San Leo e San Marino uniti nel nome dell’arte. Inaugurata la mostra “I colori della musica” con le opere di Gambuti, Tini, Lengua e Bortolazzi
di Angela Venturini.
C’è una sottile magia che attraversa in filigrana le opere di quattro pittori ospiti del Palazzo Mediceo di San Leo. È una serie di vibrazioni cromatiche che corrono impalpabili su un immaginario pentagramma, quasi a creare una musicalità così esclusiva che solo un animo leggero può percepire.
Già Kandinsky aveva colto la relazione intima tra suoni, forme e colori. Di più, nella sua visione concepiva la pittura come una vera e propria sinfonia visiva. Nel suo celebre trattato Lo Spirituale nell’Arte, paragonava il colore al tasto di un pianoforte, l’occhio al martelletto e l’anima alle corde, associando a ciascun colore un suono preciso.
In un assolato pomeriggio estivo, tra le spesse mura di un palazzo in cui risuonano gli echi di una storia molto antica, tre pittori sammarinesi: Thea Tini, Gabriele Gambuti, Antonio Lengua e un italiano, Gianneugenio Bortolazzi, davanti alle loro opere, raccontano come hanno interpretato il claim di questa rassegna: “I colori della musica” inserita nella vasta programmazione musicale di San Leo Artist Festival.
Proprio muovendo da questa suggestione, la cooperativa culturale sammarinese 3 Arrows, in stretta e consolidata collaborazione con i partner Kòra-Reti Culturali e Contemporanea Contemporanei Project, ha ideato e progettato un percorso espositivo unico nel suo genere perché ha voluto unire tra loro sfumatura, cromestesia, sinestesia: tre concetti strettamente collegati dal modo in cui il nostro cervello fonde i colori, le emozioni e le sensazioni.
Un vero incanto per i visitatori che hanno sperimentato come queste opere, seppure diverse per i temi trattati e i materiali usati, siano riuscite a mischiare i sensi facendo vedere i suoni, usando le sfumature in modo fluido e continuo quasi a far muovere i colori davanti agli occhi dell’osservatore.
A corollario della mostra, una tavola rotonda, che come già accaduto a Verucchio, ha affrontato il tema del rilancio della Valmarecchia nel nome della cultura. Al tavolo dei relatori Manuela Guaitoli, Consigliera della Provincia di Rimini; Anacleto Gambarara, direttore artistico del Festival leontino; Francesco Chiari, curatore della mostra e presidente della Cooperativa “3 Arrows” della Repubblica di San Marino.
Chiari, a cui è stata affidata la curatela artistica del progetto e che ha saputo tessere un dialogo intimo e potente tra quattro voci di spicco del genius loci artistico contemporaneo, ha puntato l’accento su un sistema territoriale che ha immense potenzialità culturali, dalla musica all’arte all’archeologia, ma con un problema endemico di risorse (o di cultura delle amministrazioni) che trovavano sempre altre destinazioni per i loro finanziamenti.
Un grande spiraglio di speranza è venuto invece dalla Consigliera Provinciale Guaitoli, che ha illustrato la recente convenzione del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) denominato “Terre di Accoglienza e Libertà”. La costituzione del GECT, organismo istituzionale di diritto comunitario, completa il percorso avviato già da tempo per dare vita a uno strumento stabile di cooperazione territoriale transfrontaliera tra un ente territoriale di uno Stato membro UE e la Repubblica di San Marino, Stato non membro Ue. “L’aspetto fondamentale di questo strumento – ha detto Manuela Guaitoli – è l’agevolazione alla partecipazione dei programmi europei, creando nuove opportunità di accesso ai finanziamenti destinati allo sviluppo di progettualità o per la predisposizione e l’attuazione di nuovi progetti”.
Insomma, in questa progettazione integrata ci sarà spazio per la musica, la pittura, la letteratura, la danza e tutto quello che fa arte, superando quei confini invisibili, ma assolutamente insuperabili, eretti sui diversi ordinamenti amministrativi e legislativi, spesso comodo rifugio per nascondere il “non possumus”.




