Santarcangelo Paolo Conte, le donne odiavano il jazz: a Supersonico Simona Vinci racconta l’universo femminile nelle sue canzoni
Dopo la prima parte della rassegna all’interno del Supercinema, Supersonico cambia casa e approda al Meet, il giardino del Museo etnografico, nuovo spazio estivo che negli ultimi anni è diventato uno dei luoghi più vitali della cultura cittadina.
Domenica 19 luglio, alle 21,15, va dunque in scena un nuovo capitolo della rassegna con Simona Vinci, che conduce il pubblico dentro l’universo femminile raccontato nelle canzoni di Paolo Conte. Un universo che la scrittrice definisce ‘Universo Femmina’, quasi da pronunciare con le maiuscole. Seguendo una linea narrativa tutta sua, Vinci attraversa le storture, le smorfie, le ironie e le malinconie dell’avvocato‑musicista, restituendo una lettura personale e sorprendente di quei versi in cui le figure femminili vengono cantate, biascicate, sbeffeggiate e amate.
A intervallare la narrazione, Giacomo Toni, pianista e profondo conoscitore dell’opera di Conte, che sa bene che il maestro non si può imitare: si può solo provare a “rifarlo con una giacca nuova”. La giacca immaginata da Vinci è una giacca da donna, con cui “riscrivere” alcune canzoni ribaltandone il punto di vista. Per questo, accanto a Toni, ci sarà Camilla Serpieri, voce intensa e ricercatrice della vocalità, a interpretare i versi di Conte nella loro nuova veste femminile.
I biglietti per la serata sono disponibili a un costo di 10 euro, su webtic.it oppure la sera dello spettacolo direttamente sul posto.
Il gran finale con Bob Dylan il 21 agosto
La rassegna Supersonico si chiuderà poi con un ultimo appuntamento in programma venerdì 21 agosto, che ha il sapore di una narrazione epica. Emiliano Visconti conduce il pubblico nel cuore del 1965, l’anno in cui Bob Dylan cambia per sempre la storia della musica, passando dall’acustico all’elettrico, dalla tradizione alla rivoluzione. Nel giardino del Met, Visconti ricostruisce quel momento irripetibile come un romanzo in presa diretta: le tensioni, le folgorazioni, le contestazioni, la nascita di un nuovo linguaggio. A dare corpo sonoro al racconto saranno i The False Prophets, che riporteranno sul palco l’energia ruvida e visionaria di quel passaggio epocale. Un finale che non è solo una chiusura, ma una dichiarazione d’intenti: Supersonico saluta il suo pubblico con un omaggio alla trasformazione, alla disobbedienza creativa, alla musica che cambia il mondo.
Simona Vinci – Nata a Milano nel 1970, vive a Budrio. Esordisce nel 1997 con “Dei bambini non si sa niente” (Einaudi), romanzo tradotto in dodici paesi e vincitore del Premio Elsa Morante. Collabora con quotidiani nazionali, ha lavorato per radio e televisione, e nel 2016 vince il Premio Campiello con “La prima verità”. Tra i suoi titoli più recenti: “Parla, mia paura” (2017), “Mai più sola nel bosco” (2019), “In tutti i sensi come l’amore” (2018), “Rovina” (2019), “L’altra casa” (2021).
Camilla Serpieri – Cantante e formatrice, da sempre affascinata dal potere della voce come strumento di rivelazione dell’essere umano. Dopo gli inizi nel teatro, approfondisce negli anni la didattica della voce attraverso diversi metodi, costruendo una sintesi personale che oggi guida la sua attività artistica e pedagogica.
Giacomo Toni – Giacomo Toni (Forlimpopoli, 1983) è autore, compositore, pianista e cantante, tra i più riconosciuti cantautori della scena indipendente italiana. Formatosi al Conservatorio B. Maderna di Cesena, sviluppa un linguaggio che unisce jazz d’avanguardia, letteratura e arti visive, dedicandosi alla canzone d’autore, alla musica popolare, al teatro e alle colonne sonore. Fondatore nel 2005 della 900 Band, pubblica Metropoli (2008), Hotel Nord Est (2010), Musiche per Autoambulanze (2013), Nafta (2017), Concerto in Doppio Passo (2020) e Ballate di Ferro (2021). Vince il premio “Nuova Musica Italiana 2007” presieduto da Mogol e si esibisce al Premio Tenco nel 2014 e 2016. Collabora con il fratello Simone Toni alla Libera Associazione Teatrale Gli Incauti, firmando colonne sonore e partecipando agli spettacoli, tra cui l’unico Mistero Buffo di Dario Fo in dialetto romagnolo autorizzato dall’autore.


