Politica

Consiglio Grande e Generale: sconto Smac da 20 cent prorogato al 15 maggio (report della seduta di giovedì 16 aprile)

Consiglio Grande e Generale, sessione 15, 16, 17, 20, 21 e 22 aprile 2026

Giovedì 16 aprile 2026

La seduta del Consiglio Grande e Generale di giovedì 16 aprile 2026 è stata dominata dal confronto sulla ratifica dei decreti, soprattutto sulla crisi energetica.

In apertura l’Aula ha completato alcune nomine istituzionali, a partire dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Patrizia Gigante è stata eletta presidente con 37 voti favorevoli, mentre Michele Cervellini è stato nominato membro effettivo con 44 voti; non è invece passata la candidatura di Andrea Zafferani proposta da Rf. Via libera anche ad altre nomine in enti pubblici, tra cui i collegi sindacali dell’Università e dell’Istituto per la Sicurezza Sociale.

Il cuore del dibattito si è concentrato sulle ratifiche dei decreti. Il primo ad essere ratificato è il numero 37 che aumenta il rimborso carburanti tramite SMaC Card da 15 a 20 centesimi al litro. Il Governo ha proposto e ottenuto la proroga della misura fino al 15 maggio, respingendo l’emendamento di Repubblica Futura che chiedeva di estenderla fino al 31 maggio. Il Segretario di Stato Stefano Canti ha motivato la scelta sottolineando la necessità di mantenere flessibilità: “Se dopo il 15 maggio fosse necessario intervenire di nuovo, emetteremo un nuovo decreto monitorando l’andamento del mercato”.

Dai banchi dell’opposizione è arrivato un sostegno al provvedimento, accompagnato però da critiche sulla mancanza di una visione strutturale. Emanuele Santi di Rete ha riconosciuto l’utilità dell’intervento ma ha avvertito che “non possiamo che applaudire a questo intervento del Governo ma il caro carburante è solo una parte di un problema più ampio”. Nicola Renzi di Repubblica Futura ha insistito sulla necessità di un approccio organico: “Il Governo continua ad affrontare questi argomenti in maniera parcellizzata serve una discussione seria sul potere d’acquisto”. Fabio Righi (D-ML) ha allargato il ragionamento: “Non sappiamo quale sia lo stato del rifornimento manca una pianificazione degli interventi”, evidenziando anche l’assenza di una strategia sul piano internazionale. Sulla stessa linea Mirko Dolcini (D-ML), che ha chiesto chiarimenti tecnici: “Il costo del carburante è aumentato di circa 40 centesimi vorrei capire perché si è scelto un intervento di 5 centesimi e non di più”.

La maggioranza ha difeso l’operato dell’Esecutivo, rivendicando la tempestività delle misure e richiamando la necessità di distinguere tra interventi immediati e strategie di lungo periodo. Luca Gasperoni del Pdcs ha ricordato che “abbiamo messo subito in campo un intervento emergenziale per il futuro dovremo guardare a modelli come la Spagna sulle rinnovabili”, mentre Oscar Mina ha invitato a un approccio realistico: “L’autonomia energetica totale è difficilmente perseguibile dobbiamo lavorare su integrazione e transizione”. Michele Muratori ha rilanciato sull’obiettivo di ridurre la dipendenza dai mercati: “Possiamo scegliere se subire i mercati o puntare a una vera autonomia energetica derivante da sole e vento”.

Il confronto si è acceso soprattutto sulla presunta assenza di una strategia complessiva. Fabio Righi ha denunciato che “non sappiamo quale sia lo stato del rifornimento manca una pianificazione degli interventi”, mentre Giovanni Maria Zonzini ha accusato il Governo di limitarsi a misure di breve periodo: “Non vedo dal Governo nessuna azione che non sia di brevissimo respiro”.

Il Consiglio ha poi approvato anche il secondo decreto sui carburanti, il numero 39 che prevede una riduzione temporanea di 20 centesimi al litro sulle accise di benzina e gasolio, anch’essa prorogata al 15 maggio. Il Segretario Canti ha ridimensionato i timori su eventuali carenze: “Non credo ci sarà un blocco totale delle forniture siamo dipendenti dall’Italia ma con consumi contenuti”.

Emanuele Santi ha sottolineato la portata dell’intervento, evidenziando come senza questa misura i prezzi sarebbero esplosi “già a 2,30 o 2,40 euro al litro”. Allo stesso tempo ha invitato il Governo a vigilare “se lo sconto si sia riflesso effettivamente alla pompa non vorrei che questo sconto non avesse avuto riflessi sul prezzo finale”.

Dal Governo, il Segretario Canti ha difeso la misura come necessaria e coerente con il contesto internazionale e con i rapporti con l’Italia: “Il prezzo finale non può essere troppo distante da quello italiano, in virtù degli accordi che abbiamo sottoscritto”. 

Ampio spazio è stato dedicato anche al decreto n.11 sulle cripto-attività, che introduce lo scambio automatico obbligatorio di informazioni secondo gli standard OCSE (CARF). Si tratta di un intervento tecnico volto a rafforzare trasparenza e controlli, ma il confronto politico ha evidenziato forti perplessità sul percorso seguito negli anni.

Emanuele Santi ha ricordato come il settore sia stato a lungo privo di adeguate regole: “Abbiamo permesso certe operazioni senza le dovute precauzioni è come dare una pistola carica a un bambino”, sottolineando che in passato “non si conoscono i beneficiari, né in entrata né in uscita” delle operazioni. Da qui l’auspicio che il decreto “possa mettere un freno a questo problema”.

Anche il collega Gian Matteo Zeppa ha espresso dubbi sull’impostazione complessiva, evidenziando i rischi sistemici: “Non ho mai capito quale sia la priorità di questo governo in materia è un ambito talmente innovativo che va guardato con estrema attenzione”, aggiungendo che si tratta di un settore “che vive nell’etere e non ha nulla di tattile”, quindi potenzialmente esposto a speculazioni e distorsioni.

Più articolata la critica di Fabio Righi, che ha spostato il focus sulla mancanza di visione strategica: “Un Paese che ambisce a lavorare sulle nuove tecnologie deve avere un sistema di controllo performante oggi manca totalmente un approccio di questo tipo”, sostenendo che San Marino avrebbe potuto “anticipare i tempi e distinguersi” a livello internazionale. 

Dalla maggioranza, Luca Gasperoni ha chiarito la portata del provvedimento, distinguendolo dalle normative precedenti: “Stabiliamo come e con chi scambiare questi dati, aggiungendo una disciplina corretta in linea con quanto previsto dallo standard”, ricordando che le criticità passate derivavano da norme che “lasciavano le mani molto libere”. Il Segretario Canti ha infine ribadito la natura tecnica dell’intervento: “Si tratta di normare un campo specifico per dare piena attuazione alla materia”.

Ratificato anche il decreto delegato n.18, relativo al contenimento dei costi energetici per le imprese energivore. Anche qui non senza battibecchi tra i due schieramenti. Il Segretario di Stato Alessandro Bevitori ha presentato il provvedimento come necessario ma temporaneo: “Si tratta di una misura straordinaria non rappresenta una risposta definitiva”, ribadendo però il percorso verso una maggiore autonomia energetica: “Confidiamo di arrivare, entro il 2026, a una produzione interna superiore al 20%”.  Dall’opposizione, pur con voto favorevole, sono arrivate critiche sulla mancanza di pianificazione. Gian Matteo Zeppa ha osservato che “il termine ‘imprese energivore’ implica una priorità che a volte va a discapito delle piccole realtà”, mentre Matteo Casali (Rf) ha attaccato l’impostazione generale: “Reiterare continuamente questi decreti trasforma l’emergenza in crisi strutturale dov’è il piano per l’autonomia?”. La collega Sara Conti ha ribadito che “stiamo parlando di un decreto che risponde semplicemente a un’estrema urgenza”.

La maggioranza ha difeso il percorso intrapreso. Oscar Mina (Pdcs) ha ricordato la forte dipendenza dall’estero, con “circa l’88% dell’energia” importata, mentre Gerardo Giovagnoli (Psd) ha sottolineato che “non esiste un piano ‘realistico’ che porti all’indipendenza energetica totale”, pur rivendicando che “in questa legislatura si sta accelerando”. 

“Non siamo contrari a prescindere – ha aggiunto da D-ML Carlotta Andruccioli – ad esempio, abbiamo sostenuto il decreto sulla cogenerazione. Quello che contestiamo è la mancanza di progetti operativi per attuare il Piano Energetico Nazionale”.

In chiusura, il Segretario Bevitori ha respinto le critiche, affermando che “venire in Aula a dire che gli industriali sono contrari è intellettualmente disonesto”, ribadendo il sostegno del sistema produttivo e la centralità dell’autoproduzione energetica.

Alle 19.00 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno domani alle 13.00

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 2: Nomina dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 52 così come modificato dall’articolo 23 della Legge 15 settembre 2023 n.132 e dall’articolo 53 della Legge 21 dicembre 2018 n.171

Il Pdcs indica come presidente l’avvocato Patrizia Gigante. Libera indica come membro effettivo Michele Cervellini. Rf indica come membro effettivo e vicepresidente Andrea Zafferani. 

L’avv Gigante viene nominato con 37 voti, 3 schede bianche e 6 schede nulle.

Michele Cervellini viene nominato con 44 voti, 1 scheda bianca e 2 schede nulle.

Andrea Zafferani riceve 10 voti, 18 schede bianche e 18 schede nulle e pertanto non viene nominato.

Comma 3: Nomina di un membro del Collegio dei Sindaci Revisori dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino

Il Pdcs chiede la conferma del dott. Marco Bologna. La nomina avviene alla seconda votazione con maggioranza semplice.

Comma 4: Nomina di un membro del Collegio dei Sindaci Revisori dell’I.S.S.

Il Pdcs indica Sandra Zavoli. La nomina viene effettuata a maggioranza.

Comma 5: Nomina del Presidente e di un membro della Camera di Conciliazione dei Consumatori a seguito di non accettazione

La maggioranza propone Eleonora Barbieri, avvocato del foro di Pesaro, e Leonardo Torsani, avvocato del foro di Rimini. Le nomine vengono approvate a maggioranza.

Comma 6: Nomina di due membri dell’Autorità di Vigilanza dei consumatori aventi unicamente funzione consultiva ai sensi dell’articolo 2 del Decreto Delegato 20 dicembre 2024 n.206

Le designazioni delle associazioni di categorie non sono pervenute pertanto il comma è posticipato.

Comma 7: Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati

Decreto 1: RATIFICA DECRETO – LEGGE 18 marzo 2026 n.37 – Intervento di sostegno temporaneo dello Stato per il settore carburanti nell’ambito del Progetto San Marino Card

Segretario di Stato Stefano Canti: Leggo la relazione al posto del collega Gatti fuori per trasferta istituzionale. Il presente Decreto – Legge è adottato dal Congresso di Stato in forza di necessità ed urgenza, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, lettera b) della Legge Costituzionale 15 dicembre 2005 n. 183 e dell’articolo 12 della Legge Qualificata 15 dicembre 2005 n. 184. Questo provvedimento è volto a mitigare, nei confronti dei consumatori finali, l’effetto del caro carburanti che si è verificato di recente a seguito dei conflitti geopolitici in corso, e derivante altresì dall’incertezza e dalla vulnerabilità dei mercati energetici. Pertanto, come già fatto da altri Stati, il Governo di San Marino ha ritenuto necessario mettere in campo con urgenza un sostegno e un contributo aggiuntivo dello Stato per il settore, in via straordinaria e temporanea, in attesa del miglioramento e della ristabilizzazione del mercato e dei relativi prezzi al consumo dei carburanti. L’Esecutivo ha ritenuto opportuno, ed anche più agevole e veloce trattandosi di una misura temporanea, utilizzare lo strumento di incentivo al consumo della San Marino Card già in essere, aumentando temporaneamente dal 19 marzo fino al 30 aprile 2026 il contributo statale di rimborso dell’Imposta sulle importazioni di prodotti petroliferi. In questo modo, portiamo in via temporanea e straordinaria dai 15 centesimi di euro attuali a 20 centesimi di euro il rimborso per ogni litro acquistato di carburante dai titolari di SMaC Card.

Emanuele Santi (Rete): Devo dire che questo decreto-legge presentato dal Governo va proprio nella direzione che auspicavamo già durante lo scorso Consiglio. Avevamo presentato un ordine del giorno e preparato degli emendamenti proprio perché, come ricordiamo bene, la crisi internazionale nello stretto di Hormuz — una situazione spaventosa che non sto qui a riepilogare — ha fatto aumentare il prezzo della benzina in modo sproporzionato in pochissimi giorni. Nel nostro ordine del giorno chiedevamo un intervento immediato per aumentare lo sconto sulla benzina che attualmente è di 15 centesimi al litro, portandolo a 25 centesimi, quindi con un incremento di altri 10 centesimi. Chiedo alla maggioranza se ci sia disponibilità in questo senso, perché il caro carburante è la prima cosa che tutti noi cittadini tocchiamo con mano quando andiamo al distributore: in pochi giorni siamo passati da 1,50 euro a 2 euro al litro. Nonostante gli interventi già attivi, come la diminuzione delle accise, a San Marino la benzina costa ancora tanto. Non possiamo che applaudire a questo intervento del Governo, ma ho dato un’occhiata all’emendamento di Renzi sulla proroga del periodo di incentivo e credo sia una proposta da valutare seriamente. Il decreto fissa la scadenza al 30 aprile, ma temo che questa crisi internazionale non si risolverà a breve, purtroppo. Chiedo quindi al Governo e alla maggioranza di valutare, sia in questa sede che durante la discussione degli emendamenti, sia un incremento della cifra sia un allungamento della scadenza di qualche mese. Il caro benzina si inserisce in un contesto di inflazione che colpisce duramente le famiglie ormai da anni; i prezzi del carrello della spesa sono alle stelle e sotto gli occhi di tutti, mentre a fronte di questi rincari non c’è stato un adeguato aumento degli stipendi. Il dato delle tante famiglie che oggi purtroppo devono rivolgersi alla Caritas per poter mangiare è inquietante e allarmante; come Parlamento non possiamo esimerci dal trattare questa situazione in un paese che si dice democratico e che dovrebbe garantire i diritti a tutti. Oltre al caro vita c’è il problema del caro affitti: le leggi promulgate negli ultimi anni non hanno dato gli effetti sperati e vediamo annunci di appartamenti di soli 50 metri quadri a 800 o 900 euro al mese, cifre assolutamente insostenibili per chi ha uno stipendio normale o per un genitore separato. Infine, vorrei interrogarmi sulla sicurezza degli approvvigionamenti: avremo benzina a sufficienza se la crisi dello stretto dovesse perdurare? In Commissione Sanità abbiamo chiesto al Governo di relazionare se abbiamo scorte o canali garantiti per evitare razionamenti o servizi a singhiozzo, come sta già accadendo per le compagnie aeree. Chiedo al Segretario delucidazioni sulle scorte e sui canali di approvvigionamento, perché il tema del prezzo ci riguarda tutti, ma quello della disponibilità fisica del carburante è una questione politica ancora più vera che potrebbe limitare pesantemente le attività di ognuno di noi.

