Economia e Lavoro

Rifiuti, raccolta e smaltimento dei materiali riciclabili. San Marino ancora fermo al 40 per cento. Quale futuro?

Dalla creazione del compost biologico all’eventualità di un termovalorizzatore, ne parliamo con il responsabile AASS Andrea Mina. Ma il problema più grosso è che da mezzo secolo non si investe in infrastrutture

Di Angela Venturini.

C’è un grande fermento nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani perché la popolazione cresce, le sensibilità aumentano, così pure i costi di fronte a tecnologie sono sempre più avanzate. A San Marino si sta ancora a discutere di PAP (la famosa raccolta porta a porta).

Attualmente è attiva in sei Castelli: Chiesanuova, Montegiardino, Faetano, Fiorentino, Acquaviva, Città, per circa 10 mila cittadini. Mancano i castelli da Borgo a Serravalle, ovvero la zona che copre i 2/3 della popolazione.

Un Odg del 27 novembre 2025 emesso dalla IV Commissione dà mandato all’AASS di implementare la raccolta  PAP su tutto il territorio per le frazioni di indifferenziato, organico, plastica e metallo. A Serravalle/Dogana, Domagnano e Borgo Maggiore resterà comunque anche la raccolta stradale (cassonetti e campane) di carta/cartone e vetro.

Una scelta ibrida frutto di una mediazione politica tra i partiti più perplessi in merito al PAP e quelli più favorevoli. Infatti, l’obiezione più frequente sul PAP è l’impossibilità per i cittadini di consegnare i rifiuti al di fuori del calendario previsto. Perciò, si è deciso di attivare su tutto il territorio isole ecologiche ad accesso controllato*, dove sarà possibile conferire i rifiuti domestici in qualsiasi orario.

Il nostro lavoro ora è adeguare l’infrastruttura a questo nuovo mandato” spiega l’ingegnere Andrea Mina, responsabile AASS per il settore servizi. “In particolare, viene specificato che dovremo valutare l’identificazione di un centro di raccolta in territorio serravallese, perché adesso ne abbiamo uno solo a San Giovanni e non è logisticamente agevole per tutti. Non solo, ma potrebbe diventare una sorta di polmone per il PAP, che ha mezzi piccoli, 3 – 4 metri cubi di capacità. Senza un centro di raccolta in quella zona, sarebbero costretti a fare numerosi viaggi”. La location per questo progetto è ancora al vaglio delle Segreterie di Stato.

Riguardo alla raccolta, oggi è stata trovata una soluzione più funzionale rispetto al passato perché plastica e metallo vengono inseriti nello stesso contenitore. L’impianto di smaltimento accetta un carico di questo tipo, che ottimizza anche il carico dei mezzi. Le due materie vengono separate dalla macchina: il metallo si ricicla infinite volte; la plastica è un materiale molto più difficile da riciclare perché è il risultato di materiali non appartenenti alla stessa famiglia chimica. Le plastiche riciclabili sono 7 (tra queste PET, Polietilene, Polistirolo), ma non sono riciclabili insieme; quindi, lo sforzo è individuare quelle compatibili, che abbiano un flusso di mercato. Al contrario, il vetro è facile da riciclar e lo si può fare infinite volte. Si potrebbe migliorare? “Non è facile” risponde l’ingegner Mina. “Dovrebbe passare nella mentalità dei cittadini il concetto di non usare la plastica, specialmente quella usa e getta, perché è un materiale tecnologico, eccezionale, ma altamente inquinante. Sarebbe necessario quello che io chiamo un atto di eroismo: cambiare gli stili di vita”.

Poi c’è la frazione dedicata all’indifferenziato, riguardante i materiali che non sono riciclabili, che San Marino convoglia al termovalorizzatore di Coriano. Considerati i costi di questa procedura, da qualche tempo, si fanno avanti istanze, soprattutto dal mondo produttivo, sull’opportunità di realizzare un termovalorizzatore/inceneritore in territorio.

La differenza – spiega Mina – sta nel fatto che il termovalorizzatore produce una combustione che si sostiene con il potere calorifico del rifiuto; l’inceneritore, invece, deve essere alimentato a metano. In entrambi i casi ci deve essere comunque il recupero energetico. Conosco bene questi impianti e la mia principale perplessità è in ragione delle quantità di rifiuti che possono essere alimentati al termovalorizzatore che, da noi, non raggiungono una quota critica tale da garantire il giusto equilibrio tra investimento e benefici”.

