Approvata in Consiglio la legge sul Daspo. Commissione d’inchiesta sul caso pedofilo: ritirata la proposta delle opposizioni (report della seduta di mercoledì 22 aprile)
Consiglio Grande e Generale, sessione 15, 16, 17, 20, 21 e 22 aprile 2026
Mercoledì 22 aprile 2026
Nel corso della seduta del Consiglio Grande e Generale di mercoledì 22 aprile 2026 prosegue il dibattito sul progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive”, poi approvato a maggioranza.
Mirko Dolcini (D-ML) chiarisce subito che il suo gruppo non è contrario alla legge e riconosce che “il Daspo mancava a San Marino e adesso abbiamo una normativa”, ma sostiene che per eventi come il Rally Legend il solo divieto di accesso non ha una forza deterrente sufficiente e che sarebbe stato preferibile arrivare in Aula con un pacchetto più completo, già coordinato con gli esiti del tavolo tecnico su presidi, droni, orari, accessi e contenimento del pubblico. Sulla stessa linea Matteo Casali (RF), che legge nel provvedimento una risposta politica ai disordini del Rally Legend ma giudica il risultato riduttivo rispetto alle aspettative: secondo lui, in sostanza, “la montagna ha partorito il topolino”. Anche Emanuele Santi (Rete) afferma che il DASPO è uno strumento giusto e necessario, ma non risolve il problema principale legato al Rally Legend; il punto politico, osserva, è che a pochi mesi dalla prossima edizione il Paese non ha ancora norme sufficienti su numeri chiusi, controlli, accrediti e costi aggiuntivi a carico degli organizzatori, e avverte che con la sola legge in discussione non si è ancora nelle condizioni di impedire davvero il ripetersi di episodi gravi. Fabio Righi (D-ML), pur condividendo lo spirito del progetto, solleva invece soprattutto dubbi di equilibrio giuridico: fa notare che il provvedimento incide sulla libertà di circolazione senza prevedere una convalida giudiziaria rapida, rileva l’assenza di una sospensione degli effetti in caso di ricorso e invita a riflettere sulla proporzionalità della durata minima del DASPO, fissata in un anno, ritenendo che possano emergere criticità applicative e perfino contenziosi risarcitori. Dall’altra parte, la maggioranza fa quadrato attorno al progetto di legge. Luca Della Balda (Libera) ricorda quanto accaduto nel 2023 durante una partita del Victor San Marino contro il Prato, quando tifosi già colpiti da DASPO in Italia arrivarono ad Acquaviva e San Marino non aveva strumenti per impedire loro l’accesso. Maria Luisa Berti (AR) ribadisce che il testo non nasce soltanto per il Rally Legend ma per tutte le manifestazioni sportive, e sostiene che la finalità è quella di garantire ordine e sicurezza a sportivi, atleti e spettatori, contrastando chi sfrutta questi contesti per violenza e disordini. Guerrino Zanotti (Libera) prova a smorzare lo scontro politico e sostiene che il nodo non sia una mancata comprensione delle proposte dell’opposizione, ma una diversa impostazione: per lui la maggioranza sceglie consapevolmente di introdurre adesso uno strumento specifico, senza allargare il testo a tutto il tema dell’ordine pubblico o dell’organizzazione complessiva degli eventi. Paolo Crescentini (PSD) contesta l’idea che la misura serva solo per eventi ricorrenti come il calcio e cita casi nel ciclismo, nel motociclismo, nel tennis e in altri sport per sostenere che il divieto può funzionare anche in contesti aperti o annuali. Andrea Ugolini (PDCS) insiste proprio su questo punto e sostiene che non sia corretto definire la norma inefficace: osserva che si tratta di uno strumento rapido, preventivo e già collaudato in molti Paesi europei, capace di agire su più discipline e di essere rafforzato, nella pratica, da cooperazione internazionale, immagini, video, droni e sistemi di identificazione. Maria Katia Savoretti (RF) lamenta che l’opposizione abbia tentato di migliorare il testo con emendamenti senza essere ascoltata, mentre Antonella Mularoni (RF) critica apertamente l’atteggiamento del Governo e del Segretario Fabbri, sostenendo che si sia persa l’occasione per consolidare il clima costruttivo emerso in Commissione e contestando la volontà di dividere l’opposizione tra buona e cattiva. Nella sua replica, il Segretario di Stato Rossano Fabbri difende con fermezza il progetto: riconosce che il Rally Legend è stato uno degli spunti alla base dell’iniziativa, ma nega che sia l’unica ragione della legge e rivendica che l’urgenza nasce soprattutto dall’assenza di uno strumento capace di impedire la partecipazione a eventi sammarinesi di soggetti già colpiti da analoghi provvedimenti in Italia. Il Segretario insiste sul fatto che il DASPO “non è una bacchetta magica”, ma contesta l’idea che sia inutile, spiegando che la sua efficacia cresce se inserita in un impianto serio di gestione degli eventi e coordinata con altre misure, comprese eventuali prescrizioni aggiuntive come l’obbligo di firma.
Si passa quindi all’esame dell’articolato del progetto di legge. All’articolo 3 – che disciplina il divieto di accesso – viene accolta un’indicazione dell’opposizione sull’ampliamento delle tutele anche agli animali, oltre che a persone e cose, per adeguare la norma a una visione più attuale. Infine viene dato spazio alle dichiarazioni di voto. Emanuele Santi (Rete) ribadisce che il suo gruppo non contesta l’utilità dello strumento e riconosce al Segretario di Stato il merito di avere introdotto una misura che mancava, ma conferma l’astensione perché, a suo giudizio, il testo nasce chiaramente come risposta a quanto accade nel 2025 durante il Rally Legend e tuttavia non è davvero in grado di incidere su quel tipo di scenario. Antonella Mularoni (RF) conferma l’astensione del suo gruppo e insiste sia sul merito sia sul metodo: da un lato riconosce che il Daspo “era opportuno introdurlo nel nostro ordinamento”, dall’altro sostiene che la normativa resti ancora embrionale e incompleta, perché non recepisce quegli emendamenti sulla dimensione delle manifestazioni, sui servizi di sicurezza aggiuntivi e sulla ripartizione dei costi che l’opposizione riteneva essenziali. Mularoni osserva che lo stesso Governo, nel momento in cui annuncia ulteriori norme in arrivo, ammette implicitamente che il quadro attuale non basta ancora a garantire pienamente l’ordine pubblico nelle prossime manifestazioni. Fabio Righi (D-ML) conferma le perplessità già espresse, ma allo stesso tempo riconosce che nel corso del confronto il Governo ha sostanzialmente ammesso i limiti della normativa e la necessità di continuare a lavorarci, però ritiene comunque importante che il Paese si doti ora di uno strumento di questo tipo. Per questo Domani Motus Liberi decide di votare a favore, pur chiarendo che non considera il testo “completo né esaustivo”. Michela Pelliccioni (indipendente) sceglie a sua volta il voto favorevole, con un intervento che insiste molto sul messaggio politico generale: chiede che dall’Aula parta un principio netto, cioè che la violenza non sia tollerata in alcun modo, e apprezza il fatto che sia stata accolta l’estensione della norma anche ai reati contro gli animali. A chiudere, per la maggioranza, è Gian Nicola Berti (AR), che difende l’impianto della legge senza attribuirle poteri salvifici: spiega che nessuno pensa di risolvere con un solo testo tutti i problemi delle manifestazioni sportive, ma che la politica ha il dovere di consegnare strumenti nuovi alle forze di sicurezza, e il Daspo va esattamente in questa direzione. Berti insiste sul valore della cooperazione con gli altri Stati, utile anche per impedire che soggetti già colpiti da analoghi provvedimenti all’estero arrivino a San Marino creando disordini, e giudica eccessivamente dure alcune critiche dell’opposizione, visto che i principi del provvedimento appaiono largamente condivisi.
I lavori proseguono poi con la ratifica, a maggioranza, di una serie di accordi: accordo di collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana; protocollo di emendamento all’Accordo tra la Repubblica di San Marino e la Georgia per evitare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmato a New York il 28 settembre 2012; convenzione Internazionale di Hong Kong sul riciclaggio delle navi sicuro e compatibile con l’ambiente, adottata a Hong Kong il 15 maggio 2009.
Segue il dibattito sul progetto di legge relativo all’Inno ufficiale della Repubblica di San Marino. Il Segretario di Stato Luca Beccari spiega che il provvedimento dà attuazione alla modifica costituzionale approvata nel 2025, che ha inserito l’inno tra i simboli dello Stato, colmando un vuoto normativo che fino a oggi lasciava priva di una vera formalizzazione una componente identitaria fondamentale del Paese. Il Segretario chiarisce che la parte musicale era già conosciuta, ma proprio l’assenza di una disciplina aveva favorito nel tempo usi non sempre corretti, mentre il testo cantato non aveva mai avuto valore ufficiale; con questa legge, invece, spartito, lirica e componenti testuali vengono allegati e diventano parte integrante dell’inno ufficiale. Dall’opposizione arrivano però richieste di approfondimento. Gaetano Troina (D-ML) osserva che il testo proposto appare più sintetico e diverso rispetto a quello tradizionalmente conosciuto e insegnato nelle scuole, e chiede di comprendere meglio le ragioni delle modifiche. Fabio Righi (D-ML) insiste sul valore altissimo di questa scelta e avverte che il Consiglio non può affrontare in modo sbrigativo un tema che tocca direttamente identità, memoria e simboli dello Stato: per lui serve un confronto vero prima della seconda lettura, perché qui si interviene su qualcosa destinato a restare nel tempo. Giovanni Zonzini (Rete) considera ragionevole fissare formalmente un testo ufficiale, ma solleva dubbi su alcuni passaggi, in particolare sulla strofa “Libertà dono del Santo”, che a suo giudizio sarebbe meno convincente di un riferimento più diretto alla storia concreta e alla difesa quotidiana della libertà da parte dei sammarinesi; annuncia quindi la possibilità di una proposta alternativa. Manuel Ciavatta (PDCS) difende invece il richiamo al Santo come elemento coerente con l’identità sammarinese e segnala anche la presenza di alcuni errori nello spartito. Nella replica Beccari precisa che il lavoro non nasce in modo improvvisato, ma da una commissione specifica nella quale ha avuto un ruolo centrale la professoressa Meris Monti, e spiega che il testo è frutto di un adattamento tecnico e istituzionale pensato per rendere coerente l’inno con la sua funzione pubblica.
Al comma 19, sull’ordine del giorno di Repubblica Futura contro disinformazione e discorsi d’odio il confronto è invece molto più politico. Enrico Carattoni (RF), presentando il testo, richiama il dibattito di gennaio sull’accoglienza dei profughi palestinesi, la nota dell’Autorità garante per l’informazione e soprattutto la lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media sammarinese, che denunciano un clima ostile e tossico che finisce per vanificare il lavoro educativo. Carattoni sostiene che la politica non possa più ignorare il deterioramento del dibattito pubblico, aggravato dai social, dall’anonimato e da dinamiche che alimentano odio, polarizzazione e consenso facile a scapito delle persone più fragili. L’ordine del giorno chiede al Governo di aprire rapidamente un confronto con l’Autorità garante e con la Consulta dei giornalisti per individuare strumenti normativi e amministrativi più efficaci, e di presentare entro tre mesi uno o più progetti di legge. La risposta del Governo, letta dal Segretario di Stato Stefano Canti su delega del collega con competenza sull’informazione, è negativa: secondo l’Esecutivo il quadro normativo sammarinese è già organico, strutturato e adeguato, coerente con gli standard internazionali e sufficientemente flessibile da affrontare anche l’evoluzione digitale. Nelle dichiarazioni di voto Matteo Zeppa (Rete) ricorda la campagna d’odio sviluppatasi sul decreto relativo ai palestinesi e insiste sul fatto che certi linguaggi entrano nelle famiglie, arrivano ai ragazzi e si riflettono poi nella società. Voce fuori dal coro, all’interno della maggioranza, è quella di Tommaso Rossini (PSD): sostiene che il tema non nasce da un’iniziativa politica ma da una richiesta che arriva “dai ragazzi delle scuole tramite i loro insegnanti”, e per questo merita una risposta. Punta il dito contro chi “non rispetta un’etica giornalistica” e compie “operazioni di odio e di fake news”. Massimo Andrea Ugolini (PDCS) conferma invece il no del suo gruppo, sostenendo che la materia è delicata e richiede approfondimenti ulteriori. Fabio Righi (D-ML) allarga poi il ragionamento, sostenendo che nell’era digitale la responsabilità di chi informa o orienta il dibattito pubblico è ancora più grande e che la politica deve interrogarsi seriamente su questo potere. Michele Muratori (Libera), pur respingendo l’ordine del giorno, riconosce la necessità di una ricognizione e di un percorso futuro, ma ritiene i tre mesi irrealistici. Antonella Mularoni (RF) attacca frontalmente la maggioranza e sostiene che, se davvero avesse voluto affrontare il problema, avrebbe semplicemente chiesto di allungare i termini invece di bocciare il testo, lasciandosi così mani libere. Alla fine l’ordine del giorno viene respinto con 23 voti contrari, 11 favorevoli e 1 astenuto.
Diverso l’esito per l’ordine del giorno di Rete sui costi di energia e carburanti: Emanuele Santi spiega che, dopo la sua presentazione, il Governo è intervenuto rapidamente con due decreti, aumentando lo sconto SMAC e riducendo le accise, e per questo il gruppo decide di ritirarlo, dichiarandosi parzialmente soddisfatto ma annunciando che l’attenzione resterà alta soprattutto sull’approvvigionamento.
Nel finale, l’Aula torna ad esaminare il progetto di legge qualificata per istituire una commissione d’inchiesta sulle presunte responsabilità politiche e amministrative nella gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori. Enrico Carattoni (RF) annuncia l’intenzione di ritirare il testo, ma lo fa parlando apertamente di delusione e di amarezza per la scelta della maggioranza di non voler fare chiarezza su una vicenda che l’opposizione considera gravissima. Emanuele Santi (Rete) aggiunge che in Ufficio di Presidenza si prende atto che la maggioranza non ha neppure il numero legale per proseguire la discussione e definisce quanto accade “una pagina veramente stucchevole, se non vergognosa” della legislatura, accusando Governo e maggioranza di voler insabbiare tutto. Fabio Righi (D-ML) rincara ulteriormente e sottolinea che, mentre l’opposizione resta in Aula, la maggioranza non ha i numeri per tenere aperta la seduta. Precisa però che il ritiro del progetto di legge non equivale affatto a un arretramento politico, ma solo alla presa d’atto dell’andamento dei lavori e della volontà della maggioranza di bocciare ogni proposta.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 17: Progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” (presentato dalla Segreteria di Stato con delega allo Sport) (II lettura)
Mirko Dolcini (D-ML): Siamo arrivati a dibattere in seconda lettura di questo progetto di legge che, per la cronaca, era stato accompagnato da una richiesta di urgenza che non fu riconosciuta; successivamente la commissione che doveva riunirsi tra la prima e la seconda lettura è stata rinviata per l’assenza, nel giorno della Commissione consiliare permanente, di ben due Segretari di Stato che dovevano sostituire il Segretario assente. È stata poi svolta dopo 61 giorni, come ricordava giustamente il Segretario Fabbri, ma evidentemente si poteva fare anche prima, evitando battute nella popolazione che fanno male alla politica in generale. Voglio precisare subito una cosa: noi come opposizione non abbiamo votato contro questo progetto di legge neanche in Commissione, perché personalmente l’ho ritenuto un provvedimento che serviva. Il Daspo mancava a San Marino e adesso abbiamo una normativa. Tuttavia è anche vero che, per come l’ho interpretato, questo progetto di legge nasce sostanzialmente, e anche la procedura d’urgenza doveva essere finalizzata a questo, per grandi manifestazioni come ad esempio il Rally Legend. Dal mio punto di vista, però, per una manifestazione come il Rally Legend, che per San Marino rappresenta un unicum, il potere del Daspo non è sufficientemente deterrente. Una persona alla quale viene impedito di tornare a San Marino per eventi sportivi, nello specifico per il Rally Legend, perché ha commesso violenza, secondo me non è una misura tale da evitare la violenza. Il Daspo nasce più che altro per eventi sportivi continuativi, dove ci sono tifosi più viscerali che seguono costantemente, ad esempio nel calcio, la propria squadra. Queste situazioni possono essere evitate soltanto mettendo in campo altri strumenti, come quelli che sembrano essere oggetto di un tavolo tecnico che ci è stato detto essere già attivo, ma del quale oggi non sappiamo quando avremo risultati concreti. Servono regole per le manifestazioni in generale, presidi di controllo a prevenzione, regolamenti sui costi e sulle spese. Lo stesso Segretario Belluzzi ha detto che occorre porre in essere misure a sostegno della prevenzione, che sono oggetto di questo tavolo. Io però avrei preferito arrivare prima alla conclusione del tavolo e poi inserire la normativa sul Daspo, perché strumenti come i droni, il rafforzamento delle forze dell’ordine, il coordinamento e la formazione dei volontari, degli ausiliari e dei militi, così come la definizione degli orari di svolgimento delle manifestazioni, che non possono essere previste nelle ore notturne o a notte inoltrata, sono elementi fondamentali. Ripeto, questa legge inciderà soprattutto sui residenti e non tanto sull’evento che ha dato l’incipit alla sua creazione. Credo che il problema sostanziale di questi eventi sia il grande numero di persone che vi partecipano. Determinate situazioni non si risolvono con il Daspo, ma con strumenti come il conteggio e la prevenzione degli accessi, quindi limitando le presenze oltre un certo numero o prevedendo sistemi per contenere la massa, anche perché la violenza nasce proprio dal sovrannumero, dato che i soggetti violenti si sentono protetti dalla massa. Un altro elemento che voglio sottolineare è il riferimento a un decreto delegato per armonizzare la norma o implementarne gli ambiti di riferimento. Questo lo avevo già fatto notare in Commissione: si torna a una forma di esautorazione del Consiglio Grande e Generale. Capisco l’urgenza e la necessità di velocità, ma, come detto dallo stesso Segretario Fabbri, questo progetto di legge è arrivato dopo 61 giorni, quindi, se si vuole, anche con un iter legislativo ordinario si può procedere rapidamente. Concludo dicendo che non si fraintenda: io sono favorevole a eventi come il Rally Legend, li considero un valore aggiunto, però devono essere accompagnati da presidi e controlli adeguati per garantirne la sopravvivenza, perché se si continua a registrare danni o, come successo l’ultima volta, feriti, si rischia di doverli interrompere, quando invece sono importanti per l’economia e per la socialità del Paese, se ben organizzati.