Nicola Renzi (Rf): Abbiamo cercato di portare l’attenzione generale sul tema del caro vita, di cui il costo dell’energia e dei carburanti è un aspetto fondamentale. Vorremmo che si aprisse finalmente una discussione seria, perché abbiamo l’impressione che il caro vita non riesca a entrare davvero nell’agenda politica come tema prioritario, nonostante sia la preoccupazione principale dei cittadini. In passato abbiamo fatto scelte di spending review, ma non eravamo ancora davanti a una crisi inflattiva così aperta e smaccata che rischia di compromettere le possibilità di spesa delle famiglie. I carburanti toccano tutti: le famiglie, certamente, ma anche i rivenditori, perché dobbiamo ricordare che i prezzi sono imposti dalle compagnie e i margini per gli esercenti diminuiscono nonostante l’aumento del transato. Riconosciamo l’intervento del Governo, ma siamo in una situazione di totale imprevedibilità a livello internazionale e non sappiamo cosa accadrà domani. Oltre alla crisi contingente, c’è il problema del gas e dell’energia elettrica che arriva a cascata sulle famiglie. Il Governo continua ad affrontare questi argomenti in maniera parcellizzata, con provvedimenti “tampone” che offrono qualche beneficio ma senza ricondurli a un unico tema sistematico, che è appunto la difesa del potere d’acquisto. Non possiamo agire come se fossimo in una situazione di normalità, oggi è tutto straordinario e ci troviamo in una crisi energetica che molti osservatori dicono essere peggiore di quella degli anni ’70. Dobbiamo interrogarci sugli approvvigionamenti e sullo stoccaggio delle risorse prime; è bene tenere la barra dritta sulle energie rinnovabili, ma dobbiamo affrontare la questione in maniera complessiva. Le famiglie hanno realmente bisogno di garanzie sul proprio potere d’acquisto. Come opposizione cerchiamo di ridurre a unità i vari interventi; ad esempio, il Governo ha previsto benefici sulla SMaC fino a metà maggio, mentre noi proponiamo di prorogarli di ulteriori due settimane, fino al 31 maggio. È chiaro che la situazione andrà monitorata di volta in volta visti i salti incredibili delle quotazioni energetiche. Invitiamo di nuovo il Governo e la maggioranza a mettere al centro dell’agenda la lotta all’inflazione attraverso un programma coordinato che incida sui costi energetici, sulle derrate alimentari e sulla rinegoziazione dei contratti, per evitare che gli stipendi vengano del tutto erosi. Dobbiamo finalizzare le poche risorse pubbliche che abbiamo per un obiettivo ben preciso, evitando ogni spreco. 

Fabio Righi (D-ML): Credo sia importante intervenire su questo decreto e analizzeremo con attenzione l’emendamento presentato da Renzi per allungare il termine del provvedimento dal 30 aprile al 31 maggio. Questo decreto ci dà l’occasione per fare una riflessione più ampia: per il nostro contesto il tema dei carburanti è un bene di primissima necessità, data la nostra conformazione geografica e la mancanza di infrastrutture alternative per poter raggiungere i luoghi di lavoro. L’intervento del Governo è quindi un provvedimento obbligato che condividiamo per calmierare le spese nelle tasche dei cittadini. Tuttavia, sento una grossa mancanza e mi sarei aspettato un riferimento puntuale oggi in Aula sulla politica estera. Guardando agli altri paesi europei, perfino alla vicina Italia, vediamo iniziative forti per rafforzare gli accordi con Algeria, Libia o Azerbaigian, mentre i tedeschi si sono mossi per le forniture di gas. Per la Repubblica di San Marino non abbiamo visto interventi in questa direzione: non sappiamo quale sia lo stato del rifornimento e non è stato convocato un tavolo di crisi. Questa situazione non incide solo sui carburanti ma su tutti i prodotti e sulle catene di fornitura, portandoci inevitabilmente in uno stato di emergenza. Quali sono le mosse che il Governo ha in mente? Sappiamo che il Segretario Beccari si trova in Argentina per trattare temi come la doppia cittadinanza o i percorsi di studio; temi importantissimi, per carità, ma oggi abbiamo un focus drammatico sul continente europeo e sul fronte mediorientale e noi stiamo curando una politica dall’altra parte del mondo. Manca una pianificazione degli interventi sull’approvvigionamento energetico e sull’autonomia; aver visto investiti milioni in un campo fotovoltaico che ancora non esiste mi sembra poco rispetto a ciò che si potrebbe fare per incidere sulle bollette e sullo sviluppo dell’elettrico. Oggi non sappiamo i tempi né la linea che il Governo vuole seguire. Si continua a dire che tutto si risolverà con la firma dell’accordo con l’Unione Europea, ma sono quattro anni che sentiamo questa storia e i riferimenti continuano a essere rimandati. Forse, invece di andare in Sudamerica, sarebbe stato meglio fare missioni specifiche su questi fronti, venire a riferire in Aula e convocare un tavolo di approfondimento. Gestire una situazione del genere con questo grado di dilettantismo non è più accettabile; qualcuno deve prendersi la responsabilità di capire se sia in grado di guidare il paese, perché San Marino può e deve fare molto di più.

Giovanni Maria Zonzini (Rete): Il nostro Paese e l’intero continente europeo stanno affrontando la più grave crisi energetica dagli anni ’70. Vorrei ricordare che dopo la crisi petrolifera del 1973, quando il conflitto del Kippur portò a rincari e carenze, San Marino mise in campo contromisure strutturali, come la realizzazione a Murata di un sito di stoccaggio carburanti abbondante per le esigenze della pubblica amministrazione e l’avvio del metanodotto per emanciparsi dal gasolio per il riscaldamento. Tra il 1978 e il 1979, durante la rivoluzione iraniana, il Governo di allora, nonostante le ostilità politiche dell’Italia, fece perfino un accordo con l’Unione Sovietica per la fornitura di circa 80.000 barili di petrolio greggio. Oggi, purtroppo, non vedo dal Governo nessuna azione che non sia di brevissimo respiro. Vorrei sapere dal Segretario se i siti di stoccaggio realizzati negli anni ’70 sono ancora operativi per garantire i servizi pubblici essenziali. Non sappiamo cosa stia facendo il Governo a livello diplomatico per trovare soluzioni, anche perché il nostro Segretario agli Affari Esteri, mentre il mondo salta per aria, non ha trovato niente di meglio da fare che andare in Argentina. Mi sarei aspettato un riferimento sulla posizione politica del Paese e sulle contromisure contingenti e di ampio respiro. Siamo d’accordo ad aumentare lo sconto SMaC alla pompa, ma vorremmo sapere se sono stati avviati canali con altri paesi produttori o rapporti con aziende petrolifere per garantire il fabbisogno del Paese. Chiedo al Segretario: il Governo ha un piano di emergenza per il razionamento dei consumi se tra un mese le pompe non saranno rifornite adeguatamente? È necessaria una comunicazione trasparente per evitare il panico tra i cittadini. Serve un piano organico per l’approvvigionamento e l’autonomia energetica, ma voi avete bocciato poche settimane fa il nostro progetto di legge che proponeva proprio questi strumenti. La situazione è critica e manca una reazione di ampio respiro. 

Mirko Dolcini (D-ML): Farò un intervento diverso dai precedenti, ponendo una domanda tecnica al Segretario, sperando che queste decisioni siano state discusse collegialmente in Congresso. L’intervento è sicuramente positivo, ma il costo del carburante è aumentato di circa 40 centesimi, quindi la misura attuale, per quanto apprezzabile, non colma il grande divario rispetto all’equilibrio di mercato. Vorrei capire perché si è scelto un intervento di 5 centesimi e non, ad esempio, di 10. È stata fatta una valutazione tecnica su una specifica voce di bilancio? Si è deciso di procedere per gradi sperando che la guerra finisca presto, sapendo di poter attingere ad altri fondi in seguito? Chi amministra il paese dovrebbe spiegare il perché di certe decisioni, se si poteva fare di più o di meno. Qualche spiegazione in più sull’entità del riconoscimento aiuterebbe a capire se l’intervento è stato dimensionato correttamente. 

Matteo Casali (Rf): Siamo certamente favorevoli al decreto e abbiamo presentato un emendamento per protrarre la durata di questa agevolazione sulla SMaC fino alla fine di maggio. Vorrei fare un focus più approfondito sul tema energia, che fa parte del più ampio problema del caro vita. In Europa il 78% del trasporto merci avviene su gomma, e in Italia si arriva addirittura all’88%; i costi di trasporto incidono per circa il 30-35% sul prezzo finale e le tensioni geopolitiche hanno già prodotto rincari del 6-7%. Gli osservatori guardano con preoccupazione all’Irlanda che, per il suo isolamento geografico, sta già vivendo scioperi, blocchi e razionamenti del carburante a 25 litri per rifornimento. Il Fondo Monetario e la Banca Mondiale parlano di una “tempesta perfetta” all’orizzonte. Il prezzo del petrolio ha superato i 110 dollari al barile e, se la tensione nello stretto di Hormuz continuerà, potrebbe arrivare a 150 dollari, con un aumento pesante dell’inflazione e dei tassi di interesse. Avevamo già parlato di questa “tempesta perfetta” al Segretario Bevitori in Commissione IV a marzo, chiedendo un piano strutturale e un piano di emergenza per l’approvvigionamento energetico, ma non abbiamo ricevuto risposte e il silenzio del Governo è imbarazzante. Occorre predisporre subito un piano di stoccaggio e scorte di emergenza. Mi unisco alla richiesta di Zonzini sui vecchi serbatoi: possono essere riutilizzati? Dobbiamo prepararci come se la tempesta perfetta dovesse arrivare, prevedendo anche il razionamento e privilegiando alla pompa i mezzi targati San Marino. È necessario un dialogo aperto con la vicina Italia, visto che siamo un’enclave, e un’azione comune a livello internazionale con gli altri microstati che vivono difficoltà simili. Chiediamo un riferimento in Parlamento e un piano di emergenza, perché questa crisi inciderà pesantemente sulle famiglie che già fanno fatica. Cerchiamo di non arrivare impreparati come è successo con il settore dei veicoli: non restiamo a guardare dalla finestra finché non è troppo tardi per intervenire. 

Andrea Menicucci (Rf): Anche da parte mia vorrei fare alcune considerazioni sul decreto in oggetto, soffermandomi in particolare su questioni di carattere generale. Ci sono due temi che io e i consiglieri intervenuti prima di me abbiamo evidenziato, e sono temi che purtroppo latitano nell’agenda del governo. Lo ripetiamo da almeno un paio d’anni, dall’inizio di questa legislatura: il problema principale è la perdita del potere d’acquisto da parte dei cittadini e la necessità di una lotta seria al carovita in un momento in cui l’inflazione continua a crescere. Recentemente è uscito un bollettino dell’Ufficio di Statistica che analizza il periodo tra il 2018 e il 2024 riguardo all’inflazione e all’aumento degli stipendi. In questi sei anni l’inflazione è aumentata di circa il 17%, mentre gli stipendi medi sono cresciuti solo del 3 o 4%. Lascio quindi all’Aula e a chi ci ascolta le dovute conclusioni. L’altro grande assente in quest’Aula è il tema della politica estera. È desolante notare che oggi manchi il Segretario agli Esteri e, in realtà, quasi tutto il Congresso di Stato: è rimasto un solo Segretario su dieci. Credo che almeno durante le giornate di Consiglio i Segretari dovrebbero essere presenti per permettere all’opposizione e alla cittadinanza di conoscere l’orientamento su temi fondamentali. Non sappiamo, ad esempio, quale sia la reazione della Repubblica agli accadimenti in Medio Oriente, in un conflitto che ormai va avanti da un mese e mezzo. È un tema fondamentale perché negli ultimi anni i cittadini hanno vissuto diverse crisi legate al carovita e alla perdita del potere d’acquisto: penso alla pandemia, all’attacco russo in Ucraina del 2022, al blocco del canale di Suez da parte di una nave che ha ritardato la consegna di materie prime essenziali e, da ultimo, alla crisi dello stretto di Hormuz. Purtroppo all’inizio dell’anno è stato riparametrato il valore dell’imposta speciale sull’importazione dei prodotti petroliferi. Non è colpa del governo, ma serve per ottemperare agli accordi tra Italia e San Marino sulla benzina, però questo non ha fatto altro che acuire i costi del carburante usato per il trasporto su gomma delle merci che arrivano in Repubblica. Riconosco al governo il merito di aver cercato una modalità per diminuire la pressione economica sui cittadini, riducendo di 20 centesimi l’imposta sulle importazioni e aumentando il rimborso sulla SMaC. Tuttavia, visto che tra dieci giorni questo rimborso scadrà, chiediamo con un emendamento di valutare un ulteriore prolungamento della scontistica per permettere ai cittadini di muoversi a costi contenuti. Dobbiamo però separare i piani: la scontistica è una risposta all’emergenza, ma quello che ci manca — o di cui non riceviamo risposta — è un piano per prevenire le conseguenze di quella che sta diventando una vera crisi energetica. Il commissario europeo per l’energia Jorgensen ne ha parlato settimane fa e il ministro italiano Crosetto ha riferito al Parlamento di una possibile crisi energetica europea all’orizzonte. San Marino, essendo un microstato senza riserve naturali e impossibilitato a essere energeticamente indipendente, deve tenere in considerazione queste dinamiche ancora più di altri paesi. Dobbiamo immaginare un piano, definire le priorità e capire quali funzioni preservare nel caso, che speriamo lontano, in cui si debba arrivare a razionare l’energia elettrica o il carburante.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Vorrei fare una breve riflessione in linea con gli interventi precedenti. A differenza di altri decreti portati recentemente in Aula per i quali avevamo contestato la mancanza di urgenza, in questo caso riconosciamo pienamente che l’intervento sia necessario. Le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente e le tensioni nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi mondiali più importanti per il petrolio, pesano su tutti noi. È evidente che l’aumento dei prezzi del petrolio e del gasolio alla pompa ha una conseguenza enorme sull’inflazione, influenzando non solo i trasporti ma anche i prezzi dei beni alimentari e dei prodotti industriali. Per la mia esperienza lavorativa, noto già aumenti importanti sui prodotti sanitari e sugli approvvigionamenti dello Stato, con un impatto diretto sul bilancio pubblico. In un contesto dove il carrello della spesa è sempre più vuoto, il costo della casa è insostenibile — sia per i mutui che per gli affitti — e i rinnovi contrattuali prevedono riconoscimenti minimi annullati dall’aumento dell’IGR che avete votato, la crisi energetica colpisce duramente. A San Marino abbiamo lo strumento della SMaC, che è un valore aggiunto per aiutare le famiglie; è corretto utilizzarlo e valorizzarlo. Come avevo detto nella scorsa sessione, il gettito della Monofase derivante dall’aumento dei prezzi dovrebbe essere incamerato e ridistribuito. Oltre al rimborso di 5 centesimi in più al litro — su cui il collega Dolcini chiedeva chiarimenti tecnici — chiediamo che la copertura sia prolungata anche per il prossimo mese, sperando che l’emendamento di Rf venga accolto, visto che le conseguenze del conflitto sono incerte. Occorre però una pianificazione a 360 gradi per sostenere le famiglie e il ceto medio su casa, inflazione e contratti. Soprattutto, San Marino deve muoversi sul piano diplomatico e dell’approvvigionamento energetico. L’immobilismo attuale ci preoccupa. Vogliamo sapere se il Segretario Beccari ha un’idea o se ha già preso contatti diplomatici per tutelare i nostri rifornimenti, come stanno facendo gli altri microstati europei. Va bene questo intervento, ma vorremmo che il governo toccasse palla anche su temi più centrali per la sicurezza del Paese.

