Caso pedofilo: commissione d’inchiesta sì o no? Clima teso in Consiglio Grande e Generale (report della seduta di lunedì 20 aprile)
Consiglio Grande e Generale, sessione 15, 16, 17, 20, 21 e 22 aprile 2026
Lunedì 20 aprile 2026
Seduta pomeridiana del Consiglio Grande e Generale caratterizzata da un ampio confronto sui progetti di legge in prima lettura e conclusa con la discussione della proposta di istituire una commissione consigliare d’inchiesta sul caso del pedofilo sammarinese condannato.
In apertura, l’Aula ha ratificato a maggioranza gli accordi tra Cdfp e sindacati su assistenza ai detenuti e trasporto protetto. Il Segretario Andrea Belluzzi ha sottolineato la creazione di “un’équipe medico-sanitaria dedicata”. Nessuna opposizione nel merito, con interventi limitati e clima condiviso.
Quindi spazio al progetto di legge di aggiornamento fiscale nei settori bancario e assicurativo, con il Segretario Marco Gatti che ha parlato della necessità di “aggiornare la classificazione” e introdurre nuove imposte. Il testo è stato assegnato alla Commissione III senza dibattito.
Un maggior numero di interventi si sono registrati con la modifica della legge del 2007 sulle politiche giovanili. Il Segretario Rossano Fabbri ha evidenziato l’obiettivo di “rafforzare gli strumenti a sostegno delle nuove generazioni”. Dai banchi di maggioranza è stato espresso sostegno al provvedimento: Marco Mularoni (Pdcs) ha evidenziato che “questo cambiamento valorizza finalmente la parola dei giovani”, mentre Maria Donatella Merlini (Psd) ha parlato di “passaggio necessario per adeguare la normativa alle sfide attuali”. Dall’opposizione sono arrivati apprezzamenti ma anche richieste di maggiore incisività: Carlotta Andruccioli (D-ML) ha sottolineato che “serve un cambio di approccio a tutto tondo”, mentre Andrea Menicucci (Rf) ha richiamato il tema degli spazi di aggregazione: “C’è una carenza strutturale che dobbiamo colmare”. Michela Pelliccioni (indipendente) ha rimarcato l’esigenza di “risposte concrete che devono venire dalla politica”.
Sul progetto di legge sugli incentivi allo sport, il Segretario Fabbri ha illustrato un sistema di agevolazioni fiscali per attrarre investimenti privati, parlando di “collaborazione virtuosa tra pubblico e privato”. Ampio il consenso in Aula. Dalla maggioranza, Paolo Crescentini (Psd) ha definito il provvedimento “un passo importante per unire pubblico e privato”, mentre Massimo Andrea Ugolini (Pdcs) ha sottolineato “l’utilità del credito d’imposta per migliorare gli impianti”. Dalibor Riccardi (Libera) ha evidenziato che “lo sport è un volano fondamentale per la società”, e Maria Luisa Berti (Ar) ha parlato di “oculatezza nella gestione delle risorse pubbliche e valorizzazione dello sport”. Anche Guerrino Zanotti (Libera) ha richiamato l’attenzione sulle discipline meno sostenute: “Può dare un sostegno concreto anche agli sport cosiddetti minori”.
Dai banchi di opposizione, pur nel complessivo apprezzamento, sono emerse alcune criticità. Matteo Casali (Rf) ha invitato a vigilare affinché il meccanismo non diventi “semplice ma semplicistico” e ha messo in guardia dal rischio di “opacità nelle sponsorizzazioni”. Fabio Righi (D-ML) ha parlato di strumenti “che aprono opportunità ma richiedono controlli”, mentre Gian Nicola Berti (Ar), favorevole al pdl, ha ricordato che “da vent’anni non investiamo seriamente nello sport”. Andrea Ugolini (Pdcs) ha infine auspicato attenzione agli eventi: “Spero ci sia un occhio di riguardo per le realtà che faticano a trovare sponsor”.
Confronto particolarmente acceso sulla proposta di modifica della Commissione di controllo della finanza pubblica. Il Segretario Marco Gatti ha spiegato l’intervento come necessario per “rafforzare imparzialità, trasparenza e indipendenza” dell’organismo. Dalla maggioranza, Manuel Ciavatta (Pdcs) ha parlato di “elemento estremamente qualificante”, mentre Gian Nicola Berti (Ar) ha evidenziato la necessità di garantire standard elevati, richiamando il ruolo tecnico dell’organismo. Il Segretario Rossano Fabbri ha sollevato il tema della riservatezza: “È spiacevole – ha detto – trovarsi a che fare con membri che poi vanno a discutere degli argomenti trattati in Commissione su Facebook o su altri organi non consoni”.
Dura la reazione dell’opposizione. Enrico Carattoni (Rf) ha definito il testo “un progetto di legge contra personam”, osservando che “si escludono professionalità con esperienza concreta”. Matteo Casali (Rf) ha parlato di “interventi chirurgici che fanno sorgere dubbi”, aggiungendo: “Quando si cambia una norma così, ci si chiede per chi lo si stia facendo”. Ancora più esplicito Giovanni Maria Zonzini (Rete): “Questa legge è fatta per eliminare Andrea Zafferani dalla Commissione”, denunciando “un metodo fondato sull’arbitrio”. Sulla stessa linea Gaetano Troina (D-ML), che ha parlato di “intervento fatto a metà legislatura che solleva interrogativi”, chiedendo chiarimenti sui nuovi requisiti.
Il Governo ha respinto le accuse. Nelle repliche il Segretario Gatti ha ribadito che la riforma nasce da esigenze tecniche e dal confronto con la stessa Commissione: “Le competenze economiche e giuridiche devono viaggiare insieme”, sottolineando anche il ripristino delle incompatibilità come garanzia di indipendenza.
Lo scontro politico tra maggioranza e opposizione si è acceso ancora di più sulla proposta, presentata dalle forze di minoranza, di commissione consigliare d’inchiesta relativa al caso del pedofilo sammarinese condannato e arrestato in Italia.
Le forze di opposizione hanno insistito sulla necessità di uno strumento parlamentare pieno. Gaetano Troina (D-ML) ha denunciato che “è stata già prodotta una relazione finale senza che il membro nominato dalle opposizioni fosse messo nelle condizioni di partecipare”, parlando di un lavoro “inevitabilmente incompleto”. Sulla stessa linea Enrico Carattoni (Rf), secondo cui la commissione tecnico-amministrativa è “un’invenzione che non esiste nel nostro ordinamento” e rappresenta “un pastrocchio” che impedisce di “accertare responsabilità”.
Critiche ribadite anche da Andrea Menicucci (Rf), che ha puntato sulla tempistica: “Dal 18 giugno al 23 agosto nessuno ha adottato il principio di precauzione”, mentre Sara Conti (Rf) ha evidenziato il nodo politico: “La Segreteria sapeva da giugno e non è stato fatto nulla”. Dura anche la posizione di Matteo Casali (Rf): “Per due mesi il Congresso sapeva e non ha fatto nulla”, parlando di “pagina buia che il Governo vuole insabbiare”. Toni ancora più duri da parte di Gian Matteo Zeppa (Rete), che ha accusato il Segretario di “aver detto falsità” e denunciato una gestione “superficiale inaudita”, mentre Emanuele Santi (Rete) ha sollevato dubbi politici: “O siete stati superficiali o ci sono state coperture”. Anche Miriam Farinelli (Rf) ha parlato di “volontà di nascondere i fatti”, mentre Maria Katia Savoretti (Rf) ha accusato il Governo di aver “preso tempo e cercato scuse”.
Da Domani Motus Liberi Fabio Righi ha posto una questione istituzionale più ampia: “Il Congresso è andato oltre il mandato del Consiglio”, definendo la vicenda “una piega pericolosissima per il Paese”. Carlotta Andruccioli ha parlato di “strumento zoppo” e di una gestione “superficiale”, mentre Mirko Dolcini ha richiamato il piano etico: “Non possiamo risolvere una questione morale dicendo di aver rispettato i cavilli”.
Dalla maggioranza, il Segretario alla Giustizia Stefano Canti ha respinto le accuse sulla commissione amministrativa: “Ho agito con trasparenza, rispettando il mandato del Parlamento”, aggiungendo che “non potevo certo aspettare i tempi comodi dell’opposizione” e ribadendo che “era un obbligo per me dare attuazione a quel mandato del Parlamento”. Ha inoltre sottolineato che “i due membri hanno iniziato a lavorare, hanno richiesto la documentazione e il 16 marzo hanno completato l’iter”, evidenziando come “la relazione conferma che ho operato nel pieno rispetto della legge”.
Manuel Ciavatta (Pdcs) ha difeso la scelta politica: “La commissione tecnico-amministrativa non è un’invenzione”, evidenziando che “il sistema si basa sulla fiducia nelle autodichiarazioni” e che l’obiettivo era “verificare i vulnus normativi”. Sulla stessa linea Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): “Abbiamo preferito una commissione tecnica per proporre interventi concreti”. Più articolata la posizione di Luca Lazzari (Psd), che ha riconosciuto criticità: “C’è stato un momento in cui lo Stato sapeva e serviva più rapidità”, ma ha difeso lo strumento tecnico perché “meno invasivo su una materia così delicata”.
Da Libera, Michele Muratori ha respinto l’accusa di voler nascondere i fatti: “Non c’è nessuna volontà di insabbiare”, parlando di “due modi diversi di interpretare il percorso”. Iro Belluzzi ha invitato a evitare strumentalizzazioni: “Si cerca di far scorrere il sangue tra politici”, sottolineando che la commissione tecnica serve a “capire le anomalie del sistema”. Anche Gian Nicola Berti (Ar) ha ridimensionato lo scontro: “Non siamo un Tribunale”, mettendo in dubbio l’utilità di una commissione d’inchiesta e invitando a “trovare soluzioni preventive”.
Il dibattito si è interrotto sulle repliche e riprenderà domani pomeriggio alle 13:00.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 10: a) Ratifica Accordo fra il Comitato Direttivo della Funzione Pubblica (CDFP) e Organizzazioni Sindacali (OOSS) per la “Gestione Operativa Assistenza ai Detenuti” b) Ratifica Accordo fra il Comitato Direttivo della Funzione Pubblica (CDFP) e Organizzazioni Sindacali (OOSS) per “Personale Addetto al Trasporto Protetto”
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Intervengo molto brevemente per illustrare questi due accordi che sono stati siglati tra il comitato direttivo della funzione pubblica e le organizzazioni sindacali. Il primo accordo ha l’obiettivo fondamentale di dotare il nostro carcere di una vera struttura di assistenza medico-sanitaria; si tratta in realtà del rinnovo di un accordo precedente e, proprio in virtù di questo, viene costituita un’equipe medico-sanitaria dedicata. Questa squadra sarà formata da un dirigente medico, un infermiere e uno psicologo. L’accordo stabilisce chiaramente che il direttore delle cure primarie e il direttore del dipartimento sociosanitario territoriale saranno coinvolti direttamente nell’identificazione dei sanitari che andranno a ricoprire questi ruoli, prevedendo inoltre una specifica integrazione oraria per garantire il servizio. Il secondo accordo, invece, riguarda sempre l’ambito sociosanitario e va a regolare sia la retribuzione che le qualifiche necessarie per il servizio di trasporto protetto. Questo servizio viene svolto in collaborazione con le unità di disabilità, il supporto sociale e i servizi territoriali domiciliari integrati. Anche in questo caso, l’intesa definisce nel dettaglio le fasce retributive, gli orari di servizio e il numero di posizioni necessarie per coprire adeguatamente la funzione.
Entrambi gli accordi sono ratificati a maggioranza
Comma 11: Progetto di legge “Aggiornamento disposizioni fiscali in ambito bancario, finanziario e assicurativo” (presentato dalla Segreteria di Stato per le Finanze) (I lettura)
Segretario di Stato Marco Gatti: Con questo progetto di legge il governo vuole introdurre alcuni aggiornamenti di carattere fiscale alle norme che regolano i settori bancario e assicurativo. In particolare, abbiamo l’esigenza di modificare la legge numero 172 del 2004, che impone ai soggetti autorizzati il versamento di una tassa annuale all’amministrazione fiscale. Tale norma, infatti, prevedeva una distinzione dei soggetti che oggi non è più aggiornata rispetto all’elenco delle attività riservate previste dalla legge sulle imprese e sui servizi finanziari; oggi questo elenco include realtà come gli istituti di pagamento, quelli di moneta elettronica, i depositari centrali di strumenti finanziari e i gestori dei mercati regolamentati. Abbiamo quindi ritenuto opportuno aggiornare la classificazione inserendo nella categoria A le banche e le imprese di assicurazione e nella categoria B tutti gli altri soggetti autorizzati. Inoltre, la legge apporta delle modifiche al decreto 89 del 2013 riguardante l’imposta sulle assicurazioni contro i danni; prevediamo un’imposta del 4% a carico delle imprese di assicurazione estere quando il rischio è localizzato a San Marino, imponendo a queste società di nominare un rappresentante fiscale per adempiere a tutte le formalità previste.
Il progetto di legge è assegnato alla Commissione consigliare III
Comma 12: Progetto di legge “Modifiche alla Legge 30 luglio 2007 n.91 – Legge Quadro per l’attivazione di politiche a favore dei giovani” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Istruzione) (I lettura)
Segretario di Stato Rossano Fabbri: La legge numero 91 del 2007 è stata per anni uno strumento fondamentale per le politiche giovanili, ma oggi il contesto è cambiato profondamente e i giovani partecipano alla vita pubblica in modi molto più articolati. Questo progetto di legge mira proprio a rafforzare gli strumenti a sostegno delle nuove generazioni e a rendere più funzionale l’organizzazione delle politiche giovanili. Uno dei punti principali è la ridefinizione della fascia di età di riferimento, che ora viene estesa dai 14 fino ai 35 anni, delineando meglio i settori di intervento: dalla cittadinanza attiva alla formazione, fino all’accesso al lavoro e alla mobilità internazionale. Interveniamo anche sulla Commissione per le politiche giovanili, rafforzandone il ruolo nella programmazione e affidandole il compito di preparare il piano biennale per le politiche giovanili. Vogliamo che questo organismo sia più efficiente, quindi introduciamo regole chiare sulle convocazioni, sulla validità delle sedute e sulla possibilità di riunirsi da remoto, prevedendo anche la decadenza per chi accumula assenze ingiustificate. Un elemento molto importante riguarda la gestione delle risorse: l’articolo 9 prevede una gestione congiunta dei fondi tra la Segreteria di Stato e la Commissione stessa; questo serve a garantire massima trasparenza e coerenza nelle scelte. Secondo me, un investimento serio sui giovani è un vero investimento sul futuro della nostra Repubblica.
Marco Mularoni (Pdcs): Intervengo su questo progetto di legge perché sento molto vicine le tematiche che riguardano i ragazzi. Ci sarebbe tanto da dire, a partire dalla fuga dei cervelli fino alle difficoltà abitative e lavorative che oggi noi giovani affrontiamo quando cerchiamo di costruirci una vita o una famiglia. Voglio ringraziare il Segretario Lonfernini e tutti i ragazzi della Commissione per il grande lavoro svolto; questa riforma era necessaria perché il testo del 2007 era ormai datato, specialmente dal punto di vista tecnico e programmatico. Mi voglio soffermare su due elementi che ritengo fondamentali. Il primo riguarda la previsione di spesa: la nuova norma prevede che ogni atto di spesa debba essere condiviso tra la Segreteria e la Commissione. In passato è successo spesso che il capitolo di spesa venisse utilizzato dalla Segreteria senza coinvolgere i giovani, lasciando la Commissione in difficoltà nel realizzare le proprie attività, che siano formative, artistiche o culturali. Questo cambiamento valorizza finalmente la parola dei giovani. Il secondo punto è il coinvolgimento dell’associazionismo. Negli ultimi anni sono nate tante associazioni giovanili che si occupano di cultura, arte o politica; credo che prevedere ufficialmente l’audizione di queste realtà durante la stesura del piano biennale sia un valore aggiunto enorme, perché molti ragazzi preferiscono avvicinarsi al mondo dell’associazionismo piuttosto che ai partiti tradizionali.
Tomaso Rossini (Psd): Sono davvero contento che si torni finalmente a parlare del mondo giovanile in quest’Aula. Secondo me, potremmo migliorare ulteriormente questo progetto in Commissione inserendo l’istituzione di un vero e proprio “Informagiovani”. Non deve essere solo un ufficio informazioni, ma un luogo fisico di aggregazione dove i ragazzi possano scoprire tutte le opportunità che il paese offre, specialmente ora che siamo nel processo di associazione all’Unione Europea. È fondamentale che i giovani capiscano quali porte si apriranno per loro con questo accordo. Però non possiamo ignorare il disagio che molti ragazzi vivono, un isolamento che negli ultimi anni è peggiorato; purtroppo l’anno scorso abbiamo avuto diversi suicidi nel mondo giovanile e questo deve farci riflettere seriamente. Dobbiamo conoscere lo status dei giovani sammarinesi, le loro preoccupazioni e i loro problemi reali, che spesso sono diversi da quelli dei comuni vicini per ragioni urbanistiche; se a Rimini ti muovi in bici, a San Marino senza un mezzo motorizzato sei bloccato. Spero che progetti come lo Smuvi prendano piede, ma servono anche punti di incontro dedicati. I giovani hanno bisogno di stare insieme per progettare; non vogliono un ente superiore che decida tutto per loro senza farli sentire parte del processo. Penso che uno spazio gestito da personale qualificato, che collabori con la Commissione, possa portare grandi benefici e aiutarci a monitorare e intervenire tempestivamente sui loro disagi.
Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs): Questo progetto di legge va a modificare un testo del 2007 che aveva iniziato a porre le basi per una normativa sul mondo giovanile, una realtà che a volte per noi è difficile da seguire. Spesso noi adulti ci ritroviamo a rincorrere cambiamenti che per i ragazzi sono già superati. È vero che servono organismi strutturati per raccogliere i loro bisogni fino ai 35 anni, ma la sfida è difficile perché i giovani tendono a sfuggire a questi sistemi rigidi. Abbiamo visto bellissime iniziative nate proprio dai ragazzi, come il recente convegno giovanile sul fare impresa nel settore informatico; non è affatto semplice, ma è la strada giusta. Il coinvolgimento attraverso un osservatorio o un nucleo di valutazione è un tentativo importante per capire meglio le loro fantasie, le loro necessità e lo sviluppo futuro, evitando di calare soluzioni dall’alto. Secondo me serve anche molta snellezza: la burocrazia e i giovani parlano lingue diverse, e dobbiamo fare in modo che le procedure non siano un ostacolo ma un supporto per farli decollare nel mondo del lavoro e coinvolgerli attivamente nella società.
Gemma Cesarini (Libera): Anch’io vorrei esprimere il mio sincero apprezzamento per questo progetto di legge presentato dal Segretario Lonfernini. Si tratta di un intervento che consente di rafforzare le funzioni attribuite alla Commissione e di ampliarne la rappresentanza, stabilendo regole più chiare sia per le convocazioni che per i riferimenti; in questo modo, si dà un valore più concreto al contributo che le giovani generazioni possono offrire al Paese. Questo progetto di legge ci offre l’occasione di parlare finalmente del tema dei giovani, un argomento estremamente sentito che richiede davvero molta attenzione. A questo proposito, vorrei portare all’attenzione dell’Aula i risultati di un sondaggio che Libera ha promosso coinvolgendo la fascia d’età tra i 14 e i 21 anni. Da questa indagine è emerso che molti temi, come ad esempio quello ambientale, sono sentiti in modo profondo. Parliamo di ragazzi giovanissimi, quindi è naturale che non abbiano ancora le competenze tecniche o tutte le informazioni complete; proprio per questo, quello che ci chiedono è di essere messi al corrente e di ricevere gli strumenti adatti per conoscere meglio le strategie ambientali e i sistemi di gestione dei rifiuti. Viene poi richiesta con molta frequenza una maggiore attenzione verso i luoghi di incontro dedicati ai giovani, sia diurni che notturni, che attualmente sono carenti. I ragazzi cercano eventi culturali e artistici, soprattutto in ambito musicale, ma sono interessati anche all’innovazione e alle nuove tecnologie. Oltre a questo, chiedono una partecipazione più attiva della politica, che sappia coinvolgerli e prestare attenzione a una problematica purtroppo sempre più comune: il disagio giovanile, che troppo spesso viene tralasciato. Io mi auguro che questo progetto di legge, oltre a modificare le regole e la composizione della Commissione per le politiche giovanili, diventi un’opportunità reale per approfondire questi temi e dare loro la giusta importanza.
