Politica

San Marino. Rete sul Primo Maggio: non basta avere un lavoro se non permette di vivere dignitosamente!

Il Primo Maggio è sempre un’occasione preziosa per guardare con onestà alla condizione di lavoratrici e lavoratori. A San Marino il tasso di disoccupazione è molto basso: un dato positivo ma che da solo non basta a raccontare la realtà. Perché oggi purtroppo avere un lavoro non è automatica garanzia di vita dignitosa, non significa più arrivare serenamente alla fine del mese, né potersi permettere una casa, metter su famiglia, progettare il futuro. In questi anni la crescita dei prezzi dovuta all’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto e reso più pesanti le spese quotidiane mentre i salari sono rimasti gli stessi. Come si può vivere così?

Per RETE questo è un punto centrale. Il lavoro deve tornare a essere uno strumento di emancipazione ed evoluzione sociale non la condizione minima per la sopravvivenza. Chi lavora deve poter contare su una retribuzione adeguata al costo reale della vita, capace di garantire autonomia, sicurezza e prospettive.

Collegata a questa, c’è un’altra grande sfida da vincere, quella contro il precariato. Una battaglia che portiamo avanti da sempre, perché la precarietà del lavoro grava sulle scelte quotidiane del cittadino, sulla sua possibilità di accedere a un mutuo, affittare una casa, trovare stabilità.

Per questo durante la discussione in corso sulla Legge per la Famiglia abbiamo presentato un emendamento che riduca a 12 mesi la durata massima di un contratto a tempo determinato, termine che il “Decreto Lonfernini” del 2023 aveva addirittura alzato da 18 a 24 mesi

 RETE vuole che il passaggio al tempo indeterminato avvenga in tempi ragionevoli e senza ulteriori dilazioni cosi che i lavoratori possano accedere prima alle maggiori garanzie e ai benefici offerti da un lavoro stabile.

In questi giorni, in Commissione IV si è discusso molto di denatalità e famiglia: temi cruciali in un Paese piccolo come il nostro che non possono essere affrontati a colpi di bonus e sussidi.

I contributi aiutano ma non risolvono: occorre creare stabilmente le condizioni per cui le persone possano costruirsi un futuro. Una giovane coppia non è incentivata a far figli da un aiuto economico estemporaneo. Per guardare avanti senza paura deve poter contare con certezza su un lavoro stabile, un salario adeguato, un’abitazione a prezzi abbordabili, asili, scuola e sanità efficienti.

Questo Primo Maggio deve essere un richiamo alla responsabilità politica e al coraggio di agire in ambito sociale. C’è ancora tanto lavoro da fare e RETE c’è!