Michele Muratori (Libera): Sono particolarmente lieto che l’opposizione abbia apprezzato questo provvedimento, perché è un passo che va incontro alle difficoltà delle famiglie e di chi lavora con i mezzi di trasporto. Questo provvedimento tocca due temi fondamentali per la Repubblica. Da una parte l’energia: siamo uno Stato all’interno della penisola italiana, senza sbocchi al mare, e dobbiamo puntare a un’autonomia che si traduca in sovranità energetica. L’altro tema è la geopolitica: l’energia è geopolitica allo stato puro e la maggior parte delle guerre mondiali si basa sul controllo di petrolio e gas. Noi siamo costretti ad approvvigionarci dall’esterno perché non abbiamo giacimenti, e possiamo scegliere se ricorrere ai mercati, subendone le fluttuazioni e le crisi, oppure puntare a una vera autonomia energetica derivante da fonti che nessuno paga, ovvero il sole e il vento. A quel punto non dipenderemmo più da nessuno. Dal 2006 abbiamo iniziato a sviluppare il comparto energetico, passando da una produzione del 6-7% all’11% nel 2022. Con l’impianto di Visano, che sarà operativo entro il 2026 e produrrà circa l’8% del nostro fabbisogno, arriveremo a una produzione interna del 20%. Suggerirei di non puntare sulle biomasse perché dovremmo comunque comprarle sui mercati esterni, restando legati alle fluttuazioni dei prezzi. Per garantirci l’autonomia dovremmo arrivare almeno al 70-80%. Mi rammarica sentire l’opposizione parlare di transizione e sovranità, e poi criticare il primo vero investimento fatto dal governo. Gli Energy Advisor di Roma, la K2 Energy, che collaborano con noi da diverse legislature, hanno confermato che l’investimento a Brescia è sostenibile e, tra l’altro, è costato meno del previsto. Sono contento che un decreto sui carburanti e sulla SMaC abbia innescato un dibattito così profondo, perché tutto è collegato. Come classe politica dobbiamo guardare ai prossimi vent’anni e passare alle energie pulite, sia per fare la nostra parte nel mondo sia per una questione di sovranità nazionale. 

Luca Gasperoni (Pdcs): Ringrazio i colleghi di maggioranza e opposizione per il dibattito su quello che ritengo il tema principale del momento. L’aumento dei costi energetici è un fattore geopolitico che dipende poco dal nostro Stato. Dallo stretto di Hormuz passa il 20% del petrolio mondiale, ma San Marino si rifornisce dall’Italia, che a sua volta acquista il 40% dal continente africano e il 30% da Azerbaijan e Kazakistan. Per questo motivo in Italia non c’è una grossa preoccupazione per eventuali razionamenti, dato che da Hormuz passa soprattutto il carburante per aerei, settore dove avremo i primi problemi. Sul prezzo del petrolio c’è sicuramente grandissima speculazione e dobbiamo scontare queste oscillazioni. Abbiamo messo subito in campo un intervento emergenziale con il contributo sulla SMaC, uno strumento quasi immediato per risolvere le crisi nel breve periodo. Per il futuro, potremmo utilizzare la SMaC Card per aumentare la scontistica su altri prodotti considerati beni primari se rilevassimo criticità inflattive. Per il piano energetico dovremmo prendere esempio da stati europei come la Spagna, che negli ultimi 15 anni ha investito nell’energia green e ora gode di prezzi notevolmente più bassi rispetto ad altri paesi. Questo è un modello da considerare per i nostri futuri piani energetici. 

Gian Matteo Zeppa (Rete): Mi sembra un dibattito molto teorico che purtroppo si scontra radicalmente con la realtà, e questo è un problema. È mancata la lungimiranza di avere alternative pronte, e questo vale per tutti i governi, compreso quello di cui ho fatto parte. Oggi facciamo fatica a discutere seriamente perché è presente un solo Segretario di Stato, quello alla Giustizia, che non ha le deleghe specifiche su queste dinamiche. Capisco le visite istituzionali, ma è difficile avere risposte compiute. Il problema geopolitico vero è la filiera. Condivido le parole del Segretario Fabbri sulla nostra totale dipendenza energetica dall’Italia. L’aumento del petrolio si ripercuote lungo tutta la filiera fino alle famiglie; io lavoro e vedo questi rincari quotidianamente. Tutto viene trasportato quasi esclusivamente su gomma e l’aumento della benzina pesa sui trasportatori e sui consumatori finali. Tra l’altro, la prossima settimana potrebbe esserci uno sciopero totale dei trasporti in Italia e ne sentiremo gli effetti. Parlo di scarsa lungimiranza perché mentre approviamo decreti per contenere i costi delle imprese energivore, ci dimentichiamo di incentivare l’utente finale. Mi sembra una visione miope fare figli e figliastri. Si è parlato tanto di autonomia energetica e rinnovabili, ma ricordiamoci cosa è successo nel 2025 in Spagna, Francia e Portogallo: un blackout totale di 24 ore legato proprio al sovradimensionamento o a problemi delle rinnovabili. Bisognerebbe trovare una via mediana. In Italia si parla persino di tornare al nucleare entro il 2050, segnale che le strategie sono varie. San Marino deve trovare la sua strada, ma l’investimento di Brescia ha dei problemi strutturali: come scrive il tecnico nella relazione, a Brescia c’è più nebbia che a San Marino, quindi la capacità di attrarre energia solare è residuale. È proprio l’approccio politico a essere sbagliato e privo di lungimiranza. Infine, c’è un problema sui rinnovi contrattuali che non coprono l’inflazione. Come categoria legata a OSLA e USC siamo fermi da un anno e mezzo con proposte datoriali oscene, come il 3+3+3, che peggiorano anche la parte normativa con la banca ore. Se chi gestisce i rinnovi guarda solo al proprio interesse senza considerare il contesto, il problema è nella testa dirigenziale delle organizzazioni di questo paese. 

Maria Katia Savoretti (Rf): Il tema del carburante è certamente una questione di estrema importanza, come è già stato sottolineato da chi mi ha preceduto nel dibattito; si tratta di un argomento che rientra nella problematica ben più vasta del carovita, un tema sul quale noi di Repubblica Futura abbiamo cercato più volte di richiamare l’attenzione di questa Aula. Riteniamo indubbiamente che l’intervento che il Governo sta portando oggi al voto sia un passo positivo e condivisibile, e per questo motivo da parte nostra c’è un sostegno assoluto. Occorre però evidenziare con onestà che questo intervento, da solo, non può essere ritenuto sufficiente; più volte abbiamo sottolineato quali siano le reali difficoltà che le famiglie incontrano ancora oggi. I problemi quotidiani sono moltissimi e sono tante le famiglie che non riescono letteralmente ad arrivare alla fine del mese perché, come abbiamo ribadito spesso, le spese continuano ad aumentare a dismisura mentre gli stipendi restano fermi. Di fatto, assistiamo a un potere d’acquisto che diminuisce costantemente e vediamo invece un Governo che interviene in maniera limitata o, peggio, con provvedimenti “a spot”. Non è così che l’Esecutivo dovrebbe agire, specialmente dopo che abbiamo evidenziato ripetutamente le esigenze della popolazione e dei cittadini; vediamo invece un Governo che tentenna o che interviene solo sull’onda della necessità del momento, quando invece bisognerebbe essere più lungimiranti e mettere in campo interventi a 360 gradi per dare un aiuto concreto a chi lo richiede. Notiamo ancora una certa fatica nel trovare la strada giusta, nonostante la positività di questo specifico provvedimento. Abbiamo presentato un emendamento perché riteniamo che la durata prevista sia troppo limitativa rispetto alla situazione che stiamo vivendo e a ciò che succede attorno a noi; sarebbe opportuno aumentare il tempo di applicazione del rimborso, non fermandosi al 30 aprile ma prevedendo un termine più lungo. Vorrei inoltre ricordare che lo strumento della SMaC Card era nato inizialmente per dare un supporto specifico ai sammarinesi e ai frontalieri, ovvero a coloro che versano i contributi in territorio; oggi invece la tessera può essere richiesta da chiunque, quindi forse sarebbe stato opportuno prevedere una scontistica differenziata per non creare differenze e sperequazioni che purtroppo si sono verificate. Quello che vogliamo riportare all’attenzione del Governo è la necessità di capire quali siano i programmi reali per sostenere le famiglie e risolvere i problemi quotidiani; a oggi non abbiamo ancora compreso quale sia la visione d’insieme dell’Esecutivo. Aspettiamo ancora risposte perché questo intervento va bene, ma non basta: serve fare molto di più e vediamo che il Governo non si sta muovendo con la necessaria incisività, e di questo siamo molto dispiaciuti. Il tempo corre e le esigenze aumentano: se non interveniamo in maniera mirata e responsabile — e questo compito spetta al Governo — i problemi non si risolvono. Credo sia giunto il momento che l’Esecutivo si assuma la responsabilità di ciò che ancora non ha fatto e che la popolazione si aspetta legittimamente. Speriamo che questo sia solo un piccolo primo passo; i problemi non riguardano solo il carburante, ma sono tanti: pensiamo ai giovani che hanno enormi difficoltà a trovare un appartamento in affitto, dato che il canone calmierato è pressoché inesistente. Non ci resta che aspettare, sperando che il Governo faccia finalmente qualcosa di realmente positivo per il Paese.

Oscar Mina (Pdcs): Vorrei aggiungere solo poche considerazioni su tematiche che incidono fortemente sulla nostra economia e sulle modalità di approccio che dobbiamo avere tutti noi. Guardando al contenuto del decreto, parliamo del settore dei carburanti, che è il motore della mobilità in Repubblica e fuori territorio. È fondamentale riconoscere che il Governo ha messo in atto misure eccezionali di fronte alla situazione geopolitica e ai conflitti in corso. Credo che questa misura, anche se temporanea — l’effetto del rimborso SMaC scadrebbe infatti tra poche ore — sia un elemento importante che è stato preso in considerazione proprio per far fronte a una situazione emergente. Probabilmente non sarà sufficiente nemmeno la proroga al 31 maggio proposta da Repubblica Futura, che pure condivido nel contenuto; temo che non basterà. Quando si parla di autonomia energetica, vengono fuori mille considerazioni: come ha giustamente detto il collega Zeppa, se pensiamo solo al lato dell’elettricità importiamo l’88% del fabbisogno. Al di là degli aspetti legati ai pannelli fotovoltaici, quel poco che produciamo internamente non arriva nemmeno al 15% al momento. L’investimento fuori territorio ci darà sicuramente qualcosa in più, ma dobbiamo restare ancorati al fatto che l’autonomia energetica totale nel nostro territorio è un obiettivo difficilmente perseguibile: importiamo il 95% del metano e l’88% dell’energia elettrica, di cui gran parte destinata alle imprese energivore. Mi viene da pensare che avremo ancora molta strada da percorrere, specialmente riguardo alle riserve: mi chiedo quale tipo di scorte potremmo mai avere in territorio attraverso strutture o recipienti per mantenere acqua, carburanti o gas; questa è quasi pura utopia. Restiamo con i piedi per terra e valutiamo positivamente il fatto che dobbiamo proteggere i cittadini e le imprese, garantendo un approvvigionamento continuo anche nelle difficili situazioni contingenti di mercato. Questo è un provvedimento “a spot”, ma è chiaro che dovremmo valutare una strategia di medio-lungo periodo orientata non tanto all’autonomia totale quanto alla transizione e all’integrazione energetica, due elementi strettamente correlati. In un regime di monopolio come quello che abbiamo con l’Azienda dei Servizi, dobbiamo fare ragionamenti seri sull’approvvigionamento dei carburanti. Questo intervento calmerà temporaneamente la situazione per quindici giorni, ma anche un eventuale proseguimento di altri trenta giorni non credo sarà risolutivo. Accogliamo comunque con favore il provvedimento, ma dobbiamo assolutamente rivedere tutta la strategia del Piano Energetico Nazionale che, come ricordava anche il collega Casali, è ormai superato nei contenuti.

Segretario di Stato Stefano Canti: Innanzitutto volevo ringraziare tutti i consiglieri intervenuti in questo dibattito perché credo che i ragionamenti posti al Governo siano condivisibili; il tema energetico, il carovita e il rincaro dei prezzi non riguardano solo la Repubblica di San Marino, ma sono fattori di carattere mondiale che coinvolgono purtroppo anche il nostro Paese. A causa dei conflitti geopolitici tuttora in corso, i prezzi per l’acquisto delle materie prime sono aumentati e continueranno a farlo se non ci sarà una cessazione delle ostilità. La Repubblica di San Marino è già stata investita in passato da simili aumenti e li abbiamo fronteggiati internamente, direi egregiamente, nel periodo post-Covid, e mi auguro che affronteremo nel migliore dei modi questa fase anche con l’attuale conflitto in corso. Il decreto che portiamo a ratifica è uno dei primi interventi per andare incontro all’aumento dei carburanti; potremo poi fare ulteriori dibattiti specifici per approfondire l’aspetto energetico, come vedremo anche nel decreto successivo all’ordine del giorno di questa seduta. Mi limiterò agli argomenti legati a questo decreto perché i temi di politica estera è giusto che vengano trattati con il collega Luca Beccari. Ringrazio i consiglieri anche dell’opposizione per l’apprezzamento espresso e mi accingo a presentare un emendamento del Governo per spostare il termine della misura dal 30 aprile al 15 maggio, proprio in virtù del perdurare dei conflitti e dei prezzi ancora molto alti per l’acquisto del carburante. Se i prezzi dovessero restare elevati anche dopo la ratifica, saremo disponibili a emettere un nuovo decreto legge più avanti, tenendo costantemente monitorato l’andamento del mercato.