Maddalena Muccioli (Pdcs): Intervengo brevemente su questo progetto di legge per sottolineare quanto sia fondamentale creare un contesto normativo favorevole a un confronto istituzionale tra generazioni differenti; la Commissione per le politiche giovanili ne è, in questo senso, un esempio perfetto. Come ha già fatto il collega Mularoni, voglio evidenziare l’importanza dell’introduzione del nulla osta obbligatorio: senza questo parere preventivo della Commissione, ogni intervento riguardante il capitolo di spesa legato alle politiche giovanili sarà considerato nullo. Penso che una maggiore integrazione tra la gestione finanziaria e le idee della Commissione sia un aspetto cruciale. Ritengo inoltre che, nel contesto complesso in cui ci troviamo, sia sempre più necessario strutturare una visione orientata alle nuove generazioni. Non dobbiamo pensare che un intervento riguardi i giovani solo se nel titolo si parla di politiche giovanili o imprenditoria; secondo me, ogni progetto di legge e ogni tematica che affrontiamo in quest’Aula deve essere valutata con l’orizzonte e il punto di vista delle nuove generazioni. Il loro contributo può offrire una chiave di lettura diversa che integra e arricchisce la nostra. L’augurio che faccio è che ci siano sempre più leggi capaci di ascoltare le istanze dei ragazzi, anche quando non sono richiamate direttamente nell’oggetto del testo. Concludo ringraziando il Segretario di Stato all’Istruzione per questo progetto e anche il Segretario all’Industria per il confronto portato avanti sulla riforma delle norme per l’imprenditoria giovanile, che spero arrivi presto in Aula.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Sicuramente un ringraziamento anche da parte nostra per la presentazione di questo progetto di legge, che riteniamo molto interessante nel suo intento di modificare la legge quadro del 2007. Già il fatto che si intervenga su una norma di quasi vent’anni fa mette in evidenza quanto il tema delle politiche giovanili sia rimasto a lungo in secondo piano; è positivo che oggi ci sia finalmente un aggiornamento. Nel Paese emerge forte l’esigenza di un cambiamento, perché il contesto sociale, economico e tecnologico è profondamente mutato rispetto al 2007 e i bisogni dei giovani sono diventati più diversi e complessi. Credo che non sia sufficiente limitarsi a rivedere questa norma, serve un cambio di approccio a tutto tondo. L’obiettivo deve essere la priorità assoluta: puntare al benessere e alla realizzazione professionale e personale dei giovani in Repubblica. Mettere i giovani al centro dell’agenda politica non deve essere uno slogan, ma significa considerarli parte attiva e non soggetti passivi che subiscono le nostre decisioni. Dobbiamo investire seriamente in formazione, lavoro e partecipazione. Non penso che la Commissione debba limitarsi a organizzare eventi culturali o a discutere di divertimento; quegli aspetti sono importanti, ma il ruolo deve essere molto più vasto e strutturato per garantire la realizzazione delle nuove generazioni. Ogni normativa, non solo quella sull’imprenditoria, deve essere pensata con i giovani e predisposta insieme a loro. In parte questo progetto lo fa, valorizzando la Commissione tramite la condivisione del bilancio con la Segreteria competente. Dobbiamo creare le condizioni concrete affinché i giovani sammarinesi non debbano cercare altrove ciò che qui non trovano; serve un ecosistema favorevole, con opportunità di crescita, lavoro di qualità e prospettive di carriera. In passato, ostacolare progetti che avrebbero portato in Repubblica partner internazionali importanti è stato un esempio di come non avere a cuore il loro benessere. Dobbiamo invertire la rotta sulla formazione, sull’accesso alla casa e sull’indipendenza economica, perché senza queste basi un giovane non può immaginare un futuro nel nostro Paese. Se restare a San Marino non è una scelta conveniente o desiderabile, ma viene vissuto come un sacrificio, allora non ha senso parlarne. Deve cambiare l’approccio: se la Repubblica offrirà reali opportunità di realizzazione, allora i giovani resteranno e si sentiranno parte integrante della comunità.
Andrea Menicucci (Rf): Intervengo anch’io brevemente su questo tema fondamentale. Voglio ringraziare chi ha lavorato a questo progetto di legge che va a migliorare la normativa del 2007, ma il mio ringraziamento va anche alla Commissione per le politiche giovanili che in questi anni è stata protagonista di campagne e iniziative meritevoli. Credo che queste tematiche debbano essere trattate in maniera generale, rimandando alla seconda lettura i dettagli specifici. Oggi ci troviamo di fronte a una carenza strutturale di spazi di aggregazione per le giovani generazioni; non è un problema nato oggi, ma una questione che attraversa la storia recente della Repubblica. Spero che, con questa nuova modifica normativa, la Commissione abbia gli strumenti e la capacità per incidere di più e sopperire a questa mancanza. L’aggregazione non deve essere solo fisica, cioè la ricerca di luoghi idonei, ma deve essere soprattutto sociale. Un altro tema che ritengo importante è quello della salute mentale e psicologica, specialmente per i ragazzi nella fase adolescenziale tra i 14 e i 21 anni, periodo in cui si vivono gli sconvolgimenti che portano all’età adulta. Oltre ai punti inseriti nell’articolo 2, credo sia necessario porre molta attenzione al contrasto del disagio giovanile. Vorrei porre una riflessione sulla fascia di età, che attualmente va dai 14 ai 35 anni: forse sarebbe utile prevedere una distinzione operativa. Una fascia potrebbe riguardare i giovanissimi fino ai 22 o 23 anni, per aiutarli a diventare cittadini consapevoli; l’altra invece potrebbe rivolgersi a chi ha tra i 25 e i 35 anni, persone che dovrebbero essere già attori consapevoli della vita sociale e politica. Immaginare un doppio binario operativo potrebbe rendere più efficaci i messaggi e le iniziative della Commissione, proprio perché le esigenze e i problemi di un quattordicenne sono profondamente diversi da quelli di un trentacinquenne. Concludo ringraziando ancora per il progetto e spero che questa proposta di un doppio binario venga presa in considerazione per rendere il lavoro più efficace.
Michela Pelliccioni (indipendente di opposizione): Intervengo per confermare che accolgo con favore questo progetto di legge. Il tema dei giovani è fondamentale per la nostra Repubblica e intervenire su un testo del 2007 è doveroso; anche se sembra un periodo breve, il mondo è cambiato profondamente negli ultimi anni. La pandemia ha segnato uno spartiacque tra il passato e il presente, specialmente nel settore giovanile. Sono cambiate le esigenze dei ragazzi: oggi cercano stabilità e risposte concrete che devono venire in primo luogo dalla politica. Noi dobbiamo saper intercettare queste dinamiche e dare ai giovani gli strumenti per avanzare in un mondo in continuo cambiamento. Sarà necessario lavorare a un piano coordinato con il processo di associazione all’Unione Europea; è un punto fondamentale, dato che in ambito europeo si seguono già i principi di mobilitare, collegare e responsabilizzare. Dobbiamo guardare a questo modello e integrarcene attraverso una sinergia costante. Penso sia importante guardare all’Europa anche per il Corpo europeo di solidarietà e per la mobilità, non solo per il tempo libero ma soprattutto per il lavoro. C’è poi il tema del volontariato e del servizio civile: i nostri ragazzi possono essere una risorsa enorme se valorizzati come parte attiva e propositiva, supportando l’associazionismo che tanto fa per il nostro Paese. Sul malessere giovanile dobbiamo lavorare in maniera attiva, senza sottovalutare i segnali critici. Ampliare le competenze della Commissione è un primo passo importante per discutere e affrontare le criticità in modo sinergico. Mi auguro che l’Aula lavori in maniera coordinata anche in vista della seconda lettura.
Giovanna Cecchetti (indipendente di maggioranza): Intervengo in fase di prima lettura per esprimere il mio apprezzamento verso questo progetto che vuole rafforzare e dotare la Commissione di strumenti più adeguati. L’obiettivo è rendere l’organismo non solo più efficiente, ma capace di intercettare la visione che i giovani hanno della società e del loro futuro. Anche se sono passati 19 anni dal 2007, il mondo si è evoluto velocemente e ha portato con sé nuovi strumenti ma anche nuovi disagi e problematiche. Spero che il piano biennale che la Commissione dovrà produrre diventi un momento di confronto reale qui in Aula per capire la loro visione del mondo. Concordo con chi ha detto che i giovani non vogliono politiche calate dall’alto; vogliono essere partecipi e dire la loro. È fondamentale che la politica sappia attivare uno scambio reciproco per rispondere alle loro esigenze reali e intercettare i loro bisogni. Questo è l’unico modo per dare una risposta che sia veramente efficace per il futuro del Paese.
Gian Nicola Berti (Ar): Questo progetto di legge è sicuramente un elemento importante perché ci permette di focalizzare il problema delle giovani generazioni all’interno dell’Aula, un tema che spesso viene ignorato a causa di altre urgenze. Sarò molto breve perché dovremo verificare il profilo di attuazione di questa legge, ma c’è un aspetto che mi piace molto e che nessuno ha sottolineato finora: il fatto che il Segretario di Stato per le politiche giovanili avrà un budget che potrà essere speso solo ed esclusivamente di concerto con la Commissione. Questa è la reintroduzione di una logica che ha sempre caratterizzato la politica di questo Paese per renderla più vicina ai cittadini. Ricordo quando le politiche turistiche venivano portate avanti insieme agli operatori, o quelle sportive con i movimenti sportivi; lo stesso succedeva con la sanità e la giustizia. Attraverso i giovani, forse, stiamo reintroducendo la partecipazione attiva dei diretti interessati alle scelte politiche. Credo sia un ottimo modo per responsabilizzare i nuovi cittadini, avvicinarli alle istituzioni e dare loro in mano le leve finanziarie per l’investimento e l’attuazione dei progetti.
Maria Donatella Merlini (Psd): Il progetto presentato oggi interviene sulla legge quadro del 30 luglio 2007, un provvedimento che noi del PSD ricordiamo bene perché ci eravamo impegnati molto per la sua approvazione; fu un passaggio storico che riconobbe i giovani come soggetti attivi della vita del Paese. Dopo oltre 15 anni il contesto è cambiato: sono cambiate le modalità di partecipazione, le dinamiche del lavoro e i bisogni formativi. Per questo era necessario aggiornare l’impianto normativo mantenendo lo spirito originario ma rendendolo adeguato alle sfide attuali. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo testo. L’obiettivo è rafforzare il sostegno ai giovani e promuovere una partecipazione più consapevole e strutturata. Un elemento qualificante è l’estensione della fascia di età dai 14 ai 35 anni, scelta che permette di coprire meglio tutto il percorso, dall’adolescenza alla stabilizzazione lavorativa. Vengono aggiornati gli ambiti di intervento: cittadinanza attiva, educazione alla sostenibilità e alla salute, accesso al lavoro, sport e mobilità internazionale. La Commissione viene valorizzata come organismo di proposta e programmazione e l’introduzione del piano biennale permetterà una visione di maggiore continuità. Anche la gestione delle risorse sarà più trasparente. Un’unica nota critica: non ritengo del tutto positivo l’aver eliminato il Forum dei giovani. Secondo me bisogna trovare ogni occasione per sollecitare la loro partecipazione; i giovani devono poter esprimere idee e creatività anche tramite iniziative autogestite, assumendosi la responsabilità di organizzare attività in prima persona. Solo così questo progetto non sarà solo un aggiornamento tecnico, ma diventerà un modo attivo per far contribuire i giovani allo sviluppo della nostra comunità con le loro energie e competenze.
Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs): Intervengo per esprimere il mio pieno e convinto sostegno a questo progetto di legge, che si pone l’obiettivo di modificare la normativa del 30 luglio 2007, la numero 91, che rappresenta la legge quadro di riferimento per le politiche giovanili della nostra Repubblica. Dobbiamo riconoscere che quella legge ha avuto un merito storico indiscutibile: quello di aver iniziato a considerare i nostri giovani non più come dei semplici destinatari passivi di politiche pubbliche calate dall’alto, ma come dei veri e propri protagonisti attivi della vita sociale, culturale ed economica del nostro Paese. Tuttavia, dobbiamo anche essere onesti e ammettere che il contesto in cui quella normativa è nata oggi è profondamente cambiato; i giovani di oggi vivono in una realtà che è diventata molto più complessa, dinamica e, lasciatemelo dire, anche molto più esigente. Ci sono nuove forme di partecipazione, sfide inedite nel campo della formazione e dell’occupazione, e soprattutto grandi opportunità legate alla mobilità internazionale che prima non erano così centrali. Per tutti questi motivi, aggiornare questa normativa non è solo una scelta opportuna, ma è diventata una necessità impellente. Il progetto di legge che esaminiamo oggi va proprio in questa direzione, cercando di rafforzare e attualizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per renderli coerenti con i bisogni reali delle nuove generazioni. Una delle scelte più importanti è sicuramente la ridefinizione della fascia d’età di riferimento, che viene estesa dai 14 fino ai 35 anni; si tratta di una decisione fondamentale che riconosce quanto oggi i percorsi di formazione, l’ingresso nel mondo del lavoro e il raggiungimento dell’autonomia personale siano molto più articolati e prolungati nel tempo rispetto al passato. Inoltre, il progetto delinea meglio gli ambiti di intervento: dalla cittadinanza attiva all’educazione e formazione, dall’accesso al lavoro fino al tempo libero, allo sport e alla mobilità internazionale. Non è solo un elenco formale, ma riflette una visione complessiva che mette al centro lo sviluppo integrale di ogni giovane come persona. Un altro elemento che considero qualificante è il rafforzamento della Commissione per le politiche giovanili, a cui vengono attribuite funzioni di proposta e programmazione molto più incisive, tra cui la fondamentale predisposizione del piano biennale. Questo ci permette di passare finalmente da una logica di interventi episodici a una vera e propria logica strategica, capace di dare continuità e coerenza alle politiche pubbliche. Allo stesso tempo, siamo intervenuti sulla composizione e sul funzionamento della Commissione stessa per renderla più moderna, efficiente e adeguata ai tempi; abbiamo introdotto la possibilità di svolgere riunioni da remoto e regole più chiare sulle convocazioni, sulle deliberazioni e sulla disciplina delle assenze. Potrebbero sembrare solo degli aspetti tecnici, ma sono assolutamente fondamentali per garantire la serietà e l’efficacia dell’organismo. Infine, ritengo particolarmente rilevante la previsione di una gestione delle risorse finanziarie molto più condivisa e trasparente; coinvolgere direttamente la Commissione nelle scelte di bilancio significa non solo responsabilizzare i ragazzi, ma anche rendere le politiche pubbliche molto più aderenti ai loro bisogni concreti. Colleghi consiglieri, questa riforma non è un semplice aggiornamento tecnico, ma rappresenta un messaggio politico chiaro: noi crediamo profondamente nei giovani, nel loro contributo e nella loro capacità di costruire il futuro di questo Paese. Ma affinché questo messaggio sia davvero credibile, deve tradursi in strumenti concreti, in spazi reali di partecipazione e in politiche che siano realmente efficaci. Questo progetto di legge è un passo fondamentale in questa direzione e per queste ragioni voglio ringraziare sentitamente il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini per averlo presentato. Invito tutta l’Aula a sostenerlo con convinzione.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Cercherò di essere assolutamente breve, utilizzando questi minuti principalmente per ringraziare tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito e che hanno saputo cogliere e comprendere adeguatamente la finalità e la filosofia profonda che sta alla base di questo intervento di modifica legislativa. La Commissione per le politiche giovanili è un organismo previsto a livello istituzionale e, proprio per questo motivo, deve avere una funzione reale e godere del dovuto rispetto affinché il suo operato sia davvero efficace per il Paese. Abbiamo ricevuto più di una segnalazione in merito e per questo voglio ringraziare sentitamente gli stessi componenti della Commissione, a partire dalla sua Presidente, che si sono rivolti direttamente alla mia persona, al Congresso di Stato e alle principali istituzioni per far presente che l’organizzazione prevista dalla vecchia legge del 2007 non garantiva più una piena efficacia. Ci siamo quindi messi subito al lavoro per ragionare su quale tipo di intervento fosse necessario, andando a modificare sia gli aspetti più semplici e quasi banali, sia quelli più sostanziali, integrando ciò che mancava ed eliminando ciò che era ormai ritenuto superato. Riteniamo di aver fatto un buon lavoro con questo intervento di modifica legislativa; non voglio dire che sia un lavoro eccezionale o che cambierà radicalmente ogni aspetto istituzionale della Commissione, ci mancherebbe, ma certamente porterà dei miglioramenti significativi. Questo progetto di legge non ha l’ambizione di risolvere d’incanto tutti i problemi di carattere giovanile che purtroppo sono presenti anche all’interno della nostra comunità, ma sono sicuro che promuovendo una maggiore partecipazione, un coinvolgimento più profondo e una rinnovata attenzione, potremo offrire un servizio corretto alle giovani e giovanissime generazioni. Proprio per questo motivo abbiamo introdotto nuovi aspetti in termini di partecipazione e di coinvolgimento attivo nella vita sociale, economica e politica del nostro Paese. Spero vivamente che tutto questo possa servire anche per i tanti percorsi strategici che San Marino ha di fronte a sé; penso in primis, come mi trovo a ripetere spesso, al completamento del nostro Accordo di Associazione con l’Unione Europea. È un ambito in cui i giovani non devono solo essere degli spettatori, ma devono sentirsi dei veri e propri partecipi. Questo non sempre avviene ed è un richiamo che rivolgo a loro in maniera molto aperta, onesta e genuina proprio da questa sede: è per loro che stiamo portando avanti questi grandi percorsi di cambiamento nel nostro Paese. Lavoriamo oggi per quel futuro che è ormai davanti a noi e alla nostra portata; dobbiamo creare una San Marino di domani che sia più coinvolgente, più attraente e più fluida rispetto alle loro necessità e ai loro bisogni reali, rendendola più competitiva e, senza alcun dubbio, sempre più europea.
Il progetto di legge è assegnato alla Commissione consigliare permanente
Comma 13: Progetto di Legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria) (I lettura)
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Il progetto di legge che vi presento oggi è finalizzato a rafforzare in modo organico il sostegno all’attività sportiva nella nostra Repubblica. Vogliamo farlo attraverso la creazione di un sistema coordinato di incentivi che miri, da un lato, a favorire la realizzazione di eventi sportivi che abbiano una rilevanza nazionale e, dall’altro, a promuovere la manutenzione, la riqualificazione e la valorizzazione di tutto il nostro patrimonio immobiliare destinato allo sport. Questo intervento normativo ha l’obiettivo di promuovere nuove forme di partecipazione dei privati — che siano persone fisiche, enti o imprese — nella realizzazione di iniziative e opere che rivestono un interesse pubblico. Lo facciamo introducendo meccanismi fiscali idonei a incentivare le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni, favorendo una collaborazione virtuosa tra il settore pubblico e quello privato. Entrando nel merito, i primi due articoli del progetto inquadrano la fattispecie e forniscono le definizioni necessarie per una corretta interpretazione di tutta la norma. L’articolo 2, in particolare, suddivide gli incentivi per gli eventi sportivi e per le strutture in due capi distinti. Nel primo capo regolamentiamo gli incentivi relativi alla realizzazione degli eventi, seguendo le procedure di individuazione che specifichiamo meglio negli articoli 3 e 4; in quest’ultimo, inoltre, andiamo a precisare le forme di deducibilità applicabili alle donazioni o alle sponsorizzazioni effettuate sia da persone fisiche che da persone giuridiche per sostenere eventi sportivi di interesse nazionale. Il secondo capo è invece dedicato agli incentivi per la conservazione e lo sviluppo del patrimonio immobiliare delle nostre strutture sportive; come per gli eventi, anche in questo caso l’articolo 5 identifica le modalità per individuare le opere che possono essere finanziate e le forme di deducibilità per tutti i soggetti che intendono investire sul patrimonio sportivo della Repubblica di San Marino. A questo proposito, voglio sottolineare quanto lo strumento del credito d’imposta sia centrale in questo progetto: esso permette allo Stato di acquisire risorse dai privati per realizzare eventi e opere programmate, ma con il grande vantaggio di poter ripartire l’onere fiscale su un arco temporale medio-lungo. Questo significa distribuire l’impegno economico in modo da ridurre sensibilmente l’impatto sul bilancio pubblico; si tratta, a ben vedere, di una forma di finanziamento pubblico a costi estremamente contenuti, se non addirittura nulli, perché non comporta esborsi immediati di denaro e presenta tassi di finanziamento impliciti inferiori rispetto a quelli tradizionali. Grazie alla possibilità di compensazione del credito d’imposta, lo Stato non è più costretto a ricorrere a strumenti di debito classici come mutui, prestiti o emissioni obbligazionarie, garantendo così il mantenimento degli equilibri strutturali della nostra finanza pubblica. Infine, le disposizioni prevedono la possibilità di attribuire dei riconoscimenti non monetari, anche sotto forma di beni tangibili, per tutti coloro che avranno contribuito con erogazioni volontarie o sponsorizzazioni alla realizzazione di eventi o impianti. Come ho già sottolineato, questo è un intervento organico e coerente con le reali esigenze del nostro sistema sportivo nazionale, volto a promuovere la collaborazione tra pubblico e privato attraverso strumenti fiscali sostenibili, senza ricorrere a forme di indebitamento pubblico. Ci tengo a dire che questo progetto di legge è completamente aperto all’apporto di tutti i gruppi consiliari; nonostante siamo solo in prima lettura, c’è la ferma volontà di ampliare questo strumento di partnership. Sappiamo che ci sono moltissimi privati, associazioni e società che hanno a cuore le nostre infrastrutture e il futuro del Paese e che desiderano dare il proprio contributo; questo progetto non impatta direttamente sul bilancio e può essere considerato anche un banco di prova per estendere in futuro questo modello ad altri comparti dell’impiantistica pubblica che non siano esclusivamente riferibili allo sport, se il Parlamento lo vorrà. Questo percorso viaggia insieme alla nuova legge sullo sport; i momenti di confronto sono stati moltissimi e stiamo arrivando alla fase finale, dopo la quale la Segreteria farà il punto per portare la normativa all’attenzione dell’Aula. In quella sede affronteremo anche il tema della gestione ordinaria e straordinaria di tutto ciò che ruota attorno al fantastico mondo dello sport sammarinese, un mondo che negli anni si è dimostrato sempre all’altezza e che va assolutamente valorizzato. Abbiamo parlato poco fa della valorizzazione dei giovani e penso che lo sport vi rientri a pieno titolo, perché il futuro appartiene a loro. Purtroppo vediamo che, anche nei contesti internazionali, sono spesso persone di una certa età a influenzare le sorti del mondo, ma io sono convinto che il mondo dovrebbe essere dei giovani ed è su di loro che dobbiamo investire perché entrino pienamente nella vita della Repubblica. Non volevo essere eccessivamente insistente, ma credo che una squadra di lavoro seria sia riuscita a costruire un percorso importante per tutti noi. Io ribadisco e tengo a sottolineare che il progetto è assolutamente aperto a ogni tipo di contributo da parte dei vari gruppi consiliari, che invito caldamente a considerarlo con attenzione. Nel mio intervento mi sono naturalmente concentrato sul mio settore specifico, ma credo che questo provvedimento possa essere considerato anche un banco di prova nel proseguo dell’iter consiliare; se questa sarà la volontà del Parlamento, potremmo pensare di ampliarlo anche ad altri comparti della nostra impiantistica pubblica che non siano prettamente o esclusivamente riferibili all’ambito sportivo. Si tratta di un procedimento che, come ho accennato, viaggia più o meno di pari passo rispetto alla nuova legge sullo sport. Approfitto quindi dell’occasione per informare l’Aula che i momenti di confronto su quel testo sono stati tantissimi e ormai stiamo arrivando alla fine di questo percorso; la Segreteria si prenderà un breve termine per fare il punto della situazione e poi avvieremo il confronto finale con i gruppi per portare la nuova normativa sullo sport all’attenzione dell’Aula. Lo dico perché anche in quel testo ci sarà una parte rilevante che riguarda la gestione dell’impiantistica, sia per quanto concerne la manutenzione ordinaria che quella straordinaria, oltre a tutto ciò che gravita attorno al fantastico mondo dello sport della Repubblica di San Marino. Non smetterò mai di dirlo: il nostro è un mondo sportivo che nel corso degli anni si è sempre dimostrato all’altezza della situazione e che, proprio per questo, va valorizzato e incentivato con ogni mezzo. Poco fa abbiamo discusso del progetto relativo alla valorizzazione dei giovani e io sono convinto che il mondo dello sport vi rientri a pieno titolo, perché il mondo appartiene a loro. Purtroppo oggi vediamo, anche nei contesti internazionali che ci riguardano da vicino, che sono spesso persone di una certa età a influenzare le sorti del pianeta; io invece penso che il mondo dovrebbe essere dei giovani. È su di loro che dobbiamo investire ed è su di loro che dobbiamo contare affinché entrino pienamente nella vita della Repubblica e, a mio giudizio, siano molto più presenti e decisivi anche sul piano internazionale, perché sono loro i primi atleti che costruiranno il nostro futuro.