Luca Della Balda (Libera): In materia di sicurezza, anche sulla base di quanto già avviene e viene applicato dall’autorità italiana, voglio portare una testimonianza che dimostra quanto questo provvedimento, cioè le disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive, sia utile e necessario per il nostro piccolo Stato. Si tratta di un episodio a cui ho assistito personalmente nel 2023, quando ero presidente del Victor San Marino, squadra che militava nel campionato di Serie D italiana. In quell’occasione si disputava la partita ad Acquaviva tra San Marino e Prato e da Prato arrivarono circa una sessantina di tifosi che erano già stati colpiti da Daspo da parte dell’autorità italiana. Tuttavia quel Daspo non poteva essere fatto valere fuori dai confini italiani e quindi non aveva efficacia sul territorio sammarinese. Ricordo bene che il prefetto italiano informò la Gendarmeria sammarinese di questo rischio, di questo possibile pericolo legato alla presenza di questi soggetti, e questo creò problemi significativi. Non avevamo strumenti per impedire loro l’accesso allo stadio e quindi fu necessario dispiegare forze straordinarie per prevenire eventuali fenomeni di sommossa o disordini. Era una giornata domenicale e questo comportò ulteriori costi organizzativi; fummo costretti anche a richiedere l’intervento di ulteriori steward, al punto che il costo della sicurezza e degli steward superò l’incasso della partita. Questo per dire che, se all’epoca fosse stato già in vigore un provvedimento come quello che stiamo discutendo oggi, il problema sarebbe stato risolto alla radice, perché quei soggetti non avrebbero nemmeno varcato il confine sammarinese o comunque non sarebbero entrati allo stadio. Ricordo infatti che molti di loro non entrarono allo stadio ma rimasero all’esterno, sulle colline, lanciando fumogeni a distanza, probabilmente anche perché non erano consapevoli del fatto che San Marino non facesse parte dell’Italia. Fu comunque una giornata molto complessa, particolarmente tesa e impegnativa sotto il profilo della sicurezza. Per questo motivo ritengo che questo intervento normativo sia utile, necessario e opportuno.
Maria Luisa Berti (AR): Anch’io mi unisco a coloro che hanno espresso sincero apprezzamento per questo progetto di legge e, francamente, non ho compreso alcuni interventi da parte di esponenti dell’opposizione che, pur riconoscendo la bontà del provvedimento, hanno dichiarato la propria astensione in sede di votazione in Commissione, polemizzando anche sulle tempistiche dei lavori. A mio modo di vedere, invece, la focalizzazione dovrebbe essere sulla finalità del progetto di legge, che è proprio quella di garantire ordine e sicurezza a tutti gli eventi sportivi. Non si tratta solo del Rally Legend, come qualcuno ha voluto sostenere, rappresentando questo intervento normativo come riferito esclusivamente a quella manifestazione. Non è così: si evidenzia l’utilità di questo strumento in tutti gli eventi organizzati a fini sportivi, in una logica di protezione, ordine e sicurezza per tutti, atleti, sportivi in genere e spettatori che partecipano a queste manifestazioni. È giusto fare in modo che coloro i quali, facinorosi o comunque soggetti che sfruttano queste occasioni, che dovrebbero essere momenti di formazione e di sano agonismo, le utilizzano invece esclusivamente per atti di violenza o disturbo, vengano contrastati. Questo progetto di legge introduce strumenti che, sotto il profilo giuridico, sono ineccepibili, con una procedura posta a garanzia anche dei soggetti destinatari dei provvedimenti e con tempistiche che consentono di rendere gli interventi efficaci e tempestivi. Non mi dilungo oltre e ribadisco l’utilità assoluta di un intervento di questo tipo, esprimendo anche un certo dispiacere per il fatto che l’opposizione, pur riconoscendo l’utilità del provvedimento, non abbia il coraggio di apprezzarne fino in fondo finalità e contenuti votandolo favorevolmente.
Katia Savoretti (RF): A me invece dispiace che sia la maggioranza a non comprendere la volontà dell’opposizione. Noi ce l’abbiamo messa tutta. Io non sono membro di quella Commissione, ma i membri dell’opposizione hanno cercato in tutti i modi di spiegare le motivazioni per cui ritenevano questo progetto di legge non completo. Abbiamo presentato emendamenti, ma ancora una volta la nostra voce non è stata ascoltata e, soprattutto, mi dispiace per quanto ho sentito ieri dai banchi del Governo, in particolare dal Segretario, perché ancora una volta emerge la mancanza di volontà di accogliere o anche solo di ascoltare ciò che abbiamo da dire. Si preferisce attaccare l’opposizione, mentre a volte si potrebbe anche ascoltare, perché le critiche che facciamo sono finalizzate a migliorare ciò che voi stessi portate in Aula. Invece continuate a sostenere che l’opposizione sia sempre dalla parte sbagliata e che chi governa faccia sempre tutto bene. Vorrei ricordare anche l’iter di questo progetto di legge: inizialmente era stato presentato come urgente, anzi urgentissimo, e quindi l’opposizione è stata accusata di non aver sostenuto questa urgenza. Poi però questa urgenza è venuta meno, è stata convocata una prima Commissione in cui il progetto era inserito e poi è stato ritirato, successivamente la Commissione è stata nuovamente convocata ma il Segretario non era presente. Quindi prima tutto era urgente, poi non lo è più stato, e diventa facile accusare gli altri quando le cose non vanno come si vorrebbe. In ogni caso, noi abbiamo espresso con chiarezza le criticità di questo progetto di legge. Nessuno mette in discussione l’obiettivo per cui nasce, che riteniamo condivisibile. Abbiamo però evidenziato che esistono situazioni diverse e che non tutte le manifestazioni sono uguali. Se vogliamo tutelare davvero il territorio, dobbiamo fare attenzione perché per alcune manifestazioni servirebbero interventi ulteriori, dato che quanto previsto dal progetto di legge non è sufficiente. Non è che ciò che proponiamo sia sempre contrario per principio e debba essere automaticamente respinto. Le nostre posizioni sono state espresse in modo molto chiaro e la relazione del membro di opposizione è stata esaustiva. Eppure, ancora una volta, ci troviamo davanti a un muro: noi cerchiamo di non andarci a sbattere, ma dall’altra parte non c’è apertura ad alcun tipo di osservazione, e questo dispiace. Si poteva fare diversamente, anche alla luce delle immagini che tutti abbiamo visto durante il Rally Legend, che hanno evidenziato criticità evidenti. Con questo progetto di legge si poteva fare qualcosa di più. Forse non si è voluto fare, non ne comprendiamo il motivo, ma ne prendiamo atto e andiamo avanti.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Al di là delle polemiche tra maggioranza e opposizione, che mi permetto di dire rischiano di non aiutare la comprensione, credo sia importante spiegare che questo progetto di legge introduce disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive. È chiaro che la sicurezza totale non si potrà mai ottenere in nessun ambito, però questa legge stabilisce misure di prevenzione importanti, come il divieto di accesso alla Repubblica, in occasione di manifestazioni sportive, per coloro che si sono già resi autori di episodi di violenza. Questa è sicuramente un’introduzione positiva per il nostro Paese, anche nello specifico ambito sportivo. Credo sia utile far comprendere la portata, il valore e l’utilità di questo progetto di legge, perché altrimenti chi ci ascolta rischia di percepire soltanto la polemica politica. Provo quindi a dare un contributo costruttivo per spiegare che si tratta di uno strumento pensato nell’interesse della comunità. Non tutti i problemi si risolveranno, perché esistono manifestazioni particolarmente complesse e delicate, però si sta cercando di intervenire per prevenire ciò che è prevenibile, e come si dice, prevenire è meglio che curare. Se non ho letto male, e su questo mi riservo eventuali precisazioni, questo progetto di legge non riguarda solo i residenti, ma dovrebbe consentire di impedire l’ingresso in territorio a soggetti che si sono resi protagonisti di comportamenti non adeguati, così come impedire la partecipazione a manifestazioni anche a cittadini sammarinesi o residenti che abbiano tenuto condotte analoghe. Questo aspetto è importante e credo debba essere chiarito, anche perché l’articolo 1, comma 2, prevede l’incentivazione alla stipula di convenzioni che permettano di conoscere i nominativi di chi è già destinatario di provvedimenti per fatti non adeguati. Colgo l’occasione per ringraziare, senza retorica, tutti i partecipanti ai lavori della Commissione quarta, di cui faccio parte, perché si sono svolti in un clima collaborativo e costruttivo, e il lavoro è stato proficuo. Questo provvedimento, anche grazie agli emendamenti, è stato affrontato con la volontà comune di renderlo il più possibile utile rispetto alle finalità che si prefigge. Mi auguro che chi interverrà dopo di me possa ulteriormente chiarire gli aspetti tecnici e applicativi. È stato richiamato più volte il Rally Legend, che è una manifestazione complessa, e auspico che con il contributo di tutti le prossime edizioni possano svolgersi in condizioni di maggiore sicurezza, garantendo allo stesso tempo il valore che eventi sportivi di questo tipo portano al nostro Paese.
Guerrino Zanotti (Libera): Intervengo molto brevemente per dire che Libera sosterrà il progetto di legge oggi in discussione. Credo non ci sia, nella volontà del Segretario che lo ha presentato, quella di risolvere problemi che vadano oltre la portata del testo normativo che abbiamo davanti. Dall’opposizione sono arrivati numerosi spunti, assolutamente ragionevoli e legittimi, e prendo ad esempio l’intervento della collega Savoretti, che sostiene come le proposte avanzate siano finalizzate a migliorare il testo e che non si comprenda perché non vengano accolte. Io credo invece che, come è emerso anche nei lavori della Commissione, il clima sia stato complessivamente costruttivo e dialogante, ma semplicemente esistano visioni diverse. La maggioranza e il Governo hanno un’impostazione che va in una direzione, mentre gli interventi dell’opposizione tendono ad ampliare il campo di applicazione del progetto di legge. Non credo quindi si tratti di una mancata comprensione, ma piuttosto di un confronto tra impostazioni differenti. Mi permetto anche di dire che non si può dare per scontato che il testo proposto dall’opposizione sia necessariamente migliore: è una valutazione che può essere opinabile e legata a sensibilità diverse. Questo è normale, altrimenti saremmo tutti dalla stessa parte politica. Detto questo, ritengo che il progetto di legge introduca uno strumento che oggi l’ordinamento sammarinese non aveva, cioè provvedimenti di carattere amministrativo che consentono l’allontanamento dai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, spesso caratterizzate da un grande afflusso di persone, e che richiedono strumenti adeguati per limitare episodi di vandalismo e violenza che possono compromettere il regolare svolgimento degli eventi. È chiaro che esistono già norme e strumenti legati all’ordine pubblico più in generale, così come esistono le forze dell’ordine chiamate a farle rispettare, e non credo sia necessario ampliare ogni volta la portata di un testo di legge per ricomprendere ogni possibile ambito. Per quanto riguarda l’osservazione secondo cui questo progetto di legge sarebbe stato pensato per il Rally Legend, anche se fosse così, non vedo motivi ostativi: se l’intenzione del Governo e della maggioranza è quella di intervenire anche rispetto a episodi di vandalismo e violenza che si sono verificati in quella manifestazione, credo sia una scelta legittima e anche intelligente. Si tratta inoltre di uno strumento già presente in altri ordinamenti, penso ad esempio alla Gran Bretagna, che ha dovuto affrontare episodi di violenza molto gravi legati alle manifestazioni calcistiche e ha introdotto misure di questo tipo già da molti anni. Concludo ribadendo il sostegno del nostro partito a questo progetto di legge.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io su questo progetto di legge per esprimere il mio apprezzamento al Segretario. Mi dispiace che in questo dibattito, da parte delle opposizioni, non venga riconosciuto lo stesso apprezzamento che invece la maggioranza ha espresso, perché questo progetto di legge rappresenta effettivamente un passo in avanti nell’interpretazione del quadro normativo in materia di sicurezza nelle manifestazioni sportive. La Repubblica di San Marino non disponeva di uno strumento di questo tipo e oggi si va finalmente a introdurre una disciplina chiara e organica, capace di definire tempi, regole e responsabilità nei confronti di chi si rende protagonista di tensioni, disordini o atti di violenza durante le manifestazioni sportive. Sicuramente è un provvedimento che nasce anche dai fatti verificatisi durante il Rally Legend dello scorso anno, episodi importanti e gravi ai quali si è voluto dare una risposta. Tuttavia il Segretario e la maggioranza hanno presentato un progetto di legge che non si limita a quell’evento, ma si estende a tutto il mondo sportivo, compreso il calcio. Sappiamo quanto lo sport nella nostra Repubblica sia cresciuto negli anni in maniera significativa e quindi c’era bisogno di una norma chiara che mettesse un freno a chi si avvicina allo sport non per partecipare o assistere, ma per creare tensioni e caos. È evidente che per manifestazioni particolarmente complesse, come il Rally Legend, che coinvolgono tutto il territorio, il controllo non è semplice come può esserlo in contesti più circoscritti come gli stadi. In questi casi sarà necessario rafforzare la collaborazione con federazioni e organizzatori, mettendo in campo sistemi di sicurezza più articolati, che non si limitino alle forze dell’ordine ma includano anche soggetti privati, di cui gli stessi organizzatori dovranno farsi carico. Credo che questo aspetto sia già oggetto di valutazione nell’ambito del tavolo tecnico sulle regole delle manifestazioni, che dovrà definire anche servizi aggiuntivi di sicurezza e ordine pubblico. Non ho altro da aggiungere, se non ribadire il mio sostegno a questo progetto di legge.
Michela Pelliccioni (indipendente): Intervengo anch’io su questo progetto di legge che tratta un tema sicuramente molto importante, quello della sicurezza. Segretario, le espongo il mio intendimento, che è quello che ho sempre dichiarato: svolgere il ruolo di consigliere di opposizione criticando quando c’è da criticare, ma anche contribuendo in modo costruttivo quando è necessario. Questo è un progetto di legge che interviene su una materia in cui vi era una carenza legislativa, con una normativa assente o frammentaria, quindi sono assolutamente favorevole a interventi normativi che colmino queste lacune. Ci sono stati episodi, in particolare quello del Rally Legend, che hanno reso evidente la necessità di un intervento, quindi è positivo che si sia deciso di intervenire. Resta però il tema dell’urgenza: lei ha richiesto la procedura d’urgenza e io ho votato contro, non per contrarietà al provvedimento, ma perché ritengo che l’urgenza debba essere commisurata a una reale necessità. I tre passaggi previsti dall’iter legislativo, prima lettura, Commissione e seconda lettura, servono proprio a rafforzare il testo e a garantire un confronto necessario anche con le opposizioni, confronto che, per quanto mi riguarda, non posso vivere direttamente in Commissione, ma che da quanto emerso è stato comunque utile e necessario. Venendo al testo, credo che alcune osservazioni sollevate dai colleghi di opposizione meritino attenzione, in particolare sul tema del bilanciamento delle responsabilità, su cui tornerò. C’è poi un aspetto puntuale che vorrei evidenziare: nell’elenco dei divieti si fa riferimento a soggetti che si sono resi protagonisti di episodi di violenza contro persone o cose, ma manca un riferimento agli animali. Lo segnalo perché in passato abbiamo avuto episodi gravi, come quello del cosiddetto “killer dei cani”, e nulla esclude che manifestazioni sportive possano riguardare anche animali, come ad esempio eventi di equitazione o agility dog. In questi casi, soggetti responsabili di violenze di questo tipo potrebbero non essere adeguatamente intercettati dalla norma. Ritengo quindi opportuno valutare l’inserimento di questo riferimento per rendere il testo più completo. Venendo al cuore della mia perplessità, ritengo che manchi un atto di coraggio nell’attribuire responsabilità chiare anche ai soggetti privati che organizzano manifestazioni sportive, soprattutto quando queste hanno una finalità economica. Non lo dico come critica personale, anche perché nella scorsa legislatura facevo parte della maggioranza, ma credo sia importante che le responsabilità siano equamente bilanciate tra pubblico e privato. In particolare, sulla gestione dell’evento, sui piani di sicurezza, sull’evacuazione e sul monitoraggio, auspico che il tavolo tecnico stia lavorando in questa direzione, ma ritengo che sarebbe stato utile cristallizzare questi aspetti direttamente nel testo di legge. Se ciò non avviene, mi auguro almeno che i regolamenti attuativi affrontino con decisione questo tema. Non so se per San Marino sia necessario, ma potrebbe essere utile valutare l’istituzione di un osservatorio sulle manifestazioni sportive, sul modello di quanto avviene in Italia, che consenta di classificare il rischio degli eventi. Siamo un Paese piccolo, ma con un numero significativo di manifestazioni, quindi una riflessione in tal senso potrebbe essere utile. Resta poi una criticità strutturale legata al fatto che il nostro territorio è inserito all’interno di un altro Stato, e questo rende più complesso il controllo degli accessi alle manifestazioni, che spesso avvengono anche da aree limitrofe non direttamente controllabili. Su questo credo sia necessario lavorare maggiormente attraverso convenzioni e strumenti di cooperazione per rafforzare il monitoraggio e il presidio. Mi riservo comunque di intervenire nuovamente durante l’esame dell’articolato per ulteriori osservazioni.