Andrea Menicucci (Rf): Intervengo in replica per una precisazione sull’ordine dei lavori: non abbiamo capito se il Governo abbia presentato l’emendamento per aumentare i termini. Vorrei fare anche un’altra valutazione. In apertura del mio intervento mi ero soffermato sul fatto che il Congresso di Stato, quando si ratificano decreti-legge adottati per urgenza e necessità, dovrebbe cercare di rispondere alle domande dell’opposizione, visto che l’Aula è l’unico momento di confronto che abbiamo. Io alzo le mani, Segretario Canti: lei è stato Segretario al Territorio nella scorsa legislatura e ha vissuto episodi analoghi; se oggi si trincera dietro il fatto che non ha la delega competente per parlare di certi fatti, io non so cosa dire. Siete qui in due membri del Congresso di Stato e spero che abbiate la cognizione delle risposte da dare alle nostre domande, che sono semplicissime. Vogliamo sapere se la Repubblica ha intenzione di ideare un piano per prevenire conseguenze dannose per l’economia e per la vita dei cittadini; ci viene risposto che non avete la delega giusta e i segretari competenti oggi non ci sono. È un atteggiamento deludente, specialmente alla luce dell’indirizzo di saluto della Reggenza di ieri.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ritengo doveroso rappresentare al consigliere che proprio la sua forza politica ha sollevato molte critiche sulla strategia che il Congresso ha iniziato nel campo fotovoltaico per direzionarci verso un’energia “sovrana”. Anche sul tema dell’emergenza e dell’approvvigionamento, non è solo una questione di accise o ricariche SMaC: il problema riguarda l’accesso all’energia durante la crisi che il nostro sistema sta attraversando. Ci stiamo confrontando con i consulenti energetici che il Governo segue da anni per operare sui mercati finanziari con strumenti a garanzia della stabilità dei prezzi, tutelando il sistema dalle fluttuazioni. Stiamo affrontando la questione e attendiamo il riferimento tecnico del consulente che è già operativo per portarci soluzioni concrete. Le valutazioni devono tener conto dell’impatto sui conti dello Stato. Abbiamo il dovere di agire e, anche come membro di Governo senza delega specifica, le assicuro che la questione viene seguita con la massima attenzione.

Matteo Casali (Rf):  Se il Congresso di Stato ha già dato queste risposte, ci dica dove e quando, perché la nostra interpellanza è probabilmente già scaduta da tempo e ormai non ci si scandalizza più dei ritardi di sei o otto mesi. A marzo abbiamo chiesto espressamente in Commissione IV un comma all’ordine del giorno per discutere della situazione energetica e di un piano strutturale e congiunturale, ma abbiamo ricevuto solo scena muta. Se il Segretario Belluzzi ci illustra le “magnifiche sorti e progressive” della politica energetica, io gli ricordo che abbiamo approvato a metà del 2025 il PEN 2023-2026 e dovremmo già pensare al prossimo. In finanziaria abbiamo presentato un emendamento per un piano operativo, perché il PEN non suggerisce proposte concrete ma fa solo un ventaglio di ipotesi, mentre la strategia del Governo sembra procedere a tentoni con piccoli impianti sparsi. La sovranità energetica andrebbe ricercata saturando prima la possibilità di produrre in territorio; se scoppiasse una “tempesta perfetta”, l’Italia potrebbe nazionalizzare gli impianti e la nostra sovranità sparirebbe. Poniamo domande perché abbiamo a cuore il bene del Paese, non per gioco delle parti, e riteniamo che il Governo non stia dando risposte. E se l’esempio di come affronteremo questa crisi deve essere il modo “brillante” con cui abbiamo gestito il Covid — dove ci siamo vaccinati per sbaglio — allora vado subito a comprarmi una tanica di benzina da 20 litri.

Mirko Dolcini (D-ML): Avevo premesso che avrei fatto riflessioni diverse rispetto ai colleghi, senza soffermarmi sui grandi sistemi di politica estera o approvvigionamento. Chiedo semplicemente una cosa basica che manca sempre nelle relazioni: perché è stata scelta proprio la cifra di 5 centesimi per l’aumento del rimborso SMaC? È positivo, certo, meglio 5 centesimi che niente per le famiglie, ma questa cifra da cosa è giustificata? C’è un riferimento a una voce di bilancio specifica o a una riserva? È un parametro per non discostarsi troppo dai prezzi italiani? Potevamo fare di più? In un mese il carburante è aumentato di circa 40 centesimi; 5 centesimi in più aiutano, ma non bastano. Vorrei capire se il governo ha fatto il massimo possibile in base alle disponibilità o se c’è una logica cautelativa dietro questa scelta specifica.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Molto brevemente, questa materia si affronta su due piani: il lungo e il brevissimo periodo. Sul brevissimo periodo le opposizioni possono avere ragione, la situazione internazionale è complicata e certe relazioni si sono raffreddate; il petrolio non arriverà oggi come nel ’79. Sulla strategia di medio-lungo periodo si sta investendo molto sul fotovoltaico, arrivando a coprire il 12% del fabbisogno grazie agli investimenti offshore che, non capisco perché, vengono criticati: sono proprio quelli gli interventi necessari per arrivare al 20%. Man mano che puntiamo sulle rinnovabili passiamo dai fossili all’energia elettrica, e un piano strutturale deve accompagnare le famiglie in questa transizione. Il Governo è già impegnato in questo senso e sono certo che verranno annunciati nuovi interventi sulle rinnovabili. Non capisco le polemiche proprio oggi che il Governo porta un provvedimento per far pagare meno il carburante ai cittadini. Invece di criticare in modo assurdo senza proporre nulla, dovremmo valutare le disponibilità finanziarie del bilancio per vedere se si può fare anche qualcosa di più.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Grazie Eccellenza. Mi dispiace sentire parlare di polemica perché in realtà non credo ne sia stata fatta. Il collega Dolcini ha chiesto motivazioni condivisibili e io stesso ho proposto di utilizzare il maggior gettito Monofase derivante dall’aumento dei prezzi per ridistribuire risorse tramite la SMaC. Apprezziamo l’intervento di emergenza e speriamo venga prolungato per tutto maggio, ma abbiamo fatto un ragionamento più ampio sulla politica di approvvigionamento e sul sostegno alle famiglie a 360 gradi. Sentirsi rispondere “non ho la delega” è deludente, perché le azioni di Governo dovrebbero essere collegiali. Non credo sia questo il livello di dibattito che ci aspettiamo; noi facciamo proposte costruttive e sproniamo il Governo a prendere posizione.

Gian Nicola Berti (Ar): Mi ha stimolato l’intervento del consigliere Morganti. Temo che da casa non tutti abbiano capito che stiamo parlando di una scontistica sui carburanti a favore dei cittadini; invece, il dibattito si è trasformato in un attacco ai piani energetici generali, due cose distanti anni luce. A questo punto mi aspetto che qualcuno solleciti il Governo ad andare a liberare lo stretto di Hormuz, altrimenti non finiremo mai questa discussione consiliare.

Segretario di Stato Stefano Canti: Per rispondere al consigliere Berti, ci stiamo adoperando anche per quello. Scherzi a parte, per entrare nei chiarimenti chiesti da Motus Liberi, i 5 centesimi di aumento derivano da valutazioni fatte sull’incremento del prezzo alla pompa; abbiamo aggiunto 5 centesimi ai 15 già esistenti. Non ho mai detto di non voler rispondere a Repubblica Futura perché non ho la delega: posso farvi un trattato anche di 5 minuti, ma ho solo rimandato l’approfondimento al decreto successivo, che tratterà specificamente le misure per le imprese energivore e le politiche di approvvigionamento. L’emendamento del Governo propone di far scadere il decreto il 15 maggio perché i prezzi restano alti. Se la situazione dovesse restare critica, saremo pronti a emettere un nuovo decreto legge più avanti, monitorando l’andamento del mercato.

Segretario di Stato Stefano Canti: Passiamo all’esame degli emendamenti. Come ho detto poc’anzi, abbiamo presentato questa proposta semplicemente per posticipare la validità del decreto legge dal 30 aprile al 15 maggio. La motivazione risiede nel perdurare del conflitto in Medio Oriente e nel conseguente aumento dei prezzi. L’obiettivo è prolungare l’efficacia del provvedimento in attesa di un eventuale miglioramento del mercato. È una valutazione di buon senso che spero l’Aula voglia approvare.

Andrea Menicucci (Rf): Illustro l’emendamento, che è un po’ più coraggioso di quello del Governo: proponiamo di posticipare il termine al 31 maggio 2026. Le considerazioni fatte nel dibattito si prestano bene a questa proposta. La nostra preoccupazione è tutelare il più possibile le persone alle stazioni di servizio e garantire prezzi adeguati. Se l’emergenza dovesse esaurirsi entro metà maggio, saremmo tutti contenti, ma qualora non fosse così, avremmo già pronta una risposta. Pur non essendo un intervento risolutivo, è un sostegno necessario per la popolazione che, per conformazione del territorio, deve utilizzare il veicolo per ogni spostamento.

Emanuele Santi (Rete): Abbiamo sostenuto questo intervento anche dall’opposizione e ci congratuliamo per la prontezza del Governo. Tuttavia, la strategia nel caso di una crisi che comporti il razionamento del carburante è un tema di interesse nazionale. Abbiamo posto domande lecite in Commissione e non vogliamo essere tacciati di fare polemica. Se domani la benzina venisse razionata, ci siamo premuniti con le scorte? Il Governo dovrebbe riferire chiaramente cosa sta facendo, senza trincerarsi dietro la mancanza di deleghe. Sull’emendamento, noi appoggeremo quello di Repubblica Futura che proroga lo sconto fino al 31 maggio. Auspichiamo che questo calmieramento venga mantenuto fino al termine della crisi. Si poteva già ragionare oggi di aumentare lo sconto da 20 a 25 centesimi; monitoreremo che l’impegno venga portato avanti.

Iro Belluzzi (Libera): Vorrei ricontestualizzare il confronto su un piano costruttivo. Le valutazioni devono tener conto dell’impatto sui conti dello Stato. Trovo pretestuoso chiedere cosa faccia il Governo per le riserve: abbiamo un accordo con l’Italia che ci garantisce i prodotti petroliferi senza accise e non possiamo discostarci troppo dai prezzi italiani. Siamo intervenuti prima dell’Italia perché eravamo preoccupati per i costi che gravano sulle famiglie. Lo sconto torna vantaggioso per tutto il sistema perché sono soldi che tornano nel circuito sammarinese e sostengono il PIL. Speriamo che la situazione si sblocchi, ma le ripercussioni dureranno probabilmente fino a fine anno. Il Governo e la maggioranza hanno tutta la volontà di proseguire con politiche di sostegno alla cittadinanza.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Mi dispiace per la polemica finale. Siamo intervenuti tutti a sostegno del provvedimento, riconoscendone l’utilità. Si è cercato solo di capire i motivi tecnici di certe cifre, come chiesto dal consigliere Dolcini. Sentirsi rispondere con battute sullo stretto di Hormuz è deludente. Tornando agli emendamenti, il Governo propone il 15 maggio e Repubblica Futura il 31 maggio. Cosa ne pensa la maggioranza di questa estensione di ulteriori due settimane? Mi sembra una valutazione sensata visto che l’emergenza è diventata una crisi vera e propria e gli impatti si sentiranno per tutto il mese.

Sara Conti (Rf): Sarò brevissima. Non si capisce l’intenzione del Governo sull’emendamento che propone di allungare di altre due settimane la validità dello sconto. Questo decreto mette una “pezza” a un’urgenza, ma dal 2022 sappiamo che servirebbe una visione d’insieme a lungo termine per l’autonomia energetica, i rinnovi contrattuali e l’adeguamento all’inflazione. Invece continuiamo a rincorrere le emergenze. Siamo tutti d’accordo che l’intervento sia positivo, ma visto che la situazione è realmente critica, sarebbe ragionevole accettare un ulteriore allungamento di due settimane. Se ci fate capire l’intento del Governo, ve ne saremo grati.

Andrea Menicucci (Rf): Sono sicuro che questo sia uno di quegli emendamenti che dovrebbe trovare la massima condivisione in Aula. Voi non avete la responsabilità di quello che succede nel mondo, ma il Governo oggi dovrebbe avere il merito di dire che la proposta dell’opposizione è ancora più migliorativa. Permette di dare respiro alle famiglie, anche se in minima parte rispetto al prezzo del carburante. Non credo che questo aggraverebbe il bilancio in modo irreversibile; inoltre, sono soldi rimborsati sulla SMaC che tornano a circolare nella nostra economia. È bene aiutare le persone nella loro quotidianità il più possibile. Chiedo nuovamente al Governo di prendere in considerazione il nostro emendamento perché chiede una cosa giusta e favorevole verso i cittadini.

Mirko Dolcini (D-ML): Ci riprovo con un ragionamento basico. Ad oggi il rimborso è fino al 30 aprile; il Governo propone il 15 maggio e io sono contento. Ma perché bocciare l’idea di arrivare al 31 maggio? Sarebbe sicuramente meglio. Vorrei capire se il Governo sta facendo il massimo possibile o se ha dei limiti invalicabili. C’è una logica dietro la data del 15 maggio? Avete studiato la durata della guerra e prevedete un miglioramento a metà mese? Oppure è una questione di riserve economiche esaurite per cui non si può garantire la copertura fino a fine mese? Un numero bisogna darlo, ma vorrei capire se c’è un calcolo tecnico dietro o se è una scelta casuale. Non è polemica, è solo voglia di capire la logica dei numeri. 