Paolo Crescentini (Psd): Vorrei fare alcune considerazioni su questo provvedimento di legge per il quale ringraziamo sentitamente il Segretario Fabbri. Mi permetta di dire, Segretario, che mi fa davvero piacere che si torni a parlare di sport in quest’Aula; lo ribadisco ogni volta, ma da quando lei ha questa delega noto con piacere che il tema viene trattato con frequenza ed è un bene per tutti. Lo sport non rappresenta soltanto un eccezionale biglietto da visita per il nostro Paese, ma è anche, e può diventarlo sempre di più, una vera fonte di ricchezza per l’economia del nostro Stato. Questa legge che lei oggi porta all’attenzione del Consiglio Grande e Generale va, dal mio punto di vista, proprio in questa direzione; ho ascoltato con molta attenzione la sua relazione e devo dire che la condivido in pieno. Credo fermamente che sia un passo importante quello di unire il settore pubblico e quello privato in una sinergia forte che punti alla crescita dello sport e delle nostre strutture. Secondo me questo approccio porterebbe a una maggiore responsabilizzazione da parte di tutti: cittadini, enti, società e aziende. Dall’altra parte, ci sarebbe un minore esborso economico diretto da parte dello Stato, specialmente quando si tratta di promuovere o sponsorizzare manifestazioni importanti che per noi rappresentano una vetrina internazionale fondamentale. Poter intervenire sugli impianti sportivi non è solo una questione di responsabilità, ma è anche un modo per avere ancora più a cuore le strutture del nostro territorio; se ognuno di noi può contribuire, finisce per sentirsi quasi “proprietario”, se mi passate il termine, degli impianti in cui i nostri ragazzi crescono. Questo è uno strumento, tra l’altro, molto utilizzato in Europa. Penso alla Francia, che secondo me è il Paese all’avanguardia per quanto riguarda l’utilizzo della sinergia tra pubblico e privato e gli incentivi a favore di chi sostiene le attività sportive e investe nelle infrastrutture. Ma anche l’Italia non è da meno: basti pensare che il contributo dei privati allo sport italiano si aggira attorno a un miliardo di euro all’anno, non solo sotto forma di sponsorizzazioni ma proprio per quanto riguarda l’impiantistica. Questo dato evidenzia come degli strumenti fiscali mirati siano in grado di attirare risorse ingenti, con ricadute significative a vantaggio dello Stato; se il privato interviene direttamente, diminuisce la richiesta di intervento economico pubblico nelle strutture. Pertanto, Segretario, le faccio un plauso per questo provvedimento che in Commissione troverà sicuramente il nostro contributo e il nostro sostegno. Come PSD faremo la nostra parte. In conclusione, vorrei chiederle se siano già arrivate delle richieste o delle manifestazioni d’interesse in questo senso; so che la legge non è ancora in vigore, ma siccome lei ha sempre il polso della situazione dinamica del mondo sportivo, mi chiedevo se ci fossero già eventi che hanno richiesto sponsorizzazioni private o se siano già state individuate delle strutture specifiche che potrebbero beneficiare di questi interventi.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Anche noi ci uniamo ai ringraziamenti verso il Segretario Fabbri per aver sottoposto all’Aula questo progetto di legge. La riqualificazione delle strutture sportive presenti sul territorio è un tema centrale e lo strumento della deducibilità o del credito d’imposta per migliorare gli impianti è sicuramente molto utile. Apprezziamo molto l’apertura fatta dal Segretario nella sua illustrazione riguardo alla possibilità di ampliare in maniera organica questo modello anche ad altri settori; crediamo infatti che questo tipo di agevolazione fiscale possa essere effettivamente utile a tante altre infrastrutture pubbliche che necessitano di valorizzazione. Secondo me sarebbe opportuno anche cercare un maggiore raccordo con il decreto che regolamenta l’erogazione dei contributi privati per eventi di interesse turistico, culturale o sportivo, così da rendere tutto il sistema più organico. Noi apprezziamo molto sia il progetto di legge che lo strumento tecnico introdotto, e pensiamo che si debba collegarlo in maniera sinergica anche a quelle opere e infrastrutture sportive che sono già state identificate come strategiche all’interno della legge finanziaria o nella programmazione delle opere prioritarie per il nostro territorio. Ringraziamo ancora il Segretario perché questo progetto può davvero portare a una qualificazione di alto livello per tutti gli eventi e le strutture sportive di San Marino.
Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo anch’io in questa prima lettura innanzitutto per fare un plauso al Segretario Fabbri per aver portato questo progetto, che ritengo assolutamente importante per creare una sinergia reale tra il pubblico e il privato nel mondo dello sport. Per fortuna abbiamo visto che, specialmente durante la sua gestione della Segreteria, lo sport è un tema a cui viene data una particolare rilevanza e un grande interesse. Secondo me lo sport è un volano fondamentale per la società e noi siamo determinati a sostenerlo. Credo che introdurre delle agevolazioni fiscali per la riqualificazione delle strutture sia un ulteriore momento di crescita per il Paese; è un provvedimento che, nonostante sia solo all’inizio del suo iter, mostra chiaramente l’interesse del Governo e della maggioranza. Sono convinto che grazie a questo tipo di interventi si dia più spazio ai ragazzi, ai giovani e alle attività sportive, che non hanno solo un carattere ludico ma possiedono un enorme valore economico e, soprattutto, sanitario. Confermo quindi il pieno sostegno da parte di Libera; certamente il testo sarà migliorabile e lavorabile in Commissione, ma il plauso al Segretario per l’attenzione che sta dimostrando è doveroso. Lei non ha tralasciato lo sport nonostante le altre deleghe pesanti come l’Industria e le faccio i miei complimenti. Mi auguro che questo provvedimento, insieme a quello sul Daspo e ad altre iniziative in materia, possa trovare presto compimento affinché tutta la cittadinanza, dai giovani agli anziani, ne possa beneficiare, perché lo sport è di tutti e i suoi benefici ricadono sull’intera collettività.
Matteo Casali (Rf): Secondo me ben venga ogni volta che lo Stato amplia le proprie capacità di intervento e di acquisizione di risorse finalizzate alla manutenzione, alla costruzione di strutture o all’organizzazione di manifestazioni sportive di interesse nazionale. È positivo che si cerchino nuovi strumenti. Parliamo di una possibilità di detrazione d’imposta per le persone fisiche o giuridiche che donano per questi scopi. Credo però che, soprattutto per l’organizzazione delle manifestazioni, sarà opportuno che lo Stato, il CONS e le strutture deputate valutino con estrema attenzione quelli che sono i ritorni reali per la Repubblica, affinché non si tratti di una sorta di “donazione al contrario”. Per quanto riguarda la costruzione e la manutenzione delle opere, probabilmente andrebbero studiati dei meccanismi di coordinamento un po’ più articolati con le stazioni appaltanti che devono poi eseguire i lavori. Diciamo che, più che di una donazione in senso stretto, siamo di fronte a una finalizzazione del proprio contributo fiscale da parte dei cittadini o delle imprese; è vero che le donazioni prevedono già delle agevolazioni, ma qui il mirino è puntato specificamente sullo sport. L’importante, secondo me, è che il meccanismo descritto come semplice non diventi poi “semplicistico”. Noi cercheremo di dare il nostro contributo in Commissione per migliorare il testo. Rilevo che finora la finanza di progetto, regolata dal decreto del 2011, non ha funzionato granché nel nostro Paese, nonostante sia uno strumento consolidato nel resto del mondo. Mi chiedo quindi se questa modalità più semplice funzionerà davvero. Bisogna stare molto attenti che non si creino opacità; ad esempio, bisogna evitare che una donazione si trasformi surrettiziamente in una sponsorizzazione. Se un donatore finanzia un palazzetto e poi quel palazzetto prende il nome della sua ditta o ne usa i colori sociali, quella non è più una semplice donazione, ma una sponsorizzazione mascherata e, quel che è peggio, “esentasse” o con un forte beneficio fiscale. Questo pericolo lo intravedo perché la legge dice che la Segreteria di Stato può elargire “riconoscimenti di qualsiasi genere” non monetari, che saranno poi definiti da un regolamento del Congresso di Stato. Noi spesso critichiamo l’uso eccessivo dei decreti delegati, ma forse in questo caso sarebbe meglio elevare questi ambiti a livello di decreto piuttosto che lasciarli a un semplice regolamento, perché “riconoscimenti di qualsiasi genere” mi sembra un perimetro troppo ampio e vago. Se tra questi riconoscimenti finissero per esserci licenze o gestioni economicamente rilevanti, bisognerebbe stare molto attenti. Quindi, benvenga la sinergia pubblico-privato, ma con molti campanelli d’allarme accesi.
Guerrino Zanotti (Libera): Spendo poche parole per esprimere il favore mio e del gruppo Libera verso questo progetto di legge. C’è una chiara volontà di aprire un focus sull’attività sportiva, che è fondamentale nella crescita delle giovani generazioni. Io spero che questa legge abbia anche la capacità di attirare risorse economiche verso quelle attività sportive considerate “minori”, ma che minori non sono affatto. Dobbiamo dare una lettura obiettiva e oggettiva: ci sono discipline che purtroppo non godono degli stessi sostegni economici di altre, le quali a volte sono anche molto “gelose” di ciò che gli appartiene. In questo senso il progetto ha un grande valore perché può dare un sostegno concreto a tutto lo sport sammarinese che, anche a livello internazionale, ci regala parecchie soddisfazioni. Ho sentito che il Segretario ha dato disponibilità a ragionare sui ruoli dell’Amministrazione e del Congresso riguardo ai riconoscimenti non monetari; è giusto parlarne perché se a fronte di un sostegno finanziario ci fosse un riconoscimento materiale di pari valore, l’intervento del privato perderebbe il suo significato originario. Avremo modo di approfondire in Commissione anche gli aspetti fiscali, come la possibilità di spalmare la deducibilità su più esercizi. Con la disponibilità del Segretario faremo un ottimo lavoro per sostenere un’attività che ritengo vitale per chi pratica sport quotidianamente.
Andrea Ugolini (Pdcs): Ogni volta che il Segretario porta alla nostra attenzione un provvedimento che promuove i valori dello sport e tutto ciò che ne consegue — quindi salute, promozione turistica, valorizzazione del territorio e della cultura — trova certamente il nostro appoggio. Alcune osservazioni e domande che mi ero appuntato sono già state avanzate dai colleghi, quindi mi riservo di portare un contributo più specifico in Commissione per conto della Democrazia Cristiana. Lo sport merita un’attenzione particolare per l’indotto che genera nella nostra Repubblica. Mi soffermo specialmente sugli incentivi per lo sviluppo e il restauro del nostro patrimonio immobiliare sportivo, ma anche su quelli per la realizzazione degli eventi. Mi collego a quanto detto dal collega Zanotti riguardo alle attività cosiddette “minori”: spesso sono proprio queste federazioni, magari con meno tesserati, a regalarci le maggiori soddisfazioni a livello internazionale. Il fatto che ogni anno verranno selezionati cinque eventi di interesse nazionale mi fa sperare che le Segreterie competenti abbiano un occhio di riguardo per quelle organizzazioni che faticano a trovare sponsor e contributi; per loro questo beneficio sarebbe vitale. Ringrazio il Segretario per aver portato il testo in prima lettura e ci vedremo in Commissione per sviscerarlo meglio.
Maria Luisa Berti (Ar): Ci tengo a intervenire per esprimere il mio sincero ringraziamento e la mia condivisione riguardo a questo progetto di legge, che secondo me sposa due finalità fondamentali. La prima è quella di ottimizzare l’uso delle risorse economiche pubbliche, dimostrando oculatezza nella gestione delle finanze dello Stato. La seconda è la valorizzazione dello sport, un settore a cui dobbiamo tantissimo non solo in termini di formazione e salute, ma anche di educazione; lo sport insegna ai nostri giovani a fare squadra, specialmente nelle discipline di gruppo. Non dimentichiamo poi che i successi dei nostri atleti sono uno dei veicoli più proficui per promuovere il nome di San Marino nel mondo. Abbiamo bisogno che i nostri sportivi, dai più piccoli ai più grandi, abbiano a disposizione le migliori strutture possibili per superare i propri limiti e darci nuove soddisfazioni. Il connubio tra pubblico e privato per potenziare e implementare le nostre strutture è un’iniziativa lodevole e utile che darà risultati positivi a tutti i praticanti. Anche se non faccio parte della Commissione Sanità, ringrazio il Segretario per aver specificato che si avvierà un confronto sui contributi ulteriori; quello sarà il contesto naturale per valutare eventuali emendamenti migliorativi. Voglio anche dire che, secondo me, non dovremmo avere quei sospetti di opacità avanzati dal consigliere Casali riguardo alle sponsorizzazioni; non credo affatto che questa sia la ratio della norma, anzi, penso che vada nella direzione opposta. Colgo con estremo favore questo intervento normativo.
Gian Nicola Berti (Ar): Devo dire che pensavo che il dibattito sarebbe durato di più, ma ci sono alcune riflessioni profonde da fare sulle manchevolezze del nostro Paese nel mondo dello sport. Secondo me sono circa vent’anni che non investiamo seriamente in questo settore ed è un vero peccato, non solo per i risvolti educativi o sanitari, ma perché abbiamo una popolazione che adora la pratica sportiva e la vive quotidianamente nelle federazioni o all’aria aperta. Questo purtroppo non trova un riscontro adeguato da parte del Governo. Il nostro Paese sembra quasi non considerare il Comitato Olimpico Nazionale; non facciamo investimenti proporzionali a quelli di altri Paesi per le infrastrutture, per i giovani o per i talenti che vorrebbero misurarsi con il resto del mondo nel rispetto dei valori etici dello sport. Tutto è rimesso quasi esclusivamente al volontariato. Devo dire che la partecipazione dei cittadini e delle forze dell’ordine a questo livello di volontariato è encomiabile, è meraviglioso vedere la passione di chi aiuta i ragazzi a praticare sport. Quello che manca, ed è mancato inspiegabilmente negli ultimi anni, è l’intervento del Governo. Secondo me siamo stati anche un po’ “sciocchi” a spendere centinaia di migliaia di euro per eventi sportivi vicino ai nostri confini che non portano alcun risultato reale alla nostra economia o ai nostri giovani; penso a certi investimenti fatti in passato per la MotoGP o la Formula 1 che portano benefici alla provincia di Rimini, la quale però non ricambia affatto. Guardate la superstrada: non sono nemmeno capaci di iniziare i lavori per rimuovere dei semafori indecenti che ci costringono a stare fermi sistematicamente. Questo vi fa capire quanto il Comune di Rimini o di Coriano abbiano a cuore il rapporto con noi. Eppure noi sottraiamo risorse al nostro sport per investire in quegli eventi. Io dico che tutto questo è stato fatto male, ma per fortuna ora arriva un provvedimento che dà spazio a quel “mondo parallelo” fatto di privati e imprese che capiscono l’importanza di investire nello sport e sono pronti a sostenere il miglioramento degli impianti. Questa legge è doverosa, anzi, si poteva fare anche prima perché allo Stato costa molto meno incentivare il privato che fare investimenti diretti. È vero che togliamo qualcosa alle entrate fiscali immediate, ma consideriamo il ritorno d’immagine: le Olimpiadi di Tokyo sono state l’esempio lampante, con 221 Paesi che parlavano di San Marino come vincitore morale. Una pubblicità del genere non la otterremmo nemmeno spendendo centinaia di milioni di euro. I nostri ragazzi ci sono riusciti con investimenti ridicoli rispetto a quelli italiani, sfruttando la nostra capacità di mettere passione e volontariato in quello che facciamo. Benvenga quindi questo progetto. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda la programmazione degli eventi: secondo me farla anno per anno è sbagliato. Se vogliamo entrare nel circuito dei grandi eventi internazionali dobbiamo ragionare per quadrienni, perché la progettazione a quei livelli richiede tempi lunghi.
Fabio Righi (D-ML): Trovo importante spendere alcune parole su questo progetto di legge, che noi applaudiamo perché introduce degli strumenti che ci piacciono molto. Sono strumenti che, secondo me, dovrebbero essere calati anche in altri contesti come quello dello sviluppo economico; sosteniamo da anni che le sfide infrastrutturali del Paese si possono vincere solo coinvolgendo i privati negli investimenti strategici. Al momento non abbiamo osservazioni specifiche sul testo, essendo in prima lettura. È vero che in passato ci sono state delle distorsioni legate alle sponsorizzazioni, ma non credo sia questo il luogo per parlarne; certamente è l’occasione per sottolineare che i controlli sono fondamentali. Ci sono già normative esistenti che non sono state implementate e non parlo solo della Segreteria Industria; dovremmo potenziare l’Ufficio Attività Economiche affinché diventi un vero ufficio di controllo performante. Questi strumenti aprono la porta a potenziali speculazioni se non siamo vigili, ma non dobbiamo fare le norme guardando sempre all’indietro e limitando le opportunità; dobbiamo essere un Paese massimamente sicuro che però ha il coraggio di testare soluzioni alternative. Avrei una domanda per il Segretario: siccome un articolo prevede che sia la Segreteria a sottoporre di volta in volta al Congresso gli eventi o le infrastrutture interessate, mi chiedevo se avesse già in mente qualcosa di specifico o se ci siano già investimenti nell’aria. Lo chiedo perché portare questo provvedimento ora fa pensare che ci siano già delle esigenze concrete sul tavolo. Ci piacerebbe conoscere queste linee di sviluppo per poter dare un contributo costruttivo. Le anticipo che anche noi stiamo lavorando a normative per attrarre investimenti internazionali e spero che questo principio di collaborazione pubblico-privato diventi la regola anche in altri contesti economici di interesse globale.