Fabio Righi (D-ML): Credo sia importante intervenire su questo progetto di legge per diversi motivi, uno dei quali è che introduce una regolamentazione e uno strumento di cui il nostro ordinamento non era dotato. Oggi, più che mai, in una logica di maggiore apertura del nostro sistema, con una crescente frequenza di eventi non solo sportivi ma anche di altra natura, anche a livello internazionale, all’interno dei nostri confini avremo sempre più a che fare con situazioni che richiedono strumenti adeguati per prevenire ciò che purtroppo spesso accade, cioè la presenza di soggetti che cercano di rovinare il clima, soprattutto nello sport, che invece dovrebbe essere un momento di condivisione e di passione. Sullo strumento, come forza politica, non abbiamo obiezioni, così come non ne abbiamo sullo spirito della normativa. Ci riserviamo eventualmente di essere più puntuali nell’analisi dell’articolato, dove alcune osservazioni potranno essere avanzate nella logica di rendere lo strumento ancora più efficace ed equilibrato. Questo progetto di legge dà un messaggio chiaro, che condividiamo: chi sbaglia paga, paga subito e vengono adottati provvedimenti incisivi nei confronti di questi soggetti, come il divieto di accesso al territorio e l’immediata esecutività dei provvedimenti disposti dal comandante delle forze dell’ordine. Proprio perché condividiamo questa impostazione, riteniamo però doveroso fare alcune considerazioni generali, anche di natura tecnica. Il provvedimento incide su diritti fondamentali, come la libertà di circolazione, e tuttavia non è previsto un passaggio di convalida, né nel breve né nel medio periodo, da parte dell’autorità giudiziaria. Questo potrebbe rappresentare un elemento di criticità, perché si tratta di una limitazione di diritti fondamentali adottata da un’autorità amministrativa senza un immediato controllo giurisdizionale, e ciò potrebbe esporre il provvedimento a impugnazioni. Un altro aspetto riguarda l’impossibilità di chiedere la sospensione degli effetti del provvedimento nel momento in cui viene presentato ricorso: si tratta quindi di un atto che continua a produrre effetti pur non essendo definitivo, anche in presenza di eventuali elementi di illegittimità. Questo potrebbe comportare, in caso di annullamento, richieste di risarcimento danni. Ulteriore elemento riguarda la proporzionalità delle sanzioni: la durata minima prevista è di un anno, che rappresenta una misura significativa. Per i casi più gravi siamo favorevoli anche a misure molto più incisive, ma per situazioni meno rilevanti si potrebbe valutare una maggiore gradualità, introducendo periodi più brevi come due, tre o sei mesi. Va inoltre considerato che il divieto di accesso al territorio non incide solo sulla partecipazione all’evento sportivo, ma anche su altre attività legittime, come il turismo o altre forme di presenza sul territorio. Non si tratta di voler attenuare le sanzioni, perché riteniamo che chi si rende responsabile di comportamenti violenti debba essere punito con fermezza, ma di valutare attentamente gli effetti complessivi della norma. Il nostro timore è che, in caso di impugnazioni, anche a livello internazionale, alcune di queste criticità possano emergere e portare a conseguenze negative. Ribadisco comunque che lo strumento è importante e necessario e che il progetto di legge merita di essere esaminato e approvato, con questi possibili margini di miglioramento.
Matteo Casali (RF): Forse qualcuno si aspettava, semplicemente perché in Commissione c’è stato un clima assolutamente normale – ma di questi tempi bisogna stupirsi anche della normalità rispetto a quello che succede nelle Commissioni – che questo provvedimento dalle opposizioni fosse accolto con qualche osanna. E quindi che cosa succede? Che siccome gli osanna non sono arrivati, ma sono arrivate delle puntualizzazioni, delle critiche costruttive, si è arrivati all’offesa personale. Io circostanzio semplicemente quelle che sono le posizioni delle opposizioni, di tutte le opposizioni. Il tema Rally Legend è causa-effetto di questo provvedimento, questo nesso di causalità è del tutto evidente. È stata richiesta una procedura d’urgenza perché si doveva dare un segnale forte e una risposta agli accadimenti dei mesi precedenti relativi a questa manifestazione in territorio. Perché se così non fosse io chiedo quale altro evento negli ultimi anni ha scatenato questa necessità di urgenza che è stata più volte segnalata, poi in realtà anche disattesa da comportamenti, quelli sì goffi, che si sono verificati da parte di qualche Segretario di Stato. A nostro modo di vedere, e per come è esplicitamente emerso anche durante i lavori della Commissione, si trattava della necessità di dare un segnale forte per i disordini del Rally Legend e, come dice il consigliere Zanotti, nulla di male, assolutamente nulla di male, noi condividevamo la necessità di dare questo segnale forte. C’è solo un problema: che proprio in relazione a questa necessità e al titolo della legge, alle premesse, quindi disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive, e ai più generali intendimenti della norma, cosa succede? Che la montagna ha partorito il topolino. Se questo provvedimento si fosse chiamato introduzione delle disposizioni di allontanamento dalle manifestazioni sportive nella Repubblica di San Marino, nulla avrebbe ostato rispetto al provvedimento. Ma le più generali finalità che il provvedimento si proponeva, e che erano necessarie per dare risposta a quella vera urgenza, sono state completamente disattese. Noi avevamo proposto una serie di aggiustamenti, anche provvedimenti temporanei, proprio per placare l’urgenza, per dare una risposta vera a quegli eventi che hanno scatenato la cosiddetta urgenza, in attesa dell’esito di questo tavolo di lavoro che, ci è stato detto, sta andando avanti proprio per arrivare in maniera più generale a coprire le esigenze relative alla sicurezza nel corso delle manifestazioni sportive e auspicabilmente ad aprire la strada a un testo unico relativo alla sicurezza nelle manifestazioni in genere, perché possono esistere manifestazioni con grandissimo afflusso di pubblico che possono generare problemi di sicurezza e di ordine pubblico non necessariamente sportivi. Noi fin dalla prima lettura avevamo parlato del fatto che il Daspo di per sé è un provvedimento che però è una delle tre gambe del tavolo: senza le altre due gambe, che sono la dimensione delle manifestazioni e i mezzi a disposizione, tanto delle forze dell’ordine quanto degli organizzatori, resta uno strumento monco. Così come abbiamo evidenziato la mancanza di chiarezza sui costi della sicurezza nel corso delle manifestazioni sportive, che dovrebbero essere a carico degli organizzatori. Questo era il nostro pacchetto di richieste. Ora, se qualcuno è rimasto scottato dal fatto che noi avevamo una visione leggermente più ampia rispetto alla possibilità di intervento, noi abbiamo formulato le nostre proposte, riteniamo di aver fatto il nostro dovere, di aver svolto il nostro ruolo in Commissione. Ma a nostro modo di vedere questo strumento è uno strumento indifferente rispetto allo svolgimento delle manifestazioni sportive. Come ho detto, la montagna ha partorito il topolino e quindi accingiamoci ad approvare il topolino.
Paolo Crescentini (PSD): Parliamo, tra l’altro, di sport e quello che voglio dire cade proprio a pennello. Innanzitutto, da sammarinese prima e da sportivo poi, vorrei ringraziare e complimentarmi con il Segretario Fabbri per la replica che ho appena letto, fatta oggi dopo le dichiarazioni del presidente del Napoli, che ha sostanzialmente sostenuto che le piccole federazioni non dovrebbero avere la stessa dignità e lo stesso valore delle grandi. Per quanto riguarda il progetto di legge, anche qui le faccio i complimenti, glieli ho già fatti in prima lettura e in Commissione, perché finalmente è arrivato in Aula questo testo. Qualcuno lo vuole far partire dal Rally Legend? Vogliamo farlo partire da lì? Facciamolo partire da lì, un punto di partenza dobbiamo trovarlo. In Italia, quando è stato introdotto il DASPO nel 1989, fu introdotto a seguito degli episodi degli hooligans, in particolare dopo la tragedia dell’Heysel, che portò a prendere provvedimenti anche in Italia. Negli anni il DASPO è stato modificato e rafforzato, ma anche lì si è partiti da un inizio, e noi oggi partiamo con un provvedimento che qualcuno vuole etichettare come misura per il Rally Legend, mentre in realtà si applica a tutto lo sport e più in generale. Dico questo perché ho sentito dire che questo tipo di provvedimento si potrebbe applicare solo a eventi ricorrenti, magari settimanali: non è così. In Italia è vero che il calcio è lo sport più coinvolto, ma il DASPO è stato applicato anche nel basket, nel motociclismo, nell’hockey, nell’automobilismo, nel futsal, nel tennis, nell’ippica, nella boxe, nella pallanuoto, nel volley e nel ciclismo. Prendiamo il ciclismo e l’esempio del Giro d’Italia: non è un evento settimanale, ma annuale. Eppure nel 2014 un tifoso ha spintonato un ciclista, arrivato poi terzo al traguardo; lo spettatore è stato individuato grazie alle telecamere ed è stato colpito da DASPO. Lo dico perché a San Marino non c’è solo il Rally Legend, ma molte altre manifestazioni sportive. Io credo, e l’ho detto anche in Commissione, che una manifestazione come la Titanica, gara ciclistica di livello anche d’élite, possa diventare per noi ciò che la Nove Colli rappresenta in Italia, con grande partecipazione. Se persone che commettono reati in Italia vengono a San Marino, potrebbero partecipare a eventi come questi. Qualche anno fa è passato il Tour de France, è transitato il Giro d’Italia: avere già questi strumenti ci avrebbe permesso di impedire l’ingresso a chi era colpito da DASPO in Italia e di cui noi non eravamo a conoscenza. Pertanto questo è un provvedimento molto utile e interessante. Tra l’altro, ieri qualcuno ha detto che le pene sono minime, di appena un anno: non è così, perché vanno da uno a cinque anni, con possibilità di estensione fino a otto in caso di aggravanti. Ci sono quindi tutte le condizioni perché questa legge dia i risultati che speriamo. Tornando al Rally Legend, si dice che è una manifestazione all’aperto: ma ce ne sono anche altre. In più, il Rally Legend ha la possibilità di verificare chi partecipa, perché non è a accesso libero: è prevista la vendita dei biglietti e spesso vengono raccolte le generalità degli acquirenti, quindi esiste già un ulteriore controllo. Qualcuno ha detto che si poteva fare una legge unica per tutte le manifestazioni, sportive e non: io invece credo che il Segretario abbia fatto bene a partire dallo sport. Poi, eventualmente, si potrà intervenire anche su altri ambiti. In Italia, infatti, esistono due versioni di DASPO: una per gli eventi sportivi, istituita nel 1989 con la legge 401, e una più recente per eventi sociali, culturali e politici. Pertanto, secondo me e secondo il mio partito, il Segretario Fabbri ha intrapreso la strada giusta. Anzi, va dato atto a questo Governo e a questa maggioranza di aver portato il provvedimento: si è detto “ci voleva”, ma allora perché negli anni nessuno lo ha fatto? Se oggi si adotta questa legge, tanto di cappello a chi l’ha proposta e a chi la sostiene. Mi chiedo, e concludo, Eccellenze: se tutti riconosciamo che questa legge è necessaria, come si può arrivare al voto finale respingendola o astenendosi? Dal nostro punto di vista va approvata, e l’auspicio è che esca anche all’unanimità, considerando che in Commissione non ci sono stati voti contrari da parte dell’opposizione. Se tutti la riteniamo uno strumento necessario, l’invito che rivolgo all’Aula è di approvarla. È un provvedimento che dà garanzie e risposte al mondo dello sport. Ringrazio ancora il Segretario Fabbri perché ci dà la possibilità, quasi a ogni Consiglio, di parlare di sport, e questo è positivo: è un mondo che non deve essere bistrattato ma valorizzato, perché rappresenta non solo un biglietto da visita per il Paese, ma anche l’immagine del territorio.
Michele Muratori (Libera): Proprio l’altro giorno, quando discutevamo un altro progetto di legge, avevo sottolineato come fosse bello vedere che lo sport, all’interno di quest’Aula, riuscisse a unire, perché il clima che si respirava nel dibattito e negli interventi dei colleghi consiglieri era improntato alla positività. Oggi, invece, sono leggermente rammaricato perché si è innescata una polemica su una tematica che dovrebbe stare a cuore a tutti noi, cioè quella della sicurezza. Legittimamente l’opposizione svolge il proprio ruolo di critica, ed è giusto che lo faccia; noi della maggioranza siamo qui a difendere il provvedimento portato dal Segretario Fabbri e devo dire che sono anche particolarmente orgoglioso che si riesca ad arrivare all’approvazione di questo progetto di legge in tempi relativamente celeri. Avrebbero potuto essere ancora più rapidi, se la procedura d’urgenza fosse passata in Aula qualche mese fa, ma così non è stato e abbiamo inevitabilmente perso un po’ di tempo, arrivando a discutere oggi questo testo. Devo ringraziare anche chi mi ha preceduto, il collega capogruppo Crescentini, che ha illustrato le dinamiche del DASPO nel corso degli anni e la sua applicazione anche in ambiti non strettamente legati agli sport di squadra o a realtà presenti sul territorio sammarinese, come il Rally Legend. Esistono infatti moltissimi altri sport, magari meno esposti mediaticamente, nei quali si sono comunque verificati episodi di violenza. È stato fatto un elenco molto ampio e devo ammettere che anche io non mi aspettavo una casistica così estesa. Credo quindi che intervenire in questo senso anche a San Marino sia necessario, soprattutto se il Paese vuole crescere e aumentare la propria attrattività nel campo delle manifestazioni sportive. Dobbiamo essere pronti ad accogliere un numero sempre maggiore di persone, ma anche a prevenire e regolamentare eventuali situazioni di violenza o disagio per i residenti, attraverso un progetto di legge specifico. Tutti ricordiamo quanto accaduto nello scorso Rally Legend, ma si potrebbero citare anche altri episodi. Lo sport è un ambiente straordinario, fondamentale per la crescita dei giovani, per la socializzazione e per lo sviluppo non solo fisico ma anche mentale; tuttavia, in alcune circostanze può degenerare. Abbiamo visto come alcuni soggetti utilizzino questi contesti non per passione sportiva, ma per creare disordini e situazioni di tensione, come accaduto lo scorso anno proprio al Rally Legend. È importante chiarire che questo intervento normativo non riguarda esclusivamente quell’episodio, ma ha una visione molto più ampia, a 360 gradi. L’opposizione sostiene che non sia stato fatto abbastanza; noi riteniamo invece che questo rappresenti il primo tassello necessario per andare nella direzione che tutti auspichiamo, cioè garantire una maggiore tutela per tutte le persone che partecipano e assistono agli eventi sportivi.
Andrea Ugolini (PDCS): Cercherò di essere breve e non mi ripeterò, avendo letto la relazione di maggioranza, riservandomi eventualmente di intervenire sulla disamina dell’articolato che affronteremo successivamente. Forse il mio intervento potrà sembrare più una dichiarazione di voto, ma ritengo che non sia semplice sostenere l’inefficacia di questo provvedimento. Oggi, verosimilmente, quest’Aula riuscirà a licenziare una legge che fornisce al Comandante della Gendarmeria, o a un suo delegato, uno strumento amministrativo di utilizzo immediato, quindi rapido, con funzione preventiva e cautelativa, da applicare in caso di eventi critici durante manifestazioni sportive, consentendo di allontanare immediatamente una o più persone oppure di combinare questa misura a soggetti provenienti dall’estero che intendano partecipare a tali eventi. Si tratta di uno strumento già utilizzato in molti Paesi dell’Unione Europea e che non limita la libertà personale, poiché interviene circoscrivendo l’accesso a specifici contesti, come eventi e strutture sportive. Qualcuno ha sostenuto che il provvedimento sarà inefficace per gli eventi organizzati a San Marino, soprattutto quelli di grandi dimensioni; io sostengo invece il contrario, perché ha già dimostrato la propria efficacia in numerosi contesti sportivi a livello internazionale. Questo è possibile grazie alla forte cooperazione tra organizzatori, forze dell’ordine e organismi di coordinamento internazionale. Il provvedimento ha funzionato anche in discipline dove non esistono tornelli o accessi regolati da biglietti, come nel ciclismo. Siamo stati testimoni del passaggio del Tour de France sul nostro territorio non più tardi di un anno e mezzo fa: in quel contesto, soggetti stranieri sono stati colpiti da provvedimenti di divieto di accesso a manifestazioni sportive e, quindi, anche potenzialmente esclusi dal nostro territorio in occasione di eventi. Oggi, grazie alla tecnologia e alla collaborazione tra organizzatori e forze dell’ordine, è possibile identificare i soggetti pericolosi attraverso immagini fotografiche, riprese video, droni e telecamere fisse, consentendo un intervento tempestivo. Nei Paesi dove il DASPO è maggiormente utilizzato, come Italia, Germania, Francia e Regno Unito, questi strumenti sono già operativi e prevedono anche l’obbligo per i soggetti colpiti dal provvedimento di presentarsi presso le autorità competenti negli orari stabiliti, mantenendoli così lontani dalle manifestazioni considerate a rischio. Il provvedimento può essere applicato trasversalmente a tutte le discipline sportive e può vietare l’accesso a uno o più eventi, dimostrandosi quindi flessibile, rapido e adatto alla prevenzione. Nel nostro ordinamento questo strumento mancava, ma era necessario, e sono convinto che piccoli, medi e grandi eventi potranno trarne beneficio, così come i cittadini, che potranno assistere alle manifestazioni sportive con maggiore serenità, sapendo che i soggetti a rischio possono essere esclusi o allontanati immediatamente.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Un doveroso ringraziamento va a tutti i gruppi di maggioranza e anche a parte dei gruppi di opposizione che hanno contribuito a mantenere quel clima costruttivo che aveva caratterizzato l’intero iter legislativo del DASPO e che oggi, nel dibattito generale, non sempre ho ritrovato. Probabilmente avrei dovuto attendere alcuni interventi per comprendere meglio come una parte dell’opposizione si sia discostata dalla relazione di minoranza, prendendo atto che quella relazione non rappresenta l’intera minoranza, ma solo una parte di essa. Ringrazio comunque quei consiglieri che hanno parlato di un messaggio chiaro e condiviso. Molte delle richieste di modifica o integrazione della normativa sono state valutate attentamente: alcune sono state accolte, altre non potevano esserlo, per motivazioni che sono state spiegate e che ritroveremo anche nell’articolato. Se nella relazione di minoranza fossero stati evidenziati anche gli aspetti positivi emersi nel lavoro in Aula e in Commissione, probabilmente il mio disappunto iniziale sarebbe stato minore. Il provvedimento nasce anche sulla base di eventi concreti accaduti nella quotidianità: è evidente che il Rally Legend ha rappresentato uno degli spunti, ma è altrettanto vero che la motivazione principale è stata l’assenza di una normativa ritenuta necessaria. Ho chiarito che il Rally Legend non è stato il motivo di urgenza, perché se così fosse stato si sarebbe intervenuti molto prima; l’urgenza risiede nella mancanza di uno strumento che impedisca a soggetti già colpiti da provvedimenti analoghi in Italia di partecipare a eventi a San Marino. Prendo atto che per parte dell’opposizione questo non costituisce un elemento di urgenza, ma rimango della mia opinione, pur riconoscendo che l’iter legislativo, conclusosi in circa due mesi, ha comunque soddisfatto tale esigenza. Alcuni emendamenti sono stati accolti e li considero importanti, mentre altri sono stati ritenuti non pertinenti rispetto all’oggetto del provvedimento. È bene chiarire che questa legge introduce esclusivamente lo strumento del DASPO, che dovrà poi essere coordinato anche con il territorio italiano per garantirne l’efficacia. Inserire ulteriori misure avrebbe creato problemi di coerenza normativa. Le proposte relative a dotazioni tecnologiche, presidi di sicurezza, costi e formazione del personale sono certamente rilevanti, ma appartengono ad ambiti regolamentari e a tavoli di lavoro già attivi, sui quali si potrà continuare a intervenire. Sappiamo che lo strumento è più efficace nei luoghi chiusi rispetto a quelli aperti, ma definirlo totalmente inefficace, soprattutto per eventi all’aperto, non corrisponde alla realtà. Avremo modo di approfondire ulteriormente questi aspetti nella discussione dell’articolato.
