San Marino. Bevitori sul rifornimento idrico: stiamo progettando il raddoppio del lago di captazione sul Marecchia
di Angela Venturini
Si fa presto a dire “acqua!” Apri il rubinetto e arriva calda, fredda, tiepida, come vuoi. Peggio è se si rompe il rubinetto, perché chiamare un idraulico a sostituirlo, può costare quanto la bolletta di un anno intero. Ma il problema vero è che l’acqua dolce sta venendo meno in tutto il mondo. Le cause sono tante e complesse: usi civili e industriali con quantitativi che fino a mezzo secolo fa non erano neppure immaginabili, il cambiamento climatico che provoca lo scioglimento dei ghiacciai, lo sfruttamento intensivo delle falde sotterranee.
San Marino non sfugge al trend mondiale e non è un caso che sia appena partita una campagna di sensibilizzazione per ridurre gli sprechi. Anche perché, vista la stagione, non tarderà ad arrivare l’ordinanza che ne vieta gli usi superflui. Inoltre, poiché l’acqua è diventata una risorsa energetica, come il gas e la corrente elettrica, San Marino sta guardando a progetti che ne aumentino l’indipendenza da fonti di approvvigionamento esterno.
Si consumano 10 mila metri cubi di acqua potabile ogni giorno, equivalenti a 10 milioni di litri, tutti provenienti per un 64% dal Marecchia e da fonti interne; il 12% da HERA; il 24% da Romagna Acque (Ridracoli).
Come è noto, San Marino attinge infatti dal Lago di Torello, un bacino artificiale situato nel comune di San Leo, poco distante da Pietracuta. È alimentato dalle acque del fiume Marecchia, funge da risorsa idrica di emergenza e di stoccaggio per la rete sammarinese, che integra anche tramite il prelievo da altre fonti.
“Da tempo, insieme con AASS, stiamo lavorando su progetti a medio e lungo termine per arrivare ad una maggiore indipendenza idrica” afferma il Segretario di Stato Alessandro Bevitori. “Se vogliamo parlare di innovazione tecnologica e di creazione di un data center, dobbiamo sapere che avremo un gran bisogno non solo di energia elettrica, ma anche di tanta acqua”.
Spiega quindi che sono già stati approntati studi mirati con importanti società di settore, sia per migliorare le condizioni commerciali, sia per valutare eventuali investimenti strutturali in territorio. Scartata la seconda ipotesi, troppo costosa per benefici tutto sommato ridotti, la prima appare più praticabile, soprattutto in attesa di siglare l’Accordo con la UE, grazie al quale sarà più facile avviare protocolli di intesa per rifornimenti da fuori confine.
“Nel frattempo non stiamo alla finestra” anticipa Bevitori. “Si lavora ad un ampliamento del lago di captazione sul Marecchia, che già è di proprietà dell’Ecc.ma Camera. Innanzi tutto, dovremo provvedere alla pulizia del fondo, che non si fa da tantissimo tempo. Nel frattempo, vorremmo cogliere l’occasione per aumentarne la profondità e allargarne i confini, fino a raddoppiarne la capienza”.
Sarebbe davvero una soluzione importante, che andrebbe a garantire una maggiore autonomia per i bisogni di acqua, sempre in crescita. Pur sapendo che anche il Marecchia potrebbe andare incontro a periodi siccitosi o ad allagamenti dovuti a piogge torrenziali. Così si ritorna al problema inziale: comportamenti corretti e usi virtuosi di un bene che si fa sempre più prezioso.