Michele Muratori (Libera): Intervengo molto brevemente per esprimere il mio sostegno a questo provvedimento. Non è per piaggeria, ma il Segretario ha ben compreso, avendo anche la delega economica, che lo sviluppo passa spesso proprio attraverso lo sport. Una realtà piccola come la nostra ha l’opportunità di ospitare eventi internazionali, come le qualificazioni per i mondiali o gli europei di calcio e di altri sport di squadra, e a volte non ci rendiamo nemmeno conto della fortuna che abbiamo. Questo intervento, Segretario, fa il paio con tutto lo sviluppo che deve riguardare il comparto dell’ospitalità e dell’accoglienza a San Marino; è un volano importante per migliorare le nostre strutture ricettive. Sono veramente contento di vedere che quando si parla di sport l’Aula tende a unirsi al di là delle diverse appartenenze politiche; lo sport viene spesso considerato una delega accessoria, ma in realtà ha un potenziale elevatissimo. Questo progetto di legge va nella direzione dello sviluppo e quando si parla di sviluppo il mio partito non può che appoggiarlo.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Voglio ringraziare sinceramente tutti i consiglieri e i gruppi intervenuti perché è stato un dibattito davvero ricco di spunti e riflessioni. È passato un messaggio chiaro: c’è una grandissima attenzione di tutta l’Aula per il mondo dello sport e per la sua capacità di unire e far dialogare le persone, riducendo le contrapposizioni che spesso riscontriamo su altri temi. Riguardo alla domanda se ci siano già richieste o idee concrete, la Segreteria ha già ricevuto manifestazioni di volontà da parte di enti privati, associazioni e forze datoriali per intervenire su determinati progetti. Se devo citarne uno su cui insistiamo molto è la cosiddetta piscina “Multieventi” e, in particolare, la mancanza di una vasca di riscaldamento; aggiungerla renderebbe la struttura attrattiva a livello internazionale anche in quei periodi dell’anno con meno densità turistica, portando eventi importanti quando il turismo è meno forte. Insieme verificheremo quali siano gli obiettivi prioritari per l’Aula, per il CONS e per tutto il mondo sportivo. Tengo tantissimo in considerazione l’apporto di chi lo sport lo pratica ogni giorno e apprezzo che sia stato sottolineato quanto lo sport sammarinese abbia fatto finora grazie al volontariato gratuito. Senza questa sinergia che parte dalle famiglie e arriva alle federazioni, nessuna di quelle fantastiche avventure che portano San Marino al centro del mondo sarebbe possibile. Quello che abbiamo fatto a Tokyo, con quel rapporto tra medaglie e popolazione, rimarrà un record ineguagliabile e questo è stato possibile grazie a uno sport che si regge sulla gratuità. Penso che sia giunto il momento per lo Stato di intervenire con una sinergia pubblico-privato che sia più efficace e produttiva, tenendo sempre d’occhio il bilancio pubblico che necessita ancora di molta attenzione. Abbiamo cercato di capire perché strumenti come la finanza di progetto non abbiano funzionato in passato e abbiamo apportato dei correttivi che speriamo rendano questo provvedimento operativo. Sono onorato che questo progetto possa fare da volano anche per altri settori; se funzionerà per lo sport, ben venga usarlo come riferimento altrove. Voglio rassicurare tutti: per me non esistono sport “minori”, gli sport sono tutti uguali. Anzi, questi provvedimenti beneficeranno proprio quelle federazioni che non hanno avuto finora la possibilità di sviluppare rapporti esterni tali da garantire finanziamenti autonomi. Al consigliere Casali dico che nella normativa sullo sport abbiamo ragionato anche sulle stazioni appaltanti e sulla gestione ordinaria delle pulizie e della manutenzione; sono temi che vedremo nel dettaglio più avanti.
Comma 15: Progetto di legge “Modifica all’articolo 104 della Legge 18 febbraio 1998 n.30 – Composizione e nomina della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica” (presentato dalla Segreteria di Stato per le Finanze) (I lettura)
Segretario di Stato Marco Gatti: Questo progetto di legge interviene direttamente sulla disciplina che regola la composizione e la nomina della Commissione di controllo della finanza pubblica, facendo riferimento alla legge 135 del 2011. Il nostro obiettivo principale è quello di rimettere mano ai requisiti richiesti per la nomina dei componenti e di reintrodurre specifiche cause di incompatibilità; vogliamo farlo per rafforzare i principi di imparzialità, trasparenza e indipendenza, garantendo così il buon andamento dell’azione amministrativa. Questa modifica si è resa necessaria alla luce delle novità introdotte dalla legge 30 del 1998, in particolare per quanto riguarda l’articolo 107 così come sostituito dal decreto delegato 133 del 2023. Poiché oggi abbiamo introdotto i controlli successivi a campione, riteniamo che per analizzare correttamente i possibili vizi di legittimità la Commissione debba poter contare su figure tecniche precise: nello specifico, prevediamo che almeno due membri siano iscritti all’albo professionale degli avvocati e notai. Questa previsione, insieme alla presenza di dottori commercialisti ed esperti contabili, è finalizzata a garantire che la composizione dell’organismo rispecchi standard qualitativi elevati e sia realmente idonea a svolgere le funzioni che le sono attribuite. Un altro elemento centrale di questo intervento è la reintroduzione di cause di incompatibilità che erano già previste originariamente nell’articolo 104 della legge 30 del 1998; si tratta di norme tipizzate per evitare sovrapposizioni di ruoli e conflitti di interesse. Le incompatibilità riguarderanno i membri del Consiglio Grande e Generale, le cariche di presidente o segretario politico dei partiti e i membri delle segreterie politiche. Inoltre, sarà incompatibile chi ha rapporti di lavoro contrattuale o convenzionale continuativo con lo Stato, con gli enti del settore pubblico allargato o con enti a partecipazione pubblica, così come l’appartenenza a organi i cui atti sono sottoposti al controllo della Commissione stessa. Credo fermamente che queste disposizioni siano funzionali a preservare l’indipendenza di giudizio dei componenti, a esclusiva tutela dell’interesse pubblico.
Gaetano Troina (D-ML): Riguardo a questo progetto di legge, io avrei diversi quesiti da porre perché, onestamente, c’è qualcosa che non ci torna in questo intervento normativo fatto proprio a metà legislatura. Mi sembra curioso che si vada a modificare in maniera sostanziale solo un articolo della legge, ovvero quello che riguarda la composizione della Commissione. Vorrei chiedere alla maggioranza e al Governo quali siano le reali ragioni dietro questa scelta; a una prima lettura, infatti, sembrerebbe un intervento mirato unicamente a impedire o a limitare l’accesso a questo organismo a determinate professionalità che magari oggi ne fanno parte. È vero che all’articolo 2 viene previsto che i membri già nominati rimangano in carica fino alla scadenza naturale, ma emerge un messaggio indiretto: sembra quasi che chi ne fa parte oggi vada bene, ma per il futuro si vogliano cambiare le carte in tavola. Perché abbiamo deciso di aumentare il numero di componenti di nomina consiliare da tre a quattro? E soprattutto, perché si è stabilito che debbano avere per forza un’abilitazione professionale come avvocati o commercialisti? Anche se personalmente posso apprezzare la competenza tecnica, trovo strano limitare così tanto l’accesso a una commissione che si occupa di attività amministrativa e che non ha necessariamente a che vedere con l’attività specifica di quegli ordini professionali. Chiediamo quindi chiarimenti sul motivo per cui si sia scelto questo preciso momento per un intervento così chirurgico; faremo le nostre valutazioni in base alle risposte che riceveremo.
Enrico Carattoni (Rf): Segretario, io qualche considerazione su questo progetto di legge la voglio fare perché, glielo dico chiaramente, a me pare che questo provvedimento faccia il paio con le polemiche e la votazione di due giorni fa sulla nomina dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Io lo leggo come un progetto di legge “contra personam”; un intervento in cui si modificano dei requisiti che in apparenza potrebbero sembrare legittimi, ma che in realtà hanno lo scopo preciso di estromettere determinate figure dalla Commissione di controllo sulla finanza pubblica. Non so per quale motivo queste persone non siano gradite, ma che non lo siano lo abbiamo capito chiaramente già l’altro giorno, e questo mi dispiace molto. La legge originale del 1998 prevedeva un membro designato dai commercialisti e altri quattro nominati dal Consiglio Grande e Generale che fossero esperti in materie giuridiche o economiche; una formula che è rimasta valida e invariata fino a oggi. Con il suo progetto, invece, si stabilisce che i membri nominati dal Consiglio possano essere solo iscritti agli albi degli avvocati o dei commercialisti. Questo esclude automaticamente tutta una serie di soggetti che magari avrebbero competenze e caratteristiche eccellenti, penso ad esempio a un dirigente dell’Ufficio Tributario in pensione che ha gestito questa materia per anni e che oggi verrebbe estromesso nonostante il suo bagaglio di esperienza. Lei dirà che le nomine attuali restano in vigore, ma è chiaro che il tema riguarda ciò che succederà dopo e io spero che la Commissione possa porre dei correttivi. In un Paese con un bacino di competenze limitato come il nostro, restringere ulteriormente il campo da cui pescare professionalità per enti così rilevanti mi sembra un problema serio. Nella relazione lei giustifica questo cambiamento dicendo che, dal 2023, non essendoci più il controllo di legittimità del Tribunale Amministrativo, il controllo viene fatto dalla Commissione stessa; ma non capisco quale sia il salto logico per dedurre che da questa premessa debbano essere esclusi tutti i non iscritti a un albo. Un dirigente pubblico con cinque anni di esperienza ha competenze acquisite sul campo che sono fondamentali. La vecchia norma, che parlava di “esperti in materie giuridiche ed economiche”, tutelava a sufficienza la professionalità richiesta. Qui si fa un affidamento eccessivo sull’iscrizione a un ordine: non è che un avvocato o un commercialista abbiano di per sé competenze sulla finanza pubblica, che è una materia molto tecnica e specifica, mentre un dirigente di un ente autonomo magari ci si è scontrato quotidianamente per tutta la carriera. Mi auguro in conclusione che si intervenga per correggere quella che considero una distorsione; voglio sperare che la modifica sia in buona fede e che non ci sia un intento persecutorio, perché altrimenti la situazione sarebbe davvero grave.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Io voglio invece ringraziare il Segretario alle Finanze per aver portato questo provvedimento perché, a differenza di quanto affermato dal collega Carattoni, questo intervento mette mano a una riforma del 2011 che aveva escluso dei requisiti presenti fin dall’origine nella normativa. Stiamo parlando di un organismo tecnico e io, avendo avuto l’onore di far parte della Commissione di controllo per ben otto anni, posso dire con certezza che occorre avere un background tecnico, amministrativo e giuridico molto solido per svolgere al meglio certe funzioni, specialmente oggi che non è più un giudice a presiederla. Io non condivido affatto l’idea che un dirigente pubblico in pensione debba andare a far parte di un organismo così delicato; finirebbe per giudicare l’operato di colleghi con cui ha avuto a che fare fino al giorno prima, e non mi sembra opportuno. Questa normativa va semplicemente a ripristinare un ordine che era stato violato nel 2011, quando questi requisiti furono tolti. Non credo affatto che ci sia una personalizzazione della norma contro qualcuno; mi auguro piuttosto che chi ricopre ruoli così importanti abbia la compiacenza di mantenere la riservatezza prevista dal codice di condotta. È spiacevole trovarsi a che fare con membri che poi vanno a discutere degli argomenti trattati in Commissione su Facebook o su altri organi non consoni; questo non è il modo di lavorare. Mi permetto di esprimere un po’ di amarezza generale per chi, all’interno della Pubblica Amministrazione, non perde occasione sui social per denigrare l’attività amministrativa stessa. Questo progetto di legge ripristina una legalità che dal mio punto di vista era stata violata e ringrazio il Segretario Gatti per aver voluto ripristinare questi standard in un organismo che, come la nostra Corte dei Conti, deve occuparsi della legittimità delle spese dello Stato.
Matteo Casali (Rf): Non vorrei smentire subito quanto detto dal Segretario Fabbri, però un po’ mi viene da farlo. Tutte le volte che vedo interventi chirurgici di questo tipo, fatti sulle caratteristiche di eleggibilità di commissioni o organismi invece di proporre rinnovamenti complessivi, io mi chiedo francamente per chi — o contro chi — si stia facendo questo intervento. Sarò anche malfidato, ma ho campato abbastanza per vederne di tutti i colori in questo Paese, anche in tempi recenti. Penso alla modifica della legge sulla dirigenza della DGFP fatta apposta per far rientrare un dirigente che era uscito, o alle leggi cambiate per estendere i mandati di figure apicali nella Giustizia o all’Università. Un sistema che non può fare a meno delle singole persone e che cambia le norme per prorogare i mandati è un sistema debole. Ricorderete tutti il caso dei requisiti per il presidente dell’AASS: avevamo fatto una nomina, ci siamo accorti che non aveva i requisiti e abbiamo tentato di cambiare la legge “ex post” per sistemare le cose; poi, una volta venuta meno quella candidatura, la legge è rimasta lì. Ci sono stati provvedimenti “ad personam” ma anche “contra personam”, come la legge del 2022 sui sindaci revisori delle Aziende Autonome, dove il Segretario Canti fece una norma contro un singolo commissario perché non gli era gradito. Quando i provvedimenti sono così chirurgici, è scritto nella storia recente che spesso nascondono un intento mirato. E allora io mi chiedo: chi vogliamo far fuori questa volta? Vogliamo fare nome e cognome? Lo sappiamo tutti, si tratta della persona a cui accennava il collega Carattoni. Se questa persona ha fatto qualcosa che non va, la si richiami ufficialmente in base al codice etico, non si faccia una legge apposta per “tagliargli le gambe” ed evitarne la rinomina. Se un funzionario pubblico sbaglia, si verifichino i fatti e si impugnino gli atti, ma non si facciano minacce velate qui in Consiglio Grande e Generale. Lo trovo un atteggiamento gravissimo, così come quello di silurare le persone con leggi “ad hoc”. Inoltre, ribadisco che la vecchia dicitura sulla “comprovata esperienza” era molto più calzante rispetto alla rigida specializzazione professionale che volete imporre ora.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): Sarò breve. Evidentemente questa legge è fatta — e non me ne vogliano i colleghi di Repubblica Futura se parlo chiaro — per eliminare Andrea Zafferani dalla Commissione di controllo della finanza pubblica. Con questo progetto, il Governo e la maggioranza vanno a modificare i requisiti proprio per fare in modo che l’ex Segretario di Stato Zafferani non possa più ricoprire il ruolo di nomina consiliare che occupa attualmente. Qui il punto non è se Andrea Zafferani ci sia simpatico o antipatico politicamente; il problema è il metodo di governo fondato sull’arbitrio, sul sopruso, sulla prepotenza e sull’intimidazione. Noi non condividiamo affatto questo approccio, indipendentemente da chi sia il soggetto colpito, perché è una questione di metodo democratico. L’approvazione di leggi contro singole persone per motivi di rivalsa o odio politico è totalmente estranea a una logica democratica; rappresenta anzi una manifestazione di profonda piccolezza intellettuale e meschinità morale da parte di chi detiene il potere. È un atto bassissimo, specialmente quando la prepotenza è rivolta contro avversari politici che non sono nemmeno più in Aula e si trovano quindi in una condizione di relativa debolezza. È un comportamento che qualifica più chi lo compie di chi lo subisce. Invito la maggioranza e il Governo a un ripensamento, seppur tardivo. Ricordate la questione della presidenza dell’AASS quando si voleva nominare il padre del Segretario Pedini Amati? Si accorsero che mancano i requisiti, proposero di cambiare la legge con urgenza e poi, quando la candidatura saltò, l’urgenza sparì e i requisiti sono rimasti quelli di prima. Questo è il vostro modo di gestire lo Stato e la Pubblica Amministrazione: una concezione arcaica e deteriore che risente ancora del lungo periodo oligarchico vissuto dal nostro Paese. Vi ringrazio per l’attenzione e vi ringrazio anche per concederci ancora il diritto di parola in quest’Aula; chissà per quanto tempo ancora avremo questo privilegio.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Io cerco umilmente di riportare la situazione alla realtà dei fatti. Credo che con questo progetto di legge la maggioranza e il Governo stiano in realtà rafforzando le garanzie di un organismo di controllo, chiedendo l’iscrizione all’albo per tutti i membri, avvocati e commercialisti. Questo è un elemento estremamente qualificante; peraltro la maggioranza, nei tre membri che le spettavano, aveva già nominato soggetti iscritti agli albi. L’unico membro che non ha questo requisito è il signor Andrea Zafferani, ma dire che questa legge è fatta per eliminarlo è falso: nel testo è scritto chiaramente che i membri nominati prima dell’entrata in vigore rimangono in carica fino alla fine del mandato. Poiché Zafferani è stato eletto a novembre 2024, rimarrà tranquillamente in carica fino a novembre 2027; ha ancora un anno e mezzo di lavoro davanti a sé, quindi è difficile sostenere che sia una legge per cacciarlo. Vogliamo semplicemente rinforzare gli elementi di garanzia di un organismo che controlla tutte le operazioni economiche dello Stato e ci aspetteremmo che l’opposizione, alla scadenza del mandato di Zafferani, indichi un professionista con queste competenze, cosa che del resto avrebbe potuto fare già ora. Rigetto queste elucubrazioni mentali; tra l’altro mi risulta che Repubblica Futura avesse proposto Andrea Zafferani anche per un altro organismo, quindi forse anche loro pensavano che non dovesse continuare a ricoprire due ruoli contemporaneamente. Mi auguro che anche dall’opposizione si riconosca che stiamo introducendo un elemento di garanzia in più rispetto alla situazione attuale.
Segretario di Stato Marco Gatti: In parte è già stato risposto ai quesiti, ma provo a fare una sintesi. La legge 30 del 1998 prevedeva cinque membri: uno era un magistrato, tre erano nominati dal Consiglio Grande e Generale e uno dalla Commissione nazionale delle libere professioni. Con la legge del 2011 la figura del magistrato è sparita, lasciando quattro membri al Consiglio e uno alle libere professioni. Come spiegato nella relazione, le modifiche del 2023 hanno introdotto cambiamenti importanti sulla legittimità degli atti amministrativi e c’è stato un confronto approfondito con la Commissione stessa. Proprio i membri della Commissione ci hanno rappresentato le loro difficoltà: in alcuni casi non avevano nessun esperto giuridico al loro interno perché erano stati nominati tutti commercialisti. Da qui nasce la necessità di prevedere obbligatoriamente almeno due figure legali, avvocati o notai, per verificare la piena legittimità degli atti e la loro corrispondenza alle norme. Le competenze economiche e giuridiche devono viaggiare insieme affinché l’organismo sappia leggere i numeri e sappia trasferire al Consiglio valutazioni corrette. Abbiamo scelto professionisti iscritti agli albi perché questo offre garanzie doppie: rispondono al codice etico della PA ma anche a quello del proprio ordine di appartenenza, che spesso è molto più rigido. Un professionista ha molto più da perdere se tiene un comportamento non regolamentare — rischiando persino la sospensione dall’albo — rispetto a un pensionato che, pur essendo stato un bravo dirigente in carriera, oggi non ha le stesse forme di tutela professionale. Inoltre, nel 2011 erano spariti per distrazione dei requisiti di incompatibilità fondamentali, come l’esclusione di membri del Congresso di Stato o di chi lavora in aziende pubbliche sottoposte ai controlli della Commissione stessa; noi oggi li abbiamo semplicemente reintrodotti. Non è affatto una scelta punitiva, non ho nulla contro i membri attuali, ma abbiamo valutato che questo rafforzamento dei requisiti dia maggiori garanzie a tutto il sistema.