Emanuele Santi (Rete): Intervengo per ribadire la posizione di RETE che ho espresso ieri. Oggi come gruppo non siamo ancora intervenuti, ma l’abbiamo detto in apertura di questo dibattito: non siamo assolutamente contrari a questo provvedimento, anzi lo riteniamo un progetto di legge che va nella direzione auspicata, è uno strumento che mancava nella nostra legislazione ed è giusto introdurlo. Siamo in ritardo, colpevolmente. È vero che il Segretario Fabbri colma questa lacuna, perché di fatto un provvedimento che allontana, efficace, che allontana persone che commettono reati durante le manifestazioni sportive è qualcosa che mancava e andava inserito. Però non possiamo essere ipocriti: questo provvedimento, anche per la data di presentazione in prima lettura, il 15 dicembre 2025, a pochi mesi dalla conclusione del Rally Legend, nasce perché quella manifestazione ha creato disagi nella nostra Repubblica. Al di là dei fatti magari sporadici in altre manifestazioni sportive, come può essere successo anche nel calcio, i fatti che hanno davvero impegnato e scosso l’opinione pubblica sono quelli legati al Rally Legend. E noi diciamo che rispetto al Rally Legend, che è il vero problema, questo provvedimento non è sufficiente. Non voglio essere polemico e non sto dicendo che il Rally Legend debba essere cessato, anzi, io sono un appassionato, ho seguito praticamente tutte le edizioni e ci sono tantissimi appassionati, però è sotto gli occhi di tutti che ogni tanto, in alcune manifestazioni, pochi facinorosi hanno causato danni molto gravi. Questo è il dato. Allora l’interrogativo che ci si doveva porre in questo progetto di legge era un altro: portare già oggi le risultanze del tavolo di lavoro, perché siamo ad aprile e a ottobre ci sarà una nuova manifestazione, e tradurle in norma. Il tavolo di lavoro probabilmente dirà che servono più strumenti, che bisogna limitare gli ingressi, che servono controlli più stringenti. E a quel punto si poteva anche stabilire che eventuali costi aggiuntivi fossero a carico degli organizzatori, chiudendo così il cerchio. Noi questo lo abbiamo semplicemente proposto. Le risultanze del tavolo però ancora non ci sono e, come opposizione, ci siamo permessi di avanzare alcune proposte, alcune delle quali sono emerse anche oggi. Ad esempio, si è detto che chi compie violenza sugli animali non è ricompreso: se riteniamo opportuno inserirlo, possiamo farlo, ed è già un passo avanti. Ma il dato politico resta: siamo ad aprile e a ottobre ci sarà una nuova edizione. Con questo strumento si potrà intervenire, certo, ma non risolve il problema principale. Se a ottobre 2026 dovesse tornare il bombarolo, oggi con questo provvedimento noi non siamo in grado di impedirgli di entrare nel territorio e di ripetere un gesto simile. Questo è il punto, non un altro. Allora bisogna iniziare a parlare di numeri chiusi, di accrediti reali e controllati, non di pass generici con un nome sopra. Bisogna affrontare questi aspetti, perché solo così si costruisce un provvedimento realmente calibrato sul problema che dobbiamo risolvere.
Antonella Mularoni (RF): A me spiace veramente che il Governo e in particolare il Segretario Fabbri abbiano perso questa occasione, che era partita in un clima di dialogo costruttivo in Commissione, per ottenere invece l’effetto esattamente contrario in quest’Aula. Devo dire la verità, non capisco la logica di questa modalità di porsi nei confronti dell’Aula consiliare, in particolare verso l’opposizione, che in Commissione ha cercato di dare un contributo costruttivo. Poi, se al Governo e alla maggioranza gli emendamenti dell’opposizione non piacevano, pazienza, ma credo che su questa materia sia la maggioranza sia l’opposizione abbiano dimostrato di voler contribuire in modo utile rispetto a un provvedimento che era giusto introdurre anche nel nostro ordinamento. Fra l’altro questa urgenza che viene richiamata continuamente, urgenza, urgenza, urgenza, e che si dice non essere legata al Rally Legend, mi sembra una questione minimale: non capisco perché ci si voglia impuntare sul fatto che dipenda o meno da quell’evento. Secondo noi sì, ma non è nemmeno rilevante. La realtà è che questo provvedimento andava fatto e, come spesso accade, non solo nel nostro Paese ma anche altrove, sono eventi gravi o situazioni di pericolo che spingono la politica a muoversi. È evidente che i fatti dell’ultima edizione del Rally Legend hanno creato grande sconcerto nel Paese. Che poi questo provvedimento serva anche per altri sport o altre iniziative è ovvio, ma arriviamo ultimi, perché lo strumento esiste già in quasi tutti i Paesi e sappiamo bene a cosa serve il DASPO. Non abbiamo bisogno di lezioni: lo abbiamo detto anche noi che è giusto introdurlo, però riteniamo che sarebbe stato utile inserire già ora anche altre misure che avevamo proposto. Se il Governo ci dice che ci sta lavorando in altra sede, ne prendiamo atto, sperando che sia vero e che i tempi siano rapidi, ma facciamo fatica a fidarci. Faccio un esempio molto attuale: quando abbiamo ratificato l’ultimo decreto sul codice della strada, il Segretario agli Interni aveva garantito la disponibilità a istituire un tavolo di lavoro per una revisione complessiva della normativa; noi avevamo proposto anche di estendere il ragionamento al codice penale. E invece, pochi giorni fa, è arrivato un nuovo decreto che modifica numerosi articoli del codice della strada in maniera autonoma. Ecco perché facciamo fatica a fidarci quando ci dite che ci saranno tavoli e confronti. Se volete fare da soli, è vostro diritto, ma non potete pretendere che l’opposizione si adegui, soprattutto quando in quest’Aula viene anche attaccata. Io ritengo offensive le parole che il Segretario Fabbri ha usato nei confronti del relatore di minoranza, il consigliere Matteo Casali, che ha presentato la relazione a nome di tutti i gruppi, e questa idea di dividere l’opposizione è francamente ridicola. Questo atteggiamento è inaccettabile e mi stupisce che un Governo che ritiene di avere buoni argomenti ricorra a queste modalità.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Si è tracciata una netta differenza tra la relazione di minoranza, che descrive il provvedimento come capestro e sostiene che non sia stato fatto nulla di buono, e gli interventi di parte dell’opposizione che invece hanno riconosciuto l’utilità del provvedimento, pur sottolineando che non può essere esaustivo. Il DASPO non è una bacchetta magica, ma è uno strumento che, specialmente per eventi come il Rally Legend, può risultare utile se inserito in un impianto operativo serio e se accompagnato da ulteriori misure mirate. Una volta identificati e colpiti da DASPO i soggetti ritenuti pericolosi, è possibile associare ulteriori prescrizioni, come ad esempio l’obbligo di firma. È stato fatto ancora l’esempio di chi si è reso responsabile di fatti gravi nello scorso Rally Legend: non è corretto dire che il provvedimento sarebbe completamente inefficace, perché se al DASPO si associa, ad esempio, l’obbligo di firma durante la manifestazione e una collaborazione con l’Italia, lo strumento può risultare efficace. Lo sarà nella misura in cui verrà accompagnato da un impianto serio per la gestione di eventi complessi e dalla volontà di continuare a implementarlo. Dire che ha poca efficacia e va migliorato è un conto, dire che non serve a nulla è un altro. Allo stesso modo, alcuni emendamenti sono validi ma non rientrano nell’oggetto del DASPO. Non si può dire che non sia stata data risposta alle motivazioni per cui non sono stati accolti. Non voglio proseguire in polemica, consigliere Mularoni, ma se ho espresso disappunto è perché tengo a lavorare bene con tutta l’opposizione e a vedere riconosciuto che i vostri emendamenti sono stati discussi e approfonditi. È chiaro che si potrebbero immaginare ulteriori strumenti, come controlli in borghese per verificare la presenza di soggetti colpiti da DASPO, ma per le forze dell’ordine è molto diverso incontrare un soggetto completamente libero rispetto a incontrarne uno già destinatario di un provvedimento: in questo secondo caso l’azione è molto più efficace. È stato giustamente ricordato che in altri ordinamenti il DASPO è stato esteso anche ad ambiti non sportivi, proprio per il controllo dell’ordine pubblico. Noi abbiamo vissuto episodi spiacevoli, come quelli in cui le forze dell’ordine sono state accerchiate, situazioni che purtroppo si verificano anche altrove. Questo provvedimento va nella direzione di prevenire tali episodi e di rafforzare gli strumenti a disposizione. Poi avremo modo di approfondire ulteriormente questi aspetti durante l’esame dell’articolato.
Articolo 1 – Finalità e oggetto
Matteo Casali (RF): Se questo provvedimento si fosse chiamato “Introduzione nell’ordinamento sammarinese del divieto di accesso alle manifestazioni sportive”, nulla quaestio. Ma rileggiamo il titolo: “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive”, urbi et orbi, e le finalità sono che la presente legge stabilisce le misure di prevenzione e i divieti di accesso alle manifestazioni sportive al fine di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché l’incolumità delle persone, la tutela della proprietà pubblica ovvero privata e del patrimonio; al comma 2 si incentivano le relazioni fra le forze dell’ordine. Ora, se queste sono le finalità della legge e la legge introduce solo il DASPO, è evidente che c’è qualcosa che non va. A me in realtà non dispiace, non mi importa nulla della reazione piccata del Segretario, ma dal punto di vista politico mi spiace il fatto che questo venga preso come una questione di lesa maestà. Noi diciamo: queste sono le finalità della legge, e se queste sono le finalità della legge, la legge è monca. Fra l’altro, le finalità della legge così dichiarate servono legittimamente come aspirina rispetto ai fenomeni ai quali noi abbiamo assistito nell’ultima edizione del Rally Legend, perché era necessario mandare un segnale alla popolazione che qualcosa stiamo facendo. Altrimenti la legge e le finalità, se fossero coerenti con lo sviluppo della normativa, si sarebbero chiamate diversamente. La legge aveva un intento, e non lo dico io, lo dice l’articolo 1, delle finalità ben più ampie, che se noi diciamo che sono state disattese per come sono state declinate, è per questo che noi abbiamo presentato quel tipo di emendamenti, proprio per adempiere a queste finalità, ancorché magari in una maniera transitoria, in una maniera ponte, verso provvedimenti normativi più articolati e più complessi. Da questo punto di vista è molto semplice: le finalità sono disattese dalla sola introduzione del DASPO. Il resto, per il momento, è un “vedremo, faremo”, con le migliori intenzioni, condivisibili intenzioni, ma se noi evidenziamo questa cosa, anche come stimolo, perché io ho riletto parte della relazione e ho detto: cosa avrò scritto? In realtà è acqua zuccherata, sta roba qui.
Emanuele Santi (Rete): Concludo il concetto che ho espresso prima, tra l’altro già espresso in maniera egregia anche dal collega Casali. Noi, quando abbiamo visto questo progetto di legge, chiaramente ci aspettavamo che contenesse già degli strumenti per andare a mettere in sicurezza gli eventi sportivi, quelli che avevano prodotto le maggiori criticità in Repubblica. È chiaro che quando siamo venuti a sapere che questo gruppo di lavoro ancora non aveva consegnato il lavoro al Segretario e che quindi questo lavoro non è stato possibile inserirlo in questo progetto di legge, noi vi abbiamo detto: Segretario, bisogna che ci mettiamo mano perché fra sei mesi ci risiamo e sicuramente questo progetto di legge, per quella manifestazione, può essere per nulla efficace. Questo l’abbiamo detto. Poi, come opposizione, e qui lo dico anche grazie al meritorio lavoro che ha fatto soprattutto il gruppo di Repubblica Futura, si è cercato di condividere alcuni emendamenti che potessero, anche a livello sostanziale, andare a intervenire nei confronti di questa manifestazione, non per eliminarla, ma per cercare di capire perché, insomma, questa manifestazione che ha portato lustro al nostro Paese, per cui siamo conosciuti in tutto il mondo, è diventata una manifestazione che attira decine e decine di migliaia di persone tutti gli anni per quei tre o quattro giorni e probabilmente il nostro territorio, una manifestazione così grande e così impattante, oggi non riesce a sostenerla. Allora, quali possono essere le misure? Un numero chiuso, un numero limitato. Ci sono tantissime manifestazioni. Il collega Crescentini mi ha colpito nel cuore perché fa sempre gli esempi del ciclismo e sa che io sono un amante del ciclismo. Ad esempio, le grandi maratone o comunque le grandi manifestazioni per amatoriali spesso sono a numero chiuso. La Nove Colli è a numero chiuso, la Maratona delle Dolomiti ha un numero chiuso. Qui dovremmo fare più o meno la stessa cosa. È chiaro che se dobbiamo riempire le strade per quanti ce ne stanno, possono venire anche qualche milione di persone, ma noi possiamo accettare in un nostro Paese un milione di persone? No. Non riusciamo neanche a gestirne 50.000. Questo è il senso. Quindi, a mio avviso e a nostro avviso, quello che manca in questo provvedimento sono ragionamenti e strumenti, quelli che doveva darci il tavolo di lavoro, che io mi auguro arrivi a breve. Magari porterà un provvedimento d’urgenza e noi, se sarà in questa direzione, glielo sosterremo, però deve andare nella direzione di capire dove c’è stato il problema, perché qui il problema più grosso di ordine pubblico c’è stato solo in quella manifestazione
Il provvedimento ci sta, però nelle finalità non coglie pienamente l’obiettivo che ci eravamo posti come Paese, diciamo così.
Sara Conti (RF): Intervengo su questo primo articolo anche perché non sono intervenuta nel dibattito generale e vorrei in primis portare all’Aula il mio disappunto per come il dibattito su questa legge è stato trattato, in particolare dal Segretario, che ha attaccato anche pesantemente il collega Matteo Casali, che tra l’altro si è speso portando delle motivazioni, anche rispetto agli emendamenti e al lavoro che è stato fatto in Commissione, di certo con le altre forze di opposizione, motivazioni che sono tutt’altro che banali, ma che vanno a colmare quelle lacune che a nostro avviso questo progetto di legge aveva. Noi non siamo mai partiti con l’intento di ostacolare l’approvazione di questo progetto di legge, che riteniamo senz’altro un buon punto di partenza. Non lo riteniamo però adeguato a quelle che sono le aspettative che si pone, ovvero quello di mantenere la sicurezza durante le manifestazioni sportive che richiamano un gran numero di persone. Quindi intanto ci tenevo a dire questo e non c’è bisogno che aggiunga altro su quello che è l’articolo 1, perché lo hanno già espresso prima di me i colleghi. Semplicemente queste finalità dovrebbero contenere, a nostro avviso, tutte le misure di prevenzione e non soltanto quello che è strettamente legato al DASPO, che poi rischia di diventare non sufficiente quando si parla di manifestazioni dove è difficile effettivamente controllare l’accesso, come può essere la manifestazione del rally. Quindi crediamo che ci sia ancora da lavorare. Ci sarebbe piaciuto effettivamente poter partecipare in maniera più attiva e che le nostre proposte potessero essere accolte e discusse anche con il Segretario. Così non è stato e continueremo naturalmente a partecipare al dibattito.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: È vero, come abbiamo detto in Commissione e lo ripetiamo, che questo provvedimento si inserisce nelle disposizioni in materia di sicurezza per le manifestazioni sportive, ma come abbiamo spiegato in sede di Commissione sono stati scissi i lavori in quanto sul DASPO si era molto più avanti e si considerava urgente l’implementazione della normativa in ambito sammarinese, proprio perché in assenza di un provvedimento analogo, che invece caratterizza tutti gli ordinamenti moderni e naturalmente anche l’ordinamento del Paese che ci circonda. È altrettanto vero che c’è un tavolo di lavoro che lavora assiduamente. Non è vero che il tavolo di lavoro, come vuole dipingere di nuovo parte dell’opposizione, si farà o non si farà. Il tavolo di lavoro è in corso e in quel tavolo di lavoro stiamo ragionando sulle argomentazioni che si continua a portare nell’ambito di questo provvedimento, quando saranno materie di discussione nell’implementazione o comunque nella modifica dei regolamenti menzionati. Se da regolamento si vorrà passare a un provvedimento di legge, ben venga anche questa tipologia di modalità. Quindi se da una parte è vero che la legge stabilisce misure di prevenzione e divieti di accesso alle manifestazioni sportive, è altrettanto vero che questa è una parte delle misure su cui stiamo lavorando e quando arriverà naturalmente la parte ulteriore sarà un piacere discutere anche dell’implementazione di quegli strumenti che, nonostante le spiegazioni, si insiste a voler portare nell’ambito di un provvedimento che, come si è spiegato, riguarda il DASPO. Quindi, se il titolo era ampio, è perché questa è una sottocategoria del titolo della disposizione che abbraccia più provvedimenti. Bene, questo è stato spiegato in Commissione, questo lo rispiego a chiare lettere in seconda lettura. Continuiamo pure a parlare del Rally Legend, su cui questo provvedimento avrà un’efficacia, ma non sarà un’efficacia risolutiva, ma lo è anche per altre manifestazioni. È un provvedimento importante perché abbraccia tutto il mondo dello sport, ma se fossimo sui banchi di scuola, dopo questo preambolo io direi che siamo fuori tema se continuiamo a parlare ancora dei costi delle manifestazioni, delle implementazioni, perché altrimenti io vi dovrei anche spiegare, ad esempio, tutto quello che è stato fatto dall’anno scorso rispetto a quest’anno, come sono stati implementati gli steward, la cabina di regia che è stata all’interno del Rally Legend, unitamente alle forze dell’ordine, gestita con i droni che hanno permesso di localizzare e identificare tutti coloro che hanno commesso comportamenti illeciti nella Repubblica di San Marino, a differenza del passato. E se questo è stato possibile è perché delle misure sono già state messe in atto. Ulteriori misure di implementazione le stanno ultimando i tavoli. Si saranno visti almeno quindici volte. Non è che forse li faremo: li stiamo già facendo. Li stiamo facendo con impegno e con dedizione per fare in modo che quelle finalità di conservazione di eventi così importanti vengano totalmente perseguite dal Paese e credo di non avere dubbi sul fatto che in quest’Aula tutte le forze vogliano sì implementare le normative, ma vogliano anche conservare eventi che sono di pregio, di lustro per la Repubblica di San Marino e che permettono alla nostra economia e al nostro Paese di brillare di luce propria.
