Politica

San Marino. Il conservatorismo in Italia ed Europa tra radici latine e cattoliche e sfide globali. La serata di Domani Motus Liberi

di Angela Venturini.

Il conservatorismo non è un concetto negativo, come spesso viene fatto apparire: è la forza più moderna del momento perché non distrugge le radici. Riflessioni, valutazione, spiegazioni venute dalla serata pubblica di Domani Motus Liberi (mercoledì a Domagnano) che ha ospitato esponenti del Working Group sul Conservatorismo in Europa: un tavolo internazionale che riunisce think tank, idee e visioni da tutto il continente per definire i principi del conservatorismo del futuro. Titolo della serata: “Il futuro di San Marino tra Italia e Europa”.

Al tavolo dei relatori: Lorenzo Forcellini Reffi, presidente DML; Francesco Giubilei, editore, presidente di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale; Ofir Haivry, filosofo e storico politico israeliano, vicepresidente presso l’Istituto Herzl – Machon Herzl a Gerusalemme. A fare gli onori di casa e a condurre il dibattito, la segretaria generale di DML, Carlotta Andruccioli. In sala, numerosi rappresentanti politici dei vari partiti, di associazioni e della comunità civile.

Non solo un evento, ma un segnale politico chiaro e lampante che è emerso a cominciare dalle parole di Lorenzo Forcellini Reffi: “Il conservatorismo è una parola difficile nel nostro Paese, perché sembra che non vogliamo cambiare niente. Ma guardiamo cosa è successo a San Marino negli ultimi 20 / 30 anni: oltre a qualche rotonda non si vedono cambiamenti. Non siamo un Paese da citare come esempio di movimento. Noi invece diamo valore all’identità e alla storia, ma utilizziamo la storia per abbracciare il cambiamento”. In pratica: il conservatore si radica nella tradizione per portare avanti un cambiamento ragionato, poiché l’innovazione senza conservatorismo comporta numerosi problemi. L’esempio più immediato è quello dell’IA, che sta mettendo rischio tantissimi posti di lavoro. Poco più tardi ha specificato: “San Marino non ha una visione di prospettiva, una volta uscito dal paradiso fiscale, non saputo reinventarsi”.

Francesco Giubilei, invece, ha citato la cronaca di questi giorni con Trump che attacca il Papa e poi anche la Meloni; il Papa che non replica, la Meloni che risponde a Trump. “In tutta Europa si è vista la distinzione tra diverse posizioni – ha spiegato – ma essere conservatori non significa avere una visione analoga in tutto il continente. Il conservatorismo è una corrente culturale che si lega al singolo, alla sua provenienza, alla sua identità nazionale; alla matrice latina e cattolica, che è diversa dalla matrice anglosassone. Capisco il termine «respingente» se si pensa ad un concetto reazionario. Ma il conservatore pensa a temi sociali, alla riforma delle tasse, alla giustizia, ad essere sempre all’altezza delle sfide”.

Anche Ofir Haivry ha illustrato come il conservatorismo sia indirizzato al cambiamento e sia allineato a tutte le democrazie rappresentative e al libero mercato. “I conservatori europei concretizzano principi pratici – ha detto – perché l’innovazione assoluta è sbagliata e porta cose negative, mentre il conservatorismo porta avanti un cambiamento meditato”.

Come voleva il titolo della serata, molto si è parlato anche di Europa. “Non siamo contrari all’Europa e alle sue radici cristiane – ha dichiarato Giubileima la UE è un’idea politica; Maastricht è una costruzione economica: noi siamo contrari alle decisioni politiche che vanno contro i cittadini. Così com’è concepita oggi, la UE è un modello che non funziona sui grandi temi: immigrazione, geopolitica, energia. Su tanti altri temi, più piccoli, ha un atteggiamento dirigista, che non tiene in conto le peculiarità locali”.

Una posizione che rispecchia a grandi linee quella di Domani Motus Liberi rispetto all’Accordo San Marino-UE. “Siamo concordi e convinti su una maggiore integrazione europea – ha chiarito il presidente DMLil problema è: cosa vogliamo diventare nei prossimi anni? È su questo terreno che doveva condursi la negoziazione. Ma finché non si ha idea di dove si vuole andare, la negoziazione diventa caos. Ci vogliono analisi di impatto e il coinvolgimento della popolazione tramite referendum. Vogliamo avere delle rassicurazioni, come le vogliono tutti i cittadini. E così pure le aziende, che non hanno visto il superamento del T2”.

Tra le considerazioni finali, il fatto che l’Accordo con la UE non è una questione di politica estera, bensì di politica interna, perché riguarda tutti i singoli cittadini. Quindi, l’epilogo: “San Marino diventerà una parte che non conta nell’Europa”.