Guerrino Zanotti (Libera): Più consiglieri hanno richiesto una risposta dal governo, il quale è già intervenuto e, a norma di regolamento, forse non potrebbe farlo di nuovo. Proviamo a fare un’ipotesi e ragioniamo insieme. Abbiamo un decreto che prevede l’aumento della scontistica SMaC fino al 30 aprile; poiché la situazione di crisi persiste e i prezzi dei carburanti al distributore restano elevati, il governo propone di spostare il termine al 15 maggio. Repubblica Futura, invece, suggerisce di portarlo al 31 maggio per dare più sostegno. Tuttavia, il governo ha la possibilità, con un decreto legge a ridosso del 15 maggio — come ha già accennato il Segretario Canti — di prorogare ulteriormente la scadenza al 30 giugno o di altri quindici giorni, a seconda di quanto si riterrà utile per sostenere famiglie e imprese. I costi sono diventati proibitivi e pesano tantissimo sui bilanci familiari e aziendali. Invece di accapigliarsi su una data, credo si debba considerare che intanto si è fatta una proroga perché la situazione è incerta; poi il governo farà un nuovo provvedimento per prorogare la scadenza dell’incremento di 5 centesimi sulla SMaC per il rifornimento.

Matteo Casali (Rf): Non bisogna essere nervosi se ci si sveglia con il piede sbagliato. Si accusa sempre l’opposizione di fare ostruzionismo; ero arrabbiato con gli emendamenti, ma non perché ci fossero, bensì perché non potevo nemmeno andare a prendere un caffè senza vedere quell’immondizia. A chi serve? Chi l’ha chiamata e a cosa serve? Non ne vedo l’utilità. Noi riteniamo che gli scenari attuali lascino già presagire che, almeno per il mese di maggio, la situazione sarà simile a quella attuale. Purtroppo le crisi internazionali non si risolveranno a breve e, anche se si risolvessero, probabilmente non si avrebbe subito una stabilità dei mercati. Per questo diciamo che la scadenza del 30 aprile non è sufficiente, purtroppo. L’opposizione non fa opposizione a prescindere, ma il governo non faccia il governo a prescindere e ci faccia sapere nel merito cosa pensa del nostro emendamento.

Maria Luisa Berti (Ar): Ritengo che la proposta del consigliere Zanotti sia assolutamente una soluzione capace di venire incontro obiettivamente anche alle richieste dell’opposizione. Questo intervento del governo recepisce le necessità e apporta un beneficio reale alla nostra cittadinanza; è sicuramente un elemento positivo di aiuto verso i nostri cittadini. Tra l’altro, la possibilità di valutare una proroga con un nuovo decreto legge potrebbe essere l’occasione per il governo di fare una riflessione diversa: riservare il beneficio esclusivamente ai titolari di SMaC Card residenti in territorio sammarinese. Questo servirebbe a ovviare alla situazione attuale, in cui la scontistica viene applicata anche a titolari di SMaC non residenti. In caso di un futuro decreto per la proroga, si potrebbe quindi fare una selezione ulteriore dei beneficiari a tutto vantaggio della nostra cittadinanza e dei residenti.

Nicola Renzi (Rf): Ricostruiamo un attimo la questione. Quando abbiamo presentato il nostro emendamento con la data del 31 maggio 2026, non sapevamo che anche il governo avrebbe pensato di aggiungere due settimane rispetto alla formulazione originaria del 30 aprile. Discutere di una settimana in più o in meno può sembrare aleatorio, ma a noi interessa che la situazione venga presa seriamente in carico. Non possiamo continuare ad agire con decreti legge ogni due settimane per allungare o accorciare i termini; ricordiamoci anche che abbiamo dei vincoli derivanti da convenzioni bilaterali con altri Stati. La SMaC ci ha sempre permesso di agire sul prezzo finale dei carburanti, non tanto su quanto si paga alla pompa, ma su quanto viene ristornato, alimentando un sistema virtuoso interno che è stato definito una sorta di moneta virtuale. Siamo convinti che, vista la situazione, sia necessario arrivare al 31 maggio. Ma siamo ancora più convinti che serva affrontare la tematica del caro energia in modo unitario, senza parcellizzare gli interventi tra bollette della luce, del gas, dell’acqua e rincari di benzina e diesel. Chiediamo al governo di istituire un tavolo preciso per dare risposte concrete all’emergenza del caro vita, senza inseguire singolarmente le bollette, la pompa di benzina o le derrate alimentari, altrimenti non andremo da nessuna parte. Nel dubbio, riteniamo preferibile arrivare al 31 maggio piuttosto che fermarsi due settimane prima.

Segretario di Stato Stefano Canti: Il governo ha fatto le sue valutazioni: confermiamo l’emendamento presentato dal governo e respingiamo quello dell’opposizione. Il motivo è molto semplice ed è quello ricordato correttamente dal consigliere Zanotti. Il governo ha la possibilità di verificare l’andamento dei prezzi e di monitorare l’evoluzione dei conflitti in corso e i relativi rincari. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo. In questa fase abbiamo emanato un decreto legge che permette l’incremento di 5 centesimi sulla SMaC per l’acquisto di carburante; se dopo il 15 maggio fosse necessario intervenire di nuovo, emetteremo un nuovo decreto con eventuali nuove misure. Se prorogassimo ora fino a fine maggio e nel frattempo emergesse la necessità di nuovi provvedimenti, non potremmo adottarli finché la misura attuale è in vigore. Lasciamo quindi vedere come evolve il conflitto e l’aumento dei costi; il governo ha tutta la possibilità di intervenire in seguito con nuovi atti.

Andrea Menicucci (Rf): Molto brevemente, manteniamo in votazione il nostro emendamento perché crediamo meriti l’approvazione di quest’Aula. Purtroppo devo constatare con rammarico l’atteggiamento di chiusura del governo, il solito “vedremo, aspettiamo cosa succede” per poi intervenire in urgenza senza passare dal Consiglio Grande e Generale. Voglio però ringraziare il consigliere Zanotti perché oggi è stato l’unico, e mi complimento con lui, ad aver risposto almeno a una delle domande poste dall’opposizione. Trovo incredibile che debba essere un consigliere a difendere l’operato del Congresso di Stato, nonostante qui siedano ora tre Segretari di Stato. È un punto di non ritorno. Manteniamo il nostro emendamento e pregherei i colleghi di votare favorevolmente. Prendiamo atto che il governo preferisce la solita gestione delle emergenze: aspettare gli eventi invece di prevenirli.

L’emendamento modificativo del governo è approvato a maggioranza.

L’emendamento modificativo presentato da Repubblica Futura è respinto a maggioranza.

Decreto 2: RATIFICA DECRETO – LEGGE 19 marzo 2026 n.39 – Modifica temporanea delle aliquote dell’imposta speciale sulle importazioni di prodotti petroliferi

Segretario di Stato Stefano Canti: Il presente Decreto – Legge è adottato dal Congresso di Stato in forza di necessità ed urgenza ai sensi di cui all’articolo 2, comma 2, lettera b) della Legge Costituzionale 15 dicembre 2005 n.183 ed all’articolo 12 della Legge Qualificata 15 dicembre 2005 n.184. Deriva dall’urgenza di adottare misure straordinarie in materia di prezzi dei carburanti connessi alle crisi dei mercati internazionali, nonché a sostegno dell’economia; ed altresì dalla necessità di adeguare ed allineare le aliquote dell’imposta speciale sui prodotti energetici in analogia alla vicina Italia, visto il recentissimo provvedimento temporaneo adottato. Le aliquote dell’imposta speciale sulle importazioni di cui all’articolo 1 del Decreto Delegato 14 dicembre 2011 n.195 e successive modifiche, così come da ultimo modificate dal Decreto Delegato 15 gennaio 2026 n.3, subiranno le seguenti temporanee variazioni, in diminuzione: a) benzina uso carburante diminuzione di euro al litro di – 0,20; b) gasolio uso carburante diminuzione di euro al litro di – 0,20; c) Biodiesel e Gasoli Paraffinici ottenuti da sintesi o da idrotrattamento (HVO) diminuzione di euro al litro di – 0,20; d) gas di petrolio liquefatti (GPL) uso carburante diminuzione di euro al chilogrammo – 0,10 e al litro – 0,055. Le disposizioni di cui sopra hanno effetto a decorrere dal 20 marzo 2026 e fino al 30 aprile 2026. Si precisa che l’aliquota dell’imposta speciale del gasolio agricolo rimane invariata.

Emanuele Santi (Rete): Cambiamo decreto, ma di fatto l’argomento resta lo stesso. Voglio sottolineare che questo è un intervento meritorio, perché il Governo è andato incontro alle esigenze che avevamo prospettato nel nostro ordine del giorno di un paio di mesi fa: l’obiettivo era proprio quello di tenere calmierati i prezzi. Se il provvedimento precedente consisteva in una scontistica alla pompa di cui il cittadino beneficiava direttamente, in questo caso l’intervento è stato aumentato a 20 centesimi. Questo intervento agisce sul prezzo all’origine, attraverso una diminuzione dell’imposta speciale sui prodotti petroliferi. Si tratta di un abbassamento importante, 20 centesimi sono una cifra rilevante e la misura è in linea con quanto fatto in Italia. Dobbiamo restare allineati ai nostri vicini e non avere una forbice troppo elevata. Premetto che appoggeremo questo intervento: quando le cose sono fatte bene, non abbiamo problemi a riconoscerlo. Il tema vero però è un altro: nonostante questo sconto di 20 centesimi all’origine, la benzina oggi costa comunque circa 2 euro al litro. Immaginiamo senza questo intervento a quanto sarebbe arrivata: saremmo probabilmente già a 2,30 o 2,40 euro al litro. Questo è un campanello d’allarme perché, di fatto, nelle casse dello Stato entrano meno soldi. È giusto che in un momento simile lo Stato vada incontro ai cittadini, ma il problema è reale: in questa fase dobbiamo fare i conti con un prezzo della benzina che, senza alcun intervento, sarebbe schizzato a livelli mai visti prima. Al di là della crisi internazionale, che speriamo si risolva presto anche se la vedo dura per come stanno andando le cose, da una parte facciamo bene a controllare i prezzi, ma dall’altra la preoccupazione per l’approvvigionamento resta evidente. Senza voler fare polemica, credo che i Segretari di Stato debbano relazionare dettagliatamente su come siamo preparati a gestire queste crisi. Le crisi vanno anticipate: bisogna essere pronti oggi, perché se reagiamo solo nel momento in cui le scorte di benzina vengono razionate sarà ormai troppo tardi. Bisogna intervenire prima. Vorrei poi chiedere se sia stato fatto un monitoraggio: a fronte di questo abbassamento rilevante dell’imposta speciale sui prodotti petroliferi, vorrei capire se lo sconto si sia riflesso effettivamente alla pompa e se tutti i distributori abbiano calmierato i prezzi. Non vorrei che questo sconto non avesse avuto riflessi sul prezzo finale. Immagino che i prezzi si siano allineati, ma mi auguro ci sia stato un controllo, perché sarebbe incredibile se lo sconto sull’imposta non venisse riversato al contribuente che va a fare rifornimento. Per quanto ho potuto appurare, i prezzi del diesel sono attorno a 1,90 o 2 euro al litro; spero che tutti gli esercenti si siano adeguati e che lo sconto si sia riverberato sui prezzi finali di vendita. Appoggiamo questo decreto perché va nella direzione auspicata, ma il mio non è un attacco, è uno sprone: su questi temi incalziamo da tempo e il Governo non ci sta dando risposte. Non vogliamo fare polemica, siamo solo preoccupati. Se la benzina venisse razionata e scoprissimo di non avere scorte, sarebbe un problema serio. Chiediamo assicurazioni in merito, perché in altri paesi le compagnie hanno già iniziato a muoversi e non vorremmo trovarci tra pochi giorni in piena crisi, con ripercussioni su tutti noi. 

Segretario di Stato Stefano Canti: Non dirò molto, perché l’intervento del consigliere Santi ha già parzialmente fornito una risposta. Il prezzo finale che applichiamo a San Marino, compresa l’imposta, non può essere troppo distante da quello italiano, in virtù degli accordi che abbiamo sottoscritto. Vediamo comunque che, mantenendo un prezzo più calmierato di uno o due centesimi rispetto alla vicina Italia, i consumi sono piuttosto alti. Molti frontalieri, grazie anche al contributo SMaC, vengono a rifornirsi nel territorio della Repubblica, garantendoci così un vantaggio ulteriore.

Riguardo alla preoccupazione per un eventuale blocco delle forniture, non la vedrei come un’ipotesi probabile, ma piuttosto come una possibilità molto lontana. Siamo dipendenti dall’Italia e il nostro consumo, rapportato a quello italiano, è contenuto; non credo ci sarà un blocco totale verso San Marino, sempre in virtù degli accordi in vigore. Vedremo come andrà l’andamento dei prezzi, sperando che la situazione possa migliorare nei prossimi giorni. 

Segretario di Stato Stefano Canti: Gli emendamenti che proponiamo sono in linea con le indicazioni del decreto precedente, così da tenere allineati i due provvedimenti all’ordine del giorno. Spostiamo il termine dell’efficacia di questo decreto legge dal 30 aprile al 15 maggio. Inoltre, con l’emendamento modificativo del comma 3 dell’articolo 2, spostiamo la data al 16 maggio 2026: da quel giorno torneranno in vigore le aliquote ordinarie previste dagli articoli 1 e 2. Si tratta di una modifica che riguarda esclusivamente lo spostamento temporale della misura. 

L’emendamento modificativo del governo al comma 1 dell’articolo 2 è approvato a maggioranza.

L’emendamento modificativo del governo al comma 3 dell’articolo 2 è approvato a maggioranza.

Il decreto legge, come emendato, è ratificato a maggioranza.

Decreto 3: RATIFICA DECRETO DELEGATO 22 gennaio 2026 n.8 – Modifiche al Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n.160 – Disposizioni in materia di consumo

Segretario di Stato Stefano Canti: Il presente decreto delegato, con la modifica introdotta, intende evitare interpretazioni errate o sovrapposizioni normative, garantendo certezza giuridica sul campo di applicazione della disciplina generale in materia di consumo. In tal modo, si chiarisce in maniera inequivocabile la volontà del legislatore: le disposizioni della normativa generale in materia di consumo si applicano a tutti i settori, fatti salvi quelli regolati dalla Legge 17 novembre 2005, n. 165 e successive modifiche (LISF), nonché le disposizioni previste dalle norme speciali che disciplinano gli altri settori. Per i settori regolati dalla LISF è in corso la predisposizione di un progetto di legge volto a disciplinare in maniera organica e specifica la materia consumeristica, prevedendo anche la possibilità di stipulare protocolli d’intesa con le Autorità competenti. L’intervento normativo chiarisce quindi l’applicazione della disciplina generale e costituisce un primo passo verso una futura normativa organica e coordinata in materia di tutela del consumatore nei settori bancario, finanziario e assicurativo.

Il Decreto è ratificato a maggioranza.