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 2 – Definizioni
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 3 – Divieto di accesso
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Per rispondere anche ad alcune considerazioni, mi pare del consigliere Righi, che ha fatto un intervento molto centrato nel dibattito al quale non ho fatto in tempo a replicare, preciso che il provvedimento di cui stiamo parlando non costituisce un unicum per il Corpo della Gendarmeria. L’articolo 33, comma 1 bis, della normativa sulle residenze presenta infatti una posizione analoga e, su quella traccia già segnata da un provvedimento che è norma nella Repubblica di San Marino ormai da diversi anni, si è inserito il solco del Daspo. Questo anche per rispondere alle questioni legate alle eventuali impugnazioni: anche quel provvedimento è soggetto alle medesime possibilità di impugnazione e non prevede una successiva ratifica, se così vogliamo chiamarla, da parte del Commissario. Esiste quindi una linea già tracciata, anche nei termini e nelle modalità di ricorso. Devo dire che era presente un emendamento di Repubblica Futura che, dal mio punto di vista, aveva senso ed era un buon suggerimento, cioè quello di alzare i termini per il ricorso, attualmente fissati in 10 giorni. Anche a mio avviso si tratta di un termine probabilmente non del tutto efficace, anche rispetto al diritto alla difesa. Tuttavia ho fatto presente che nell’altro provvedimento richiamato il termine è sempre di 10 giorni, quindi, se c’è la volontà di portarli entrambi a 20 giorni, ben venga; diversamente mi sembrava si creasse una discrasia, introducendo un binario differente per un provvedimento che, pur non identico nella natura, è sostanzialmente analogo a quello dell’allontanamento per i residenti non muniti di permesso di soggiorno a San Marino.
Antonella Mularoni (RF): Segretario, non so se mi sono persa qualcosa, ma l’emendamento a cui lei fa riferimento riguarda l’articolo 6, mentre noi, sull’articolo 3, avevamo proposto un altro emendamento al comma 1, lettera A. In primo luogo non ci era chiara la necessità di inserire, nella seconda riga, “anche a causa di”, dopo “in occasione di”; ci sarebbe sembrato più corretto mantenere la formulazione “episodi di violenza su persone e cose in occasione di manifestazioni sportive”. Tuttavia, su questo punto possiamo anche soprassedere. Piuttosto, nell’ultima riga della lettera A, avevamo previsto la possibilità di applicare il Daspo anche a coloro che fossero stati condannati, anche non definitivamente, nei cinque anni precedenti per le medesime condotte, considerando che il Daspo può avere durata da uno a cinque anni. Questo avrebbe consentito di coprire un numero maggiore di soggetti, perché due anni risultano pochi e una previsione più ampia avrebbe garantito maggior tutela al nostro Paese. Gli emendamenti non sono stati accolti e non mi è chiaro il motivo; posso immaginare che si voglia mantenere il provvedimento nella sua formulazione originaria, ma ci dispiace, soprattutto per la seconda modifica proposta, che avrebbe avuto una funzione più cautelativa.
Emanuele Santi (Rete): Rispetto a questo articolo 3, ringrazio innanzitutto il Segretario per la risposta fornita al collega Righi. Sull’emendamento è già intervenuta la collega Mularoni e credo che si possa valutare anche in questa sede la possibilità di estendere il periodo da due a cinque anni precedenti, perché a noi sembra che due anni siano pochi. Siamo in una fase costruttiva e riteniamo che cinque anni possano essere più garantisti, quindi chiediamo di rivalutare questo aspetto. L’altra questione riguarda quanto suggerito, se non ricordo male, dalla collega Pelliccioni: si potrebbe inserire, in questo articolo, anche il riferimento ai reati commessi sugli animali. Non è un dettaglio secondario, perché attualmente si parla di persone e cose, ma se i fatti riguardano animali, ad esempio in contesti in cui questi sono presenti durante manifestazioni, la norma potrebbe non essere sufficientemente chiara. Si potrebbe quindi esplicitare “persone, cose e animali”, così da ricomprendere tutte le casistiche e rendere applicabile il Daspo anche a chi ha commesso violenze o atti nei confronti degli animali. Se c’è disponibilità dell’Aula, questa proposta potrebbe essere accolta. Ribadisco anche l’invito a valutare i cinque anni: non cambia radicalmente l’impianto, ma può essere più tutelante e migliorativo.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sul primo aspetto avevamo già spiegato che non ci sembrava una questione così dirimente, e mi pare che anche la consigliera Mularoni condivida questa valutazione. Abbiamo cercato di mantenere una formulazione il più possibile equipollente a quella utilizzata in altri ordinamenti, proprio per evitare problematiche nell’eventuale confronto o interpretazione, quindi resterei su questa versione. Per quanto riguarda i due o cinque anni precedenti, abbiamo chiarito che, leggendo l’articolato nel suo complesso, il Daspo, così come concepito, è applicabile anche in presenza di sentenze non definitive. Questo significa che il periodo dei due anni si estende di fatto anche oltre, perché la misura resta vigente per tutta la durata del procedimento penale e continua anche dopo il definitivo. Inoltre, il punto B prevede l’applicabilità anche in assenza di condanna, trattandosi di una misura di sicurezza, per soggetti che abbiano tenuto condotte finalizzate alla partecipazione attiva a episodi di violenza, minaccia o intimidazione. Pertanto, anche decorsi i due anni, la misura resta applicabile. Ecco perché riteniamo che la differenza tra due e cinque anni non sia sostanziale, ma mi rimetto alla volontà dell’Aula, perché non è un aspetto dirimente. Diverso è invece il tema degli animali, che presenta maggiore sostanza: in una concezione tradizionale del diritto, gli animali rientravano nella categoria delle cose, ma oggi, alla luce dell’evoluzione normativa e degli accordi internazionali, è emersa una tutela specifica. Se l’Aula è d’accordo, ritengo opportuno inserire esplicitamente anche gli animali tra i soggetti tutelati, per offrire una lettura più organica e moderna del provvedimento.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Lo rileggo integralmente nella versione integrata: nei confronti di coloro che risultino denunciati per aver partecipato a episodi di violenza su persone, animali o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, nonché coloro che siano stati condannati, anche non definitivamente, nei due anni precedenti per le stesse condotte.
L’articolo, nella nuova formulazione, è approvato all’unanimità
Articolo 4 – Forma e contenuto del provvedimento amministrativo di divieto di accesso
Antonella Mularoni (RF): Io ho solo una domanda per il Segretario. Non ero in Commissione, quindi mi perdonerà, ma non ho capito perché al punto 1 avete previsto che il provvedimento “può contenere”. Non dovrebbe invece contenere effettivamente tutti gli elementi indicati? Così formulato sembra che il provvedimento potrebbe anche non contenere quasi nulla. Per l’applicazione pratica, sarebbe opportuno che tutti questi elementi fossero sempre presenti, altrimenti diventerebbe un ulteriore motivo per gli avvocati dei soggetti colpiti per contestare la vaghezza del provvedimento.
Sara Conti (RF): Anch’io ho una domanda. Vorrei capire se sono già in essere accordi per lo scambio di informazioni con le forze dell’ordine italiane o con autorità straniere, affinché soggetti considerati pericolosi in altri Paesi non possano accedere alle manifestazioni sul territorio sammarinese.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sul primo aspetto, il “può contenere” significa che il provvedimento può includere tutte e tre le prescrizioni, oppure solo due o anche una sola, ma non può non contenerne nessuna. Si è voluta lasciare una flessibilità applicativa, perché può esserci il caso in cui si ritenga opportuno vietare l’accesso ai luoghi delle manifestazioni, ma non, ad esempio, l’avvicinamento alle aree di sosta, oppure viceversa. L’importante è che almeno una delle prescrizioni sia presente, altrimenti il provvedimento sarebbe indeterminato. Per quanto riguarda invece la questione dello scambio di informazioni con autorità estere, è un tema molto rilevante: oggi esistono canali informali, ma quelli formali richiederanno l’entrata in vigore del provvedimento per essere pienamente attivati. Questa sarà una delle sfide principali del Daspo, cioè la sua effettiva interconnessione con sistemi esterni, anche per garantire coerenza e riconoscimento reciproco delle misure.
Fabio Righi (D-ML): Solo per una precisazione tecnica: considerata la risposta del Segretario, si potrebbe modificare il testo sostituendo “può contenere” con “prevede”, specificando che le misure possono essere applicate in forma cumulativa o alternativa.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Ritengo che la proposta del consigliere Righi sia più attinente e possa chiarire meglio il senso della norma rispetto alla formulazione attuale.
L’articolo è approvato all’unanimità
Articolo 5 – Durata del provvedimento
L’articolo è approvato a maggioranza
Antonella Mularoni (RF): Intervengo solo per dire che uno degli emendamenti accolti in Commissione riguarda il comma 4 e lo apprezziamo, perché, trattandosi di minori provenienti da altri ordinamenti, è corretto prevedere relazioni da enti stranieri equivalenti.
Articolo 6 – Impugnazione
Antonella Mularoni (RF): Esprimiamo invece dispiacere perché avevamo proposto di portare a 20 giorni il termine per il ricorso. Sarebbe stato più garantista e non avrebbe creato problemi, dato che il provvedimento è immediatamente esecutivo. Dieci giorni sono pochi per predisporre un ricorso adeguato, soprattutto se è necessario acquisire documentazione. Inoltre, si sarebbe garantita maggiore coerenza con la legge 28 giugno 1989 n. 68. Il fatto che un termine analogo esista in altre normative non è una motivazione sufficiente per replicarlo, se non è ritenuto adeguato.
Fabio Righi (D-ML): Su questo articolo ho alcune perplessità. C’è un disallineamento rispetto alla normativa vigente, che prevede 20 giorni per il ricorso, mentre qui si indicano 10 giorni. Inoltre, la procedura prevista è tipica di sanzioni pecuniarie, con tempi ridotti e un unico grado di giudizio. In questo caso, però, il provvedimento incide su un diritto fondamentale come la libertà di circolazione, quindi la situazione è diversa rispetto, ad esempio, alla concessione di un permesso di soggiorno. Questo può creare criticità in sede di impugnazione. Senza stravolgere l’impianto, si potrebbe valutare un ricorso al giudice amministrativo ordinario, prevedendo due gradi di giudizio, così da garantire una tutela più adeguata rispetto alla rilevanza del diritto coinvolto.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Quando ho fatto riferimento all’articolo 33 della normativa sulle residenze, che è del 2010, quella procedura di allontanamento dal territorio incide anch’essa su un diritto fondamentale come la libertà di movimento. Si tratta quindi di un provvedimento del tutto analogo: lì si allontanano le persone dalla Repubblica di San Marino, qui si allontanano dalle manifestazioni sportive. Ribadisco che condivido la ratio dei 20 giorni, perché consentirebbe una difesa più adeguata, ma mi sono impegnato e confermo l’impegno a verificare la fattibilità dell’aumento di entrambi i termini. Parliamo infatti di due provvedimenti che viaggiano parallelamente, entrambi in capo al Corpo della Gendarmeria, e non si voleva creare una disparità: perché prevedere 20 giorni per il Daspo e 10 giorni per l’allontanamento dal territorio? Sono procedure che hanno natura identica, vengono emanate dallo stesso organo e seguono la stessa procedura, anche davanti al giudice amministrativo d’appello. L’obiettivo è quindi garantire uniformità. Ciò detto, anche qualora restassero i 10 giorni, ribadisco il massimo impegno affinché entrambi i termini possano essere innalzati, perché sul diritto alla difesa è evidente che 10 giorni possono risultare non congrui: tra la notifica, la ricerca del legale, l’accesso agli atti e la predisposizione del ricorso nel merito e nel diritto, il tempo è ristretto. Ritengo quindi anch’io che vi sia un miglioramento possibile e lavoreremo con la Segreteria competente per arrivare a una soluzione condivisa.
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 7 – Violazione del provvedimento
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 8 – Convalida del provvedimento
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 9- Attività di controllo e collaborazione
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 10 – Modifica dell’articolo 90 del Codice Penale e successive modifiche
Emanuele Santi (Rete): Approfitto di questo articolo per ricordare che, come opposizione, grazie soprattutto al lavoro di Repubblica Futura, erano stati presentati alcuni emendamenti aggiuntivi poi bocciati, relativi alla necessità di mettere un argine alle manifestazioni sportive, in particolare al Rally Legend. Gli emendamenti riguardavano la valutazione delle dimensioni degli eventi e dei rischi, la previsione di servizi aggiuntivi di sicurezza con adeguata formazione del personale e la definizione dei costi dei servizi di ordine pubblico, che a nostro avviso dovrebbero essere a carico degli organizzatori. Senza queste misure, questo progetto di legge resta incompleto e non affronta pienamente il problema delle manifestazioni di grande dimensione.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sono costretto a ribadire che l’introduzione di un’aggravante all’articolo 90 del codice penale è di facile applicazione, mentre gli aspetti richiamati dagli emendamenti di Repubblica Futura, relativi a presidi, mezzi tecnici, sorveglianza, costi dell’ordine pubblico e formazione del personale, non rientrano nel Daspo, ma sono già disciplinati dal regolamento del 18 agosto 2017 n. 8. Su questi aspetti è già in corso un lavoro importante ai tavoli tecnici per l’aggiornamento della normativa.
L’articolo è approvato a maggioranza
Articolo 11 – Entrata in vigore
L’articolo è approvato a maggioranza
Dichiarazioni di voti
Emanuele Santi (Rete): Devo dire che ieri, in questo dibattito, non eravamo partiti nel migliore dei modi, perché il nostro consigliere di opposizione che ha firmato la relazione è stato, a nostro avviso, attaccato in maniera anche piuttosto brutale, senza meritarlo, considerando che nella sua relazione ha semplicemente riportato alcune dinamiche. In Commissione, lo voglio sottolineare, c’è stato sì un atteggiamento costruttivo, ma anche giustamente critico rispetto a ciò che mancava nella legge. Con questa dichiarazione di voto voglio ribadire la nostra posizione, così che rimanga agli atti. Anticipo che ci asterremo come gruppo, e probabilmente anche altri gruppi di opposizione faranno lo stesso, per un motivo preciso. Questo progetto di legge è uno strumento che mancava nel nostro ordinamento e lo riconosciamo: al Segretario va dato atto di aver colmato una lacuna che esisteva da anni. È un provvedimento utile per intervenire con misure di deterrenza e per impedire l’accesso alle manifestazioni sportive a chi commette episodi gravi, e su questo gli abbiamo dato il nostro appoggio. Tuttavia non possiamo essere ipocriti: la data di deposito del progetto di legge, dicembre 2025, è successiva ai fatti gravissimi avvenuti durante il Rally Legend. Questo provvedimento nasce chiaramente in risposta a quegli eventi. Noi non siamo contrari alle manifestazioni o ai grandi eventi, anzi personalmente sono anche un appassionato, ma quanto accaduto nel 2025 è stato gravissimo: una bomba molotov che ha ferito otto persone, persone che camminavano sul tetto della Panda della Gendarmeria, incendi e situazioni di totale perdita di controllo. È stato un miracolo che non ci siano state vittime. Il Governo ha fatto bene a intervenire, ma questo provvedimento non mette un vero argine a quel tipo di manifestazione. Nasce dal Rally Legend, ma non incide realmente su quel problema. Ci è stato detto che esiste un gruppo di lavoro, ma le risultanze non sono state portate all’attenzione dell’Aula. Siamo ad aprile e a ottobre ci saranno di nuovo eventi simili: se si vuole intervenire davvero, bisogna farlo ora. Noi abbiamo proposto misure concrete, come la valutazione delle dimensioni degli eventi, l’analisi dei rischi, l’eventuale introduzione di limiti agli accessi o strumenti di controllo più efficaci, perché oggi, su manifestazioni così estese, è difficile anche intervenire operativamente. Abbiamo anche evidenziato il tema dei costi, che dovrebbero ricadere sugli organizzatori e non sullo Stato. Questo provvedimento sarà probabilmente efficace per eventi in spazi chiusi, come stadi o palestre, ma per manifestazioni diffuse sul territorio sarà poco incisivo. Speriamo di sbagliarci, ma temiamo che tra qualche mese si possa tornare a discutere degli stessi problemi. Per questo motivo, pur non essendo contrari al provvedimento, confermiamo l’astensione già espressa in Commissione, ritenendolo poco efficace rispetto agli obiettivi per cui è stato presentato.
