificatoria. Perché le decisioni importanti vengono prese fuori. Con questa presunta riforma del Regolamento, non si va altro che a formalizzare una situazione di fatto. Siamo davvero in pericolo”.