San Marino. GEN SM sulla meritocrazia e valorizzazione dei giovani nella PA
Le nuove schede di valutazione nel pubblico impiego stanno facendo discutere. E forse è giusto così. Perché dietro uno strumento che, sulla carta, dovrebbe premiare il merito, si stanno rendendo ancora più evidenti alcune storture che riguardano soprattutto le nuove generazioni. Partiamo da un dato. Le schede nascono dall’applicazione del rinnovo del contratto del pubblico impiego 2022-2024 e da un regolamento adottato nel gennaio 2025. Da lì è partito il sistema di valutazione dei dipendenti da parte dei dirigenti. Fin qui tutto bene. Anzi: il principio del merito è sacrosanto. Chi lavora bene, chi si forma, chi si assume responsabilità, deve poter crescere professionalmente ed economicamente. È una battaglia che come giovani del PSD condividiamo convintamente. Il problema è come questo principio viene applicato. Oggi infatti esistono due categorie di dipendenti pubblici: chi appartiene al “vecchio regime” e chi è stato assunto a tempo indeterminato dopo la stabilizzazione del 2022, con il cosiddetto “nuovo regime”.
Ed è qui che emerge il primo grande paradosso. Per i dipendenti del vecchio regime la valutazione rimane sostanzialmente fine a sé stessa. Per quelli del nuovo regime, invece, il punteggio determina l’accesso a un aumento economico proporzionato al voto ottenuto. A prima vista potrebbe sembrare un sistema meritocratico. Ma la realtà è diversa. Quell’aumento non rappresenta un vero premio: serve soprattutto a compensare un contratto economicamente più debole rispetto al precedente, con stipendi più bassi e un numero inferiore di scatti di anzianità. Tradotto: i giovani entrano nel pubblico impiego con meno tutele e prospettive peggiori rispetto a chi li ha preceduti. E questo inevitabilmente pesa sul clima generazionale negli uffici. Perché capita sempre più spesso che giovani laureati, preparati, digitalmente competenti, si trovino a percepire stipendi inferiori rispetto a colleghi che magari ricoprono gli stessi ruoli da decenni senza aver mai aggiornato competenze o metodo di lavoro.
Non è una guerra tra generazioni. Ma è evidente che il sistema attuale rischia di alimentare frustrazione e demotivazione. A questo si aggiunge un altro nodo: la discrezionalità della valutazione. Se il merito deve essere il criterio guida, allora servono meccanismi chiari, oggettivi e trasparenti. Non si può lasciare troppo spazio a valutazioni soggettive da parte di dirigenti che, in alcuni casi, non sono ancora pienamente emancipati dalla politica. Anche alcuni dettagli tecnici fanno discutere: basti pensare al sistema di arrotondamento sempre per difetto, per cui un 4,9 diventa 4 e non 5, incidendo concretamente sull’aumento economico del dipendente. Ma il tema è ancora più ampio. Nel pubblico impiego sammarinese manca oggi una vera prospettiva di crescita per i giovani. Le carriere si fermano spesso all’ottavo livello. Le figure intermedie, come i vicedirettori, sono assenti o insufficienti. E in molti uffici si continua a rinviare il tema del ricambio dirigenziale, lasciando strutture ferme da anni senza costruire la futura classe dirigente della Pubblica Amministrazione. Il rischio è semplice: perdere motivazione, competenze e attrattività. Noi crediamo che una Pubblica Amministrazione moderna debba investire sui giovani, valorizzarli davvero e costruire percorsi di crescita credibili. La meritocrazia non può essere uno slogan buono per i comunicati: deve tradursi in regole eque, opportunità reali e condizioni uguali per tutti. Altrimenti il merito diventa soltanto un’altra parola usata per giustificare disuguaglianze già esistenti.
Comunicato stampa – GEN SM, Giovani del PSD