La soluzione potrebbe essere nel cercare di importare i rifiuti dei Comuni del Circondario. E qui si innestano altri problemi. Infatti, Mina spiega che la legge vieta di importare a San Marino rifiuti esterni (la qual cosa si potrebbe ovviare abbastanza facilmente). Lo scoglio più grosso, però, è che il Circondario ha da tempo puntato sulla termovalorizzazione dei rifiuti e ogni Comune cerca di mantenere, e anzi di aumentare, la sua raccolta proprio per una questione di costi/guadagni.

Io ho un approccio laico – chiarisce Mina – e cerco di valutare quale soluzione sia la migliore per noi. Stiamo studiando e valutando tutte le eventuali opportunità e relative criticità”. Ma il problema più grosso è la tempistica. Si parla di tempi piuttosto lunghi: “Da quasi mezzo secolo, non si investe in infrastrutture. Un impianto di nuovissima generazione deve avere intorno una viabilità appropriata, piazzali e capannoni per gestire i materiali e accumuli cha vanno sui 5 giorni per alimentare una macchina particolarmente complessa (caldaia, trattamento fumi, recupero energetico ecc.), che deve essere continuamente operativa. Non si può fare accendi/spegni con semplicità! Diciamo che la parte più ostica è la scala, perché noi possiamo contare su un ordine di grandezza pari a 20mila tonnellate annuali, quando la dimensione impiantistica più comune si attesta sulle 100mila tonnellate annuali. Altro esempio: il sistema di controllo degli inquinanti ha lo stesso costo sia per impianti da 100 mila tonnellate, sia per quelli da 20 mila”.

L’AASS, in questo momento ha sul tavolo la questione rifiuti nella sua globalità, non solo per lo smaltimento, ma anche per la raccolta. Occorre innanzi tutto profilare la popolazione per capire quanti contenitori inserire sul territorio e quale frequenza utilizzare. In una parola: ottimizzare il servizio, perché il disservizio può costare veramente tanto, sia in termini economici, sia in temini ambientali. “Il nostro obiettivo è arrivare al 70 – 80 per cento di raccolta differenziata. Oggi siamo al 40% anche perché abbiamo due sistemi che non si integrano tra loro. Se ci riusciamo, passeremo dalle 10 mila tonnellate annuali alle 5 mila, da inviare allo smaltimento. Con queste cifre, saremmo davvero molto lontani dal progetto per un impianto medio, che in Italia va dalle 100 alle 150 mila tonnellate di rifiuto da smaltire. Bisogna fare valutazioni di altro genere, anche di ordine strategico”.

Infine, arriviamo a quello che viene chiamato: compost da frazione organica derivante da rifiuti urbani differenziati. In una parola: l’umido. Ovvero, tutto quello che viene dai rifiuti di cucina, siano essi di origine vegetale o animali: dalle bucce delle mele e delle patate all’osso della bistecca, al guscio delle vongole. Una macchina apposita provvede a separare i diversi materiali, che hanno destinazioni diverse. La raccolta viene fatta a giorni alterni. C’è infine il compost verde derivante da sfalci e potature, che viene raccolto ogni due settimane.

Mina: “Anche queste frazioni di rifiuto vanno fuori perché abbiamo dovuto riorganizzare il processo con l’impianto a biocelle, la tecnologia utilizzata fino ad oggi, per una diversa destinazione degli spazi utilizzati finora. In un’ottica di miglioramento ed efficientamento del processo, abbiamo condotto dei sopralluoghi presso impianti di compostaggio di dimensioni analoghe a quelle necessarie per  la nostra realtà. Anche in questo caso, si faranno le opportune valutazioni. Al momento abbiamo comunque messo a punto una procedura per un compost biologico, maturo e analizzato, funzionale anche all’agricoltura biologia. Gli stessi cittadini possono andarlo a prendere al centro di San Giovanni”.

*L’accesso controllato per le isole ecologiche consiste nell’identificazione dell’utente che conferisce ai fini del tracciamento delle quantità per la futura applicazione di una tariffa dedicata ai servizi di igiene urbana che possa tenere conto dei comportamenti più o meno virtuosi dell’utenza. I cassonetti dell’isola ecologica con controllo degli accessi sono normalmente chiusi e dotati di un’apertura elettronica attivabile con appdigitale/tessera fisica.