Decreto 7: RATIFICA DECRETO DELEGATO 4 febbraio 2026 n.15 – Modifiche al Decreto Delegato 9 agosto 2024 n.113 “Regime fiscale semplificato per attività commerciale di impresa estera”

Segretario di Stato Stefano Canti: Il presente Decreto delegato è finalizzato ad introdurre interventi in materia di contenimento della spesa energetica a favore dell’utenza industriale. Le disposizioni del Decreto prorogano per un ulteriore trimestre e rimodula gli interventi, di cui all’Art. 2 del precedente Decreto Delegato 2 luglio 2025 n. 19, per la calmierazione della spesa energetica a favore delle imprese energivore per consentire alle aziende sammarinesi di mantenere adeguati livelli di competitività nei confronti delle controparti concorrenti. 

Questa è, in estrema sintesi, la lettura del provvedimento che ne riassume i contenuti principali. Io resto ovviamente a completa disposizione dei consiglieri che desiderano intervenire o che richiedono ulteriori informazioni in merito.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Segretario Canti, devo dire che oggi capita proprio male perché ci troviamo di fronte a decreti molto tecnici per i quali sarebbe stato necessario che la Segreteria delegata le avesse fornito dei parametri concreti per impostare il discorso, anziché limitarsi a leggere la relazione. Io ho sempre avuto i miei dubbi sui decreti che introducono regimi semplificati per le attività commerciali, specialmente se provenienti dall’estero; è proprio una questione di forma mentis sammarinese. Come diceva poco fa il collega Santi riguardo alle criptoattività, qui sembra che prima si facciano le leggi e i regolamenti, e solo dopo ci si interroghi sulle conseguenze. Ma la cosa che trovo paradossale, anzi, direi che siamo di fronte a una vera e propria schizofrenia normativa, è l’articolo 5: andiamo ad abrogare un decreto delegato, il numero 139, che risale al 7 novembre 2025. Sono passati solo cinque mesi e lo cancelliamo già. Certo, come in altri casi, vengono fatti salvi gli effetti prodotti, ma io vorrei sapere, Segretario Canti, quante persone o attività hanno effettivamente usufruito di quel decreto che oggi viene abrogato. Credo sia una domanda importante, anzi, è il minimo sindacale dell’onestà intellettuale, perché quando si interviene in modo così puntuale a livello legislativo, modificando o abrogando norme dopo pochissimo tempo, bisogna capire che ricaduta hanno avuto. Abbiamo già avuto esempi simili con la questione degli alberi o delle auto. Possiamo avere idee opposte sull’incentivare o meno certi settori, ma trovarsi per l’ennesima volta davanti a un decreto che ne abroga un altro, salvandone gli effetti, è onestamente svilente. Segretario, se può disturbare il Segretario Gatti e farsi dare questi dati, ci faccia sapere quante di queste “entità astrali” — perché alla fine di questo parliamo — hanno utilizzato quella norma. 

Segretario di Stato Stefano Canti: Ringrazio il consigliere Zeppa per aver posto la domanda. Devo essere sincero: al momento non dispongo del dato preciso. Ho provato a informarmi telefonicamente proprio ora, ma lo stanno ancora reperendo, anche perché gli uffici in questo momento sono chiusi. Mi impegno però a fornire questa informazione già nella giornata di domani, magari in via riservata, senza alcun tipo di problema. È una richiesta legittima da parte di un consigliere ed è giusto che riceva una risposta e sia informato correttamente. Mi impegno a risponderle domani. 

Gian Matteo Zeppa (Rete): Segretario Canti, siamo davvero sfortunati. Stamattina era da solo in Aula, adesso è arrivato un rinforzo, ma mi sento di farle un’osservazione: ormai dovreste averlo imparato che quando andate ad abrogare un decreto facendone salvi gli effetti, dovete avere il dato pronto subito, senza dover fare telefonate all’ultimo minuto. Come si dice, “repetita iuvant”, perché non è la prima volta che ci troviamo in queste situazioni. Rimaniamo in attesa della sua risposta, anche perché credo che fare chiarezza su questo punto serva a evitare che si pensi alla creazione di una falsa concorrenza a livello imprenditoriale; è il minimo dovuto. Mi raccomando per la prossima volta, perché so che lo rifarete. Lo dico anche al Segretario Marco Gatti, che non c’è mai quando serve: quando decidete di abrogare certe norme, indicate almeno quali effetti hanno avuto sull’economia, altrimenti non ha senso. Tra l’altro avete fatto un altro decreto uguale, quello sulle aziende energivore, dove spero sappiate almeno quanti richiedenti ci sono. Non parlo con lei, Segretario Canti, ma con “l’ologramma” del Segretario Gatti che le siede di fianco e che, dopo due legislature, non ha ancora imparato come si sta in Aula consiliare.

Il decreto delegato è ratificato a maggioranza.

Decreto 4: RATIFICA DECRETO DELEGATO 28 gennaio 2026 n.11 – Disposizioni in materia di scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di cripto-attività

Segretario di Stato Stefano Canti: L’articolo 39 della Legge 3 marzo 2025 n. 30 prevede che con decreto delegato possano essere adeguate le disposizioni della Legge 27 novembre 2015 n. 174 sulla cooperazione fiscale internazionale affinché siano conformi ai nuovi standard internazionali per lo scambio di informazioni in materia fiscale e alle modifiche introdotte alle convenzioni in vigore in base agli impegni assunti dalla Repubblica di San Marino nei confronti dell’OCSE e della comunità internazionale. Il presente decreto delegato nasce dalla necessità di avviare il processo di adeguamento delle normative nazionali in materia di scambio automatico obbligatorio di informazioni sviluppato sul quadro per la comunicazione in materia di cripto-attività previsto dall’Accordo multilaterale tra autorità competenti, denominato CARF MCAA. Tale Accordo, basato sullo standard predisposto dall’OCSE in collaborazione con i Paesi del G20, è uno degli strumenti sviluppati nell’ambito del Global Forum per migliorare la trasparenza fiscale a livello internazionale. La finalità di questo Accordo è quella di combattere l’evasione fiscale nel settore delle criptovalute e garantire che questi strumenti non siano utilizzati per evitare obblighi fiscali, dal momento che questi possono essere trasferiti e detenuti senza interagire con gli intermediari finanziari tradizionali e senza quindi avere una visione completa delle operazioni effettuate o della localizzazione delle attività detenute. Le caratteristiche di questi nuovi strumenti finanziari hanno reso meno visibili alle amministrazioni fiscali le attività fiscalmente pertinenti e quindi risulta più difficile verificare che questi prodotti siano adeguatamente dichiarati e valutati, rischiando di compromettere i progressi in termini di trasparenza fiscale raggiunti finora su scala mondiale. Il Quadro per la comunicazione di informazioni in materia di cripto-attività, brevemente CARF, è un quadro normativo globale dedicato alla trasparenza fiscale che prevede procedure standardizzate per lo scambio automatico di informazioni relative alle operazioni in cripto-attività con le giurisdizioni di residenza dei contribuenti su base annuale. Per attuare il CARF, le giurisdizioni devono inserire nella propria legislazione nazionale le regole e le procedure che i Prestatori di servizi per le cripto-attività con obbligo di comunicazione, ovvero i RCASP, devono seguire per garantire la raccolta e la comunicazione delle informazioni pertinenti. Inoltre, devono essere in vigore norme nazionali per garantire l’efficace attuazione e il rispetto delle procedure di comunicazione e di adeguata verifica stabilite nel CARF, comprese le regole per identificare quando un RCASP ha un collegamento rilevante tale da dover adempiere agli obblighi di comunicazione in una giurisdizione. Per le giurisdizioni che si sono impegnate ad avviare i primi scambi CARF nel 2027, così come ha fatto San Marino con la firma dell’Accordo multilaterale il 21 ottobre 2024, è necessario recepire il CARF nel proprio quadro legislativo nazionale entro il 1° gennaio 2026, primo anno in cui saranno applicabili gli obblighi di adeguata verifica, apportando quindi le modifiche legislative nel 2025. Il Segretariato del Global Forum ha sviluppato due modelli di legislazione, per copia e per riferimento. Il presente decreto è stato sviluppato sul Modello di Regole basato sul metodo del riferimento perché consente di attuare pienamente il CARF attraverso un unico e conciso strumento legislativo. Questo modello ha lo scopo di introdurre tutti gli obblighi di comunicazione e di adeguata verifica dei RCASP, facendo pienamente riferimento al Quadro di regole del CARF e al suo Commentario. Nel Modello di Regole sono evidenziate le disposizioni da recepire a livello nazionale e vi sono inclusi riferimenti incrociati alla CARF Legislative Checklist adottata dal Global Forum nel novembre 2024. Tale lista ha lo scopo di garantire che le giurisdizioni abbiano recepito correttamente le componenti chiave del CARF, consentendo l’identificazione tempestiva e l’adozione di misure correttive rispetto a eventuali lacune che comprometterebbero l’efficacia del CARF. Per evitare che la normativa interna differisca dalle regole OCSE, San Marino ha completato il decreto con un allegato che riporta tale e quale lo standard CARF; le duplicazioni tra il decreto e l’allegato, come nel caso delle definizioni, sono volute. Abbiamo deciso di inserire le regole del Commentario al CARF nelle linee guida emesse dal CLO successivamente all’approvazione del decreto, le quali sono vincolanti per i soggetti interessati. In base a questo metodo del riferimento, il presente Decreto Delegato contiene elementi chiave quali la definizione del CARF comprensiva del Commentario per garantire l’introduzione dei dettagli sostanziali nel quadro giuridico nazionale (Articolo 2), l’introduzione dei criteri di assoggettamento dei RCASP agli obblighi di comunicazione e verifica (Articolo 3) e l’introduzione dell’obbligo per i RCASP di comunicare le informazioni della Sezione II del CARF (Articolo 5). Viene inoltre introdotto l’obbligo per i RCASP di applicare le procedure di adeguata verifica della Sezione III del CARF (Articolo 4) e la definizione dei RCASP e degli altri termini in linea con la Sezione IV (Articolo 2). Il CARF richiede inoltre di garantire l’effettiva attuazione tramite la designazione di organi amministrativi con potere di verifica, funzione svolta a San Marino dal CLO (Articoli 2 e 6), le regole per la conservazione dei dati (Articolo 4) e le regole per obbligare contribuenti o terzi a fornire i documenti necessari per conformarsi alla legislazione fiscale nazionale, garantendo la disponibilità dei documenti dei RCASP (Articolo 6). Le disposizioni includono la possibilità di comminare sanzioni amministrative e penali nei confronti dei RCASP per mancato rispetto degli obblighi o mancata risposta alle autorità (Articoli 9 e 11), misure per garantire l’ottenimento sistematico di autocertificazioni valide (Articoli 4 e 9), sanzioni per autocertificazioni false o inesatte (Articoli 9 e 10) e regole per impedire pratiche volte a eludere le procedure (Articolo 12). L’autorità competente CLO deve avere basi nella legislazione per svolgere tali procedure, le quali devono essere sufficientemente operative nella pratica. Risulta dunque necessario adottare il suddetto decreto delegato affinché produca i suoi effetti dal 1° gennaio 2026, data dalla quale devono essere in vigore le procedure di adeguata verifica della clientela per i RCASP.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Non ho una competenza tecnica specifica per poter discutere nel dettaglio di tutto ciò che riguarda la questione delle criptoattività, ma ritengo che l’indirizzo politico su questo tema non sia affatto chiaro,. Onestamente non avevo capito quale fosse la posizione della maggioranza e del governo nella scorsa legislatura e non lo capisco nemmeno oggi. Abbiamo avuto diversi processi a San Marino legati a questo settore, ma il problema è soprattutto internazionale: con l’ampliarsi della platea sono comparsi molti broker finanziari che promettono mari e monti, ma i rischi sono evidenti. Mi auguro che questo settore sia stato attenzionato anche dalla Commissione per le infiltrazioni malavitose, perché non c’è una chiarezza di fondo sostanziale; mi rifiuto di pensare che sia tutto in regola proprio perché si tratta di un mercato estremamente volubile, che non si basa su qualcosa di tangibile o concreto come gli immobili, ma è spesso legato alla pura speculazione finanziaria. Ci troviamo di fronte a un decreto di diverse pagine che probabilmente era stato previsto per delega, ma resta un settore nuovo con molti punti di domanda ai quali spesso non vengono date risposte rassicuranti. Inserire questa incertezza in un sistema finanziario come il nostro, di cui conosciamo bene le fragilità al netto dei report delle agenzie di rating, mi preoccupa molto. Non ho mai capito quale sia la priorità di questo governo in materia, così come non capivo quella del precedente; in una scala da uno a dieci, non saprei che voto dare alla bontà di questo progetto. Non voglio insinuare nulla, ma è un ambito talmente innovativo che va guardato con estrema attenzione. Giusto per calarci nella realtà: uno dei soci di minoranza della Juventus FC è un grandissimo broker finanziario che aveva chiesto di aumentare la propria importanza nella società, ma John Elkann ha detto di no; forse per ragioni familiari o forse perché, nonostante i grandi investimenti di “petrodollari” che vediamo anche nel calcio inglese, non ci sono certezze assolute. Non so se il Segretario possa darmi una risposta tecnica, ma il motivo del mio discorso è capire quale sia l’impatto reale delle criptoattività sul sistema San Marino. Poche settimane fa c’è stato un convegno proprio in questo stabile e diversi relatori esterni provenivano da mercati finanziari tutt’altro che tranquilli. Tutto ciò che viene da quel mondo non è tangibile o percepibile, è qualcosa di voluttuario influenzato pesantemente dall’economia globale. Ripeto, ci sono già stati processi a San Marino su queste attività, quindi spero che il settore sia monitorato non solo perché è innovativo, ma perché può generare problemi seri se non è inserito in una struttura normativa chiara,. Il sistema di sicurezza citato dal Segretario può starci, ma dobbiamo capire che basare l’economia, anche se piccola come la nostra, su qualcosa che vive nell’etere e non ha nulla di tattile è rischioso. Veniamo da decenni di sistema bancario non trasparente e anonimato societario; facciamo fatica a capire dove si voglia andare a parare con queste parzializzazioni dei settori. Non dico che il percorso non debba essere fatto, ma il fatto che il decreto chiami in causa importanti centri di controllo dimostra che ci si è resi conto della problematicità del settore. Non credo che il Segretario possa rispondermi per conto del Segretario Marco Gatti, che su questi temi è sempre stato molto presente, o di qualche consigliere di maggioranza che parla solo di questo, ma mi sembrava giusto evidenziare queste criticità.