Comma 18: Progetto di legge qualificata “Istituzione di una Commissione d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche e/o amministrative relative alle gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori” (presentato dai Gruppi Consiliari Repubblica Futura, Domani-Motus Liberi e Movimento Civico R.E.T.E.) (II lettura)
Gaetano Troina (D-ML): Questo progetto di legge, che affrontiamo oggi, nasce direttamente dalla necessità di fare chiarezza sull’accadimento di fatti gravissimi, un caso noto che abbiamo già discusso più volte in quest’Aula negli scorsi mesi. Dal nostro punto di vista di forze di opposizione, è un tema che non è stato affrontato né dal Governo né dalla maggioranza con i dovuti approfondimenti che la gravità della situazione richiedeva. Oggi discutiamo il testo in seconda lettura, ma nel frattempo abbiamo appreso dei dettagli che, onestamente, ci preoccupano molto e che dimostrano ancora una volta quale sia l’approccio purtroppo superficiale a questi temi così sensibili, che hanno scosso profondamente la sensibilità di tutta la cittadinanza. Abbiamo scoperto che, mentre si cercava di capire come far funzionare questa commissione tecnico-amministrativa — che la maggioranza e il Governo hanno deciso di istituire sulla base di un semplice ordine del giorno, quindi senza una vera norma che ne disciplinasse i poteri o il funzionamento — i lavori sono andati avanti in modo del tutto parziale. In sostanza, è stata già prodotta una relazione finale senza che il membro nominato dalle opposizioni sia stato messo minimamente nelle condizioni di partecipare ai lavori. Quella che abbiamo in mano è una relazione scritta esclusivamente dai due esponenti scelti dalla maggioranza, che non ha subito alcun controllo prima del deposito; non è stata garantita la partecipazione del membro di opposizione a nessuna fase dell’attività svolta, rendendo l’intero documento inevitabilmente incompleto. Io non voglio mettere in dubbio la professionalità dei due soggetti nominati dalla maggioranza, che sono professionisti stimati e che sicuramente hanno fatto del loro meglio, ma lo scopo di questo approfondimento doveva essere l’imparzialità assoluta. Per fare chiarezza bisognava toccare tutti i tasti necessari, e questo si poteva garantire solo con una commissione che operasse nella sua pienezza e che avesse la facoltà legale di accedere ai documenti e fare verifiche serie. Onestamente, non sappiamo se queste verifiche siano state fatte, ma è certo che una commissione istituita su un ordine del giorno non ha alcun potere di legge per farlo. È mancata la facoltà di chiedere informazioni vincolanti e di ottenere risposte dagli uffici dello Stato; probabilmente i commissari hanno dovuto lavorare solo con quello che avevano a disposizione. So già che l’obiezione sarà che ci è stato chiesto più volte di nominare il nostro componente e che abbiamo tardato, impedendogli di iniziare. La verità è che le forze di opposizione hanno chiesto ripetutamente, ottenendoli solo dopo molto tempo, quali fossero i parametri, i requisiti e soprattutto i poteri di questa commissione, e queste informazioni ci sono state fornite con un ritardo oggettivo. Visto che la nostra priorità era fare chiarezza, si doveva attendere che la commissione fosse pienamente insediata prima di far partire i lavori, invece di procedere senza tutti i membri nominati. Noi continuiamo a contestare la validità di questo organismo ed è per questo che oggi siamo qui a discutere un progetto di legge per istituire una vera commissione d’inchiesta. Tutto questo dimostra che c’è una fretta eccessiva di chiudere situazioni scomode ed eliminarle dal dibattito pubblico, giustificando modalità rimediate pur di metterci una pezza. Il risultato sarà che questa situazione scandalosa finirà in una nuvola di fumo: si dirà che nessuno ha sbagliato e che è stato fatto il meglio possibile. È la solita modalità: ogni volta che emerge un problema, si cerca una via di fuga per accontentare qualcuno e poi si spera che i cittadini dimentichino tutto con il passare dei mesi, finché non arriva un nuovo scandalo a coprire il precedente. Per noi questo modo di fare è totalmente inaccettabile.
Segretario di Stato Stefano Canti: Ho ascoltato il riferimento del consigliere Troina a nome dell’opposizione e devo dire subito che da parte nostra non c’è stata alcuna fretta nel portare avanti il lavoro. Voglio ricordare a tutti che il 18 settembre quest’Aula parlamentare, con un ordine del giorno di maggioranza, ha dato un mandato preciso al Governo e al sottoscritto: istituire una commissione tecnico-amministrativa di tre membri per fare luce sulla vicenda degli abusi sessuali sui minori. Era un obbligo per me dare attuazione a quel mandato del Parlamento, non potevo certo aspettare i tempi comodi dell’opposizione. Dopo l’approvazione di quell’ordine del giorno, che chiudeva un dibattito in cui avevo riferito passo dopo passo ogni dettaglio della vicenda del pedofilo, ho fatto numerosi incontri con maggioranza e opposizione. Ho portato il tema in Commissione Giustizia per tre volte, cercando di condividere le ‘regole d’ingaggio’, ovvero i profili professionali e i compensi dei membri da nominare. L’8 gennaio era ormai tempo di stringere i tempi: la maggioranza mi ha dato i suoi nominativi mentre l’opposizione continuava a temporeggiare. Ho mandato diverse mail chiedendo la nomina del terzo membro per poter costituire formalmente la commissione e sottoporre la delibera al Congresso di Stato il 13 gennaio. Poiché il nominativo dell’opposizione non arrivava, io ho proceduto comunque nominando due membri su tre in virtù del mandato ricevuto. Questi componenti hanno iniziato a lavorare, hanno richiesto la documentazione e il 16 marzo hanno completato l’iter depositando la relazione presso la Segreteria Istituzionale. Nel frattempo l’opposizione ha fornito il suo nome solo il 12 febbraio e noi abbiamo prontamente nominato il terzo membro, ma la sua legittimazione è arrivata proprio in concomitanza con la fine del lavoro degli altri due. Di fronte a questo disguido, sono tornato in Commissione Giustizia per informare tutti, poiché i due membri che avevano già depositato volevano sapere come comportarsi con il terzo collega. Ho agito con trasparenza, senza nascondere nulla, rispettando la morale e la legge. La Commissione Giustizia ha deliberato di concedere al terzo membro altri 60 giorni per svolgere il suo lavoro; è tutto a verbale. Il 26 marzo sono andato in Congresso di Stato e ho dato attuazione a quella decisione, permettendo al terzo membro di fare la sua relazione. Ad oggi lui sta già lavorando, ha firmato l’incarico ed è operativo. Intanto la relazione dei primi due membri è già nelle mani di tutti i consiglieri per un disguido degli uffici che l’hanno inviata a tutti. Posso concludere dicendo che il lavoro fatto sulla vicenda del pedofilo non ha implicazioni di alcun genere e l’analisi della relazione, che avremo modo di approfondire in una prossima seduta, conferma che ho operato nel pieno rispetto della legge. L’unico punto critico evidenziato è che il reo, Stephen James Raul, al momento dell’iscrizione alle liste di collocamento ha omesso di dichiarare i procedimenti penali pendenti in Italia. Se l’ufficio lo avesse denunciato allora, lui non sarebbe mai entrato nella Pubblica Amministrazione. Avremo modo di discutere tutto in un comma apposito, ma ci tengo a ringraziare i due membri di maggioranza per la loro relazione pulita e rigorosa. Ascolterò le polemiche dell’opposizione, ma il lavoro è stato fatto correttamente.
Enrico Carattoni (Rf): Segretario Canti, pare proprio che lei le polemiche se le vada a cercare anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Oggi discutiamo in seconda lettura un progetto di legge per istituire una vera commissione d’inchiesta su una circostanza gravissima: la condanna in Italia di un cittadino residente a San Marino per abusi sessuali su minori. Il punto non è il fatto in sé, già punito dall’autorità giudiziaria italiana, ma le eventuali responsabilità dell’amministrazione e dei membri del Congresso di Stato. Come è possibile che nessuno si sia accorto della pendenza penale di questa persona fino alla richiesta di estradizione? Eppure era un dipendente pubblico che lavorava nelle scuole dell’infanzia ed elementari. C’è stata un’inerzia inaccettabile nell’allontanarlo. La maggioranza ha risposto con un pastrocchio: una commissione tecnico-amministrativa che crea distorsioni. L’ordine del giorno del Consiglio parlava di accertare responsabilità, ma poi la delibera del Congresso di Stato ha cambiato i criteri, parlando solo di come evitare casi futuri. Perché il Congresso si è intromesso cambiando il mandato del Parlamento? Il problema è che la commissione tecnico-amministrativa è un’invenzione che non esiste nel nostro ordinamento. Quando il Consiglio vuole indagare deve usare la commissione d’inchiesta regolamentata, che ha poteri certi. Qui abbiamo dato incarico a privati cittadini senza una legge che permetta loro di accedere ai documenti, interrogare persone o verificare la verità. È stata un’invenzione per evitare di chiarire temi che la popolazione sente tantissimo. Si è creato un corto circuito serio. L’opposizione nomina un membro e invece di livellare i termini per farli lavorare insieme, lei ci dice che quando il nostro membro accetta, gli altri hanno già finito. Cosa dovrebbe fare ora, firmare una relazione che non ha scritto? È una gestione approssimativa che fa accaponare la pelle, specialmente su una vicenda di una gravità inaudita come gli abusi sui minori. Lei dice di aver ricevuto rogatorie e documenti, ma noi non abbiamo visto nulla. Come opposizione abbiamo il diritto di svolgere un controllo chiaro e preciso sull’attività del Governo. Di fronte a questo esito impietoso, è ancora più fondamentale istituire una vera commissione d’inchiesta.
Gaetano Troina (D-ML): Il collega Carattoni è stato puntualissimo sulle criticità di questa vicenda. Emerge una discrepanza tra quanto dice il Segretario Canti e quanto avvenuto in Commissione Giustizia. Ricostruiamo: il problema nasce da un dibattito in Consiglio che ha mostrato l’incapacità di gestire tempestivamente una situazione delicata. Siamo convinti che la Segreteria alla Giustizia non abbia preso di petto la situazione con gli approfondimenti necessari. Il Congresso di Stato, che doveva restarne fuori, è intervenuto a gamba tesa con una delibera che ha fatto partire solo i due membri di maggioranza, senza poteri legali e con un disciplinare che nessuno ha visto. Vorrei sapere dal Segretario se gli uffici hanno fornito tutta la documentazione richiesta o se qualcuno ha opposto segreti e vincoli. Se io fossi un dirigente e ricevessi richieste da privati senza un incarico di legge, risponderei: Ma voi chi siete per chiedermi documenti riservati? Senza una legge non si capisce su che base siano state date le informazioni. È un corto circuito che vi siete creati da soli. Avete fatto lavorare i membri di maggioranza senza aspettare quello dell’opposizione, che ora si trova nell’imbarazzo di dover chiedere integrazioni, magari costringendo gli uffici a ripetere tutto il lavoro. Non è una cosa normale. Visto che avete compromesso l’efficacia di questo lavoro, abbiate il coraggio di approvare questo progetto di legge e fare finalmente chiarezza con i poteri dati dal Parlamento, non con i pastrocchi del Congresso.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Faccio fatica a tacere di fronte alle falsità dette dal Segretario Canti e invito i membri di maggioranza della Commissione Giustizia a prendere le distanze da queste boiate, perché usare il microfono così non è accettabile. Segretario, lei è falso come una moneta da tre euro: la Commissione Giustizia non ha fatto alcuna deliberazione per dare altri 60 giorni al terzo membro. Abbiamo solo preso atto del fatto che lei aveva già fatto una delibera del Congresso per correggere il tiro. Non abbiamo votato nulla, non c’è stata alcuna copertura politica condivisa. Lei aveva solo fretta di consegnare le chiavette sui bulgari, questa è la verità che emergerà dai verbali. Il dibattito è di settembre 2025, ma solo a gennaio 2026 lei ha nominato i suoi due membri. È stato un errore non uscire subito con un indirizzo concordato. Il vostro ordine del giorno era vago, non diceva nulla su professionalità, compensi o poteri, tanto che ha dovuto inventarsi un regolamento in Congresso. Dal 12 febbraio, quando abbiamo dato il nome, lei ha aspettato venti giorni per fare la delibera di incarico, e la legittimazione è arrivata guarda caso il 16 marzo, lo stesso giorno della relazione degli altri due. Non poteva fare una telefonata ai suoi commissari dicendo di aspettare il collega dell’opposizione? Ma c’è una cosa ancora più grave: lei ci ha girato i file della sentenza di condanna senza celare i nomi dei quattro bambini coinvolti. È una superficialità inaudita. Forse non li avete oscurati perché non erano sammarinesi? Se fossero stati nostri cittadini sarebbe successo un finimondo. Ora il terzo membro cosa deve fare? Chiedere il permesso ai due di maggioranza? Nella delibera lei scrive che la commissione può accedere ad atti riservati e forze dell’ordine, ma i due commissari hanno persino preteso i verbali della Commissione Giustizia senza averne diritto, e noi abbiamo dovuto dire di no. C’è bisogno di fare chiarezza perché quattro sammarinesi che lavoravano nelle società sportive testimoniarono al giudice italiano il giorno dopo i fatti, dicendo chiaramente che non volevano più quella persona vicino ai bambini. Eppure questa cosa è esplosa solo quattro anni dopo, e in quegli anni lui è rimasto in quell’ambiente. Quei bambini sono cresciuti con un trauma e noi non abbiamo nemmeno gli strumenti umani per affrontare politicamente certi casi. Ho fatto un’interpellanza per capire il regime carcerario del reo, ma la verità è che lei, Segretario, è venuto qui a dire falsità. Spero che i suoi colleghi di commissione abbiano l’onestà intellettuale di smentirla.
Sara Conti (Rf): Permettetemi di iniziare dicendo che trovo davvero avvilente assistere a questo disinteresse generale in Aula; è triste vedere che un dibattito così importante non sia minimamente sentito da gran parte dei presenti. Purtroppo, tutto viene ridotto a una sterile polemica politica, quando invece stiamo parlando di qualcosa che tocca nel profondo le nostre istituzioni e l’intera comunità sammarinese. Mi crea molto disagio constatare che, di fronte a una vicenda terribile come quella del pedofilo sammarinese arrestato in Italia per violenza aggravata e ripetuta sui minori — perché questa è l’imputazione, ricordiamolo bene — quest’Aula si limiti a trattare il caso come un semplice scontro tra fazioni. Vedere che l’opposizione fa una proposta per una commissione d’inchiesta e che non ci si degna nemmeno di entrare nel merito della questione è, lo ripeto, assolutamente mortificante. Quello che abbiamo fatto noi è proporre l’istituzione di una commissione d’inchiesta, e non certo per lanciare accuse preventive o per esercitare una qualche forma di persecuzione, ma perché riteniamo che in un caso del genere sia doveroso e rispettoso verso la cittadinanza, così colpita e scossa, accertare se esistano delle precise responsabilità politiche e amministrative. Non vogliamo limitarci agli aspetti tecnici, vogliamo chiarezza anche sul piano politico. Ricordo al Segretario di Stato alla Giustizia che proprio nella sua relazione, quando portò per la prima volta il dibattito in quest’Aula ricostruendo la vicenda in ordine cronologico, emergeva un dato inquietante: il soggetto in questione è stato condannato nell’aprile del 2025, la Segreteria alla Giustizia ne è stata informata a giugno 2025 eppure, per mesi, non è stato fatto nulla. Il Segretario stesso dice nella sua relazione di aver portato il caso in Congresso di Stato il 3 luglio, ma ancora una volta non ci fu alcuna reazione concreta fino all’arresto del soggetto, avvenuto a fine agosto. Quindi noi ci troviamo in una situazione in cui, da giugno ad agosto — dando per scontato che prima di giugno a San Marino nessuno sapesse nulla — nessuno ha mosso un dito per allontanare questo individuo dal suo posto di lavoro, dove era costantemente a contatto con dei minorenni. Colleghi e colleghe, ma a voi sembra normale una cosa del genere? Vi pare che non ci sia nulla di cui discutere o su cui indagare? Io sono profondamente indignata da questo silenzio e sono convinta che le persone si aspettino dalle istituzioni un approccio serio, trasparente e coraggioso. Dobbiamo capire se ci sono state delle falle nel sistema amministrativo o se ci siano state negligenze politiche; lo dobbiamo alla nostra comunità, alle famiglie e soprattutto ai minori coinvolti. Per questo le opposizioni hanno depositato questo progetto di legge e ci aspettiamo che tutta l’Aula, e non solo una parte, dimostri la trasparenza necessaria per affrontare questa ferita. Per noi è un dovere, voi farete la vostra scelta.
Mirko Dolcini (D-ML): Ci ritroviamo a parlare di questo caso di pedofilia che purtroppo è diventato un tema di stretta attualità a San Marino, oggi ancor di più visto che è un punto centrale del nostro ordine del giorno. Purtroppo la pedofilia è un’emergenza non solo locale ma internazionale, e oserei dire persino geopolitica; penso ad esempio agli “Epstein Files” di cui in quest’Aula non si è praticamente mai parlato, nonostante solitamente siamo i primi a commentare gli scandali di portata mondiale. Mi rendo conto che affrontare certi argomenti è difficile perché, per quanto San Marino ne sia stato solo sfiorato, sono temi che intossicano l’anima. Tuttavia, siamo costretti a occuparci di questo caso specifico, del signor James, ma ho l’impressione che non lo stiamo facendo con la sensibilità e l’accortezza che una vicenda simile richiederebbe. Lei, Segretario Canti, si difende dalle accuse sostenendo di aver operato correttamente istituendo una commissione amministrativa limitata, priva tra l’altro del membro di minoranza; lei dice di aver rispettato le regole e le delibere, ma la politica, intesa nel suo senso più nobile e virtuoso, è l’arte di governare un Paese con buon senso, empatia e una sensibilità che non può essere comune, ma deve essere ricercata. Non possiamo pensare di risolvere una questione morale così profonda dicendo semplicemente di aver rispettato i cavilli o le norme burocratiche. È nato un comitato di cittadini su questo argomento e noi abbiamo il dovere di essere empatici con chi ha vissuto questi problemi sulla propria pelle. Come opposizione volevamo una commissione di natura molto più forte e incisiva; il problema non sono le professionalità nominate dalla maggioranza, che sono sicuramente competenti, ma il fatto che non si può affrontare un tema così delicato con una commissione “sui generis”, ridotta nei numeri e senza la partecipazione dell’opposizione. Non è possibile andare avanti così: dobbiamo recuperare il senso di tutela della collettività e dei soggetti più deboli. Sono rimasto sorpreso e amareggiato da quanto ho ascoltato in Commissione Giustizia, ma ora chiedo alle Loro Eccellenze, nel limite dei loro poteri di garanti dell’ordinamento e dell’equilibrio istituzionale, di fare molta attenzione. Se c’è anche solo il minimo sospetto che non vengano rispettate le regole e le garanzie necessarie per il bene della collettività, allora questa diventa una vera e propria emergenza morale e istituzionale che va risolta con urgenza.