Antonella Mularoni (RF): Anche io, come il consigliere Santi, voglio dire che ieri non eravamo partiti bene, al punto che avevamo pensato di votare contro questo progetto di legge. C’è infatti anche un problema di rapporti e di forma all’interno di quest’Aula: il rispetto reciproco deve essere sempre garantito e nessuno dovrebbe mai dimenticare che, pur nella diversità delle posizioni, è necessario rispettarsi. Ci possono essere modi diversi di esprimersi, ma non si può oltrepassare un certo limite, perché a quel punto, al di là della maleducazione, diventa proprio un problema di mancanza di rispetto. Probabilmente oggi il segretario Fabbri si è reso conto che non sarebbe stato opportuno continuare con un atteggiamento di totale contrapposizione. Abbiamo apprezzato il tono diverso con cui si è svolto l’esame dell’articolato e ne prendiamo atto con piacere. Il nostro voto, all’esito dell’esame dell’articolato, resta comunque un voto di astensione, per le ragioni già espresse dal collega Matteo Casali e ribadite nella relazione. Rimangono le nostre perplessità su diversi aspetti. Avevamo presentato, come forza politica, emendamenti poi sostenuti anche dalle altre opposizioni: in particolare l’articolo 10 bis sulla dimensione delle manifestazioni sportive, l’articolo 10 ter sul servizio di sicurezza aggiuntivo e l’articolo 10 quater sui costi dei servizi di ordine pubblico. Il segretario Fabbri ha richiamato alcune disposizioni contenute in un regolamento del 2017, ma in realtà alcune di queste erano state previste anche in un regolamento del 2024, che però è stato abrogato il mese successivo. Prendiamo atto della dichiarazione del segretario circa l’esistenza di tavoli di lavoro su queste tematiche, ma dobbiamo anche rilevare che la normativa che oggi viene introdotta, a dispetto delle finalità indicate nell’articolo 1, non è completa. Al momento dobbiamo affidarci alle parole, perché nessuno dei consiglieri di opposizione ha avuto accesso ai documenti in fase di elaborazione. Questa legge, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, era opportuno introdurla nel nostro ordinamento e altri Paesi lo hanno fatto prima di noi con successo. Tuttavia si tratta di un intervento ancora embrionale, che probabilmente necessiterà di ulteriori ampliamenti. Noi ritenevamo che già in questa fase si potessero inserire norme più complete, per rispondere alle esigenze di sicurezza e serenità della nostra comunità rispetto a manifestazioni sportive che certamente meritano di essere ospitate nel nostro Paese. La nostra realtà accoglie competizioni anche di livello internazionale proprio grazie alla nostra statualità e sovranità, ma tutto questo deve avvenire nella massima sicurezza e con la massima collaborazione anche con le forze dell’ordine degli altri Paesi. Per queste ragioni, da un lato esprimiamo apprezzamento per l’introduzione del Daspo nel nostro ordinamento, ma dall’altro rileviamo l’insufficienza delle norme attualmente previste. Questa insufficienza è stata in qualche modo riconosciuta anche dal segretario Fabri, nel momento in cui ha affermato che ulteriori norme sono in fase di elaborazione o verranno adottate a breve. Ciò significa che anche il Governo è consapevole che il quadro normativo non è ancora completo e che, allo stato attuale, non è pienamente in grado di garantire l’ordine pubblico nelle prossime manifestazioni. Riteniamo inoltre che debba essere affrontato anche il tema dei costi, perché manifestazioni che generano benefici economici per gli organizzatori dovrebbero prevedere anche una loro partecipazione ai costi per la gestione dell’ordine pubblico, ad esempio attraverso personale formato, come steward, in grado di supportare le forze dell’ordine. Non dobbiamo dimenticare che, se tutte le forze dell’ordine sono impegnate su una manifestazione, la capacità di intervento su altri eventi nel territorio risulta fortemente limitata. È quindi necessario garantire una tutela complessiva della sicurezza della comunità. Per tutte queste ragioni, ribadiamo il nostro voto di astensione sul progetto di legge.
Fabio Righi (D-ML): Colgo l’occasione di questa dichiarazione di voto per ripercorrere rapidamente e confermare la linea che il partito ha espresso nel corso del dibattito e, ancor prima, con la relazione di minoranza portata all’attenzione dell’Aula. Il confronto che si è sviluppato oggi ha portato il Governo e lo stesso Segretario a riconoscere, nella sostanza, i limiti della normativa rispetto alla capacità di rispondere a una serie di esigenze che sono state rappresentate e delle quali si è preso atto, insieme alla necessità di continuare a lavorare su questo provvedimento. Anche in questo contesto abbiamo sollevato alcune perplessità su specifici aspetti, alcune delle quali sono state in parte chiarite o mitigate nel corso del dibattito, ma restano comunque elementi di debolezza del provvedimento. Allo stesso tempo va riconosciuto al Segretario di essere stato chiaro nel definire questa legge come uno strumento che non esisteva e che viene introdotto oggi, prendendo certamente spunto anche da quanto accaduto durante il Rally Legend, ma con l’ambizione di rappresentare un primo passo all’interno di un percorso più ampio volto a costruire un quadro organico di tutela. È evidente che il Paese, anche alla luce della crescente presenza internazionale e dei risultati sportivi raggiunti, si troverà sempre più spesso a gestire manifestazioni con grande afflusso di pubblico e quindi deve dotarsi di strumenti adeguati. Detto questo, e confermando le valutazioni politiche già espresse, ribadiamo che non siamo pienamente soddisfatti della normativa, come emerso chiaramente sia nel dibattito sia nella relazione di minoranza. Tuttavia condividiamo la necessità che il Paese si doti di uno strumento di questo tipo e prendiamo le parole del Segretario come un impegno rispetto al quale chiederemo conto in tempi brevi, affinché il percorso avviato possa essere completato e le lacune colmate. Sulla base di queste considerazioni, il gruppo Domani Motus Liberi ha deciso di esprimere voto favorevole al provvedimento, con la consapevolezza che si tratta di un intervento non ancora completo né esaustivo, ma di un primo passo all’interno di un percorso più ampio.
Michela Pelliccioni (indipendente): Vorrei che da quest’Aula partisse un messaggio molto chiaro: la violenza non può essere tollerata in alcun modo, e sarebbe importante che questo messaggio non restasse confinato al nostro Paese ma avesse anche un’eco all’esterno. È fondamentale ribadire questo principio. Abbiamo assistito anche recentemente a episodi di violenza, ma dobbiamo essere consapevoli che una legge su questo tema non può essere costruita guardando a un solo sport, perché le situazioni sono molteplici e il rischio è quello di trascurare altri ambiti. Non ho partecipato ai lavori di Commissione, quindi non ho vissuto il clima che si è creato, ma oggi ho visto un confronto collaborativo e apprezzo il fatto che il Segretario abbia accolto la proposta di estendere la norma anche ai reati contro gli animali, ampliando così la portata del provvedimento. Credo che sia importante partire dal presupposto che la violenza debba essere sanzionata in tutti gli ambiti sportivi e in tutte le discipline. Il rischio, concentrandosi solo su eventi come il Rally Legend, è quello di lasciare scoperti altri contesti. Sarebbe un errore arrivare impreparati a situazioni future per mancanza di una normativa adeguata. Per questo, pur riconoscendo che la legge è migliorabile, ritengo che oggi sia importante segnare un punto di partenza su una materia così delicata e confermo il mio voto favorevole.
Gian Nicola Berti (AR): Mi scuso per l’assenza temporanea del Segretario, impegnato in un’attività del Congresso di Stato. Ritengo doveroso ringraziarlo per l’impegno e l’attenzione con cui ha portato avanti questo provvedimento, introducendo uno strumento nuovo come il Daspo a disposizione delle forze di sicurezza. Non abbiamo l’illusione di risolvere tutti i problemi legati alle manifestazioni sportive con una sola legge: la violenza si contrasta con il lavoro delle forze dell’ordine e con il contributo di tutti i soggetti coinvolti nell’organizzazione degli eventi. Il compito della politica è fornire strumenti adeguati, e questo provvedimento va proprio in questa direzione. Si tratta di uno strumento importante anche perché consente di costruire una rete di sicurezza integrata con altri Stati, aspetto particolarmente rilevante. È stato ricordato anche il problema di soggetti colpiti da Daspo in altri Paesi che si spostavano a San Marino per partecipare a eventi sportivi, creando disordini: questo intervento potrà contribuire a prevenire tali situazioni. Eventi come il Rally Legend hanno caratteristiche particolari e non è detto che questo provvedimento riesca a risolvere ogni criticità, ma rappresenta comunque un passo avanti significativo. Lo sport è un elemento positivo, ma può attirare anche soggetti problematici, e spetta agli organizzatori e alle forze dell’ordine gestire queste situazioni. È stato fatto un buon lavoro e va riconosciuto anche alle forze di polizia e ai membri della Commissione. Non si comprende, invece, l’eccessiva durezza di alcune critiche, considerando che il provvedimento è condivisibile nei suoi principi. È evidente che potrà essere migliorato nel tempo, ma oggi rappresenta un passo importante. A nome della maggioranza esprimo quindi voto favorevole al progetto di legge.
Comma 8 – Ratifica e Adesione, ai sensi dell’articolo 1, ultimo comma, della Legge n.13/1979 così come modificato dall’articolo 1 della Legge n.100/2012 di Accordi
Accordo di collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana
Protocollo di emendamento all’Accordo tra la Repubblica di San Marino e la Georgia per evitare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmato a New York il 28 settembre 2012
Convenzione Internazionale di Hong Kong sul riciclaggio delle navi sicuro e compatibile con l’ambiente, adottata a Hong Kong il 15 maggio 2009
Tutti gli accordi sono approvati a maggioranza
Comma 14 – Progetto di Legge “Inno ufficiale della Repubblica di San Marino” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri) (I lettura)
Segretario di Stato Luca Beccari: Questo progetto di legge rappresenta la conseguenza della modifica che abbiamo fatto l’anno scorso con la legge costituzionale n. 2 del 26 settembre 2025, che interviene ai più alti livelli del nostro ordinamento per inserire anche l’inno della Repubblica di San Marino fra gli elementi simbolici distintivi del nostro Paese. Noi avevamo già una copertura normativa per lo stemma e per la bandiera, mentre mancava una formalizzazione istituzionale dell’inno. Si tratta di un inno che ha origini storiche importanti, ma che nel tempo non ha mai avuto una vera formalizzazione: la parte musicale, ben nota, si prestava anche a utilizzi non sempre corretti proprio per l’assenza di una disciplina normativa, mentre la parte lirica non è mai stata considerata ufficiale, ma solo una modalità di esecuzione. Con questo intervento, invece, la parte testuale diventa parte integrante dell’inno attraverso il riadattamento della famosa ode di Giosuè Carducci. Il progetto di legge, quindi, dà attuazione alla modifica costituzionale e porta il sistema nella fase operativa: troverete allegati alla legge lo spartito, il testo, la lirica, cioè tutte le componenti che diventano ufficialmente parte dell’inno. È un lavoro che la Segreteria e il Dipartimento hanno sostenuto, ma che nasce da un’iniziativa del Congresso Militare e della Banda Militare, che hanno avuto la sensibilità di cogliere questa opportunità. Per questo ritengo doveroso un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto, in modo particolare al generale Gatti che, quando faceva parte del Congresso Militare, ha seguito in maniera diretta e approfondita questo percorso. Oggi siamo in prima lettura e questo passaggio ci consentirà finalmente, al pari di tanti altri Paesi, di avere tra gli elementi distintivi istituzionali anche l’inno ufficiale dello Stato.
Gaetano Troina (D-ML): Arriviamo alla prima lettura di questa legge dopo aver già discusso e approvato la legge costituzionale che ha inserito l’inno tra i simboli dello Stato. Al netto del fatto che il testo del provvedimento è piuttosto sintetico e rinvia principalmente agli allegati, una cosa che salta subito all’occhio riguarda il contenuto dell’inno stesso. Non entro nel merito dello spartito musicale, perché non ho competenze specifiche in materia, ma per quanto riguarda il testo devo dire che appare molto più sintetico e anche diverso rispetto a quello che conoscevamo fino ad oggi. Vorrei quindi capire quali sono state le motivazioni e il percorso di studio che hanno portato a questa nuova versione. Mi era stato detto che alcune parti del testo tradizionale non erano pienamente compatibili con il concetto di sovranità dello Stato, però mi aspettavo che comunque la struttura rimanesse più vicina a quella che abbiamo sempre utilizzato e insegnato nelle scuole ai nostri giovani. Qui invece vediamo un cambiamento significativo. Per questo motivo chiedo che ci vengano fornite spiegazioni più precise sulle scelte effettuate, anche perché parliamo di un tema di grande rilevanza simbolica e culturale. Inoltre, trattandosi di un provvedimento particolare, credo sarebbe utile che i consiglieri potessero avere anche un riscontro concreto della parte musicale, quindi capire come questo inno dovrà essere eseguito nella sua forma ufficiale. Siamo in prima lettura, quindi c’è tutto il tempo per approfondire, ma ritengo importante che ci sia una piena consapevolezza di ciò che stiamo andando ad approvare.
Fabio Righi (D-ML): Credo sia importante intervenire su questo punto. Siamo alla fine di una tornata consiliare molto intensa e il rischio è quello di affrontare un tema di questa portata senza dedicargli l’attenzione che merita. In realtà, nella sua apparente semplicità, questo è uno degli argomenti più rilevanti di questa sessione del Consiglio Grande e Generale, perché qui stiamo mettendo mano a qualcosa che ha una valenza storica e identitaria profonda. Non si tratta di un intervento contingente o legato a una legislatura: qui si interviene su un elemento destinato a rimanere nel tempo, potenzialmente nei secoli. Stiamo intervenendo sulla nostra identità, sulle nostre radici, su un simbolo dello Stato. Proprio per questo, quanto evidenziato dal collega Troina è assolutamente condivisibile. Non c’è stato un adeguato confronto su un lavoro che, per sua natura, richiede competenze specifiche e approfondimento, sia sul piano musicale sia su quello testuale. Non è un tema che può essere affrontato con superficialità o con tempi ridotti. Non stiamo facendo un intervento ordinario, non stiamo costruendo un’infrastruttura: stiamo incidendo su un elemento simbolico fondamentale. Per questo motivo ritengo che sia necessario prevedere un momento di confronto prima di arrivare alla seconda lettura. Serve che tutti i consiglieri possano avere piena consapevolezza delle scelte fatte, comprendere le modifiche introdotte, capire le motivazioni che hanno portato a cambiare determinate parole o parti del testo. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una scelta che incide sull’identità del Paese. Chiedo quindi che non si proceda alla seconda lettura finché non ci sarà stato un approfondimento adeguato che consenta all’Aula di esprimersi con piena cognizione di causa.
Giovanni Zonzini (Rete): Qualche anno fa, proprio su una rivista che codirigevo, era stato sollevato il tema del fatto che il nostro inno, all’epoca, non aveva neanche una tutela in termini di diritti riservati e mi pare che poi questa questione sia stata sistemata alcuni anni fa. Sono elementi che possono sembrare di contorno, ma che in realtà sono estremamente importanti per il nostro Paese, perché riguardano la tutela della proprietà intellettuale dell’inno e anche, in questo caso, la revisione del testo. Penso che possa essere una scelta opportuna in linea generale, anche perché, andando a memoria, ufficialmente non abbiamo mai avuto un testo dell’inno adottato in maniera formale. È vero che talvolta si utilizza un brano attribuito a Giosuè Carducci, ma non ho fatto approfondimenti specifici su fonti primarie. Ora si sceglie di dare un testo ufficiale all’inno nazionale e questo è ragionevole, considerando che la maggior parte degli inni viene anche cantata. Vorrei però entrare nel merito. Intanto capire chi ha avuto il mandato di scrivere il testo che ci è stato proposto, perché prima era Carducci, seppur in forma non ufficiale. In secondo luogo, fare alcune considerazioni sul testo stesso. Nella prima parte si riprende sostanzialmente la versione già conosciuta. “Terra di libertà perpetua” mi sembra un’aggiunta coerente, perché richiama sia il motto della Repubblica sia un elemento identitario forte. La terza strofa invece, “Libertà dono del Santo, costruita fedelmente…”, personalmente mi lascia qualche perplessità. Senza voler essere irrispettoso, ma dal mio punto di vista, essendo nel XXI secolo, forse sarebbe stato più opportuno inserire un riferimento alla storia concreta del nostro Paese, piuttosto che a un elemento che io considero più leggendario. A meno che qualcuno non ritenga storicamente fondato quel racconto, io credo che la nostra libertà sia soprattutto frutto di una conquista quotidiana dei sammarinesi, che per secoli l’hanno difesa. Avrei quindi preferito un testo più legato alla storia reale piuttosto che alla leggenda, perché credo che questo renda maggiormente giustizia alla nostra identità. Per questo mi riservo, in vista della seconda lettura, di presentare una proposta alternativa su quella strofa. In conclusione, ritengo corretto fissare ufficialmente il testo dell’inno e tutelarne la proprietà, ma credo sia opportuna una riflessione ulteriore su alcuni passaggi.
Manuel Ciavatta (PDCS): A prescindere dal fatto che cambiare le parole dell’inno che abbiamo cantato fino ad oggi – per chi le canta, perché spesso da noi si ascolta più la musica – è comunque un passaggio significativo, visto che quel testo ha rappresentato un pezzo della nostra cultura ed è stato insegnato nelle scuole, leggendo la proposta noto alcune modifiche rilevanti. Ad esempio, viene eliminato il riferimento al “Gloria d’Italia”. È vero che può essere interpretato come un elemento di stima verso il Paese vicino, ma inserire il nome di un altro Stato all’interno dell’inno nazionale è qualcosa di atipico e quindi una riflessione su questo punto è comprensibile. Non condivido invece la lettura del consigliere che mi ha preceduto sul riferimento al Santo. Se consideriamo quello un elemento puramente leggendario, allora dovremmo mettere in discussione anche il nome stesso del nostro Paese. Le tradizioni, anche quelle tramandate oralmente, rappresentano una parte importante della nostra identità e spesso raccontano aspetti che i documenti scritti non restituiscono. Dire che la libertà è dono del Santo, quindi, mi sembra un elemento coerente con la nostra storia e con la nostra identità. Segnalo invece, entrando nel merito tecnico, che nello spartito ci sono alcuni errori di scrittura. Sono dettagli, ma visto che si tratta di un testo ufficiale sarebbe opportuno correggerli.
