San Marino. In Commissione, il dibattito sul sindaco italiano con incarico politico in maggioranza
Seduta della Commissione Consiliare Permanente Affari Costituzionali ed Istituzionali; Pubblica Amministrazione; Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti con le Giunte di Castello; Giustizia; Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica
Lunedì 4 maggio 2026, mattina. Askanews
La Commissione consiliare permanente I è ripartita dall’esame in sede referente del progetto di legge presentato da Repubblica Futura “Incompatibilità dei Direttori di Dipartimento e del personale politico in seno alle Segreterie di Stato”.
Il confronto ha evidenziato una convergenza trasversale sull’esigenza di intervenire sul tema, ma anche profonde divergenze sul metodo: da un lato c’è chi chiede un intervento immediato, dall’altro chi sostiene la necessità di una riforma organica. Il testo è stato infine respinto articolo per articolo e successivamente ritirato dai proponenti, mentre la maggioranza ha approvato un ordine del giorno per un intervento complessivo entro fine 2026.
Nel merito del provvedimento, la relatrice Maria Katia Savoretti (Rf) ha rivendicato la necessità di colmare vuoti normativi su figure apicali dell’amministrazione, sottolineando: “Chi ricopre ruoli strategici deve essere libero da altri incarichi, soprattutto se fuori territorio”. Di tono diverso l’intervento del Segretario di Stato Andrea Belluzzi, che ha riconosciuto al progetto il merito di aprire una riflessione seria sul ruolo della politica, ma ha criticato l’impostazione ritenuta troppo circoscritta: “Non è mai un buon segnale quando il Parlamento si impegna a fare una legge partendo da un caso individuale”.
Dal fronte dell’opposizione, Giovanni Maria Zonzini (Rete) ha sostenuto con forza la necessità di una separazione netta tra incarichi sammarinesi ed esteri, definendo “inaccettabile” la contemporanea presenza di un amministratore locale italiano in una Segreteria di Stato: “E’ una situazione che va sanata, per evitare ambiguità pericolose per la nostra indipendenza”. Sulla stessa linea Enrico Carattoni (Rf), che ha respinto le accuse di norma “ad personam”. “Se avessimo voluto colpire qualcuno, avremmo inserito norme molto più dure; qui si tratta di colmare un vuoto che nessuno aveva mai previsto”. A difesa del provvedimento è intervenuta Carlotta Andruccioli (D-ML), che ha sottolineato: “Regolamentare le incompatibilità significa difendere la credibilità delle istituzioni”. Ribadendo il principio: “Chi serve lo Stato deve avere un unico centro di lealtà”.
Più articolata la posizione della maggioranza. Maria Luisa Berti (Ar) ha riconosciuto la rilevanza del tema ma ha invitato a evitare interventi mirati: “Le incompatibilità devono essere esaminate in una logica generale e non per colpire qualcuno”, richiamando l’esistenza del codice di condotta. Analoga la posizione di Ilaria Bacciocchi (Psd), che ha definito il testo “non il modo corretto di legiferare”, pur ammettendo che “il tema è reale e richiede una disciplina più chiara e coerente”. Marco Mularoni (Pdcs) ha evidenziato il rischio di interventi parziali alla luce del lavoro in corso sul rapporto GRECO: “andare a mettere le mani oggi su un singolo provvedimento rischia di essere un lavoro incompleto”.
Il confronto si è acceso soprattutto sul caso concreto all’origine della proposta. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri ha respinto con decisione le critiche, parlando di un progetto “depositato ad hoc con l’unico scopo di colpire una singola persona”, ovvero il Segretario particolare Elia Rossi, che ricopre anche il ruolo di sindaco a Montegrimano. Fabbri ha rivendicato la natura amministrativa del ruolo contestato: “Il segretario particolare non ha alcun compito politico e la responsabilità di ogni atto ricade sul sottoscritto”. Di contro, Savoretti ha ribadito: “Non è una questione personale ma di inopportunità politica” mentre Zonzini ha insistito sulla necessità di evitare dubbi sulla lealtà esclusiva verso la Repubblica.
Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha invece espresso una linea critica rispetto al rinvio generalizzato, riconoscendo il limite di un intervento “estremamente personale”, ma invitando comunque a una soluzione immediata del caso concreto: “Non serve una legge ad personam, ma un’azione immediata che risolva questa anomalia” suggerendo anche un intervento amministrativo diretto da parte della Segreteria competente per cambiare ruolo a Elia Rossi. In precedenza, aveva usato una metafora efficace per descrivere l’approccio: “quando c’è un incidente su un attraversamento, la prima reazione è chiuderlo, ma così non si risolve il problema generale”.
Nel corso dell’esame dell’articolato, tutti gli articoli sono stati respinti a maggioranza, così come gli emendamenti presentati da Rete. A fronte di ciò, Repubblica Futura ha annunciato il ritiro del progetto. “Ci spiace vedere ancora una volta applicato questo metodo: quando si vuole affrontare tutto insieme non si inizia mai da nessuna parte” ha dichiarato Savoretti.
Parallelamente, la maggioranza ha presentato e approvato un ordine del giorno che impegna le Segreterie di Stato competenti a elaborare entro dicembre 2026 una riforma organica della materia. Bacciocchi ha spiegato che si tratta di rafforzare il confronto e affrontare il tema con una visione d’insieme, mentre le opposizioni hanno scelto l’astensione, pur riconoscendo la validità dell’obiettivo. “Si è persa un’occasione per dare una risposta immediata” ha commentato Andruccioli.


