Economia e Lavoro

Il Registro Navale porta nel mondo il nome di San Marino come forma di diplomazia economica che affianca la promozione turistica e culturale. La parola al direttore Gianluca Tucci (seconda puntata)

di Angela Venturini.

A qualcuno piace fare dell’ironia sull’esistenza di un Registro Navale in un Paese di montagna. Com’è nata questa scelta?

Questa domanda mi permette di chiarire alcuni concetti basilari che spesso vengono trascurati quando si parla del Registro Navale. Il primo riguarda il diritto internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, UNCLOS, riconosce espressamente anche agli Stati senza sbocco sul mare il diritto di accedere al mare, di navigare e di avere navi battenti la propria bandiera. L’assenza di una costa, quindi, non impedisce a uno Stato sovrano di istituire un Registro Navale e di partecipare alle attività marittime internazionali. Gestire una bandiera non significa possedere un porto. Significa disporre di un ordinamento conforme alle convenzioni internazionali, di competenze tecniche, di una rete ispettiva adeguata e della capacità di esercitare un controllo effettivo sulle unità registrate. L’IMO stessa distingue chiaramente tra: Flag State, Port State e Coastal State, ciascuno dei quali con caratteristiche peculiari e con obblighi e diritti ben definiti. La scelta di San Marino nasce dalla volontà di sviluppare servizi internazionali ad alto valore aggiunto e di rafforzare la presenza della Repubblica nei circuiti economici e istituzionali globali.

Quindi il Registro Navale è anche uno strumento di promozione del Paese?

Esattamente. Ogni nave o yacht, che batte bandiera sammarinese, porta nel mondo il nome della Repubblica. È una forma di diplomazia economica che affianca la promozione turistica e culturale e mostra un San Marino capace di innovare e competere nei settori della blue economy. Il mare e l’alto mare offrono opportunità economiche, scientifiche e tecnologiche che non sono riservate esclusivamente agli Stati costieri. San Marino può partecipare a queste attività nel rispetto del diritto internazionale, dei principi di sostenibilità e delle regole sulla protezione dell’ambiente marino. Il Registro Navale rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il Paese può acquisire competenze, costruire relazioni e partecipare alla governance internazionale del mare.

Il vostro obiettivo qual è?

Posizionare progressivamente San Marino come una giurisdizione marittima internazionale riconosciuta e rispettata, capace di confrontarsi con gli Stati di maggiore tradizione attraverso la qualità dei servizi, la serietà dei controlli e l’affidabilità delle proprie istituzioni. Naturalmente, questo diritto comporta anche precise responsabilità. Essere uno Stato senza sbocco sul mare non riduce i doveri dello Stato di bandiera. Al contrario, ci impone di applicare con rigore le convenzioni e dimostrare attraverso i risultati la credibilità del sistema.

Cosa ne ricava San Marino da questo progetto? Economia, occupazione, indotto?

Il primo ritorno è economico, ma non si esaurisce nelle entrate di registrazione. Gli introiti per lo Stato relativi al solo Registro Navale, indicati nella relazione dell’Autorità, sono passati da 16.704 euro nel 2021 a 237.821,58 euro nel 2024, fino a superare i 500.000 euro nel 2025. A questi importi si aggiungono le imposte IGR, i contributi e le ulteriori ricadute economiche generate dalle attività collegate che si sono nel contempo riposizionate su San Marino. Anche i dati operativi mostrano una base già rilevante e in crescita. Al 31 dicembre 2025 risultavano registrati 840 yacht e 96 navi commerciali, con un Gross Tonnage complessivo superiore a 1.564.000 GT. Il posizionamento nel segmento merchant, misurato attraverso il dato IMO disponibile al 31 dicembre 2024, era pari a 1.136.504 GT. Questa crescita è sostenuta da una politica di selezione qualitativa delle unità e degli operatori, finalizzata a ridurre i rischi reputazionali e operativi e a costruire una flotta affidabile. Il valore strategico del progetto è però molto più ampio.

Vuol dire che c’è anche un indotto?

 Il Registro può generare domanda di servizi tecnici, legali, assicurativi, arbitrali, di classificazione, formazione e consulenza specialistica, favorendo la nascita di nuove professionalità e attività economiche sul territorio. In questo contesto si inserisce anche la nascita della Camera Arbitrale di San Marino, che può diventare un ulteriore elemento del sistema marittimo e commerciale sammarinese. La disponibilità di una sede qualificata per la soluzione delle controversie, con arbitri, giuristi e professionisti dotati di competenze specialistiche, può attrarre procedimenti, operatori e servizi legali provenienti dall’estero. L’arbitrato è particolarmente importante nel settore marittimo, nel quale i rapporti commerciali hanno spesso carattere internazionale e richiedono decisioni tecnicamente competenti, rapide e riconoscibili anche fuori dai confini nazionali. Lo sviluppo di una Camera Arbitrale credibile permetterebbe quindi a San Marino di offrire non soltanto una bandiera, ma anche servizi giuridici collegati alle attività marittime e al commercio internazionale. L’obiettivo è far nascere progressivamente un cluster sammarinese capace di creare occupazione qualificata, nuove relazioni economiche e investimenti sul territorio. Il Registro Navale e la Camera Arbitrale possono contribuire insieme a posizionare San Marino tra le giurisdizioni riconosciute e rispettate per l’affidabilità delle istituzioni, la qualità dei servizi e la capacità di trattare rapporti economici internazionali complessi. Alla luce di questi elementi, il Registro presenta un profilo di sviluppo coerente con un percorso di consolidamento nel mercato internazionale dei registri navali. Il modello si fonda su ricavi ricorrenti, sulla possibilità di ampliare progressivamente la base dei clienti e su una gestione strutturata del rischio. La solidità di questa crescita dipende soprattutto dalla qualità della flotta e dalla reputazione della bandiera.

(Continua…)

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