Segretario di Stato Luca Beccari: Forse prima non sono stato sufficientemente chiaro, ma questo lavoro è stato sviluppato attraverso un percorso strutturato e qualificato. È stata nominata una commissione specifica che ha lavorato sia sulla parte musicale sia su quella testuale e al suo interno un ruolo centrale lo ha avuto la professoressa Meris Monti, che possiede le competenze storiche e tecniche per intervenire su un testo di questo tipo. Il lavoro è stato svolto con il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni, del Congresso Militare e di altri soggetti qualificati. Le scelte fatte sono state improntate al buon senso e alla necessità di rendere coerente il testo con la funzione di un inno nazionale. L’esempio dell’inno italiano è significativo: è stato ufficializzato solo molti anni dopo essere entrato nell’uso comune. Anche il nostro caso è simile: esisteva una consuetudine, ma non una formalizzazione. Nel momento in cui si è deciso di ufficializzare l’inno, è stato necessario adattare il testo alla struttura musicale e alla funzione che deve avere. Non si tratta di un lavoro arbitrario o creativo, ma di un adattamento tecnico e istituzionale. Siamo comunque in prima lettura e non c’è alcuna volontà di accelerare il processo. Il percorso prevede il passaggio in commissione e poi la seconda lettura, quindi ci sarà tutto il tempo per approfondire. Se necessario, si potrà anche organizzare un’audizione della commissione che ha lavorato al testo, così da fornire tutte le spiegazioni del caso. È vero che finora l’inno non era tutelato e veniva utilizzato anche in modo improprio, con esecuzioni diverse tra loro. Questa legge serve proprio a dare uniformità e dignità a un simbolo dello Stato, così come già fatto per stemma e bandiera. L’obiettivo è evitare che un simbolo così importante venga utilizzato in maniera distorta e garantire un’identità chiara e riconoscibile.
Comma 19 – Votazione Ordini del Giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Repubblica Futura per impegnare il Governo ad individuare strumenti normativi ed amministrativi finalizzati al contrasto della disinformazione e dei discorsi di odio
Enrico Carattoni (RF): Do lettura dell’ordine del giorno. Il Consiglio Grande Generale, considerato l’ampio e approfondito dibattito sviluppatosi nella sessione consiliare di gennaio 2026 in merito al tema della disinformazione, delle gravi ripercussioni che essa può avere sul dibattito pubblico, sulla società civile, sulla convivenza democratica, nonché sul diritto alla corretta e libera informazione, vista la nota dell’Autorità Garante per l’informazione in data 24 gennaio 2026, vista la lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media sammarinese del 29 gennaio 2026, impegna il Governo ad avviare rapidamente un confronto con l’Autorità Garante per l’informazione e con la Consulta dei giornalisti al fine di individuare gli strumenti normativi e amministrativi più idonei a contrastare la disinformazione e i discorsi d’odio, impegna altresì il Governo a presentare entro tre mesi dalla votazione del presente ordine del giorno uno o più progetti di legge volti a perseguire gli obiettivi sopraesposti. San Marino, 16 febbraio 2026. Come ricorderete, a gennaio 2026, e lo ricorderà in particolare anche il segretario Beccari, ci fu un acceso dibattito in Aula sulla questione dell’accoglienza dei profughi palestinesi e su quel tema si inserirono anche le note dell’Autorità Garante per l’informazione e soprattutto la lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media. Nella sostanza quegli insegnanti evidenziavano come i loro sforzi educativi venissero vanificati, perché gli alunni, una volta usciti da scuola, nonostante l’alta professionalità dei docenti, si ritrovavano a confrontarsi con un clima ostile, con un ambiente estremamente poco educativo, che purtroppo è quello alimentato dal dibattito sui social network. Questo è il punto centrale. Dall’altra parte abbiamo visto tutti, in quei giorni in particolare, ma è un fenomeno che si ripresenta ciclicamente, come si tenda a dare sfogo agli istinti più immediati, a volte anche più primordiali, cercando di alimentare un’idea di contrapposizione, di mettere gli uni contro gli altri, specialmente quando l’odio deriva da appartenenze politiche, religiose o anche semplicemente dal colore della pelle o dalla provenienza geografica, in un contesto in cui i teatri di guerra erano evidenti allora e lo sono purtroppo ancora oggi. Ecco, questo noi riteniamo che non sia accettabile e non sia tollerabile. Non è accettabile perché la Repubblica di San Marino da tempo si colloca all’interno delle principali istituzioni europee, tra cui in primis il Consiglio d’Europa, che da anni promuove attività di sensibilizzazione proprio sulla repressione dei discorsi d’odio e sull’individuazione di strumenti normativi adeguati per contrastarli. Alcuni passi sono stati fatti, sono state introdotte modifiche al codice penale, mi pare nel 2022, con l’inserimento di un’aggravante specifica nei casi in cui la diffamazione o i discorsi siano connotati da odio etnico, razziale o religioso, ma questo non basta. Non basta perché vediamo come questi sforzi vengano spesso vanificati e lo vediamo anche nella qualità del dibattito, e mi assumo anche una parte di responsabilità per quanto riguarda il Consiglio Grande e Generale, perché il livello del confronto a volte si abbassa fino a utilizzare espressioni non adeguate al contesto istituzionale, disattendendo gli appelli che vengono rivolti a ogni inizio di mandato reggenziale. E questo accade anche perché chi dovrebbe dare l’esempio, chi dovrebbe essere un punto di riferimento, a volte non lo è. Tutto questo si riflette poi a cascata e genera un meccanismo perverso che va disinnescato. Questo meccanismo consiste nel fatto che oggi si tende a polarizzare il dibattito, sia politico sia pubblico, esasperando sempre di più i toni, mettendo i penultimi contro gli ultimi per ottenere un consenso immediato, qualche voto in più. È questo il meccanismo che bisogna interrompere. È necessario disincentivare il fatto che dai discorsi d’odio qualcuno possa trarre un vantaggio politico o elettorale, perché questo abbassa il livello del dibattito, alza il livello dello scontro e penalizza soprattutto le categorie più fragili. Non sfugge a nessuno che un’offesa rivolta a un parlamentare o a un cittadino sammarinese può essere più facilmente contrastata, mentre chi è più debole spesso non ha gli strumenti, anche economici, per difendersi e quindi rinuncia a far valere i propri diritti. Per questo riteniamo necessario aprire un confronto e non abbassare la guardia. È vero che rispetto a gennaio la situazione sembra essersi attenuata, ma il fenomeno resta e può riacutizzarsi in qualsiasi momento. L’ordine del giorno che proponiamo è volutamente aperto: invita ad avviare un confronto con l’Autorità Garante per l’informazione, che è il soggetto più idoneo a trattare questi temi, e impegna il Governo a valutare eventuali interventi normativi. Siamo consapevoli che il percorso è complesso, anche perché oggi molte di queste forme di odio e disinformazione si diffondono attraverso strumenti anonimi. Fa quasi sorridere, ma in realtà è preoccupante, il fatto che siamo passati da una società anonima dal punto di vista finanziario a una società dei commenti anonimi e degli utenti anonimi. Dietro queste identità spesso si nascondono soggetti che possono trarre vantaggio da questo tipo di dinamiche. Per questo riteniamo necessario introdurre regole più stringenti, soprattutto per gli operatori dell’informazione, che devono essere i primi a rispettare principi di legalità e responsabilità, e distinguere chiaramente tra chi fa informazione secondo le regole e chi invece le aggira, perché svolgere attività informativa senza rispondere mai delle proprie azioni mina le basi stesse della democrazia. L’informazione è un baluardo e deve essere esercitata secondo criteri chiari, come avviene in tutti i paesi. Per questo riteniamo necessario rafforzare il ruolo delle autorità indipendenti di controllo nei confronti di chi le regole continua sistematicamente a non rispettarle.
Segretario di Stato Stefano Canti: Do lettura di un riferimento del Segretario di Stato con delega al turismo che, per ragioni di presenza, non può essere qui all’interno dell’Aula e che ha delegato me a rispondere a questo ordine del giorno. Onorevoli consiglieri, la Repubblica di San Marino dispone oggi di un quadro normativo in materia di informazione organico, strutturato e adeguato rispetto alle esigenze del sistema mediatico contemporaneo. Nel corso degli anni il legislatore sammarinese ha adottato una serie di interventi volti a disciplinare il settore dell’informazione sotto molteplici profili, dalla regolamentazione dell’attività giornalistica alla tutela del pluralismo, sino alla definizione dei principi di responsabilità e trasparenza. Tali strumenti normativi hanno contribuito a costruire un sistema equilibrato, in grado di garantire sia la libertà di espressione sia il corretto esercizio dell’attività informativa. L’assetto vigente è coerente con i principali standard internazionali in materia di libertà di stampa e diritto dell’informazione, assicurando un adeguato bilanciamento tra diritti fondamentali e doveri professionali. Le norme esistenti risultano inoltre sufficientemente flessibili da adattarsi all’evoluzione tecnologica e ai cambiamenti del panorama mediatico, inclusa la crescente rilevanza dei canali digitali. Alla luce di tali considerazioni, non si ravvisa allo stato attuale una necessità stringente di ulteriori interventi normativi di natura generale o di indirizzo politico, quali quelli che potrebbero derivare dall’approvazione di ordini del giorno parlamentari sul tema. Un eventuale ricorso a tali strumenti rischierebbe infatti di risultare ridondante rispetto a un impianto normativo già maturo e funzionante. Ciò non esclude naturalmente la possibilità di monitorare nel tempo l’evoluzione del settore ed intervenire in modo mirato qualora emergano criticità specifiche o nuove esigenze. Tuttavia, allo stato attuale, il quadro esistente appare idoneo a garantire un corretto funzionamento del sistema dell’informazione della Repubblica. Il rapporto tra la Segreteria di Stato per l’informazione, l’Autorità Garante per l’informazione e la Consulta per l’informazione è franco e collaborativo, ma tiene conto in primis del rispetto dei ruoli e quindi dell’autonomia che a queste due prestigiose istituzioni si deve riconoscere. In conclusione ribadisco il fatto che, con queste tempistiche così stringenti indicate in questo ordine del giorno, non è possibile intervenire con ulteriori interventi in così poco tempo. Pertanto, come ho detto poc’anzi, la volontà è quella di tenere monitorato questo progetto e nel tempo, in base all’evoluzione del settore, di intervenire efficacemente qualora se ne ravvisino le necessità
Dichiarazioni di voto
Matteo Zeppa (Rete): Dunque, non capisco onestamente e chiederei agli estensori di questo ordine del giorno, visto che sembra un problema di tempistiche e vista anche la disponibilità di chi lo ha illustrato, di rivedere eventualmente proprio le tempistiche, perché credo che sia la cosa più logica nel momento in cui c’è stato il riferimento del segretario Canti, che questa volta non c’entra nulla perché si è fatto riferimento a un testo del segretario al turismo. C’è però un punto di merito importante da parte di Repubblica Futura, cioè il richiamo alla lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media sammarinese del 29 gennaio 2026. Quella fu una presa di posizione assolutamente consona da parte di educatori che hanno evidenziato come all’interno del contesto scolastico, quindi tra preadolescenti che saranno poi la futura classe dirigente del paese, si stia riproponendo un clima d’odio. In sostanza hanno semplicemente rappresentato quello che spesso diciamo anche noi, cioè che i nostri figli assorbono e riproducono ciò che vedono, e lo hanno fatto con un comunicato molto chiaro. Questa dinamica, però, non riguarda solo la scuola, riguarda tutti noi. Anche all’interno di quest’Aula, e lo dico per primo, usiamo a volte toni che non sono consoni a un contesto istituzionale, e questo dovrebbe servirci da monito. Io però, segretario Canti, mi rivolgo a lei anche se questa volta non c’entra direttamente, ma non posso non ricordare la campagna d’odio che si è sviluppata sul decreto per l’accoglienza dei palestinesi. Quella cosa lì non possiamo dimenticarla, perché ha avuto un impatto reale. Quelle posizioni vengono riportate anche in famiglia, vengono riprese dai genitori e poi, magari inconsapevolmente, dai ragazzi nei contesti pubblici. E non possiamo ignorare che ciclicamente tornano fuori comitati che, dietro slogan come “difendiamo la sammarinesità”, utilizzano quei messaggi per giustificare razzismo, xenofobia, islamofobia e così via. E questo è un problema. Io mi auguro che sia una parte residuale della società, ma esiste. E allora, se un ordine del giorno ha il merito di mettere in evidenza queste dinamiche, richiamando anche la voce degli educatori che lavorano con i nostri figli, io sinceramente non capisco perché non si debba dare un segnale. Ormai non mi sorprende più niente, perché questa sessione consiliare ha mostrato chiaramente una chiusura tra maggioranza e opposizione, e ci metto dentro anche noi, su temi che invece potrebbero essere affrontati con buon senso. Bocciare un ordine del giorno di questo tipo semplicemente per una questione di tempistiche mi sembra sbagliato. Se il problema sono i tempi, si rivedano i tempi, ma si dia comunque un segnale, perché il tema esiste ed è reale. La deriva del linguaggio e degli atteggiamenti degli adulti si riflette inevitabilmente sui nostri figli. Per questo motivo il gruppo Rete voterà favorevolmente.
Tommaso Rossini (PSD): È una cosa molto molto importante, come dicevo, e questa richiesta non arriva dal gruppo di Repubblica Futura, ma arriva dai ragazzi delle scuole tramite i loro insegnanti, ed è una cosa molto molto importante. Come diceva anche il collega Zeppa, i ragazzi, i bambini imparano dagli esempi, imparano per imitazione, e se noi lasciamo correre queste cose, se noi facciamo vedere che è normale, sarà normale anche per loro. Non so se avete visto sui social quel filmato dove i bambini palestinesi giocano con una bambola, la raccolgono, la mettono su una barella e la portano in giro perché vedono quello, vivono quello. Ora, noi vogliamo che i nostri figli crescano con questo? È questo l’esempio che vogliamo dare ai ragazzi che crescono, cioè che la violenza sui social è permessa, che una persona che non rispetta un’etica giornalistica, perché ripeto non è un giornalista, lo ribadisco non è un giornalista e vi invito di nuovo tutti a non cliccare sui suoi post, a non guardarlo, perché lui non è un giornalista, fa operazioni di odio e di fake news, e non solo su questo dibattito ma anche su altre situazioni che il Paese sta affrontando. Noi dobbiamo affrontare il problema, se l’Autorità garante ci dice che ci sono gli articoli ma non ci sono gli strumenti adeguati, noi dobbiamo affrontare il problema. Su questo mi scuso con la cittadinanza e con i colleghi perché non siamo arrivati in tempo, questo ordine del giorno è stato depositato il 16 febbraio e, come ha detto anche il segretario Canti, non ci sono le tempistiche da qui a tre mesi per poterlo sviluppare e portare a compimento, e questa è una nostra mancanza. È una mancanza dovuta anche al fatto che qui quasi nessuno è un professionista della politica, tutti hanno altri impegni, lavorano, fanno altro, e quindi è difficile stare dietro ai lavori del Consiglio, perché comunque una settimana al mese siamo qui e nelle altre settimane è complicato seguire tutto. Gli argomenti sono tanti e tutti importanti, quindi mi scuso perché non riusciamo ad arrivare in tempo a questa richiesta, però questo è un appello che faccio anche a titolo personale, soprattutto al mio segretario di Stato, di fare questa legge in tempi certi. Va fatta con tempi certi, perché queste situazioni noi non le possiamo ignorare, non possiamo stare qui e far finta di niente, bocciando un ordine del giorno perché non ha tutti i crismi. Questo ordine del giorno è sensato, ha una motivazione, nasce da ragazzi che tutti diciamo essere il nostro futuro, ma in realtà i ragazzi sono il presente, perché se non li educhiamo adesso e non diamo buoni esempi adesso, il futuro sarà quello che vediamo oggi, con un mondo in cui c’è chi minaccia guerre devastanti, chi entra nelle scuole e spara, chi uccide e violenta donne e bambini. Noi abbiamo il dovere di intervenire anche su questo, soprattutto perché è una richiesta che viene da loro, che vivono un disagio reale. Quindi, purtroppo, mi dispiace dirlo, questo ordine del giorno non verrà approvato, ma mi auguro fortemente e lavorerò perché questa legge venga fatta nel minor tempo possibile.
Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Ringrazio il segretario di Stato per il riferimento. Senza dilungarmi su un tema che, voglio dire, penso abbiamo già discusso anche all’interno di dibattiti avvenuti qualche mese fa, è chiaro che tutti noi vogliamo prendere sicuramente le distanze da toni che possono portare a un clima d’odio. Però, come ha detto molto bene il segretario Canti, intervenuto su delega del segretario Pedini, questa è una tematica molto delicata che richiede approfondimenti. La tempistica, sicuramente, è una tempistica che non si concilia facilmente con un lavoro di questo tipo. Noi speriamo che si possa approfondire nel più breve tempo possibile, ma questo presuppone una ricognizione molto articolata su una normativa, una legge, sulla quale peraltro siamo intervenuti anche non tantissimo tempo fa. Quindi, per quel che riguarda il nostro gruppo, voteremo no a questo ordine del giorno, ma, come ha detto molto bene il segretario Canti, apprezziamo il fatto che ci sarà un monitoraggio molto attento su tutta la normativa e che il prima possibile possa arrivare una proposta di legge esaustiva, che possa andare a colmare questi aspetti che sono indicati anche all’interno dell’ordine del giorno.
