San Marino. DML: sul futuro energetico servono visione e serietà
Abbiamo letto con interesse l’articolo di Enrico Lazzari dedicato al nostro comunicato sul nucleare. Pur apprezzando il fatto che abbia contribuito ad alimentare il dibattito pubblico, riteniamo necessario riportare la discussione sul piano dei fatti. Il futuro energetico della Repubblica di San Marino merita infatti analisi, programmazione e visione strategica, non semplificazioni o caricature. Partiamo da un punto fondamentale: DOMANI – Motus Liberi non ha mai proposto di costruire domani una centrale nucleare a San Marino. Chi sostiene il contrario attribuisce al nostro comunicato affermazioni che, semplicemente, non contiene. Noi abbiamo scritto chiaramente che occorre “aprire nell’immediato una discussione seria e matura sul futuro energetico della Repubblica”, proponendo un tavolo tecnico- politico con esperti indipendenti per valutare costi, benefici, tempi, sicurezza e sostenibilità delle diverse opzioni disponibili. Questo è il cuore della nostra proposta: non slogan, non decisioni prese sulla base di appartenenze ideologiche, ma approfondimento e programmazione. La questione cruciale è un’altra: un Paese serio può permettersi di affrontare il tema energetico inseguendo le emergenze del momento, senza una strategia di lungo periodo? Noi crediamo di no. Le scelte energetiche richiedono anni di studio, investimenti, accordi internazionali e sviluppo di competenze. Se si attende che una tecnologia sia già pienamente diffusa per iniziare a valutarla, si arriva inevitabilmente tardi. Chi governa con lungimiranza analizza oggi gli scenari che potrebbero concretizzarsi tra dieci o vent’anni, costruendo per tempo le condizioni per poter scegliere. Per questo riteniamo miope liquidare il tema con qualche battuta sullo “spritz corretto”. Il dibattito internazionale dimostra che il nucleare è tornato al centro delle politiche energetiche di molti Paesi europei, con l’Italia stessa che ha riaperto una riflessione sugli Small Modular Reactors e sulle nuove tecnologie. È quindi del tutto plausibile che, in un futuro non lontano, impianti nucleari possano sorgere a poche decine di chilometri dai nostri confini. In quel caso, San Marino dovrebbe limitarsi a subirne le conseguenze e acquistarne l’energia, o dovrebbe aver già maturato una propria posizione consapevole?
Vi è poi un altro aspetto che merita di essere evidenziato. L’eventuale sviluppo di progetti energetici innovativi non implica necessariamente che lo Stato debba sostenerne integralmente i costi. Esistono modelli fondati su partnership pubblico-private, investimenti industriali e partecipazioni internazionali. Ridurre tutto all’idea di un piccolo Stato che finanzia da solo un reattore da miliardi di euro significa semplificare eccessivamente una questione molto più articolata. Inoltre, ragionare in termini di autosufficienza energetica non vuol dire soltanto coprire i consumi interni: l’energia può diventare anche un fattore di sviluppo economico. Eventuali produzioni eccedenti potrebbero essere cedute ai mercati limitrofi, generando valore, attrazione di investimenti, occupazione qualificata e nuove competenze per il Paese. Un’ultima considerazione riguarda la proposta avanzata da Lazzari sul termovalorizzatore. Pur non condividendone necessariamente tutte le conclusioni, riteniamo che il suo articolo dimostri esattamente ciò che D-ML voleva ottenere: aprire finalmente un confronto vero sul futuro energetico della Repubblica. Se oggi si discute di nucleare, di termovalorizzazione, di autosufficienza energetica, di investimenti, di tecnologie innovative e di programmazione di lungo periodo, significa che il nostro intervento ha colto nel segno. Per troppo tempo il tema energetico è stato affrontato in modo pavido e frammentato, senza una visione organica e strategica, attraverso singoli provvedimenti scollegati tra loro. A questo punto, la domanda che ci poniamo è la seguente: quale modello energetico vogliamo per San Marino nei prossimi venti o trent’anni? L’attuale governo sembra aver individuato come principale risposta l’acquisto di impianti fotovoltaici fuori confine. Una scelta che, da sola, non può rappresentare una strategia energetica completa. Il fotovoltaico è certamente una componente importante della transizione energetica e D-ML non ne mette in discussione l’utilità. Tuttavia, proprio per la sua natura intermittente e dipendente dalle condizioni meteorologiche, non è in grado, da sola, di garantire il fabbisogno energetico continuo del Paese. Per l’insieme di questi motivi, dunque, sosteniamo che la Repubblica debba dotarsi di una strategia energetica complessiva, fondata su una valutazione trasparente di tutte le soluzioni disponibili: dallo sviluppo del fotovoltaico e degli accumuli alla cogenerazione, dall’eventuale valorizzazione energetica dei rifiuti fino alle prospettive offerte dalle nuove tecnologie nucleari. D-ML ha scelto di lanciare una provocazione responsabile proprio per questo: scuotere le coscienze, stimolare il confronto pubblico e chiedere alla politica sammarinese di alzare finalmente lo sguardo oltre l’orizzonte della prossima legislatura. Il vero rischio, oggi, non è discutere di nucleare, ma rinunciare a discutere seriamente di energia, continuando a navigare a vista mentre il resto d’Europa pianifica il proprio futuro.
DOMANI – Motus Liberi


