Politica

San Marino. I CapiFamiglia dopo la presentazione del sondaggio sulla UE: impressioni e qualche certezza in più

Nella serata del 5 maggio abbiamo partecipato alla presentazione del sondaggio OPI.EUR. E quello che riportiamo qui non è un giudizio per sentito dire, ma sensazioni e convinzioni maturate ascoltando direttamente.

Poca gente in sala, ma c’era un po’ di tutto, qualche esponente politico, uno di questi con il solito ritornello sul mercato unico, ripetuto più per abitudine che per reale attinenza con i dati presentati, rappresentanti sindacali, industriali e anche qualche “tifoso” dell’accordo.

Tra gli interventi, uno in particolare ci è piaciuto, la domanda posta dai sindacati su chi fosse stato effettivamente intervistato. Solo cittadini sammarinesi o anche residenti? Non è un dettaglio, perché le conseguenze di un eventuale accordo riguardano chi vive e lavora a San Marino, non solo chi ha la cittadinanza.

Entrando nel merito, il sondaggio nella sua struttura è piuttosto semplice. Domande chiuse, con quasi sempre quattro opzioni di risposta, probabilmente una di troppo, considerando che più che aiutare, disorienta.

Il nostro timore iniziale lo avevamo già espresso chiaramente, che le domande potessero indirizzare le risposte. Dopo averle viste, va detto che, a parte qualche imprecisione e qualche assenza significativa, questo rischio non appare così evidente. Il problema, semmai, sta in quello che si vuole far dire a quei risultati.

Ma proprio qui sta un punto importante, mancano almeno due domande fondamentali.

La prima è semplice: “Conosci davvero il contenuto dell’accordo di associazione?”
La seconda ancora di più: “Sei favorevole alla firma dell’accordo?”

Due domande dirette, senza giri di parole. Due domande che avrebbero chiarito subito il livello reale di consapevolezza e la posizione delle persone.

All’apertura della serata si è parlato di un passaggio “epocale”. Un termine forte, usato subito, prima ancora di entrare nel merito dei dati. Ma alla luce di quanto emerso, quella definizione appare quantomeno prematura.

Dal sondaggio emerge che il 50,1% non sa che, anche con l’accordo, i sammarinesi non verrebbero riconosciuti come cittadini europei. Non è un dettaglio tecnico, è una questione centrale. E se più della metà delle persone non conosce questo aspetto, allora parlare di consenso è semplicemente fuori contesto.

Si scopre anche che l’orgoglio dei sammarinesi si concentra soprattutto sul sistema sanitario gratuito, più che sulle istituzioni o sulla propria storia. Un dato che fa riflettere, significa che ciò che viene percepito come concreto pesa più di ciò che dovrebbe rappresentare l’identità del Paese.

E poi un altro elemento tutt’altro che secondario, la politica a San Marino è poco seguita. Tradotto? Una parte importante della popolazione è poco coinvolta e poco informata su dinamiche politiche. E in questo contesto si pretende di leggere un “consenso”?

Alla luce di tutto questo, chiamarlo “epocale” non è solo esagerato. È sbagliato.

Perché qui non c’è un Paese consapevole che sceglie. C’è un Paese che, in buona parte, non ha ancora tutti gli elementi per capire. O che forse è stato volutamente lasciato senza informazioni?

E allora una domanda viene spontanea.

Dove avranno letto, in questi dati, che la maggioranza dei sammarinesi è a favore dell’accordo?

Visto che è slittato (ancora) il voto al Coreper, magari chi l’ha commissionato fa ancora in tempo a correggere gli errori e rifarlo, questo sondaggio.