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“Recuperando me”: a Coriano l’arte che nasce dall’alluvione e diventa rinascita

Un percorso di rinascita personale prende forma attraverso il legno restituito dall’acqua. Si intitola Recuperando me la mostra di Angelo Santoni, in arte Ange Art, in programma dall’1 al 3 maggio 2026 presso la Sala della Biblioteca Battarra di Coriano.

Le opere esposte nascono dai materiali recuperati dopo l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023: frammenti, detriti, legni segnati dall’acqua che, da simboli di distruzione, diventano “resti vivi”, carichi di memoria e significato.

È proprio da qui che prende avvio il percorso artistico e umano dell’autore. Un percorso che non nasce come progetto, né da un’intenzione artistica precisa, ma da un bisogno più profondo: quello di restare vivo.

Per anni – racconta Santoni – tutto sembrava pieno, veloce, necessario. Il lavoro, la moda, le luci, le persone. Poi, lentamente, quel pieno ha iniziato a svuotarsi. E con lui anche l’artista. Il dolore è arrivato in silenzio, fino a diventare parte della quotidianità. Il tentativo di coprirlo e zittirlo ha trovato nell’alcol una via facile, ma anche il modo più veloce per scomparire.

Poi è arrivato un incidente, vissuto come una frattura netta: un prima e un dopo. Gli sguardi, la paura negli occhi delle persone più vicine, la presenza della famiglia hanno reso evidente una verità impossibile da ignorare: così non si poteva più andare avanti.

Smettere non è stato un gesto eroico”, ma fragile e quotidiano, fatto di giorni lunghi e silenziosi. Giorni da riempire senza più nascondersi.

È in uno di quei giorni che avviene l’incontro con il mare. La Romagna portava ancora addosso i segni dell’alluvione: “ovunque c’erano resti, frammenti, oggetti che non erano più ciò che erano stati. Legno, plastica, corde, rami. Tutto sembrava finito. E invece, io ho iniziato a vedere”.

In quei materiali abbandonati, l’artista comincia a vedere forme, movimenti, possibilità. Un ramo diventa una linea che cerca di continuare. Un pezzo di plastica diventa un colore che resiste.

Nasce così un gesto istintivo: raccogliere. Senza un piano, senza un perché razionale. Riempire il baule dell’auto come se si stesse salvando qualcosa. “O forse, rendermene conto, stavo salvando me stesso”.

Nel lavoro in studio, quei frammenti vengono osservati, spostati, uniti. Non si tratta di costruire da zero, ma di ascoltareogni pezzo contiene già una direzione. L’artista deve solo seguirla.

Così prendono forma le opere. Una dopo l’altra. E ognuna ha un nome, perché nessuna è più ciò che era stata. Ognuna è diventata altro. Come lui.

Il lavoro di Santoni si muove sul confine tra arte e testimonianza: ogni pezzo conserva le tracce del passato – crepe, segni, ferite – senza nasconderle. Sono parte della forma, parte del significato.

È proprio lì che emerge il cuore del progetto: “non tutto ciò che si rompe è perduto. Alcune cose cambiano forma. E in quella forma nuova trovano un senso diverso”.

“Recuperando me” non racconta solo un disastro, ma ciò che resta dopo. E soprattutto ciò che può ancora diventare. Le opere parlano di trasformazione, di materia e identità che si ricompongono.

Dove l’acqua ha lasciato il segno, io ho trovato una direzione. E da lì, lentamente, ho iniziato a tornare. Ho raccolto frammenti. Ho recuperato me”: una dichiarazione che racchiude il senso profondo della mostra.

“La mostra si inserisce nel contesto del terzo anniversario dell’alluvione, proponendo uno sguardo che non rimuove la ferita, ma la attraversa per restituirle senso. È un invito al pubblico a fermarsi, osservare e riconoscere, nei frammenti, una vitalità inattesa: non soltanto ciò che è stato perduto, ma ciò che può ancora rinascere”, sottolinea l’assessore alla Cultura e all’Ambiente Anna Pazzaglia.