Fabio Righi (D-ML): Credo che l’analisi dei decreti sia l’occasione per un approfondimento generale sulla materia, al di là degli emendamenti puntuali che richiederebbero un approccio più tecnico. Questo settore meriterebbe di essere inserito in quella famosa visione di sviluppo che, secondo noi, continua a mancare a questo Paese, il quale naviga a vista o forse ha perso anche quella bussola. Segretario, lei oggi fa le veci del suo collega, ma devo ribadire che l’approccio basato sulla semplice normalizzazione o sull’allineamento a ciò che esiste già non è la strada giusta. La Repubblica di San Marino potrebbe giocare partite interessanti a livello internazionale se riuscisse ad anticipare i tempi e a distinguersi, sfruttando quella flessibilità che serve a costruire un sistema competitivo, cosa che purtroppo non sta accadendo. Ho seguito il percorso di strutturazione della normativa sui registri distribuiti e sulla tecnologia blockchain, su cui si muove l’economia degli asset digitali, e so che serve un perimetro di controllo evoluto. Segretario, siamo stati colleghi e lei sa che questo sistema di controllo era stato impostato, ma qualcuno ha scientificamente deciso di non volerlo attuare. Un Paese che ambisce a lavorare sulle nuove tecnologie deve avere un sistema di controllo performante. Muoversi in ambiti straordinari per essere un passo avanti rispetto agli altri richiede strumenti sicuri per i cittadini, per le imprese e per dare fiducia all’esterno. Oggi manca totalmente un approccio di questo tipo e si continuano a rincorrere le emergenze. Anche se alcune crisi non dipendono da noi, c’è una pesantissima responsabilità politica di chi ha impedito uno sviluppo secondo queste direttrici, togliendo al Paese la possibilità di affrontare questo momento storico in modo diverso. Sui crypto-asset vale la pena puntare, perché con ogni probabilità su questo settore si muoveranno l’industria e la finanza del futuro, compresi i fondi di investimento che sosterranno l’economia reale dei prossimi decenni. Voi vi dovreste interrogare su questo: noi come forza politica abbiamo le idee chiare su dove il Paese potrebbe andare, ma non esserci significa non essere pronti per l’economia che verrà. Questo non vuol dire abbandonare l’economia esistente, come qualcuno cerca di far credere per gioco facile; l’obiettivo è rendere competitivo l’attuale settore economico traghettandolo verso il futuro,. Segretario, so che lei ha avuto attenzione per questi temi in passato e le chiedo di capire se questo governo sia davvero nelle condizioni di ragionare su queste cose, perché è già troppo tardi. Vedere un governo che si esalta ancora perché nel 2026 si taglia l’erba, mentre sul fronte internazionale ed economico succede di tutto, ci lascia molto perplessi.

Emanuele Santi (Rete): Questo è un decreto molto tecnico e anche piuttosto lungo, che adotta una serie di accorgimenti necessari per un settore in cui era ormai fondamentale intervenire e metterci una pezza. Ammetto di non averlo approfondito in ogni dettaglio, ma leggendolo velocemente ritengo che la logica che ha spinto il governo sia condivisibile. Faccio parte della Commissione antimafia da due legislature e spesso ci sono state presentate criticità riguardanti le criptovalute e l’economia digitale dei virtual asset. In questo Paese abbiamo qualche problema perché spesso si dà la possibilità di fare certe operazioni senza avere leggi adeguate che mettano un argine alle distorsioni o controlli efficaci. Chi si occupa dei controlli ha evidenziato più volte che in queste operazioni di exchange e virtual asset non si conoscono i beneficiari, né in entrata né in uscita. Spero che questo decreto possa mettere un freno a questo problema, che è sul tavolo del governo da anni; purtroppo l’intervento è tardivo e, come spesso accade, si chiude il recinto quando i buoi sono già scappati. Voglio riportare alla memoria alcuni casi accaduti a San Marino: c’è stata un’attività che è stata commissariata e posta in liquidazione dalla Banca Centrale per serie criticità. Dietro gravitavano personaggi che avevano già ricevuto pesanti sanzioni per gravi irregolarità all’estero; eppure sono venuti qui, hanno aperto l’attività e hanno operato sugli asset virtuali. Bisognerebbe capire cosa abbiano combinato prima che venisse tolta loro l’operatività. Il fatto che gli organi di controllo avessero segnalato il problema già da anni dimostra che abbiamo permesso certe operazioni senza le dovute precauzioni; è come dare una pistola carica a un bambino. Quando sono arrivati i primi provvedimenti per questi settori, avevamo detto che il Paese doveva cercare nuovi investimenti, ma avevamo avvertito che le criptovalute, se non regolate, possono favorire il riciclaggio internazionale per miliardi di euro. Abbiamo permesso a certe società di operare senza la giusta regolamentazione e senza i contrappesi necessari per evitare usi distorsivi; spero che oggi il ragionamento del governo sia finalmente questo. Interveniamo su un settore che ha generato grossissimi problemi: c’è chi è sparito con qualche milione di euro investito in asset virtuali e ci sono processi in corso. Il problema è serio perché conosciamo solo i casi di dominio pubblico, ma non sappiamo quante altre società abbiano operato nel frattempo. Questo ambito andava regolamentato al momento delle autorizzazioni, non dopo. C’è un’analogia con quanto emerso nella Commissione d’inchiesta del 2020: la piazza finanziaria è nata nel 2000, ma la Legge sulle imprese e i servizi finanziari è arrivata solo nel 2005; le regole sono arrivate cinque anni dopo la creazione del settore e qui sta succedendo la stessa cosa. Mi auguro che siamo arrivati in tempo. Spesso parliamo di settori fuori controllo come quello delle auto o delle bevande, ma questo è un altro ambito molto critico dove il nostro Paese è stato usato in modo distorsivo da chi sta “pastrocchiando” con le criptovalute. Intervenire oggi è meritorio, ma si arriva sempre dopo e questo è un tema che va monitorato costantemente. Chiedo alla maggioranza di avere contezza del tipo di provvedimento e di quali fenomeni distorsivi vada a colpire, ma anche di controllare l’attività attuale delle società operanti. Non dobbiamo demonizzare i nuovi asset o i fondi di sviluppo, ma queste possibilità vanno regolamentate prima; non si può permettere un’attività completamente deregolamentata per poi trovarsi con i problemi che sono emersi in questi mesi.

Luca Gasperoni (Pdcs): Volevo chiarire il motivo per cui è stato emesso questo decreto delegato. Se in passato ci sono state delle distorsioni, queste sono probabilmente dovute ai decreti emessi tra il 2016 e il 2017 dai governi precedenti, che lasciavano le mani molto libere e non definivano un perimetro certo entro cui le società potevano operare. Nella scorsa legislatura siamo intervenuti con un nuovo decreto che ha sostanzialmente abrogato il precedente; ricordo che quel provvedimento fu emesso dopo una serie di incontri con Banca Centrale, AIF e soprattutto con San Marino Innovation. È stato un decreto fatto in concerto con tutte le autorità di vigilanza per dare un perimetro certo alla materia blockchain. Cosa andiamo a disciplinare oggi? In sostanza regolamentiamo come deve essere effettuato lo scambio automatico dei dati in materia di criptoattività. Il concetto è diverso: stabiliamo come e con chi scambiare questi dati, aggiungendo una disciplina corretta in linea con quanto previsto dallo standard CAR.

Segretario di Stato Stefano Canti: Intervengo molto velocemente perché, come è stato detto anche dai consiglieri, questo è un decreto estremamente tecnico che serve ad avviare procedimenti di adeguamento alle normative nazionali e internazionali. Credo che il consigliere Gasperoni abbia fornito una spiegazione e un riassunto molto corretti sul quadro delle criptoattività. Questo decreto, per come è stato concepito, darà la possibilità alla struttura del CLO di effettuare tutte le verifiche necessarie per dare piena attuazione alla materia. Si tratta di normare un campo specifico e credo che tutti in quest’aula possano condividere la necessità di questo intervento proprio per la sua natura tecnica; mi auguro quindi che il decreto possa essere approvato dall’intero Consiglio.

Il decreto delegato è ratificato a maggioranza.

Decreto 8: RATIFICA DECRETO DELEGATO 4 febbraio 2026 n.18 – Misure straordinarie per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale a favore delle imprese energivore

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Questo decreto, che introduce interventi straordinari finalizzati a garantire competitivi adeguati per il nostro sistema imprenditoriale a seguito dell’incremento dei costi energetici. Si tratta di una misura straordinaria per contenere l’ammontare di questi rincari. Passo alla lettura della relazione: il presente decreto delegato introduce interventi per il contenimento della spesa energetica a favore dell’utenza industriale. Le disposizioni prorogano per un ulteriore trimestre, rimodulandoli, gli interventi del precedente decreto numero 19 del luglio 2025, per permettere alle aziende sammarinesi di mantenere adeguati livelli di competitività rispetto ai concorrenti. È una misura straordinaria che, di per sé, non rappresenta una risposta definitiva al problema del caro energia. Su questo voglio essere chiaro: il percorso verso l’autonomia energetica lo stiamo portando avanti con grande determinazione fin dall’inizio della legislatura. L’Azienda di Stato ha incrementato significativamente la percentuale di autonomia e confidiamo di arrivare, entro il 2026, a una produzione interna superiore al 20% del nostro fabbisogno complessivo. Sono numeri importanti e credo che oggi la bontà di questi interventi sia chiara a tutti, anche a chi un anno e mezzo fa ci scherzava sopra. Avere autonomia energetica è strategico. Colgo l’occasione per rispondere alle critiche sentite nel dibattito iniziale: capisco il gioco delle opposizioni, ma su questi dossier dovremmo essere tutti allineati. Non è solo questa Segreteria che deve parlare di autonomia, è il Paese intero che deve farlo, perché serve allo sviluppo delle nostre aziende storiche, di quelle energivore e di quelle tecnologiche. Serve per il data center e per creare posti di lavoro qualificati per i nostri giovani ingegneri. Dobbiamo toglierci le casacche politiche e lavorare insieme, perché la transizione energetica andrà oltre questa legislatura. Sento dire che si è fatto poco, ma poi si contestano gli investimenti: mettiamoci d’accordo. Stanno partendo tre nuovi bandi per il fotovoltaico sugli edifici pubblici e altri tre impianti in territorio. Autonomia significa indipendenza dai mercati e dalla borsa di Amsterdam. Avremo la nostra energia gestita dalle nostre reti AASS, che sono all’avanguardia. Lo abbiamo visto con il guasto avvenuto tra la domenica e il lunedì di Pasqua, subito dopo mezzanotte: i tecnici di AASS sono intervenuti in meno di un’ora risolvendo il problema. Questo dimostra le competenze che abbiamo all’interno. Tutto l’arco politico, il mondo economico e i sindacati dovrebbero abbracciare questa sfida. 

Gian Matteo Zeppa (Rete): Segretario Bevitori, lei sa che non sono una persona che vuole polemizzare a tutti i costi. Non l’ho fatto nemmeno oggi, preferendo fare una valutazione complessiva sulla situazione geopolitica che cambia ogni giorno. Non incolpo il governo per le difficoltà di un contesto internazionale imprevedibile, dove ognuno cerca di usare gli strumenti che ha in base alla territorialità di San Marino. Sull’investimento di Brescia rimango della mia idea, anche se spero di essere smentito dai fatti. Il punto è che i decreti dovrebbero dare risposte a tutti i cittadini, specialmente sulla mobilità e sulla spesa quotidiana, agendo nei limiti dei nostri accordi con l’Italia. Lei parla di mantenere la competitività delle imprese, e ci sta, ma il termine “imprese energivore” implica una priorità che a volte va a discapito delle piccole realtà. Bisogna salvaguardare le grandi aziende, comprese quelle parastatali come il Multieventi che consumano moltissimo, ma la politica deve dare risposte. Nello scorso Consiglio, il Segretario Gatti si era preso l’impegno verbale di informare i capigruppo sulla dinamica geopolitica dell’energia per permetterci di avere un quadro completo, ma ha disatteso anche questa promessa e ne pagherete le conseguenze. Poi sono curioso: l’11 aprile un articolo di RTV parlava della reintroduzione della tariffa fissa per gas ed elettricità, dicendo che l’Autorità per l’energia si sarebbe espressa nella riunione di domani, 17 aprile. Molti colleghi hanno lamentato di non sapere nulla: può dirci cosa succederà domani? Infine, anche in questo decreto all’articolo 2 c’è un’abrogazione che fa salvi gli effetti compiuti: per favore, non faccia come il Segretario Gatti e ci dia una risposta concreta su quali siano questi effetti.

Oscar Mina (Pdcs): Questo decreto introduce misure straordinarie per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale a favore delle imprese energivore. Ci sono due aspetti principali. Per il gas naturale, la Repubblica dipende totalmente dall’esterno, acquistiamo il 100% della materia; è quindi giusto che gli utenti energivori abbiano una riduzione del costo pari a 0,1 euro per i consumi del 2025, andando a sanare la situazione. Sull’approvvigionamento elettrico, compriamo circa l’88% dall’esterno. Di questo 88%, l’85% è assorbito dalle imprese, e la metà di questo consumo fa capo a circa un centinaio di imprese energivore in territorio. Se facciamo i conti, il restante 3% sommato al 12% della nostra produzione interna attuale copre il fabbisogno civile, che è intorno al 15%. Questo decreto sana la situazione, ma dovremo valutare future proroghe. Proteggere cittadini e imprese è fondamentale, ma se continuiamo a rincorrere il mercato non troveremo mai misure definitive. Gli investimenti dello Stato devono andare verso la competitività e la sostenibilità, che per le imprese energivore sono fattori imprescindibili. Quando parliamo di transizione dobbiamo parlare anche di integrazione energetica. Oltre a ratificare il decreto, dobbiamo ragionare sulla cogenerazione e magari sulla trigenerazione, guardando anche ad altre fonti come il gas metano o l’energia idrica. 