Matteo Casali (Rf): Devo dire che trovo piuttosto imbarazzante il disimpegno dimostrato dalla maggioranza; non riesco a capire se stiano lasciando solo il Segretario Canti o se ci troviamo di fronte al classico muro di gomma. Vedremo come andrà la votazione, ma ho il tragico sospetto che la risposta sia la seconda. I fatti sono stati ricordati più volte: un personaggio condannato definitivamente in Italia a 4 anni e 4 mesi per violenza sessuale aggravata e continuata sui minori, residente a San Marino, non solo circolava liberamente, ma nonostante un provvedimento restrittivo che fuori confine lo interdiceva perpetuamente dagli incarichi scolastici, nel nostro Paese beneficiava di un lavoro temporaneo proprio negli asili nido. Gli abusi risalgono al 2021, la condanna definitiva è dell’aprile 2025 e l’arresto è avvenuto a fine agosto 2025. Voglio innanzitutto mandare un messaggio di sincera solidarietà alle vittime e alle loro famiglie; qui non stiamo facendo giochi politici sulla loro pelle, stiamo parlando di una tragedia che ha segnato la loro vita e il nostro pensiero va prima di tutto a loro e allo sforzo enorme che stanno compiendo per lasciarsi tutto questo alle spalle. Ricordo bene la prima conferenza stampa del Congresso di Stato, dove si disse subito “nessuna caccia alle streghe, siamo tutti padri” e si invocò immediatamente il buco normativo. In pratica, la linea difensiva è stata che dal 2021 nessuno sapeva niente e che bisogna cambiare le regole tra le procure italiane e il nostro tribunale. Ma io mi chiedo: è stato fatto qualcosa in questi mesi per risolvere questo problema? O siamo tutti troppo impegnati a pararci la schiena incolpando le norme senza muovere un dito per cambiarle? Ricordo poi il passaggio imbarazzante della relazione del Segretario Canti: i membri della Commissione Giustizia la sbugiardarono chiaramente dicendole che la sua ricostruzione cronologica non coincideva con quanto riferito in Commissione. Eppure la commissione amministrativa composta dai soli membri di maggioranza dice che lei ha fatto tutto bene; ci mancherebbe altro! Emerge però un dato certo: dal 18 giugno al 6 agosto 2025, mentre il reo lavorava come cuoco nelle nostre scuole per l’infanzia, tutti gli organismi, dal Congresso di Stato al tribunale, sapevano come stavano le cose e non hanno fatto nulla. Ci venite a dire che non potevate intervenire? Sarebbe bastata una verifica minima. Se le forze dell’ordine monitoravano i suoi spostamenti, qualcuno si sarà pur chiesto cosa andasse a fare ogni giorno in un asilo nido! Bastava verificare la sua dichiarazione mendace per allontanarlo immediatamente, e invece si è preferito aspettare, esponendo altri innocenti a rischi gravissimi per due mesi. Questo è un tema da commissione d’inchiesta, non da commissione amministrativa fatta in casa. Ci sono responsabilità politiche e amministrative pesantissime: qualcuno doveva porsi delle domande e non l’ha fatto. Ammesso e non concesso che la politica non sapesse nulla dal 2021, dal 18 giugno 2025 sapevate tutti tutto. Segretario, le racconto un aneddoto: una volta un suo collega rispose a un direttore che chiedeva controlli di gestione dicendo che “la politica non ha bisogno di queste cose perché la politica sa tutto”. Ecco, a quanto pare la politica sa quanti bulloni ci sono nei magazzini dei lavori pubblici, ma ignora che un pedofilo lavori nelle nostre scuole. Trovo poi scandalosa la volontà di inventarsi uno strumento inesistente come la “commissione tecnico-amministrativa” solo per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, cercando di placare l’opinione pubblica senza fare vera chiarezza. E che dire della sciatteria — sperando sia solo sciatteria e non volontà precisa — con cui è stato impedito al commissario delle opposizioni di partecipare ai lavori? Lo avete nominato con un ritardo pazzesco, dopo 2000 radiografie per vederne l’idoneità, e la delibera di legittimazione è arrivata beffardamente lo stesso giorno in cui i due membri di maggioranza hanno depositato la relazione finale. Nessuno li ha avvisati? Nessuno li ha fermati per farli lavorare insieme al collega? Questa è una pagina buia che questo Governo vuole insabbiare mettendo la testa sotto la sabbia, e mi dispiace che la maggioranza digerisca anche questo. Quando si passa sopra a questioni umane così gravi, non dovrebbero esserci schieramenti, ma solo il desiderio di usare gli strumenti della legge per fare chiarezza fino in fondo. Spero vivamente di essere smentito dal voto e che questa legge passi.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Cercherò di riprendere il filo del discorso partendo proprio dall’oggetto di questo comma, ovvero la seconda lettura della commissione d’inchiesta per indagare sulle responsabilità politiche e amministrative relative alla gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori. Vorrei ricordare che, fin dalla proposta iniziale, l’opposizione ha insistito sulla tesi di una responsabilità certa di qualcuno, puntando il dito contro il Governo, il tribunale o l’amministrazione, basandosi sul fatto che Stephen James Raul avesse continuato a lavorare a San Marino nonostante le condanne in Italia. Dobbiamo ricostruire i fatti: innanzitutto, il riferimento molto esauriente dei Segretari alla Giustizia e agli Interni che avevano raccolto informazioni da tutti gli organi coinvolti, spiegando tutti i passaggi svolti, ma che l’opposizione non ha ritenuto sufficiente. Certamente qualcosa non ha funzionato se una persona ha potuto rendere una dichiarazione mendace alla pubblica amministrazione senza essere scoperta subito; ma purtroppo il nostro sistema si basa sulla fiducia nelle autodichiarazioni, prevedendo sanzioni penali per chi dichiara il falso. Dopo la relazione è stata sporta denuncia per falso contro il signor Raul. La scelta della maggioranza è stata quella di istituire una commissione tecnico-amministrativa, uno strumento che non è affatto un’invenzione dell’ultimo minuto, visto che è stato utilizzato con successo in passato sia per il caso Cassa di Risparmio che per Netco, lavorando con ottimi risultati. L’opposizione sostiene che ci sia stato un tentativo di escluderla dalle nomine, ma la verità è che il loro nominativo è arrivato con un mese e mezzo di ritardo rispetto a quelli della maggioranza; nel frattempo, l’avvocato Burgagni e l’avvocato Cherubini, professionisti autorevoli in cui tutto il Parlamento può riconoscersi, hanno iniziato i lavori. Quando il Segretario ci ha riferito che la relazione era stata depositata proprio mentre il terzo membro veniva legittimato, l’orientamento della Commissione Giustizia è stato quello di concedere a quest’ultimo altri 60 giorni per valutare, integrare o contestare il lavoro già svolto. Io non ho ancora letto la relazione perché aspetto l’integrazione del membro dell’opposizione, che spero possa rassicurarci sull’accuratezza delle verifiche. Non possiamo però negare che il problema di fondo risieda nelle regole attuali del sistema giudiziario italiano, che non comunica automaticamente certi atti agli altri Stati. Non è una colpa che si può addebitare direttamente al Governo o all’amministrazione se un soggetto dichiara il falso per eludere i controlli. La maggioranza ha cercato di far partire i lavori della Commissione tecnica il prima possibile anche per risolvere questi “vulnus” normativi e verificare se ci fossero stati ammanchi nelle procedure. Spero che nessuno voglia davvero speculare sulle spalle dei bambini che hanno sofferto per fare una battaglia politica; sarebbe squalificante per tutti noi. Per questi motivi, l’auspicio della maggioranza è che il progetto di legge per la commissione d’inchiesta venga bocciato, per permettere alla commissione tecnica di completare il suo incarico senza strumentalizzazioni.
Andrea Menicucci (Rf): Intervengo per ripercorrere brevemente i passaggi cruciali di questa vicenda, perché non possiamo limitarci all’ultimo periodo senza capire come siamo arrivati ad avere un condannato per reati così terribili all’interno di un asilo nido della nostra Repubblica. Stando a quanto scritto dal Segretario Canti nella sua relazione, i fatti contestati al soggetto risalgono al periodo tra giugno 2021 e luglio 2021. La Segreteria alla Giustizia è stata informata ufficialmente il 18 giugno 2025. Solo il 30 giugno, lasciando trascorrere due settimane preziose, è stato informato il tribunale e dal 2 luglio 2025 l’intero Congresso di Stato sapeva che a San Marino circolava un cittadino condannato in Italia in tre gradi di giudizio per abusi sui minori. L’arresto è avvenuto solo il 23 agosto 2025. Noi vogliamo una commissione d’inchiesta politica proprio per capire cosa sia successo in quella finestra di due mesi, tra il 18 giugno e il 23 agosto, quando il Segretario di Stato sapeva e nessuno ha adottato il principio di precauzione. Perché non si sono investigate subito le abitudini e il luogo di lavoro di questo soggetto? Nella relazione di settembre si legge che le forze dell’ordine lo stavano monitorando già dall’estate per capire se fosse sul territorio, ma allora come è possibile che nessuno sapesse che lavorava in una scuola a contatto con dei bambini? Avete permesso che restasse al suo posto nonostante la condanna definitiva oltre confine. L’ordine del giorno di settembre prevedeva una commissione amministrativa per rafforzare le sanzioni e colmare i vuoti normativi, ma ad oggi non abbiamo sentito da parte sua, Segretario, alcuna proposta concreta da portare all’attenzione dell’Aula. Non è una questione politica, è una questione di controllo sull’operato del Governo. Sentirla dire che ha semplicemente seguito la legge e che ha la coscienza a posto è vergognoso; un rappresentante delle istituzioni deve fare di tutto per limitare al minimo i rischi per la popolazione, specialmente per i minori. I cittadini meritano di sapere perché abbiamo dovuto aspettare l’arresto in Italia prima di vedere rescisso il suo contratto di lavoro. Perché non è stato allontanato prima dai luoghi frequentati dai bambini? La nostra richiesta di commissione d’inchiesta ruota attorno a questa inazione durata due mesi. Infine, voglio sottolineare che il nostro membro è stato messo in condizione di lavorare solo a relazione già scritta non per nostra colpa, ma perché gli sono state fatte 2000 radiografie per rallentarne l’inserimento.
Antonella Mularoni (Rf): Noto che in questo dibattito parla praticamente solo l’opposizione; non so se abbiate delegato il collega Ciavatta a parlare per tutti o se ci sia un imbarazzo generale. Segretario Canti, quando lei dice che la commissione amministrativa ha stabilito che va tutto bene e che nessuno ha sbagliato, mi preoccupo terribilmente, perché questo significa che un fatto del genere potrebbe ripetersi. È una mancanza di rispetto verso le famiglie che hanno figli nelle nostre scuole, dai lattanti fino agli adolescenti, che hanno bisogno di una protezione costante. Le chiedo: ma lei ha avvisato i membri della commissione che avevamo designato il nostro componente? Potevate fermare i lavori per un attimo, visto che la nomina era stata annunciata in Aula ben prima che iniziassero. Invece sembra che per voi l’opposizione non conti nulla. Se tutto è stato fatto correttamente, allora siamo di fronte a un problema enorme, perché il rischio rimane altissimo. Lei dice che nel casellario sammarinese non c’erano le condanne: bene, ma allora cosa sta facendo concretamente con il Ministero della Giustizia italiano per garantire uno scambio di informazioni più rapido? Fino a poco tempo fa i certificati arrivavano in un giorno, ora ci dicono che siccome non siamo in Unione Europea e il responsabile è andato in pensione, le informazioni tardano mesi. Lei si sta attivando per risolvere questo punto? Non può limitarsi a dire che è colpa dell’autocertificazione falsa e finisce lì. È una questione di sicurezza dei minori che deve essere la priorità assoluta per ogni adulto in questo Paese. Non vogliamo emettere condanne sommarie, ma vogliamo capire con una commissione d’inchiesta seria cosa non ha funzionato per migliorare le cose in futuro. Lei continua ad autoassolversi, ma le date parlano di una sottovalutazione grave da parte della sua Segreteria. Meno male che esiste l’Interpol e meno male che questo individuo è stato così stupido da tornare sul luogo del delitto in Italia, altrimenti chissà quanto tempo sarebbe passato ancora prima dell’arresto. Ora spero che sconti una pena adeguata a San Marino, senza ulteriori sorprese o sconti improvvisi, e che vengano attivati percorsi di recupero efficaci, ammesso che certe perversioni siano curabili, per assicurarci che non possa nuocere mai più. Invece di dirci che siete stati tutti bravi, il Governo ha il dovere di rassicurare la popolazione con misure concrete che impediscano nuovi casi analoghi. Mi auguro davvero che la commissione d’inchiesta venga approvata per fare luce sulle troppe zone d’ombra rimaste. Se non lo farete, Segretario, lei ha il dovere morale e politico di prendere in mano la situazione e attivarsi immediatamente con il suo omologo italiano. È una sua precisa competenza.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Anch’io vorrei tentare di fare una cronistoria di questa vicenda, avendola vissuta dall’interno della Commissione Giustizia. Su questo tema sono stati fatti svariati dibattiti e, purtroppo, sono state dette anche diverse falsità. Credo quindi che sia importante intervenire e ringrazio perlomeno il consigliere Ciavatta per averci messo la faccia come membro della maggioranza. Vedo che per gli altri o il tema non è di interesse oppure si preferisce non intervenire, e questo mi dispiace molto. Quando sono emersi i fatti, a fine agosto, vi è stata una convocazione della Commissione Giustizia. In quell’occasione il Segretario Canti ha relazionato ai commissari ciò che poi è stato riferito al Consiglio Grande e Generale nel mese successivo. Ricordo che l’inserimento del tema all’ordine del giorno era stato richiesto dalle opposizioni. Dalla relazione è emersa la gravità inaudita dell’episodio o, meglio, degli episodi, che hanno lasciato conseguenze pesantissime sulla serenità di bambini di appena dieci anni. Purtroppo la loro serenità è andata perduta. Oltre al fatto in sé, la vicenda ha sollevato molte perplessità per come è stata gestita, dubbi emersi fin da subito non solo tra i banchi dell’opposizione. C’è il problema dello scambio tardivo di informazioni tra le autorità dei due Stati. C’è poi il tema di un’informazione arrivata in ritardo al Congresso di Stato, che è stato avvisato il 2 luglio, ovvero quasi due settimane dopo la richiesta di estradizione. Mi chiedo perché non siano state assunte misure cautelari per tutelare i minori e l’immagine della Pubblica Amministrazione. Nonostante una condanna in primo grado, una in secondo grado e poi quella definitiva con relativa richiesta di estradizione, il soggetto ha continuato a lavorare tranquillamente nel mondo della scuola. Ci ricordiamo tutti che il suo nome era ancora nelle graduatorie pubbliche dopo gli arresti, una cosa che era emersa chiaramente anche sui social. Io non penso che sia tutto filato liscio. Probabilmente non c’è stato dolo, ma sicuramente ci sono state delle negligenze e ritengo sia dovere di quest’Aula fare chiarezza per evitare che accada di nuovo. In Commissione Giustizia abbiamo evidenziato due criticità: primo, chi sapeva dei fatti già prima della sentenza definitiva e dell’arresto? Cosa è stato fatto negli anni per tutelare i ragazzi? Per questo, come diceva il commissario Zeppa, abbiamo richiesto le sentenze dei tre gradi di giudizio. Il secondo punto riguarda la gestione post-sentenza e post-arresto, caratterizzata da troppi aspetti poco chiari. Su questo abbiamo fatto un’audizione al Dirigente Canzio per approfondire e capire cosa non abbia funzionato. Arriviamo al dibattito di settembre: la politica si è spaccata e, come Parlamento, abbiamo fatto un pessimo lavoro. Sono stati presentati due ordini del giorno diversi: l’opposizione chiedeva una commissione d’inchiesta, mentre la maggioranza una commissione tecnico-amministrativa, sul cui supporto normativo nutriamo forti dubbi. Avete deciso di procedere a colpi di maggioranza e il Segretario ora dice di voler rispettare quell’ordine del giorno. Ma mi permetta, Segretario, lei non deve rispettarlo solo nei termini che le fanno comodo. Quell’ordine del giorno richiedeva di approfondire tutti gli aspetti della vicenda e verificare eventuali negligenze, ma questo non è stato fatto. La delibera del Congresso di Stato ha un contenuto diverso rispetto a quanto richiesto dal Consiglio. Lei non deve interpretare il volere del Consiglio, lo deve rispettare. Non si può far finta che l’opposizione non avesse presentato una legge a ottobre; l’avvezzo ignorata serenamente. Eppure ci sono state interlocuzioni tra novembre e dicembre presso la Segreteria Giustizia, a cui ho partecipato anch’io. Abbiamo ribadito tre punti: vogliamo risposte sulla nostra proposta di legge per la commissione d’inchiesta; la commissione tecnico-amministrativa non esiste e non sappiamo come darle poteri d’indagine; non si possono nominare professionisti senza chiarire ruoli, poteri e compensi. Fino a gennaio la Segreteria non aveva le idee chiare. A gennaio la Segreteria ha nominato i due membri di maggioranza, mentre noi abbiamo fatto il nome il 12 febbraio perché stavamo aspettando la discussione della nostra legge sulla commissione d’inchiesta, che però non è stata inserita in discussione a gennaio come prevedeva il regolamento. Abbiamo accettato una commissione nata zoppa, ma poi è passato più di un mese prima del “disguido”. Come mai tra la nostra nomina del 12 febbraio e la delibera sono passati venti giorni? Sono stati fatti controlli sul professionista? E come mai i due professionisti di maggioranza non sono stati informati dell’arrivo del terzo collega? Perché non sono stati prorogati i termini? A fine marzo ci venite a dire che c’è stato un disguido: lo stesso giorno in cui il terzo professionista riceveva l’incarico, gli altri due consegnavano la relazione. Fa venire da piangere. Il Congresso di Stato doveva prorogare i termini con delibera. Questo disguido è una negligenza del Governo. In Commissione ci è stato risposto quasi che la relazione depositata non contasse nulla e che il terzo membro avrebbe fatto le sue valutazioni, ma quella relazione è agli atti ed è parziale. Al 7 aprile il Segretario ha continuato a parlare di un semplice disguido, accusando l’opposizione di voler solo fare polemica. Io gli ho risposto che nessuno stava facendo partite politiche e che gli unici a non essersi qualificati siete voi, che avete creato uno strumento zoppo. Le abbiamo chiesto come procedere, perché non è opportuno avere due relazioni diverse. Lei ha risposto che facevamo ipotesi campate in aria per strumentalizzare, ma non c’è stata alcuna deliberazione. Lei ha detto una falsità oggi, Segretario. È imbarazzante che la maggioranza resti in silenzio a difenderla. Come dice il collega Renzi, a questo punto dovremmo trasmettere le sedute della Commissione Giustizia alla Publifono. È evidente che tutto è stato gestito in modo superficiale. Serve una commissione d’inchiesta con tutti i crismi per fare chiarezza e dare credibilità alle istituzioni. Se non avete nulla da temere, perché siete restii a usare gli strumenti giusti? Non si può andare avanti a colpi di scuse e disguidi. Questo progetto di legge offre uno strumento per fare luce, non per fare battaglie politiche. Parlate, vi prego, dateci un riscontro se siete davvero in buona fede.
Maria Katia Savoretti (Rf): Quando si parla di violenza, e specialmente di violenza sui minori, l’argomento è estremamente delicato e tocca nel profondo la sensibilità di ognuno di noi. Per questo motivo, vista la superficialità e la mancanza di sensibilità dimostrata dal Governo nella gestione dei fatti, le critiche dell’opposizione sono più che giustificate. Caro Segretario, cara maggioranza, credo che chiunque si sarebbe preoccupato di fronte alle informazioni arrivate sul tavolo della Segreteria alla Giustizia. Invece per voi era tutto normale, ma a me pare che di normale ci sia ben poco. Di fronte a una condanna per abusi sui minori, ci si doveva comportare in modo totalmente diverso. Non possiamo accettare l’atteggiamento che lei e il Governo avete tenuto, né le giustificazioni fornite. Lei continua a dire di aver applicato la legge e che mancavano le normative per intervenire. Ma sappiamo benissimo che qualcosa si poteva e si doveva fare subito. Invece avete preso tempo, avete tergiversato e cercato scuse. Avete lasciato passare troppo tempo, mentre quella persona continuava a lavorare a contatto con dei bambini. Questo è inaccettabile e dovreste ammetterlo anche voi, invece di continuare a negare. Mi dispiace davvero. Come opposizione abbiamo cercato di farci sentire perché vedevamo che la maggioranza non stava facendo nulla. Abbiamo presentato un progetto di legge per istituire una commissione politica che vada a individuare le responsabilità, perché una commissione tecnico-amministrativa non ha alcun potere reale. Forse l’avete scelta proprio per questo, perché non volete trovare i responsabili. Segretario Canti, lei dice di aver ricevuto un mandato e di non aver potuto aspettare i tempi dell’opposizione, ma noi abbiamo fatto il nostro nome il 12 febbraio e la delibera è arrivata a marzo dopo che gli avete fatto mille radiografie; mancavano solo gli esami del sangue. Se non avevate fretta, perché non avete aspettato la nostra nomina per far partire la commissione in modo completo? Una commissione con due membri su tre non è corretta. E ora che quegli altri due hanno già redatto la relazione, il terzo membro cosa dovrebbe fare? Me lo dica lei, Segretario, visto che sembra avere sempre tutte le risposte. Dovrebbe fare una relazione da solo come membro dell’opposizione? Aspettiamo una risposta. Mi dispiace vedere che lei continua a fare pastrocchi su pastrocchi; non ne indovina una e ormai ha creato un corto circuito che fa tremare. Ha gestito con estrema irresponsabilità un tema delicatissimo. Cosa avete fatto in questi mesi? A me pare nulla. Forse sperate che passando il tempo la gente si dimentichi di questa vicenda, ma noi non lo permetteremo. Avete istituito una commissione tecnica senza nemmeno una legge che la preveda, di vostra iniziativa, e non siete riusciti nemmeno a seguire quanto scritto nell’ordine del giorno. Pensate davvero di tutelare i cittadini e i minori in questo modo? Io mi auguro di no. Le famiglie coinvolte non possono essere serene ascoltando un Governo che non vuole agire. È un comportamento poco serio. Se vogliamo davvero evitare che questi episodi si ripetano, dobbiamo agire diversamente. È inutile dire che va tutto bene o che tutto va bene, anzi che non è successo nulla, perché sappiamo tutti che non è così.
Michele Muratori (Libera): È stato detto che la maggioranza si starebbe nascondendo o che avrebbe lasciato solo il Segretario Canti, facendo muro di gomma. Non è assolutamente vero. Non abbiamo alcuna paura di metterci la faccia e lo faremo. Non voglio addentrarmi troppo nelle dinamiche della Commissione Giustizia, visto che dopo di me interverrà il collega che rappresenta il gruppo di Libera, ovvero Iro Belluzzi, che ne è anche il Presidente. Essendo una commissione che ha carattere di riservatezza, eviterò di entrare in certi dettagli per non finire in un ginepraio. Tuttavia, ci tengo a sottolineare un aspetto emerso nel dibattito. Sembra che l’opposizione, con questo progetto di legge, ci tenga assolutamente a scovare la verità e le responsabilità politiche, mentre la maggioranza vorrebbe nascondere tutto sotto il tappeto ed evitare di discutere del caso. Questa non è la verità. Anche noi in maggioranza siamo rimasti scioccati dai fatti di cronaca emersi. Anche noi siamo profondamente dispiaciuti e vicini alle vittime, ma la volontà di prevedere la commissione tecnico-amministrativa non nasce dal desiderio di nascondere nulla. Sono semplicemente due modi di interpretare il percorso, ma l’obiettivo finale di accertare la verità è identico. Non potete venire qui a dire che il vostro percorso istituzionale è migliore e che noi abbiamo trovato strategie per non arrivare alla verità; è una lettura faziosa e partitica che non corrisponde al vero. La cittadinanza deve sapere che non c’è nessuna volontà di nascondersi. Ci siamo confrontati a lungo su questa vicenda che, sebbene non sia più un fatto di cronaca recentissimo, non deve essere dimenticata. Errori ne sono stati fatti, qualcosa non ha funzionato, ma dobbiamo essere capaci di guardare avanti e trovare l’unità per intervenire sulle nostre leggi e agire preventivamente. C’è grande attesa per quello che emergerà dalla relazione. È vero che l’opposizione ha nominato il suo tecnico con tempi diversi per una serie di problemi di “misunderstanding”, e vedremo se confermerà la versione dei due membri già insediati o se ne fornirà un’altra. Io ho piena fiducia negli avvocati nominati, che conoscono bene l’aspetto giuridico della nostra realtà. In un caso così delicato, credo che far emergere la verità da un punto di vista tecnico e non politico sia la strada migliore che si potesse scegliere. Abbiamo fiducia nella commissione e siamo in attesa degli esiti. Nessuna volontà di fare muro di gomma, ma semplicemente una visione comune per far emergere la verità.
