San Marino. Attiva-Mente. Abitare accessibile: il nuovo rapporto ENIL mette al centro la libertà di scelta
| Attiva-Mente San Marino | 12:43 (38 minuti fa) | ||
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Il prossimo lunedì 21 settembre si terrà presso la Sala Joe Cassar di Borgo Maggiore, l’incontro «Co-housing: un nuovo modello abitativo per San Marino», un’interessante occasione di confronto sulle forme dell’abitare condiviso, sui rapporti fra generazioni e sulle esigenze delle persone anziane. Uno sguardo nuovo, importante e che merita di essere seguito con attenzione.
Sul legame specifico tra invecchiamento, disabilità e diritti delle persone, argomento molto attuale e oggetto di attenzione anche nel dibattito internazionale, torneremo prossimamente con una riflessione dedicata: è una questione che a San Marino trova ancora poco spazio nel confronto pubblico.
Diciamo che il confronto sul co-housing offre intanto un’occasione preziosa per richiamare una distinzione: l’abitare condiviso deve rappresentare una possibilità in più, non l’unica alternativa disponibile. Scegliere di vivere insieme ad altre persone è cosa diversa dal dover accettare una sistemazione perché mancano altre possibilità abitative e i sostegni necessari per vivere altrove.
È proprio sulle condizioni che rendono possibile questa scelta che si concentra «Home is Where Independent Living Is», il nuovo rapporto di ENIL, la Rete europea per la Vita Indipendente. Il documento parte da una considerazione precisa: avere una casa non è sufficiente, se quella casa non è accessibile, economicamente sostenibile e inserita in una comunità nella quale poter vivere e partecipare con i supporti necessari.
Come associazione eravamo già intervenuti su questa tematica. In quell’occasione avevamo proposto di aprire anche nella Repubblica un confronto tra istituzioni, professionisti, associazioni e cittadini, dedicato all’accessibilità del patrimonio abitativo, alle possibilità di adattamento degli edifici esistenti e al coordinamento tra politiche abitative e disabilità.
Il rapporto ENIL colloca la questione nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), richiamando in particolare gli articoli 9, 19 e 28: l’accessibilità delle abitazioni e dell’ambiente circostante; il diritto alla Vita Indipendente e all’inclusione nella società, scegliendo dove e con chi vivere e accedendo ai supporti necessari, senza essere obbligati a una particolare sistemazione abitativa; il diritto a condizioni di vita adeguate e alla protezione sociale, incluso l’alloggio.
Il documento chiarisce innanzitutto che l’accessibilità non si esaurisce nell’assenza di gradini. Spazi, ambienti e dotazioni devono rispondere a esigenze differenti, comprese quelle delle persone con disabilità sensoriali, intellettive e psicosociali. Da qui l’importanza della progettazione universale: concepire le abitazioni fin dall’inizio perché possano essere utilizzate dal maggior numero possibile di persone, mantenendo la possibilità di adattamenti individuali. Ma l’accessibilità non si ferma neppure alla porta di casa: riguarda anche gli spazi comuni, le strade, i trasporti e i servizi circostanti.
Un secondo elemento è la sostenibilità economica. Una casa accessibile ma troppo costosa, così come un’abitazione economica ma inutilizzabile, non costituisce un’alternativa concreta. ENIL invita quindi a considerare non soltanto l’affitto o il mutuo, ma anche le spese per energia, trasporti, adattamenti e supporti. Aumentare il numero degli alloggi disponibili, osserva il rapporto, non risolve l’esclusione abitativa se le persone con disabilità continuano a non potervi accedere.
Centrale è anche il rapporto tra casa e assistenza. Disporre dei supporti necessari non dovrebbe comportare la rinuncia alla possibilità di scegliere dove e con chi abitare. Il documento sottolinea che alloggio e servizi di supporto devono essere disponibili separatamente, anziché costituire un pacchetto inscindibile, così da consentire alla persona di scegliere i supporti ricevuti.
Il rapporto distingue inoltre la deistituzionalizzazione dal semplice trasferimento da un grande istituto a una piccola struttura collettiva. Se rimangono limitate le possibilità di decidere con chi vivere, come organizzare la propria giornata e quale assistenza ricevere, sottolinea ENIL, non si sta realizzando la Vita Indipendente nella comunità. Il criterio è il controllo effettivo sulla propria vita, non soltanto la dimensione dell’edificio.
Da qui anche il richiamo al coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, fin dall’elaborazione dei progetti e dalla programmazione degli investimenti. Non soltanto destinatarie delle soluzioni abitative, dunque, ma partecipanti alle decisioni che ne determinano caratteristiche e funzionamento.
Segnaliamo quindi con piacere questo rapporto come contributo al confronto sammarinese: non si tratta di individuare una risposta uguale per tutti, ma di rendere praticabili scelte diverse, attraverso abitazioni accessibili e supporti adeguati. Sono le soluzioni abitative a dover rispondere ai progetti di vita delle persone, non le persone a dover adattare la propria vita all’unica soluzione disponibile.
Associazione Attiva-Mente


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