Matteo Casali (Rf): Con ormai consueto sconcerto prendo atto delle dichiarazioni del Segretario Bevitori; qui si raccontano fischi per fiaschi pur di buttare tutto in festa. Reiteriamo ciclicamente questi decreti e questo dimostra un gap strutturale enorme: lo Stato non riesce a fornire energia a prezzi competitivi e le imprese faticano a efficientare i processi produttivi. Noi siamo d’accordo sul sostegno alle imprese, ma questo provvedimento, anziché celebrare “magnifiche sorti e progressive”, evidenzia proprio queste carenze. Si parla del 20% di autonomia entro il 2026, ma solo un mese fa in Commissione avevamo chiesto un piano di approvvigionamento senza ricevere risposte. Questo 20% comprende l’investimento di Brescia? E quell’investimento è stato appaltato? Con quali regole, quelle dello Stato o quelle di una società di diritto privato? Chi lo sta costruendo? Reiterare continuamente questi decreti trasforma l’emergenza in crisi strutturale. Dov’è il piano per l’autonomia? A che punto è il PEN 2026-2029 o il suo piano attuativo? Noi in finanziaria avevamo proposto un emendamento per mettere a calendario gli interventi, ma voi procedete a spizzichi e bocconi. Il problema energetico non si affronta così. Che fine ha fatto la comunità solare o l’idea dell’AASS come ESCO di Stato? Sono percorsi che dovrebbero essere condivisi perché trascendono questo esecutivo. Le nostre non sono critiche distruttive, ma proposte per un piano serio. E non lo diciamo solo noi: lo dicono gli stessi industriali. L’editoriale di “Fixing” del 3 aprile diceva che si discute di politiche energetiche da anni ma senza un piano realistico. Anche gli industriali che aiutiamo con questo decreto denunciano la mancanza di una strategia. Noi vogliamo capire e dare il nostro contributo per portare il Paese verso una stabilità maggiore nell’approvvigionamento di gas, elettricità e carburanti. Manca un piano realistico, e non è solo l’opposizione a dirlo. 

Gerardo Giovagnoli (Psd): Io ribalterei il ragionamento: non esiste un piano “realistico” che porti all’indipendenza energetica totale, semplicemente perché non abbiamo le risorse interne. Possiamo puntare all’autonomia, ma non saremo mai indipendenti, specialmente per la parte industriale che assorbe l’80% dell’elettrico e oltre il 50% del gas. Però in questa legislatura si sta accelerando e questo è positivo. Spesso a San Marino ci si dà grandi obiettivi ma poi manca la capacità esecutiva; qui invece si stanno facendo cose concrete. L’impianto in Lombardia è in fase avanzata e i costi sono migliori del previsto. Finalmente il pubblico sta facendo la sua parte: ora ci sono tre progetti sulle coperture dello Stato. E aggiungo che ci sarà un impianto possibile sul lago sammarinese; è una tipologia che all’estero ha avuto successo e risolve anche il problema dell’evaporazione. Potremmo ricavare 1 MW da lì. Dobbiamo fare il piano energetico velocemente, ma ricordo che la competenza è delegata all’Autorità per l’energia. Bisogna poi puntare sul risparmio energetico. “Fixing” parlava dell’Energy Manager nelle aziende, figura che va incentivata, ma lo Stato deve fare lo stesso. Abbiamo l’Azienda di Stato che può fare da Energy Manager per i consumi pubblici per evitare gli sprechi nelle scuole e negli uffici. Il kilowattora meno costoso è quello non consumato, i cosiddetti “negawatt”. Concentriamoci anche sull’eolico e sulla cogenerazione; il decreto sulla cogenerazione è di un anno e mezzo fa ma l’impianto non è ancora attivo. Esorto il governo ad accelerare, sfruttando questa inerzia positiva e la velocità negli appalti. Dobbiamo ridurre la dipendenza, sapendo che non arriveremo a zero e che la tecnologia corre veloce.

Dalibor Riccardi (Libera): Il mio intervento sarà sicuramente meno tecnico di quello di Giovagnoli, che ringrazio per aver spiegato molto bene la missione del governo fin dal suo insediamento. Credo che siano stati fatti netti passi avanti rispetto alla situazione dell’approvvigionamento energetico di due o tre anni fa. Siamo passati da una quota di circa il 7% a un valore intorno al 13 o 14% e, grazie all’investimento fatto in questa legislatura, potremmo arrivare addirittura al 20-22%. Forse si poteva essere più celeri in passato e probabilmente è stato fatto un po’ pochino prima, quindi adesso siamo costretti a correre. Questa rincorsa è determinata da una situazione geopolitica che si sta aggravando, ma da quando è nata una vera attenzione su questo tema abbiamo accelerato le tappe. Condivido pienamente l’analisi del collega Giovagnoli; non mi piacciono quegli interventi che lamentano poca attenzione o mancanza di un progetto chiaro. La realtà è che stiamo recuperando il tempo perso con investimenti concreti e questa è la strada da continuare a percorrere. Il nostro territorio ci permette di fare il possibile all’interno, ma dobbiamo anche sfruttare condizioni favorevoli fuori. Si può dire tutto, ma non che questo governo non abbia impresso un’accelerazione; chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire e forse dovrebbe guardare al passato, a quando non è stato fatto alcun tipo di investimento, mentre oggi ci si limita a denigrare l’avversario politico. Trovo che questo non sia il modo corretto di esercitare il proprio ruolo istituzionale.

Sara Conti (Rf): Intervengo perché l’intervento di Riccardi mi ha incuriosito: ha detto che stiamo finalmente rimediando alla mancanza di autonomia energetica, ma stiamo parlando di un decreto che risponde semplicemente a un’estrema urgenza. Il costo delle materie prime è schizzato a causa della guerra e non sappiamo quanto durerà. Qual è il piano reale per un Paese che non ha sbocchi al mare né risorse energetiche interne, se non le rinnovabili? Avevamo deciso di investire a Brescia, ma non ne sappiamo più nulla; sarebbe interessante capire se quel progetto sta andando avanti. Quali sono gli altri progetti per rendere San Marino capace di rispondere autonomamente a un’emergenza o a un’inflazione così importante che colpisce cittadini e aziende energivore? Ne parliamo da tempo: San Marino ha limiti enormi e servirebbe una visione che vada oltre l’emergenza, ma non è mai stato fatto un progetto a lungo termine. Continueremo a portare il tema all’attenzione del governo perché è rilevante, non solo per la crisi in Medio Oriente, ma anche per le ricorrenti emergenze idriche estive. Vedo che dai banchi della maggioranza e del governo sbuffate e alzate le spalle, come se i nostri interventi dessero fastidio, ma la nostra responsabilità è porre l’attenzione sui temi vitali per il Paese. Dovrete ascoltarci ancora per molto.

Iro Belluzzi (Libera): Consigliera Conti, non volevo intervenire, ma il suo stile mi stimola. Penso ai 70 milioni che l’Azienda dei Servizi aveva quando il suo Segretario di Stato li ha utilizzati per chiudere i buchi di bilancio, invece di investire in strategie per l’autonomia energetica. Bisognerebbe avere un minimo di coscienza e ricordarsi degli errori fatti, invece di rimarcare continuamente quelli del passato. A noi interessa costruire il futuro, quindi cerchiamo di moderare i toni e di eliminare lo scontro fine a se stesso.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Spesso in politica chi accusa lo fa per crearsi un alibi e non farsi imputare le proprie responsabilità. Credo sia il caso della consigliera Conti. Quando si programmano interventi energetici non ci si sveglia la mattina e si decide guardando una mappa; serve un’attività di ricerca, valutazione e studio delle opportunità. Pur non avendo la delega, ho seguito i riferimenti di due Segretari di Stato: uno ha iniziato la fase di studio e l’altro ha finalizzato progetti che ora voi criticate. Forse siete critici perché la responsabilità di non essere partiti due legislature fa con queste valutazioni è vostra; ma qui mi fermo.

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Vorrei fare chiarezza su alcuni punti. Ho avuto la responsabilità politica dell’Azienda di Stato per i Servizi Pubblici per due legislature. Nel 2013 l’azienda era assolutamente in salute; all’epoca le politiche energetiche globali non sembravano un problema imminente, anche se avremmo dovuto lavorare d’anticipo. Nonostante tutto, abbiamo avviato con lungimiranza la mappatura di tutto il sistema idrico del Paese, un lavoro gigantesco durato tre anni. Nel 2016 avevamo mappato il 50% del territorio alla ricerca di una risorsa essenziale come l’acqua, che oggi è considerata “oro blu”. Purtroppo, quando è cambiata la responsabilità politica, quel lavoro si è interrotto. Consigliera Conti, forse è smemorata, ma voi avete avuto la responsabilità per tre anni e non avete dato continuità a lavori che dovrebbero riguardare gli interessi di tutti, oltre i colori politici. Nel 2020 sono tornato alla guida dell’Azienda e la situazione era tragica: la liquidità era azzerata. Quei 70 milioni che avevo lasciato per gli investimenti erano stati usati per tre anni per pagare gli stipendi pubblici. Vi sembra una corretta gestione di bilancio? Nel 2021 abbiamo poi gestito il rischio di un default energetico a causa del conflitto russo-ucraino, evitando un costo di 150 milioni per il Paese. In quel periodo non ci siamo fermati nella ricerca dell’autonomia energetica, pur sapendo che l’indipendenza totale è un’utopia. Abbiamo mappato il territorio per il fotovoltaico e incentivato questa tecnologia, passando da un modesto 3% a circa il 10% di oggi. Abbiamo vagliato varie ipotesi di approvvigionamento esterno, portando avanti il lavoro che oggi prosegue il collega Bevitori. Quando ho lasciato l’Azienda, avevamo un utile di bilancio per gli investimenti pari a 33 milioni di euro, già destinati alle politiche energetiche. L’autonomia totale è un’utopia anche per l’Italia e l’Europa, a meno che non si decida di investire seriamente in nuove tecnologie.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Mi sembra che qui si voglia far passare il messaggio che ogni colpa sia dei governi passati; il Segretario Lonfernini ha ripercorso la storia dell’Azienda, ma catalogare ogni carenza come colpa di un unico governo è limitante. Venendo a questo decreto, il provvedimento è analogo a quello sul rimborso SMaC: è un intervento ragionevole per contenere i costi di energia e gas, e noi lo sosteniamo. Il problema però è che continuiamo a procedere con proroghe perché manca una pianificazione seria sull’approvvigionamento. Non siamo contrari a prescindere; ad esempio, abbiamo sostenuto il decreto sulla cogenerazione. Quello che contestiamo è la mancanza di progetti operativi per attuare il Piano Energetico Nazionale. Sul progetto di Brescia abbiamo un approccio diverso: non siamo contrari agli investimenti all’estero, ma avremmo puntato su una comunità energetica interna su scala nazionale, con il supporto di partner internazionali strategici. Quel piano metteva al centro la nostra Azienda dei Servizi per ridurre l’impatto delle bollette su cittadini e imprenditori. Possiamo avere idee diverse, ma ciò che chiediamo è se questo governo abbia un’idea chiara sulla pianificazione a medio-lungo periodo.

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Rispondo alle richieste di chiarimento. La dicitura che “sono fatti salvi gli atti e gli effetti compiuti” è obbligatoria quando un decreto non arriva a ratifica nei termini previsti e deve essere riemesso nella stessa forma; non c’è stato alcun cambiamento nel testo. Riguardo all’Autorità per l’Energia, ricordo che è un organismo misto che stabilisce i prezzi delle bollette, non il governo. Domani si incontreranno perché era stata sospesa la tariffa fissa. L’Azienda dei Servizi ha dovuto interromperla perché, con l’inizio del conflitto in Iran e l’estrema volatilità dei mercati, sarebbe risultata antieconomica e sconveniente per l’utenza. Abbiamo agito per tutelare i cittadini durante la massima turbolenza. Oggi i mercati si sono stabilizzati e si potrebbe tornare a proporre la tariffa fissa; so che il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda ha già scritto all’Autorità per affrontare la questione domani. Rispetto alle polemiche, trovo falso dire che gli industriali non sostengano il nostro percorso. Incontro costantemente l’ANIS e mi confermano il loro appoggio, spronandoci a fare più in fretta. Anche il loro comunicato del 23 marzo sottolinea che l’autoproduzione è l’unica strada solida per difenderci dalle fluttuazioni dei mercati.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Segretario Bevitori, parlo con lei: so bene che l’abrogazione dell’articolo 2 è prevista dalla legge, ma le chiedevo i dati sulle richieste fatte durante il periodo di mancata ratifica. Riguardo alle tariffe, vorrei capire se domani l’Azienda proporrà di tornare alla tariffa variabile e se l’utente dovrà fare una nuova richiesta o se verranno stabiliti nuovi parametri. Faccio poi una battuta a Riccardi, che ha commesso un lapsus dicendo che “non si può dire che questo governo abbia accelerato”. Al di là delle battute, conosciamo tutti la storia; io per primo ho fatto le mie battaglie, ma credo che per il bene del Paese dovremmo essere capaci di ammettere le colpe, se ci sono. Non si può ogni volta citare solo quello che fa comodo. Bisognerebbe essere propositivi e capire come nascono questi progetti; il periodo 2016-2019 l’ho vissuto sulla mia pelle, ma non può più essere una scusa. Bisogna tirare una riga e andare avanti, senza dare patenti di bravura a ogni occasione.

Matteo Casali (Rf): Il Segretario Bevitori mi accusa di essere falso e io rispedisco al mittente questa offesa; ho semplicemente citato un articolo dell’ANIS. Riguardo all’intervento del Segretario Lonfernini, ha alzato una cortina fumogena parlando della mappatura del 2016. All’epoca si trattava di mappare la rete delle acque chiare e scure, non “l’oro blu”; confondeva le fonti con le fogne. Al di là di questo, vorrei essere costruttivo: chiediamo semplicemente di condividere con quest’Aula un piano serio sull’energia. Mettiamoci a un tavolo, senza polemiche o riletture strane del passato, e definiamo un percorso condiviso che vada oltre questo esecutivo. Reiterare questi provvedimenti significa che siamo in ritardo; serve una traiettoria chiara per gli asset strutturali come energia e acqua, perché al momento una via tracciata non esiste.

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Nonostante pensiate di essere bravi e buoni, forse c’è una ragione se le vostre proposte non vengono accolte: le spiegate male e diventano strumentali. Se il piano energetico riguarda tutto il Paese, facciamolo; il governo ha la volontà e l’Aula è il posto giusto per discuterne. Consigliere Casali, lei ha banalizzato la mappatura idrica, ma non era solo una distinzione tra acque chiare e nere; era un elemento di sicurezza per capire se potevamo attuare una politica energetica attraverso la gestione delle acque. Interromperla è stato un grave errore politico. Quando sono tornato in Segreteria nel 2024, l’unica azione virtuosa che ho trovato nella gestione idrica era un bagno con una nuova doccia, e di certo non l’avevo fatta io.

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Solo per concludere: venire in Aula a dire che gli industriali sono contrari al nostro operato è intellettualmente disonesto, visto che ci sostengono e ci spronano. Ancora più grave è contestare progetti che sono stati avallati dal Consiglio di Amministrazione dell’Azienda dei Servizi, dove siede anche un esponente nominato proprio da Repubblica Futura, che con onestà e competenza non ha mai osteggiato il nostro lavoro.

Il decreto è ratificato a maggioranza.

I lavori si interrompono alle 20 e riprenderanno domani alle 9:00