Emanuele Santi (Rete): Vedo pochi interventi dalla maggioranza, e quei pochi mi sembrano molto imbarazzati, se non imbarazzanti. Voglio ribadire che quanto accaduto un anno fa, il 25 agosto 2025, ha indignato tutta la popolazione. Quel giorno il Paese ha scoperto di avere sul territorio una persona condannata definitivamente per abusi e violenze sessuali sui minori, arrestata in Italia solo due giorni prima in seguito a un mandato d’arresto. Già questo farebbe scalpore ovunque, ma da noi è stato ancora peggio perché abbiamo scoperto che questo individuo, seppure condannato definitivamente ad aprile, ha lavorato per quattro mesi a contatto con i bambini negli asili nido. In quei giorni avevamo la fila di genitori indignati perché i loro figli erano stati a contatto con questa persona. Uno Stato che non riesce a difendere i propri bambini e permette a un condannato per abusi di fare il cuoco nelle scuole è inaccettabile. Tutti ci siamo scandalizzati, anche molti di maggioranza che oggi restano in silenzio. Poi cosa veniamo a sapere? Che al Tribunale era arrivata una comunicazione già il 18 giugno e che il 2 luglio se n’era parlato in Congresso di Stato. Eravate in dieci Segretari, possibile che nessuno abbia chiesto cosa stesse facendo quel tipo? Nessuno si è chiesto se stesse lavorando o se fosse scappato? Era a scuola! Veniamo qui per istituire una commissione d’inchiesta vera per fare piena chiarezza. Qui ci sono due possibilità: o siete stati superficiali, come in ogni cosa che toccate, oppure ci sono state coperture e volontà politiche. In questo Paese bisogna dire che ci sono cittadini che, se hanno le conoscenze giuste, possono ottenere favori anche se condannati. Voglio chiederlo chiaramente in quest’Aula: questo tipo ha dei collegamenti qui dentro? È riuscito a tenere il posto grazie a qualche favore politico? Comincio a pormi queste domande perché non credo che dal 2021 non sia arrivata nessuna richiesta d’informazione dall’Italia. Questo soggetto ha avuto tre gradi di giudizio in Italia. Com’è possibile che nessuna informazione sia arrivata al Tribunale o alla Segreteria competente? Non ci voglio credere che nessuno sapesse che era sotto processo. Eppure ha continuato a frequentare i campi di calcio e, ultimamente, faceva il bidello o il cuoco a scuola. Volete insabbiare tutto perché sapete di avere la coscienza sporca. E non parlo solo del Segretario Canti, forse è bene guardare anche alle gestioni precedenti e chiedersi come mai dal 2023 nessuno sapesse nulla. Questo è il motivo per cui serve la commissione d’inchiesta, non la farsa della commissione tecnica. Rispetto il lavoro dei tecnici, ma quella commissione parte male se conclude dicendo che è solo colpa dell’autocertificazione falsa. Non ci sto, quella è solo una parte. Mi meraviglierei se un predatore facesse dichiarazioni veritiere. Qualcuno sapeva e ha coperto. È la stessa dinamica che abbiamo visto per la questione dei bulgari in Banca di San Marino: siccome qualcuno ha la coscienza sporca, bisogna insabbiare. Mi stupisce il silenzio degli esponenti del PSD, che a settembre sembravano indignati e ora tacciono. È chiaro che volevate una relazione di sola maggioranza. Il nostro membro è stato nominato il 12 febbraio, ma ha preso possesso del ruolo solo il 16 marzo. Perché è passato più di un mese? Questa è superficialità o una volontà precisa. Vogliamo sapere quali documenti hanno analizzato, se hanno visto la corrispondenza del Tribunale e delle Segreterie. Vogliamo sapere perché ha continuato a lavorare agli asili nido. È successo solo per l’autocertificazione falsa o perché qualcuno, per una manciata di voti, gli ha concesso questo favore politico? Ho questo dubbio atroce. Abbiamo presentato questo progetto di legge perché è fondamentale fare piena chiarezza su questi fatti.
Gian Nicola Berti (Ar): Pensavo che oggi avremmo discusso della commissione d’inchiesta nel merito del progetto di legge, magari con riferimenti da parte di chi lo ha scritto per aiutarci a capire. Invece mi sembra di assistere all’ennesimo processo contro il Segretario Canti, che pare volersi caricare tutte le colpe sulle spalle; mi fa anche un po’ tenerezza. Abbiamo sentito critiche perché avrebbe aspettato una settimana a portare in Congresso un atto arrivato dal Tribunale, ma lo stesso collega Santi, così indignato, ci ha detto che loro hanno aspettato quaranta giorni per fare il nome del proprio esperto tecnico. L’obiettivo della commissione tecnica era individuare le anomalie del sistema per evitare che certi fatti si ripetano. Dovremmo partire da qui, cercando tutti insieme degli elementi. Antonella Mularoni ha fatto domande sensate: abbiamo preso accordi con l’Italia per lo scambio di informazioni su reati così delicati, andando oltre le normali regole? Se un fatto viene commesso in Italia e la condanna avviene lì, quella persona a San Marino resta formalmente un libero cittadino finché non viene arrestata oltre confine. La sfrontatezza di questo personaggio, che ha mentito all’amministrazione per lavorare in cucina, è evidente. Tutto nasce in Italia e noi non avremmo potuto metterlo in galera qui, non era nelle nostre possibilità. Dobbiamo capire che ciò che possiamo fare sono atti di pubblica sicurezza. Il benessere dell’infanzia è preminente, quindi dobbiamo trovare sistemi per raccogliere informazioni e adottare misure preventive. Ma serve davvero una commissione d’inchiesta? Secondo me no. Se vogliamo essere solleciti, una relazione tecnica risponde meglio alle esigenze di celerità. Invece l’opposizione ha tardato a fare i nomi, la maggioranza è partita e quando è arrivato il loro componente i lavori erano già finiti. Se ci tenevate così tanto, perché non avete nominato subito una persona di spessore, al di sopra di ogni sospetto? Noi abbiamo scelto professionisti credibili e senza targhe politiche. Ora volete rifare tutto? Mi sembra che stiamo dicendo le stesse cose da due anni e la discussione sta diventando stucchevole. Dovremmo discutere del progetto di legge, ma vedo che avete utilizzato lo strumento della legge qualificata, che è un errore. Per avere poteri d’indagine seri serve una legge costituzionale, come ha spiegato la Segreteria Istituzionale. Avete fatto lo stesso errore dell’altra commissione sul “piano parallelo”. Almeno qui vi siete limitati alla riservatezza, mentre nell’altro caso volevate udienze pubbliche all’americana in parallelo al Tribunale. Mi pare che si sia perso il filo logico: noi non siamo un Tribunale e non siamo giudici. Se Antonella Mularoni ha idee superiori per protocolli con l’Italia per lo scambio di dati tra pubbliche amministrazioni per evitare che casi simili si ripetano, siamo pronti ad ascoltarle. Ma ascoltando certi interventi, ho l’impressione che non interessi a nessuno il benessere dei bambini. Si cerca solo il sangue. Io preferirei prendere le distanze da questo modo di portare avanti la cosa pubblica.
Fabio Righi (D-ML): Stiamo ormai arrivando all’esito di questo dibattito generale su questa seconda lettura della legge presentata dalle opposizioni. Io non ho intenzione di ripercorrere tutte le date che i colleghi che mi hanno preceduto hanno già riportato correttamente, citando fatti e cronologia per come sono realmente avvenuti; allo stesso modo, non credo ci sia bisogno di ribadire quanto io sia ovviamente contrario alla vicenda e ai fatti che hanno caratterizzato l’agire di questa persona che si è macchiata di questo tipo di reati. Oggi però stiamo discutendo di una normativa che riguarda l’istituzione di una commissione d’inchiesta, così come proposta dalle opposizioni, e di tutto quello che è successo nel frattempo. Non siamo qui per intervenire puntualmente sul singolo caso emergenziale, perché su quello si è già cercato in qualche modo di intervenire; siamo qui per cercare di capire cosa non abbia funzionato nel nostro ordinamento rispetto a una situazione che abbiamo potuto analizzare e dove, per stessa ammissione della maggioranza, c’è stato chiaramente più di un problema. Rispetto a questo, però, subentrano degli ulteriori elementi, perché la discussione oggi non è nemmeno più questa. Il dibattito di oggi è strettamente connesso a quanto abbiamo discusso anche venerdì scorso in quest’Aula, ovvero la situazione di preoccupazione e di gravità inaudita che si è venuta a creare; una preoccupazione oggettiva su come si stia gestendo la cosa pubblica, con una normalità tale per cui vengono portati avanti, all’interno di questo contesto, degli atteggiamenti quantomeno sospetti o che fanno sorgere un’infinità di dubbi. E perché dico questo? Perché oggi stiamo dibattendo di un fatto che abbiamo appreso ormai da qualche tempo: non stiamo più discutendo della questione in sé, ma del fatto che questo Parlamento, questo Consiglio Grande e Generale, ha approvato un ordine del giorno che dava un mandato preciso. Il Consiglio si è svestito di una parte dei suoi poteri per dare mandato al Governo di compiere atti specifici, ovvero costituire una commissione tecnico-amministrativa. E guardate, non mi esprimo nemmeno sullo strumento che tecnicamente non esiste, ma focalizziamoci sul mandato: la commissione doveva avere tre membri, di cui due nominati dalla maggioranza e uno dall’opposizione. Oggi invece ci viene detto in buona sostanza che il Congresso di Stato, per mille motivi, ha violato il mandato del Parlamento e ha fatto come gli pareva, seguendo la propria strada; oggi viene qui a dirlo candidamente e, se qualcuno prova a dire qualcosa, la risposta è: “Ma voi cosa volete?”. Se non ci si rende conto, e mi rivolgo alla maggioranza tutta, ai singoli partiti e ai singoli consiglieri, che questo Paese ha preso una piega pericolosissima, allora siamo messi male. Qui c’è qualcuno che tratta il Paese, le istituzioni, le leggi e l’ordinamento come una cosa propria e ne fa quel che vuole. Ed è questa la cosa gravissima che sta succedendo a più riprese. Se non ci si rende conto di questo e se nessuno dice niente, se tutto passa come se fosse normale, allora il Paese è praticamente finito. È finito perché oggi il problema di questa commissione, rispetto a quanto accaduto, è proprio questo: l’attività del Congresso è andata oltre il mandato del Consiglio Grande e Generale, ha fatto come gli pare e si è fatto consegnare una relazione scritta dai soli due membri nominati dalla maggioranza, evidentemente al fine di far dire a quella relazione quello che volevano, senza alcun tipo di controllo da parte del membro nominato dall’opposizione. Tutto questo svilisce completamente la nostra istituzione. La mia domanda oggi è: se tutto questo passa impunito e inosservato, senza che nessuno batta ciglio, cosa ci aspetta? Ne abbiamo discusso venerdì per la formazione di un’altra commissione d’inchiesta dove le dinamiche sono le stesse: qui qualcuno tratta il Paese come cosa propria e viola sistematicamente le regole dell’ordine democratico. Non è una questione di analisi nel merito, perché sfido chiunque in quest’Aula a dire che non sia d’accordo nel fare chiarezza rispetto ai reati di pedofilia; sarebbe come dire di essere d’accordo con la pedofilia stessa, e questo non può succedere. Ma è altrettanto grave quello che sta succedendo in quest’Aula, e mi riferisco anche ai fatti di venerdì perché è tutto connesso; fa parte di una modalità che sta passando come normale, ma normale non è. Eccellenze, ormai può accadere di tutto; è difficile pensare che domani qualcuno arrivi qui con un mitra e inizi a sparare, sarebbe assurdo, anche se siete riusciti persino a mettervi le mani addosso. Ma vedere piegate le norme e il potere attribuito dall’ordinamento per l’uso e il consumo di qualcuno, solleva più di un dubbio. Qui qualcuno vuole insabbiare invece di raccontare le cose come sono andate, gettando costantemente ombre sulla gestione della cosa pubblica, ed è qualcosa di inaudito. Il problema è che tutto questo, al di là dei discorsi fatti al microfono, sta passando nei fatti senza colpo ferire. Partiamo da un punto fermo: quest’Aula ha approvato un ordine del giorno che attribuiva al Congresso di Stato il potere di istituire una commissione di tre membri. Quella commissione è stata composta da tre membri o da due? Chi si è preso il diritto di andare contro l’ordine del giorno e dare il potere di andare avanti a una commissione di due persone? L’organo non è stato legittimamente composto in base al mandato ricevuto, c’è stato un “ultra mandatum”, si è andati oltre il mandato dell’Aula. Vi va bene così? O l’Aula oggi ratifica questo operato, oppure c’è un problema grosso. Ma come fa il Consiglio a ratificare quel che è stato fatto? Sto finendo il tempo ed è sempre complicato parlare di queste cose, però volevo concentrarmi su questo aspetto perché guardo le facce della maggioranza e vedo che non sanno più cosa raccontare. La situazione è questa: si doveva integrare il componente, allungare il termine e completare la relazione insieme. Fatta così, la cosa getta più di un dubbio e più di un sospetto che è legittimo avere dai banchi dell’opposizione. Segretario, non è nulla contro di lei, però le cose bisogna farle bene e non “purché sia”, soprattutto quando sono materie così delicate. Il problema è che sembra ancora una volta una manovra con una targa politica precisa per nascondere qualcosa, e questo è un problema enorme.
Miriam Farinelli (Rf): Sarò molto breve nel mio intervento, ma desidero ringraziare di cuore tutti i colleghi dell’opposizione che sono intervenuti perché hanno ricostruito una cronistoria davvero dettagliatissima di questi fatti, di questi brutti eventi. Quello che mi preme sottolineare, dopo aver ascoltato con molta attenzione per oltre tre ore tutti gli interventi, è ciò che mi è rimasto dentro. Mi è rimasta addosso una sensazione importante: la sensazione che ci sia la volontà di nascondere i fatti, ed è una cosa molto banale. Di fronte alla negazione di una commissione d’inchiesta a favore di una commissione tecnico-amministrativa, questa sensazione in me si fa ancora più vera. Fin da quando ero piccola mi hanno insegnato che quando c’è una verità da nascondere è inutile inventarsi lacci e lacciuoli; è inutile cercare di coprire perché più si copre e peggio è. La verità paga sempre: può bruciare, può non essere sempre gradita, però la verità paga davvero sempre. Una commissione d’inchiesta sarebbe stata l’occasione per far crescere tutti noi e invece no, ancora una volta si cerca di coprire tutto per segnare l’ennesima brutta pagina della storia di questo Paese.
Luca Lazzari (Psd): Vorrei tornare per un momento al dibattito di settembre. In quell’occasione avevo provato a ricostruire l’intera vicenda partendo da due domande fondamentali: perché questo individuo non è stato arrestato prima e perché non è stato estradato? La risposta, se proviamo a riassumerla, risiedeva in diversi fattori. Da un lato c’era un limite giuridico oggettivo: le sentenze straniere non sono esecutive automaticamente a San Marino e noi non facciamo parte del sistema del mandato d’arresto europeo. Dall’altro lato c’era una nostra scelta precisa, ovvero la non estradabilità dei cittadini sammarinesi, che è sì una clausola di sovranità ma che in casi come questo diventa purtroppo un problema. C’era poi il tema della cooperazione, perché senza una richiesta formale dallo Stato estero il nostro tribunale non può muoversi, e c’era il tema dei tempi, perché strumenti come il trasferimento dell’esecuzione della pena non sono affatto immediati. Ma c’era poi il punto più pesante: c’è stato un momento in cui lo Stato sapeva e in quel frangente non bastava più dire che le norme non aiutavano; lì serviva più attenzione, più rapidità e più iniziativa. Questa è la fotografia della situazione: non c’è stata un’unica cosa che non ha funzionato, ma un incastro di limiti giuridici, di tempi, di procedure e anche di scelte operative. Questo però non rende le cose meno gravi, anzi, perché il risultato finale è stato lo stesso: un uomo condannato per fatti gravissimi è rimasto libero in mezzo ai minori e questo, per uno Stato, è un problema serio. A settembre il Consiglio ha fatto una scelta e non è rimasto fermo; ha votato l’ordine del giorno e ha indicato una strada, quella della commissione tecnico-amministrativa. È stata una scelta politica consapevole e secondo me bisogna ricordare perché si è preferito quello strumento rispetto a una commissione d’inchiesta. Intanto perché la commissione d’inchiesta non è uno strumento ordinario, ma uno strumento speciale e molto forte che ha poteri incisivi, ma soprattutto perché è uno strumento squisitamente politico. Le commissioni d’inchiesta si muovono in modo pesante e lo fanno in mezzo alle persone; in questo caso parliamo di minori e il rischio è che, senza volerlo, si finisca per schiacciare proprio chi si vorrebbe tutelare. Non è una questione teorica. Le commissioni usano audizioni, richieste di atti, ricostruzioni; tutto questo su una materia così sensibile richiede una cautela enorme. Prima il consigliere Zeppa ha fatto riferimento a un errore che si è verificato all’interno della Commissione Giustizia e questo mi ha convinto ancora di più che la commissione d’inchiesta potrebbe essere uno strumento pericoloso su un tema così delicato. Questo è il motivo principale per cui a settembre si è scelto la commissione tecnico-amministrativa che, è vero, non esiste come figura tipizzata nel nostro ordinamento e non c’è una legge che la disciplini; proprio per questo bisogna spiegare bene cosa non è. Non è una commissione d’inchiesta, non esercita poteri verso l’esterno, non acquisisce atti con forza propria e non sostituisce né il Consiglio né l’autorità giudiziaria. È dunque uno strumento leggero, di lavoro e di ricognizione, che serve a mettere insieme le informazioni interne all’amministrazione, a ricostruire i passaggi e a capire dove siano stati i problemi. Insomma, non decide, non giudica e non accerta responsabilità, ma aiuta il Governo a orientarsi. La sua legittimazione non nasce nel vuoto, ma da un ordine del giorno votato da quest’Aula e poi concretizzato in una delibera operativa. Non è uno strumento inventato per insabbiare, ma uno strumento atipico usato per una funzione interna limitata. Si può discutere se sia sufficiente, ma questo è il suo senso. C’è poi un altro dato: in quella commissione era previsto anche un membro dell’opposizione. Quel nome non è arrivato subito, ma va detto che non sono arrivati subito nemmeno i nomi della maggioranza, nonostante il Segretario Canti avesse iniziato a richiederli già a ottobre. I ritardi sono dipesi in parte dal fatto che non fossero stati definiti i compensi, gli ambiti di giurisdizione o le funzioni. Forse da parte dell’opposizione c’era l’intenzione di arrivare a questo momento per vedere se si poteva percorrere un’altra strada, ma va riconosciuto che il ritardo ha riguardato tutti i gruppi. Il nominativo dell’opposizione è arrivato poi con un mese di ritardo e gli altri membri intanto hanno iniziato il lavoro; è chiaro che adesso si è creata un’anomalia. Non so in che maniera si possa intervenire, certo è che sarebbe utile che anche il commissario dell’opposizione potesse intervenire su questa relazione. Sulla relazione stessa io farei un passo di cautela perché è un documento articolato, va letto bene e discusso con attenzione; non credo che oggi sia il momento per dare un giudizio definitivo. Una cosa però la voglio anticipare: non è vero che la relazione dice che sia andato tutto bene. Se la si legge emergono chiaramente dei problemi, dei limiti negli strumenti e delle difficoltà nei tempi. Emerge il fatto che in certe fasi il sistema non è in grado di intervenire correttamente e, soprattutto, emerge un punto delicatissimo: quando lo Stato viene a conoscenza dei fatti, gli strumenti a disposizione non sono adeguati per agire con rapidità. Questo c’è scritto, e ci sono anche proposte concrete, misure preventive e interventi sulle dichiarazioni mendaci. Quindi non è una relazione che chiude la faccenda, ma una relazione che apre dei problemi. Il punto per me è questo: prendiamoci il tempo per valutarla seriamente e poi decidiamo se basta o se serve altro, perché altrimenti rischiamo di discutere di strumenti che possono causare danni collaterali senza aver ancora capito fino in fondo cosa sia successo.