Michela Pelliccioni (indipendente): Io vorrei ricordare il contenuto e l’impegno che questo ordine del giorno pone, perché chiede cose piuttosto semplici: avviare rapidamente un confronto con l’Autorità garante per l’informazione, quindi con l’autorità preposta, e con la Consulta dei giornalisti, quindi ancora con l’autorità preposta, al fine di individuare gli strumenti normativi e amministrativi più idonei a contrastare la disinformazione e i discorsi d’odio. I colleghi lo fanno richiamando non fatti personali, assolutamente no. Credo anzi che sia un ordine del giorno piuttosto svincolato da condizioni personali, ma che richiama una nota dell’Autorità garante e anche la lettera aperta degli insegnanti, sulla quale tutti noi dovremmo aprire un ragionamento anche di responsabilità. Perché quando coloro che sono preposti non solo alla tutela dei minori ma anche alla loro istruzione chiedono a gran voce alla politica, perché quella lettera è indirizzata alla politica, di intervenire, rilevando una deriva rispetto a certe condizioni del linguaggio, credo che questo meriti attenzione. E non credo sia un problema solo di San Marino, è un problema aperto, e lo vediamo anche nei social. Io credo che si possa aprire anche questo discorso. Ecco, di fronte a questo, credo che ci siano poche valutazioni politiche da fare, se non quella di assumerci una responsabilità rispetto a un impegno che mi sembra chiaro e che chiama in causa coloro che sono effettivamente competenti sul campo, affinché la politica dia un segnale rispetto a ciò che è prioritario per un linguaggio e per un confronto che porti veramente a effetti positivi, cioè al rispetto. Ecco, io francamente in questa richiesta non vedo la necessità di fare contorsionismi o di guardare ai termini in modo così rigido. I termini si possono anche valutare in contesti che poi, effettivamente, non rimandano neanche a vincoli così stretti, visto il testo. Quindi io credo che le valutazioni che quest’Aula debba fare siano più che altro valutazioni di esempio rispetto a quello che parti terze hanno chiesto alla politica. Per questo ritengo che questo ordine del giorno riporti semplicemente una richiesta che proviene più dall’esterno che dall’interno di quest’Aula. Quindi la mia valutazione, ovviamente, sarà positiva rispetto a questa richiesta.
Fabio Righi (D-ML): Io credo che l’ordine del giorno che i colleghi di Repubblica Futura hanno portato all’attenzione dell’Aula dia l’occasione, in questo contesto, di abbozzare, di accennare a un tema che, dal nostro punto di vista, non sarebbe nemmeno strettamente connesso al perimetro dello stesso ordine del giorno. C’è la necessità di continuare a interrogarsi soprattutto, e noi lo chiamiamo Consiglio Grande e Generale ma è pur sempre un Parlamento, dove l’uso della parola è al centro del nome stesso dell’istituzione, dicevo di interrogarsi sempre di più sull’uso della parola in questo tempo. Credo che l’utilizzo di questi strumenti, in una società sempre più digitalizzata, abbia portato nel tempo e negli anni a evidenziare come molte frasi e molti commenti che si vedono, ad esempio, sui social, con tutta probabilità non verrebbero espressi con quei toni e con quelle modalità in contesti diversi, in contesti in cui c’è un vis-à-vis, in cui ci si trova di fronte all’altro. Io credo che questo debba essere motivo di ragionamento e di approfondimento, anche perché qualcuno lo dice anche in alcuni testi, in alcuni libri: si tende sempre a considerare lo Stato diviso ed eretto sulla base di tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, ma ormai da tempo a questi tre poteri se ne aggiunge un quarto, che è quello dell’informazione o della conoscenza, che dir si voglia. Quindi è chiaro che chi per lavoro fa dell’uso della parola uno strumento che poi di per sé porta all’orientamento dell’opinione e anche delle posizioni, assume in questo ruolo una responsabilità che per certi versi è normata ormai da tempo, ma oggi ha assunto una dimensione diversa. Certo è che un’ulteriore riflessione sul punto viene anche rispetto a quello che sta succedendo ormai da troppo tempo in questo Paese e a quello che abbiamo discusso e dibattuto anche in altri momenti di questo Consiglio, ma più in generale a quello che noi denunciamo da tempo e a più riprese. Cioè, se qui passa il concetto che alla fine qualcuno può fare quel che gli pare e il Paese può essere gestito come cosa propria, il messaggio che si dà è che si può fare veramente di tutto. Far passare il concetto che tutto può succedere e nulla accade, anche alla luce degli avvenimenti recenti che, ripeto, dal nostro punto di vista sono di una gravità inaudita, poi porta a tutte le derive che vengono perpetrate con l’uno o con l’altro strumento. Quindi io credo che su questo sia necessario, al di là dell’ordine del giorno, garantire una riflessione puntuale e attenta e capire come poter correttamente gestire quelli che sono comunque problemi del nostro tempo.
Michele Muratori (Libera): Intervengo brevemente per esprimere la posizione del gruppo di Libera che rappresento e per esprimere appunto contrarietà a questo ordine del giorno, spiegando anche perché è stata presa questa decisione. Il concetto è ben chiaro: anche noi dobbiamo essere in prima linea per contrastare il fenomeno dell’odio, l’incitazione all’odio, che può riguardare la materia dell’informazione con tutte le sfaccettature che l’informazione ha, quella della carta stampata ma anche quella dei social network. È necessario fare una ricognizione dello stato attuale della nostra legge. La premessa dell’ordine del giorno presentato dai colleghi di Repubblica Futura ha, se vogliamo, un carattere emergenziale, come se non ci fosse nessuna norma che possa contrastare questo fenomeno, cosa che di fatto non è così. Però io credo che sia necessario, e qui vengo anche alle posizioni espresse nell’ordine del giorno, riuscire a fare una ricognizione nei tempi più celeri possibili, però realisticamente i tre mesi che sono stati inseriti nell’ordine del giorno sono effettivamente troppo stringenti, perché si rischia di fare un’accelerazione su una normativa talmente delicata che invece merita un approfondimento il più esaustivo possibile. Io credo che qualcosa debba essere fatto assolutamente per procedere nella direzione auspicata dai colleghi di Repubblica Futura, ma con una tempistica che non è quella dei tre mesi, perché sarebbe irrealizzabile e produrrebbe una normativa che rischia di sfociare, nella migliore delle ipotesi, in censure o comunque in una disciplina che non sarebbe efficace. Quindi io apprezzo l’impegno a verbale del segretario di Stato Canti, che è intervenuto a nome del collega con la delega all’informazione. Monitoreremo noi all’interno della maggioranza affinché si riescano a produrre passi in avanti per quanto riguarda la normativa. Respingiamo questo ordine del giorno, ma sicuramente non è una partita chiusa su questo tema. Sarà comunque l’inizio di un percorso che produrrà una normativa più articolata, più complessa e che possa rispondere all’esigenza di andare a contrastare l’incitamento all’odio sulle testate e sui social network.
Antonella Mularoni (RF): Devo dire che noi abbiamo apprezzato l’intervento del consigliere Tommaso Rossini, fra quelli della maggioranza, che almeno ha avuto l’intelligenza rispetto ad altri interventi della maggioranza, di non dare a intendere che qui si perde un’altra occasione per mandare il tutto alle calende greche, come in altri momenti storici. Perché se la verità fosse che volete fare questo progetto di legge il prima possibile, cosa si faceva? Si chiedeva al gruppo che aveva proposto l’ordine del giorno: tre mesi sono pochi, possiamo mettere sei mesi? Certo che vi avremmo detto che andava bene allungare il periodo. Invece voi lo volete bocciare, perché così avete le mani libere, perché così la prima lettura, se va bene, sapete che prima o poi, prima della fine della legislatura, la porterete, e non avete nessun obbligo. Perché dobbiamo dire le cose come stanno. Non è successo tante volte in passato che si allungavano i termini previsti in un ordine del giorno? Ma come per le istanze d’Arengo: avete l’obbligo dei sei mesi, fra l’altro, solo sulle istanze d’Arengo che vi interessano c’è attuazione nei sei mesi. Quante altre non hanno attuazione mai, o dopo un anno, due anni, tre anni? Allora, scusate, siccome vi abbiamo già visto all’opera, permetteteci di dire che non ci fidiamo, perché se davvero foste stati in buona fede sareste venuti a chiederci semplicemente di spostare il termine. Non lo fate perché voi in realtà, quando l’avete bocciato, non avete più obblighi e quindi rimane tutto rimesso alla vostra buona volontà. Ci dispiace molto, perché i ragazzi di questa Repubblica si dimostrano molto più intelligenti di coloro che rappresentano i loro genitori in quest’Aula. È molto grave il fatto che non si voglia ascoltare il grido che viene da loro. Diamo spessissimo un cattivo esempio e sono le giovani generazioni che ci stanno richiamando. Non è che possiamo dire, come ho sentito, che la legge c’è già, sì magari c’è qualcosina da mettere a posto. L’Authority ci ha detto che la normativa va integrata, no? Voi siete sempre contenti di tutto quello che c’è. Non possiamo nascondere cosa avviene in questo Paese, il sodalizio che c’è con chi magari dovrebbe essere irregimentato ben diversamente e invece si comporta come vuole quotidianamente, in dispregio delle leggi di questa Repubblica e ricevendo anche finanziamenti pubblici o parapubblici, perché la verità ce la dobbiamo dire. Poi se vogliamo prenderci in giro va bene tutto, però lo sappiamo come vanno le cose in questo Paese. Quindi ci dispiace moltissimo e noi ringraziamo i gruppi e i consiglieri indipendenti che hanno dichiarato il voto favorevole rispetto a questo ordine del giorno. Ci dispiace davvero molto che, come spesso è accaduto in passato, voi stiate semplicemente cercando una scusa per giustificarvi con l’opinione pubblica e anche con i ragazzi che hanno sollevato questa questione, dicendo: no, ma perché tre mesi sono pochi. Non è credibile, scusate, non è credibile, perché se foste stati in buona fede ci avreste chiesto di spostare quel termine e vi avremmo detto di sì, come sapete, come già vi abbiamo detto. Quindi non è un modo corretto di ragionare su argomenti che dovrebbero interessare tutti i consiglieri presenti in quest’Aula. Certo che, se si tratta di tirare a campare, come fate quotidianamente su molti temi, va bene così, ma noi non pensiamo che il futuro di questo Paese possa essere garantito continuando a governare in questo modo.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Anch’io, brevemente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario all’ordine del giorno e, come ha spiegato bene anche il collega di maggioranza che mi ha preceduto, la ragione è una questione di tempi. Crediamo, e anch’io credo molto, nell’importanza di dover fare una ricognizione di quelle che sono le norme e di attivare sicuramente un confronto da parte del segretario preposto con gli organismi quali l’Autorità garante o la Consulta dei giornalisti, proprio per far sì di fare una ricognizione e di attivarsi per il rafforzamento delle norme vigenti in maniera molto più articolata, perché questo è un discorso importante. Parliamo dei linguaggi d’odio portati avanti dai giornali online, ma anche sui social media. Credo però che, quando si parla di questo, e lo vediamo negli ultimi anni, la deriva del linguaggio, della dialettica, del confronto purtroppo non è esente neanche dal Consiglio Grande e Generale.
L’Ordine del giorno è respinto con 23 voti contrari, 11 favorevoli e 1 astenuto
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare RETE per impegnare il Governo ad adottare misure urgenti e straordinarie per calmierare i costi dell’energia e dei carburanti
Emanuele Santi (Rete): Il Consiglio Grande Generale, considerata l’impennata dei prezzi del petrolio e di altre materie prime energetiche in conseguenza della chiusura dello Stretto di Hormuz, determinatasi come rappresaglia iraniana in seguito all’attacco degli Stati Uniti d’America, rilevato che l’aumento del costo dei carburanti e delle bollette energetiche è suscettibile di colpire il potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese, già duramente provate dall’inflazione determinatasi successivamente all’invasione russa dell’Ucraina, dà mandato al Congresso di Stato di predisporre nel più breve tempo possibile misure straordinarie e urgenti per calmierare i costi dell’energia e dei carburanti, con riferimento a questi ultimi in particolare mediante un aumento del rimborso sulla SMAC non inferiore a 10 centesimi al litro. Eccellenza, sarò molto breve. Noi abbiamo presentato questo ordine del giorno nello scorso Consiglio Grande Generale, in data 16 marzo 2026. Alla luce di questo ordine del giorno, qualche giorno dopo, il 18 marzo, il Congresso di Stato con il decreto legge n. 37 ha aumentato lo sconto sulla SMAC di 5 centesimi e con il decreto legge n. 39 del 19 marzo, quindi tre giorni dopo, ha ridotto di 20 centesimi le accise. Alla luce di questi interventi, lo abbiamo detto anche durante la discussione dei decreti legge, noi speravamo che lo sconto sulla SMAC fosse portato a 10 centesimi, tuttavia ci riteniamo comunque soddisfatti del fatto che il governo sia intervenuto anche in maniera rapida. Con i tempi tecnici, avendo presentato l’ordine del giorno il 16 marzo e avendo avuto l’intervento già il 18, possiamo dire di essere parzialmente soddisfatti dell’operato del governo su questa materia, perché calmierare i prezzi della benzina in questo momento rappresenta un aiuto concreto. Oggi alla pompa, nonostante questi interventi, siamo ancora attorno ai 2 euro al litro, altrimenti saremmo andati oltre. Su questo tema rimarrà alta l’attenzione. Abbiamo già chiesto informalmente un riferimento sul piano di approvvigionamento del carburante, perché in questo momento alcune società stanno già razionalizzando l’approvvigionamento in quanto il carburante sta iniziando a scarseggiare, quindi chiederemo un aggiornamento al Congresso di Stato. Per queste ragioni, Eccellenza, considerato che questo ordine del giorno è stato di fatto accolto attraverso i due decreti, procediamo al ritiro e non lo mettiamo in votazione, con la speranza di tornare presto su questo tema e di avere un riferimento sul piano di approvvigionamento delle materie prime energetiche, perché riteniamo sia arrivato il momento di affrontare seriamente questo tema nel nostro Paese.
Comma 18 – Progetto di legge qualificata “Istituzione di una Commissione d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche e/o amministrative relative alle gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori” (presentato dai Gruppi Consiliari Repubblica Futura, Domani-Motus Liberi e Movimento Civico R.E.T.E.) (II lettura)
Enrico Carattoni (RF): Io, in apertura di questo articolo, do conto – poi magari lo espliciteranno meglio i colleghi che erano in Ufficio di Presidenza – del fatto che vi sarebbe l’intenzione di ritirare il progetto di legge. A fronte di questo però non posso non far presente tutta la delusione da parte nostra rispetto a una posizione che, come avvenuto anche per l’ordine del giorno precedente, lascia davvero un grandissimo amaro in bocca per la volontà di non fare chiarezza su un tema così pregnante. Posso dire solo questo all’Aula e alle Loro Eccellenze: su questo tema noi ci torneremo sopra, perché l’atteggiamento che ha avuto la maggioranza in questa sessione consiliare ci ha lasciato più di qualche dubbio.
Emanuele Santi (Rete): Ribadisco la volontà espressa dal collega Carattoni. In Ufficio di Presidenza abbiamo rilevato che la maggioranza in questo momento non avrebbe nemmeno il numero legale per proseguire nella discussione. Detto questo, per senso di responsabilità e perché non vogliamo essere additati come quelli che fanno ostruzionismo o tengono aperto un dibattito sterile, anche perché avevamo già deciso come opposizione di chiudere questa legge nel più breve tempo possibile – visto che, una volta bocciati i primi articoli, non aveva più senso proseguire – ci tengo però a ribadire che questa è una pagina veramente stucchevole, se non vergognosa, di questa legislatura e di questa maggioranza. Bocciare e non prendere in considerazione una commissione d’inchiesta su fatti gravissimi legati a una persona che è riuscita a muoversi nel territorio e nelle scuole nonostante una condanna per atti gravissimi contro minori è per noi inaccettabile. Non la mandiamo giù. Come detto, su questo tema torneremo con tutti gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione, perché questa è una pagina vergognosa e lo voglio ribadire. In questo momento ritiriamo il progetto di legge, ma metteremo in campo tutte le iniziative utili per tornare su questa vicenda, perché su questo il governo e la maggioranza hanno dato al Paese la dimostrazione di voler insabbiare tutto.
Fabio Righi (D-ML): La prima considerazione è che, pur essendo alla fine di una sessione consiliare densa e complessa, va sottolineato che la maggioranza in questo momento non ha i numeri legali per tenere aperta la seduta, mentre l’opposizione è presente e sta rispettando la convocazione e il lavoro dell’Aula. Questo è un dato che va evidenziato. È pur vero che in Ufficio di Presidenza abbiamo condiviso il fatto che si sarebbe andati avanti in un dibattito che, per noi, aveva soprattutto valore politico, consapevoli che dall’altra parte ci sarebbe stata la bocciatura di qualsiasi proposta. All’esito di questo confronto, che si chiude con il ritiro del progetto di legge, al quale aderiamo anche noi, voglio però essere chiaro: il ritiro è legato all’andamento dei lavori e al rispetto delle istituzioni, non è un ritiro dall’argomento né dalle posizioni espresse. Non è solo una questione legata a una vicenda gravissima, ma è una posizione politica più ampia su un modo di operare che continua a caratterizzare quest’Aula e il Paese. Un modo di operare che ha portato addirittura a istituire commissioni non previste dall’ordinamento pur di evitare strumenti previsti e regolati, che avrebbero garantito chiarezza su situazioni che coinvolgono, con ogni probabilità, componenti della maggioranza e del governo, come potrebbe accadere anche in altre vicende, penso all’Ente Cassa di Faetano. Questo atteggiamento è per noi inaccettabile e vergognoso, perché dà l’idea che non si voglia fare chiarezza quando questa può mettere in difficoltà qualcuno che deve continuare a restare impunito. La battaglia sulla pariteticità delle commissioni nasce proprio da qui: regole che valgono solo quando non toccano determinati soggetti. Noi non ritiriamo nulla sul piano politico. Il progetto di legge sì, ma non viene meno l’impegno. Se questo Paese non si libera di questo modo di fare, che appare come una vera e propria rete di potere, vengono colpiti i principi fondamentali della democrazia. È necessario avere il coraggio di dire le cose per come stanno, perché prima ancora della crisi economica esiste una crisi di valori e di principi. Finché le istituzioni e chi le rappresenta non torneranno a incarnare questi valori con azioni concrete, il Paese resterà nelle mani di chi lo ha portato in questa situazione e continua a mantenerlo in essa.
Alle 20.00 termina la sessione consiliare di aprile.