Iro Belluzzi (Libera): Devo dire che la conclusione di questo dibattito su un progetto di legge per una commissione d’inchiesta è scivolata in una modalità che, francamente, non fa apprezzare la politica né la funzione del Consiglio Grande e Generale. Mi pare che il consigliere Gian Nicola Berti abbia centrato il punto: su una vicenda così triste e drammatica si cerca di far scorrere il sangue tra politici e contro il Governo, fregandosene quasi del reo o di chi ha commesso un reato ignobile. Io vorrei che riflettessimo bene e che tenessimo lontano chiunque tratti con violenza un individuo, anche se si tratta di un concittadino responsabile di un crimine gravissimo. Non si può utilizzare l’idea della giustizia come vendetta o come pura espiazione della colpa quando si giudica un soggetto, anche quando compie reati incomprensibili per chi è sano di mente perché traspare una certa patologia. Sentire colleghi che pensano che non sia recuperabile o trattabile, a cui mancava solo di dire “lo mettiamo al muro” o invocare la castrazione, è qualcosa che non posso accettare. Credo che abbiate utilizzato in maniera completamente sbagliata questo attacco al Governo e al Segretario Canti, perché si tratta di fatti completamente decontestualizzati rispetto al momento in cui ne stiamo trattando. Parliamo di fatti avvenuti in Italia nel 2021; io sto vicino e comprendo pienamente le famiglie e i bambini coinvolti, ma non lasciamoci trascinare dalla possibilità di usare mediaticamente termini che non corrispondono alla realtà per attaccare la maggioranza. La chiarezza va cercata considerando che le norme e i rapporti con la vicina Italia spesso non permettono certi passaggi; le procure italiane probabilmente non ci passeranno mai l’inizio di un’indagine finché non avviene la comunicazione giudiziaria ufficiale. È in quel momento che il Paese ha necessità di conoscere cosa un residente commette fuori territorio. Fino al 2021 l’amministrazione e la politica sammarinese non conoscevano questi fatti; probabilmente li conosceva chi era all’interno delle strutture in cui il soggetto operava. Allora mi chiedo: quanto è responsabile la rete interna alla Repubblica che sapeva e non ha segnalato nulla? Segnalare non serve solo a punire, ma a iniziare un percorso di rieducazione. Io vorrei che il soggetto, che sta espiando la sua pena, possa essere riabilitato dopo questo percorso e non voglio trasformarlo in un mostro che non potrà più vivere qui; sarebbe il fallimento della politica. Non ci sto a rappresentare un Paese che distrugga la vita di chi ha commesso dei reati, seppur gravi. Per quanto riguarda la commissione tecnico-amministrativa che abbiamo designato con l’ordine del giorno, e che poi il Segretario Canti e il Congresso hanno trasformato in delibera, i risultati andranno ricercati nel dibattito pubblico quando la relazione sarà completa anche del lavoro del commissario dell’opposizione. In quella sede potremo discutere le riforme necessarie nell’amministrazione, nel codice penale e la ricerca di un accordo con l’Italia per conoscere immediatamente i reati dei nostri cittadini all’estero; il Dirigente del tribunale sarà sicuramente in grado di aiutarci in questo. Voglio però fare un richiamo alla maggioranza e al Segretario Canti: il tempo che l’opposizione lamenta sulla lentezza dell’incarico al loro commissario è un punto su cui riflettere. Quando un soggetto risponde ai termini di onorabilità e professionalità dobbiamo avere piena fiducia e permettergli di lavorare, senza fare ulteriori screening che non spettano a noi. Probabilmente avremmo evitato un inciampo. Sulla Commissione Affari di Giustizia, il collega Manuel Ciavatta ha ricordato che non ha deliberato nulla; forse il Segretario si è espresso male confondendo la delibera del Congresso con il confronto cercato per rimettere in gioco il membro di opposizione. C’è stato un disallineamento e la sfortuna ha voluto che la relazione venisse pubblicata proprio quando si cercava di prorogare l’attività per permettere al membro di opposizione di lavorare per altri due mesi. Io quella relazione non l’ho ancora letta perché la considererò tale solo quando sarà valutata insieme alle posizioni del membro di opposizione. Non c’è stata la volontà del Governo o della maggioranza di far comporre la relazione solo alla maggioranza per assolvere qualcuno; i professionisti coinvolti sono persone libere e moralmente ineccepibili, non condizionabili. Ricordo che strumenti simili sono stati usati per la Cassa di Risparmio e per la ZTE. Un ultimo invito: io non sono per la legge del taglione o per la castrazione chimica, io sono per la rieducazione dei cittadini. Riprendiamo i percorsi che permettano a chi ha sbagliato di tornare a essere parte integrante della collettività. Solo quando potremo rieducare i nostri concittadini potremo dire che la politica ha fatto un passo importante di credibilità.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): L’opposizione ha portato avanti un progetto di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Fin dall’inizio, quando abbiamo affrontato il dibattito su questi fatti che hanno destato tantissima preoccupazione in tutta la comunità, abbiamo cercato di capire meglio quali fossero le circostanze relative alla questione di Stephen James Raul. In quell’occasione i Segretari di Stato fornirono riferimenti molto esaustivi e la scelta politica della maggioranza fu molto netta: invece di una commissione d’inchiesta di carattere politico, abbiamo preferito una commissione politico-amministrativa di carattere tecnico, con dei giuristi all’interno che potessero verificare sia la trafila di quanto avvenuto, sia la possibilità di proporre interventi normativi per colmare i “vulnus” e i buchi legislativi emersi. Non è la prima volta che facciamo questa scelta; è successo per la Netco, per il caso La Pietra e per la Cassa di Risparmio con la relazione Quill. Quando ci sono questioni tecniche da approfondire, questa scelta mira a fare luce dando poteri amministrativi tramite delibera del Congresso di Stato, ma soprattutto mira a fare proposte legislative per evitare che situazioni simili si ripetano. Casi di violenza o pedofilia sono un problema per tutta la comunità; i nostri servizi sociali e le forze dell’ordine li hanno sempre gestiti in maniera ottimale, supportati anche dall’associazione “Il Confine” per tutto ciò che riguarda la violenza contro adulti o minori. Questa casistica specifica è avvenuta però fuori dai nostri confini e ne siamo venuti a conoscenza solo con la richiesta di estradizione. Credo sia prioritario intervenire con misure cautelari per questi casi: se un cittadino non è estradabile e si deve attendere il trasferimento della pena, servono strumenti per intervenire in maniera puntuale. Come riferito dal Segretario Canti, si è fatto tutto quello che le attuali coperture di norma permettevano tramite la Gendarmeria. Crediamo quindi sia fondamentale attendere gli esiti finali della relazione tecnico-amministrativa. Mi dispiace, ma noi come maggioranza avevamo indicato questa via da tempo, mentre l’opposizione ha tergiversato sulla nomina; i membri indicati dalla maggioranza sono stati invece molto celeri nel deposito. Ora attendiamo l’integrazione o la relazione aggiuntiva per capire come correggere i buchi normativi. Ribadisco che questa è stata una scelta di tutta la maggioranza perché riteniamo fondamentale prevenire che questi casi preoccupanti possano verificarsi ancora.
Emanuele Santi (Rete): Devo dire che dopo gli interventi della maggioranza rimango un po’ sbigottito. Voglio replicare al consigliere Iro Belluzzi: io penso che oggi nessuno, o solo in minima parte, abbia voluto toccare la vicenda personale del condannato, che non voglio neanche citare. È chiaro però che in questo Paese bisogna fare una riflessione seria: lui oggi è stato estradato e sconta la pena a San Marino, ma ci dobbiamo chiedere se abbiamo strutture e percorsi idonei affinché questi fatti non succedano più, se siamo capaci di riabilitare queste persone in modo efficace. Questo è un interrogativo a cui nessuno ha risposto. Nessuno ha voluto fare un attacco personale, non l’ho citato perché la vicenda è tristissima e gravissima, ma questo non toglie che sia successo qualcosa di inaccettabile. Ribadiamo con forza il punto centrale: questo Paese non è stato capace di mettere in campo strumenti efficaci per contrastare questa persona. Ho dato un’occhiata alla relazione: è vero, abbiamo delle pecche e dovremo intervenire, ma io credo che ci sia stata una volontà precisa dietro tutto questo. Non è possibile che questa persona sia riuscita a scorrazzare libera per quattro anni. I fatti sono del 2021, le condanne definitive del 2025; non vogliamo credere che a San Marino non sia arrivata nessuna informazione o richiesta dall’Italia che dicesse: “Attenzione, abbiamo un problema in casa”. Lo ripeto: dopo la condanna definitiva di aprile 2025, questa persona è stata per quattro mesi a contatto con i bambini lavorando come cuoco nelle scuole e negli asili nido. Non potete venirci a dire che è solo una questione amministrativa o colpa sua perché ha fatto un’autodichiarazione fraudolenta. Il Congresso di Stato sapeva della vicenda già dal 2 luglio eppure in un mese e mezzo non siete stati capaci nemmeno di chiedervi dove fosse questo individuo. Questa è una vostra superficialità incredibile. E poi, siccome il Paese è piccolo, il dubbio mi viene: non è che questa persona è stata volutamente “perdonata” da qualche politico? Conosciamo tutti le vicinanze politiche, le parentele e le amicizie e non vorrei che, per qualche pugno di voti, gli sia stato consentito di continuare a lavorare con i bambini. Noi vogliamo accertare questo, Segretario. Leggeremo la relazione quando verrà in Aula e se darà spunti normativi ben vengano, ma qui non parliamo solo di falle nei controlli che denunciamo da dieci anni senza riuscire a fare niente. Questo succede nelle attività economiche e in ogni ambito, è l’impostazione che avete dato a questo Paese: non si vuole controllare nulla. E quando ci sono i problemi, allora dite che mancano le comunicazioni. Ma chi le deve fare queste cose? Spero che per il futuro ci siano proposte concrete, ma non venitemi a dire che nessuno sapeva nulla. Ho questo tremendo dubbio e il vostro comportamento in Aula me lo conferma: qualcuno, come per il caso dell’Ente Cassa, non vuole arrivare fino in fondo e preferisce insabbiare tutto promettendo di cambiare qualche legge in futuro. Qui il punto è un altro: vogliamo capire come mai questa persona abbia lavorato nelle scuole e fatto parte dei campus sportivi anche negli anni successivi. Vorrei capire cosa hanno detto gli allenatori e i dirigenti della società sportiva che lo vedevano nei campi due o tre anni dopo i fatti del 2021. Come mai non hanno detto nulla? Queste sono le questioni rilevanti. Mi metto nei panni dei tanti genitori sammarinesi che hanno avuto i figli al campus con questa persona e poi, nonostante la condanna definitiva, se lo sono ritrovato a scuola a far da mangiare ai bambini. Questo è intollerabile. In un Paese serio il Governo sarebbe andato a casa solo per il fatto che dal 2 luglio sapevate la notizia e non avete fatto niente, non avete nemmeno chiesto dove lavorasse o se fosse a San Marino. Questo è il problema e lo scriveremo su tutti i muri: per due mesi il Congresso di Stato, pur sapendo, non ha fatto nulla. Visto che non volete la commissione d’inchiesta, io voglio andare a fondo e capire cosa sia successo in questi quattro anni. E oggi ci propinate la commissione tecnico-amministrativa addomesticata, facendo entrare ora il membro dell’opposizione per fargli fare un pezzetto di relazione. Spero che portiate presto un atto normativo serio sulle autocertificazioni; sono cinque anni che dico che non funzionano, non solo per i potenziali pedofili ma anche per le società che non marciano. Ma questa è l’impostazione della Democrazia Cristiana: non si controlla nulla, si ammassa tutto, tanto poi c’è il politico che aggiusta e il posto di lavoro non si nega a nessuno. Questa è l’impostazione che avete dato e noi siamo molto arrabbiati, soprattutto con le forze di sinistra che difendono consapevolmente questo modo di fare dove non deve emergere nulla.
Segretario di Stato Stefano Canti: Desidero innanzitutto ringraziare i consiglieri di maggioranza che sono intervenuti in questo dibattito. Un ringraziamento particolare va a Manuel Ciavatta, perché credo abbia fatto un’ampia ed efficace ricostruzione delle motivazioni che ci hanno portato ad accogliere, lo scorso settembre, l’ordine del giorno per l’istituzione di una commissione tecnica-amministrativa, preferendola al progetto di legge per una commissione d’inchiesta. Così come ringrazio il consigliere Gian Nicola Berti, il quale ha giustamente evidenziato come l’unico intervento di rilievo da parte delle opposizioni sia stato quello di Antonella Mularoni. La consigliera ha chiesto informazioni precise riguardo allo scambio dei dati dei casellari giudiziali tra l’Italia e San Marino e, a questo proposito, le rispondo che la relazione redatta dai due rappresentanti di maggioranza approfondisce molto bene questo aspetto, in particolare alle pagine 42 e 43. Sappiamo tutti che il problema si risolverà definitivamente nel momento in cui verrà sottoscritto l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Ricordo che già nel 2014 erano stati fatti degli incontri a Bruxelles per cercare una soluzione, ma allora l’esito fu negativo proprio perché San Marino non fa parte dell’Unione Europea. Nonostante questo, grazie alla storica collaborazione tra San Marino e l’Italia, esiste uno scambio costante che nell’ultimo periodo si era forse un po’ ammorbidito; ce ne siamo accorti e siamo intervenuti prontamente perché, grazie anche alla collaborazione con il Ministro Nordio, abbiamo inviato una lettera, ci siamo sentiti anche telefonicamente e lo scambio di informazioni è ripartito in modo abbastanza veloce. Detto questo, resto a completa disposizione di tutti i consiglieri, compresi quelli dell’opposizione, per qualsiasi chiarimento o delucidazione, come ho sempre fatto. Sarò lieto di rispondere a ogni domanda che mi verrà posta.
Sara Conti (Rf): Inizio col dire che, a mio avviso, i pochi consiglieri di maggioranza che hanno preso la parola non hanno colto affatto il punto sollevato dall’opposizione, né la vera ragione per cui chiediamo con forza l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Mi è sembrato che in alcuni interventi l’intento dell’opposizione sia stato totalmente travisato e quindi, se può servire a fare chiarezza, lo ripeto volentieri. Va benissimo analizzare le eventuali falle amministrative o normative, un compito che è stato assegnato a questa commissione tecnico-amministrativa, per quanto io la consideri una scelta nefasta. Sappiamo bene com’è andata a finire: la commissione ha lavorato con due soli membri invece di tre, una cosa che sarebbe quasi grottesca da raccontare, ma fingiamo pure che vada tutto bene. Dicevo, è positivo accertare le lacune amministrative per poterle eventualmente colmare con una modifica di legge, e lo faremo. Però il punto centrale è un altro e riguarda l’accertamento delle responsabilità politiche. Il dato di fatto, innegabile, è che la Segreteria di Stato alla Giustizia è venuta a conoscenza della condanna del soggetto per abusi su minori già a giugno, ma non è stato fatto nulla. Non è stato nemmeno verificato dove questa persona fosse impiegata. Nulla è stato fatto nemmeno quando il caso è stato portato dal Segretario Canti in Congresso di Stato, e questo è un fatto certo: abbiamo un vuoto di ulteriori due mesi prima che scattasse l’arresto. È proprio questo che vogliamo capire. Scusate, ma a voi sembra normale che una vicenda simile arrivi in Congresso e nessuno si ponga delle domande? Resta il dubbio se nessuno sapesse effettivamente dove fosse impiegata questa persona all’interno della Pubblica Amministrazione, ma sappiamo bene che in un Paese piccolo come il nostro, dove tutti si conoscono, è altamente improbabile che nessuno dei dieci Segretari di Stato sapesse che il soggetto in questione stava lavorando con un contratto a tempo determinato proprio negli asili nido. Allora, non vogliamo chiederci come mai non sia stato preso alcun provvedimento disciplinare o un allontanamento immediato dalla scuola dove lavorava? Vi sembra normale tutto questo? Oltre a travisare gli interventi e le motivazioni che ci hanno spinti a depositare il progetto di legge per la commissione d’inchiesta, mi pare che non abbiate risposto alla domanda cruciale. Noi vogliamo sapere: perché il Congresso di Stato non ha agito? Questa è la domanda, Segretario. Lei dice di essere disponibile a rispondere: provi a spiegarci perché nessuno dei Segretari di Stato ha chiesto l’allontanamento di questa persona da un posto di lavoro che la metteva a diretto contatto con dei minori.
Iro Belluzzi (Libera): Io credo che qui serva una profonda revisione e che occorra capire davvero quanto sia cambiato il nostro Paese. Lo scandalo, per carità, è che i Segretari avrebbero potuto chiedersi, magari anche in modo un po’ creativo, dove lavorasse quel soggetto, cosa facesse, o andare a fare una verifica con l’Ufficio del Lavoro. Ci poteva stare, non dico di no, anche se non è scritto da nessuna parte e non c’è una norma specifica che lo prevede; però un po’ di creatività, a volte, non guasta. Bisogna però considerare che se il soggetto, invece di lavorare nelle cucine pubbliche, avesse lavorato in un asilo nido privato o in un centro estivo privato, il Congresso di Stato non avrebbe avuto alcuna possibilità di intervento. Per questo dobbiamo capire bene come e dove si possa agire, senza fermarci solo a ciò che sembra più evidente. Le carenze sono enormi. La mancanza più grave riguarda il fatto che non ci fosse comunicazione, o meglio, che chi sapeva all’interno della Repubblica non abbia fatto nulla per trasformare quella informazione in una conoscenza più ampia a livello istituzionale. Torno a ribadire che probabilmente il soggetto, che non conosco e non ho mai visto, dopo i fatti del 2021 aveva forse un comportamento diverso nel 2025. Erano passati cinque anni e non risultano lamentele o denunce di atteggiamenti simili all’interno della Repubblica, altrimenti si sarebbe saputo. Per cui, secondo me, questa è una battaglia politica che si porta avanti perché il tema desta giustamente preoccupazione in ogni genitore che teme che i propri bambini possano essere entrati in contatto con una persona simile, magari attiva nel mondo dello sport o in altri luoghi di incontro. Per fortuna, almeno spero, sembra che non abbia agito qui come ha fatto nel 2021, reato per cui è stato condannato. Questi sono elementi che probabilmente la commissione tecnica — perché ci sono processi tenuti a porte chiuse che non conosciamo — ci aiuterà a chiarire. Penso che la commissione abbia raccolto informazioni preziose in questo senso. A volte ho l’impressione che ci si concentri troppo nel presupporre compromissioni politiche, riducendo tutto al solito schema del voto di scambio, persino per coprire reati di questo genere. Mi auguro sinceramente che questa sia un’ipotesi lontana dalla realtà e che rientri solo in uno scontro becero tra maggioranza e opposizione. Mi prenderò quindi gli insulti dell’opposizione e anche lo sfavore del Segretario Canti, il quale non ha gradito il mio suggerimento di essere più disponibili nell’accettare le persone indicate dalle minoranze. Gli esami del sangue e le radiografie ai candidati non le facciamo anche perché abbiamo liste d’attesa lunghissime e sarebbe un ulteriore aggravio per la nostra sanità.
Antonella Mularoni (Rf): Non so se debba preoccuparmi dopo il plauso che mi ha rivolto il Segretario Canti, visto che ha ringraziato solo i consiglieri di maggioranza e non quelli di opposizione. Io penso invece che anche dai banchi dell’opposizione siano arrivati contributi molto utili. È chiaro che su questo punto il Governo non voglia la commissione d’inchiesta, ma noi riteniamo davvero, Segretario, che sarebbe stato molto utile se lei oggi ci avesse detto — al di là di quanto scritto finora dalla commissione tecnica, che tra l’altro non è ancora completa — cosa il Governo abbia intenzione di mettere in cantiere in via d’urgenza. Dobbiamo rendere certi fatti impossibili in Repubblica il prima possibile. Se servono modifiche legislative, sappiamo che i tempi non sono velocissimi, e non credo che abbiamo bisogno di una commissione tecnico-giuridica specializzata (che tra l’altro non è stata nominata, visto che abbiamo parlato di una commissione amministrativa) per farci dire cosa dobbiamo fare. Credo che in quest’Aula, anche all’interno della maggioranza, ci siano persone con tutte le competenze necessarie per intervenire rapidamente, almeno per evitare che certe cose si ripetano. Mi riferisco, ad esempio, alle misure da adottare per il personale che lavora nelle scuole, sia docente che non docente; sono provvedimenti da prendere subito, in modo che all’inizio del prossimo anno scolastico, quindi già tra luglio e agosto, chi deve essere assunto presenti certificazioni reali e non semplici autodichiarazioni. Oppure andrebbe previsto un meccanismo per cui il Tribunale faccia verifiche immediate, per avere la certezza che chi entra nelle scuole non abbia precedenti penali che possano mettere a rischio i bambini. Quindi, Segretario, ribadisco che c’è una questione di estrema urgenza. Al di là della vicenda nota, rispetto alla quale mi auguro che il Paese sia in grado di trattare questo e altri soggetti con la cura e l’attenzione dovuta, dobbiamo pensare alle vittime. Dobbiamo essere certi che queste persone non siano più in condizione di nuocere, e servono misure velocissime per evitare che fatti analoghi possano ripetersi anche solo in teoria. Spero che l’interlocuzione con il Ministero della Giustizia italiano porti in tempi brevi a risultati importanti, ma sarei già soddisfatta se, come primo atto verso i cittadini, si potesse tornare alla situazione precedente, rendendo possibile ottenere certificati del casellario giudiziale comprensivi delle condanne avute in Italia. Oggi questi certificati a volte impiegano un mese o più per arrivare, mentre prima i tempi erano molto diversi. Per il nostro Tribunale, penso che dobbiamo fare tutto il possibile affinché ci sia uno scambio di informazioni rapidissimo. Mi raccomando, spero davvero che non si aspettino le calende greche per fare ciò che va fatto.
I lavori vengono sospesi alle 20:00. Riprenderanno alle 13:00 di domani martedì 21 aprile


